Monthly Archives: November 2018

Adolph Caso, Una Voce Importante Per Gli Italo Americani; Un’intervista Esclusiva. [L’Idea Magazine]

Intervista di Tiziano Thomas Dossena. Traduzione di Valentina Lo Monaco.

Ho incontrato Adolph Caso per la prima volta all’International Book Show di New York, e mi ha colpito perché dava l’impressione di amare i libri più di qualsiasi altra cosa al mondo. Ho scoperto solo in seguito che non si interessava soltanto di pubblicazione, ma anche di scrittura, traduzione, insegnamento e sostegno per la comunità italo americana. In questo periodo di confusione, nel quale alcune persone tentano di riscrivere la storia per compiacere qualcuno, senza alcun riguardo per l’accuratezza della revisione, avere uno studioso del calibro di Adolph Caso, schierato dalla parte giusta della causa, è davvero l’ideale, e sento che i nostri lettori sarebbero contenti di conoscerlo meglio. Segue quindi una breve intervista per presentare Mr. Caso. Potete inoltre seguire i link per scoprire di più sulle sue molteplici attività.

L’IDEA: Lei è uno stimato editore, ma anche uno scrittore prolifico e un docente indipendente. Con quale di queste professioni si identifica maggiormente?
Adolph Caso: Sono un poeta, di conseguenza ho una mente libera. Nella mia poesia, rivelo e condivido le cose e le idee che nascono dentro di me. (clicca qui per leggere la sua poesia Filtering Energy)

L’IDEA: Ha scritto più di un articolo sulla questione relativa alla “Statua di Colombo”. Conferma la sua opinione secondo cui questo tentativo di riscrivere la storia è in realtà un atto mal celato di discriminazione nei confronti degli italo americani in generale? Cosa pensa dovremmo fare noi, in quanto comunità, per contrastare questo oltraggio a Colombo?
Adolph Caso: Colombo non era uno spagnolo, né un portoghese e non era ebreo. Era di Genova. Pressoché al pari di Gesù Colombo ha fatto per l’umanità più di qualsiasi altro, scoprendo una via che conduceva alle Americhe. Milioni e milioni di persone hanno tratto beneficio da Colombo, e non da altri, tantomeno dai suoi critici ignoranti e senza cervello.

L’IDEA: In merito a Colombo, ha pubblicato TO AMERICA AND AROUND THE WORLD–The Logs of Colum­bus and Magellan. Crede che le persone che lanciano accuse infondate nei confronti di Colombo dovrebbero senza dubbio leggere questo libro, e perché?
Adolph Caso: La ragione fondamentale di questa pubblicazione era di mettere davanti ai lettori le testuali parole di Colombo stesso, e non le opinioni pregiudizievoli di critici prevenuti. Ad esempio, come dimostrano i suoi scritti, Colombo non ha mai catturato né avuto a che fare con la cattura delle persone per trasformarle in schiavi.

L’IDEA: Il suo libro autobiografico “Boy destined to America”, appena pubblicato, è stato in realtà scritto nel 1966. Può raccontarci quale storia si cela dietro a questo libro? 
Adolph Caso: Il mio professore di scrittura ci chiese di scrivere un libro che parlasse di noi stessi piuttosto che di altri, perché noi sappiamo chi siamo. Quindi, durante l’estate del 1966, scrissi la mia autobiografia e sistemai il manoscritto sulla mensola. Poi, qualche anno fa, per caso lo ritrovai, e il resto è storia.

L’IDEA: Ha scrtto anche THE KàSO ENGLISH TO ITALIAN DICTIONARY. Di cosa parla questo libro?
Adolph Caso: Sì, il titolo è “The KàSO English to Italian Phonemic Dictionary”. Il mio obiettivo era di mostrare che la lingua italiana si basa su un sistema di fonemi, poichè utilizza un principio univoco tra simboli e suoni, e questo rende l’italiano il sistema dalla fonologia più scientifica, e si adatta perfettamente alla nostra era informatica.

L’IDEA: La Dante University offre numerosi corsi gratuiti online tenuti da lei e da altri professori. Che corsi sono e come si può usufruirne?
Adolph Caso: Gli irlandesi hanno il loro Boston College, ecc. Gli italo americani non hanno istituzioni simili. Il mio sogno rimane irrealizzato. La mia speranza è che questo desiderio venga esaudito da qualcun altro. (Link ai corsi)

L’IDEA: Lei era il fondatore del Dante University Press? (Ci dica gentilmente quando nacque e altre informazioni, ad esempio il suo collegamento con Branden, ecc.) Quale obiettivo ha tentato di realizzare?
Adolph Caso: La speranza era quella di realizzare un giornale che desse agli individui migliori opportunità di pubblicare i propri lavori sull’esperienza italo americana. Salvo alcune pubblicazioni, non si ricavò altro. La comunità non lo supportò mai.

L’IDEA: Ha pubblicato anche THE KASO VERB CONJUGATION SYSTEM, BILINGUAL TWO LANGUAGE ASSESSMENT BATTERY OF TESTS e The Kaso English to Italian Dictionary, mostrando un forte interesse per l’istruzione bilingue. Era un insegnante o questo interesse è legato soltanto alla sua profonda conoscenza della lingua italiana?
Adolph Caso: Il mio obiettivo era di quello di mostrare la grandezza della fonologia linguistica, e ho investito tempo e denaro nello scrivere e nel pubblicare un libro che nessuno ha comprato.

L’IDEA: Ha qualche progetto imminente al quale sta lavorando? 
Adolph Caso: Solitamente, non smetto mai di lavorare, la mia opera più recente è “Amalfi-Re-Visited”, ma non ha avuto particolare successo.

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Mary Rorro, La “Dottoressa Violino”, Un’intervista Esclusiva [L’Idea Magazine]

Un’intervista di Tiziano Thomas Dossena. Traduzione di Valentina Lo Monaco

In un libro di Lisa Wong intitolato “Scales to Scalpels, Doctors Who Practice the Healing Arts of Music and Medicine”, era soprannominata “Dottoressa Violino”. Stimata psichiatra e talentuosa suonatrice di viola professionista, che fa uso della musica per guarire i veterani, la Dottoressa Mary Rorro è anche molto altro, e siamo orgogliosi di presentare un’intervista esclusiva a questa luminosa stella della medicina, alla costante ricerca di nuovi metodi per aiutare i suoi pazienti.

L’IDEA: Lei è una psichiatra che lavora insiemi ai veterani che soffrono di disordine da stress post-traumatico, e che fonde musica e poesia nell’esercizio della professione.
Dottoressa Mary Rorro: All’età di sei anni e mezzo, mia madre mi mostrò il piccolo violino che suonava quando era bambina. Adoravo quel violino, lo trascinavo con me ovunque nella sua minuscola custodia. Io, mia madre, e il mio talentuoso fratello Michel, suonavamo insieme per la Suzuki records, e ascoltavamo arie italiane e canzoni napoletane con i nonni. Sono stata testimone del potere della musica per la prima volta mentre mio nonno stava morendo nel suo letto d’ospedale. Ho suonato per lui la serenata di Toselli, una delle canzoni che preferiva e di cui spesso faceva richiesta. Le sue ultime parole furono “Ancora musica”. Durante il liceo facevo la volontaria in ospedale, e mia madre mi incoraggiava ad intrattenere i pazienti malati di cui mi occupavo. Ha assistito mentre suonavo per un paziente malato di cancro, affetto da depressione, che non aveva parlato per mesi, e che all’improvviso aveva cominciato a intonare i Canti di Natale accompagnato dal mio violino, facendo piangere le infermiere. Quel momento di profonda ispirazione mi ha influenzata a tal punto da combinare il mio desiderio di diventare medico con la passione per la musica, che sarebbe poi diventata parte integrante della mia professione. Quel giorno riconoscemmo il potere guaritore della musica per coloro che soffrivano. Mia madre era così orgogliosa. Volevo renderla felice condividendo la musica con gli altri, con coloro che ne avevano un bisogno estremo.
Mi sono laureata in musica e ho studiato biologia come materia secondaria al Bryn Mawr College, ed ho ricevuto il primo Performing Arts Prize, mai conferito prima dal college. Il Bryn Mawr incoraggiava le opportunità di leadership per le donne e l’assistenza al prossimo. Ho organizzato due concerti di beneficienza per l’ospedale St. Christopher per i bambini malati di AIDS, in qualità di presidente e prima violinista della Bryn Mawr-Haverford College Symphony. Ho sviluppato un programma per la facoltà di medicina e psichiatria chiamato “Musical Rounds: The Next Best Thing to Grand Rounds” e “From Soup to Notes,” da suonare alle mense per i poveri.

“Mani che danno ricevono.”

L’IDEA: Oltre alla sua professione, ha anche creato un programma di volontari con un obiettivo simile, “A Few Good Notes.” Può parlarcene?
Dottoressa Mary Rorro: Considerando il riscontro così entusiastico per le mie esperienze musicali precedenti, volevo introdurre la musica nelle vite dei veterani della mia clinica e del Sistema Sanitario per Veterani del New Jersey. Ho avviato un programma chiamato “A Few Good Notes”, nel quale suono la viola per i pazienti durante le sessioni di terapia di gruppo e individualmente nel mio ufficio. Alcuni dei miei pazienti in passato suonavano, ascoltarmi li ha incoraggiati a riprendere in mano i loro strumenti musicali e ad unirsi al programma. Uno dei miei pazienti ha coinvolto il suo complesso di Dixieland per intrattenere insieme a me i pazienti della casa di riposo per veterani di Lyons. La stanza, fino a quel momento silenziosa, è stata trasformata all’istante dal suono dei pazienti che cantavano seguendo il ritmo. Un altro paziente, dopo avermi sentita suonare “Amazing Grace” in ufficio, si è sentito stimolato a riprendere la sua chitarra, e dopo aver contemplato le parole della canzone, ha anche iniziato a leggere la Bibbia.
Ho intrapreso un programma al Centro per Veterani che ha lo scopo di fornire lezioni di chitarra gratuite per veterani, permettendo loro di provare in prima persona la gioia della musica. Abbiamo degli insegnanti di chitarra volontari che mettono generosamente a disposizione il loro tempo, e questo consente di creare un coinvolgimento con altri veterani nel Guitar Instruction Group (GIG). La clinica ora è pervasa dal suono dei veterani che strimpellano i loro strumenti, e la lista d’attesa per le lezioni è decisamente lunga.
Ogni anno cantiamo negli ospedali di Lyons e dell’East Orange, e reclutiamo altro personale disposto a condividere il proprio tempo ed il proprio talento con i veterani. Il programma è stato esteso nazionalmente all’interno del VA (Veteran Affairs). Alcuni pazienti e volontari che fanno parte del nostro comitato Healing Arts, portano le loro chitarre o altri strumenti e suonano accompagnando la mia viola.
La musica porta alla luce le storie dei pazienti, ad esempio un veterano del Vietnam ha raccontato di come il suo plotone abbia cantato Silent Night su una collina in Vietnam, e di come questo abbia determinato un cessate il fuoco per la Vigilia di Natale. La musica rievoca forti emozioni e consente a me e agli altri terapisti di processarle insieme ai pazienti durante la terapia gruppo.
Il programma è stato presentato da WQXR (l’ex stazione musicale del New York Times), da radio WNYC, sul sito internet del Dr. Oz, dalla Società per lo Studio dello Stress Traumatico e da AOL nella sua “homepage for Heroes”. Sono stata chiamata “Dottoressa Violino” nel libro “Scales to Scalpels, Doctors Who Practice the Healing Arts of Music and Medicine” di Lisa Wong, dottoressa in medicina.

Princeton Memorial ceremony at Monument Hall

L’IDEA: È evidente che lei abbia una vocazione per la musica, e per questo è diventata una violista professionista. Quando ha scoperto invece la sua vocazione per la medicina, e in particolare per la psichiatria?
Dottoressa Mary Rorro: Quando avevo quattro anni, ero in macchina con mia madre, e lei mi chiese cosa volevo diventare da grande. Risposi velocemente: “Un dottore, perché voglio aiutare la gente.” I miei genitori mi hanno sempre incoraggiata nel perseguimento del mio sogno, del quale non ho mai dubitato. Sono stata influenzata da molti membri della mia famiglia, che consideravo modelli da seguire. Ho passato diverso tempo nell’affollato ambulatorio di assistenza primaria di mio padre, e osservavo i pazienti uscire da suo ufficio pieni di gratitudine. Al mattino presto faceva le visite a domicilio per persone che sapeva non avrebbero potuto pagare, ma lui le aiutava con devozione. Mia zia, Mary A. Rorro, dottoressa in medicina, fu una delle donne medico pioniere nel suo campo. Suo zio, soprannominato “Zio Doc”, si laureò alla Hahnemann Medical School, e la incoraggiò a frequentarla sin da piccola. Samuel Alito Senior, padre di Samuel Alito, Giudice della Corte Suprema, fu il suo insegnante al liceo e la premiò con la medaglia della scienza. Sapeva che voleva diventare un medico, e le disse: “Non lasciarti mai scoraggiare dal tuo sogno.” Conserva ancora la busta della sua pagella, sulla quale scrisse queste ed altre parole di incoraggiamento per il suo futuro, che considerava estremamente preziose. Si laureò alla Hahnemann nel 1958, e sposò mio zio Al. Mia zia Celeste ha conseguito il dottorato in Formazione e fu Direttrice del “Teacher Certification and Academic Credentials” del New Jersey.
Mi interessai alla psichiatria dopo una rotazione all’ospedale pubblico del New Jersey, presso la scuola di medicina UMDNJ-SOM. La facoltà di psichiatria mi sembrava il modo perfetto per unire la narrativa, la creatività e l’arte all’interno della professione medica. Entrai nel programma di formazione psichiatrica della Facoltà di Medicina di Harvard, e cominciai a lavorare con i veterani all’interno del VA System, e in altri istituti di salute mentale a Boston, inclusi gli ospedali McLean e Cambridge. Dopo la specializzazione ho conseguito una borsa di studio in Medicina delle Dipendenze presso il Massachusetts General Hospital. Gli anni di sperimentazione e formazione, i lunghi turni di notte, le lenzuola ruvide su cui dormivo, sono completamente ripagati quando qualcuno dice: “Mi hai cambiato la vita.” Lo considero come un complimento ai miei genitori, perché senza il loro costante amore e supporto, non potrei aiutare i miei pazienti e ascoltare queste parole.

L’IDEA: La sua poesia è molto toccante e ispiratrice, evoca immagini di guerra e anime straziate. Scrive solo delle esperienze dei veterani?
Dottoressa Mary Rorro: Le storie traumatiche dei veterani, di dolore e perdita, mi hanno portata a scrivere delle poesie destinate ad aiutarli e onorarli. Alcune poesie riflettono il tema del disturbo da stress post-traumatico (PTSD), nonché le memorie intrusive, gli incubi e i flashback. Altre riguardano eventi traumatici più specifici, e argomenti quali ferite morali e sindrome del sopravvissuto. I racconti dei pazienti, spesso toccanti, a volte spaventosi, erano coinvolgenti. La poesia era diventata il luogo in cui potevo prima processare e in seguito esprimere le emozioni travolgenti che provavano. Ho iniziato a condividere la mia poesia, con la speranza di aiutarli a sviluppare una connessione e progredire con la terapia. Le poesie hanno aperto un nuovo dialogo su alcuni aspetti delle loro storie che probabilmente non avrebbero toccato durante una visita standard sulla gestione dei farmaci.
Scrivo anche poesie e haiku di altro genere, basate su temi spirituali e naturali; compongo canzoni e testi di canzoni.

L’IDEA: Ha ricevuto innumerevoli premi sia per la sua attività filantropica sia per il suo lavoro professionale. Per quanto siano tutti importati e più che meritati, ce n’è uno in particolare che per lei ha significato di più? Perchè?
Dottoressa Mary Rorro: Ce ne sono alcuni particolarmente significativi. Un premio che ha avuto un significato particolare è quello ricevuto dall’American Foundation of Savoy Orders, un ordine dinastico in Italia. La Medaglia di Bronzo dei Santi Maurizio e Lazzaro per opere caritatevoli è stata conferita all’interno della St. Patrick Cathedral di New York. È stato estremamente emozionante salire gli scalini dell’altare principale per ricevere la bellissima medaglia di bronzo e la proclamazione di Vittorio Emanuele. Un’altra esperienza indimenticabile è stata l’esibizione durante la Celebrazione Centennale della messa nella chiesa Holy Rosary a Washinton D.C., alla quale erano presenti il Giudice della Corte Suprema Samuel A. Alito Junior, Antonin Scalia e Nancy Pelosi. È stato un onore essere introdotta nella Italian American National Hall of Fame lo stesso anno del Giudice della Corte Suprema Samuel A. Alito Junior.
Il premio della Planetree organization’s Patient-Centered Excellence and Innovation (assegnato a livello internazionale ad 1 su 10 individui o programmi) per il mio programma “A few Good Notes” di Chicago, è stato molto significativo, poiché è stata riconosciuta l’importanza di aiutare i veterani attraverso l’arte.

L’IDEA: Suo padre era un dottore e sua madre è un’icona per la comunità italo – americana del New Jersey. In che modo questo ha influenzato la sua vita personale e le sue scelte professionali?
Dottoressa Mary Rorro: Mio padre, ormai scomparso, Dottor Louis Rorro, era un medico che aiutava con devozione i pazienti all’interno della comunità. Mia madre, Dottoressa Gilda Rorro, era educatrice e amministratrice del Dipartimento di Formazione, e lavorava per i diritti civili. Si è recata ad Haiti in numerose occasioni per istituire programmi di scambio fra gli studenti di Haiti e del New Jersey. Negli ultimi vent’anni ha lavorato instancabilmente per servire gli italo – americani della comunità in qualità di Viceconsole Onorario e di Presidente dell’Italian Heritage Commission del New Jersey. Ha ricevuto un’onorificenza dal Presidente italiano per aver sviluppato il suo programma di insegnamento, inserendo lo studio del patrimonio culturale italiano all’interno di tutte le scuole del New Jersey. I miei genitori mi hanno trasmesso l’apprezzamento per la lingua e la cultura italiana, e ci riteniamo fortunati ad avere dei preziosi amici e familiari in Italia. Anche Joseph, il mio meraviglioso marito, condivide la mia passione per la cultura e la musica italiana, ci siamo conosciuti in un circolo italiano durante la mia specializzazione in psichiatria a Boston. L’efficienza e la dedizione dei miei genitori per le loro carriere mi hanno motivata a perseguire la mia professione, ed ero profondamente fiera di ciò che avevano raggiunto. Sono stata cresciuta senza alcuna limitazione su ciò che una ragazza o una donna può ottenere. Per quanto i miei genitori fossero occupati, si sono sempre impegnati attivamente per il mio sviluppo, portandomi a lezioni di musica, concerti, e viaggi in Europa per ampliare la mia istruzione. Sono stati dei mentori eccezionali che hanno influenzato la mia vita, e da loro ho ereditato il valore di essere a servizio degli altri, e mi adopero per portarlo avanti. Il loro regalo per il diploma fu la mia viola, ed è qualcosa che continua davvero a donare. Sarò per sempre in debito con i miei genitori per avermi guidato nel perseguimento del mio obiettivo di diventare dottoressa, e grata per avermi aiutato a trasformare il mio sogno in realtà. Si sono consacrati con un impegno autentico a me e alla comunità. L’amore e la devozione dei miei genitori mi hanno consentito di essere un medico e una musicista appagata, e aspiro ad aiutare molte altre persone, vivendo secondo il loro esempio.

Dr. Mary Rorro suona the viola per la madre Gilda nell’occasione della presentazione al pubblico del libro di memorie “Gilda, Promise Me”

L’IDEA: Ci sono nuovi progetti all’orizzonte?
Dottoressa Mary Rorro: L’essere al servizio dei veterani è per me una missione patriottica. Mi hanno insegnato moltissimo sul sacrificio e sulla resilienza. La fusione della musica e della poesia all’interno della mia professione è un privilegio, e costituisce un mezzo gratificante e creativo per intensificare il legame medico-paziente. Sono stata testimone dei potenti effetti che l’arte può avere sui pazienti, e spero di poter condividere la mia raccolta di vignette e poesie con più veterani. Ho intenzione di continuare ad espandere il programma “A Few Good Notes” in modo che più pazienti possano farsi coinvolgere dalla musica e dall’arte, strumenti preziosissimi da utilizzare nel loro viaggio verso la guarigione.

Veterani all’ascolto della musica del  Dr. Mary Rorro. (Clicca per vedere un video su YouTube)

A Los Angeles Con Tanti Sogni Che Si Stanno Realizzando. Intervista Esclusiva Con Isabella Mastrodicasa. [L’Idea Magazine]

Intervista di Tiziano Thomas Dossena
Nata a Viterbo e cresciuta sui Monti Cimini, a 9 anni Isabella ha avuto la fortuna di fare un viaggio coast to coast di un mese negli USA con la sua famiglia. Quella che era iniziata come un’esperienza triste lontana dai nonni e dai suoi animali, si è presto tramutata in un’avventura magica tra i grattacieli di Manhattan, le cascate del Niagara, i Grand Canyon, le luci di Las Vegas, le colline di Hollywood e gli Universal Studios.
Da allora il sogno è sempre stato chiaro: dare voce a talenti nascosti ed emozionare gli spettatori del grande schermo attraverso quelle stesse storie che avevano commosso e segnato la sua sensibilità quando da piccola guardava col suo papà sul divano la sera i film di Sordi e Monicelli, Spielberg e Allen.
A 18 anni, tentando di trovare quello che i suoi genitori definivano “un lavoro serio”, Isabella ha abbandonato la sua vita di provincia per trasferirsi nell’eccitante e cosmopolita Milano, e conseguire una laurea in legge alla prestigiosa Università Bocconi, studiando legge anche all’Universita di Strasburgo e ad Harvard. Pur provando a seguire le orme della sorella maggiore, avvocato penalista Romano, il sogno americano tornava sempre a farsi sentire finché, sentendo di dover finalmente dare voce alla sua passione e al suo sesto senso, ha lasciato famiglia, fidanzato, e amici, ed è partita, dopo 17 anni, alla volta di Los Angeles con nient’altro che una valigia colorata e tanta voglia di mettersi in gioco.
Dopo aver concluso un programma in Business and Management of Entertainment alla UCLA, Isabella ha iniziato la sua carriera come assistente a Verve – Talent & Literary Agency per poi lavorare per The Kennedy Marshall Company dopo un incontro fortuito col produttore Frank Marshall.
Da circa due anni lavora ad Heroes and Villains Entertainment, società in cui ha iniziato come assistente dei soci fondatori e in cui è da poco diventata Film & TV Coordinator, occupandosi di produzione di film e tv e di management di talenti americani ed Europei, con focus su formats e sceneggiatori e registi Italiani. Tra i clienti vi sono, tra gli altri, Ransom Riggs, autore di Miss Peregrine’s Home for Peculiar Children, Mike Markowitz, sceneggiatore fun Horrible Bosses, Jordan Mechner, creatore di Prince of Persia, e gli Italiani Nicola Guaglianone e Menotti.
Nel tempo libero non perde occasione di buttarsi in nuove avventure, conoscere nuove lingue, culture, e tipi di musica, e adora mangiare gelato al pistacchio e preparare gnocchi alla Sorrentina.


L’Idea: Tu hai fatto la classica emigrazione nella quale si lascia tutto alle spalle e si rischia grosso onde arrivare ad un traguardo particolare. Potresti spiegare ai nostri lettori che cosa ti ha spinto a fare questo grosso passo? 
Isabella Mastrodicasa: Mi sono sempre sentita intrappolata nel pensiero della società che mi circondava e da cosa la mia famiglia reputava fosse giusto o sbagliato. Per questo pur avendo da sempre una vena artistica molto forte, ho cercato ti sopprimerla lanciandomi in una carriera nell’avvocatura e laureandomi in legge all’Università Bocconi di Milano. Tuttavia più passava il tempo, più mi sentivo soffocare da una vita apparentemente perfetta ma che non sentivo mia, e mi sono sentita in dovere di darmi una possibilità di essere felice. Ho lasciato tutto e ho fatto un salto nel buio inseguendo il sogno che avevo da tutta una vita, cioè lavorare con le storie, poter emozionare tramite esse milioni di persone in giro per il mondo, creare la magia che da piccola mi teneva incollata allo schermo e mi lanciava in avventure fantastiche nella mia immaginazione.

L’Idea: Come sei arrivata nel campo dello spettacolo? 
Isabella Mastrodicasa: Ci sono arrivata per vie secondarie, tramite l’incontro con persone che mi hanno dato la giusta ispirazione per poter credere nella folle idea che da tutta una vita avevo in testa. Molti anni fa in Bocconi incontrai un produttore che lavorava per una nota società Italiana il quale aveva avuto un simile percorso: laureato in legge per via dell’influenza famigliare, si era poi reso conto di dover seguire il proprio istinto e lasciò tutto per inseguire una carriera nello spettacolo a Londra diventando poi un affermato produttore cinematografico. Ho iniziato a pensare che se avessi avuto il suo stesso coraggio e la sua stessa ambizione, forse avrei potuto farcela anche io. Da lì sono iniziati I primi stage in Italia con la Fondazione Cinema per Roma e con la Roma-Lazio film commission, ed il mio primo lavoro nella distribuzione televisiva, esperienze cui devo molto. Tuttavia c’era molto nepotismo, e spesso mi venivano chiuse porte per via del mio background in legge piuttosto che nel campo dei media, altre volte non venivo presa sul serio perchè donna o perchè troppo giovane, o semplicemente perchè non conoscevo nessuno. Questo ha accresciuto la rabbia e la frustrazione, dandomi forza e grinta per fare il salto da Roma a Los Angeles.

L’Idea: Hai lavorato presso Verve, Talent and Literary Agency, e poi per The Kennedy Marshall Company. In che capacità? Hai contribuito a qualche produzione importante? 
Isabella Mastrodicasa: Quando ero con The Kennedy/Marshall Company ho lavorato alla produzione del pluripremiato FINDING OSCAR, un documentario molto toccante sulla Guerra civile in Guatemala per cui Steven Spielberg ha fatto da executive producer. Mentre ero a Verve invece, mi occupavo di rappresentazione di registi e sceneggiatori, quindi fornivamo talenti e progetti a studios e networks. Tra i nostri clienti c’erano talenti come Colin Trevorrow (Jurassic World, Star Wars), Meg LaFeuve (Inside Out), Michael Arndt (Toy Story, Star Wars, Little Miss Sunshine)

L’Idea: Ora sei arrivata ad occuparti di produzione di film e programmi televisivi. Puoi approfondire in merito?
Isabella Mastrodicasa: Il mio lavoro attuale è un ibrido dei due precedenti. Mi occupo infatti di rappresentare e guidare le carriere di sceneggiatori e registi focalizzandomi sui talenti Italiani e Europei che hanno una carriera affermata lì ma vorrebbero espanderla oltre oceano. Dall’altra parte sono sempre in cerca di progetti da produrre, di libri i cui diritti siano disponibili da poter portare ai buyers americani. È un po’ come giocare a Tetris e fare in modo che tutti itasselli di varie misure combacino perfettamente per poter chiudere deals e creare nuove opportunità. Come parte del mio lavoro sono anche in giuria per una serie di festival in giro per il mondo come il Big Apple Film Festival, il Venice Short Film Festival, l’Hollywood Screenings Film Festival, il Miami Independent Film Festival, il NFFTY / National Film Festival for Talented Youth, e per delle competizioni in screenwriting alla UCLA e ad Harvard.

L’Idea: Dove ti immagini di essere tra dieci anni?
Isabella Mastrodicasa: A capo di una società che rappresenti i miei stessi valori, dando voce a talenti inespressi e raccontando storie che il mondo ha bisogno di conoscere, possibilmente con un Academy Award sul mio desk (Isabella sorride).

L’Idea: Secondo te, l’America è ancora il posto nel quale i sogni si realizzano, come nel tuo caso? Che cosa manca in Italia che invece hai trovato qui negli USA?
Isabella Mastrodicasa: Penso che lo sia, anche se c’è un elevato livello di saturazione per cui c’è molta più competizione e serve molto più tempo e fatica per affermarsi. Quello che ancora vedo fortemente qui è che viene molto rispettato il ‘drive’ e la passione dei giovani, e che se lavori duramente e hai un po’ di fortuna, con tempo e intelligenza le cose iniziano ad accadere e puoi davvero porti obiettivi molto alti senza risultare folle. Per quanto riguarda l’Italia, prima di tutto penso che in linea di massima ci siano presunzione e snobbismo ai piani alti e molta poca voglia di fare da mentore e tendere una mano a chi sta più in basso, in più c’è quasi il timore di agevolare chi è più giovane o magari più meritevole. Anche il sistema delle raccomandazioni in America esiste ad esempio, ma tutto avviene alla luce del sole e coerentemente con la meritocrazia. Se si fa application per un lavoro, è normale che il tuo precedente capo o una persona con cui hai lavorato e che conosce la tua ‘work ethic’ ti ‘raccomandi’. Ma sta a te poi ottenere il posto, farti valere, lavorare duro, e non ci sta alcun favoritismo. In Italia invece le raccomandazioni vengono date di nascosto per piazzare il figlio di qualcuno senza nemmeno guardare il curriculum, generando pigrizia e inefficienza e demotivando chi ha più fame e più talento, quantomeno nella maggioranza dei casi.

L’Idea: Hai qualche suggerimento per i giovani lettori che sognano di sfondare nel campo dello spettacolo?
Isabella Mastrodicasa: Di avere l’umiltà di ricominciare dal basso, di assorbire ogni consiglio e ogni informazione con molta curiosità e con molto rispetto del tempo altrui. Di avere un piano, e poi di lanciarsi e di crederci fino in fondo. Di avere molta adattabilità, forza interiore, e capacità di discernere amici da colleghi, situazioni realistiche da perdite di tempo, sfera private da dalla sfera pubblica. Di armarsi di infinita pazienza, coraggio, e passione e andare avanti come un treno rialzandosi ad ogni caduta e rafforzandosi da ogni sconfitta. Anni fa avevo queste righe stampate accanto alla mia scrivania che mi accompagnavano quando mi sentivo come in un labirinto e non riuscivo a trovare la mia strada. Vorrei che motivassero e ispirassero altri Italiani che stanno leggendo questo articolo:
 “Your time is limited, so don’t waste it living someone else’s life. Don’t be trapped by dogma — which is living with the results of other people’s thinking. Don’t let the noise of others’ opinions drown out your own inner voice. And most important, have the courage to follow your heart and intuition. They somehow already know what you truly want to become. Everything else is secondary.” (Steve Jobs)

L’Idea: Se tu potessi incontrare un qualsiasi personaggio del passato o del presente, chi sarebbe? Che cosa gli o le diresti?
Isabella Mastrodicasa: Mi piacerebbe prendere un caffè con Fellini allo Chateau Marmont, storico hotel di Los Angeles, e ascoltarlo raccontarmi le storie più folli della sua carriera.