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SCRITTI sulla POESIA di DE PALCHI.

SCRITTI sulla POESIA di DE PALCHI.

Pubblicato su L’Idea N.15, VOL. II, 2002,  NY

Nella collana i quaderni di Hebenon è recentemente apparso un libro che senza dubbio sarà accolto positivamente dal folto nucleo di ammiratori dell’opera di Alfredo De Palchi. Apparso come supplemento al n.6 della rivista Hebenon dell’ottobre 2000, Scritti sulla poesia di Alfredo De Palchi è un volume eterogeneo contenente una serie di saggi sul noto autore e una raccolta di sue poesie inedite in appendice. Pur conoscendo, o perlomeno credendo finora di conoscere De Palchi come artista, sono rimasto di stucco nello scoprire quanto tortuoso e sofferente sia stato il sentiero della vita di questo vate moderno. Del resto, penso che solo dopo aver appreso le sue vicissitudini il lettore può afferrare l’eccezionale impulso creativo di questo poeta. Sono convinto inoltre che la lontananza dalla madre patria, prima in Francia e poi negli USA per più di cinquant’anni, gli ha permesso di ritenere una originalità stilistica e di vocaboli che ci permettono di riconoscere i suoi versi senza indugio. Una sua singolarità legata all’esperienza emigratoria, combinata con le sue disavventure giovanili, lo hanno confermato cantore espressionista ed intenso che trova ben pochi uguali nell’universo letterario italiano ed ancor meno in quello del mondo italiano all’estero.

I vari saggi di Roberto Bertoldo, Barbara Carle, Luigi Fontanella, Daniela Gioseffi, Silvio Ramat e Vittorio Vettori ci danno un ritratto del maestro che è esauriente sia nel contenuto biografico sia nell’analisi dei suoi scritti. Molto interessante inoltre il saggio a titolo Testimonianza d’autore che è un discorso presentato ai propri concittadini in occasione della sua visita nel 1998, commento alle proprie poesie, ma anche denuncia a chi, per presunte ed ingannevoli ragioni politiche aveva disertato il ricevimento dato in suo onore.

Indiscutibilmente, però, la preziosità del volume è conseguita grazie alla presenza dei suoi componimenti poetici inediti.

Ogni componimento supera il precedente in un richiamo irrefrenabile ai sensi, alle radici, alla gioventù ormai lontana. Impressionante l’impatto che possono fare i suoi versi al lettore, che si ritrova a passare da osservatore a partecipante senza rendersi conto. Un esempio di questo fenomeno di trasformazione sono certo che lo potrete vivere in prima persona leggendo le seguenti rime, tratte dalla pagina 93 del libro (Grace Church, NYC, 11 giugno 2000):

 

     Mi

     immedesimo in te, Cristo,

     spirito incolume della mia religione

     carnalmente di bestia umana – la mia comunione sacra

     è la manifestazione di quanto esprimi spezzando il pane

     “prendete, mangiate, questo è il mio corpo”

     e porgendo il vino

     “bevete, questo è il mio sangue”.

 

     Mi spezzo, come il pane della cena,

     e dissanguo, come offerta di vino – simbolo del sangue

     prezioso; sono il carnivoro

     il cannibale che lingueggiando divora il suo corpo

     e beve il sangue della ferita

     perché si ricordi di me;

     e tu inchioda sulla stessa croce il mio amore

     per le sue carni maestose.

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