Four books from the Rediscovered Operas Series published!

I am proud to announce that I just published (with Leonardo Campanile as co-editor) four volumes of the Rediscovered Operas Series at the same time! A lot of work was involved in this production and we are very proud of these books because they give music students an extra opportunity to not only being able to read correctly the libretto, but to learn about the composer, the lyricist, the theater in which it was performed and other interesting facts…

“Rediscovered Operas Series” was created by our publishing house to propose the rediscovery of some operas of the eighteenth and nineteenth centuries. They were operas written and set to music that, for incomprehensible reasons, have not had the response they deserved in the musical and opera world or had success but have been forgotten through the years. Our goal is to present the original librettos with the proper editing that does not change either the writing style or the language of the original text but corrects any typos and omissions caused by the damage that the original librettos may have undergone.

To this we added a proper but brief biography of the lyricist and of the composer, a story of the theater in which the opera was first performed and, whenever available, prefaces, articles, and introductions of the times that offer a better understanding of the content of the librettos, both as poetic compositions and as tales. We hope that this undertaking of ours will help a rekindling of the interest by musicologists and by the large public in these worthy and marvelous operas.

La collana editoriale “Rediscovered Opera Series” è stata creata dalla nostra casa editrice per proporre la riscoperta di alcune opere dei secoli XVIII e XIX. Erano opere scritte e messe in musica che, per ragioni incomprensibili, non hanno avuto la risposta che meritavano nel mondo della musica e dell’opera o hanno avuto successo, ma sono state dimenticate nel corso degli anni. Il nostro obiettivo è presentare i libretti originali con un editing che non cambia né lo stile di scrittura né la lingua del testo originale, ma corregge eventuali errori di battitura e omissioni causate dal danno che i libretti originali potrebbero aver subito.

A ciò abbiamo aggiunto una breve ma appropriata biografia del librettista e del compositore, una storia del teatro in cui l’opera è stata eseguita per la prima volta e, quando disponibile, prefazioni, articoli e introduzioni dei tempi che offrono una migliore comprensione del contenuto dei libretti, sia come composizioni poetiche sia come racconti. Speriamo che questa nostra impresa contribuisca a riaccendere l’interesse dei musicologi e del grande pubblico in queste meritevoli e meravigliose opere.

Submissions open for ANTHOLOGY OF ITALIAN AMERICAN WRITERS II.

ANTHOLOGY OF ITALIAN AMERICAN WRITERS

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Idea Press (IdeaPress-usa.com) has recently published Volume One of “A Feast of Narrative, an Anthology of Short Stories and Creative Nonfiction by Italian American Writers” and is accepting submissions for Volume Two of the Anthology, which will consist of short stories only (fiction).

Submission guidelines

To be able to participate to the contest, the writer has to have at least one parent of Italian origins. Only short stories will be accepted; no creative nonfiction. One or two stories may be submitted. If a story, or both, will be accepted, a short biography will be required (maximum 150 words).

Manuscripts should be in Microsoft Word, single-spaced, in Times New Roman size 12 font, and of a maximum of 6,000 words for each story.

No entry fee is required. The stories chosen will become part of the anthology and one copy of the book will be sent free of cost to each participant accepted.

The deadline for submission is September 1st, 2020.

THE WRITERS WILL RETAIN THE COPYRIGHT OF THEIR STORY.

The manuscripts may be sent to EditoreUsa@gmail.com

FOR SUBMISSION, DOWNLOAD THE FORM (CLICK HERE)

Dal Giardino Di Don Pedro A Luci E Colori, Una Passione Che Mette A Fuoco Il Lavoro Dell’artista Pietro Di Giorgio [L’Idea Magazine 2020]

Dal Giardino di Don Pedro a Luci e Colori, una passione che mette a fuoco il lavoro dell’artista Pietro Di Giorgio

Recensione di Tiziano Thomas Dossena

Dopo il magnifico lavoro di spiegazione della complessa simbologia del giardino di pietra di Don Pedro, al secolo Pietrro Di Giorgio, apparso nel volume Il Giardino di Don Pedro. Un progetto rimasto incompiuto, Valeria Nardulli ritorna con un’analisi della pittura di questo poliedrico artista molese che ha lasciato tanto al proprio paese d’origine.

In Luce e colori nella pittura di Don Pedro, l’Autrice mette in risalto il messaggio che l’artista ha saputo inviare ai propri contemporanei e che lei spera sia accolto anche oggi, un messaggio di “ecumenismo, religioso e sociale, che caratterizza tutta la sua produzione, ma soprattutto i dipinti in cui hanno largo spazio i temi mistico-religiosi, ai quali si collega strettamente la rappresentazione del dramma della guerra nella Bosnia-Erzegovina degli anni Novanta”, come  spiega nell’illuminata prefazione il Professore Enzo Simone. Questo messaggio di “pace, solidarietà e fratellanza universale propugnati dal Maestro” lo si ritrova sia nel Giardino di Don Pedro sia in questo nuovo ottimo volume, che nella loro totalità offrono una storia dell’artista non solo esposta con passione e dedizione  ma anche illustrata ampiamente al fine di creare una reale esposizione dell’ecclettismo di Don Pedro. Il lavoro di ricerca compiuto dalla Professoressa Nardulli è stato dettato da un entusiasmo legato alla propria conoscenza diretta dell’artista ed il risultato è ottimo in tutti i sensi, anche se le immagini non sempre sono nitide o di alta qualità, dal momento che molte sue opere sono state vendute e non si conoscono gli acquirenti, quindi le fotografie a disposizione sono spesso quelle fatte da amici e conoscenti.

A parte questa piccola pecca, legata ad una situazione non controllabile sia dall’Autrice sia dall’editore, il libro presenta una vasta gamma di immagini, tutte a colori, che permettono, con le spiegazioni della Professoressa Nardulli, di comprendere appieno il messaggio del’artista e la validità delle sue opere.

In questa sua accurata analisi delle opere dell’artista, sia pittoriche sia architettoniche, l’Autrice risale a tutte le varie fasi artistiche di Don Pedro e raggruppa le opere sia secondo i soggetti sia secondo la tecnica usata, permettendo di percepire la sensibilità e le innovazioni evolutive dell’opus di questo artista.

PUBLISHED BY: Idea Graphics LLC
IMPRINT: Idea Press

PUBLISHING DATE: December 2019
ISBN# 978-1-948651-10-3
LIBRARY OF CONGRESS# 2019955666
PAPERBACK: PAGE COUNT 106
LANGUAGE:   Italian
DIMENSION: 6.690 Inch x 9.610 Inch
PRICE: $ 24.00   Euro 22.00

Mola Di Bari Dall’Unita` D’Italia All’età Giolittiana [L’Idea Magazine 2020]

Mola di Bari dall’Unita` d’Italia all’età giolittiana

Aniello Claudio Rago

di Tiziano Thomas Dossena

Certamente la storia è remeabile, soprattutto quando ben documentata, ma ripecorrerla in modo ordinato e obiettivo è tutto un’altro programma. Il lavoro di ricerca e di presentazione fatto da Aniello Claudio Rago in referenza alla storia del territorio di Mola di Bari dall’Unita d’Italia allo scoppio della 1a Guerra Mondiale è indiscutibilmente ottimo e riflette la serietà dell’autore nell’affrontare tale esplorazione e la susseguente strutturazione del materiale ottenuto. Nella interessante prefazione si asserisce che “Il lungo periodo storico che si vuole prendere in esame è fondamentale per la formazione di un’identita della Puglia, della Terra di Bari e quindi anche della nostra Mola e rappresenta un tratto importante del difficile cammino di emancipazione del popolo pugliese e barese, i cui caratteri si delineano in modo concreto nelle diverse fasi storiche analizzate: dai processi economici e sociali che si registrano subito dopo l’unificazione italiana alla crisi di fine secolo, che è caratterizzata da tumulti e agitazioni popolari, dalla gigantesca opera dell’Acquedotto Pugliese alla Grande Guerra. Ed è dalla Guerra che prendono corso numerosi elementi che daranno vita e sostegno al movimento fascista. Naturalmente, in questo periodo non vanno assolutamente dimenticate le grandi lotte del bracciantato – senza terra, la dura reazione degli agrari e, infine, la grande emigrazione transoceanica di artigiani e contadini. Un periodo storico, dunque, quello preso in esame, assai interessante e allo stesso tempo ricco di stimolanti interpretazioni.”

La più che rispettabile presentazione grafica è arricchita da vari documenti e schizzi dell’epoca e rende il volume, intitolato “Mola di Bari dall’Unita d’Italia all’età giolittiana – Aspetti e problemi territoriali del Comune”, e stampato per i tipi di Idea Press di New York/Port St.Lucie, ancor più piacevole ed interessante.

Nella prefazione di Guido Lorusso si precisa che “l’Autore, che è uno studioso della Mola settecentesca, ottocentesca e primo-novecentesca, da un lato tratteggia a grandi linee il quadro storico che prende le mosse dal 1861, cioé dal periodo immediatamente seguente l’unificazione italiana, poi passa attraverso quelli successivi della Destra Storica e della Sinistra Storica, per giungere all’eta umbertina e a quella giolittiana sino alla fine della Belle Epoque (questa termina con lo scoppio della Grande Guerra). È evidente che l’Autore, con tale Premessa, intenda praticamente introdurre tutto il lavoro che da corpo al volume… Il quadro d’epoca delineato diventa straordinariamente importante quando l’Autore, Aniello Claudio Rago, propone infine, in ultima analisi (sulla base di una rigorosa ricerca condotta) l’elenco completo dei componenti di tutti i Consigli Comunali, di tutti i componenti delle diverse Giunte e di tutti i Sindaci che via via si sono avvicendati nella gestione del potere Municipale in Mola di Bari dall’Unita d’Italia allo scoppio della Grande Guerra. Nelle ultimissime pagine del volume sono puntualmente indicate le Fonti Archivistiche e le Referenze Bibliografiche utilizzate.”

Un libro storico in tutti i sensi, quindi, sia perché tratta la storia del territorio di Mola di Bari dalla nascita della nostra nazione alla fine della Grande Guerra, sia perché lo fa con ragguardevole rispetto alla documentazione trattata e usando uno stile sciolto e gradevole.

Questo libro è una piacevole sorpresa editoriale che avrà indubbiamente successo sia con il pubblico sia con gli studiosi di storia.

PUBLISHED BY: Idea Graphics LLC
IMPRINT: Idea Press
PUBLISHING DATE: December 2019
ISBN# 978-1-948651-11-0
LIBRARY OF CONGRESS# 2019953395
PAPERBACK: PAGE COUNT 286
IMAGES: 33
LANGUAGE:  Italian
DIMENSION: 8.5 x 11
PRICE: $24.00

Come Una Star Internazionale Riesce Ad Insegnare Italiano Con I Musical. Intervista Esclusiva A Simona Rodano.

Intervista di:

Come una Star Internazionale riesce ad insegnare italiano con i musical. Intervista esclusiva a Simona Rodano.

L’Idea: Simona, vieni da una famiglia di musicisti e hai iniziato da giovane nello spettacolo…
Simona Rodano: Si, credo di aver ereditato la passione per la musica soprattutto dalla famiglia di mia mamma. Mio cugino Felice Reggio è un noto musicista jazz. Ho iniziato a cantare all’età di sei anni esibendomi in concorsi canori amatoriali, a scuola, in Chiesa, alle feste di compleanno. Poi le prime serate di pianobar all’età di quattordici anni e la professione a 28 anni.

L’Idea: Però non hai lasciato che ciò ti deviasse dagli studi…
Simona Rodano: Fin da bambina ho sempre amato sia la scienza che la musica. Per questo mi sono laureata in Biologia  e ho studiato musica e sempre cantato. Ho imparato a suonare la chitarra e il pianoforte. Dopo la laurea sono venuta in America per fare il PhD al Valhalla Medical Center ma dopo pochi mesi ho ricevuto la proposta di lavorare alla RAI. Scienza o musica? Ho scelto la musica e sono ritornata in Italia per lavorare al Centro RAI di Milano.

L’Idea: Hai lavorato più di dieci anni nel popolare spettacolo televisivo della RAI “Ci vediamo in TV”. Vorresti parlare un po’ di questa esperienza?
Simona Rodano: Lavorare in televisione mi ha dato la possibilitá di crescere come persona e come artista. Un’esperienza che ha cambiato la mia vita. “Ci Vediamo in TV” é durata molti anni. Andava in onda nei giorni feriali, al pomeriggio. Ho iniziato come corista per poi diventare una delle voci soliste della trasmissione. Il grande Paolo Limiti, direttore artistico e conduttore della trasmissione, mi ha dato la possibilitá di vivere facendo ció che amavo di piú: cantare. Per sette anni, ho lavorato ogni mattina, dal lunedi al venerdi, con lo stesso entusiasmo e la gioia di poter fare musica ad alti livelli, cantando con un’orchestra dal vivo, studiando ogni giorno le canzoni italiane piú famose a partire dagli anni ‘30 fino ad oggi. Conoscere attori e cantanti italiani come il grande Nino Manfredi, Johnny Dorelli, Jula De Palma, Milva, Massimo Ranieri, e internazionali come Gina Lollobrigida, Dee Dee Bridgewater, Whoopy Goldberg ha arricchito enormemente la mia vita artistica e stimolato il desiderio di proseguire questo cammino nell’arte.
Link di una performance in “Ci Vediamo in TV”

L’Idea: Ti sei esibita nello spettacolo musicale “Pinocchio, il grande musical” con i famosissimi I Pooh. Come arrivasti a questo traguardo e che effetto ti fece lavorare con questa rinomata band italiana?
Simona Rodano: Dalla televisione sono passata al teatro. Due mondi diversi ma uniti dalla bellezza della “ performance’ che si svolge in uno studio televisivo o su un palco teatrale. Quando sono stata scelta per il ruolo di Angela ( amica e poi compagna di Geppetto) nel musical dei Pooh, non mi sembrava vero…mi trovavo a Milano e lavoravo ancora in televisione. Passare al teatro dopo sette anni di lavoro in televisione é stato come scoprire un nuovo mondo. Nuovi colleghi, tanti teatri in tutta Italia, poi le riprese video con l’uscita del DVD del musical, i tour estivi e le migliaia di repliche tra Italia e l’estero. Lavorare con e per i Pooh é stato un grande onore prima di tutto e poi un momento di grande crescita professionale. Roby, Stefano, Dodi e Red sono professionisti che hanno segnato la storia della musica italiana. Sono stai con noi non solo durante le prove ma anche durante le repliche nelle varie cittá italiane. Ci hanno sempre incoraggiato e supportato, hanno amato  questa loro opera e sono stati capaci di coinvolgere  non solo noi artisti sul palco ma anche le oltre cinquecentomila persone venute a vederlo. “Pinocchio Il Grande Musical” é stato, é e rimarrá il musical originale italiano piú vicino allo stile di Broadway.

L’Idea: Hai anche recitato in varie produzioni teatrali…
Simona Rodano: Si, ho lavorato in altre produzioni teatrali italiane come “The Sound of Music” ( Tutti Insieme Appassionatamente) nel ruolo di Elsa Shroeder, e dal 2010 ad oggi nelle produzioni bilingue al Queens Theatre in The Park: “Pinocchio Pop” e “Italian, The Magical world of The Italian Fairy” per bambini K-5 e famiglie, “SempreverdeEvergreen”, “Sette Mondi” e “Caccia Al Tesoro” per la fascia K-12. Il mio ritorno in America ha segnato una nuova crescita artistica, scrivendo canzoni, testi e copioni di spettacoli originali bilingue. Ho scoperto una parte di me che era rimasta silente per anni, perché ero impegnata ad interpretare ruoli, canzoni e copioni scritti da maestri come i Pooh. Proprio da loro ho preso l’ispirazione di creare le mie canzoni e produrre gli spettacoli.

L’Idea: Ti sono stati conferiti molti premi. Qual è quello che per te ha più rilevanza?
Simona Rodano: Uno degli awards piú significativi é quello dell’Association of Italian American Educators (AIAE) – Singing Sensation. L’arte e la cultura sono due importanti messaggeri di pace e di unione tra i popoli. Piú arte, piú cultura (e meno politica) possono rendere questo mondo migliore.

L’Idea: “La Fata Italiana/The Italian Fairy” è stato creato da te. In che cosa consiste questo programma?
Simona Rodano
:La Fata Italiana, The Italian Fairy é un programma educativo e di intrattenimento (edu-tainment) che espone bambini e famiglie alla bellezza della lingua e della cultura italiana per far amare l’Italia e l’italiano. É un learning-through music and movement program che unisce canzoni, danza e teatralitá. A partire dal 2006 ad oggi La Fata Italiana ha incontrato oltre 70,000 persone.
Link al sito de La Fata Italiana

La Fata Italiana alla parata del Columbus Day

L’Idea: “Italiana” è lo spettacolo che porti in tournée.  In che cosa consiste?
Simona Rodano: “Italiana” é la mia storia raccontata attraverso la musica e il teatro. Alcune canzoni sono originali da me scritte come “Radici e Ali”, altre sono canzoni che hanno segnato momenti importanti della mia vita. Uno spettacolo che unisce momenti simpatici di puro cabaret e momenti di riflessione e di nostalgia. “Italiana” é la mia storia ma é anche la storia di molte altre persone che come me hanno attraversato oceani e viaggiato per il mondo senza mai perdere le proprie radici.
Link al sito ufficiale di Simona Rodano

L’Idea: Incanto, una compagnia di produzioni specializzata in spettacoli teatrali e televisivi bilingue (Italiano/Inglese)per bambini e famiglie, situata nel quartiere del Queens, a New York, è una tua creazione. Quando e come ti è venuta l’idea di fondarla?
 Simona Rodano: Ho fondato la mia compagnia Incanto Productions, Corp. nel 2008 con l’intenzione di creare qualcosa che a NYC non trovavo: spettacoli teatrali originali con canzoni scritte appositamente per imparare la lingua italiana. Tutto è iniziato dopo aver portato “Pinocchio Il Grande Musical” a New York nel 2010.
Link al sito ufficiale di Incanto Productions

L’Idea: Il primo edu-musical bilingue e multiculturale ecologico, “Sempreverde: Evergreen”, un’altra delle tue creazioni, aprirà a NewYork City il 31 marzo ed il 1,2 e 3 aprile 2020 presso il Queens Theatre in The Park, nel Queens. Puoi dirci qualcosa di questo meraviglioso musical per bimbi e famiglie?
Simona Rodano: Ho scritto “Sempreverde:Evergreen” Edu-musical nel 2012. Volevo creare qualcosa che unisse la lingua italiana ad un tema globale come quello del rispetto dell’ambiente.  Ho contattato alcuni amici e colleghi di Torino (la mia cittá natale) con i quali collaboro da molti anni ed insieme abbiamo iniziato a lavorare alle canzoni. Io ai testi e alle melodie e loro agli arrangiamenti. Poi ho scritto la storia, pensato ai personaggi, alle scenografie, agli effetti speciali e ai costumi e materiali da abbinare alle coreografie. “Sempreverde” ha superato le mie aspettative ed è uno spettacolo che amo molto. Io ed il mio team non smettiamo mai di migliorarlo e sognamo di vederlo itinerare in tutto il mondo.  La storia di questo musical, educa, fa riflettere e coinvolge proprio tutti. Grandi e piccini. É per tutte le etá.
Guarda il trailer di SEMPREVERDE: EVERGREEN

L’Idea: Un messaggio per i nostril lettori?

Simona Rodano: Se non siete troppo lontani dal Queens Theatre…venite a trovarci a teatro. Venite a vedere “Sempreverde: Evergreen” Edu-musical! Make it a group meet-up, a family affair or a special bonding outing. You will leave refreshed and with a renewed love for Italy, its language and culture!
Link informazioni e prenotazioni “SEMPREVERDE:EVERGREEN”

Lorenzo Bizzarri, L’astro Nascente Nel Panorama Della Direzione D’orchestra.

Lorenzo Bizzarri, l’astro nascente nel panorama della Direzione d’orchestra.

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

Considerato uno degli astri nascenti nel panorama della Direzione d’orchestra sia nel repertorio sinfonico sia in quello operistico, Lorenzo Bizzarri secondo la critica “si distingue come interprete dall’assoluta eleganza e sicurezza, è naturalmente coinvolgente, attento al dettaglio sonoro, sempre misurato nella direzione, ed ha una particolare predisposizione alla ricerca dell’equilibrio armonico, coniugando perfettamente tecnica, professionalità, conoscenza e forza interiore”.
Oltre a cio`, si dice di lui che “riesce ad instaurare immediatamente un intimo legame con gli orchestrali ed i coristi, ascoltando attentamente e cercando di essere presente in ogni nota, diventando così l’immagine-guida di ogni fraseggio”.

Professionista rispettato ed ammirato dal pubblico, dai critici e dai coristi ed orchestrali, questo simpatico Maestro ci ha concesso un’intervista subito dopo la sua direzione della Messa da Requiem di Giuseppe Verdi, avvenuta presso la basilica di Santa Maria dei Servi a Bologna…

L’Idea:  Maestro, lei si è diplomato in Direzione d’opera lirica presso la Regia Accademia Filarmonica di Bologna, perfezionandosi contemporaneamente in canto lirico (baritono), sotto la guida del M° Paolo Barbacini. L’aiuta molto nel dirigere l’opera avere un’esperienza personale con il canto?
Lorenzo Bizzarri: Trovo l’esperienza personale nel canto lirico a dir poco fondamentale nella direzione dell’opera! Grazie a questa infatti, riesco a fraseggiare e respirare assieme ai cantanti, ed è una mia peculiarità molto apprezzata.

L’Idea: Nel 2006, dopo essere risultato finalista al concorso internazionale per giovani direttori “F. Capuana” di Spoleto, lei diresse l’Orchestra Sinfonica “A. Boito” di Parma nell’esecuzione della 3° Sinfonia di Schubert nell’ambito del Concerto di Natale organizzato dal Vaticano, trasmesso in diretta in mondovisione. Fu quella la sua prima esperienza televisiva? Che effetto le fece? Ha avuto altre esperienze similari con la televisione?
Lorenzo Bizzarri: Si, quella fu la mia prima esperienza in televisione. Cercai di concentrarmi esclusivamente sull’esecuzione e sul pubblico presente in sala. L’idea che altri milioni di spettatori in tutto il mondo potessero seguire il concerto avrebbe potuto creare un po’ di “soggezione”, diciamo.
Successivamente ho avuto molte esperienze televisive, ma continuo a preferire di gran lunga il teatro e le sale da concerto.

L’Idea:  Lo stesso anno lei debuttò in una esecuzione del tutto inedita nel campo della liederistica mondiale, eseguendo integralmente il ciclo “die Winterreise” di Schubert accompagnandosi lei stesso al pianoforte. Come le venne questa idea e quale fu la risposta del pubblico e della critica? Da allora, si è cimentato in altre performance di questo tipo?
Lorenzo Bizzarri: Schubert amava proporre ai suoi amici i suoi Lieder cantando e suonando egli stesso..Ho amato subito questa idea; ne è scaturita una esecuzione molto intima. Suonando e cantando l’approccio all’opera è totale, e si crea un’atmosfera molto comunicativa col pubblico.

L’Idea: Nel corso degli anni ha collaborato con importanti orchestre italiane ed estere, intraprendendo attive collaborazioni con Maestri di fama mondiale. Può parlarci un poco di questo suo ‘rodaggio musicale’, se così lo possiamo chiamare? Chi fu il Maestro che la colpì di più?
Lorenzo Bizzarri: Da tutti i maestri ho cercato di “rubare” consigli e indicazioni, a caldo tuttavia direi che il carisma e l’entusiasmo di Jose Cura mi ha davvero trascinato!

L’Idea: È stato più volte invitato a dirigere l’Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna “A.Toscanini” di Parma, un grande onore che ha ben meritato. In quali occasioni ha diretto tale orchestra?
Lorenzo Bizzarri: Si trattava di una rassegna estiva organizzata dall’orchestra, dal titolo “l’orchestra Toscanini incontra i giovani talenti”. Evidentemente si è trattato di un’esperienza proficua, dal momento che mi hanno voluto “incontrare“ per tre diverse edizioni.

L’Idea: Ha diretto numerose opere e concerti di musica classica, da Verdi a Puccini, da Vivaldi a Mozart, da Mascagni a Rossini, Donizetti, Haydn, Pergolesi e così via; troppe per citarle in questa intervista. Quali sono state le opere che ha trovato più difficoltose da gestire e perché?
Lorenzo Bizzarri: Devo dire che in generale le opere di Puccini sono quelle che offrono il maggior numero di difficoltà, a causa dell’elasticità del fraseggio. Ma allo stesso tempo sono anche le più affascinanti!!

L’Idea: E quali le più piacevoli?
Lorenzo Bizzarri: Adoro “Un ballo in maschera” di Verdi, e dirigerei a giorni alterni il Requiem di Mozart e la Messa di Gloria di Rossini, due capolavori imprescindibili!

L’Idea: Chi fu il cantante lirico con cui ha lavorato che l’ha colpita di più per le sue capacità vocali?
Lorenzo Bizzarri: Sicuramente Fabio Armiliato e Carlo Colombara.

L’Idea: Chi è il compositore che lei ammira di più per l’opera? E quello della musica classica in generale?
Lorenzo Bizzarri: Per l’opera indiscutibilmente Giuseppe Verdi, in generale sono un grande fan di Bach.

L’Idea: E recentemente, il 29 novembre scorso, ha diretto la Messa Da Requiem di Verdi presso la Basilica di Santa Maria dei Servi a Bologna. È stata una prova difficile che certamente l’ha stimolata…
Lorenzo Bizzarri: Il Requiem di Verdi entra nell’anima. Ogni esecuzione di quel capolavoro lascia una traccia indelebile nel profondo del cuore!

L’Idea: Dopo questa esecuzione, ha altri progetti in gestazione? Forse qualche registrazione? Concerti negli USA? I nostri lettori lo vorranno sapere in anticipo…
Lorenzo Bizzarri: Nei primi mesi dell’anno uscirà un CD di un’opera inedita che stiamo terminando.

L’Idea: Un messaggio per la comunità italoamericana che la seguirà attraverso la nostra rivista?
Lorenzo Bizzarri: Spero di potervi incontrare presto, e magari condividere qualche esperienza musicale assieme!!

La ‘Stella’ Del Hip Hop Italiano Scopre L’America. Intervista Esclusiva Con Morgan Brutti.

La ‘stella’ del Hip Hop italiano scopre l’America. Intervista esclusiva con Morgan Brutti.

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

Una stella del ballo Hip Hop in Italia si è trasferita negli ultimi anni negli Stati Unitit ed ha ottenuto un successo strepitoso. Cogliamo l’occasione per intervistarla…

L’IdeaMorgan, a che età hai iniziato a ballare?
Morgan Brutti: Ho iniziato a ballare all’età di 5 anni ed è stato amore al primo passo, ricordo ancora il mio primo giorno di danza perchè ero la più piccola di tutta la scuola ! Mia mamma mi racconta sempre di essere stata proprio io a chiederle di iscrivermi a lezioni di ballo perchè avrei voluto diventare una ballerina professionista da grande! Proprio in quegli anni il programma televisivo ‘’Non è la Rai’’, dove un gruppo di ragazze adolescenti si sfidavano a colpi di danza, canto e recitazione; era molto popolare e io non mi perdevo mai una puntata tanto da rimanerne affascinata sognando di diventare una professionista proprio come loro!
Sognavo il mondo dello spettacolo!

L’Idea: Hai iniziato con la danza classica mai poi ti sei dedicate al Hip Hop. Qual è la ragione di tale scelta? Con chi hai studiato?
Morgan Brutti: Esattamente. Ho iniziato a ballare danza classica e modern-jazz per poi passare all’hip hop all’età di 12 anni.
È stato veramente un colpo di fulmine, tanto che la mia predisposizione e capacità al di fuori del comune, come mi definivano, mi hanno permesso già all’età di 14 anni di esibirmi con insegnanti e ballerini professionisti in grandi eventi della mia città.
Ho deciso di dedicarmici totalmente, abbandonando la danza classica, perchè quando mi esibivo su una musica hip hop mi sentivo me stessa, libera di esprimere chi ero senza regole in campo. Con la danza classica non era possibile, in quanto la reputo una disciplina fondata sulla tecnica di controllo coordinato del corpo dove insegna disciplina ed eleganza, a differenza dell’hip hop che è una danza di strada estremamente dinamica, ritmica, un mezzo di espressione sociale caratterizzato da una maggiore libertà espressiva dove ogni tipo di energia viene trasformata in uno sfogo creativo.

Morgan Brutti

Durante il mio percorso di danza, in Italia, ho avuto la fortuna di avere tutti insegnanti professionisti del settore (per citarne alcuni : Rita Pavanello, Enzo Forleo, Olivia Lucchini, Luca Pulega e Michael Fields) che mi hanno fatta crescere artisticamente, dandomi delle eccellenti basi per migliorarmi sempre di più anche a livello professionale.
Nonostante i miei regolari studi nella mia città, Verona, ho inoltre continuato a seguire masterclass e corsi di aggiornamento in giro per l’Italia, studiando con coreografi di fama italiana ed  internazionale provenienti da tutto il mondo.

 L’Idea: Nel 2004 hai fatto parte della compagnia di danza Nu Era, con il quale hai vinto numerosi premi. Puoi parlarci di questa tua espeienza?

La compagnia Nu Era vincitrice del prestigioso concorso Dream On Dance Show 2008

Morgan Brutti: Si nel 2004 , all’età di 17 anni sono entrata a far parte di una importante compagnia di danza a livello nazionale chiamata inizialmente ‘’Teen Company’’ , in quanto eravamo un gruppo di teenager, per poi passare al nome ‘’NuEra’’qualche anno dopo.
Con loro ho avuto molte soddisfazioni sul campo ottenendo ottimi risultati a livello competitivo italiano.
Siamo saliti sul podio un paio di volte al concorso di danza ‘’Hip Hop Festival Valpolicella’’ capitale dell’Hip Hop nazionale  che è una delle manifestazioni più longeva e importanti del settore di interesse internazionale per numero di partecipanti e qualtà di gara , giudicata da una giuria internazionale considerata uno dei più grandi eventi hip hop dance d’Italia.
Ci siamo inoltre aggiudicati il podio per tre volte consecutive al prestigioso concorso di danza ‘’Dream On dance Show’’ aperto a tutte le scuole/compagnie del territorio nazionale italiano che intendono lanciare, attraverso la danza e la creatività, un messaggio forte e chiaro di prevenzione contro l’uso di sostanze stupefacenti e l’abuso alcolico. Tutto svolto da un team di professionisti della danza e del mondo dello spettacolo tra cui Veronica Lewis, direttrice della London Contemporary Dance School di Londra, Alphonse Poulin, direttore del Juilliard Dance Drama Music School di New York e Rosalina Subel Kassel, direttrice della Telma Yalin Dance School di Tel Aviv.
Sono stati indubbiamente anni di studio e di allenamento molto intenso che hanno trasformato l’impegno e dedizione in realtà allo stato puro! Un capitolo indimenticabile!

L’Idea: E poi hai vinto anora premi con le compagnie Play Funk e Dangerous Hdemy. Ci puoi dire qualcosa al proposito? 
Morgan Brutti: Certo! Quando ho preso parte a quest’altra crew di danza ovvero i ‘’Play Funk’’, erano già passati ben due anni gareggiando con l’altro team per cui avevo in parte già acquisito una notevole esperienza a livello competitivo e artistico, quindi quando ho cominciato a partecipare ad ulteriori concorsi con questa ultima crew mi sentivo già molto più sicura di me stessa e molto più competitiva nel voler guadagnare il podio con loro. Più passavano gli anni e l’esperienza e più la ‘’fame’’ del voler aggiudicarsi il podio era tantissima! Passavamo ore in sala prove ad allenarci e per quanto mi riguarda, quando partecipavamo a concorsi nazionali, il mio traguardo non era più confrontarmi con altri gruppi di danza, bensì dare il massimo per arrivare sul podio. Con loro ho avuto l’onore di vincere il Campionato Italiano di Montecatini Terme Fid 8Uisp, abbiamo vinto tre volte le Gare Di Coppa Italia a Bologna, Parma e Marina di Carrara nel 2006 e anche con questi mi sono aggiudicata il podio all ‘’Hip Hop Festival Valpolicella nel 2007. Insomma è stata una scalata sempre di più al successo.
Il team ‘’Dangerous Hdemy’’ è arrivato qualche anno dopo , in seguito a numerosi cambiamenti che erano avvenuti all’interno dei vari team, e devo dire che quest’ultima è stata una delle esperienze che mi ha arricchita di più e che mi ha fatto capire ancor di più quale sarebbe stata la mia strada come performer. L’hip hop si sa al giorno d’oggi ha molte sfumature ed è contaminato da vari stili di danza ed io, prima di passare a questo team arrivavo da un’altra ramo per cui aver avuto l’opportunità di studiare con Michael Fields  e Ricky Benetazzo, coreografi e professionisti affermati in Italia, mi ha sicuramente aperto gli orizzonti e arricchito artisticamente .
È stato duro lavorare con loro, passare da uno stile di danza a cui si è abituati all altro non è facile, ma devo dire di averne ricavato anche qui un ottima soddisfazione personale, tanto da aver vinto, dopo soli sette mesi di allenamento, il concorso nazionale ‘’Nogarole Dance’’. Non posso che non essere soddisfatta di tutto quello che ho ottenuto!

La crew Play Funk in uno spettacolo al Hip Hop Festival nel 2007

L’Idea: Nonostante tu appartenessi a varie compagnie di danza, hai anche continuato la tua carrier personale… 
Morgan Brutti: Si , in quegli anni posso veramente dire di essere stata immersa completamente nel mondo nella danza, confrontandomi non solo come parte di una compagnia ma anche come solista. Nonostante la mia giovane età e le paure di una sfida singolare che, si sa, subentrano in momenti di tensione ed agitazione, sono comunque riuscita ad aggiudicarmi il podio per tre volte nelle Gare di Coppa Italia abbattendo barriere e limiti che involontariamente si innescano in certe situazioni. Tutto questo mi ha aiutato, ma soprattutto insegnato, a non fermarmi mai e a credere nelle mie potenzialità. Ho inoltre rappresentato come ballerina il noto marchio Kit Kat Chocolate e partecipato anche individualmente ad eventi e show nazionali. È stato nettamente un salto di qualità che mi ha portato in seguito ad ottenere grandissimi risultati sul campo.

L’Idea: Ma ti sei hai anche esibita nei musical… 
Morgan Brutti: Esatto! Nel 2005 ho scoperto il mondo del musical ed è stato un percorso multidisciplinare mirato, a chi come me, volesse intraprendere una propria carriera artistica nel mondo delle arti ed intrattenimento in grado di rispondere alle diverse esigenze dello Show Business. Uno dei motivi per cui ho iniziato ad abbracciare il mondo del Musical è stata la mia passione per il canto, uno dei miei sogni da quando ero piccina, e così, unita dalla mia voglia di confrontarmi con sfide sempre nuove in ambiti nuovi, mi ci sono buttata a capofitto con il desiderio di apprendere e di formarmi come una performer versatile e completa.
A distanza di poco meno di due anni, nel 2007, sono diventata la protagonista del celebre musical ‘’Chicago’’, diretto dal mio insegnante Enzo Forleo, noto professionista a livello nazionale e nel 2008 la nostra compagnia ‘’Arts Studio Musical’’ si è aggiudicata il terzo posto, esibendosi su un pezzo del famoso film ‘’Hairspray’’ al concorso Nazionale ‘’Musical Day’’, importante vetrina a livello italiano per talenti emergenti dedicata al mondo del Musical con la preziosa collaborazione di importanti professionisti dello spettacolo e del musical.
È stata e rimane una delle esperienze artistiche più importanti ed interessanti in quanto ho avuto la fortuna di arricchire le mie capacità espressive nel modo piu ampio ed ha sviluppato e perfezionato le mie abilità individuali.
Mi ha senz’altro lasciato un bagaglio artistico inestimabile!

 

 L’Idea: Vedo che sei sempre superoccupata, Morgan, e che hai anche insegnato danza in quegli anni. Che cosa hai guadagnato da quella esperienza? 
Morgan Brutti: Dal 2004 al 2011, a soli 17 anni, ho cominciato ad insegnare danza in varie scuole della mia città, e per tutti questi anni ho cercato di trasmettere la mia passione e l’amore per questo lavoro a tutti i miei allievi .
Avere dei ragazzi da gestire non è stato facile, ma neanche impossibile, in quanto ho avuto la capacità, nonostante la mia giovane età, di entusiasmarli e motivarli, portandoli ad ottenere risultati molto fruttuosi tanto da far vincere al team ‘’Street Clown’’, creato da me, il premio speciale della giuria per la coreografia al Concorso Nazionale Hip Hop Riccione nel 2007. Questa opportunità professionale mi ha dato un forte senso del dovere nei confronti dei giovani allievi durante la loro preziosa fase di crescita ed è stata veramente un grande soddisfazione a livello personale.

Morgan Brutti ed il suo team Street Clown, vincitori del concorso Nazionale Hip Hop Riccione 2007

L’Idea: Nel 2011 venisti a New York per la prima volta e ci dimorasti per un anno…
Morgan Brutti: Gli Stati Uniti, per quanto riguarda la mia carriera artistica sono sempre stati il mio sogno; le opportunità lavorative sono sempre state maggiori rispetto all’Italia e così nel 2011 ho deciso di partire ed ampliare le mie conoscenze negli Stati Uniti e questa permanenza, nell’affascinante città di New York, mi ha permesso di studiare con coreografi e ballerini di fama mondiale. È stato sicuramente un anno molto difficile per me, mi mancava molto la mia famiglia e mi sentivo catapultata in un mondo del tutto nuovo, ma ciò che mi ha dato la forza di non mollare è stata la consapevolezza e la determinazione nel voler realizzare i miei sogni. Non lo dimenticherò mai!

Morgan Brutti. Photo Credit Brian Thomas

L’Idea: Dopo un breve ritorno in Italia sei tornata a New York. Che cosa è successo in questa tua seconda visita? 
Morgan Brutti: Nel 2014, dopo duro lavoro seguito dal mio rientro in Italia dopo la permanenza di un anno a NYC, sono riuscita ad ottenere il visto artistico riconosciuto solo ad artisti di vero talento e così mi sono trasferita nella Grande Mela, dando vita a tutti gli effetti al mio sogno e alla mia carriera. Il mio percorso è stato poi tutto in ascesa in quanto ho avuto l’opportunità di lavorare per HBO Latino, Yandel, Good Morning America, Pepsi Cola, Joy Villa e The Cake Boss, per citarne alcuni.
Ma uno dei miei più grandi traguardi  è aver avuto l’opportunità di lavorare con le più grandi star di Bollywood come Katrina Kaif e Salman Khan in una tournée negli Stati Uniti e Canada. Avere l’occasione di prendere parte ad una tournéè come ballerino professionista è sicuramente il sogno di molti!

Morgan Brutti durante l’esibizione live per il programma televisivo HBO Latino a NYC

 L’Idea: Wow, hai già avuto una carriera impressionante nonostante tu sia ancora molto giovane! Vedo che però ti sei già spostata dalla Grande Mela. Come mai? 
Morgan Brutti: Quest’anno, dopo vari anni passati a New York City, ho deciso di trasferirmi a Los Angeles per ragioni di opportunità lavorative nel mio settore.
New York mi ha indubbiamente dato tantissimo, ma Los Angeles è sempre stata la mia meta a livello lavorativo. I ballerini che si vedono maggiormente in video musicali, pubblicità o programmi televisivi nascono tutti da qui, nella città degli angeli, a differenza della Grande Mela che è più incentrata sul mondo del musical a Broadway.
Questa è sicuramente la città giusta per chi, come me, vuole continuare a svolgere questo tipo di professione.

Morgan Brutti. Photo Credit Jarrett Ares

L’Idea: Hai altri progetti in lavorazione?
Morgan Brutti: Uno dei progetti a cui sto lavorando è quello di frequentare un accademia di musica per focalizzarmi nel canto, il quale è sempre stato uno dei miei sogni sin da bambina.
Nonostante la mia carriera da ballerina vorrei anche riuscire ad intraprendere una carriera da cantante e unire queste due professioni l’una con l’altra, come molti artisti del giorno d’oggi.
La musica mi ha accompagnato sempre ed è tuttora il sottofondo della mia vita e credo lo sia per tutti; la musica rende felici, fa stare bene ma soprattutto ci da forza, è vita, e a me piacerebbe trasmettere tutte queste emozioni attraverso questa forma d’arte. Sarà una strada in salita, lo so, ma come dice il proverbio ‘chi si pone delle mete deve avere il coraggio di raggiungerle!’

Morgan Brutti durante la tourneè negli Stati Uniti con il DA BANG The Tour Reloaded

L’Idea: Dove pensi di trovarti fra dieci anni? 
Morgan Brutti: Fra 10 anni penso e credo di aver realizzato e di essere arrivata dove ho sempre desiderato, lottando e facendo tanti sacrifici per arrivare alla meta che mi sono proposta. Tutto quello che faccio per me non è un peso, anzi, l’importante nella vita è portare a termine ciò che si inizia.

L’Idea: Un messaggio per i nostri lettori?
Morgan Brutti: Essere artisti è una propensione dell’anima e la soddisfazione più grande è quando ciò che tu fai viene riconosciuto ed apprezzato. Detto questo invito tutti a non arrendersi mai e a lottare per i propri sogni!

Viola Manuela Ceccarini (ViVi), “l’italiana”. [Christopher Magazine, aprile 2019]

Intervista di Tiziano Thomas Dossena.

{Come apparsa su Christopher , Febbraio 2019]

Milanese di nascita, Viola Manuela Ceccarini sta ottenendo un successo invidiabile nel mondo televisivo latino negli USA, dopo aver contribuito per vari canali televisivi internazionali in italiano. Giornalista riconosciuta (è corrispondente per ben sei riviste, oltre a vari canali televisivi e radiofonici) Viola, anzi ViVi, come la identificano gli amici, copre tutti i premi internazionali (Grammys, Emmy, Oscar, eccetera) e presenta al pubblico una visuale tutta personale degli eventi. Parla un ottimo spagnolo con un leggero accento straniero che le ha meritato il nomignolo de “l’italiana” da parte del largo pubblico televisivo latino. ViVi è la vincitrice del premio “Young Female Entrepeneur of the Year” nella competizione internazionale Stevie® Awards for Women in Business. Ci siamo incontrati nel centro di Manhattan ed abbiamo fatto una bella chiacchierata.Viola Manuela Ceccarini

Vi Vi, potresti raccontare  ai nostri lettori come e perchè sei arrivata negli Stati Uniti?
Crescere in una delle capitali più influenti della moda a livello mondiale: Milano, mi ha ispirata a intraprendere una carriera nel settore della moda e dello spettacolo.
All’età di 17 anni, dopo aver conseguito il diploma di scuola superiore, i miei genitori mi fecero un regalo “di post diploma” mandandomi tre settimane a studiare l’inglese a New York.
Ricordo ancora il momento in cui arrivai a Times Square… rimasi incantata alla vista dei grattaceli, le strade affollate e le luci sfavillanti… per la prima volta provai un sentimento di libertà infinita… e dentro di me sapevo che in questa città tutti i miei sogni si sarebbero potuti realizzare, così ho fatto una promessa a me stessa, che sarei ritornata a vivere a New York…. un giorno…
Tre anni dopo: Dopo essermi laureata all’Università di Milano in “Comunicazione Visiva e Multimediale” ho cominciato a lavorare per una rivista di moda Italiana locale chiamata “Zaffiro Magazine”, ero incaricata di scrivere articoli e intervistare personalità della moda ad eventi Milanesi della vita mondana.
Purtroppo peró le opportunità nel settore erano limitate, motivo che mi ha spinta a riconsiderare l’idea di vivere a New York permanentemente.
Così nel 2013, ho lasciato Milano e mi sono trasferita a New York da sola e contro la volontà dei miei genitori, spinta dalla passione e voglia di crescere professionalmente.
Vivere a NY è sempre stato il mio sogno ed una sfida personale! New York ha un’energia unica; è la capitale del mondo dove tutti sono uguali e rispettati, che tu stia cogliendo margherite (che vedi solo tu) su un marciapiede o che tu sia Leonardo DiCaprio, la gente ti guarda nello stesso modo. Perché chi è qui ha ambizioni, un progetto! Tutti i migliori li trovi a New York; è una città che, o ti stimola ad essere umile e migliorarti, o ti schiaccia; per questo la amo!!”

Tu pensi che l’America, e in particolare New York, offra ancor oggi grandi opportunità per chi ha del talento?
Assolutamente si!!! Per poter trovare e beneficiare delle opportunità a New York devi venire qui con un certo tipo di mentalità che comporta: ambizione e perseveranza, preceduto da un piano d’azione e una gran voglia di lavorare e realizzare un progetto senza mai perdere di mira l’obbiettivo finale.
Anche se credo fermamente che New York non sia una città per tutti, per lo stile di vita frenetico e talvolta stressante, devi amare lavorare e devi avere dei sogni grandi da realizzare…

Per vari anni hai scritto e parlato di moda e di Alta Società sia su varie riviste sia in programmi televisivi. Come sei arrivata a questa specializzazione giormalistica?
Ho sempre saputo che volevo lavorare nei media e nel mondo dello spettacolo. Fin da piccola io e mia sorella giocavamo con la telecamera di papà; lei mi filmava e io presentavo, cantavo e ballavo.
Nel 2011 mi sono laureata in “Comunicazione Visiva e Multimediale” presso l’Accademia Multimediale Europea ACME, specializzata in arti visive e produzione multimediale, dove ho imparato a fare post produzione con programmi di montaggio video come Final Cut Pro/ Adobe Premiere.
Dopo essermi laureata, ho mosso i miei primi passi come intervistatrice-editorialista per una rivista italiana di lusso stampata e online chiamata “Zaffiro Magazine”, presentando eventi nella vita notturna milanese.
La rivista era gestita da un azienda di comunicazione chiamata DBCommunication per la quale eseguivo lavori nel campo delle pubbliche relazioni, occupando un ruolo fondamentale per l’azienda, coprendo progetti importanti per i loro clienti, inclusi artisti e celebrità italiane. Inoltre sono stata incaricata della progettazione del logo aziendale. Questo logo è stato poi stampato su t-shirt e indossato da VIP italiani, cantanti, reality star e celebrità.
La mia passione per i media é iniziata in Italia ed é poi cresciuta in America; scrivere e presentare mi danno  una voce e soprattutto l’opportunitá di esprimermi .
Attualmente sto scrivendo in tre lingue (Italiano, Spagnolo e Inglese) per varie riviste e periodici che parlano di moda e lifestyle. Copro eventi di moda, spettacolo e intrattenimento come ad esempio: New York Fashion Week, Film Festivals, Grammys, Oscars…etc etc

Ora però stai avendo un enorme successo con il gossip nientemeno che in un programma televisivo in spagnolo. Puoi parlarci un poco di questa tua nuova esperienza?
Si!! La comunità Ispana mi ha sempre accolta a braccia aperte. Quando mi sono trasferita a New York sono venuta a vivere direttamente a Washington Heights, un quartiere latino situato nella parte alta di Manhattan (Uptown). La mia prima stanza in affitto era in casa di una famiglia di Dominicani, dove ho vissuto per 2 anni e dove ho imparato a parlare lo Spagnolo (e lo street slang), ad amare la cultura, la cucina e la musica.
Fatalità del caso, attualmente sto lavorando per un canale Ispano chiamato Super Canal, dove conduco un segmento di notizie di intrattenimento, gossip e moda. Il nome del programma é “Option New York” ed è trasmesso in vivo dal lunedì al venerdì (2-3 pm) ovunque negli Stati Uniti via Cavo su Spectrum Canale 870, Verizon Canale 1507, Comcast Canale 620 e Optimum Canale 1023. Inoltre il programma é trasmesso a livello internazionale in diretta dalle 3-4 pm nella Repubblica Domenicana sul Canale 33 (uno dei loro canali principali), a Puerto Rico, nelle Caribbean Islands e in Spagna.

La moda, però, Devi avercela nel sangue perchè ho potuto ammirare varie tue foto nelle quali posi come modella. Pensi di continuare anche nelle sfilate nonostante i tuoi molti impegni professionali?
Ahah grazie! Si, tengo le porte aperte per qualsiasi opportunità mi si presenti $$$$!! In passato ho lavorato come fotomodella ma per ora l’unica sfilata alla quale abbia mai partecipato é stata quella della mia amica stilista Pamela Quinzi. Solitamente collaboro con stilisti quando vado a coprire eventi importanti, di solito lavoro e do l’opportunità a stilisti Italiani di presentare le loro collezioni, perché ci sono moltissimi stilisti talentosi in Italia che hanno bisogno di uscire allo scoperto.

Su quali altri progetti stai lavorando?
Ho tanti progetti in ballo che purtroppo non posso svelare ancora; sicuramente posso dirti che presto uscirà un video musicale di Messiah, Kapuchino e Tali al quale ho preso parte di recente. Loro sono artisti urbani conosciuti, Messiah é colui che ha fatto il featuring con Cardi B nella versione di Bodak Yellow in Spagnolo.
Non vedo l’ora di condividerlo con voi!

Alta Cucina Internazionale: dalle orecchiette alla Rasta pasta. Intervista con lo Chef Patrizio La Gioia [Christopher]

Intervista di Tiziano Thomas Dossena.

Lo avevo incontrato un paio di volte nei corridoi del Madison Square Garden ed avevo notato il nome sulla sua uniforme di gran Chef. Avevo sentito che era un Chef di gran nome e ciò mi intimidì un poco. Mi azzardai a parlargli il giorno che ero entrato nella sua cucina per ragioni tecniche. Scoprimmo la comunanza della lingua e stringemmo subito un patto di amicizia spontaneo e naturale fra emigranti italiani all’estero.  Qualche giorno dopo mi avvisò della sua intenzione di trasferirsi al Baccarat Hotel, prestigioso ristorante anch’esso nel centro di Manhattan. Gli spiegai che esisteva una rivista (Christopher) che parlava degli italiani all’estero che avevano avuto successo e lui prontamente acconsentì a questa intervista.

 
 Tiziano Thomas Dossena: Patrizio, hai iniziato la tua avventura culinaria nel lontano 2000 presso varie trattorie e ristorantini, in Puglia. Come ti venne la passione per la cucina?
Patrizio La Gioia: Penso che la mia ispirazione sia stata mia mamma. Ricordo ancora quando giocavo sul pavimento e vedevo il tavolo muoversi come fosse una nave sulle onde; (Patrizio ride) avevo molta fantasia da bambino, in realtà era mia mamma che lavorava l’impasto della pasta. La domenica era un rituale della mamma fare la pasta fresca e si iniziava con le famose orecchiette. Mi ricordo che volevo imparare a farle ma per me era veramente molto difficile, ero affascinato da come mia mamma lo faceva sembrare così semplice.

Tiziano Thomas Dossena: Da lì sei poi partito all’inizio del 2007 per l’estero e sei diventato Chef de Partie a Monte Carlo presso il prestigioso ristorante La Salier. Come avvenne questo cambiamento? Quanto difficoltoso fu il cambiamento da una infrastruttura italiana ad una internazionale? Che cosa hai imparato in tale sede?
Patrizio La Gioia: Fortunatamente il cambiamento non è stato così poi tanto difficile, essendo un ristorante italiano con personale italiano, e poi francamente a Monte Carlo si parla anche italiano. Lavorativamente parlando è stato abbastanza difficile perché sono passato da trattorie a un ristorante cinque stelle. Ho imparato le cinque salse madri, pasta fresca e tanto altro.

Tiziano Thomas Dossena: La prossima fermata è l’America, e addirittura Miami, in Florida, alla fine dello stesso anno. Come ci arrivasti? In tale città tu avesti due esperienze come Chef de Partie ad alto livello; la prima presso l’Hotel Cardozzo e la seconda presso in rinomato The Forge Restaurant. Che differenza ebbero le due esperienze? 
Patrizio La Gioia: Tramite La Salier sono riuscito a farmi trasferire al hotel Cardozzo in Miami essendo parte della compagnia. Ricordo come fosse ieri la difficoltà con la lingua, le unità di misura, la cultura. Mi sentivo completamente in un l’altro mondo. Dopo un’anno passato al Cardozzo il mio obbiettivo era lavorare in uno dei migliori ristoranti di Miami. Iniziai quindi a lavorare al The Forge, una leggenda a Miami sotto la quidanza del grande chef  Dewey LoSasso. Mi ricordo che quell’anno vinse come miglior chef della Florida sul Miami Times

Tiziano Thomas Dossena: A Miami ci fu un’altra evoluzione e lavorasti come Sous Chef in due famosi ristoranti, uno con cucina francese, La Gluttoneire, ed uno con cucina italiana, Tiramesu. Che differenti esperienze avesti in queste due sedi? 
Patrizio La Gioia: Dopo l’esperienza al The Forge, ho iniziato la mia prima esperienza come sous chef (secondo chef) al Tiramesu, grande ristorante italiano, dove imparai come gestire la cucina dal punto di vista burocratico. Imparai il food cost, labor cost e come  fare gli acquisti. Sempre molto appassionato ad imparare altre cuisine, lasciai il Tiramesu per intraprendere questa nuova esperienza francese alla Gluttonerie (2012 best French restaurant in Miami)

Tiziano Thomas Dossena: Tu studiasti anche sotto l’Executive Chef Thomas Buckley nel ristorante Nobu, sempre a Miami. Come definiresti questa episodio della tua vita?
Patrizio La Gioia: Eh si, come dicevo prima ho sempre avuto la passione per imparare cucine differenti, ebbene sì cucina giapponese al grande Nobu Miami. Mi ricordo quando Chef Thomas Buckley (corporate Chef Nobu America) mi fece la proposta di lavorare con lui; ero un po’ spaventato dalla differenza tra cucina italiana e quella giapponese, lui scherzando mi rispose “è la stessa cosa!!! Voi avete il carpaccio e noi abbiamo il sashimi, voi avete la pasta noi abbiamo i noodles”. Praticamente mi fece capire che la cucina è cucina, indipendentemente dalle culture.

Tiziano Thomas Dossena: Nel 2013 ti sei trasferito ad Aspen, nel Colorado, ed hai lavorato presso il Chefs Club di FOOD & WINE. Come funziona tale Club? Che funzioni avevi e che cosa traesti da tale pratica?
Patrizio La Gioia: Questa è stata una delle più belle esperienze della mia carriera. Food and Wine Magazine è una rivista Newyorchese di alta cucina, che ogni anno premia I migliori nuovi chef d’America. Il concetto del Chef Club è di invitare a rotazione ogni stagione 4 best new chef of Food & Wine, e creare il menu con i loro piatti migliori, E noi, come resident chefs,  dovevamo  replicarli; un esperienza indimenticabile..

Tiziano Thomas Dossena: Nel 2014 ti troviamo a New York, con il Patina Restaurant Group, In quesa corporation hai avuto varie funzioni. Quali furono?
Patrizio La Gioia: Il mio primo ruolo con Patina Restaurant Group fù come Sous Chef nel ristorante Brasserie 8.5, ristorante francese sotto il comando di Franck Deletrain un grande chef, persona e amico. Dopo 6 mesi passati con lui la compagnia decise di promuovermi come Chef De Cuisine al ristorante Naples45, un ristorante napoletano autentico.

Tiziano Thomas Dossena: Essere stato l’Executive Sous Chef ad un ristorante favoloso e celebre come The Four Seasons Restaurant è il sogno di molti Chef, e tu lo otterresti nel 2015, tenendo la posizione fino alla chiusura del ristorante, triste episodio che fortunatamente è stato recentemente corretto con la sua riapertura. Quale erano le tue competenze in quella funzione?

Patrizio La Gioia: Dopo un po’ di tempo passato a Naples45 mi sentivo insoddisfatto perché ero nella grande mela con i migliori ristoranti del mondo e io ero qui a fare le pizze. Quindi decisi ti tornare a a fare cucina garstonomica, e iniziai l’avventura al leggendario Four Seasons Restaurant, sapendo già che doveva chiudere dopo 2 anni. Però a me la cosa non spaventava perché sapevo già che mi avrebbe aperto nuove porte qui a Manhattan. Il Four Season Restaurant era molto famoso per il “Power Lunch” ovvero la gente più potente di Manhattan veniva a pranzo, e spesso sceglievono sempre lo speciale del giorno. Una delle mie mansioni era creare ogni giorno tre piatti speciali differenti.

Tiziano Thomas Dossena: Dopo The Four Seasons avesti un’altra opportunità straordinaria, lavorando con l‘illustre Chef Thomas Keller. Che cosa apprendesti da lui?
Patrizio La Gioia: Come dicevo prima, il Four Seasons Restaurant mi aprì le porte ai migliori ristoranti del mondo, quindi iniziai al 3 stelle Michelin  “Per Se”,  uno dei migliori ristoranti d’America, se non il migliore. Per me è stato un onore conoscere il grande Chef e Mentor Thomas Keller. Con lui imparai la disciplina, la precisione e l’eccellenza.

Tiziano Thomas Dossena: Penultima tappa della tua avventura americana  il Delta Club del Madison Square Garden, il club più esclusivo in tale sede, dove ti ho incontrato. Quali erano le tue funzioni al Delta Club?
Patrizio La Gioia: Al Madison Square Garden è stata un esperienza unica! Eventi spettacolari, da partite di basket, hockey, incontri di boxe, e ovviamente concerti. Mi ricordo la volta che Andrea Boccelli venne a cantare, io ero in cucina ed a un certo punto riconobbi la canzone Nessun Dorme, una delle mie canzoni preferite. Uscii fuori dalla cucina con la pelle d’oca. Al MSG ero lo Chef del Delta Club, che serve le 20 Suite più importanti, praticamente cucinavo per i VIP, compreso il proprietario Jim Dolan.

Patrizio La Gioia con Massimo Bottura e la moglie

Tiziano Thomas Dossena: Ora che sei diventato uno degli Chef presso il prestigioso 5 stelle “Baccarat Hotel” quali altri traguardi ti prefiggi?
Patrizio La Gioia: Sinceramente non so dove mi porterà in futuro. Di sicuro una cosa la so, ogni scelta che farò la farò sempre con il cuore, come ho sempre fatto. Ovviamente, come tutti gli chef il mio sogno è di un giorno gestire il mio proprio ristorante.

Tiziano Thomas Dossena: In tanti anni di Chef in sedi prestigiose avrai cucinato per attori, cantanti e alte personalità. Qualche aneddoto in particolare?
Patrizio La Gioia: Purtroppo per la privacy non posso dire più di tanto, però l’unica cosa che posso dire è che nella mia carriera ho cucinato per attori, cantanti, atleti, politici, principi e principesse, ma per me ogni ospite è VIP, indipendentemente se è un personaggio famoso o meno. Però non potrò mai scordare la volta che ero in cucina è un cameriere venne in cucina è mi disse: Chef, c’è un certo Massimo Bottura che  dice di essere uno chef italiano e vuole parlare con te. Ed io, con un tono irritato gridai al cameriere: “ UN CERTO MASSIMO BOTTURA!!!?????? È il miglior chef al mondo!!! Ignorante!!”

Tiziano Thomas Dossena: Nel corso della tua carriera hai creato varie specialità. Potresti rivelarne una o due per i nostri lettori?
Patrizio La Gioia: Come ben saprai, in Giamaica uno dei piatti tipici è l’Oxtail, ovvero la coda di bue, quasi come la coda alla vaccinara, piatto tipico romano, però preparato con spezie differenti. Mia moglie è Giamaicana, quindi un giorno mi ispirai e creai questo piatto “Pappardelle al rosmarino con ragù di coda, cavolo nero e pecorino Toscano”. Un mio collega soprannominò il piatto “Rasta Pasta”. Da allora nacque la mia famosa Rasta Pasta.

La Lira Silente, Primi Sonetti di Edna St.Vincent Millay. [L’Idea Magazine 2019]

 Recensione di Tiziano Thomas Dossena

Nel leggere i sonetti della raccolta di Edna St. Vincent Millay a titolo La Lira Silente is capta la personalità della poetessa, che non ha certamente peli sulla lingua riguardo l’espressione dei propri desideri sessuali, delle proprie debolezze, ma anche del proprio astio, della rabbia repressa ch’ella sente per chi l’ha abbandonata o le ha fatto qualch spregio. I sonetti hanno una carica che è straordinaria quando poniamo Millay nel contesto del tempo in cui visse. E la possibilità di captare ed apprezzare questa carica, questa emotività espressa senza freni o rimorsi della poetessa la possiamo avere grazie all’ottima traduzione di Laura Klinkon, che è riuscita a ritenere il linguaggio fin troppo onesto di questi sonetti evitando di legarsi alla struttura poetica, che in realtà non è riproducibile in traduzione senza alterare il vero significato dei versi.

La versione italiana ritiene il ritmo dei versi ma non li forza, anzi li scioglie in un linguaggio che è tanto simile a quello originale in inglese che ci si pone la domanda su come abbia fatto la traduttrice a ricreare così validamente questi sonetti quando ha incontrato le molte espressioni idiomatiche usate dalla Millay. Ottimo lavoro, quindi, che ci permette alfine di leggere questi sonetti in una versione italiana non solo accettabile e comprensibile, ma direi anzi superlativa.
Complimenti quindi alla traduttrice che è riuscita a produrre questo magnifico libro.

Trascrivo dal libro (Pag. 67) una delle poesie che può dare un’idea di come possa essere stata ardua la traduzione:

Oh, mio amato, hai mai pensato a questo:
Come negli anni a venire il tempo senza scrupoli,
Più crudele della Morte, ti strapperà dal mio bacio,
E farà te vecchio, e lascerà me nel fiore degli anni?
Ocome noi, che scaliamo insieme ancora
Per un po’ la dolce, immortale altezza
Che nessun pellegrino può ricordare né dimenticare,
Indubbio come gira il mondo, in una granitica notte
Ci sdraieremo svegli e scopriremo la fiamma graziosa
Adesso spenta per sempre sulla nostra pietra comune;
E ricorderemo che quel giorno che venisti
Io ero bambina, e tu un eroe cresciuto?
E passerà la notte, e proromperà lo strano mattino
Sulla nostra angoscia l’una per l’altro!

 

La Lira Silente; Primi Sonetti di Edna St. Vincent Millay
Traduzione di Laura Klinkon
Stesichorus Publications, Rochester, NY, 2017