Rossini Opera Festival 2022


Finally, the long-awaited opening night of the 43rd edition has arrived!  In a few days, the world will see two new productions (Le Comte Ory and Otello), the resumption of the Gazzetta, Il Viaggio a Reims of the Accademia Rossiniana “Alberto Zedda”, four Opera-symphonic concerts, two Belcanto concerts, the return of Rossinimania and the Gala celebrating the 40th anniversary of Pier Luigi Pizzi at the ROF. And for those who cannot be there, do not miss the live radio and web streaming. Stay with us this summer!­
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­The 43rd edition of the Rossini Opera Festival has been presented at the Teatro Rossini. During the event, the 2023 program has been announced: the first performance in the critical edition of Eduardo e CristinaAdelaide di Borgogna and the revival of Aureliano in Palmira.

Il Viaggio a Reims in OperaVision

Il viaggio a Reims starring the students of the Accademia Rossiniana “Alberto Zedda”, scheduled on August 13th and 15th at 11 a.m. at the Teatro Rossini, will be broadcast live streaming on the website and on the social channels of the Festival.
As part of the Next Generation project, the first performance of Il viaggio will also be broadcast on OperaVision.eu, the freeview opera streaming platform run by Opera Europa and supported by the European Union’s Creative Europe program
. The two performances of Il viaggio will be available for six months on OperaVision platform, along with a dedicated podcast and backstage video.

OperaVision believes in its role as a digital stage for emerging artists. In a new partnership with several young artists’ programs in Europe – notably at Oper Frankfurt, Palau de les Arts Valencia, Rossini Opera Festival, and Opera for Peace – OperaVision streams performances, masterclasses, and concerts held by the next generation of talents.

THE LAST SALONS ROSSINI

The third and last concert in the series Salons Rossini, three concerts featuring pupils of the Accademia Rossiniana “Alberto Zedda” 2022, sponsored by the Fondazione Meuccia Severi, in homage to the celebrated, lively musical evenings in Rossini’s own home.  The series is an absolute novelty for the ROF, springing from a desire to offer our regular audiences the opportunity to get to know the local surroundings and, at the same time, to bring Festival performances to new audiences in unusual and evocative places.
The concert Nella testa ho un campanello [I’ve got a bell ringing in my head], with arias from comic operas by Rossini, will be held on Sunday 31 July at the Teatro della Concordia, San Costanzo.  Lluis Calvet i Pey (baritone) will sing Figaro’s Cavatina “Largo al factotum” from Il barbiere di Siviglia; Paola Leguizamón (mezzosoprano) e Matteo Guerzé (baritone) will perform the Duetto Rosina-Figaro “Dunque io son … tu non m’inganni?” from Il barbiere di Siviglia; Dave Monaco (tenor) and Lluis Calvet i Pey will present the Duetto Count Almaviva-Figaro “All’idea di quel metallo” from Il barbiere di Siviglia”; Matteo Guerzé will propose Dandini’s Cavatina “Come un’ape ne’ giorni d’aprile” from La Cenerentola; Dave Monaco will sing Ramiro’s Recitativo e Aria “Principe più non sei … Sì, ritrovarla io giuro” della Cenerentola.
The accompanist at the pianoforte will be Marco Camillini.
These concerts have been sung from three highly valued stages in the Province of Pesaro and Urbino: after San Lorenzo in Campo and Gradara, it is now the turn of San Costanzo, for decades the home of theatrical comedy thanks to its historical comic festival Scenaridens.  Each concert is introduced by a short explanatory talk by the musicologist Andrea Parissi of the Fondazione Rossini.
After the concert members of the public will be able to enjoy special  refreshments based on Rossini recipes.
This initiative has been organized in collaboration with the Town Councils of San Lorenzo in Campo, Gradara and San Costanzo.  Admission is free of charge, subject to the number of seats available.  Info: rof@rossinioperafestival.it

Ho ritrovato una parte delle mie radici nella cura degli alveari. Intervista esclusiva con l’autore e apicoltore Francesco Colafemmina.

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

Francesco Colafemmina è nato a Roma nel 1980. Laureato in filologia  classica ha frequentato la scuola di giornalismo della RAI per poi dedicarsi  all’attività imprenditoriale nel settore dell’energia e dell’agricoltura  sostenibile. I suoi interessi spaziano dal mondo classico all’arte e alla  spiritualità. Continua  ad associare l’attività pubblicistica al proprio impegno verso l’ambiente,  attraverso la sua azienda di apicoltura biologica. 

L’Idea Magazine: Buongiono Francesco. Tu possiedi un azienda di apicoltura biologica.Come sei arrivato dalla frequentazione della scuola di giornalismo della RAI all’attività imprenditoriale nel settore dell’energia e dell’agricoltura sostenibile?
Francesco Colafemmina: Buongiorno a voi, e grazie per il vostro interesse. È certamente una lunga storia, ma diciamo in premessa che in un mondo sempre più analitico, dove la specializzazione fa l’individuo, continuo a professare l’ideale rinascimentale dell’uomo che al mattino cura i suoi campi, il pomeriggio discute della politica del suo paese, e a sera si immerge negli studi. Qualcosa del genere… Sono sempre stato refrattario agli ordini di scuderia, alle obbedienze e ai conformismi, perciò ho preferito dedicarmi alla consulenza aziendale in una fase molto dinamica della mia vita, quando viaggiavo di qua e di là, esplorando una settimana le terre della Tessaglia per realizzare impianti fotovoltaici, quella successiva le colline attorno a Costanza sul Mar Nero per issare anemometri per l’eolico, e l’altra ancora volando nell’isola di Terranova per un convegno sul trasporto del gas compresso. Dopo diversi anni mi sono reso conto che i paesaggi, i campi ora fioriti ora arati esercitavano su di me un profondo richiamo alle origini, alla civiltà dei miei nonni. La scoperta delle api, della loro società ordinata e coesa, è stata poi una vera e propria rivelazione. Ho lasciato tutto il resto e ho ritrovato una parte delle mie radici nella cura degli alveari.

L’Idea MagazineNel 2017, per ‘Apinsieme-Rivista Nazionale di Apicoltura’, hai pubblicato “Le Api e Noi”, una approfondita storia sociale delle api e del miele. Ti affascinano molto le api?
Francesco Colafemmina: Sono creature meravigliose, fatte di perfezione. Alle volte mi capita di contemplarne una ferma sulla mia mano per un’improvvisa esigenza di riposo. La osservo e rifletto su quanto l’essere umano sia per molti versi una creatura irrisolta, imperfetta, spesso una minaccia per se stesso e per le altre creature. L’ape no. L’ape è l’emblema di una intelligenza superiore che anima il cielo e la terra. E infatti questo piccolo insetto racchiude in sé il mistero di entrambi i mondi, del sole che trae a sé i fiori, della terra che li nutre. E realizza un prodotto unico, straordinario, come il miele, dolce sintesi di estati e primavere.

L’Idea Magazine: Oltre a ciò, tu continui con la tua attività di giornalista pubblicista e, chiaramente, di autore. Essendo laureato in filologiaClassica, il tuo libro del 2007, “Dialoghi con un Persiano di Manuele II Paleologo” mi sembra tratti di un argomento ben mirato. Potresti parlarcene?
Francesco Colafemmina: In uno dei miei tanti viaggi in Grecia, quando esisteva ancora Alitalia e distribuiva i quotidiani in volo, mi capitò fra le mani una copia del Corriere della Sera che riferiva di una lectio magistralis di papa Benedetto XVI a Ratisbona nella quale il grande teologo rimarcava come le radici del Cristianesimo affondassero anche nell’ellenismo e citava questi sconosciuti dialoghi dell’imperatore bizantino Manuele II Paleologo. Appena misi piede a terra chiamai un mio amico che lavorava per Rubbettino e gli proposi di pubblicare una traduzione inedita di quei dialoghi. Fu una esperienza entusiasmante. Benedetto XVI richiamava, sulla scorta di Manuele II, la dimensione di intima convinzione spirituale racchiusa nella conversione: opera del cuore e della ragione, non della costrizione o della spada. L’imperatore bizantino era all’epoca dei suoi dialoghi ostaggio del Sultano e discettava di religione con un dotto musulmano persiano, ma non aveva difficoltà nel sottolineare le storture di una religione imposta con la violenza e la sottomissione. All’epoca la prolusione del papa suscitò aspre critiche ma anche numerosi consensi nello stesso mondo musulmano. Tuttavia, a distanza di quattordici anni da quel momento, sembra che tutto sia finito nel dimenticatoio, e non perché gli eccessi del fondamentalismo siano spariti, ma perché il nostro mondo sembra aver sostituito ormai la fede in una religione con i tanti talismani tecnologici che ingombrano le nostre esistenze, e le plasmano costringendole a tenere gli occhi rivolti verso il basso, verso uno schermo, sicché la fede sembra svanire in una vaga memoria del passato. Gli antichi dicevano: motus in fine velocior. Un’accelerazione terminale della nostra civiltà.

L’Idea Magazine: Trovi difficoltà a gestire l’aspetto imprenditoriale e ritenere la tua attività di scrittore oppure essere immerso nella natura ti aiuta a creare ancor più?
Francesco Colafemmina: Certamente aiuta a riflettere. L’apicoltura è mestiere solitario e anarcoide, simile alla pastorizia per molti versi. Chiaramente nella fase produttiva, da marzo a luglio, è molto difficile combinare le due cose, fra viaggi notturni con le api alla ricerca di nuovi pascoli, e mattutine visite agli alveari, posa e ritiro dei melari, smielatura, etc. Tuttavia quei mesi sono come un lievito. Qualcosa matura dentro, mentre senti il vento sul viso, mentre sudi sotto il sole, mentre aggrotti la fronte per una puntura inaspettata. Ma la scrittura non è un mestiere, è una passione – per ritornare all’uomo rinascimentale. Per certi versi anche l’apicoltura lo è. Quindi le cose sono molto più intrecciate di quanto possa sembrare.

L’Idea Magazine: Hai seguito nel 2010 con l’inchiesta artistico-giornalistica “Il Mistero della chiesa di San Pio”. Di che mistero si tratta?
Francesco Colafemmina: È il mistero della simbologia “esoterica” di molte opere d’arte e d’architettura sacra che non nascono in un contesto religioso, ma laico o addirittura anticattolico.  Per alcuni anni ho gestito un blog di successo dedicato all’arte e all’architettura sacra. Una esigenza nata a partire da esperienze di personale orrore dinanzi a chiese che sembrano hangar o opere d’arte sacra che sembrano caricature dell’arte. Il santuario di San Pio a San Giovanni Rotondo, realizzato dall’archistar Renzo Piano, mi parve un esempio straordinario di questo corto circuito fra committente ed artista/architetto, che altera in maniera definitiva il significato di uno spazio o di un’opera che dovrebbero invitare alla preghiera e che in realtà assumono i tratti individualistici e micragnosi delle laicissime forme d’arte e architettura contemporanee. Ma anche qui il vento è cambiato da un giorno all’altro. E la confusione è cresciuta così tanto che un giorno ho deciso di cancellare per sempre il blog. Ne resta sostanzialmente questo libro inchiesta, quale frutto più maturo.

L’Idea Magazine: Sempre stando nell’era classica, hai anche pubblicato “Storia del Matrimonio nella Grecia classica”. Non mi sarei mai immaginato che un soggetto tale potesse avere diramazioni sufficienti per un libro… Come ti è sorta l’idea per il libro e quanta ricerca hai dovuto fare al proposito?
Francesco Colafemmina: Perché ci sono numerosissimi pregiudizi a riguardo. Pregiudizi contemporanei sui costumi sessuali degli antichi e sulla creazione “religiosa” del vincolo matrimoniale. In realtà, se scaviamo nel passato, scopriamo che talune istituzioni fondamentali come il matrimonio sono radicate nella civiltà greco-romana, con legami simbolici fortissimi e tuttora operanti, come il velo o l’anello.  E i costumi degli antichi non erano poi così rivoluzionari come si tende a pensare. La libertà sessuale era riservata ad una ristretta cerchia aristocratica, la stessa che la accreditava attraverso la letteratura o la filosofia. Il popolo, la massa anonima, era spesso molto più bigotta di quanto si possa immaginare. D’altro canto è questo uno dei segni caratteristici delle civiltà contadine.

L’Idea Magazine: “La Democrazia di AteneStoria di un mito” è il tuo libro del 2020. Intende essere un punto di riferimento per chi studia la storia della democrazia o della Grecia antica?
Francesco Colafemmina: Non direi, non ho simili pretese. Ma di sicuro non esisteva in Italia un testo che ricostruisse le origini e lo sviluppo della democrazia ateniese seguendo un po’ le tracce della grande scuola elitista italiana (quella per intenderci di Mosca, Pareto e Michels). L’assunto di fondo è che il sistema democratico – cosa in generale condivisa dagli storici – non fu mai una creazione dal basso, ma una composizione di interessi elitari. Dalla mia analisi emerge inoltre che le élites che “inventarono” la democrazia ateniese erano élites ribelli rispetto all’aristocrazia terriera classica. Permeate dallo scetticismo e dal razionalismo della sofistica, in un rapporto osmotico con la cultura del grande antagonista degli Elleni, l’impero Persiano, strutturarono una forma politica creativa e in perpetuo divenire, ma assai meno stabile e “democratica” di quanto possa sembrarci. Così anche oggi che viviamo in democrazie “formali” non possiamo accontentarci di una formula, di un meccanismo apparentemente in grado di rappresentare i cittadini, perché oggi tutte le democrazie occidentali sono minacciate dalla tecnica, da nuovi pervasivi metodi di controllo che limitano o sono in grado di limitare le nostre libertà fondamentali. Così lo studio del passato e delle sue contraddizioni può aiutarci a trovare una via per rimettere in equilibrio una pericolante struttura democratica, sempre più inclinata verso nuove tirannidi.

Il 14 gennaio del 1506 l’incontro con il Laocoonte trasformò Michelangelo in nuovo Enea. Prese su di sé l’eredità dell’antico e la tradusse in una forza nuova, talmente avanzata da confondere i suoi contemporanei. ENIGMA LACCOONTE analizza tutti gli ingranaggi di questa intricata vicenda, ne ricostruisce il contesto storico e culturale, richiamando la dimensione simbolica del Laocoonte e il suo messaggio spirituale e politico.

L’Idea Magazine: “Enigma Lacoonte” è il tuo ultimo libro, che possiamo definire un “giallo artistico”… Pensi di pubblicare anche una versione in inglese?
Francesco Colafemmina: Al momento non è prevista una traduzione, ma sarebbe certamente un valido strumento per ampliare la discussione sulle diverse questioni ancora aperte relative al Laocoonte vaticano.

L’Idea Magazine: Qual è il personaggio (o quali sono i personaggi) del passato che ti affascina(no) di più?
Francesco Colafemmina: Ve ne sono di innumerevoli. Chiunque ami la storia e la lettura per certi versi fa come Zenone di Cizico. Il grande filosofo stoico era in realtà un mercante di origini fenicie. Un giorno perse il suo carico di porpora in un naufragio, mentre lo aspettava nel porto di Atene. Così, decise di farsi indirizzare nella sua vita dall’Oracolo delfico. E la Pizia gli disse soltanto: “mettiti in comunicazione con i morti”. Con questo intendeva indicargli la riscoperta dei grandi sapienti del passato. Per certi versi ognuno di noi sa che il passato è un luogo abitato da intere comunità di amici. Ricordo ancora il mio professore di letteratura cristiana antica chiamare Omero “nonno” e Virgilio “zio”, come se fossero tutti membri di una nostra intima famiglia spirituale.

L’Idea Magazine: Nel 2011 hai anche pubblicato il tuo primo romanzo, “La Serpe fra gli ulivi”.  Dai libri di soggetto storico o eco-biologico, ambedue soggetti pertinenti ai tuoi studi e attività imprenditoriali, sei anche arrivato al romanzo. Che cosa ti ha spinto a scriverlo?  Qual è la trama?
Francesco Colafemmina: È un thriller sui generis ambientato in Puglia, scritto quando la Puglia si proiettava come regione del turismo e delle tradizioni, mentre in realtà sotto questa patina dorata si nascondeva spesso un mondo di corruzione e mafia, di droga e “allegra” imprenditoria. La Serpe fra gli Ulivi è un racconto di un microcosmo ancora molto attuale. E tra l’altro contiene una “profezia”: quella dell’elezione del papa latinoamericano…

L’Idea Magazine: Quest’anno è attesa la pubblicazione del tuo secondo romanzo, “Con lo stesso sguardo”. Di che cosa tratta?
Francesco Colafemmina: In realtà “Con lo stesso sguardo” uscirà forse nel 2022. A breve è invece attesa l’uscita di un altro romanzo, “La Guerra non è finita”. Un romanzo distopico che narra le vicende di una generazione di trentenni che improvvisamente, venuti a contatto con oggetti appartenuti ai loro nonni, iniziano a sognarli. E questi sogni si traducono in una rivoluzione, una “rivolta contro il mondo moderno”. Usciranno dalla gabbia del fatalismo, per accendere la fiammella della speranza.

L’Idea MagazineChi è lo scrittore o scrittrice al quale senti più affinità? E quale pensi ti abbia influenzato di più?
Francesco Colafemmina: Indubbiamente Dino Buzzati, scrittore che amo più di ogni altro, italiano e straniero. Ma oltre Buzzati ce ne sono molti altri, come ad esempio lo sconosciuto ai più Marcello Gallian, straordinario autore di romanzi dalle tonalità decadenti e a tratti surrealiste nel pieno degli anni ’30. E poi c’è la mia passione per la letteratura greca moderna, da Papadiamandis a Myrivilis, passando per poeti come Karyotakis e Sarandaris.

COLAFEMMINA SULLA COPERTINA DELLA RIVISTA “VATICAN”

L’Idea Magazine: Hai altri progetti letterari in lavorazione?
Francesco Colafemmina: A marzo per i tipi di Settecolori sarà pubblicata la mia traduzione di un capolavoro della letteratura neogreca, ‘Il Numero 31328” di Ilias Venezis. Un omaggio ai greci dell’Asia Minore vittime del genocidio del 1922. Un’opera piena di tristezza, intrisa di crudeltà, e nello stesso tempo carica di nostalgia e tenerezza che viene per la prima volta proposta ai lettori italiani dal 1931, anno della sua prima pubblicazione.

L’Idea Magazine: Qual è il libro scritto da te con cui ti identifichi di più, e perché?
Francesco Colafemmina: Una bella domanda! Certamente i romanzi sono i luoghi della scrittura nei quali si racconta molto di sé, e si è più liberi di lasciare tracce che poi il lettore dovrà seguire.

Alle volte la solitudine può essere una opportunità.

L’Idea Magazine: Si parla di ‘sindrome da isolamento’ causata da Covid. Tu ne hai risentito?
Francesco Colafemmina: Grazie alle api ho sofferto poco di questa sindrome. La libertà di movimento ha permesso all’apicoltore di continuare indisturbato i propri spostamenti notturni di alveari, di colloquiare con la natura e di impegnare all’aria aperta i propri giorni. Un grande astrologo francese che nel 1993 predisse la pandemia, André Barbault, parlava tuttavia in relazione al 2020 di un momento di grande “introspezione” dell’uomo. Alle volte la solitudine può essere una opportunità. Mi rendo tuttavia conto che la solitudine forzata sia stata per molti di noi soltanto uno spreco, condita com’era da angosce, incertezze e paure costantemente alimentate da ogni mezzo di comunicazione. Il fatalismo ci avvince, e la speranza si rifugia nel sogno.

L’Idea Magazine: Se tu avessi l’opportunità di parlare con un individuo del passato, chi sarebbe e che cosa chiederesti?
Francesco Colafemmina: Mi piacerebbe incontrare Solone e potergli chiedere cosa esattamente gli dissero i sacerdoti egizi in merito alla vicenda di Atlantide. Naturalmente gli chiederei anche come sia riuscito a spianare la strada alla democrazia ad Atene. Poi finiremmo con l’invitare un po’ di amici al simposio, qualche bella flautista, e si chiacchiererebbe fino al mattino. Sveglio, mi renderei conto che è stato solo un sogno, ma almeno mi piacerebbe poter ricordare le sue parole su Atlantide…

L’Idea Magazine: Potresti cercare di definire te stesso con tre aggettivi?
Francesco Colafemmina: Curioso, testardo, sognatore.

Mi affido allo stupore che la vita mi riserva giorno per giorno.

L’Idea Magazine: Oltre l’apicoltura e la letteratura, hai altri interessi?
Francesco Colafemmina: Un tempo ballavo il tango; dopo diverse partner che non apprezzavano, ho appeso le scarpe al chiodo… Mi limito ad ascoltare la buona musica. E amo cucinare, naturalmente cucina greca…

L’Idea Magazine: Sogni nel cassetto?
Francesco Colafemmina: Mi affido allo stupore che la vita mi riserva giorno per giorno.

L’Idea Magazine: Un messaggio per i nostri lettori?
Francesco Colafemmina: Coltivate la speranza, non smettete mai d’essere curiosi, ricercate sempre la bellezza.

Il prof. Gentile, chirurgo plastico di Tor Vergata, nella classifica Top Scientists dell’Università di Stanford. Intervista esclusiva.

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

Nella classifica TOP SCIENTISTS, ranking dei migliori scienziati al mondo, appena pubblicata dalla Stanford University (August 2021 data-update for “Updated science-wide author databases of standardized citation indicators – published October 19, 2021), figura il Prof Pietro Gentile, Professore Associato di Chirurgia Plastica all’Università di Roma “Tor Vergata”. Lo studio condotto dal Prof. John Ioannidis, della Università di Stanford, ha analizzato ben 8,6 milioni di ricercatori di Università e Centri di ricerca di tutto il mondo, identificando gli scienziati che si sono distinti a livello mondiale per autorevolezza
scientifica sulla base del numero di pubblicazioni e di citazioni nelle relative aree disciplinari.
L’analisi dei dati bibliometrici ha consentito di creare una lista pubblicamente disponibile di oltre 100.000 scienziati di spicco, (2% del totale), classificati in 22 campi scientifici e 176 sottocampi, che fornisce informazioni standardizzate su citazioni, h-index, ed altri indicatori bibliometrici.
Il prof. dott. Pietro Gentile, che ci ha dato l’opportunita di intervistarlo, è stato inoltre identificato dall’agenzia di ranking americana ExpertScape come il miglior chirurgo plastico italiano 2021 e tra i primi 20 a livello mondiale.
Questi risultati evidenziano l’eccellenza e la rilevanza internazionale della ricerca scientifica italiana anche nell’ambito della chirurgia plastica.

L’Idea Magazine: Buongiorno Prof. Gentile. Essere riconosciuto come uno dei migliori dottori in chirurgia plastica del mondo deve essere averla riempita di orgoglio…
Prof. Pietro Gentile: Non posso negarlo! Anche se quello che mi rende più orgoglioso non è il titolo ma il riconoscimento a livello mondiale dei risultati dell’attività medico-scientifica svolta per oltre quindici anni di ricerca.

L’Idea Magazine: Che cosa Le ha fatto scegliere questo ramo della medicina?
Prof. Pietro Gentile: L’amore per l’arte e per la scienza: due mondi apparentemente opposti che la chirurgia plastica riesce incredibilmente ad unire. La chirurgia plastica è, infatti, l’unica branca della medicina che coniuga il rigore metodologico (proprio della scienza) al senso estetico (propria dell’arte).

L’Idea Magazine: Qual è stata per Lei l’operazione più complessa o difficile nel corso della Sua carriera?
Prof. Pietro Gentile: Dipende cosa si intende per complessità e difficoltà. Vede, a prescindere dalle difficoltà tecniche proprie di qualsiasi settore della medicina, nella chirurgia plastica il sanitario non solo deve garantire l’osservanza delle buone pratiche chirurgiche nel rispetto delle linee guida e dei protocolli scientifici, ma deve altresì riuscire a soddisfare le esigenze del paziente; ne consegue che le complessità e le difficoltà vanno di pari passo con il risultato auspicato dal paziente stesso. Venendo alla sua domanda, ho eseguito interventi di chirurgia plastica oggettivamente complessi ed innovativi in diverse parti del mondo che hanno richiesto precisione e professionalità, ma le posso assicurare che, al pari, anche interventi per così dire di routine possono nascondere complessità proprio in ragione del risultato da raggiungere. Il mio modo per ovviare alle difficoltà è stato quello di adottare un estremo rigore metodologico in ogni operazione dalla più semplice alla più complessa.

L’Idea Magazine: Lei ha pubblicato, tra le altre ricerche, una in particolare sull’uso del plasma arricchito di piastrine per trattare l’alopecia androgenetica a base ormonale. Potrebbe darci una breve spiegazione in merito?
Prof. Pietro Gentile: Mi rende orgoglioso aver pubblicato molti articoli scientifici su riviste internazionali ad alto impact factor anche sull’uso del PRP e di altre strategie rigenerative nell’alopecia androgenetica (AGA). Il PRP è un concentrato di fattori di crescita ottenuti dal proprio sangue, che ha dimostrato avere – in pazienti selezionati e ritenuti idonei – risultati statisticamente significativi nell’AGA di grado lieve/moderato: Circa il 60% dei pazienti trattati ha avuto risultati pienamente soddisfacenti. Ma, trattandosi di dati scientifici, è bene considerare anche l’altro lato della medaglia: infatti, un 20% di pazienti non ha avuto risultati così soddisfacenti, mentre un altro 20% non ha avuto miglioramenti. Una informazione che ritengo doverosa precisare è che il trattamento può essere eseguito in Italia soltanto in centri medici muniti di una specifica autorizzazione da parte del centro trasfusionale di riferimento, nel rispetto del Decreto Legge 2 Novembre 2015 (Legge sangue). Pertanto, invito i lettori interessati a ben documentarsi, anche sul possesso o meno di tale autorizzazione, prima di sottoporsi al suddetto trattamento medico.

L’Idea Magazine: Come possono essere usate le cellule staminali nella chirurgia plastica estetica e rigenerativa?
Prof. Pietro Gentile: Nella Chirurgia Plastica Rigenerativa, l’uso delle cellule staminali mesenchimali di derivazione adiposa (ricavate dunque dal proprio grasso) ha avuto un notevole incremento negli ultimi 10 anni. La procedura si basa su una liposuzione minimamente invasiva che consente di prelevare una doppia quantità di grasso. Una prima parte del grasso raccolto viene sottoposta a procedure di centrifugazione e filtrazione meccanica, procedure di manipolazione minima (legge 23 CE 2004 e successive) volte a isolare una sospensione di cellule vasculo sromali in cui sono contenute le staminali mesenchimali. Una seconda parte del grasso raccolto, viene arricchita con la sospensione cellulare e re-innestata nelle sedi di deficit dei tessuti molli.
Esempi di impiego possono essere, infatti, la ricostruzione mammaria, le cicatrici, deformità congenite o acquisite, esiti di ustione oppure motivazioni estetiche. In quest’ultimo caso, il grasso innestato, comunemente chiamato Lipofilling o Lipostructure, viene arricchito ed utilizzato – in pazienti selezionati – per l’aumento di volume del seno o per il rimodellamento mammario, per il ringiovanimento del volto, per l’aumento dei glutei o per il ringiovanimento delle mani. Negli ultimi anni ho notato che sono sempre più numerose le pazienti che prediligono l’utilizzo del grasso per l’aumento del seno (al posto delle protesi) in considerazione del risultato totalmente naturale ed armonico che tale pratica garantisce.

L’Idea Magazine: Lei pensa che in Italia siamo ormai all’avanguardia in questo settore?
Prof. Pietro Gentile: L’Italia è oggi – senza ombra di dubbio – tra i paesi al mondo più all’avanguardia nell’ambito della chirurgia plastica, ed il riconoscimento che personalmente ho ricevuto, essendo stato inserito nella “Top Scientist” sulla base delle pubblicazioni scientifiche realizzate in tale settore, ne è solo un piccolo esempio.

L’Idea Magazine: Riguardo l’estensione della chirurgia plastica, quando scelta puramente per scopi estetici, Lei pensa che ci possa essere un limite oltre al quale il medico non dovrebbe andare o la considera esclusivamente una scelta personale del paziente?
Prof. Pietro Gentile: Il Chirurgo Plastico deve necessariamente scoraggiare il paziente o la paziente quando vengono richiesti interventi chirurgici non indicati. In questi casi, non è etico assecondare il paziente pur di eseguire l’intervento richiesto, piuttosto è necessario trovare un giusto equilibrio tra ciò che viene chiesto durante la visita e ciò che davvero è indicato fare nel rispetto dei protocolli scientifici e delle linee guida.

L’Idea Magazine: Che cosa Le piace fare nel tempo libero, sempre ammesso che ne abbia?
Prof. Pietro Gentile: Com’è facile comprendere, tra l’attività di ricerca, gli interventi chirurgici e l’attività di divulgazione scientifica nei congressi internazionali, di tempo libero ne ho davvero poco! Cerco comunque di ritagliarmi degli spazi per svolgere attività fisica preferibilmente all’aria aperta e al sole – che consiglio a tutti come toccasana per stimolare l’ossigenazione dei tessuti e la rigenerazione cellulare – nonché per godermi la vita familiare con la mia compagna e con gli amici.

L’Idea Magazine: Se Lei potesse incontrare una persona del passato, o anche del presente, qualsiasi persona, chi sarebbe e che cosa Le piacerebbe chiedere?
Prof. Pietro Gentile: Nell’ordine: Chris Barnard, Neil Armstrong, Giulio Andreotti e mia madre. Al primo chiederei quanto ha davvero contato la fortuna e la velocità nel fare il primo trapianto di cuore ai fini della carriera. Ad Armstrong chiederei la sensazione che ha provato nell’attimo in cui ha messo il piede sulla luna. Ad Andreotti chiederei di poter sbirciare nei suoi “famosi” archivi. A mia madre – che non c’è più ed alla quale devo tutto – chiederei se è orgogliosa dei risultati che ho raggiunto.

L’Idea Magazine: Se Lei dovesse definirsi con tre aggettivi, quali sarebbero?
Prof. Pietro Gentile: Visionario, Ostinato, Perfezionista.

L’Idea Magazine: Un messaggio ai nostri lettori?
Prof. Pietro Gentile: Ho trasformato ogni avversità, ostacolo e rifiuto in opportunità; vi auguro di riuscire a fare lo stesso.

Mi affascina tutto ciò che mi incuriosisce e stimola la mia creatività… Intervista esclusiva con l’attore e produttore Walter Nicoletti

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

Walter Nicoletti è un attore e produttore italiano, fondatore della Casa di Produzione “Voce Spettacolo” di Matera. Tra le sue attività di recitazione ricordiamo i film “NO TIME TO DIE” di Kary Fukunaga, “JESUS VR–THE STORY OF CHRIST” di David Hansen, primo film della storia del cinema in virtual reality, e la partecipazione alle  fiction italiane “IMMA TATARANNI” di Francesco Amato, “SORELLE” di Cinzia Th Torrinie “PIETRO MENNEA-LAFRECCIA DEL SUD” di Ricky Tognazzi.

L’Idea Magazine: Ciao Walter e grazie per averci permesso di incontrarti, anche se solo virtualmente. Allora, siamo stati informati che hai appena vinto il premio come miglior attore non protagonista agli “Actors Awards” di Los Angeles per la tua partecipazione al film “Red Market”. Per prima cosa, congratulazioni e grazie da parte della comunità italiana negli USA, Ci hai resi orgogliosi con la tua vittoria. Come ti senti a proposito di questa tua vittoria?Questo è un film che hai anche prodotto e diretto, vero?
Walter Nicoletti: Grazie a voi per l’interesse e l’attenzione che dimostrate nei confronti del mio percorso artistico, sono davvero felice ed onorato di aver reso orgogliosa la comunità taliana negli Usa. Ogni vittoria porta con sè dei ricordi indelebili e delle soddisfazioni personali che ripagano sempre l’impegno e i sacrifici. L’aver vinto nella città degli Oscar come miglior attore non protagonista per il mio ultimo film Red Market significa aver centrato l’obiettivo prefissato, ossia quello di raccontare per la prima volta attraverso la settima arte il delicato tema del traffico internazionale di organi, unitamente alla dipendenza dal gioco d’azzardo. Ho prodotto, scritto e diretto questa pellicola, mi sono cimentato anche nel comporre le musiche, era un desiderio che volevo realizzare da diverso tempo, anche alla luce della mia passione per la musica da film. Porto a casa un riconoscimento che mi auguro possa essere d’esempio per chi crede nelle proprie capacità, idee e nel proprio lavoro.

L’Idea Magazine: Potresti parlarci un poco del soggetto di “Red Market”?
Walter NicolettiRed Market racconta la storia di Aurelio, un medico che decide di rivolgersi ad un broker di traffico internazionale di organi per estinguere un debito causato dalla dipendenza dal gioco d’azzardo. È stato girato interamente in Basilicata e si avvale della collaborazione con il Comune di Matera. Il cast è interamente lucano; la professionalità e bravura degli attori mi ha permesso di far accendere i riflettori su due tematiche delicate: ogni ora viene quantificata un’operazione legata al traffico di organi. Il giro d’affari è stimato tra i 600 milioni e 1,2 miliardi di dollari. Il rene è l’organo più richiesto: 70mila reni vengono trapiantati ogni anno. 15mila provengono dal mercato illegale. Il costo più basso per chi acquista un rene per sé è $20.000. La domanda e l’offerta di organi avviene anche online; la dipendenza da gioco d’azzardo, invece, è il desiderio incontrollabile, e dai contorni cronici, di giocare d’azzardo, a dispetto dei rischi che si celano dietro tale comportamento e nonostante la volontà iniziale di non arrendersi all’azzardo. Se non trattata adeguatamente, la dipendenza da gioco può comportare gravi complicazioni: dall’instaurarsi di gravi problemi finanziari e legali ad anche il suicidio.

L’Idea Magazine: Tu però hai anche diretto altri film; “Vendesi Maternità”, per esempio, che ha ricevuto la Nomination come “Best Short of a Foreign Language Film” all’Anversa International Film Festival del 2020…
Walter NicolettiVendesi Maternità è la mia opera prima che ha riscosso un discreto successo, ottenendo riconoscimenti internazionali. È la storia di Monica, studentessa universitaria che decide di vendere online test di gravidanza positive per pagarsi gli studi. Ho scritto la sceneggiatura confrontandomi quotidianamente con l’attrice protagonista, Brunella Lamacchia, che da anni è anche la mia più stretta collaboratrice. L’esperienza sul set è stata entusiasmante proprio perché ho concesso ampio spazio e libertà nell’interpretare questo ruolo femminile molto complesso. Il risultato finale ci ha permesso di evidenziare aspetti controversi del mondo giovanile e dei pericoli connessi all’utilizzo di internet.

L’Idea Magazine: Da notare che hai fatto una tripletta di nomine al “Festival del Cinema di Nizza” l’anno scorso…
Walter Nicoletti: Nizza ci ha regalato una straordinaria vittoria per il corto Nemo Propheta, la storia di Marco che riceve una telefonata da sua madre, ma ha fretta di riattaccare, perché è seduto in una sala d’attesa e a momenti inizierà il suo colloquio con un produttore famoso. Marco non ha le carte in regola per passare al livello successivo e ottenere l’attenzione di una grande produzione: non proviene dall’ambiente giusto, non ha le conoscenze né le parentele necessarie; insomma, non può sperare di essere preso in considerazione in un ambiente in cui il discrimine tra chi emerge e chi no non è il talento. Nemo Propheta è una critica esplicita e senza peli sulla lingua nei confronti di un sistema malfunzionante, incapace di investire sul futuro e sulle capacità di coloro che non hanno la fortuna di avere un posto riservato, nel mondo. Il dramma e il paradosso di questo racconto si consuma in soli otto minuti ed è affidato interamente alla recitazione degli attori, che nello spazio del colloquio di lavoro riescono a trasmettere l’entusiasmo smorzato e la rassegnazione, da un lato, e l’indifferenza e la venalità, dall’altro.

L’Idea Magazine: Sono molto contento di vedere che hai avuto l’ottima idea di fondare la tua casa di produzione proprio a Matera. Che cosa ti ha spinto a farlo?
Walter Nicoletti: È sempre stato il mio obiettivo principale quello di dar vita ad una casa di produzione che potesse avere come obiettivo costante il far emergere i giovani talenti lucani ed evitare che gli stessi vadano via ad arricchire artisticamente altre regioni o nazioni. La Basilicata ha un enorme potenziale di creatività. La meritocrazia è sempre alla base di tutti i nostri progetti.

L’Idea Magazine: Matera è anche nelle conversazioni di noi italiani all’estero grazie al serial televisivo “Imma Tataranni”. Qual è stata la tua connessione con questo serial?
Walter NicolettiImma Tataranni è ormai divenuta la fiction materana d’eccellenza, forse una delle più seguite ed ammirate dal pubblico italiano. Ho avuto anche il piacere e la grande fortuna di farne parte nella prima serie. Credo sia un’occasione unica di riscatto per le eccellenze lucane e per tutti gli attori ed operatori del cinema che da anni lavorano e spendono le proprie energie in questo settore. L’auspicio è che questa vetrina nazionale, targata Rai, permetterà a tutti di poter esprimere il proprio talento per dimostrare al grande pubblico che gli artisti lucani hanno un potenziale enorme e non sono secondi a nessuno.

L’Idea Magazine: A Matera si svolge pure l’altra fiction a cui hai partecipato, “Sorelle”. Pare proprio che Matera abbia incominciato ad ottenere l’attenzione che merita…
Walter NicolettiSorelle di Cinzia Th Torrini è stata un’altra fiction Rai che ha permesso di valorizzare e far conoscere agli italiani il nostro meraviglioso territorio. Recitare al fianco di Anna Valle ed essere diretti da una delle registe italiane più apprezzate, sicuramente è stata un’occasione che mi ha arricchito e fatto crescere artisticamente ed umanamente. Matera è da sempre un set a cielo aperto, meta ambìta da produzioni internazionali e nazionali, qui ci hanno girato blockbuster del calibro di The Passion, Ben Hur, Wonder Woman e per ultimo No Time to Die.

L’Idea Magazine: E poi hai anche creato “Voce Spettacolo Film Festival”, primo festival internazionale della città di Matera…
Walter Nicoletti: Una rassegna internazionale che potesse dare spazio a registi provenienti da tutto il mondo è un altro obiettivo prefissato che abbiamo portato a termine. Siamo giunti alla quinta edizione, in programma quest’estate a Matera. Negli anni passati ci hanno raggiunto artisti dagli Stati Uniti, Messico, oltre che da diverse regioni italiane. Il Covid non ci ha fermato; le ultime due edizioni si sono svolte online con un successo straordinario di pubblico: a settembre la cerimonia di premiazione in diretta è stata seguita da oltre 10.000 spettatori, un risultato eccezionale. Siamo già al lavoro per la nuova edizione ed aprofitto per annunciare che le iscrizioni sono aperte e possono effettuarsi attraverso il nostro sito www.vocespettacolo.com oppure attraverso Film Freeway (Voce Spettacolo Film Festival – FilmFreeway)

L’Idea Magazine: È sempre su questa tematica che hai girato “Basilicatadventure” nel 2017?
Walter NicolettiBasilicatadventure è un drone video che mi ha permesso di girare e contestualmente di scoprire luoghi incredibili della Basilicata. Per un’estate intera ho percorso migliaia di chilometri al solo scopo di far volare il mio drone. Attraverso i suoi occhi ho potuto raccontare visivamente cosa si può osservare dall’alto del cielo lucano. Non sono mancati riconoscimenti e premi internazionali, ma il merito, in questa circostanza, è esclusivamente della terra in cui sono nato.

L’Idea Magazine: Potresti parlarli della tua esperienza nel film “JESUS VR–THE STORY OF CHRIST” di David Hansen?
Walter Nicoletti: È il primo film in virtual reality della storia del cinema, presentato in anteprima mondiale al Festival di Venezia nel 2016. Ho interpretato il ruolo dell’apostolo Giacomo, recitando in inglese. Ne hanno parlato le più importanti testate al mondo dell’intrattenimento, dall’Hollywood Reporter a Variety. È stato girato a Matera utilizzando telecamere 4K in grado di effettuare riprese a 360°; un progetto ambiziosissimo, finora unico nel suo genere, che ha richiesto una troupe di oltre cento persone. Le riprese a volte erano così realistiche da indurre noi attori e i membri della troupe ad avere “un’esperienza mistica” – nonostante alcuni di loro non fossero credenti. È stato davvero fantastico, tutti vivevano nel momento, sembrava quasi che tutto stesse succedendo per davvero. In alcuni momenti mi è venuta la pelle d’oca e pensavo, ‘È tutto troppo reale’. Ci sentivamo davvero come i discepoli di Gesù, e avevamo una missione. Il regista è scoppiato in lacrime una volta conclusa la produzione. È stato un modo magnifico di ‘vivere’ le Sacre Scritture, come nessuno aveva mai fatto prima.

Nicoletti in una scena del film “Jesus – VR”

L’Idea Magazine: Sei anche il portavoce italiano della Notte degli Oscar presso la sede europea AMPAS di Londra. Che cosa comporta questa tua funzione?
Walter NicolettiVoce Spettacolo è anche un blog d’informazione sul mondo dell’intrattenimento a 360°. L’Academy ogni anno ospita i membri e gli addetti ai lavori della settima arte anche presso le sedi distaccate di New York e Londra. Siamo entrati a far parte della Press List dell’Academy, pertanto abbiamo ricevuto l’onore di prendere parte all’evento ufficiale europeo degli Oscar e ci siamo presentati ai vertici europei dell’A.M.P.A.S., dimostrazione che i giovani talenti lucani vengono apprezzati non solo in Italia, ma anche all’Estero. Ogni anno prendiamo parte all’evento per raccontare e recensire da vicino le emozioni dei vincitori del premio più ambìto della settima arte.

L’Idea Magazine: Dei vari film di cui hai fatto parte come componente del cast, quale ti ha lasciato di più un segno?
Walter Nicoletti: Il mio primo film da protagonista è stato Tek, primo western fantascientifico d’Italia. Ne sono anche il produttore. I ricordi legati alla produzione di questo lungometraggio hanno segnato il mio percorso artistico; tutto è iniziato proprio da qui, ho mosso i miei primi passi da produttore, ho avuto la fortuna di conoscere i miei attuali collaboratori. Senza quel film, probabilmente, non sarebbe accaduto tutto ciò che mi ha permesso di arrivare fino ad oggi.

L’Idea Magazine: Reciti, dirigi e produci film, ma hai anche scritto sceneggiature. Hai intenzione anche di scriverne ancora, in futuro? Quale di queste attività ti affascina di più?
Walter Nicoletti: Mi affascina tutto ciò che mi incuriosisce e stimola la mia creatività. Scrivere una storia è incredibile, hai le immagini e le inquadrature ben impresse nella mente nell’esatto momento in cui sei davanti alla tastiera. Quando si è sul set, poi, tutto prende vita e ti rendi conto che dal nulla si è giunti alla realtà. I pensieri, le immagini, i dialoghi interiori prendono vita, gli attori recitano ciò che hai scritto sul copione, è pura magia. Ho già scritto diverse storie che custodisco per progetti futuri, tuttavia ogni anno, quando arriva l’inverno, mi chiudo nella mia stanza e lascio spazio alla mia immaginazione. Nel 2022 porterò a termine un’altra opera per la quale ho già il soggetto ben in mente.

L’Idea Magazine: Hai sempre desiderato di far parte del mondo cinematografico?
Walter Nicoletti: Ho voluto prima laurearmi in legge; mi sono avvicinato alla recitazione iniziando con il teatro, per poi passare successivamente al cinema. Sono grato alla vita perchè mi ha permesso di incontrare le persone e gli amici giusti al momento giusto, con i quali continuo a condividere questo lavoro meraviglioso.

L’Idea Magazine: Sogni nel cassetto?
Walter Nicoletti: I sogni nel cassetto prendono solo polvere, preferisco sempre realizzarli.

L’Idea Magazine: Che cosa fai di bello nel tempo libero?
Walter Nicoletti: Mi dedico alla lettura di libri di filosofia, guardo film e serie tv, scrivo e pubblico quotidianamente notizie per il mio blog e dedico anche del tempo all’attività fisica per rimanere sempre in forma.

L’Idea Magazine: Potresti definirti con tre aggettivi?
Walter Nicoletti: Un folle sognatore ottimista.

L’Idea Magazine: Se tu avessi l’opportunità di parlare con una persona del passato, o anche del presente, qualsiasi persona che tu voglia, chi sarebbe e che cosa vorresti chiedere?
Walter Nicoletti: Sarebbe bello incontrare nel passato me stesso. Non gli chiederei nulla, ma vorrei solo ringraziarlo di aver avuto la forza e la determinazione di essersi rialzato ad ogni caduta.

L’Idea Magazine: Un messaggio per i nostri lettori?
Walter Nicoletti: Esprimo sincera gratitudine nei confronti di tutti lettori che hanno dedicato il proprio tempo alla lettura di questa intervista. Saluto da Matera, con profonda stima ed affetto, tutta la comunità degli italiani negli Usa.

“Ero in realtà interessato alla scrittura, ma pian piano il morbo della batteria ha prevalso, in quei lontanissimi anni…” Intervista esclusiva con Francesco Cusa [L’IDEA MAGAZINE 2021]

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

Francesco Cusa, batterista, compositore, scrittore, nasce a Catania nel 1966. Si trasferisce a Bologna nel 1989, dove si laurea al Dams nel 1994. Il suo percorso artistico lo porterà a suonare, negli anni, in Europa, America, Asia e Africa. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie.

L’Idea Magazine: Buongiorno Francesco. Allora, tu hai iniziato i tuoi studi musicali con il piano, poi sei invece passato alla batteria. Che cosa ti ha spinto al cambiamento?
Francesco Cusa: È stato del tutto casuale, giacché dopo il diploma chiesi in regalo una batteria per puro sfizio. Ero in realtà interessato alla scrittura, ma pian piano il morbo della batteria ha prevalso, in quei lontanissimi anni.

L’Idea Magazine: Da Bologna, dove ti sei laureato, il tuo percorso artistico ti ha portato in molte parti del mondo. Lo hai fatto sempre con il collettivo bolognese “Bassesfere”?
Francesco Cusa: Certamente, come musicista, una svolta è stata la mia decisione di trasferirmi da Catania a Bologna alla fine degli anni Ottanta, nella Bologna ancora pregna dell’humus della ricerca e intrisa di fermento. Erano gli anni della “Pantera”, delle lezioni al DAMS con Eco, Nanni, Celati, Clementi, Donatoni, gli anni della nascita di importanti collettivi artistici come quello di “Bassesfere”, di cui sono uno dei fondatori. È parte di un percorso che si dipana fra studi di batteria, concerti con Steve Lacy, Tim Berne, Kenny Wheeler, i tour per ogni dove, la creazione dei miei progetti da leader come “66sixs”, “Skrunch”, “The Assassins”, “Naked Musicians”, fondazione di una label e di un collettivo come Improvvisatore Involontario, l’insegnamento in conservatorio… Bassesfere ha rappresentato simbolicamente il senso del collettivo artistico, ancora prassi e laboratorio in quei fervidi anni.

L’Idea Magazine: Potresti parlarci del progetto artistico “Improvvisatore Involontario”?
Francesco CusaImprovvisatore Involontario nasce da una duplice esigenza. Da un lato la necessità di produrre musica senza dover “dipendere” dalle scelte di altre label (o dagli eventuali rifiuti). Dall’altra da una passione viscerale per le musiche contemporanee, nel tentativo di fare emergere ciò che continuerei a definire “underground”, senza tema di smentita. Per molti anni siamo stati un collettivo aperto, e abbiamo avuto decine e decine di iscritti da tutto il mondo. Poi, dopo esperienze memorabili, quale l’organizzazione di un tour americano e di tantissime rassegne, abbiamo deciso di esistere in quanto label, attualmente gestita da me, Mauro Medda e Paolo Sorge.

fc and the assassins

L’Idea Magazine: In questo momento fai parte di vari gruppi jazzistici…
Francesco Cusa: Attualmente sono leader dell’FCT TRIO con Tonino Miano e Riccardo Grosso, del FRANCESCO CUSA & THE ASSASSINS con Domenico Caliri, Giovanni Benvenuti, Ferdinando Romano, dell’ensemble: “NAKED MUSICIANS”, del progetto di sonorizzazione di film d’epoca “SOLOMOVIE”, dello spettacolo “DRUMS & BOOKS”, co-leader dei THE LENOX BROTHERS (Cusa/Mimmo/Martino) dei “THE BLACK SHOES” in duo con la flautista Giorgia Santoro, e dello spettacolo musical-teatrale “MOLESTA CRUDELTÀ”. in trio batteria e voce insieme alle attrici Alice Ferlito e Laura Giordani.  Il mio Naked Musicians” è un metodo di conduction musicale che è stato realizzato in varie parti del mondo e da cui è stato tratto anche un libro di teoria musicale sulla “conduction”, chiamato, appunto “Naked Performers”.

L’Idea Magazine:Il tuo NAKED PERFORMERS: “Elementi di Conduction” è un libro di teoria musicale. A che cosa fa riferimento?
Francesco CusaNaked Musicians è una forma di orchestrazione e direzione dell’improvvisazione collettiva, che rinforza il sottile legame fra la tradizione della musica classica e quella del jazz creando uno spazio intermedio tra la notazione e l’improvvisazione, nonché permettendo l’acquisizione di nuove competenze e prospettive. Tramite ciò è possibile identificare e sfruttare i punti deboli e quelli di forza di entrambi e rappresentare le limitazioni che hanno fra loro. Naked Musicians è un vocabolario di segni ideografici e gesti utilizzati per costruire un arrangiamento o una composizione in tempo reale. Ogni simbolo trasmette informazioni per l’interpretazione da parte del musicista o del collettivo in modo da dare le possibilità di modificare armonie, melodie, ritmi, articolazioni, un fraseggio o forme.

L’Idea Magazine: Componi anche musica, mi pare…
Francesco Cusa: Sì certo, da sempre.

L’Idea Magazine:Nella composizione di brani musicali, chi è stato il musicista che ti ha influenzato di più?
Francesco Cusa: Tim Berne senza dubbio, ma come non citare anche Zappa, Bartok, la musica seriale, ecc. In Italia sono stato fortunato ad avere studiato con Alfredo Impullitti e Domenico Caliri.

L’Idea Magazine: Insegni anche al Conservatorio di Reggio Calabria, dopo molti anni di insegnamento presso i conservatori di Benevento, Monopoli, Frosinone, Lecce. Trovi una differenza sostanziale nell’insegnare la batteria jazz con, per esempio, la batteria rock and roll?
Francesco Cusa: Nella sostanza no. Nella forma ci sono sostanziali differenze che occorre focalizzare al fine di “liberare” l’allievo dalle dipendenze dei vari stili.

L’Idea Magazine: Oltre alla musica, tu hai anche avuto molte esperienze letterarie. Di che cosa tratta il tuo primo libro, “Novelle crudeli” (2014)?
Francesco Cusa: Mi piace riportare i pareri di alcuni lettori che rispecchiano le mie intenzioni“Uomini incompresi ma compiaciuti di essere portati sul baratro della routine di coppia, personaggi ambigui, logorroici, consapevoli della propria bruttezza o della disonestà delle proprie azioni. In questo ritmo spasmodico denso di caratteri a volte molto differenti tra loro, trascende una lucida consapevolezza della condizione umana, con i difetti e le virtù che la contraddistinguono, e la “crudeltà” nel titolo, non estromette il lirismo che tra le righe si riesce a cogliere. Non vi aspettate banalità ma lasciatevi trasportare da una disperata follia in cui, con fascino dissacrante, la morte corporale o spirituale, denota in verità un cambiamento, l’inizio di una mutata esistenza”.
Francesco ama le donne. Donne cantate e musicate nelle sue novelle. Donne dai diversi ritratti psicologici che non si stanca di sottolineare. Incedono con i loro vestiti, talvolta macchiati di sangue, in un tramonto colmo di liberazione. Nei suoi racconti è presente sempre il lato oscuro del dolore. Il dolore agghiacciante, terribile, squarciante come lama sottile. Il dolore narrato, il dolore indicibile… “è forse questo canto, questa tenue melodia che nella notte si fa strada vezzosamente una carezza di mia madre …”

L’Idea Magazine: Con “Racconti molesti” del 2017 che intenzioni avevi?
Francesco Cusa: Dopo la crudeltà sentivo il bisogno di esplorare il territorio della molestia. Come qualcuno ha ben scritto a proposito del libro: “è un libro in cui ci sono ‘amore’, ‘donne’, ‘esseri sovrannaturali’ e – ovviamente − l’Autore, ma − essendo un libro di racconti molesti − nessuno dei summenzionati è come ci si aspetterebbe, o si desidererebbe”. Amo costruire trappole semantiche in cui far precipitare il lettore. Sono alla ricerca di un senso nell’assurdo, per tale ragione ordisco tranelli, utilizzando magari una trama particolarmente accattivante, ma sempre con lo scopo di escogitare un trucco che rimanda sempre a un altrove rispetto alla trama.

L’Idea Magazine: Di che cosa tratta “Stimmate”, il tuo libro del 2018?
Francesco Cusa: È una raccolta poetica, la mia seconda delle quattro finora edite. Si tratta di un lavoro concettuale molto certosino, suddiviso in ben tre sezioni: Stimmate, Rime Sbavate e Rizoma che, come ha ben scritto il critico Patrizio De Santis, comprendono il tema del radicamento: “La radice è il punto focale di tutta la struttura di questa opera poetica, e si tratta in verità di un rizoma lirico invisibile, poiché nella concezione spirituale e essenziale dell’ Essere come parte della Radice regna l’ invisibile, che è al di là del reale. Sono odi e canti profondamente visionari, pervasi di un aspetto mistico, come ci suggerisce l’eponimo titolo che svetta sulla copertina del libro, dove si intravede una mano metallica e virtuale attraversata da un foro che sta ad indicare la passione del Cristo. Lettura veloce, non complessa ma cantabile e musicale”.

L’Idea Magazine:Altro libro importante della tua carriera letteraria è “Il surrealismo della pianta grassa” (2019). Che argomento tocca?
Francesco Cusa: è una sorta di pamphlet, di zibaldone che riassume tutti i generi letterari in cui mi sono cimentato: la poesia, il racconto, il piccolo saggio, l’aforisma… una sorta di diario romanzesco e picaresco delle mie avventure nel mondo. Altamente consigliato.

L’Idea Magazine:È da poco uscito in libreria il tuo ultimo romanzo, “Vic”. Potresti parlarcene?
Francesco Cusa: Vic è un ragazzo-uomo maturo-anziano che vive la sua schizofrenica vita di scrittore in un luogo immaginario del Sud dell’Italia: Cotrone. È un personaggio che rappresenta il trauma irriducibile, il caso clinico principe oggetto delle ricerche dei freudiani. Fortunatamente lui se ne sbatte di tali indagini, giacché egli rappresenta il cortocircuito di ogni narrazione clinica volta all’individuazione del caso topico, del “problema” su cui orchestrare la riuscita di un progetto teorico. In questo senso Vic nasce per ridonare all’Occidente l’aura mitica della legge di natura, ciò che prevale rispetto alla legge morale; in buona sostanza per restituire l’uomo alla sua sacralità. Forse è giunto per consentirmi di esplorare alcuni aspetti oscuri della mia coscienza.

L’Idea Magazine:Stai lavorando ad altri romanzi al momento?
Francesco Cusa: Ho appena terminato il mio ultimo romanzo, “2056”, ambientato appunto in un futuro distopico, di cui preferisco non rivelare nulla. Spero di trovare una casa editrice per farlo uscire nel 2022. Inoltre, ho già pronte altre due raccolte poetiche che, per ora, sto tenendo nel cassetto.

L’Idea Magazine: La tua attività di musicista continua nonostante il Covid o ne ha sofferto molto?
Francesco Cusa: Naturalmente abbiamo sofferto tutti, adesso stiamo pian piano riprendendo a suonare con continuità.

L’Idea Magazine: Sogni nel cassetto?
Francesco Cusa: Vedere che succederà nel 2056 e riavere indietro i miei capelli.

L’Idea Magazine: Se dovessi definirti con tre aggettivi, quali sarebbero?
Francesco Cusa: Ambiguo, straniante, generoso.

L’Idea Magazine:Se avessi l’opportunità di poterti incontrare con un personagiio del passato  o del presente, qualsiasi persona, chi sarebbe e che cosa vorresti chiedere?
Francesco Cusa: Certamente Socrate. Gli direi se, alla luce dei fatti ai giorni nostri, sceglierebbe ancora di bere la cicuta.

L’Idea Magazine:Un messaggio per i nostri lettori?
Francesco Cusa: Seguite sempre i vostri deliri, non accontentatevi mai, dubitate sempre e… comprate i miei libri!

“La poesia è viva, fertile e vivace…” Intervista esclusiva con il poeta Fabio Strinati. [L’Idea Magazine July 2021]

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

Fabio Strinati (San Severino Marche, 19 gennaio 1983) è un poeta, scrittore, pianista e compositore italiano. Autore di numerose raccolte poetiche, è presente in diverse riviste e antologie letterarie. Sue poesie sono state tradotte in romeno, in bosniaco, in spagnolo, in albanese, in francese, in inglese, in catalano e in lingua croata.

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Tiziano Thomas Dossena: Fabio, hai debuttato come poeta nel 2014 con il libro «Pensieri nello scrigno. Nelle spighe di grano è il ritmo». Che cosa ti ha spinto a scrivere le poesie di quella raccolta e ad iniziare la tua vita di poeta?
Fabio Strinati: La verità è questa: dentro di me (in maniera piuttosto corpulenta), avevo
come una sorta di guazzabuglio senza né capo né coda; percepivo il caos. La mia mente assomigliava ad una stanza immersa nel disordine, e i miei pensieri, erano come in rivolta: tutto, si muoveva all’interno di un turbinio perfettamente fuori controllo. Ecco, il mio primo libro non è altro che lo sfogo di una persona fuori controllo, “non compos sui”.

“La poesia, è al pari di una pastiglia per me: è pura ed essenziale terapia.”

Tiziano Thomas Dossena: Tu curi una rubrica poetica dal nome «Retroscena» sulla rivista trimestrale del «Foglio Letterario». Puoi parlare un po’ di questa tua esperienza?
Fabio Strinati: Si tratta di una rubrica semplice e frugale, spontanea, senza fronzoli né orpelli, dove giovani poeti e non, esprimono le proprie libertà poetiche attraverso una sensibilità di fondo. “Retroscena” è un luogo ospitale, una stanza dove poter creare quadri, e affreschi di parole. Ma… è l’intera rivista del “Foglio Letterario” ad essere un luogo speciale. Un autentico capolavoro. E ad essere sincero, il merito di tutto questo è di Gordiano Lupi: scrittore, editore dal 1999, traduttore, finalista per ben due volte al Premio Strega. Un uomo di grande cultura, di grandissima sensibilità. Ha tradotto tutta l’opera di Nicolás Guillén, Obra Poética – 1922-1989, Edizioni Il Foglio, 2020. Basterebbe questo per capire la sua grandezza! Un libro monumentale. In Italia, con tutta onestà, dovrebbero apprezzare di più Gordiano Lupi.

“L’unico sogno che ho è quello di essere ricordato come una brava persona.”

Tiziano Thomas Dossena: Sei anche il direttore della collana poesia per le «Edizioni Il Foglio». Curi tutte le edizioni di poesia, allora? Trovi che  la poesia sia ancora viva nel DNA umano?
Fabio Strinati: Curare la collana “Poesia” per Il Foglio Letterario significa a tutti gli effetti arricchire ed ampliare il proprio bagaglio culturale. Il tutto, assomiglia come ad un enorme contenitore dove le più variegate energie dell’Universo si tengono per mano con naturalezza assoluta. Poi… sicuramente, tutto questo è possibile proprio perché la poesia è viva, fertile e vivace. Venire a contatto con molteplici sensibilità e sfaccettature è come andare in luna di miele con la poesia, che in fin dei conti, alberga nelle più nobili profondità del cuore umano.

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Nei cinque sensi e nell’alloro

Tiziano Thomas Dossena: Il tuo ultimo libro di poesie, “Nei cinque sensi e nell’alloro” (Edizioni Il Foglio, 2021) porta in sé una rilevanza emotiva particolare. Potresti parlarne?
Fabio Strinati: Si tratta una raccolta poetica-spirituale che nasce da un bisogno irrefrenabile di raccontare un dolore forte vissuto con il cuore in mano e la penna come compagna di un viaggio, a tratti sterminato; brevi poesie-preghiere che portano in superficie il dono della parola come testimonianza rara di una storia eterna. Versi che portano il peso di un dolore interminabile. Come fosse un lungo percorso illuminato dai fari d’una rinascita figlia della Vita, ogni poesia è pregna d’una Fede rara, che si manifesta con sincerità assoluta.

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Tiziano Thomas Dossena: Hai pubblicato in totale ben 21 libri, un fenomeno quasi ultraterrestre, considerando la tua età. Sono tutti libri di poesia? Parlane un po’, per cortesia…
Fabio Strinati: Sinceramente non li ho mai contati, ma sapere che sono 21, un po’ mi spaventa! Sono libri di poesia, pensieri, aforismi, sperimentazioni, preghiere; ho una spiritualità molto accentuata e questo mi porta ad approfondire alcuni lati di me che sono in qualche modo nascosti là, proprio negli abissi dell’animo umano. Ogni libro scritto, realizzato e pubblicato, per me, non rappresenta altro che un punto di inizio; mi piace ragionare come se stessi immerso dentro ad un lunghissimo viaggio; una lunga e sterminata strada dove è possibile viaggiare, scrutare, adocchiare ed infine, sostare con libera pazienza; i miei libri sono come delle macchie scure nel bel mezzo di un prato verde.

“…per me comporre risulta essere assolutamente vitaminico…”

Tiziano Thomas Dossena: Come musicista e compositore hai pubblicato per la Ema Vinci – L&C il disco dal titolo: “Chiaroscuro estemporaneo – Nel DNA il suono”. Che tipo di musica è? Intendi continuare a comporre musica?
Fabio Strinati: Per quanto riguarda il disco, si tratta di un lavoro che pone al centro di tutto l’identità del suono come lungo viaggio all’interno di un labirinto magico e sonoro. Ambienti nebulosi, stanze che si muovono nel “qui e ora” dando voce e spazio ad un canto libero in grado di diffondersi in un’immaginazione sconfinata. Ogni brano, possiede la sua forma, unica ed irripetibile; pennellate musicali che nascono da un’esigenza di mettersi a nudo attraverso la poetica del pianoforte. Un disco in grado di permeare l’anima degli ascoltatori (quelli più attenti) attraverso un dialogo continuo tra la nota musicale e il “tutto” che la circonda. Un disco di musica classica/contemporanea-sperimentale. La verità, è che per me comporre risulta essere assolutamente vitaminico: continuerò a farlo fino a quando nelle mie vene scorreranno i notturni di Chopin e gli Improvvisi di Schubert!

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Tiziano Thomas Dossena: Insegni anche pianoforte. Qual è la passione che è nata prima, la musica o la poesia? Visto che scrivi anche testi per canzoni, devo dedurre che queste due arti si complementano in te. Vorrei sapere, però, se a volte sono in concorrenza con la tua psiche, cioè se trovi che una sia più preponderante dell’altra in te?
Fabio Strinati: Musica e poesia sono sempre state dentro di me, fin dalla nascita. O almeno credo, e… tuttora, penso che l’una abbia bisogno dell’altra e viceversa. Anche se… quasi subito abbandono questa tesi un pochino strampalata. In realtà, sia la musica, sia la poesia, hanno il pieno diritto di vivere la propria vita, la propria identità e la propria dimensione, come tutto d’altronde: l’individualità come creatura unica ed irripetibile.

Tiziano Thomas Dossena: In genere, che cosa ti stimola a scrivere una poesia?
Fabio Strinati: L’irrequietudine che alberga dentro di me, proprio nella parte più profonda. La poesia, è al pari di una pastiglia per me: è pura ed essenziale terapia.

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Tiziano Thomas Dossena: E come inizia invece il processo creativo della tua musica?
Fabio Strinati: Di solito, tutto inizia dal silenzio. Uno stato di meditazione che fluttua al ritmo di un’esigenza permanente e costante; m’immergo nell’Universo e ragiono in maniera quadridimensionale. Metto in moto un meccanismo dove frequenze e sintonizzazioni si tengono per mano all’interno di un valzer cosmico; penso ai suoni e alle note, come fossero dei lampi gamma all’interno di uno spaziotempo (o cronòtopo) in grado di penetrarmi senza trovare resistenza alcuna.

Tiziano Thomas Dossena: Hai progetti in lavorazione?
Fabio Strinati: Sto mettendo in piedi con assoluta scrupolosità e passione, insieme a Maurizio Sinibaldi, uno spettacolo teatrale di musica e poesia da realizzare a Roma, in memoria di Gabriele Galloni, giovane poeta scomparso prematuramente lo scorso settembre. Sono poesie che fanno parte di una mia raccolta inedita dal titolo “Notturni”; testi un po’ torbidi e nebulosi, che una volta pubblicati in una silloge, saranno dedicati proprio a Gabriele. Sto lavorando molto sulla musica, che… ahimè, sarà anch’ella abbastanza torbida, e vagamente nebulosa.

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Tiziano Thomas Dossena: Sogni nel cassetto?
Fabio Strinati: L’unico sogno che ho è quello di essere ricordato come una brava persona.

L’Idea Magazine: Se tu potessi incontrare un personaggio del passato o del presente, qualsiasi persona, chi sarebbe e quale domanda porresti?
Fabio Strinati: Sicuramente Walt Whitman, e senza mezzi termini né troppi giri di parole, gli direi (con semplicità e sincerità assoluta): “Mio caro Walt, ma da dove diavolo è saltato fuori tutto quel coraggio che ti ha portato a scrivere un capolavoro assoluto come Foglie D’Erba? (Leaves Of Grass)”. Sì perché… oltre ad essere una penna eccezionale, per partorire un libro come quello bisogna avere anche (e soprattutto), una buona dose di coraggio! Siamo nel 1855! Davvero pazzesco! Semplicemente un genio.

Tiziano Thomas Dossena: Un messaggio per i nostri lettori?
Fabio Strinati: Cercate la Pace, e soprattutto, ricercate il bene, perché… soltanto così sarete davvero liberi.

BIBLIOGRAFIA

  • Pensieri nello scrigno. Nelle spighe di grano è il ritmo, 2014, Edizioni Il Foglio.
  • Un’allodola ai bordi del pozzo, 2015, Edizioni Il Foglio.
  • Dal proprio nido alla vita, 2016, Edizioni Il Foglio.
  • Al di sopra di un uomo, 2017, Edizioni Il Foglio.
  • Periodo di transizione, 2017, Bibliotheca Universalis.
  • Aforismi scelti Vol.2, 2017, Edizioni Il Foglio.
  • L’esigenza del silenzio, 2018, Le Mezzelane Casa Editrice.
  • Sguardi composti… e un carosello di note stonate, 2018, Apollo Edizioni.
  • Quiete, 2019, Edizioni Il Foglio.
  • Concertino per melograno solista, 2019, Apollo Edizioni.
  • Discernimento atrabile, 2019, Macabor Editore.
  • Lungo la strada un cammino, 2019, Transeuropa Edizioni.
  • La Calabria e una pagina, 2020, Meligrana Editore.
  • Toscana – Venezia solo andata, 2020, Calibano Editore.
  • Obscurandum, 2020, Fermenti Editrice.
  • Oltre la soglia, uno spiraglio, 2020, Edizioni Segreti di Pulcinella.
  • Frugale trasparenza, 2020, Edizioni Segno.
  • Anime tranciate, 2020, CTL Editore Livorno.
  • Aforismi in un baule, 2021, Edizioni Segreti di Pulcinella.
  • Nella valle d’Itria il sole e l’oro, 2021 Nuova Palomar Editore.
  • Nei cinque sensi e nell’alloro, 2021, Edizioni Il Foglio.

Sono felice della mia vita, della mia famiglia e della vita semplice… Intervista esclusiva con l’autore Vincenzo Di Michele. [L’Idea Magazine, 2021]

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

Vincenzo Di Michele , detto Enzo, Scrittore, Giornalista Pubblicista, è nato e vive a Roma.
Laureato in Scienze Politiche indirizzo Politico Amministrativo con la votazione di 110/110 all’Università di Roma “La Sapienza”, ha pubblicato numerosi scritti sulle disposizioni legislative, ed in particolare, sulla normativa del Codice della Strada.
Di Michele è l’autore di ben dieci libri, dei quali uno pubblicato anche in inglese.

Tiziano Thomas Dossena: Dott. Di Michele, Lei scrive principalmente libri che trattano la storia della Seconda Guerra mondiale, ma il suo primo libro fu “La famiglia di fatto”. Di che cosa tratta?
Vincenzo Di Michele: Quando scrissi nell‘anno 2008 il libro “La famiglia di fatto “ non esisteva nei fatti una legislazione sulla convivenza more uxorio. Esistevano però già da allora, moltissime convivenze tra uomini e donne. Era dunque necessario porre all’attenzione pubblica e del legislatore quel giusto impulso per codificare al fine di ottenere un’adeguata tutela di entrambi i conviventi riguardo le situazioni reali della vita di tutti i giorni e altri aspetti, come a esempio: i rapporti contrattuali tra conviventi, il diritto di proprietà sull’abitazione comune, il contratto di locazione della casa comune, il decesso del partner e alcune soluzioni patrimoniali per assicurare al proprio compagno un certo beneficio economico.

Tiziano Thomas Dossena : Ha anche scritto un libro che è praticamente un manuale per chi vuole ottenere l’annullamento del matrimonio presso La Sacra Rota...
Vincenzo Di Michele: Ho voluto fare chiarezza su alcune questioni mai messe adeguatmente in risalto all’attenzione pubblica. A esempio nei fatti numerose coppie unite in matrimonio con rito religioso, al momento della separazione sceglievano il tribunale ecclesiastico anziché quello civile. Ci si chiedeva se era una scelta di carattere religioso, per avere la possibilità di risposarsi in chiesa, oppure si mirava a un beneficio economico, dato che le sentenze di nullità ecclesiastica, a differenza del divorzio civile, non comportano l’obbligo di un riconoscimento economico nei confronti dell’ex coniuge?
Nel mio libro ho dunque analizzato: i motivi di nullità del matrimonio (dall’immaturità alla simulazione, dall’infedeltà alla gelosia, dall’egoismo al maschilismo, dall’infertilità all’esclusione della prole, dall’impotenza ai comportamenti sessuali trasgressivi), le modalità processuali e i costi che si devono affrontare, inclusi gli eventuali oneri aggiuntivi al tribunale della Rota Romana, smentendo l’opinione comune secondo la quale il procedimento di nullità del matrimonio religioso sarebbe una procedura riservata a pochi benestanti.

Tiziano Thomas Dossena : E non dimentichiamo il libro “Guidare Oggi”, che in un certo senso fa parte della Sua specializzazione, avendo progettato dei Centri di Educazione Stradale per bambini e un parco scuola itinerante presso il “Parco Scuola del Traffico di Roma”…
Vincenzo Di Michele: “Guidare Oggi” è un libro sulla PREVENZIONE contro i drammatici e sempre presenti incidenti mortali che si riscontrano nelle nostre strade. Sono un insegnante di teoria , un istruttore di pratica per tutte le categorie di patenti. Per tale ragione ho ritenuto utile dare quelle spiegazioni in più che non sempre sono presenti nei manuali di guida. Cito a esempio il trasporto su strada delle attrezzature turistiche e sportive (windsurf, canne da pesca, barche e gommoni, roulotte, rimorchi di vario tipo), di cui spesso si ignorano le regole causando gravosi incidenti, e di circolazione di SUV, camper, trattori agricoli, autocarri e furgoni, con le relative problematiche.
Al motociclista si suggeriscono l’abbigliamento più adatto, la condotta di guida, le norme di sicurezza per il trasporto dei bambini e si mette in guardia dai maggiori rischi e pericoli per sé e per gli altri a bordo di un ciclomotore.
Per ultimo, ma non meno importante, si tratta l’importante argomento delle assicurazioni: bisogna conoscere e capire le clausole del contratto stipulato perché, in determinate situazioni, potrebbero non essere tenute a rispondere dei danni e poi le risposte ai dubbi e ai quesiti più impensati degli automobilisti. Invece Il “Parco Scuola del Traffico” di Roma , di cui sono molto fiero di esserne stato il responsabile tecnico nella predisposizione della segnaletica stradale , consiste in un autentico percorso stradale in scala 1:2, dove tutto è simile alla realtà. È un’area appositamente attrezzata con incroci, rotatorie, semafori, segnali stradali, attraversamenti pedonali per educare i giovani dai 4 ai 17 anni con mini vetture , ciclomotori da 50 cc. e minivetture per diversamente abili. Insomma una mini città con la finalità dell’insegnamento stradale per i bambini e per i ragazzi.

Tiziano Thomas Dossena : Però il suo forte come scrittore è certamente la storia. Con questo tema ha scritto vari libri che hanno vinto molti premi e riconoscimenti. Il Suo primo libro su questo tema,“Io, Prigioniero in Russia”, è stato pubblicato ben tre volte, la prima volta nel 2008da Maremmi Editori, poi nel 2010 da “La Stampa” e successivamente edito nel 2019 da “La Repubblica” nella raccolta “Enciclopedia degli Alpini”, con oltre 50.000 copie vendute. È un successo più che invidiabile. Può parlarcene un po’?
Vincenzo Di Michele: Il Libro “Io prigioniero in Russia” è nato dal diario autografo di mio padre.Praticamente dopo ben 50 anni anni della sua avventura bellica in Russia decise di scrivere il suo racconto nel 1993. Quel diario scritto da mio padre doveva essere necessariamente reso pubblico anche perché sono molti quelli che credono di conoscere una realtà che non hanno mai vissuto e, proprio perché non hanno mai conosciuto questa sofferenza, si sentono spesso audaci nel mostrare il loro istinto violento. La tragedia dell’ARMIR è stata una vera disfatta per l’esercito italiano. In realtà e a onor di verità è stato proprio mio padre a rendere omaggio a me con il grande successo e la notorietà acquisita grazie a questo libro. La richiesta di nuove copie è ancora notevole, tanto è che proprio ora mel mese di Giugno 2021 ho dovuto rieditare nuovamente il LIBRO “ Io prigioniero in Russia “ questa volta con il marchio editoriale VINCENZO DI MICHELE.

Tiziano Thomas Dossena : “Mussolini finto Prigioniero al Gran Sasso” del 2011 ebbe pure un notevole successo. L’argomento mi interessa molto perchè io stesso sto completando un libro nel quale è citata l’esperienza del poeta Federico Tosti in merito al Gran sasso proprio nel periodo quando Mussolini vi era imprigionato. Su che cosa si basa la Sua teoria?
Vincenzo Di Michele: Fu una prigionia ‘finta’ quella di Mussolini a Campo Imperatore, tra il 28 agosto e il 12 settembre del 1943. È vero che la liberazione dei tedeschi si concretizzò pienamente nella completezza della sua azione sceniche con tanto di alianti e paracadutisti al seguito, ma gli agenti di custodia non opposero alcuna resistenza. In questo libro ho svelato episodi e testimonianze inedite. Grazie alle testimonianze dei pastori abruzzesi e di chi era presente nel settembre 1943 nella località montana abruzzese, sono stati accertati e riscontrati avvenimenti storici sinora sconosciuti. Addirittura, è stata menzionata la presenza di tre personaggi nell’albergo di Campo Imperatore invitati proprio dal tenente Alberto Faiola, Comandante del nucleo Carabinieri addetto alla sorveglianza di Mussolini al Gran Sasso. Uno di questi personaggi, Alfonso Nisi, rilasciò un’intervista dove dichiarò la sua presenza in quei giorni proprio in quell’albergo. Tale notizia—restando peraltro inosservata—fu così riportata ai primi degli anni 60, dalla rivista Storia Illustrata: “Che tutto il servizio di sicurezza e di sorveglianza intorno a Mussolini funzionasse bene e severamente—lassù a 2130 metri d’altezza—non si può certo dire. Quelle giornate tra il 28 Agosto e il 12 Settembre hanno avuto anche alcuni strascichi giudiziari per cause intentate dal Tenente Faiola contro Alfonso Nisi, un grosso armentiere di Bracciano ed ex amico dell’Ufficiale, il quale ebbe a dichiarare che Mussolini a Campo Imperatore poteva fare quel che gli pareva e piaceva, vedere gente, ricevere e inoltrare lettere clandestine, e che, insomma, la sorveglianza non era né stretta né efficace. Sta di Fatto che il Nisi, tanto per dirne una, si trovò presente al momento della liberazione di Mussolini, e che la sua presenza lassù era certamente indebita”. Gli addetti alla sorveglianza erano circa 80 tra Poliziotti e Carabinieri. Comandavano le operazioni, l’Ispettore di Polizia Giuseppe Gueli ed il Tenente dei Carabinieri Alberto Faiola. L’appartamento destinato a Mussolini era il numero 201, al secondo piano, composto da: camera, salottino e bagno con finestre che aprivano sul davanti dell’albergo e un ambiente separato e contiguo, destinato ai custodi personali. Il maresciallo dei Carabinieri Osvaldo Antichi, nativo di Modena, presiedeva all’incarico della ‘stretta’ sorveglianza. In realtà, il 12 settembre 1943, giorno in cui ci fu la liberazione di Mussolini al Gran Sasso gli agenti di custodia non opposero alcuna resistenza all’esercito tedesco atterrato a Campo Imperatore con gli alianti per liberare il Duce. Eppure, il tenente Alberto Faiola, Comandante dei Carabinieri al Gran Sasso, fu encomiato per la sua piena aderenza alle disposizioni impartite.

Tiziano Thomas Dossena : Nel 2013 ha deviato dagli argomenti storici ed ha pubblicato “Pino Wilson – vero capitano d’altri tempi”. Che cosa l’ha spinto a scrivere questo libro?
Vincenzo Di Michele: La storia calcistica di quel periodo annoverava fior di campioni. In effetti c’erano molti fuoriclasse. Sul fronte milanista troneggiava un certo Gianni Rivera, mentre nella squadra della vecchia signora primeggiava l’inossidabile Dino Zoff. Nell’Inter gli elementi di spicco di certo non mancavano, con Burgnich, Facchetti e Mazzola. La domanda allora sorge pressoché spontanea: perché Pino Wilson? Senza nulla togliere al merito dei giocatori citati, bisogna dire che il capitano della Lazio ha avuto una storia caratteristica e intrigante, ma anche controversa e sofferta, con aspetti che in alcuni casi sono ancora tutti da chiarire. Che Pino Wilson fosse il vero emblema della Lazio di quei tempi, era ben noto agli addetti ai lavori. Illuminante in questo senso è stata l’affermazione perentoria del mitico Silvio Piola: “Certo che il segreto della Lazio è proprio in quell’omino con la fascia che gioca lì dietro!” Che si trattasse di un giocatore al di sopra della media lo dicono i numeri: quasi quattrocento presenze con la maglia della Lazio, e sempre con la fascia di capitano al braccio. Per non parlare poi della sua militanza nella Nazionale. E non dimentichiamo che la Lazio degli anni ’70 era una squadra vincente, in cui giocava un certo Giorgio Chinaglia, personaggio con il quale Wilson condivise intensi momenti della sua storia. Che a Wilson fosse riconosciuta una forte personalità, sia in campo che fuori, trova conferma in quel soprannome, “Il padrino”, che gli avevano affibbiato. Che fosse stato reclutato per giocare in America con il Cosmos insieme a campioni del calibro di Pelé e Beckenbauer, è anche questo uno degli allori del suo palmares. Giocava in una squadra capricciosa e stizzosa, come titolavano i rotocalchi dell’epoca, una squadra particolarmente sfortunata e perseguitata dalle disgrazie. Pur essendo lui il capitano, nonché l’elemento cardine della Lazio, l’attenzione dei media in prevalenza era rivolta su Chinaglia. Del resto, non poteva essere diversamente. Tra gol, provocazioni e gesti impulsivi, “Long John” era senza dubbio il personaggio di richiamo per le testate giornalistiche, nonostante Giuseppe Wilson fosse unanimemente riconosciuto come un grande giocatore. In effetti il capitano della Lazio ebbe un alto rendimento calcistico per tutto il decennio in cui giocò in squadra e vestì anche la maglia della Nazionale giocando anche ai mondiali del 1974 in Germania.

Tiziano Thomas Dossena : Nel 2015 è ritornato al ventennio fascista con “L’ultimo segreto di Mussolini”, che fu pubblicato anche in inglese. Quanta ricerca ha dovuto fare per questo libro?
Vincenzo Di Michele: Il libro “L’ultimo segreto di Mussolini non è nient’ altro che la riprova di quanto affermato nel libro Mussolini finto prigioniero al Gran Sasso con ulteriori testimonianze e fatti più concreti e soprattutto testimonianze scritte rilasciate a me personalmente dagli stessi agenti di guardia di Mussolini. Alla resa dei conti la liberazione di Mussolini al Gran Sasso fu un accordo sottobanco tra i tedeschi e il governo Badoglio

L’Idea Magazine:“Cefalonia, Io e la mia storia”è il suo libro del 2017. Sono un po’ confuso al proposito della presentazione del libro, che viene definito ‘autobiografico’. Dato che Lei ha solo 58 anni, non è possibile che si riferisca a Lei. Potrebbe spiegarmi in merito, onde chiarire la confusione?
Vincenzo Di Michele: Quando scrivi un libro, scrivi anche la tua storia, che poi è pure quella della tua famiglia. E noi una storia l’avevamo.
Immagini una famiglia che aveva una disgrazia in casa e ciononostante sperava che prima o poi sarebbe arrivata la lieta e sospirata notizia. Immagini una storia che ha avuto inizio ai primi del Novecento tutta riassunta in un pugno di foto in bianco e nero che ogni tanto guardo. Immagini,davanti alla mia scrivania,l’ingrandimento di una vecchia fotografia appesa alla parete con mio zio Clorindo che non è più tornato da Cefalonia. Praticamente io sono nato con questa storia dentro casa e così mi è stata tramandata..
Insomma, un copione studiato e ristudiato per molti anni con repliche giornaliere, festivi compresi, per un susseguirsi di azioni quotidiane che si svolgevano nel contesto della mia famiglia. Così per anni, sempre ai comandi del mio senso del dovere familiare, complice una mia ostinata tendenza a non voler mai mollare nulla, continuavo nella mia ricerca e in quel“chi ha notizie di mio zio Clorindo. Tanto per dirne una , recentemente sono stato anche al Tribunale militare di Roma per assistere al processo che aveva come imputato l’ufficiale tedesco Alfred Stork, accusato di“concorso in omicidio continuato a danno di militari italiani prigionieri di guerra”per i crimini commessi a Cefalonia durante la seconda guerra mondiale. C’era anche un superstite della divisione Acqui stanziata a Cefalonia. Non si sa mai … avevo portato con me le foto di mio zio Clorindo.

Tiziano Thomas Dossena : Un tema più che interessante il suo libro del 2019, “Animali in Guerra, Vittime Innnocenti”. Che cosa l’ha ispirata a ricercare questo soggetto?
Vincenzo Di Michele: Nelle due guerre mondiali del ’15-’18 e del ’39-’45, ci sono stati eroi che nelle cronache e nella storiografia sono rimasti in secondo piano: gli animali.
Grazie alle testimonianze contenute nei diari dei soldati italiani al fronte, vengono narrate le storie e i legami affettivi che si instaurarono tra gli uomini e gli animali nel corso delle due guerre.
Cavalli, muli, cani, gatti,piccioni e altri animali furono coinvolti in una guerra che non apparteneva a loro.
Ciononostante, questi umili e silenziosi quattro zampe hanno combattuto fianco a fianco insieme ai nostri soldati, e alla fine, sono diventati i loro inseparabili amici e resteranno per sempre un
pezzo fondamentale della nostra storia.
La storiografia ha sempre concentrato le sue attenzioni al solo contributo logistico riguardo l’utilizzo degli animali in guerra, mentre è stata più che carente nella disamina delle argomentazioni inerenti le afflizioni e il tributo di sangue versato dagli stessi animali.
“Perché non venne riconosciuta agli animali una totale neutralità bellica?” “Dov’erano gli uomini mentre si commettevano codeste infami e crudeli barbarie ai danni di bestie innocenti?”
L’opera è dunque incentrata sulle sofferenze patite dagli animali in guerra ( 1915/18 e 1940/ 45) che altro non furono se non umili personaggi soggiogati all’egoismo umano.

Tiziano Thomas Dossena : Siamo arrivati alfine al 2020 ed ecco che Lei pubblica il libro “Alla ricerca dei dispersi in guerra – Dal fronte greco a El Alamein fino alla Russia: i familiari dei caduti raccontano le loro storie”. Deve essere stato molto stancante a livello emotivo raccogliere le testimonianze dei familiari dei caduti…
Vincenzo Di Michele: Le cito un brano del libro : “ La prima tappa era alla stazione dei treni dove attendevamo e trepidavamo alla vista dei lenti convogli carichi di reduci miracolati. In una manciata di minuti si consumava amaramente quella lunga e speranzosa attesa. «Niente da fare, anche quel giorno, mio padre non era presente.» A seguire ci contattò un individuo che in cambio di denaro ci forniva notizie di mio padre disperso in Russia. Scoprimmo però che era solo un raggiro. Aveva infatti già contattato diverse famiglie per truffarle e cosa più grave: per illuderle.”
Insomma questo per dirle che Dal Don a Nikolaevka, da Tobruk al fronte jugoslavo fino a Cefalonia, in questo libro viene narrata la mia storia e quella di tante altre famiglie che hanno raccontato le loro vicende e le problematiche affrontate durante la ricerca del proprio caro disperso durante la II guerra mondiale. Gli Italiani in Russia con gli alpini in testa, si avventurarono in una dolorosa ritirata. Moltissimi soldati invece morirono nei campi di concentramento. Da Suzdal a Tambov, da Mičurinsk a Nekrilovo,da Oranki a Krinovaja, fino ai campi di prigionia di Tashkent e PaktaAral nelle regioni del Kazakistan e Uzbekistan, vengono narrate attraverso le testimonianze dei reduci le sofferenze patite dai prigionieri italiani nei lager sovietici.

Tiziano Thomas Dossena : La Sua opera preferita?
Vincenzo Di Michele: Ogni libro è una mia opera e nel momento in cui la realizzo mi impegno fortemente. Le preferite ? Le storie della mia famiglia perché ci sono i miei affetti.

Tiziano Thomas Dossena : Sta lavorando ad altri libri di questo filone bellico?
Vincenzo Di Michele: I tedeschi sapevano di quello che accadeva agli ebrei?
Questa domanda non ha ancoratrovato una risposta in me. Com’è possibile che un popolo che ha prodotto opere di estrema elevatezza morale, ricche di sensibilità e di amore universale, lucide e rigorose nell’analizzare le debolezze ed i lati oscuri dell’uomo, abbia potuto generare e tollerare uno dei più gravi misfatti dell’umanità: lo sterminio del popolo ebraico durante il periodo del nazionalsocialismo?

Tiziano Thomas Dossena : Alcuni Suoi libri sono stati allegati a vari giornali, oltre alla regolare edizione. Come ha iniziato con questo sistema e quanto lo ha trovato efficace?
Vincenzo Di Michele: È un lavoro molto complesso e variegato, con molte variabili. Dietro un libro ci sono molte persone: c’ è una ricerca storica che va avanti per anni e anni , ci sono i correttori di bozze, i ricercatori, i grafici , i tipografi, i giornalisti, i distributori…e poi ci sono soprattutto i lettori perche sono loro e solo loro, i veri protagonisti che daranno il loro giudizio sincero sull’opera realizzata

Tiziano Thomas Dossena : Noto che ha molti interessi, come provato dai Suoi libri. Ha anche dei passatempi o altri interessi?
Vincenzo Di Michele: Il mestiere del giornalista mi porta ad avere molti interessi e passioni.

Tiziano Thomas Dossena : È mai stato negli Stati Uniti? Che cosa pensa della globalizzazione?
Vincenzo Di Michele: Si, sono stato negli Stati Uniti. Non credo nella globalizzazione. Credo nell’identità nazionale fortemente coadiuvata da un processo di cooperazione tra i vari stati , ma non sono molto favorevole alle ridondanze e sovrapposizioni di intese globalizzate.

Tiziano Thomas Dossena : Sogni nel cassetto?
Vincenzo Di Michele: Sono felice della mia vita, della mia famiglia e della vita semplice . Il mio sogno nel cassetto è quello di una società meno violenta e più vicina a Dio e al bene.

Tiziano Thomas Dossena: Se dovesse definirsi con tre aggettivi, quali sarebbero?
Vincenzo Di Michele: Semplice, tenace, divertente.

Tiziano Thomas Dossena : Se avesse la possibilità di parlare con un personaggio del passato o del presente, qualsiasi personaggio, chi sarebbe e che cosa chiederebbe?
Vincenzo Di Michele: Penso che Dante Alighieri si sia gia espresso al meglio nella sua Divina Commedia.

Tiziano Thomas Dossena : Un messaggio per i nostri lettori?
Vincenzo Di Michele: Scusate se vi ho annoiato con le mie chiacchiere.

www.vincenzodimichele.it

Quello che ho svolto…l’ho sempre fatto con passione e curiosità. Intervista esclusiva con lo scrittore Alberto Cioni [L’Idea Magazine 2021]

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

Alberto Cioni ha vissuto per lunghi periodi tra la Toscana e la Gran Bretagna. Nel febbraio del 2001 ho collaborato con la BBC di Londra a una trasmissione televisiva di lingua italiana dal titolo Italian Journey, come redattore di testi e di dialoghi. Negli anni seguenti ha lavorato per delle case editrici di Firenze come redattore e correttore di bozze, tra cui EdM ed Edizioni Polistampa e nel 2004 ha trascritto le memorie e curato la parte iconografica del libro autobiografico di Giuliana Rossi (la moglie fiorentina dell’attore Carmelo Bene) dal titolo I miei anni con Carmelo Bene, pubblicato da EdM l’anno successivo.
Dopo i suoi lavori nell’editoria ha svolto alcune collaborazioni come tecnico-giornalista per Radio Radicale, poi con dei quotidiani fiorentini tra cui «Il Nuovo Corriere di Firenze» e il «Corriere Fiorentino/Corriere della Sera».
Il suo romanzo, dal titolo Uno, è stato pubblicato nel maggio del 2020 dalla casa editrice Ensemble Edizioni di Roma.
Ha lavorato come comparsa, figurazione speciale, controfigura, per diverse produzioni cinematografiche americane, italiane, britanniche e per spot pubblicitari per la Tv italiana, tutti ambientati in Toscana, tra cui il film Hannibal di Ridley Scott, The face of an angel di M. Winterbottom dove interpreto uno dei tanti giornalisti, Inferno di Ron Howard, e altre partecipazioni per film, spot pubblicitari e serie televisive italiane/internazionali.

Alberto Cioni alla presentazione del libro Uno, Conventino Caffè Letterario, Firenze 10.10.20)

Tiziano Thomas Dossena : Nel febbraio del 2001 hai collaborato con la BBC di Londra a una trasmissione televisiva di lingua italiana dal titolo Italian Journey. Fu questo il tuo esordio come redattore? Come arrivasti alla BBC?
Alberto Cioni: Sì esattamente, a metà febbraio del 2001 ho collaborato con la BBC di Londra presso la loro sede BBC White City a Wood Lane, come redattore di testi e di dialoghi di lingua italiana per la trasmissione televisiva “Italian Journey”. Il lavoro consisteva prevalentemente nel trascrivere e revisionare i sottotitoli italiani del programma, e di fornire consulenza e supporto con approfondimenti culturali riguardo la lingua, e altre conoscenze relative la Toscana e l’Italia. Questa collaborazione con la BBC parte più o meno a metà degli anni Novanta, quando avevo frequentato i corsi di letteratura italiana all’Università di Edimburgo. Una mia ex compagna di questi corsi, di nazionalità inglese, completati i suoi studi accademici iniziò a lavorare alla BBC di Londra, fino a diventare una responsabile. Al termine del reportage/documentario “Italian Journey” che aveva realizzato con la sua troupe televisiva nel 2000 in Toscana e in Emilia Romagna, mi chiese se fossi interessato e disponibile a collaborare a questo progetto, occupandomi della redazione dei sottotitoli, dialoghi. Nel 2000-2001 stavo scrivendo la mia tesi in letteratura italiana dal titolo “Arturo Loria e Il Mondo” (tesi sullo scrittore fiorentino Arturo Loria e sulla nascita del giornale Il Mondo, da lui fondato con Eugenio Montale e Alessandro Bonsanti a Firenze nel 1945) presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze. Così accetto la proposta della mia ex-compagna di studi, e mi trasferisco nel febbraio del 2001 a Londra, città nella quale avevo già vissuto negli anni precedenti, per collaborare a questo programma per la televisione. La mia prima esperienza come redattore.

A. Cioni nel Film Inferno di Ron Howard, Firenze 2015

Tiziano Thomas Dossena : Dopo di ciò hai lavorato per delle case editrici di Firenze, sempre come redattore. Che cosa ti è rimasto di quella esperienza?
Alberto Cioni: Dopo essermi laureato nell’estate del 2001 ho iniziato a cercarmi un lavoro nell’editoria come redattore, editor, che in quel periodo erano le professioni cui aspiravo maggiormente. Ho iniziato a collaborare con alcune case editrici dell’area fiorentina, tra cui E-ducation.it / Scala Group, con cui ho partecipato come redattore al progetto Le antologie della poesia straniera, una serie di antologie di poesia greca, latina, italiana, russa e francese che venivano vendute insieme al giornale «la Repubblica». In seguito ho collaborato con la casa editrice EdM con un diverso progetto, trascrivendo le memorie e curando la parte iconografica del libro autobiografico di Giuliana Rossi (che era stata la prima moglie fiorentina dell’attore Carmelo Bene) dal titolo I miei anni con Carmelo Bene, libro successivamente pubblicato sempre da EdM nel 2005. Poi sono seguite altre brevi collaborazioni con alcune case editrici. Tuttavia l’esperienza di redattore nelle case editrici mi è tornata più volte utile, ad esempio quando ho svolto il lavoro di giornalista, riconoscendo abbastanza facilmente errori, refusi che a volte potevo trovare nei miei articoli prima di essere pubblicati, sia quando ho lavorato sulle bozze del mio romanzo prima della sua pubblicazione con i redattori della casa editrice.

Tiziano Thomas Dossena : Poi hai fatto pratica come tecnico-giornalista. Puoi parlarci un poco di questo periodo della tua vita?
Alberto Cioni: Nell’ultimo anno di università e durante le mie collaborazioni con le case editrici mi ero avvicinato al giornalismo iniziando a scrivere di cronaca per il quotidiano “Il Corriere di Firenze”, che poi divenne “Il Nuovo Corriere di Firenze”. In seguito entrai in contatto con la redazione di Radio Radicale della sede di Firenze, con cui iniziai a collaborare come tecnico-giornalista seguendo le attività politiche nel centro Italia, Toscana, Emilia Romagna e Marche. Questo lavoro consisteva nella registrazione audio di convegni, incontri, congressi di partiti e di politici italiani che si svolgevano in diverse città e luoghi, come gli hotel, le librerie, le piazze, i palazzetti dello sport, le università, le feste dell’Unita e dell’Amicizia etc. Le tracce audio di queste registrazioni le inviamo poi alla sede centrale di Radio Radicale di Roma per essere trasmesse.

Tiziano Thomas Dossena : Ti sei anche dedicato alla letteratura scrivendo due romanzi, uno ancora inedito e l’altro pubblicato nel 2020 dalla casa editrice Ensemble Edizioni di Roma. Vorresti parlarci di questo tuo debutto come autore nel campo editoriale?
Alberto Cioni: Sì, “Uno” è il mio secondo romanzo, il primo pubblicato dalla casa editrice Ensemble. Si tratta di un libro sul genere del romanzo di formazione.
Pietro Neveni, il protagonista, descrive in prima persona il suo viaggio iniziatico – e la sua ambizione di diventare uno scrittore – dal paese di provincia da cui proviene, al suo trasferimento prima a Milano, dove si iscrive all’Università che frequenta soltanto per pochi mesi, per poi spostarsi a Parigi, dove in gran parte è ambientato il romanzo. Nel capoluogo lombardo trova un lavoro come assistente bibliotecario, ma soprattutto incontra François, un ragazzo parigino che studia all’Accademia di Belle Arti, con cui nasce un’amicizia di natura intellettuale. Pietro dopo questo incontro, che cambierà il suo destino, sarà incoraggiato da François a proseguire nella ricerca del suo sogno di diventare uno scrittore, tanto da ospitarlo nel suo appartamento parigino alla ricerca di quell’ispirazione che Pietro sembra non riuscire a trovare a Milano.
Il romanzo è incentrato su diversi dialoghi e conversazioni di natura letteraria e artistica, affronta temi di vita introspettiva, e in prevalenza parla della vocazione, che è uno dei temi ricorrenti del libro, dell’ossessione che può scaturire da un’ambizione letteraria, che va oltre le esigenze e le richieste che ogni giorno la vita ci rivolge, le quali rischiano tuttavia di rallentare e di compromettere la ricerca del nostro destino, della stessa vocazione.

Tiziano Thomas Dossena : Il tuo primo romanzo breve di che cosa trattava?
Alberto Cioni: Prima di “Uno” avevo cercato di pubblicare un breve romanzo su una banda di bambini-ragazzini, una storia che cercava di ispirarsi alle avventure evocate ne I ragazzi della via Pál di F. Molnár e Il signore delle mosche di W. Golding. Il tema principale di questo romanzo inedito voleva essere la ribellione, con i suoi risvolti positivi e negativi, la ribellione radicale di una banda di questi bambini-ragazzini nei confronti degli usi e della vita in generale.

Tiziano Thomas Dossena : Hai altri progetti letterari in lavorazione?
Alberto Cioni: Ho delle idee, tra cui forse anche di scrivere il continuo di “Uno”.

Alberto Cioni nel film The face of an angel di M. Winterbottom, Siena 2013

Tiziano Thomas Dossena : Oltre al giornalismo e all’editoria, vedo che hai anche interessi nel mondo del cinema. Hai lavorato come comparsa, figurazione speciale, controfigura, per diverse produzioni cinematografiche americane, italiane, britanniche. Quali parti hai fatto e in quali film?
Alberto Cioni: La prima esperienza come comparsa è avvenuta nel 2000 a Firenze nel film Hannibal di Ridley Scott, con Hannibal Lecter interpretato da Anthony Hopkins, con Giancarlo Giannini. In seguito ho interpretato uno dei giornalisti nel film The face of an angel di M. Winterbottom, con l’attrice Kate Beckinsale, gli attori Daniel Brühl, Valerio Mastrandrea, un film sul giornalismo investigativo ispirato a un fatto di cronaca, il delitto di Meredith Kercher avvenuto a Perugia nel 2007. Nel film Inferno di Ron Howard con Tom Hanks e Felicity Jones, ambientato in parte a Firenze, sono stato uno degli agenti della CIA. Mentre come controfigura ho sostituito per alcuni giorni la controfigura ufficiale all’attore australiano Christopher Egan nel 2009 a Siena nel film Letters to Juliet di Gary Winick, con Amanda Seyfried, Vanessa Redgrave, Franco Nero.

Poi altri piccoli ruoli per altrettante importanti produzioni cinematografiche / televisive italiane e internazionali, tra cui il film Il giovane favoloso su Giacomo Leopardi diretto da Mario Martone, e la serie televisiva statunitense “Hannibal”, dove alcuni episodi di questa serie furono girati nel 2014 a Firenze con la regia del Premio Oscar Guillermo Navarro, che per una scena mi scelse come autista di Hannibal Lecter, interpretato in quell’occasione dall’attore Mads Mikkelsen.

Alberto Cioni nel film Il giovane Favoloso di Mario Martone, Firenze 2013)

Tiziano Thomas Dossena : Pensi di dedicarti alla recitazione cinematografica in futuro?
Alberto Cioni: Mi piace molto il cinema, e sono affascinato dai bravi attori e dal loro talento. In realtà, pur avendo vissuto molti film dall’interno, e visto recitare da vicino dei grandi attori, non ho mai veramente pensato di fare questo mestiere, ma soprattutto credo di non esserne in grado. Anche quando iniziai circa venti anni fa a fare queste prime esperienze nel cinema, pensavo all’incirca allo stesso modo.

Tiziano Thomas Dossena : Organizzi anche mostre d’arte e hai redatto libri d’arte. Da dove è nato questo tuo interesse per l’arte?
Alberto Cioni: La passione per l’arte mi è nata durante gli anni universitari, frequentando da lì in poi sempre più mostre di arte contemporanea. Poi ho cominciato a lavorarci in questo ambiente, prima con delle collaborazioni, poi con maggiore continuità con artisti toscani, redigendo alcuni libri d’arte e contribuendo all’allestimento di alcune mostre personali e collettive.

Tiziano Thomas Dossena : Il tuo sentiero creativo sembra aver seguito molte ispirazioni e hai ottenuto concreti successi in tutti i campi nei quali hai messo a fuoco le tue energie. Quale pensi che sarà il tuo prossimo futuro professionale? Cinema? Editoria? Arte? Oppure tutte e tre? Come vorresti che ti descrivessero le persone che parlano di te?
Alberto Cioni: Quello che ho svolto, soprattutto nel campo della cultura e del giornalismo, l’ho sempre fatto con passione e curiosità. Per questo, fin quando ho avuto l’occasione, ho proseguito queste professioni, anche se il mio interesse primario va alla scrittura letteraria, che spero di riuscire a portare avanti con la realizzazione di nuovi romanzi.

Tiziano Thomas Dossena : Chi è la persona che ti ha influenzato di più come uomo e come professionista? 
Alberto Cioni: I miei genitori. Inoltre senza il loro apporto avrei avuto molte più difficoltà a intraprendere e affrontare certi percorsi e certe professioni.

Tiziano Thomas Dossena : Se tu dovessi descriverti con tre aggettivi, quali sarebbero?
Alberto Cioni: Credo di essere abbastanza determinato. Quando ho voluto raggiungere i miei obiettivi, credo di esserci riuscito. L’altro la curiosità, il terzo forse la timidezza.

Tiziano Thomas Dossena : Come persona completamente bilingue, ti trovi a volte a pensare in una lingua e dover “translare” mentalmente nell’altra lingua per esprimere un concetto? Hai mai pensato di scrivere un romanzo in inglese?
Alberto Cioni: Pensare in una doppia lingua mi era capitato nel passato quando avevo vissuto per lunghi periodi in Gran Bretagna. Adesso questo non succede più. Mentre le mie competenze della lingua scritta inglese non sono mai state così avanzate da poter scrivere un giorno un romanzo con questo idioma.

Tiziano Thomas Dossena : Sogni nel cassetto?
Alberto Cioni: Vorrei non disperdere l’energia per scrivere, oltre alle idee e alla volontà che sono necessarie per comporre libri.

Tiziano Thomas Dossena : Se tu potessi incontrare e parlare con una persona del passato o del presente, qualsiasi persona, chi sarebbe e che cosa diresti a lui/lei?
Alberto Cioni: Non saprei esattamente, forse quello che in quel momento questa persona mi può suscitare, incuriosire.

Tiziano Thomas Dossena : Un messaggio per i nostri lettori?
Alberto Cioni: Mi auguro che il mio romanzo dal titolo “Uno” che vi ho appena presentato, possa generarvi la curiosità di leggerlo, e soprattutto che possa essere di vostro gradimento.

“Innamorata della vita”. Intervista esclusiva con la regista teatrale e autrice Iliana Iris Bellussi. [L’Idea magazine 2021]

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

La milanese Iliana Iris Bellussi ha pubblicato cinque romanzi ed è in procinto di pubblicarne un sesto. Tutto questo dopo una lunga carriera nel teatro amatoriale e nell’insegnamento. Avendola conosciuta molti anni fa, sono orgoglioso di presentarvela.

L’Idea MagazineIliana, noi ci siamo conosciuti molti anni fa, quando facevamo parte della compagnia teatrale “Il teatro dei Nove”. Periodo eccitante per tutti noi, allora giovani. Ricordo che Valentino Bompiani, noto scrittore e drammaturgo, fu tra il pubblico ad una nostra rappresentazione di una sua opera teatrale e che rimanemmo estasiati da tale opportunità. Tu e tuo marito facevate parte della compagnia già prima di me, e poi avete continuato a recitare. Immagino che avrete avuto molte altre esperienze eclatanti…

Milano – Teatro Olmetto – 1981
Iliana Iris Bellussi e Tiziano Thomas Dossena in scena durante una rappresentazione.

Iliana Iris Bellussi: Certo in quegli anni, quando eravamo giovani, ogni emozione era più intensa! In seguito il periodo più esaltante della nostra esperienza teatrale è stato sicuramente quello legato al regista Luigi Squarzina. Gli avevo telefonato a Roma per ottenere il permesso di rappresentare il suo “Siamo momentaneamente assenti” una commedia che mi aveva catturato fin dalle sue prime battute e avrei tanto desiderato mettere in scena. Telefonare ad un uomo di tale prestigio e fama mi aveva intimorito non immagini quanto e invece lui si rivelò da subito una persona simpatica, generosa e incuriosita del nostro mondo amatoriale. Senza esitazione ci concesse l’autorizzazione e venne anche da Roma ad assistere alla prova generale e poi alla prima. Immagina la nostra ansia e la preoccupazione durante la prova. Temevamo che avrebbe bloccato il lavoro. Io mi sentivo particolarmente responsabile in quanto regista e protagonista femminile. E invece ne fu molto contento, e ci inviò altre sue commedie che secondo lui avremmo potuto fare. Ne nacque una bella amicizia e un grande sostegno da parte sua. Sempre disponibile a rispondere a dei chiarimenti e a venire da Roma nel corso delle prove. Per noi dilettanti è stata un’esperienza davvero memorabile. In seguito con lui abbiamo fatto diversi stage di teatro ed è stato un percorso davvero costruttivo e umanamente emozionante. “Siamo momentaneamente assenti” è sicuramente il lavoro che porterò sempre nel cuore.

L’Idea MagazineHai anche fatto la direzione artistica e la regia per molti anni? Hai trovato molto differente l’esperienza?
Iliana Iris Bellussi: Diciamo che mi sono sentita più a mio agio dietro le quinte. La recitazione mi ha sempre appassionato molto ma al tempo stesso anche creato dubbi e perplessità, a livello personale intendo. Non mi sentivo del tutto a mio agio nei panni dell’attrice. Forse sì, ho preferito la regia, la ricerca dei testi, lo studio e il vedere soprattutto il lavoro prendere forma.

Teatro Olmetto a mIlano, 1981.
Nella foto, in piedi da sinistra: Carlo D’Adda (marito di Iliana Iris Bellussi), l’autrice e Gaetano Meli (regista).

L’Idea MagazineHai anche scritto vari testi teatrali, uno dei quali, “Buongiorno Giacomino, buongiorno Fernandina”, è stato portato in scena. Di che cosa trattava?
Iliana Iris Bellussi: Era un lavoro metateatrale. Una compagnia molto male in arnese stava mettendo in scena il suo nuovo lavoro mentre, dietro le quinte, si dipanavano i problemi esistenziali degli stessi attori come  amori non risolti, divergenze caratteriali, nevrosi, omosessualità non dichiarata, oltre alle difficoltà oggettive e pratiche dell’allestimento teatrale, corde del sipario che si spezzavano per logoramento o strutture perennemente sbilanciate. Come non bastasse, la simulazione di suicidio da parte di un attore della compagnia e la sua ricomparsa non priva di stupore, suo, che mai avrebbe immaginato di essere stato preso sul serio, e dei compagni che pensano di trovarsi di fronte ad un fantasma, mette a nudo i rapporti umani.
Il titolo deriva dalla consuetudine propria del nostro gruppo reale “ il nuovo teatro dei nove”  di fare un rito propiziatorio prima di entrare in scena, importato da un compagno napoletano che possedeva due piccolissimi gufetti che tutti noi, distribuiti in cerchio, dovevamo omaggiare dicendo appunto: “ Buongiorno Giacomino, buongiorno Fernandina”.

Il cast di Buongiorno Giacomino

L’Idea MagazineNegli ultimi anni ti sei dedicata principalmente ai romanzi. Hai deciso di abbandonare il teatro oppure ti dedichi a tutte e due le attività? 
Iliana Iris Bellussi: Diciamo che il teatro è ormai parte del passato, per scelta, e la scrittura dei romanzi del presente.
Ricordo che Squarzina diceva che nella vita bisogna fare più cose, per esattezza tre cose, non so perché proprio tre. Ho capito a distanza di tempo cosa volesse dire. Se fai una sola cosa ti annoi, ti prosciughi, bisogna cambiare, guardare in più direzioni.

L’Idea Magazine: Esiste una comunalità di argomento o personaggio tra i tuoi cinque romanzi o sono tutti completamente indipendenti uno dall’altro?
Iliana Iris Bellussi: Direi che sono tutti diversi fra loro. Una mia cara amica dice addirittura che sembrano scritti da persone diverse.

L’Idea MagazineIl tuo primo romanzo, A che cosa c’è servito Freud”, è del 2009. Qual è la trama? Nel scriverlo, hai tratto ispirazione dal fatto che hai insegnato filosofia per tanti anni?
Iliana Iris Bellussi: È una storia difficile da raccontare, mi fa ancora male. Mi era venuto in mente di scrivere la storia degli anni ‘70, gli anni dell’università, e di parlare della straordinaria amicizia con un mio compagno, direi un fratello. Avevo immaginato di raccontare a lui che era caduto, nell’invenzione fantastica, in uno stato di depressione comatosa, tutto il nostro passato. Poi lui si sarebbe ripreso e ci sarebbe stato il lieto fine. Purtroppo, quando avevo iniziato già a scrivere, lui ha avuto realmente un aneurisma ed è morto.
L’ho voluto scrivere lo stesso, raccontando della nostra bella amicizia e di quegli anni naturalmente, in cui studiavamo filosofia e pensavamo che Freud ci avrebbe salvati.

L’Idea MagazineHai seguito con “Una storia d’amore” nel 2014.  Da dove è nato questo romanzo?
Iliana Iris Bellussi: Dal desiderio di ricostruire con la fantasia la storia della mia famiglia natale, storia della quale mi mancavano troppi pezzi che nella realtà non avrei più potuto rintracciare. Una storia d’amore nei confronti della mia famiglia, in sintesi.

L’Idea MagazineNel 2016, hai pubblicato “Un té dalla zietta”. Che cosa cercavi di trasmettere ai lettori in questo tuo romanzo?
Iliana Iris Bellussi: Volevo parlare delle donne in età, le sessantenni, e mi sono rifatta ai racconti fatti da alcune amiche. Gelosie, paura per l’età che avanza, rapporti conflittuali con l’immancabile nuora antipatica, senso di inadeguatezza e tanti segreti che vengono a galla nel corso della storia come quello della zietta che, in punto di morte, si rivela completamente diversa da come i nipoti avevano sempre immaginato.

L’Idea MagazineHai seguito nel 2017 con “Ninin parla con i gatti”, un libro che ha vinto nel 2018 il secondo premio di narrativa edita al Concorso Letterario Internazionale “Gian Antonio Cibotto” e che è stato finalista al premio “ Percorsi Letterari”. Che argomento tratta questo romanzo?
Iliana Iris Bellussi: La violenza sulle donne. Ho costruito con la fantasia una storia familiare segnata dalla violenza, proprio perché volevo cercare di capire come sia possibile una realtà così diffusa. Ninin è  figlia di una relazione conflittuale e di un padre violento, è una bambina un po’ strana, parla con le presenze, come quella del nonno che lei non aveva mai potuto conoscere ma che le starà sempre vicino dandole il suo sostegno, e che da adulta, dopo essersi laureata in medicina, grazie alle sue capacità medianiche diventerà una diagnosta speciale.

L’Idea MagazineIl tuo ultimo romanzo pubblicato è “Magritte e il cavallino biondo”.  Ho trovato interessante il concetto di ricreare la vita di un artista fondendo realtà e fantasia. Che cosa ti ha spinto a tale scelta?
Iliana Iris Bellussi: Direi il mio grande amore per Magritte. Quando ho visto in una sua personale “L’impero delle luci” mi sono commossa in modo inverosimile.
Ho voluto ricostruire la sua vita basandomi su alcune sue opere e sul quel poco che ha raccontato di sé. Ho immaginato la sua infanzia, la nevrosi di sua madre poi suicida, i suoi rapporti con le donne, la bambina conosciuta al cimitero alla quale avrebbe dedicato nel mio immaginario “la ragione pura” che rappresenta un cavallo biondo con sembianze  umane, da cui il titolo, e l’altra, sua moglie Georgette, seguendo quei pochi elementi che la sua narrazione ci ha fornito. Forse ho voluto vedere cosa ci fosse dietro quella sua totale e apparente normalità.

L’Idea MagazineIliana, hai insegnato per molti anni storia e filosofia. Ti mancano i tuoi studenti? 
Iliana Iris Bellussi: Certo, tantissimo. È stato un lavoro molto bello. È stato bello poter insegnare la materia che avevo scelto di studiare all’università. Non è possibile a tutti. Per lavoro avrei potuto essere costretta a scegliere di insegnare italiano, e per me non sarebbe stata la stessa cosa.  È stato molto arricchente confrontarmi con loro sulle tematiche filosofiche. I ragazzi, non tutti ma molti sicuramente, sono molto interessati al confronto filosofico. Ho bellissimi ricordi di quegli anni e per fortuna con Facebook ho ritrovato, se pur virtualmente, diversi alunni.

L’Idea MagazineScrivi anche poesie e alcune sono state inserite in un catalogo dell’artista Elena Rede. Come è nata questa cooperazione tra te e l’artista?
Iliana Iris Bellussi: Elena Rede è per me un po’ come Magritte. Mi sono innamorata delle sue opere e mi è venuto spontaneo scrivere su alcune di esse alcuni pensieri, poesie. Le sono piaciute e le ha volute pubblicare. È un’artista davvero straordinaria, ti consiglio di guardare le sue opere su Google e quando vieni in Italia di visitare il suo atelier. Magico.

L’Idea MagazineOra stai sperimentando un nuovo approccio per il tuo prossimo libro. Vuoi parlarne?
Iliana Iris Bellussi: Il curatore editoriale di Leone Editore mi ha proposto di partecipare a questa campagna. Mi sembrava interessante, una bella sfida, e ho accettato. Ogni giorno devo pensare a cosa scrivere sui social per attirare potenziali lettori del romanzo, preparare dei video per raccontarmi. Carlo, mio marito, che tu conosci bene, mi sostiene leggendo con la sua bella voce dei brani del romanzo. L’ha sempre fatto, anche quando facevo le presentazioni dei libri in presenza, e indubbiamente l’evento diventava più interessante e coinvolgente. Comunque l’obiettivo da raggiungere è quello di conquistare 200 potenziali lettori in 180 giorni per aver diritto alla pubblicazione. È difficilissimo ma ce la sto mettendo tutta.

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L’Idea MagazineHai qualche altro progetto in lavorazione?
Iliana Iris Bellussi: Un altro romanzo già scritto che mi piacerebbe poter pubblicare. E poter fare qualche piccolo viaggio. Un po’ di libertà, insomma, che auguro a tutti. Speriamo!

L’Idea MagazineIn un periodo come quello in cui viviamo, questa situazione di Lockdown, quarantena ed isolamento ti permette di scrivere di più o non influisce in alcun modo sulle tue attività di autrice?
Iliana Iris Bellussi: Per me è stata una bella risorsa scrivere. Mi ha fatto compagnia, mi ha aiutato a riempire le giornate e farmi sentire viva. Non è così scontato in questo periodo. Comunque i libri da scrivere o da leggere, sono sempre dei bei compagni.

L’Idea MagazineScrivi anche racconti o novelleHai mai inserito dei personaggi reali come amici o parenti nelle tue storie?
Iliana Iris Bellussi: Non sono capace di scrivere racconti o novelle, non mi viene facile. Nelle mie storie ci sono spesso racconti che ascolto nella realtà e alcuni personaggi catturano certamente le personalità di persone che conosco, però sono un po’ mescolate fra di loro, non c’è mai una persona così come la conosco papale papale.

L’Idea MagazineSe dovresti definirti con tre aggettivi, quali sarebbero?
Iliana Iris Bellussi: Testarda, razionale, rompiscatole. Ma sempre innamorata della vita.

L’Idea MagazineSogni nel cassetto?
Iliana Iris Bellussi: Scrivere e pubblicare. E stare in buona salute. Di questi tempi sembra un sogno nel cassetto.

L’Idea MagazineSe tu potessi incontrare un personaggio del passato o del presente e porre qualsiasi domanda, chi sarebbe e che cosa chiederesti?
Iliana Iris Bellussi: Ho sempre amato molto Giuseppe Garibaldi. Gli chiederei di venire a sistemare il nostro paese.

L’Idea MagazineUn messaggio per i nostri lettori?
Iliana Iris Bellussi: Nessun messaggio tipo” andrà tutto bene” perché mi pare che non abbia funzionato molto. In questo momento direi” affidiamoci alla scienza” che nella storia ha contribuito di gran lunga a migliorare le nostre condizioni di vita. Mi sembra che ce lo stiamo dimenticando. E “incrociamo le dita”, naturalmente.

La musica è stata sempre compagna fedele di vita. Intervista esclusiva con il Direttore d’Orchestra Alessandra Pipitone. [L’Idea Magazine 2021]

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

Tiziano Thomas Dossena Alessandra, l’orchestra che dirigi sta ricevendo molta attenzione negli ultimi tempi, nonostante la drammatica situazione con il Covid. Che cosa ti ha spinto a creare questo tipo di orchestra, con tutte componenti femminili? Crearla dal nulla sono sicuro non è stata un’opera facile. Potresti dirci quali furono gli ostacoli iniziali e come li superasti? Le musicista sono tutte siciliane o anche di altre parti d’Italia?
Alessandra Pipitone: L’orchestra nasce nel 2017 quando fui chiamata da un carissimo amico gestore di un teatro dell’agrigentino, il quale mi invitò a creare un’orchestra tutta al femminile per dare un importante contributo di solidarietà nella giornata dedicata alla violenza di genere. Da quel momento nasce Women Orchestra, un connubio di donne tutte siciliane, tenaci e motivate, straordinarie professioniste appassionate che insieme a me continuano a credere al progetto per dare il nostro contributo artistico e morale. Devo riconoscere che non è stato difficile creare il gruppo, perché quando alla base ci sono obiettivi importanti, le donne sanno mostrano il loro reale valore!

Tiziano Thomas Dossena Con la Women Orchestra, avete fatto molti concerti da quando è stata attivata?
Alessandra Pipitone: Abbiamo fatto diversi concerti durante questi quattro anni di attività ma la vera svolta è arrivata lo scorso settembre quando Women Orchestra è approdata in tv facendosi conoscere al grande pubblico nella trasmissione “Tu sì que vales” su Canale 5. Questa grande visibilità mediatica ci ha permesso di farci conoscere un po’ ovunque, in Italia e all’estero, per cui lo scorso 16 dicembre, poi, siamo state ospiti dell’“Eu Web Awards” al Teatro Verdi di Pisa, insieme a Sting (da remoto), per la premiazione dei migliori siti Web dell’anno. Il 25 giugno prossimo parteciperemo, inoltre, all’“Io Talent Europe”, un tour che prevede 16 tappe europee nelle quali si esibiranno diversi talenti provenienti da ogni parte del mondo.

“WOMEN ORCHESTRA, UN CONNUBIO DI DONNE TUTTE SICILIANE, TENACI E MOTIVATE, STRAORDINARIE PROFESSIONISTE APPASSIONATE”

Tiziano Thomas Dossena Tra le vostre varie performance avete anche scelto di suonare la musica di Ennio Morricone. Che cosa ti ha portato a questa scelta e quale è stato il risultato?
Alessandra Pipitone: Morricone innegabilmente è uno dei Maestri italiani che ha saputo più di tutti scrivere musica che sappia toccare le corde dell’anima. La sua musica è ora seta, ora sentimento, ora pieno furore e sicuramente è la più amata dal pubblico perché con la sua semplicità riesce a raccontare le storie di noi tutti. Dentro ai suoi spartiti c’è cuore e anima, prima che note, e forse è per questo che la sua musica è così eseguita, ascoltata, preferita da milioni di persone. E chi meglio di noi donne può esprimerne la forte sensibilità racchiusa dentro ai suoi capolavori? Il nostro legame con la sua musica è fortissimo e per questo motivo abbiamo deciso di progettare un intero concerto dedicato al Maestro ma di cui abbiamo potuto solamente proporre una parte lo scorso dicembre durante un recital natalizio. Attendiamo la prossima stagione per presentare l’evento completo al pubblico.

“ENNIO MORRICONE. E CHI MEGLIO DI NOI DONNE PUÒ ESPRIMERNE LA FORTE SENSIBILITÀ RACCHIUSA DENTRO AI SUOI CAPOLAVORI? “

Tiziano Thomas Dossena Quali sono i tuoi programmi futuri, sia con l’orchestra sia personali? Pensi che quando questa situazione con la pandemia terminerà, verrai anche a New York con la Women Orchestra?
Alessandra Pipitone: Continuare a coltivare sogni è il modus vivendi che permette all’essere umano di sentirsi veramente vivo. Per questo motivo continuerò a progettare eventi nuovi e diversi affinché ci sia un sempre rinnovato entusiasmo nell’accogliere repertori nuovi e freschi. New York sicuramente è una delle mete più ambite dove mi piacerebbe portare l’Orchestra. Viaggiare ci piace molto e ci lega sempre di più. Venire in America tutte insieme sarebbe un’occasione davvero unica per noi, una vera boccata di ossigeno e di novità, un’esperienza come poche.

Tiziano Thomas Dossena Tu dirigi anche l’Orchestra Filarmonica della Sicilia.  Che differenza hai trovato nel dirigere queste due orchestre?
Alessandra Pipitone: La passione e l’impegno sono identici. Sono due orchestre meravigliose, i musicisti sono amici più che semplici colleghi, e il presidente delle stesse, Nuccio Anselmo, è per me un fratello, un compagno di avventure. Con lui progettiamo continuamente nuove esperienze, muoviamo masse di artisti tra cori, musicisti, attori e ballerini. Insieme prepariamo le Opere da presentare per ogni nuova stagione concertistica, siamo una squadra. Amo entrambe le orchestre nel profondo, nasce con loro la mia dedizione alla direzione d’orchestra e per me sono come due bambine da accudire. La differenza sta sicuramente nell’approccio musicale e nella sensibilità. Un’orchestra abitata da sole donne ha una marcia in più in quanto a eleganza, non solo “fisica”, ma soprattutto spirituale. Le donne, quando cooperano insieme, fanno una magia. Inspiegabile a parole, la musica diventa spirito che parla al cuore.

Tiziano Thomas Dossena Allora intendi solo dirigere orchestre o pensi anche di suonare il piano come concertista in un futuro prossimo?
Alessandra Pipitone: Il pianoforte è il mio primo amore e non si scorda mai! Continuo a suonarlo e intendo continuare a collaborare con cantanti e musicisti nel prossimo futuro. Non mi sono mai dedicata al concertismo solistico perché amo lavorare con gli altri, amo organizzare le prove, gli incontri, la pizza dopo lo spettacolo, le risate prima e dopo gli eventi. Devo stare con la gente; per questo motivo le mie scelte musicali sono sempre cadute sulla musica d’insieme e ho approfondito gli studi al conservatorio in merito alla musica da camera e all’Opera. Ho scoperto amori sconosciuti, e non solo, ho conosciuto artisti di fama internazionale con i quali ho avuto il privilegio di collaborare.

Tiziano Thomas Dossena Tu sei nata come pianista, ma i tuoi studi sono stati in vari aspetti della musica…
Alessandra Pipitone: Il mio iter formativo è stato molto complesso e non credo abbia mai fine. Ho cominciato con lo studio del pianoforte all’età di sette anni, anche se con scarsi successi visto che preferivo le Barbie al solfeggio! Mio padre mi affidò alle mani del mio primo Maestro e cominciai a strimpellare una Roland E20 con la quale continuai i miei lentissimi miglioramenti fino all’età di 14 anni, periodo in cui conobbi il mio Maestro di Conservatorio. Lui riuscì ad accendere in me una miccia tale che mi portò a conseguire il primo diploma accademico in pianoforte a Trapani. Da quel momento in poi la musica divenne compagna di vita e cominciai un percorso di studio e dedizione non indifferente che mi permise di approfondire altre discipline e, grazie alla città di Palermo – crocevia di artisti e intellettuali meravigliosi – entrai nei circuiti musicali che mi portarono a credere nella professione del musicista. Approdai, quindi, alla musica da camera, all’Università alla specialistica in Musicologia, al repertorio operistico tramite un biennio apposito, e per concludere agli studi di direzione d’orchestra.

Tiziano Thomas Dossena : La musica è sempre stata un punto di riferimento essenziale nella tua vita? Componi musica o pensi di farlo in futuro?
Alessandra Pipitone: La musica è stata sempre compagna fedele di vita. Nei momenti più bui te la ritrovi lì accanto che ti aiuta a sorreggere il peso delle difficoltà. Non compongo – ancora – ma sto studiando composizione e non escludo la possibilità di creare qualcosa di mio in tempi relativamente brevi. Sorpresa!

Tiziano Thomas Dossena Chi ha influenzato di più la tua decisione di diventare direttore d’orchestra e chi è l’insegnante che ha lasciato il segno più profondo sulla tua formazione musicale?
Alessandra Pipitone: Sicuramente devo ringraziare l’organizzatore del primo evento che mi ha voluto con una bacchetta in mano e a gestire il mio primo podio di fronte a decine di orchestrali, Michele De Luca. A lui devo l’inizio di una nuova vita e di nuova musica. Per il resto, molti sono stati gli insegnanti che mi hanno lasciato molto, a iniziare dai miei insegnanti di pianoforte, Salvatore Spanò e Ranieri Schicchi, il mio Maestro di Opera, Fabio Ciulla, il mio Maestro di Musica da Camera, Alberto Giacchino, il mio Maestro di Direzione d’orchestra, Carmelo Caruso, e poi due Maestri che mi hanno dato tanta fiducia e che purtroppo non ci sono più, il Maestro Giancarlo Bini e Lelio Giannetto (grande amico), i quali mi hanno lasciato un bagaglio umano e culturale incommensurabile. A loro devo l’aver compreso ciò che è la musica nel suo profondo.

Tiziano Thomas Dossena Chi è il compositore che ti affascina di più, dal punto di vista di direttore d’orchestra, e quello che hai trovato più difficile da gestire? Preferisci dirigere concerti sinfonici o opere liriche?
Alessandra Pipitone: Credo che il repertorio beethoveniano sia il più affascinante e complesso, sia dal punto di vista architettonico della struttura armonica che nel lirismo delle sue frasi; per non parlare dell’energia da sostenere dalla prima all’ultima nota. Stessa cosa vale per Brahms o per Mahler. Amo sia il repertorio sinfonico che lirico ma ho un ascendente particolare verso l’Opera, quella dove ti trovi a gestire musicisti, cantanti, coro, ballerini, scene… un’emozione mozzafiato! La letteratura sinfonica trovo che sia più difficile a livello tecnico perché il gesto deve essere sempre preciso e sempre diverso nello stesso tempo. Il repertorio lirico, invece, presenta problematiche legate alla gestione di grandi masse per cui bisogna conoscere a memoria le parti di tutti affinché si possa mettere insieme centinaia di personalità. E io lo trovo meraviglioso!! Credo di essere più tagliata per il repertorio lirico, amo le sfide! Ho già diretto Opere di Mascagni, Puccini, Verdi, Rossini e non vedo l’ora di avventurarmi sempre in nuove storie perché mi sento coinvolta emotivamente in prima persona.

“L’AMORE PER QUELLO CHE È LA MIA PASSIONE, FARE MUSICA, È STATO SEMPRE ACCANTO AL MIO ESSERE DOCENTE. I MIEI RAGAZZI SONO UN MOTIVO IN PIÙ PER DARE IL MIO CONTRIBUTO ALLA CULTURA E ALLA MUSICA.”

Tiziano Thomas Dossena Tu insegni anche al Liceo… La gente molto spesso dimentica che insegnare non è solo passione ma anche un’arte. Insegnare ti da anche molte soddisfazioni?Pensi che sei riuscita a bilanciare le due professioni senza che una ne risenta?
Alessandra Pipitone: Ci provo! L’amore per quello che è la mia passione, fare musica, è stato sempre accanto al mio essere docente. I miei ragazzi sono un motivo in più per dare il mio contributo alla cultura e alla musica. Insegno Teoria e pratica musicale per la danza e sono pianista accompagnatore delle classi di danza del Liceo Coreutico di Palermo; mi sento una privilegiata perché ho la possibilità di lavorare insegnando una disciplina affine al mio mondo musicale e cerco di appassionare i ragazzi come hanno fatto i miei maestri con me. Cerco di bilanciare le due professioni senza togliere energie all’una o all’altra professione; non è sempre facile ma tutto gira intorno all’organizzazione del proprio tempo e dei propri spazi. Se vogliamo, tutto è possibile.

Tiziano Thomas Dossena Se tu potessi definirti con tre aggettivi, quali sarebbero e perché?
Alessandra Pipitone: Semplice, solare e pasticciona! Ahahahah…tutto vero! Sono una ragazza che trova sempre il bello e la gioia nelle cose e negli eventi della vita. Non riesco a scoraggiarmi facilmente e sono abituata a trovare soluzioni piuttosto che a concentrarmi sui problemi; vivo bene, con me stessa e con chi mi circonda. Se emani luce, attrai luce! Ti confesso pure che qualche anno fa ho vissuto un momento molto difficile per colpa di una malattia che per fortuna ho superato, ma ti dirò, anche in quel momento, se da un lato ho immaginato di abbandonare tutti i miei sogni e progetti, dall’altro ero davvero felice perché ho fatto tanto nella mia vita e ho vissuto esperienze uniche che mi hanno dato tanto. E poi sono pasticciona…sono un vulcano di pensieri per cui dimentico facilmente dopo poso le cose e quindi dove ritrovarle. Il mio compagno mi adora per questo…o no?! Scherzi a parte…è vero, sono un po’ sbadata. Concedetemelo…è l’arte del genio!

Tiziano Thomas Dossena Se tu avessi l’opportunità di incontrare un personaggio del passato o del presente, qualsiasi personaggio che tu desideri, chi sarebbe e di che cosa parleresti con lui, o lei?
Alessandra Pipitone: Incontrerei Leonardo Da Vinci! Un uomo straordinario  dalle mille sfaccettature considerato uno dei più grandi geni dell’umanità che portò alle maggiori forme di espressione i più disparati campi dell’arte e della conoscenza: fu infatti scienziato, filosofo, architetto, pittore, scultore, scenografo, matematico, anatomista, botanico, musicista e costruttore di strumenti, per dire solo alcune delle sue svariate attività. Sarei curiosa di entrare nella sua bottega e di chiedergli i suoi segreti, ciò che rende le sue opere un mistero tra bugia e verità, cos’è la bellezza, come fare dell’arte un capolavoro di vita, seguirei le sue lezioni d’arte e di musica.

Tiziano Thomas Dossena Sogni nel cassetto?
Alessandra Pipitone: Nella libreria! Mille sogni ancora e mille avventure da vivere. Ho voglia di viaggiare, portare la mia musica nel mondo, conoscere nuove lingue, nuovi usi e costumi. Voglio studiare ancora, composizione, direzione di coro…voglio riprendere la mia attività di coach di cantanti e…avere un bambino a cui presentare questo splendido mondo!

Tiziano Thomas Dossena Un messaggio per i nostri lettori?
Alessandra Pipitone: Siate felici! Questo è quello che auguro a tutti. Che il sorriso sulle labbra divenga esercizio quotidiano per attrarre a sé tanta positività. La vita è breve e va vissuta al meglio. Bisogna prendersi cura del proprio corpo e della propria anima. Rimanete curiosi e con tanta voglia di fare e sperimentare.