Cerco Di Creare Un Mondo…Dove L’amore È Il Centro Di Ogni Cosa… Intervista Esclusiva Con Lo Scrittore Diego Galdino [L’Idea Magazine, Novembre 2020]

Cerco di creare un mondo…dove l’amore è il centro di ogni cosa… Intervista esclusiva con lo scrittore Diego Galdino

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

Dopo gli studi superiori ha iniziato a lavorare nel bar di famiglia, il Lino Bar a Roma, attività a cui nel corso degli anni ha affiancato quella di scrittore.
Il suo primo romanzo, “Il primo caffè del mattino” (2013), è stato definito un caso letterario.
Nel 2014 pubblica “Mi arrivi come da un sogno”, a cui segue, l’anno successivo, “Vorrei che l’amore avesse i tuoi occhi”, e nel 2017  “Ti vedo per la prima volta”. Nel 2018 esce “L’ultimo caffè della sera”, sequel de “Il primo caffè del mattino”. Dopo aver autopubblicato “Bosco bianco” nel 2019, quest’anno ha pubblicato  il suo romanzo “Una storia straordinaria”.
Diego Galdino è pubblicato anche in Germania, Austria, Svizzera, Polonia, Bulgaria, Serbia, Spagna e Sudamerica.

L’IdeaIl tuo primo romanzo¸ “Il primo caffè del mattino”, è del 2013 ed ha un titolo che lega con la tua attività di barista. È questa una coincidenza o qualcosa di voluto? Puoi parlare un poco del libro e dei suoi personaggi?
Diego Galdino: Il titolo richiama il brano finale del romanzo…”Io voglio soltanto bere con te il primo caffè del mattino mi basta questo, ma dev’essere ogni mattina per il resto della nostra vita. Ti va?” Questo romanzo nasce per la voglia di rendere omaggio al Bar dove sono nato, nel vero senso della parola, perché a mia madre le si ruppero le acque proprio dietro al bancone del Bar dove io ancora oggi preparo i caffè ai personaggi della storia che sono tutti realmente esistenti. Il primo caffè del mattino è un romanzo che parla d’amore, di Roma e del caffè, in pratica della mia vita.

L’IdeaIn Sudamerica il tuo romanzo “Il primo caffè del mattino” è diventata una bibbia per gli amanti di caffè e molte aziende utilizzano le frasi per promuovere i loro prodotti. Oltre a ciò, stato tra i protagonisti di un documentario svizzero sul caffè, “La pulpa und die bohne”. Penso che sarai orgoglioso di quanto importante siano diventati il tuo libro e la tua lunga esperienza con il caffé…
Diego Galdino: Faccio ancora fatica a considerarmi uno scrittore di fama internazionale… Quindi ancora oggi sono il primo a restare stupito del mio successo planetario. Essere invitato a Zurigo come ospite d’onore alla prima di un documentario internazionale riguardante il caffè è stata un’esperienza indimenticabile. Addirittura concludere il documentario leggendo un brano del mio primo romanzo Il primo caffè del mattino è stato un sogno a occhi aperti.

Diego Galdino. Il suo romanzo (Il primo caffè del mattino ) è diventato un caso letterario, l’autore lo ha scritto all’alba prima di servire i caffè al bancone del bar…
(Corriere della Sera, 30 dicembre 2013)

È un documentario che racconta la storia del caffè dalle piantagioni più famose al bancone del Bar su cui viene servito alla fine di un percorso lunghissimo e tra tanti banconi su cui poggiare quella tazzina finale; aver scelto proprio il mio è stato come vincere un premio Oscar. Considero il Bar dove lavoro la mia casa, ho imparato a camminare  davanti al bancone, dormivo in una culla accanto al bancone, mi sono innamorato per la prima volta dietro al bancone. Tutta la mia vita ruota da sempre intorno a questo bancone. Il caffè mi scorre nelle vene e mi emoziona tantissimo quando le persone mi scrivono presentandosi con il nome e il tipo di caffè che sono soliti prendere, come fanno i personaggi del mio libro.

L’IdeaDiego, come e quando incominciasti a sentirti scrittore e non più solo barista?
Diego Galdino: Ho iniziato a scrivere per una ragazza a cui ero molto legato. Un bel giorno lei mi mise in mano un libro e mi disse: «Tieni, questo è il mio romanzo preferito, lo so, forse è un genere che piace più alle donne, ma sono certa che lo apprezzerai, conoscendo il tuo animo sensibile». Il titolo del romanzo era Ritorno a casa di Rosamunde Pilcher, e la ragazza aveva pienamente ragione: quel libro mi conquistò a tal punto che nelle settimane a seguire lessi l’opera omnia dell’autrice. Il mio preferito era I cercatori di conchiglie. Scoprii che il sogno più grande di questa ragazza era quello di vedere di persona i posti meravigliosi in cui la Pilcher ambientava le sue storie, ma questo non era possibile perché un grave problema fisico le impediva gli spostamenti lunghi. Così, senza pensarci due volte, le proposi: «Andrò io per te, e i miei occhi saranno i tuoi. Farò un sacco di foto e poi te le farò vedere». Qualche giorno più tardi partii alla volta di Londra, con la benedizione della famiglia e la promessa di una camicia di forza al mio ritorno. Fu il viaggio più folle della mia vita e ancora oggi, quando ci ripenso, stento a credere di averlo fatto davvero. Due ore di aereo, sei ore di treno attraverso la Cornovaglia, un’ora di corriera per raggiungere Penzance, una delle ultime cittadine d’Inghilterra, e le mitiche scogliere di Land’s End. Come promesso feci decine di foto al mare, al cielo, alle scogliere, al muschio sulle rocce, al vento, al tramonto, per poi all’alba del giorno dopo riprendere il treno e fare il viaggio a ritroso insieme ai pendolari di tutti i santi d’Inghilterra che andavano a lavorare a Londra. Un giorno soltanto, ma uno di quei giorni che ti cambiano la vita.

Diego Galdino – Scrittore Barista – fotografo: Benvegnù – Guaitoli

Rientrato a Roma feci sviluppare le foto e creai un album con accanto a ogni immagine la fotocopia di una pagina del libro di Rosamunde Pilcher. Purtroppo, qualche giorno dopo, a causa dei suoi problemi di salute, la ragazza fu costretta a trasferirsi con tutta la famiglia in un’altra città. Così decisi di scrivere una storia d’amore che a differenza della mia finisse bene e non ho più smesso,  fino ad arrivare a Il primo caffè del mattino

L’Idea:  “Il viaggio delle fontanelle” è un altro titolo del tuo primo romanzo o un altro romanzo?

Diego Galdino:  Il viaggio delle fontanelle in realtà è una specie di guida turistica in ebook scaricabile gratuitamente da Amazon. Fu estrapolata dal libro Il primo caffè del mattino dalla casa editrice Sperling & Kupfer per promuovere l’uscita del libro. Una passeggiata che fanno i due protagonisti della storia attraverso la città di Roma alla ricerca di fontanelle molto particolari dislocate nei posti più caratteristici della città eterna.

L’IdeaQuanta influenza ha Roma sulla tua vita in generale e sulla tua attività creativa di scrittore?
Diego Galdino: Mi sento molto fortunato ad essere un autore nato e cresciuto in quella che da più parti viene considerata come la più bella città al mondo. Inserirla come una dei protagonisti delle mie storie è partire con un grande vantaggio. Come dico sempre Roma è una città che non finisce mai. Puoi viverci una vita intera e l’ultimo giorno della tua esistenza  trovare un angolo meraviglioso che ancora non avevi mai visto.

L’Idea: “Mi arrivi come da un sogno”, il tuo romanzo del 2014, tratta l’argomento dell’amnesia? Puoi parlarcene un poco?
Diego GaldinoMi arrivi come da un sogno è un libro molto particolare perché parla di un uomo che deve far innamorare due volte la stessa donna ricominciando da un ciao. Perché la donna in questione dopo aver vissuto con lui a Roma un’intensa storia d’amore perde la memoria cancellando completamente dalla sua vita l’uomo che tanto aveva amato. Per tornare insieme a lei l’uomo partirà alla volta di Siculiana, un paesino della Sicilia affacciato sul mare, dove le tartarughe  marine vanno a nidificare.

L’IdeaUna classica storia d’amore tra persone apparentemente opposte come carattere,  il tuo romanzo “Vorrei che l’amore avesse i tuoi occhi” è del 2015. Hai continuato con la vena romantica anche in questo. Dobbiamo credere che tu abbia scelto di scrivere solo storie d’amore? Come si differenzia questo romanzo dai precedenti?
Diego Galdino: La cosa principale che differenzia Vorrei che l’amore avesse i tuoi occhi dai miei romanzi d’amore precedenti è che questo romanzo non ha Roma tra i suoi protagonisti. Il proscenio se lo prende uno dei più bei paesini della campagna senese. In questo paese della Toscana un pittore australiano con un difficile passato sentimentale alle spalle e una maestra della scuola elementare della cittadina a cui la vita ancora non ha fatto incontrare il vero amore si trovano come se si stessero aspettando da sempre. Io scrivo romanzi d’amore perché sono innamorato dell’amore da sempre. Non potevo che scrivere questo genere di storie perché nel mio cuore ho un’immensa voglia di raccontare il sentimento più importante di tutti.

L’Idea“Ti vedo per la prima volta”, romanzo del 2017,  ritorna a Roma e presenta due innamoramenti, quello con un simpatico cicerone e quello con la città. Oltre a ciò, però, affronta il tema della narcolessia, un tema serio che ti avrà guadagnato molte simpatie…
Diego Galdino: Ho deciso di scrivere una storia con un protagonista affetto dalla Narcolessia la terribile malattia del sonno dopo aver letto su un quotidiano un’intervista di un ragazzo narcolettico. Rimasi molto colpito dalla sua frase…”I narcolettici non possono pronunciare le parole ‘Ti amo’ perché quando essi provano una grande emozione rischiano di addormentarsi. Per uno scrittore di romanzi d’amore questa era una cosa tremenda, così ho deciso di scrivere Ti vedo per la prima volta per parlare degli effetti drammatici di questa malattia sulla vita di una persona, ma con la giusta dose di forza e speranza che l’amore può donare. Un libro che mi ha fatto diventare amico di tanti narcolettici che hanno apprezzato la mia storia fino a considerarmi uno di famiglia, forse una delle mie soddisfazioni più belle.

L’IdeaDove trovi l’ispirazione per i tuoi libri?
Diego Galdino: Quasi sempre da immagini di posti o di persone. Li guardo e con la fantasia cerco di creare un mondo intorno a loro…Un mondo dove l’amore è il centro di ogni cosa.

L’Idea: Hai scritto esclkusivamente romanzi rosa o romantici. Tu credi che a questo tipo di trama siano interessate solo le giovani donne o hai la conferma che interessi anche il pubblico in generale, uomini inclusi?
Diego Galdino: È ovvio che il genere romantico sia letto prevalentemente da donne, di sicuro quasi sempre più sensibili della gran parte degli uomini. Ma io scrivo le mie storie affinché possano essere lette e apprezzate da tutti. Infatti sono molto lusingato di avere tra i miei lettori anche tanti uomini sparsi in tutto il mondo a dimostrazione che l’amore è una lingua universale alla portata di qualsiasi essere umano.

L’Idea“L’ultimo caffè della sera”, del 2018, è l’ultimo tuo romanzo pubblicato con la casa editrice Sperling & Kupfer, del Gruppo Mondadori.Cosa ti ha portato a questo cambiamento? Di che cosa tratta il libro?
Diego GaldinoL’ultimo caffè della sera è il sequel del mio primo romanzo Il primo caffè del mattino, ma l’ho scritto in modo che non fosse obbligatoriamente necessario aver letto Il primo caffè del mattino per apprezzarne la storia. È stato per me come chiudere un cerchio, tracciare una linea sulla mia vita di scrittore barista e ripartire da lì, consapevole che c’era ancora tanto da imparare, tanto da raccontare e tanto da scrivere e ho preferito farlo con una casa editrice diversa pur restando legato e molto grato alla Sperling & Kupfer del Gruppo Mondadori.

L’IdeaHai autopubblicato “Bosco Bianco” nel 2019. Di che cosa parla? Come mai questa tua scelta di autopubblicarti?
Diego GaldinoBosco Bianco nasce tanti anni fa in un periodo molto difficile della mia vita. Avevo appena divorziato e per uno scrittore di romanzi d’amore era una grande sconfitta. La paura di non poter più vivere quotidianamente le mie figlie, il senso di colpa per aver tolto loro una famiglia normale, o la possibilità di addormentarsi con la consapevolezza che in caso di un brutto sogno ci sarebbero stati entrambi i genitori a rassicurarle ha fatto sì che io proiettassi queste cose sul protagonista della mia storia. Un uomo bisognoso di tornare a credere nell’amore e che lotta per recuperare la serenità e per dimostrare alle proprie figlie di essere un buon padre.  Ho amato la possibilità di tornare a respirare la speranza proiettando sui personaggi della storia la mia voglia di poter essere nuovamente libero di credere che tutto sarebbe finito bene grazie all’amore. A distanza di tempo ho deciso di autopubblicare questa storia proprio perché la sentivo mia in modo molto introspettivo, intimista e non volevo ingerenze da parte di un editore. Volevo decidere tutto io, dal titolo alla copertina.

Lo hanno definito il Nicholas Sparks italiano. Diego Galdino, scrittore-barista romano autore di bestseller come Il primo caffè del mattino (che presto diventerà un film)
(La Repubblica, 26 aprile 2017)

L’IdeaSei ritornato ad un editore  (LeggereEditore, Gruppo Fanucci) con il tuo ultimo romanzo, “Una storia straordinaria”. Vorresti parlarne un poco per i nostri lettori?
Diego Galdino: Sono tornato a pubblicare con un editore importante perché l’autopubblicazione purtroppo non ti garantisce la possibilità di essere sugli scaffali di tutte le librerie, cosa fondamentale per un libro e per un autore. Una storia straordinaria è un romanzo che meritava il massimo che io potessi dargli. Un romanzo che parla di resilienza, di coraggio, di speranza, di destino, anime gemelle, una storia vissuta attraverso i cinque sensi e lo sfondo di una Roma mai vista, una Roma da sentire con il cuore…

L’Idea:  Hai altri progetti ai quali stai lavorando?
Diego Galdino:  In questo momento sto scrivendo una storia d’amore un pò Fantasy. Non so se e quando sarà pubblicata, diciamo che sto sperimentando qualcosa di nuovo forse principalmente per me stesso. Nel frattempo mi godo i passi di avvicinamento ad un sogno che piano, piano si sta realizzando. Vedere tramutate in immagini le mie parole scritte grazie ad uno dei più importanti produttori cinematografici e televisivi europei che ha deciso di fare un film tratto dal mio primo romanzo Il primo caffè del mattino.

L’IdeaI tuoi romanzi sono stati tradotti in molte lingue ed hanno molto successo in varie nazioni…
Diego Galdino: Sì è una cosa bellissima vedere tante persone che vivono all’estero approfittare di una vacanza a Roma per venire da me al Bar a farsi autografare un libro, farsi una foto insieme a me dietro al bancone del bar e farsi preparare un caffè speciale come capita ai personaggi delle storie che hanno tanto amato.

L’IdeaUn sogno nel cassetto?
Diego Galdino: Salire sul palco per ritirare il premio Oscar vinto come miglior sceneggiatura originale per un film tratto da un mio romanzo.

I sogni migliori sono quelli fatti ad occhi aperti perché sei tu a decidere quando farli finire e non il Corona Virus…
(Diego Galdino)

L’IdeaSe tu avessi l’opportunità di incontrare un personaggio di tua scelta, del passato o del presente, chi sarebbe?
Diego Galdino: Sicuramente Jane Austen, è lei la mia stella polare; nel mio piccolo cerco di emularla cercando con le mie storie di rendere leggendario l’ordinario. Il mio libro della vita, la prima cosa che porterei in salvo, dopo le persone care, da una casa in fiamme è il suo Persuasione, di cui custodisco gelosamente una rara copia del 1890.

L’IdeaUn messaggio per i nostri lettori?
Diego Galdino: Non smettete mai di leggere perché, dopo fare l’amore, è la cosa più bella che possa fare un essere umano.

“La Funzione Del Mondo. Una Storia Di Vito Volterra”. Eccezionale Libro A Fumetti Sul Fondatore Del Cnr.

“La funzione del mondo. Una storia di Vito Volterra”. Eccezionale libro a fumetti sul fondatore del Cnr.

A ottant’anni dalla scomparsa, il matematico e fisico Vito Volterra – fondatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche e uno dei dodici docenti universitari italiani che si rifiutarono di giurare fedeltà al fascismo, una delle figure più importanti e coraggiose della cultura italiana – rivive in una storia a fumetti: “La funzione del mondo. Una storia di Vito Volterra” (pagine 112, Euro 16,00).

Scritta da Alessandro Bilotta e disegnata da Dario Grillotti, la graphic novel arriverà in libreria oggi, giovedì 26 novembre, con la prefazione del Presidente del Cnr, Prof. Massimo Inguscio. Il libro nasce dalla collaborazione tra Feltrinelli Comics e Cnr Edizioni, casa editrice del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Il volume sarà presentato a “Futuro Remoto” venerdì 27 novembre alle 11:15 a cura dell’Istituto per le Applicazioni del Calcolo M. Picone (CNR-IAC) e dell’Unità Comunicazione e Relazioni con il Pubblico del Cnr. Intervengono Andrea Plazzi, traduttore, saggista ed editor; Roberto Natalini, direttore del CNR-IAC, matematico, divulgatore; Alessandro Bilotta; Dario Grillotti, che disegnerà dal vivo in diretta; modera Alessandra Drioli, Fondazione Idis-Città della Scienza.


Volterra e il libro saranno ancora ricordati il 2 dicembre dalle ore 15 nella trasmissione web #lamiavitadopoilcovid del CNR sui canali social dell’Unità comunicazione Cnr: con il presidente Inguscio, lo storico Giovanni Paoloni, il direttore di Feltrinelli Comics Tito Faraci e un’intervista a Virginia Volterra a cura di CnrWebTv, conducono Silvia Mattoni e Max Mizzau Perczel, regia di Roberto Natalini.

“La funzione del mondo. Una storia di Vito Volterra” offre l’opportunità di conoscere un uomo tutto di un pezzo, un matematico che si oppose al fascismo e ne dovette pagare le conseguenze, tanto più acuite dopo le leggi razziali, essendo ebreo. Una storia a fumetti che è stata ben impostata da Alessandro  Bilotta ed ottimamente illustrata da Dari Grillotti, mantenendo tanto l’enfasi sulle sue conoscenze matematiche quanto sulla sua vita personale e sui suoi rapporti. Una immagine, quindi, ben bilanciata che ci permette di capire le decisioni di questo straordinario italiano anche non essendo dei matematici o degli scienziati. Il libro apre una finestra su questo personaggio e certamente è una incitazione ad approfondirne la conoscenza.”
Tiziano Thomas Dossena

Il Misticismo Di “Ella E L’Albero Di Mira”. Intervista Esclusiva Con L’artista E Scrittrice Raffaella Corcione Sandoval.

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

Nata nel 1951 a Caracas, Venezuela, Raffaella Corcione Sandoval oggi vive e lavora a Roma. È Accademico con Medaglia d’Oro dell’Accademia Italia delle Arti delle Lettere e delle Scienze (1979), Accademico della Pontificia Accademia Tiberina di Roma (2009) e Membro Honoris Causa dell’Accademia Arsgravis Arte y Simbolismo di Barcellona (2010). Ha frequentato il triennio di specializzazione teologica presso la Facoltà di Teologia dei Gesuiti a Napoli (1985/7) e ha visitato per trent’anni l’India approfondendo il pensiero filosofico Buddista e Induista. Ha inoltre conseguito la qualifica di Stilista all’Accademia della Moda di Roma (1987). Pittrice, scultrice e designer nota a livello nazionale e internazionale, ha esposto in Svizzera, Stati Uniti, Germania, Spagna, Cina, Arabia; ha tenuto inoltre numerose mostre in ogni parte d’Italia in diverse gallerie e musei. Si è imposta al grande pubblico sulla scena dell’arte contemporanea nel 2005 con la sua scultura “Sindone Partenopea” (calco in gesso e tessuto cristallizzato – tecnica di sua invenzione), esposta anche nel corso della grande Mostra “Il Velo” al Filatoio di Caraglio (Torino, 2006/7). Le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private in tutto il mondo. Nel 2020 pubblica il suo primo libro scritto con Theodore J. Nottingham dal titolo “Ella e l’Albero di Mira”, tradotto in quattro lingue; è autrice inoltre di una raccolta di sei racconti illustrati per fanciulli dal titolo “Favole Nascoste”, anch’essa tradotta in quattro lingue.

Wikipedia     Canale YouTube

Tiziano Thomas Dossena: Lei è nata nel Venezuela ma è venuta da bambina in Italia. Quale fu la ragione di questo spostamento radicale per la Sua famiglia?
Raffaella Corcione Sandoval: Sono nata a Caracas dove ho vissuto fino all’età di cinque anni; ricordo chiaramente il giorno in cui mio padre prese la drastica decisione di trasferirsi in Italia con tutta la famiglia. Eravamo sul balcone dell’appartamento in cui abitavamo, nell’ultimo edificio da lui costruito: La Galleria Bolivar, due grandi torri comunicanti, tra le prime all’epoca, nel centro di Caracas, a Savana Grande.
Passarono a bassa quota una serie di aerei militari, ricordo il rumore assordante e lo spavento di tutti. Segnavano l’inizio della rivoluzione politica capeggiata da Perez Jimenez, che spodestava il presidente in carica Romulo Gallegos.

Tiziano Thomas Dossena: Suo padre diventò ben presto molto conosciuto per il suo rapporto con la Squadra calcistica del Napoli. Quanto la influenzò nelle Sue scelte la notorietà di allora della Sua famiglia?[parli pure del Suo tutore e dei vari rapporti amichevoli se vuole]
Raffaella Corcione Sandoval: Era il 1968 quando mio padre ci ha lasciati; aveva solo 48 anni ed io ero una quindicenne che nonostante vivesse in una torre dorata, sentiva fortemente il cambiamento radicale che stavano portando i giovani nella società. Mi sentivo una hippy ribelle costretta ad andare alla prestigiosa scuola del Sacro Cuore, con l’autista di famiglia, al quale chiedevo di raccattare quante più amiche possibili lungo il percorso.
Mio padre, seppur acclamato e stimato da tutti, pupillo del Senatore Achille Lauro, purtroppo non fece in tempo a godere della meritata posizione di prestigio raggiunta, quale Presidente della sua amata squadra del Napoli. Mio fratello Giovanni ha scritto un libro che uscirà a breve, dove racconta tutto quello che merita di essere conosciuto su di lui.
Papà non poté fermare il mio sogno d’artista e neppure O’Comandante, divenuto in seguito mio tutore e punto di riferimento della mia famiglia.

Tiziano Thomas Dossena: Fino al liceo, ebbe una educazione religiosa ma alla fine scelse l’arte, studiando al liceo artistico. Come mai?
Raffaella Corcione Sandoval: Quando manifestai in famiglia, dopo la morte di papà, il desiderio di passare al liceo artistico, avendo frequentato le elementari all’Istituto Nazareth, le medie a Maria Ausiliatrice e all’Istituto Santa Dorotea, e da un paio d’anni all’Istituto Sacro Cuore, mia madre si sentì disperata. Interpellato il Comandante Lauro, fu molto severo con me e mi disse molto chiaramente che avrebbe fatto valutare “spietatamente” i miei quadri dall’esperto che allora scriveva di Arte e Cultura sul suo giornale “Il Roma” e che con mia madre avrebbero deciso di conseguenza.
Eravamo tutti in salone, in silenzio, mentre Gino Grassi passava davanti alle mie tele, osservandole con attenzione quando annuì e disse: “Si, in lei c’è un’artista!” Io piansi di gioia, ma forse loro no.

Tiziano Thomas Dossena: Il percorso di un artista è molto spesso difficoltoso per arrivare ad essere riconosciuto. Quando il successo arriva, però, tutto può cambiare. Quale fu il Suo punto in cui si sentì ‘arrivata’? Essere riconosciuta come artista ha influenzato in qualche modo la Sua arte prodotta in seguito?
Raffaella Corcione Sandoval: Personalmente penso che un artista non debba mai sentirsi arrivato, c’è sempre così tanto da fare per migliorare sé stessi e trasferirlo in ciò che crea.  Essere arrivati non vuol dire vendere ad alte cifre il proprio lavoro ma essere un mezzo di ispirazione per chi si pone domande esistenziali e cerca le risposte che cambiano la visione di noi stessi e della vita. Credo in qualche modo di esserci riuscita. Nel mio percorso di artista indipendente, mi ha guidato porre molta attenzione alle parole e alle reazioni dei critici. Ci sono quelli che amo e stimo di più, non perché famosi, ma perché sono grandi conoscitori dell’arte, guide ed ispirazione, e hanno segnato tappe fondamentali, verso cui nutro una profonda gratitudine. Un ricordo indelebile è quando Achille Bonito Oliva mi disse: “Tu hai tecnica, eleganza e maestria, ti vedo esporre in grandi spazi da sola, come amazzone dell’arte contemporanea italiana”. Gli chiesi di scrivere anche solo questa frase per me, ma mi spiegò il perché non poteva farlo e me è bastato ugualmente averlo sentito, senza mai dimenticarlo.
Un altro momento significativo di conferma fu quando Vittorio Sgarbi, che all’epoca abitava a Roma, in Via Santa Maria Dell’Anima, mi chiese di mostrare a lui e ad alcuni suoi ospiti, miei dipinti su cotone “Le Pezze dell’Anima”, e alla fine mi chiese: “Posso averne una? È firmata?” Scelse “Gioia -Dolore” ma in verità gliele avrei donate tutte, tanta fu la mia felicità e l’onore.
Il momento in cui mi sono invece sentita riconosciuta è stato nel 2005 alla fine della conferenza stampa di presentazione della mia mostra istituzionale, con 27 giornalisti, in cui ho esposto la scultura “Sindone Partenopea”. Il curatore della mostra, il grande antiquario scrittore e critico Marco Fabio Apolloni, davanti al Sovrintendente Arch. Giuseppe Zampino, (un diamante nel mondo dell’arte che purtroppo ci ha lasciati troppo presto e che non dimenticherò mai) baciandomi la mano disse: “Congratulazioni, Maestro!”.
Il mio impegno si intensifica con il trascorrere del tempo nel desiderio di dare il meglio di me attraverso la mia arte poliedrica, augurandomi di poterlo fare fino alla fine dei miei giorni.

Tiziano Thomas Dossena: Come artista visiva, Lei ha esposto in molte nazioni. Quale fu la mostra che la soddisfò di più e perché? Ed il premi più ambito da Lei ricevuto?
Raffaella Corcione Sandoval: La mia mostra personale a New York, nel 2004, alla galleria di Abraham Lubelski, publisher di New York Art Magazine, è certamente stata tra le più soddisfacenti; presentai “Danza Cosmica” che ebbe un eccellente riscontro, tanto da programmare con Lubelski un periodo di presentazione del mio lavoro, nel mondo dell’Arte Newyorkese, attraverso i media e stampa, per approdare infine al Museo MoMa.  Purtroppo i costi erano troppo alti per me all’epoca, quale artista indipendente e ho dovuto rinunciare, portando con me la soddisfazione di sentirmi un’artista internazionale. Questo è un sogno ancora da realizzare, quello di portare al Moma di New York le mie opere. Tutti i premi che ricevo con grande umiltà, sono per me un riconoscimento ambito e gratificante, ma la qualifica di mamma è senza dubbio il premio più esaltante, perché considero le mie figlie due autentici Capolavori.
La più grande, Cristina, è oramai una cittadina americana, vive da molti anni in California, dopo aver lavorato per un lungo periodo alla PIXAR, oggi ha scelto l’arte come professione ed è titolare di una Galleria “Dragonfly Gallery” in procinto di decollare; lei  è il mio referente per gli USA. Ha il compito di lanciare nuovi talenti internazionali nel mercato dell’arte, realizzando così un altro mio sogno, quello di fare in modo che i giovani artisti non debbano scendere a compromessi per realizzarsi, ma solo per meritato talento.
La seconda, Alessia, è un avvocato esperto di diritto d’autore e dello spettacolo, che vanta anni di esperienza nella contrattualistica cinematografica italiana e internazionale, lavora a Roma e tutela la sua mamma.

Tiziano Thomas Dossena: Nonostante la Sua passione per l’arte, Lei ha anche frequentato, negli anni ottanta, il triennio di specializzazione teologica presso la Facoltà di Teologia dei Gesuiti a Napoli, e devo dedurre che il Suo interesse per la spiritualità non è casuale. Da che cosa è nato?
Raffaella Corcione Sandoval: Ognuno di noi nasce con un’indole ben precisa e una predisposizione che si evince sin dalla nascita.
La mia infanzia è stata caratterizzata da episodi così detti “paranormali” che sono sfociati nell’adolescenza, alla preveggenza, attraverso il mondo onirico dei sogni.
La mia indole è mistica, non bigotta o espressa e vissuta con fanatismo, ma estatica, allegra e libera.
Sono cresciuta in una famiglia cattolica praticante, devota e vicina a Padre Pio, mi sono sposata con il rito ortodosso, e ho cominciato a praticare il Kriya Yoga da molto giovane. Nel corso dei miei viaggi in India ho incontrato il mio Maestro Sri Sathya Sai Baba e conosciuto il Dalai Lama davanti al quale ho fatto il giuramento del bodhisattva. Ho da sempre provato un grande interesse nel voler approfondire le religioni orientali, ma mi sono detta che sarei dovuta partire da quella con cui sono stata battezzata, conoscerla a fondo per poi espandere la mia ricerca. Ne ho parlato con il mio padre spirituale, oggi vescovo, che all’epoca insegnava alla facoltà Teologica dei Gesuiti, in Via Petrarca a Napoli, di fianco a casa mia. Mi ha permesso di frequentare la facoltà nel triennio di specializzazione, ero da sola con una trentina di futuri parroci, nel periodo più difficile della mia vita.

Tiziano Thomas Dossena: Possiamo quindi dedurre che i Suoi molteplici viaggi in India siano legati a questa Sua continua ricerca nel mondo della filosofia e spiritualità. Cosa ha studiato in particolare in India?
Raffaella Corcione Sandoval: L’India è un posto magico da cui non si torna uguali neppure dopo un viaggio per turismo.
Ho avuto il privilegio di essere un fedele discepolo diretto di Swami Sai Baba, che ho visitato per 30 anni fino a quando nel 2010 ha lasciato il corpo. Egli nel 1990 mi ha concesso di fondare a Napoli il primo Centro Sai Baba e come Presidente, guidare e portare a tutti il suo insegnamento. In India ho imparato a conoscere e a riconoscere me stessa, aprendo un varco di comunicazione diretta tra me e Dio.

Tiziano Thomas Dossena: Oltre all’aspetto artistico e spirituale, Lei ha persino ottenuto la qualifica di Stilista all’Accademia della Moda di Roma, diventando una designer nota a livello nazionale e internazionale. In questa sua poliedricità creativa, qual è il rapporto tra queste varie scelte di vita, cioè quanta influenza ha la spiritualità sulla Sua Arte e sulla funzione di designer, e quanta influenza ha l’artista che ha dentro di sè sulla funzione di designer e sulla Sua spiritualità.
Raffaella Corcione Sandoval: Viviamo nella più straordinaria opera d’Arte che esiste: la Terra. Siamo circondati dalla perfezione del creato e dalla geometria sacra che ci rivela l’armonia e la bellezza delle forme, dei suoni e dei colori, ispirandoci continuamente.
La legge di analogia e corrispondenza del grande Ermete Trismegisto dice “Come in alto in basso” e il Maestro contemporaneo, il grande Gustavo Rol, che ho avuto l’onore di incontrare nel corso di un viaggio in India, ricevendo direttamente da lui alcuni suoi insegnamenti diceva: “Noi siamo espressione dello Spirito Intelligente”, dunque non è possibile scindere l’arte dalla spiritualità, una mente creativa non ha limiti.
Nel presentare una mia scultura, “Sindone Partenopea”, ho detto: “Conoscere la propria gamma cromatica emotiva rende talvolta insopportabile la consapevolezza della conoscenza, che essendo propria non ammette alibi” ed è questo che determina il tratto individuale di un artista quale segno significante nelle sue creazioni, siano essi disegni di moda, sculture o pitture.

Tiziano Thomas Dossena: Il Suo libro, Ella e l’Albero di Mira”, è un’opera biografica. Di che cosa tratta?
Raffaella Corcione Sandoval: È una biografia velata e romanzata, dove ho raccontato cose di me che non avrei potuto dire altrimenti, perché fuori dal tempo e dalla comprensione dei molti, cose che nessuno mai avrebbe conosciuto.
Come naso, creatrice di essenze profumate, ho sentito l’esigenza di lasciare “metaforicamente” la scia del mio profumo-opera creato nel 2005, dal titolo “Athanor” attraverso il libro “Ella e l’Albero di Mira”, nel nostro fugace passaggio al mondo.

Tiziano Thomas Dossena: Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro? Come ha incontrato Theodore J. Nottingham e cosa vi ha convinti a collaborare al libro?
Raffaella Corcione Sandoval: A seguito di un sogno, dove mi veniva indicato dove trovare la persona che mi avrebbe aiutata a confermare intuizioni sulla mia realtà interiore, è nata una relazione di grande stima e rispetto. Seppur oltre oceano, con l’aiuto della tecnologia a distanza, siamo giunti al punto di decidere di collaborare alla stesura delle pagine mancanti del Vangelo di Maria Maddalena, e di chiarire una serie di quesiti teologici secondo lui irrisolti. Attraverso una lunga serie di domande da lui concepite alle quali io ho risposto di getto secondo il mio intuito, creando in seguito la trama e descrivendo episodi della mia vita attuale, adattandoli alla storia. È stato un bellissimo lavoro letterario e spirituale che ci ha gratificati, perché ha dato ad ognuno di noi le risposte di cui avevamo bisogno e la gioia di poter condividere il risultato finale in un momento come quello attuale così difficile per tutta l’umanità

Tiziano Thomas Dossena: È anche in fase di ultimazione una Sua raccolta di sei racconti illustrati per fanciulli dal titolo “Favole Nascoste”.  Può spiegare ai nostri lettori la tematica dei racconti e cosa l’ha indotta a scrivere storie per bambini?  
Raffaella Corcione Sandoval: Le mie nonne sono state i miei primi maestri, fondamentali per la mia vita e non passa giorno che io non senta i loro preziosi insegnamenti manifestarsi nelle più svariate situazioni.
Sono diventata nonna da pochi anni e il pensiero di non fare in tempo a trasmettere alle mie nipoti le mie risposte sul senso della vita e le radici delle nostre tradizioni familiari e dei valori umani fondamentali, come quello dell’amore incondizionato, mi ha suggerito di scrivere ed illustrare la collana dei sei racconti nelle “Favole Nascoste”. Di recente ho finito di scrivere e illustrare una nuova favola dal titolo “Nulla è Andato Perduto: L’Arte Salverà il Mondo” dedicata all’introduzione dei fanciulli all’arte e ambientata al Museo Louvre.
Le “Favole Nascoste” parlano di Fratellanza, di Cooperazione, di Coraggio, di Riconciliazione, di Conoscenza ed infine di Procreazione, vogliono essere un’alba luminosa su un infinito futuro che noi possiamo solo immaginare, verso cui abbiamo il dovere di indirizzare i fanciulli, vero patrimonio terrestre.

Tiziano Thomas Dossena: Oltre ad essere  stilista, designer, pittrice e scultrice è anche scrittrice adesso. Altri programmi in corso? Mostre? Sogni nel cassetto?
Raffaella Corcione Sandoval: Chiuderò quest’anno con la mostra personale “Infinitamente Piccolo, Infinitamente Grande” nella Galleria Italia di Parma, Capitale Europea della Cultura 2020.
Contemporaneamente, sempre a Parma, nello spazio istituzionale “La Casa della Musica” ci sarà la mia personale “Orizzonte degli Eventi”, quattro grandi tele citate anche nel libro “Ella e l’Albero di Mira”. Covid permettendo.
Con una carissima amica stiamo lavorando ad un progetto stilistico, un nuovo Brand, che ho tirato fuori dal cassetto e che ci auguriamo di riuscire a presentare ad Alta Roma la prossima Primavera /Estate.
Ma il sogno più coinvolgente al momento è quello di veder diventare “Ella e l’Albero di Mira” un Film, di cui esiste una sceneggiatura e una colonna sonora, “Il Tema di Ella”, creato da un bravissimo amico compositore.

Tiziano Thomas Dossena: Se Lei potesse incontrare e parlare con un qualsiasi personaggio del presente o del passato, chi sarebbe e cosa chiederebbe?
Raffaella Corcione Sandoval: Se fisso i miei occhi in uno specchio, sento di essere in contatto con un personaggio fuori dal tempo che mi guida, mi consola, mi sprona e mi ispira: Joshua.
Attraverso la scrittura automatica ne ricevo i messaggi, ma talvolta anche da esseri celesti, e chissà potrei decidere di condividerli un giorno attraverso un nuovo libro, solo se sentirò che avrà un senso globale e un momento giusto per farlo.
Per quanto riguarda chiedere qualcosa, mi guida una frase che mi disse Sai Baba nel corso di una intervista: “Se chiederai l’amore di Dio avrai tutto il resto di conseguenza”.

Tiziano Thomas Dossena: In questi tristi momenti di isolamento, qurantena e stress, quale funzione vede nella persona dell’artista e dello scrittore?
Raffaella Corcione Sandoval: L’artista e lo scrittore, come il musicista e il creativo in generale, devono essere una fiaccola che illumina il percorso di chi ha paura del futuro e dimostrare che l’isolamento è in realtà una opportunità di introspezione, crescita e trasformazione attraverso la bellezza dell’arte che è in ognuno di noi, e si manifesta in tutte le sue espressioni.

Tiziano Thomas Dossena: Un messaggio per i nostri lettori?
Raffaella Corcione Sandoval: Sempre e nonostante tutto guardare alla vita come il dono più importante che ci sia stato fatto! A questo proposito Madre Teresa di Calcutta ha scritto una preghiera universale “Inno alla vita” di cui cito solo qualche rigo:

La vita è un’opportunità, coglila
La vita è una sfida, affrontala
La vita è un mistero, scoprilo
La vita è un’avventura, rischiala
La vita è la vita, difendila

Entriamo Nel Mondo Fantastico Di Gioia Colli. Una Intervista Esclusiva con la Scrittrice.

Entriamo nel mondo fantastico di Gioia Colli. Un intervista esclusiva con la scrittrice.

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

La scrittrice emiliana Gioia Colli ha recentemente presentato “L’invasione del paese già a soqquadro – L’arrivo dei fantasmi”, il primo volume di una serie fantasy caratterizzata da caustico umorismo, bizzarre avventure e avvincenti misteri. Una commedia frizzante che mescola realtà e fantasia non solo per raccontare una storia originale e divertente, ma anche per far riflettere con leggerezza sui problemi della nostra folle, complessa e a volte stolta società. Abbiamo colto l’occasione per fare una chiacchierata con la simpatica scrittrice…

L’Idea Magazine“L’invasione del paese già a soqquadro – L’arrivo dei fantasmi” è il suo ultimo romanzo, primo di una serie fantasy umoristica. Può parlarcene un po’?
Gioia Colli: Una forza aliena invade la terra per conquistarla, ma invece di partire dall’America o dal Giappone comincia dall’Italia. Oltre ad avere chiaramente sbagliato qualcosa, questi esseri simili a fantasmi sono inarrestabili e originari di una dimensione con regole molto diverse dalla Terra: quella dei cartoon. Difatti sono i cattivi di un cartone animato che Camena, la protagonista, conosce molto bene, al punto che il suo esserne una fan le impedisce di provare la paura che si sono giustamente presi tutti i suoi consimili. Di qui una serie di dialoghi brillanti e surreali che mi sono divertita moltissimo a scrivere, situazioni paradossali e… segreti. L’invasione del paese già a soqquadro è ambientata in un mondo simile al nostro che svelerà poco a poco le sue insidie e lo stesso accadrà coi personaggi. Quindi le risate non mancheranno, ma nemmeno una storia interessante.

L’Idea MagazineA cosa mira con questa nuova serie?
Gioia Colli: A molte cose: la prima è creare una storia multilivello allettante sia per chi divora i libri e ciò che hanno scritto tra le righe, sia per chi legge in modo più lento o più superficiale. Vorrei diventasse come Chi ha incastrato Roger Rabbit o certi vecchi cartoni, che pur essendo amati dai bambini, sono capaci di lasciare un segno nella Storia e far riflettere, ridere ed emozionare anche gli adulti con molti elementi pensati appositamente per loro. Sebbene il Narratore lasci intendere quale sia il tono “giusto”, spetta al lettore stabilire quanto prendere seriamente le vicende, se ridere, preoccuparsi o lasciarsi scuotere. Volevo anche sperimentare con una struttura narrativa più libera rispetto a quelle che si usano solitamente senza andare a ledere la chiarezza e la comprensibilità, anzi, giovando a entrambe e alla credibilità; quante volte, in serie scritte o televisive, l’evoluzione di un personaggio avviene talmente in fretta da risultare poco credibile? Quante volte, pur di far arrivare la trama dove serve, lo scrittore non esita a rompere le regole che aveva stabilito prima o spinge i personaggi ad agire in modo contrario al loro essere? Volevo dare ai personaggi il modo e il tempo necessari per brillare e cambiare e lo stesso per il mondo in cui si trovano, risolvendo il problema della struttura narrativa di certi cartoni, o troppo lenta (ma tale da farci amare e conoscere personaggi e mondo in ogni dettaglio e segreto) o talmente veloce e piena di scene d’azione da nuocere alla coerenza e alla nostra capacità di capirci qualcosa. Volevo provare combinazioni mai provate di cose già dette e viste: questo è il significato dell’originalità; in questa direzione va anche la scelta del genere, un postmoderno ribaltato in cui i personaggi, invece di arrendersi al caos, sono chiamati a rimettere insieme i pezzi, capire e sperare anche in circostanze impossibili e assurde. Dare speranza resta uno dei miei obbiettivi, quando scrivo.

L’Idea MagazineLa Sua passione per i cartoons l’ha dimostrata fino dagli anni universitari, presentandosi con la tesi magistrale ‘La narrazione in CGI animation dei Blue Sky Studios e di Illumination Entertainment’. La tesi fu seguita dalla pubblicazione di “Cartoni Esaminati, saggio anarchico su stupidità, genio e inventiva”. Da cosa è nata questa Sua passione e cosa racconta veramente in questo libro?
Gioia Colli: Amo i cartoni animati da prima che imparassi a leggere e crescendo questa passione, invece di sparire, si è arricchita di domande. Il libro raccoglie qualche risposta e molte curiosità sulla storia del cinema e dell’animazione, il tutto mentre mi diverto a proporre chiavi di lettura e trovare spunti colti anche in serie sciocche. Ad esempio gli sfondi di Mucca e Pollo sono identici ai quadri espressionisti. Il saggio è un miscuglio di considerazioni, notizie storiche, analisi, amore (e occasionali disamori) per le serie d’animazione lì trattate. Volevo porre rimedio al fatto che non esiste alcun libro che tratti i cartoni animati in modo così profondo, serio e al tempo stesso leggero, nonostante vi siano trentenni – me compresa – che ancora amano e ricordano le serie animate della loro infanzia. L’animazione è un’arte che mi affascina e per una sorta di bizzarro paradosso, non è raro che i personaggi più semplici siano quelli capaci di rimanere più impressi. Un’altra molla che mi spinse a scrivere il saggio – e a farne una seconda edizione qualche anno più tardi – fu la scrittura della tesi triennale; non ero abituata a stendere testi con regole così rigide e Cartoni Esaminati fu un modo per evaderne. Per la tesi magistrale, invece, decisi di prendere sul serio l’amore per l’animazione e studiare come funzionasse presso i grandi studios come la Pixar, la Illumination Entertainment e Blue Sky. Ho sempre pensato che, sebbene fossero evidenti caricature, i (buoni) cartoni animati avessero una carica di sincerità viscerale inattingibile persino al migliore degli attori, come se potessero dire la verità in un modo indiretto ma molto più vero di tantissime serie televisive con attori in carne e ossa o saggi storici e questa convinzione ha influito sulla mia poetica.

L’Idea Magazine:Lei ha anche scritto tre libri definiti di ‘formazione. Può spiegare a cosa mirava con“Lisa e i Succhia Talento” e “Viaggio a Tetraktys: Resoconti di uno Sceleriano” e “Il segreto di Peach”, e di che cosa trattano? Questi romanzi sono connessi in qualche modo fra loro, a parte l’aspetto formativo?
Gioia ColliLisa è nata a mo’ di risposta al trend dei vampiri allora nascente (quanto imperante) che a me non piaceva; mi solleticava l’idea di una giovane alle prese con il soprannaturale e un mondo più complesso del previsto, ma gli elementi romance non mi interessavano. Così ho provato a scrivere una piccola collana di racconti fantasy selezionando i tratti del fantasy che mi piacevano; il risultato non è particolarmente stellare, ma tenendo conto del fatto che lo scrissi a sedici anni, penso sia stata una prima buona prova. Lisa, dapprima chiusa e testarda, impara pian piano a farsi delle amiche e contare su di loro oltre che su sé stessa; inoltre non si vergogna le rare volte in cui è impaurita e non sente affatto il bisogno di un fidanzato e pensavo che questo suo arco narrativo contenesse messaggi che la mia generazione aveva bisogno di sentirsi dire. Viaggio a Tetraktys, invece, è una storia di viaggio, esplorazione e fantascienza: un uomo qualunque viene reclutato da alieni umanoidi come paciere per il loro pianeta, ma durante il viaggio l’astronave viene attaccata e lui è costretto letteralmente a paracadutarsi in quel mondo sconosciuto e trovare una via verso la capitale. È un romanzo che scrissi dopo Lisa: il mondo e i personaggi sono più complessi, ma sebbene fossi ancora un’inesperta lo considero un buon passo avanti. Volevo catturare la gioia e le paure dei racconti di esplorazione che mi intrigavano e suggerire come sia saggio usare sia la testa sia le emozioni per capire ciò che ci circonda. Il segreto di Peach, invece, è un’opera che ho rielaborato più volte; è parzialmente ambientata nel mondo di Supermario, ragion per cui, per correttezza, ho scelto di metterne l’ebook gratuito. Tratta dell’amore per i videogiochi e di come questo possa aiutare a passare periodi difficili oppure, se estremizzato, a gravi problemi, ma tocca anche questioni profonde sull’esistenza umana e… letteratura. Naturalmente Mario non è l’unico eroe videoludico citato; ci sono personaggi inventati da me e svolte impreviste. È una lettera d’amore non solo alla cultura ma anche all’arte videoludica, per me un carissimo hobby oltre alla lettura.

Questi tre libri non sono collegati se non da ciò che collega tutti miei libri: la poetica di dire la verità per mezzo della fantasia. La realtà, come la testa di Medusa, impietrisce, è tentacolare e troppo complessa per poterla affrontare e capire direttamente e interamente; la fantasia diventa così lo specchio necessario a vederla e comprenderla, mentre contemporaneamente ci prendiamo una pausa di lettura da essa. Evasione, consolazione e verità formano così una sola moneta. Questo unisce tutti i miei libri, ma non escludo, magari in un futuro volume dell’Invasione, di creare un universo che raduni tutte le mie storie

L’Idea Magazine: Ha anche pubblicato un’antologia, “Roviglia Morr e la bottega dei racconti”. I racconti di questa antologia sono tutti fantasy? Anche qui troviamo l’impronta umoristica? Si trova più a Suo agio nello scrivere i racconti brevi o i romanzi?
Gioia Colli: I racconti appartengono tutti al genere fantastico, sebbene modellato diversamente da storia a storia: alcune sono fiabe moderne, altre sono racconti più realistici, altre sono inni all’immaginazione e al potere delle storie (come la stessa cornice). L’impronta umoristica va e viene ma non scompare completamente; trovare speranza mentre scrivo e portarla al lettore rimane uno dei motivi che mi spingono a scrivere.

Mi trovo più a mio agio nei romanzi, visto che i personaggi hanno molto più spazio per crescere, mostrarsi e finire in situazioni che ho più spazio per definire, ma può anche capitare che mi venga una buona idea senza sufficiente materiale per costruirci un romanzo. In quest’ultimo caso mi è possibile farne un buon racconto breve, ma sia da scrittrice sia da lettrice preferisco le storie più lunghe. Nei racconti brevi non c’è spazio per affezionarsi e conoscere i personaggi; molto più spesso mi sono capitate storie – anzi, schizzi – che puntavano tutto sul fattore shock. Non avevo il tempo di capirci qualcosa o riprendermi dal disgusto che subito era finito tutto. Preferisco le storie provviste della lunghezza a loro necessaria: niente fretta, né pagine di troppo.

L’Idea MagazineViene ispirata da particolari personaggi dei cartoni animati, anime o fantasy nello scrivere i suoi romanzi?Qual è il cartone animato che Lei ama di più? Ed il personaggio?
Gioia Colli: Quando scrivo o sono in cerca di idee i personaggi anime o di cartoni animati possono formirmi spunti preziosi, ma non è mi mai successo di vederne uno e pensare: “ecco, questo devo farlo entrare nel romanzo!”. O almeno così era prima di incontrare il cattivo principale di Pacman e le avventure mostruose. Riguardando quella serie mi sono resa di quanto non fosse così speciale come mi era apparsa in un primo momento, ma la personalità del villain e il modo in cui avevano le situazioni di sfuggire di mano agli stessi cattivi, costringendo i buoni a capire cosa fosse successo prima ancora di poterci mettere una pezza, mi fecero (e fanno tuttora) sorridere e ridere più di una volta. Con gli anime, poi, ho un rapporto particolare: pur amando l’animazione, preferisco seguire serie che adoro come One PieceBlack Clover o Der Werewolf the annals of Veight in forma manga o di romanzo. Forse è perchè gli anime mancano spesso della levitas dei cartoni animati o appartengono a generi che non sempre mi interessano (e il fanservice non aiuta a farmeli piacere). Se dovessi fare un elenco dei cartoni animati che amo scriverei come minimo tre romanzi! Ogni mio personaggio è costruito in modo tale da non poter fare a meno di comportarsi come fa e muovere la trama come fa; i dettagli sono spesso un misto di spunti da serie animate, personaggi reali e un’altra miriade di possibili fonti, compresi approfondimenti di Youtuber, articoli di giornale, videogiochi… ma se devo pensare a serie a cartoni che ho amato, citerò brevemente: I Puffi e molte di Hanna-Barbera (compresi ovviamente Tom e Jerry), poi i Looney TunesBonkers gatto combinaguaiTalespinI Netturbani

L’Idea MagazineLei ha un blog molto attivo in Internet. Di che cosa tratta?
Gioia Colli: I miei articoli parlano di un ventaglio di argomenti piuttosto ampio: le serie librarie che amo e perché le amo, considerazioni sull’animazione, la letteratura, i miei gusti letterari,  i libri che mi hanno colpito, curiosità di vario genere, la mia poetica… in un articolo parlo della differenza tra realismo, verisimiglianza e coerenza e in un altro posso divertirmi a parlare di quanto non abbia nervi abbastanza saldi per poter apprezzare il genere horror. Ho molti interessi e volevo che il blog riflettesse il mio eclettismo con parole semplici in piccole dosi.

L’Idea MagazineSegue anche gli scrittori di stile fantasy in lingua inglese?
Gioia Colli: Jessica Townsend della recente ma splendida serie di Nervermoor, Roald Dahl e Johnatan Stroud nella serie Lockwood sono quelli principali, ma ultimamente la maggior parte delle serie fantasy che seguo sono light novels, ossia romanzi giapponesi tradotti in inglese (e più raramente in italiano).

L’Idea Magazine: Lei parla nel Suo Blog di Dante Alighieri. Qual è la connessione, secondo Lei, tra Dante e lo stile fantasy di oggi? Perchè lo ama tanto?
Gioia Colli: Amo Dante perchè scrisse un classico immortale che tratta di cose cruciali senza essere noioso, disperato o inaccessibile. Era serio, ma al tempo stesso le cantiche sono piene di immagini quotidiane o fantastiche e Dante come personaggio è fortemente imperfetto: ha paura di tutto, abbisogna di continue spiegazioni, sviene di continuo e senza una guida è perso o morto. Ci sono autori che invece, quando si inseriscono, si ritraggono come esseri perfetti ed onniscienti; per quanto riguarda il fantasy, temo si sia allontanato da Dante. Dante ha preso l’uomo e Dio estremamente sul serio senza ballarci intorno piangendo miseria, o stendere una sterile opera di teologia, bensì ha cesellato con fatica un monumento che ha resistito nei secoli e parla a tutti, a chiunque, dovunque in qualsiasi epoca, non per far passare per forza le sue idee, bensì per ridare speranza. La scrisse innanzitutto per ridarla a sé stesso, esiliato e con la sua donna ideale morta, per dirsi e dire a tutti di non arrendersi al male e alla disperazione, anche quando rischiano di tralvolgerci. Io adoro le opere che mi lasciano qualcosa di bello e memorabile dicendo la verità in modo diretto eppure indiretto, mentre non apprezzo i libri troppo cupi o troppo vacui, anche quando si tratta di fantasy aventi alle spalle un evidente sforzo nel caratterizzare il mondo e i personaggi. In questo pesa anche il mio gusto personale: la mitologia, fosse anche inventata, resta per me qualcosa di sterile, già visto, rivisto, studiato e ripassato mille volte per sette anni di fila che viene usato come pretesto per l’azione o come paravento per non parlare delle altre radici dell’occidente.
Un classico, invece, resta nella memoria, non invecchia mai, parla di cose cruciali e problemi della sua epoca e intrattiene senza deprimere, tutto ciò contemporaneamente. La Divina Commedia resta un classico e io amo i classici. Inoltre la letteratura italiana fino 1600 è il mio periodo preferito delle nostre lettere.

Affresco di Domenico di Michelino. Dante e il suo Poema (1465)

L’Idea MagazineSe Lei avessse l’opportunità di incontrare un personaggio qualsiasi, del passato o del presente, e potrebbe parlare con lui (o lei), chi sarebbe e che cosa chiederebbe?
Gioia Colli: Chiederei a Dante se può dirmi dov’è un suo autografo della Commedia! Sarebbe una scoperta eclatante! E poi ne parleremmo a fondo, chiarendo misteri sulla sua opera e vita.

L’Idea MagazineUn messaggio per i nostri lettori?
Gioia Colli: Pensate con la vostra testa, non esitate a dissentire (ed informarvi) se qualcosa non vi convince. Ma di messaggi ne avrei tanti, se posso aggiungerne un altro, sarebbe uno di quelli principali nell’Invasione: gli odi, compresi quelli di natura politica, sono tutti una gran brutta cosa. E non dimenticate Ombre sulla comunanza, il secondo volume dell’Invasione uscito proprio mentre scrivevo queste righe!

Da ‘La Mia New York’ Ad ‘American Dream?’, Gli Stati Uniti Commentati Da Un Italiano. Intervista Esclusiva Con Lo Scrittore Andrea Careri. [L’Idea Magazine]

Da ‘La Mia New York’ ad ‘American Dream?’, gli Stati Uniti commentati da un italiano. Intervista esclusiva con lo scrittore Andrea Careri.

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

Scrittore, sceneggiatore, simpatico commentatore del sogno americano, Andrea Careri ha meritato l’attenzione della stampa con tutti i suoi libri ed abbiamo avuto l’opportunita` di porgli delle domande sia sui suoi passati successi letterari, sia sulla sua nuova produzione…

L’Idea Magazine: Andrea, il tuo libro dal titolo ‘La Mia New York – Vivere nella città che non dorme maì (Ultra Edizioni) riflette la tua visione di questa grande metropoli, nella quale andasti a vivere nel 2013. Potresti parlarcene un pό?
Andrea Careri: Ciao Tiziano, grazie per questa intervista. La Mia New York ẻ una “guida romanzata”, nel senso che in ogni capitolo si descrive un quartiere, una strada, un locale, un posto di New York che ha lasciato un segno nella mia vita. Sei anni a New York valgono diciotto anni in Italia, dove tutto scorre più lento e ci sono tanti ostacoli e resistenze al cambiamento. Ogni capitolo si apre con una descrizione storica e accurata del quartiere e/o del luogo descritto, nella quale do tantissime informazioni utili ai turisti mischiando storia e cultura pop, con citazioni a canzoni e alle innumerevoli serie tv e film girati a New York. E poi parte la storia di questo ragazzo italiano  ancora ventenne che sbarca in America con solo mille euro in tasca. Praticamente il mio io letterario racconta New York sinceramente, senza filtri, con passione ed onestà. E la narrazione prosegue di quartiere in quartiere, di strada in strada, di ristorante in ristorante, dato che il mio io lettarario ẻ un foodie come me. In questo libro si respira la vita, si percepiscono i suoni, le emozioni, i sapori della città che non dorme mai. Una famosa critica di letteratura americana lo ha definito la sua guida preferita sulla Grande Mela. La gente sta amando tantissimo questo libro e forse un giorno diventerà una serie tv.

L’Idea Magazine: Poi hai scelto di spostarti a Los Angeles. Come mai?
Andrea Careri: Il mondo del cinema e della tv sta qui. Durante i miei numerosi viaggi di lavoro in California mi era capitato spesso di sentirmi dire che era meglio trasferirsi a Los Angeles. Tanti insiders di Hollywood mi avevano detto la classica frase LA IS THE PLACE TO BE, e forse era vero, prima del Covid. Ora tecnicamente potrei stare anche nella East Coast e lavorare via Zoom. Sicuramente non mi pento di averci provato e di essermi trasferito a Los Angeles. Anche se ora vivo a Glendale che ẻ molto meglio, più sicura e più simile all’Europa. Sto lavorando a una serie tv di animazione basata sul mio libro Trump&Mario e a una sitcom.

L’Idea Magazine: Come va la tua attività di sceneggiatore?
Andrea Careri: Bene, sinceramente nonostante tutto questo 2020 ẻ stato un anno molto produttivo per me e soprattutto sono stato in grado di prendere dei lavori per i prossimi anni. Sto avendo molto successo con i miei libri e ne ho parecchi in uscita nei prossimi due anni.

L’Idea Magazine: In questo tuo soggiorno Californiano hai scritto un libro ispirato alla tragica morte di Bryant, dal titolo ‘Un Giorno senza Kobe – Storie di Los Angeles’, che uscirà sempre per le Edizioni Ultra a metà novembre. In che modo hai collegato la scomparsa di Bryant con Los Angeles?
Andrea Careri: Il libro racconta 24 storie,(24 come il numero di maglia di Bryant), tutte ambientate a Los Angeles nel giorno della tragica morte di Kobe. Infatti non ẻ un libro su Kobe ma sull’impatto che Kobe ha avuto sui losangeleni e sulle persone comuni. La tragica morte di Bryant cambierà per sempre la vita di questi ventiquattro personaggi. Ho scritto il libro a South LA, a Creenshaw e Florence, a pochi passi da dove sono scoppiati i Riots del 1992. E vivere nel ghetto mi ha aiutato a scrivere questo libro e a creare personaggi autentici. Ci sono tanti personaggi afroamericani nel libro. Io lo definisco un umile omaggio a John Fante, che ha raccontato la Los Angeles degli ultimi, la LA povera ed umile. Ho vissuto nella casa con una landlord che cercava di rubare i soldi del deposito a tutti i coinquilini, la peggior persona che abbia incontrato in America. Ma vivere nel ghetto mi ha fatto capire tante cose sull’America. Anche che alcuni immigrati come lei si approfittano di altri immigrati credendo che non conoscano la legge. Umanamente disprezzo le persone che vogliono truffare gli altri, ma le ho lasciato quei pochi soldi che mi doveva indietro. La considero benificenza. Ci penserà il karma a punirla. Ma nonostante questi mesi passati in quella casa siano stati i peggiori vissuti in America, ho avuto modo di finire sia La Mia New York che un giorno senza Kobe.

L’Idea Magazine: Hai anche creato una pagina su Facebook, ‘La Mia Californià. Di che cosa tratta?
Andrea Careri:Faccio video, foto e dirette per raccontare la California del Sud.  San Diego che amo, e dove mi rifugio sempre appena posso, e poi ovviamente la contea di Los Angeles. Lo ho fatto anche a New York, prima di partire. Lo considero un modo per raccontare storie attrraverso i social media.

L’Idea Magazine: Potresti spiegare che cosa hai mirato con la tua webseries sci-fi drama dal titolo Mem 39?
Andrea Careri: Purtroppo Mem 39 ẻ diventata piu’simile alla realtà di quanto volessi. Tutto nasce da un fatto strano: tre anni fa mi chiama un famoso personaggio televisivo europeo che lavora sia in Italia che in Albania. Mi ha detto che voleva assumermi per adattare un libro inedito. Il libro era incomprensibile e scritto in un linguaggio strano. Un libro quasi impossibile da pubblicare e da adattare in un film. Ma io lo ho letto in due giorni. La persona che mi ha commissionato il lavoro mi ha detto che quel libro era stato dettato ad una signora dagli alieni. E che gli alieni volevano che io lo adattassi e ne facessi un film o una serie tv. Io mi sono messo a ridere, non mi era mai capitato di ricevere una proposta di lavoro da un committente così “’bizzarro”.  Se non fosse stato un famoso personaggio tv non gli avrei dato retta e lo avrei preso per pazzo, sono sincero. Il libro era difficilmente adattabile ma alla fine ci ho lavorato. Non ho mai creduto alla storia degli alieni, ma sono stato pagato, quindi lo ho fatto. Lo so che c’ẻ qualcuno che mi prenderà per pazzo, ma sapete meglio di me che in America ci sono tante persone che credono agli alieni. E io rispetto tutti, anche chi crede in cose diverse da quelle in cui credo io. Comunque, in questo libro, che ripeto era quasi incomprensibile, si parlava di un virus che avrebbe distrutto l’umanità. Il progetto, come spesso accade, ẻ rimasto in stand by. Quando ẻ scoppiato il Covid mi sono ricordato di quel virus menzionato nel libro. Ho subito chiamato il mio amico. E dopo qualche settimana ho pensato di usare il lockdown a mio vantaggio. Ho creato un concept da girare solamente con i cellulari durante la quarantena. Conoscevo tanti attori sparsi per il mondo che stavano senza lavoro. Ho scritto delle storie e degli episodi per ognuno di loro. Così ẻ nato Mem 39 che andrà in onda a breve su Cideshow, un nuovo network americano. Mem 39 parla di un virus in grado di cancellare i ricordi in 48 ore. C’ẻ qualcuno che sopravvive al virus, altri invece si ammalano e perdono quello che più conta nella vita: i loro ricordi. Lo show ẻ ambientato nel 2039 ed ẻ girato sia in inglese che in italiano, per ora. A breve lo girerό in spagnolo. Ci saranno anche altre due stagioni sicure e forse anche altre. Mi auguro che qualche scienziato veda lo show su Cideshow e indaghi su possibili sviluppi di virus come il Covid 19 che potrebbero degenerare in malattie neurodegenerative. In ogni caso lo show ẻ adatto a chi parla sia l’italiano che l’inglese, così puό godere anche degli episodi original in italiano ma sottotitolati in inglese.

L’Idea Magazine: La tua esperienza negli USA ti ha spinto a scrivere ‘American Dream?, un libro che racconta la vita di tanti italiani che sono emigrati in America negli ultimi anni. Perchè questo libro?
Andrea Careri: Dopo il successo del La Mia New York mi sono ritrovato a pensare che era giusto raccontare anche la storia di tanti altri italiani sparsi per gli States. Anche perchẻ i followers che avevo sul La Mia California erano interessati agli States e mi domandavano come si viveva in America. Come si vive in America? Non ẻ una risposta semplice da dare. E soprattutto ci sono tanti punti di vista diversi sull’America. E io volevo raccontare il Sogno Americano e l’America in modo sincero ed oggettivo. Ẻ un libro che ho deciso di pubblicare da solo, proprio per non avere censure. Non ho censurato nessuno. Tutti sono stati liberi di esprimere le loro idee, anche chi la pensava in modo diametralmente opposto al mio. Penso sia un libro importante e una testimonianza della vita in America durante il Covid, i Riots e Trump. Soprattutto ẻ una testimonianza storica di tutta la nuova generazione di italo americani o di italiani emigrati in America negli ultimi quindici anni. Mi sembrava giusto dare voce alla nostra generazione di italiani emigrati in America. Il libro si trova su Amazon ed uscirà anche in inglese per tutti quegli italoamericani che non leggono bene in italiano. Penso che la versione inglese uscirà nel 2021, fra qualche mese, quando sarà possibile anche presentarlo ufficialmente nelle università americane o nelle librerie. Ho in programma di tornare nella East Coast per un tour di presentazioni a New York, Jersey City, Hoboken, Stamford, Ct Boston, Philadelphia, e magari anche a Yonkers. Sono laureato in storia e il mio sogno ẻ che questo libro possa essere studiato un giorno nelle univrsità come testimonianza della vita degli emigrati italiani nell’America degli anni 10 del nuovo millennio e, ovviamente, nell’America del 2020.

L’Idea Magazine: C’è anche in fase di pubblicazione un tuo libro in inglese, ‘Trump & Mario. Che tipo di libro è?
Andrea Careri: Ẻ una satira che ha poco a che fare con la vera politica o con la realtà, ẻ estremamente divertente e anche un pochino demenziale. Come dicevo prima, il libro sarà la base dalla quale svilluppare la serie tv di animazione dal titolo omonimo. La premessa ẻ divertente, Mario ẻ un immigrato italiano appena sbarcato in America, Il suo primo lavoro ẻ proprio alla Trump Tower, dove fa il delivery guy. Per sua sfortuna deve fare il delivery di un pastrami sandwich proprio a Trump. Quella sera c’ẻ il Superbowl e sono tutti distratti. La guardia del corpo di Trump sta su Tinder e lo lascia passare. Mario consegna il Pastrami al presidente che ci si avventa sopra e inizia a soffocare. Mario gli salva la vita. Trump lo assume come assistente personale e da quel momento la vita del presidente viene cambiata per sempre. Il libro ẻ pieno di gag e di avventure assurde, ovviamente adatte alla animazione. Nel libro c’ẻ anche un omaggio alla nostra Sophia Loren che scoprirete solo leggendolo. Esce fra due settimane su Amazon e su Barnes&Noble online.

L’Idea Magazine: Hai altri progetti in lavorazione?
Andrea Careri: Sto lavorando a un film dal titolo Forget New York, con un famoso sceneggiatore di Hollywood. Dovrό scrivere e produtte altre stagioni di Mem 39, adattare Un giorno senza Kobe per la TV, scrivere due half hour comedies ambientate nella mia amata New York e tanti altri progetti che non posso menzionare per questioni contrattuali e per rispetto delle altre persone con le quali lavoro.

L’Idea Magazine: Chi è lo scrittore che preferisci e chi è quello che ha influenzato di più il tuo modo di scrivere?
Andrea Careri: Ce ne sono tanti. Cito solo quelli americani: John Fante, Salinger, Francis Scott Fitzgerald, Hemingway, Bukowski e uno scrittore di origine polacca che ha scritto due dei miei libri preferiti ET. E L’Orso che venne dalle montagne.

L’Idea Magazine: Qual è il tuo sogno che speri di realizzare?
Andrea Careri: Voglio essere in grado di vivere sei mesi a New York, due mesi in Italia e il resto in California, tra San Diego e Glendale.

L’Idea Magazine: Pensi di tornare in Italia a vivere in futuro?
Andrea Careri: Sicuramente ho dei lavori da fare in Italia, appena finirà il lockdown voglio tornare per girare l’Italia promuovendo i miei libri. Cosa che non ho potuto fare per via del Covid. Come ti ho detto prima, spero di vivere tra New York, l’ Italia e la California. Ẻ difficile, ma quello ẻ il mio sogno.

L’Idea Magazine: Se tu avessi l’opportunità di incontrare e parlare con un personaggio storico qualsiasi e di qualsiasi epoca, chi sarebbe e quale domanda porresti?
Andrea Careri: Nicherin Daishonin, un moncaco buddhista del medioevo giapponese., Gli domanderei come fare a non smettere mai di praticare un mantra che sono certo sia la chiave della felicità, ma pur sapendolo, a volte ho difficoltà a recitarlo. Sto parlando di un mantra che ci mette in frequenza con l’universo: Nam MyoHo Renge Kyo. Ho avuto prova almeno una trentina di prove concrete che questo mantra funziona e che mi migliora la vita, ma a volte non riesco a praticarlo. Gli domanderei come fare a non fermarmi mai nella pratica buddhista.

L’Idea Magazine: Un messaggio per i nostri lettori?
Andrea Careri: Anche se ẻ un momento difficile, tentate di scegliere la speranza invece che la paura. Tentate di scegliere pensieri positivi e la voglia di vivere invece che la lamentela e la negatività. Lo so, ẻ difficile. Io sono di Roma e a Roma spesso ci si lamenta. Quindi a volte lo faccio anche io. Ma so che lamentarsi non serve a nulla. Bisogna agire ed essere positivi. In questo anno ho lasciato la città che amo e tutti i miei amici e mi sono trovato malissimo a vivere in quella casa con la landlord vampira e la vita, non di certo facile e felice, del ghetto. Poi c’ẻ stato il Covid, i Riots, la crisi economica. Ẻ stato un anno durissimo. Eppure ho trovato la forza di scrivere e sono riuscito a pubblicare quattro libri e a scrivere una serie TV. Non bisogna mai porsi dei limiti, e anche nei momenti difficili bisogna sempre scegliere le frequenze positive, invece che quelle negative.

Da “La Religione Segreta Dei Templari” A “Io Sono Ciò Che Mangio”. Intervista Esclusiva Allo Scrittore Michele Allegri. [L’Idea Magazine]

Da “La religione segreta dei Templari” a “Io sono ciò che mangio”. Intervista esclusiva allo scrittore Michele Allegri.

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

Ecco un’intervista con un autore poliedrico che ha avuto molto successo con i suoi libri sia quando trattano argomenti complessi e leggendari come i Templari sia che parlino dell’alimentazione. 

L’Idea Magazine: Il suo saggio “La religione segreta dei Templari” tratta un tema finora velato di mistero. Ce ne parli un po’.
Michele Allegri:  Questo saggio, questo e-book scaricabile dalla piattaforma Amazon, chiude un mio lungo percorso di studio e ricerca sull’Ordine dei Templari e i tanti misteri che avvolgono la sua nascita, il suo sviluppo e la sua fine.
Ho voluto analizzare il retroterra antropologico e religioso di alcune famiglie nobili europee i cui esponenti fondarono l’Ordine nel 1118, rendendolo potente ed immettendo in esso una vera e propria religione segreta, conosciuta solo ai livelli più alti dell’organizzazione, dagli alti dignitari e dal Gran Maestro. Questa religione aveva miti e riti propri, esoterici, negromantici ed antitetici rispetto alla religione cattolica e alla Regola data loro nel 1128. Per questo motivo, una volta scoperchiato il vaso di pandora, grazie ad alcune rivelazioni fatte da cavalieri delatori, i Templari furono oggetto di arresti in massa in Francia. Interrogati, alcuni sotto tortura altri no, confessarono tutti le medesime “colpe”.
All’atto dell’iniziazione i cavalieri sputavano sul crocifisso, rinnegando la figura del Cristo, credevano al Padre Celeste ma contemporaneamente ad un idolo barbuto in grado di salvarli e di fare ricco l’Ordine chiamato Bafometto, si autoassolvevano dai peccati, cingevano i loro corpi nudi con una cordicella magica, si scambiavano baci rituali dalla bocca al coccige.
I capi dell’Ordine chiesero scusa per quelle pratiche ai cardinali inviati dal papa ma poi ritrattarono le loro confessioni. Papa Clemente V, quindi, con tanto di Bolla, soppresse in perpetuo l’Ordine, scomunicando quanti avessero portato ancora l’abito e il nome.
Il re cristianissimo francese Filippo IV il Bello, con l’ausilio della Santa Inquisizione, li mandò al rogo nel 1313. I loro beni immobiliari passarono all’Ordine di Malta (l’attuale SMOM), il tesoro invece non fu mai ritrovato.
La parte più nascosta ed esoterica dell’Ordine, rappresentata da alcune nobili famiglie europee, sopravvisse, entrando nelle corporazioni muratorie e costituendo la Massoneria Scozzese ma anche la Fratellanza Rosacrociana e altre organizzazioni anche in seno alla Chiesa cattolica, come la Compagnia del Santo Sacramento o Priorato di Sion.
In un’epoca in cui la legittimità era data dal sangue, le famiglie nobili al vertice dell’Ordine del Tempio e delle successive filiazioni, si vantavano di discendere direttamente da un antenato divino e mostruoso, dotato di poteri magici e taumaturgici trasmessi di generazione in generazione attraverso il sangue blu della nobiltà (Santo Graal, sang real).
In questo quadro, assumeva una grande importanza il luogo della sepoltura dell’antenato che, per la peculiare mitologia di queste famiglie, dorme in attesa di risvegliarsi e tornare a regnare. Il desiderio di identificare il luogo di queste sepolture ha dato origine, nei secoli, ad una vera e propria caccia al tesoro cui si sono dedicati con fervore sia organizzazioni religiose, esoteriche e politiche sia studiosi di tutto il mondo.
Le mie ricerche storico-antropolgiche mi hanno poi portato a identificare a Falicon, un borgo del sud della Francia, un luogo sacro in cui ancora oggi si possono ammirare i resti di una piccola piramide che, nel Medioevo, fu custodita dai Templari e che nasconde una grotta in cui si compivano strani riti esoterici almeno fino ai primi del Novecento. Il terreno su cui sorge la piramide è sempre stato di proprietà di famiglie nobili e anche oggi è una proprietà privata.

L’Idea Magazine: Lei è un esperto sui Templari, avendo ricercato molto sull’argomento e scritto altri due libri su di loro: “Dossier: I Nuovi Templari” e “Elvis e il priorato di Sion”. È un argomento che desta molto interesse. Potrebbe parlare di questi suoi libri e di che cosa trattano in particolare?{Ne parli quanto a lungo le pare necessario}
Michele Allegri: “Dossier: i nuovi Templari”, scritto in collaborazione con mia moglie Irene Sarpato, è stato il primo libro in assoluto a censire in modo esaustivo le moderne organizzazioni templari mondiali le quali, è bene dirlo, non hanno alcun collegamento storico-fattuale con l’antico Ordine sorto in Francia e sviluppatosi poi in Palestina e in tutta Europa.
È un fenomeno in continua crescita. La maggior parte degli ordini neotemplari sono club ricreativi e conviviali, altri sono solo venditori di mantelli e titoli cavallereschi fasulli. In entrambi i casi, è bene dire che non sono riconosciuti da alcuna autorità nazionale o internazionale né tantomeno dal Vaticano. Ci sono stati poi alcuni casi di vera emergenza nazionale, come quello dell’Ordine Solare del Tempio di Luc Jouret che, in Svizzera e Canada, è stata una vera setta e ha causato centinaia di suicidi.
Prima di arrivare a descrivere questo fenomeno moderno, ho dovuto però spiegare al pubblico quale fosse stata l’importanza storica dei Templari, che a mio avviso rappresentano la prima forma di multinazionale che la Storia conosca perché avevano filiali in Europa e Medio Oriente che rispondevano alla “casa madre” a Parigi. I templari, infatti, al di là della forma di ordine monastico e militare che avevano assunto nel Medioevo, avevano anche una struttura verticistica e ben organizzata, prestavano denaro applicando alti tassi d’interesse, furono infatti i primi banchieri ed inventarono la lettera di credito.
Progettavano di costruire un Regno Latino in Palestina con l’appoggio di alcune case regnanti come i Buglione e i Lusignano, dove poter condurre indisturbati lucrosi affari, anche con il mondo mussulmano, al di fuori delle logiche politiche e delle lotte per il potere in corso in Europa: papa contro impero e principi contro principi.
Per questo e altri approfondimenti storico-scientifici e cronachistici, questo saggio è conservato presso la Biblioteca del Congresso USA e quella dell’Università di Harvard.

Il libro su Elvis Presley mette a fuoco tanti nuovi aspetti della vita e della personalità del Re del Rock e del periodo in cui visse: la sua probabile affiliazione alla TCB, cioè la Templar Christian Brotherhood, ramo americano del Priorato di Sion, la sua inclinazione personale per la numerologia, la predestinazione e l’esoterismo, il ruolo del colonnello e manager Tom Parker nell’ascesa del cantante e quello dei mass media e dell’industria cinematografica/discografica nella Guerra Fredda tra Est ed Ovest nella quale la musica rock ha svolto un preciso compito.
E ancora le posizioni politiche di Elvis, acceso anticomunista, il suo stretto rapporto con alcuni presidenti USA come Carter e Nixon, il suo ingaggio come agente della squadra narcotici e le tante stranezze che avvolgono la dipartita della star americana.
Ho inteso quindi esporre i fattori interni ed esterni che hanno determinato la sua carriera. Non solo quindi la grande genialità della persona e le sue inclinazioni esoteriche ma anche il grande gioco di potere e lo scontro geopolitico internazionale tra Est e Ovest che è iniziato proprio a partire dall’anno 1956.
Devo dire che questa mia opera ha suscitato grande interesse presso i media nazionali italiani a partire dalla trasmissione Voyager della RAI per arrivare a Mistero di Mediaset, passando per Rebus di Odeontv.

L’Idea Magazine: Ha continuato a parlare dei Templari in un articolo apparso sul quotidiano italiano a Londra, Libero Reporter, in quattro parti dal titolo “La nobile Mission di un’Europa di Pace, nel nome di Saturno”. Potrebbe gentilmente riassumerlo per i nostri lettori?
Michele Allegri:  L’articolo è molto esteso e dettagliato, l’idea centrale si può riassumere così: esiste un’antica nobiltà della Linguadoca che, per secoli, ha perseguito una Missione politico-esoterica ispirata al mito arcadico dell’Età dell’Oro, il regno di Saturno. La missione consisteva nel creare un’Oasi di Pace in Europa, superando l’odiata diarchia di trono e altare. Le prove di questa missione si ritrovano disseminate lungo tutta la storia d’Europa a partire dalla fondazione della monarchia merovingia passando a quella dei Templari fino al Secondo Dopoguerra, e si riscontrano in tutti i principali accadimenti socio-politici e religiosi che questo articolo ha toccato. Un certo pragmatismo illuminista vuole che la storia si legga solo attraverso la domanda latina Cui prodest? (A chi giova?), domanda che presuppone che alla base degli avvenimenti storici ci siano sempre e solo fattori concreti, come interessi economici e l’estensione del potere politico di una persona, di un gruppo o di una nazione.Troppo spesso gli storici rifiutano di dare il giusto peso a un terzo fattore, che pure si è dimostrato un potente motivatore dell’agire umano anche politico: l’esoterismo. Nella fattispecie, questo articolo espone come alcune antiche famiglie nobili abbiano ostinatamente portato avanti nei secoli una missione politica fondata su credenze magico-esoteriche, profondendo in essa ingenti risorse, esponendosi a rischi personali enormi e subendo pesanti sconfitte politiche e militari che non hanno tuttavia mai posto fine all’intento originario di ripristinare un ordine di pace e giustizia in cui gli uomini tornassero a vivere, come descrive Esiodo in Le opere e i giorni, “senza dolori, senza fatiche, senza pene”, sotto la guida di un re buono. Protagonista di questa missione è una parte della nobiltà più antica d’Europa, cui appartenevano alcune famiglie della Linguadoca (Francia meridionale, in prossimità dei monti Pirenei), dedite a pratiche occultiste, che si distinguevano per una specifica caratteristica: la discendenza da un antenato mitologico semidivino o mostruoso.

L’Idea Magazine: Il suo romanzo “Enigma Esoterico” che è stato paragonato ai libri di Dan Brown, tratta sempre questo tema?
Michele Allegri: È un thriller poliziesco che si sviluppa su due livelli, uno storico-esoterico e uno psicologico. C’è un ispettore in pensione che vuole risolvere un vecchio caso insoluto, l’omicidio rituale di un parroco e la scomparsa di un dipinto.
La trama si dipana tra viaggi in zone dell’Europa cariche di significato magico e incontri con personaggi loschi inviati da organizzazioni esoteriche e politiche che non vogliono che l’ispettore scopra la verità.
Il finale è inaspettato, non posso dirvi altro se non che i lettori sono finora rimasti a bocca aperta! E anche che è un e-book scaricabile da Amazon che si può leggere in pochi giorni.

L’Idea Magazine: Ha intenzione di proseguire a parlare dei Templari con altri libri o pensa che sia stato detto abbastanza su di loro?
Michele Allegri:  La ricerca non ha mai limiti ed è sempre un work in progress. Credo però di aver dato un contributo significativo a scoprire o far riemergere alcune conoscenze dimenticate su quel pezzo di Storia che, negli ultimi tempi, complice un diffuso e grossolano depistaggio di alcuni storici, aveva imboccato la pericolosa strada del revisionismo.
Non bisogna mai dimenticare che la ricerca e la divulgazione devono essere libere da vincoli e da pregiudizi. Devono servire a far luce sui fatti, fare un servizio alla verità e al pubblico, che è poi il destinatario ultimo delle informazioni che vengono esposte in un libro o in un articolo di giornale.
Molto spesso, per ragioni di carriera, per opportunismo politico o religioso o semplicemente per ottusità, molti storici o giornalisti italiani scelgono la via più facile, quella della non ricerca e della non scientificità.
In America, invece, questo non avviene, perché la mentalità è molto più aperta al confronto e allo scambio di idee e di informazioni.
Dopo la prima pubblicazione, per parlare direttamente con il pubblico ho aperto blog tematici, inoltre, lascio sempre alla fine dei libri una e-mail dove i lettori possono esprimere la loro opinione o farmi domande.
La lascio anche per il pubblico del vostro giornale: Opere.asu@gmail.com

L’Idea Magazine: Dalle società avvolte nel mistero all’alimentazione, i Suoi libri ritengono una chiara validità tematica e mi congratulo con Lei per essere riuscito a scrivere a livello professionale in due campi così diversi. Potrebbe parlare un poco del suo libro “Io sono ciò che mangio”?
Michele Allegri: “Io sono ciò che mangio” è un manuale di autodifesa del consumatore. In esso ho voluto toccare alcuni temi significativi. La riscoperta della sana cucina tradizionale mediterranea ed italiana prima di tutto, lontana dalle sofisticazioni dell’industria alimentare.
Ho analizzato il tipo di alimentazione che l’uomo aveva fin dalle sue origini, basata su verdure e frutta, poche proteine animali e assenza totale di zuccheri raffinati e loro derivati.
Proprio l’introduzione massiccia di zuccheri nella nostra moderna alimentazione ha portato gravi squilibri e malattie, come il diabete ma non solo. Penso all’aumento esponenziale dell’obesità nel mondo.
Ho quindi esposto al pubblico un metodo che ho sperimentato su me stesso e che io chiamo Kronoalimentazione (tempo/Alimentazione).
Si devono mangiare alcuni cibi in determinati orari. Infatti, una certa pietanza assunta di sera fa ingrassare e la stessa, al mattino, fa dimagrire. I veri responsabili di questa variazione sono gli ormoni e conoscerne la produzione durante la giornata ci aiuta a mangiare in modo corretto. Non si tratta di una dieta medicale ma di acquisire le conoscenze elementari che servono ad ognuno di noi per mangiare sano e mantenersi in forma.

L’Idea Magazine: Il seguente libro sull’alimentazione scritto da Lei, “Mangiare senza ingrassare”, tratta la questione dell’indice glicemico nei cibi. Vorrebbe approfondire un poco sul contenuto del libro?
Michele Allegri:  “Mangiare senza ingrassare” è il mio secondo libro sull’alimentazione sana. È un e-book scaricabile da Amazon. Approfondendo la pratica della Kronoalimentazione, che continuo a seguire ogni giorno, noto che questo modo di alimentarmi non mi fa ingrassare nonostante le quantità di cibo assunte siano notevoli. Infatti, supero il concetto di caloria e abbraccio quello di Indice Glicemico, già scoperto da noti medici e poco divulgato.

In base a tabelle predefinite da questi medici, gli alimenti sono classificati in base a un indice glicemico alto, medio o basso, possono quindi far ingrassare o dimagrire, a seconda della risposta dei due ormoni antagonisti, l’insulina e il glucagone.
Si possono quindi comporre pietanze particolari bilanciate, anche abbondanti, rispettando alcune regole fondamentali. Il sale e lo zucchero fanno ingrassare, i carboidrati vanno assunti alla mattina, le proteine vegetali o animali a pranzo o a cena. Occorre sempre fare passeggiate serali e non andare a letto troppo tardi di sera.
Poi c’è un poker di alimenti che, se aggiunti ai cibi, possono diminuire il carico glicemico di un pasto. Per esempio la frutta secca abbatte colesterolo cattivo e trigliceridi nel sangue, anche se non deve essere consumata quotidianamente.
Poi c’è l’immancabile olio extra-vergine di oliva, che io consiglio sempre di usare in abbondanza e a crudo.

L’Idea Magazine: Quali sono i Suoi altri interessi?
Michele Allegri: Sono appassionato di cinema e di arti marziali. Seguo il dibattito politico nazionale ed internazionale. Mi piacerebbe impegnarmi in prima persona per migliorare la società nella quale vivo. Il tempo libero amo trascorrerlo con mia moglie, visitando musei e mostre di pittura o semplicemente passando qualche giornata sui bellissimi laghi lombardi.

L’Idea Magazine: Pensa di venire a New York a parlare dei suoi libri quando questo tremendo virus ci lascerà?
Michele Allegri: Sono venuto due volte nella Grande Mela e in altre bellissime città americane più di trent’anni fa. Conservo ancora bellissimi ricordi e sono curioso di vedere cosa mi riserva il futuro.

L’Idea Magazine: Se Lei potesse parlare con un qualsiasi personaggio storico, di qualsiasi epoca, chi sarebbe e che cosa gli chiederebbe?
Michele Allegri: Il mago Houdini. Gli chiederei di svelarmi alcuni dei suoi prestigi che mi paiono ancora reali e non mere illusioni.

Harry Houdini

L’Idea Magazine: Qual è il Suo desiderio più forte al momento?
Michele Allegri: Che l’Umanità intera si lasci al più presto alle spalle quest’emergenza sanitaria che ha provocato morti e ha cambiato i nostri stili di vita.

L’Idea Magazine: Ha altri progetti in cantiere dei quali ci vuole informare?
Michele Allegri: Sto avviando in questi giorni una collaborazione con una piccola casa cinematografica italiana. Pochi mezzi, poche risorse finanziarie ma molte idee e molto cuore.

L’Idea Magazine: Un messaggio per i nostri lettori?
Michele Allegri: Un caloroso saluto alla comunità italo-americana che ha reso ancora più grande gli USA. Ci divide l’Oceano ma ci unisce l’Amore per la nostra Italia e per le sue tradizioni. Nonostante le sue cadute e le sue contraddizioni, credo che l’Italia avrà ancora un ruolo in avvenire, soprattutto per ciò che ci contraddistingue nel mondo: l’amore per la cultura e l’eleganza, la creatività, l’operosità e, perché no? il buon cibo. Un saluto a tutti voi. A presto!

Per maggiori informazioni sull’autore e le sue opere, puoi visitare i suoi blog:

http://inuovitemplari.blogspot.com

http://templari.blogspot.com/

http://kronoalimentazione.blogspot.com/

http://elviseilpriorato.blogspot.com/

Submissions open for ANTHOLOGY OF ITALIAN AMERICAN WRITERS II.

ANTHOLOGY OF ITALIAN AMERICAN WRITERS

ANTHOLOGY COVER 72.jpg

Idea Press (IdeaPress-usa.com) has recently published Volume One of “A Feast of Narrative, an Anthology of Short Stories and Creative Nonfiction by Italian American Writers” and is accepting submissions for Volume Two of the Anthology, which will consist of short stories only (fiction).

Submission guidelines

To be able to participate to the contest, the writer has to have at least one parent of Italian origins. Only short stories will be accepted; no creative nonfiction. One or two stories may be submitted. If a story, or both, will be accepted, a short biography will be required (maximum 150 words).

Manuscripts should be in Microsoft Word, single-spaced, in Times New Roman size 12 font, and of a maximum of 6,000 words for each story.

No entry fee is required. The stories chosen will become part of the anthology and one copy of the book will be sent free of cost to each participant accepted.

The deadline for submission is September 1st, 2020.

THE WRITERS WILL RETAIN THE COPYRIGHT OF THEIR STORY.

The manuscripts may be sent to EditoreUsa@gmail.com

FOR SUBMISSION, DOWNLOAD THE FORM (CLICK HERE)

Mola Di Bari Dall’Unita` D’Italia All’età Giolittiana [L’Idea Magazine 2020]

Mola di Bari dall’Unita` d’Italia all’età giolittiana

Aniello Claudio Rago

di Tiziano Thomas Dossena

Certamente la storia è remeabile, soprattutto quando ben documentata, ma ripecorrerla in modo ordinato e obiettivo è tutto un’altro programma. Il lavoro di ricerca e di presentazione fatto da Aniello Claudio Rago in referenza alla storia del territorio di Mola di Bari dall’Unita d’Italia allo scoppio della 1a Guerra Mondiale è indiscutibilmente ottimo e riflette la serietà dell’autore nell’affrontare tale esplorazione e la susseguente strutturazione del materiale ottenuto. Nella interessante prefazione si asserisce che “Il lungo periodo storico che si vuole prendere in esame è fondamentale per la formazione di un’identita della Puglia, della Terra di Bari e quindi anche della nostra Mola e rappresenta un tratto importante del difficile cammino di emancipazione del popolo pugliese e barese, i cui caratteri si delineano in modo concreto nelle diverse fasi storiche analizzate: dai processi economici e sociali che si registrano subito dopo l’unificazione italiana alla crisi di fine secolo, che è caratterizzata da tumulti e agitazioni popolari, dalla gigantesca opera dell’Acquedotto Pugliese alla Grande Guerra. Ed è dalla Guerra che prendono corso numerosi elementi che daranno vita e sostegno al movimento fascista. Naturalmente, in questo periodo non vanno assolutamente dimenticate le grandi lotte del bracciantato – senza terra, la dura reazione degli agrari e, infine, la grande emigrazione transoceanica di artigiani e contadini. Un periodo storico, dunque, quello preso in esame, assai interessante e allo stesso tempo ricco di stimolanti interpretazioni.”

La più che rispettabile presentazione grafica è arricchita da vari documenti e schizzi dell’epoca e rende il volume, intitolato “Mola di Bari dall’Unita d’Italia all’età giolittiana – Aspetti e problemi territoriali del Comune”, e stampato per i tipi di Idea Press di New York/Port St.Lucie, ancor più piacevole ed interessante.

Nella prefazione di Guido Lorusso si precisa che “l’Autore, che è uno studioso della Mola settecentesca, ottocentesca e primo-novecentesca, da un lato tratteggia a grandi linee il quadro storico che prende le mosse dal 1861, cioé dal periodo immediatamente seguente l’unificazione italiana, poi passa attraverso quelli successivi della Destra Storica e della Sinistra Storica, per giungere all’eta umbertina e a quella giolittiana sino alla fine della Belle Epoque (questa termina con lo scoppio della Grande Guerra). È evidente che l’Autore, con tale Premessa, intenda praticamente introdurre tutto il lavoro che da corpo al volume… Il quadro d’epoca delineato diventa straordinariamente importante quando l’Autore, Aniello Claudio Rago, propone infine, in ultima analisi (sulla base di una rigorosa ricerca condotta) l’elenco completo dei componenti di tutti i Consigli Comunali, di tutti i componenti delle diverse Giunte e di tutti i Sindaci che via via si sono avvicendati nella gestione del potere Municipale in Mola di Bari dall’Unita d’Italia allo scoppio della Grande Guerra. Nelle ultimissime pagine del volume sono puntualmente indicate le Fonti Archivistiche e le Referenze Bibliografiche utilizzate.”

Un libro storico in tutti i sensi, quindi, sia perché tratta la storia del territorio di Mola di Bari dalla nascita della nostra nazione alla fine della Grande Guerra, sia perché lo fa con ragguardevole rispetto alla documentazione trattata e usando uno stile sciolto e gradevole.

Questo libro è una piacevole sorpresa editoriale che avrà indubbiamente successo sia con il pubblico sia con gli studiosi di storia.

PUBLISHED BY: Idea Graphics LLC
IMPRINT: Idea Press
PUBLISHING DATE: December 2019
ISBN# 978-1-948651-11-0
LIBRARY OF CONGRESS# 2019953395
PAPERBACK: PAGE COUNT 286
IMAGES: 33
LANGUAGE:  Italian
DIMENSION: 8.5 x 11
PRICE: $24.00

Come Una Star Internazionale Riesce Ad Insegnare Italiano Con I Musical. Intervista Esclusiva A Simona Rodano.

Intervista di:

Come una Star Internazionale riesce ad insegnare italiano con i musical. Intervista esclusiva a Simona Rodano.

L’Idea: Simona, vieni da una famiglia di musicisti e hai iniziato da giovane nello spettacolo…
Simona Rodano: Si, credo di aver ereditato la passione per la musica soprattutto dalla famiglia di mia mamma. Mio cugino Felice Reggio è un noto musicista jazz. Ho iniziato a cantare all’età di sei anni esibendomi in concorsi canori amatoriali, a scuola, in Chiesa, alle feste di compleanno. Poi le prime serate di pianobar all’età di quattordici anni e la professione a 28 anni.

L’Idea: Però non hai lasciato che ciò ti deviasse dagli studi…
Simona Rodano: Fin da bambina ho sempre amato sia la scienza che la musica. Per questo mi sono laureata in Biologia  e ho studiato musica e sempre cantato. Ho imparato a suonare la chitarra e il pianoforte. Dopo la laurea sono venuta in America per fare il PhD al Valhalla Medical Center ma dopo pochi mesi ho ricevuto la proposta di lavorare alla RAI. Scienza o musica? Ho scelto la musica e sono ritornata in Italia per lavorare al Centro RAI di Milano.

L’Idea: Hai lavorato più di dieci anni nel popolare spettacolo televisivo della RAI “Ci vediamo in TV”. Vorresti parlare un po’ di questa esperienza?
Simona Rodano: Lavorare in televisione mi ha dato la possibilitá di crescere come persona e come artista. Un’esperienza che ha cambiato la mia vita. “Ci Vediamo in TV” é durata molti anni. Andava in onda nei giorni feriali, al pomeriggio. Ho iniziato come corista per poi diventare una delle voci soliste della trasmissione. Il grande Paolo Limiti, direttore artistico e conduttore della trasmissione, mi ha dato la possibilitá di vivere facendo ció che amavo di piú: cantare. Per sette anni, ho lavorato ogni mattina, dal lunedi al venerdi, con lo stesso entusiasmo e la gioia di poter fare musica ad alti livelli, cantando con un’orchestra dal vivo, studiando ogni giorno le canzoni italiane piú famose a partire dagli anni ‘30 fino ad oggi. Conoscere attori e cantanti italiani come il grande Nino Manfredi, Johnny Dorelli, Jula De Palma, Milva, Massimo Ranieri, e internazionali come Gina Lollobrigida, Dee Dee Bridgewater, Whoopy Goldberg ha arricchito enormemente la mia vita artistica e stimolato il desiderio di proseguire questo cammino nell’arte.
Link di una performance in “Ci Vediamo in TV”

L’Idea: Ti sei esibita nello spettacolo musicale “Pinocchio, il grande musical” con i famosissimi I Pooh. Come arrivasti a questo traguardo e che effetto ti fece lavorare con questa rinomata band italiana?
Simona Rodano: Dalla televisione sono passata al teatro. Due mondi diversi ma uniti dalla bellezza della “ performance’ che si svolge in uno studio televisivo o su un palco teatrale. Quando sono stata scelta per il ruolo di Angela ( amica e poi compagna di Geppetto) nel musical dei Pooh, non mi sembrava vero…mi trovavo a Milano e lavoravo ancora in televisione. Passare al teatro dopo sette anni di lavoro in televisione é stato come scoprire un nuovo mondo. Nuovi colleghi, tanti teatri in tutta Italia, poi le riprese video con l’uscita del DVD del musical, i tour estivi e le migliaia di repliche tra Italia e l’estero. Lavorare con e per i Pooh é stato un grande onore prima di tutto e poi un momento di grande crescita professionale. Roby, Stefano, Dodi e Red sono professionisti che hanno segnato la storia della musica italiana. Sono stai con noi non solo durante le prove ma anche durante le repliche nelle varie cittá italiane. Ci hanno sempre incoraggiato e supportato, hanno amato  questa loro opera e sono stati capaci di coinvolgere  non solo noi artisti sul palco ma anche le oltre cinquecentomila persone venute a vederlo. “Pinocchio Il Grande Musical” é stato, é e rimarrá il musical originale italiano piú vicino allo stile di Broadway.

L’Idea: Hai anche recitato in varie produzioni teatrali…
Simona Rodano: Si, ho lavorato in altre produzioni teatrali italiane come “The Sound of Music” ( Tutti Insieme Appassionatamente) nel ruolo di Elsa Shroeder, e dal 2010 ad oggi nelle produzioni bilingue al Queens Theatre in The Park: “Pinocchio Pop” e “Italian, The Magical world of The Italian Fairy” per bambini K-5 e famiglie, “SempreverdeEvergreen”, “Sette Mondi” e “Caccia Al Tesoro” per la fascia K-12. Il mio ritorno in America ha segnato una nuova crescita artistica, scrivendo canzoni, testi e copioni di spettacoli originali bilingue. Ho scoperto una parte di me che era rimasta silente per anni, perché ero impegnata ad interpretare ruoli, canzoni e copioni scritti da maestri come i Pooh. Proprio da loro ho preso l’ispirazione di creare le mie canzoni e produrre gli spettacoli.

L’Idea: Ti sono stati conferiti molti premi. Qual è quello che per te ha più rilevanza?
Simona Rodano: Uno degli awards piú significativi é quello dell’Association of Italian American Educators (AIAE) – Singing Sensation. L’arte e la cultura sono due importanti messaggeri di pace e di unione tra i popoli. Piú arte, piú cultura (e meno politica) possono rendere questo mondo migliore.

L’Idea: “La Fata Italiana/The Italian Fairy” è stato creato da te. In che cosa consiste questo programma?
Simona Rodano
:La Fata Italiana, The Italian Fairy é un programma educativo e di intrattenimento (edu-tainment) che espone bambini e famiglie alla bellezza della lingua e della cultura italiana per far amare l’Italia e l’italiano. É un learning-through music and movement program che unisce canzoni, danza e teatralitá. A partire dal 2006 ad oggi La Fata Italiana ha incontrato oltre 70,000 persone.
Link al sito de La Fata Italiana

La Fata Italiana alla parata del Columbus Day

L’Idea: “Italiana” è lo spettacolo che porti in tournée.  In che cosa consiste?
Simona Rodano: “Italiana” é la mia storia raccontata attraverso la musica e il teatro. Alcune canzoni sono originali da me scritte come “Radici e Ali”, altre sono canzoni che hanno segnato momenti importanti della mia vita. Uno spettacolo che unisce momenti simpatici di puro cabaret e momenti di riflessione e di nostalgia. “Italiana” é la mia storia ma é anche la storia di molte altre persone che come me hanno attraversato oceani e viaggiato per il mondo senza mai perdere le proprie radici.
Link al sito ufficiale di Simona Rodano

L’Idea: Incanto, una compagnia di produzioni specializzata in spettacoli teatrali e televisivi bilingue (Italiano/Inglese)per bambini e famiglie, situata nel quartiere del Queens, a New York, è una tua creazione. Quando e come ti è venuta l’idea di fondarla?
 Simona Rodano: Ho fondato la mia compagnia Incanto Productions, Corp. nel 2008 con l’intenzione di creare qualcosa che a NYC non trovavo: spettacoli teatrali originali con canzoni scritte appositamente per imparare la lingua italiana. Tutto è iniziato dopo aver portato “Pinocchio Il Grande Musical” a New York nel 2010.
Link al sito ufficiale di Incanto Productions

L’Idea: Il primo edu-musical bilingue e multiculturale ecologico, “Sempreverde: Evergreen”, un’altra delle tue creazioni, aprirà a NewYork City il 31 marzo ed il 1,2 e 3 aprile 2020 presso il Queens Theatre in The Park, nel Queens. Puoi dirci qualcosa di questo meraviglioso musical per bimbi e famiglie?
Simona Rodano: Ho scritto “Sempreverde:Evergreen” Edu-musical nel 2012. Volevo creare qualcosa che unisse la lingua italiana ad un tema globale come quello del rispetto dell’ambiente.  Ho contattato alcuni amici e colleghi di Torino (la mia cittá natale) con i quali collaboro da molti anni ed insieme abbiamo iniziato a lavorare alle canzoni. Io ai testi e alle melodie e loro agli arrangiamenti. Poi ho scritto la storia, pensato ai personaggi, alle scenografie, agli effetti speciali e ai costumi e materiali da abbinare alle coreografie. “Sempreverde” ha superato le mie aspettative ed è uno spettacolo che amo molto. Io ed il mio team non smettiamo mai di migliorarlo e sognamo di vederlo itinerare in tutto il mondo.  La storia di questo musical, educa, fa riflettere e coinvolge proprio tutti. Grandi e piccini. É per tutte le etá.
Guarda il trailer di SEMPREVERDE: EVERGREEN

L’Idea: Un messaggio per i nostril lettori?

Simona Rodano: Se non siete troppo lontani dal Queens Theatre…venite a trovarci a teatro. Venite a vedere “Sempreverde: Evergreen” Edu-musical! Make it a group meet-up, a family affair or a special bonding outing. You will leave refreshed and with a renewed love for Italy, its language and culture!
Link informazioni e prenotazioni “SEMPREVERDE:EVERGREEN”

Lorenzo Bizzarri, L’astro Nascente Nel Panorama Della Direzione D’orchestra.

Lorenzo Bizzarri, l’astro nascente nel panorama della Direzione d’orchestra.

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

Considerato uno degli astri nascenti nel panorama della Direzione d’orchestra sia nel repertorio sinfonico sia in quello operistico, Lorenzo Bizzarri secondo la critica “si distingue come interprete dall’assoluta eleganza e sicurezza, è naturalmente coinvolgente, attento al dettaglio sonoro, sempre misurato nella direzione, ed ha una particolare predisposizione alla ricerca dell’equilibrio armonico, coniugando perfettamente tecnica, professionalità, conoscenza e forza interiore”.
Oltre a cio`, si dice di lui che “riesce ad instaurare immediatamente un intimo legame con gli orchestrali ed i coristi, ascoltando attentamente e cercando di essere presente in ogni nota, diventando così l’immagine-guida di ogni fraseggio”.

Professionista rispettato ed ammirato dal pubblico, dai critici e dai coristi ed orchestrali, questo simpatico Maestro ci ha concesso un’intervista subito dopo la sua direzione della Messa da Requiem di Giuseppe Verdi, avvenuta presso la basilica di Santa Maria dei Servi a Bologna…

L’Idea:  Maestro, lei si è diplomato in Direzione d’opera lirica presso la Regia Accademia Filarmonica di Bologna, perfezionandosi contemporaneamente in canto lirico (baritono), sotto la guida del M° Paolo Barbacini. L’aiuta molto nel dirigere l’opera avere un’esperienza personale con il canto?
Lorenzo Bizzarri: Trovo l’esperienza personale nel canto lirico a dir poco fondamentale nella direzione dell’opera! Grazie a questa infatti, riesco a fraseggiare e respirare assieme ai cantanti, ed è una mia peculiarità molto apprezzata.

L’Idea: Nel 2006, dopo essere risultato finalista al concorso internazionale per giovani direttori “F. Capuana” di Spoleto, lei diresse l’Orchestra Sinfonica “A. Boito” di Parma nell’esecuzione della 3° Sinfonia di Schubert nell’ambito del Concerto di Natale organizzato dal Vaticano, trasmesso in diretta in mondovisione. Fu quella la sua prima esperienza televisiva? Che effetto le fece? Ha avuto altre esperienze similari con la televisione?
Lorenzo Bizzarri: Si, quella fu la mia prima esperienza in televisione. Cercai di concentrarmi esclusivamente sull’esecuzione e sul pubblico presente in sala. L’idea che altri milioni di spettatori in tutto il mondo potessero seguire il concerto avrebbe potuto creare un po’ di “soggezione”, diciamo.
Successivamente ho avuto molte esperienze televisive, ma continuo a preferire di gran lunga il teatro e le sale da concerto.

L’Idea:  Lo stesso anno lei debuttò in una esecuzione del tutto inedita nel campo della liederistica mondiale, eseguendo integralmente il ciclo “die Winterreise” di Schubert accompagnandosi lei stesso al pianoforte. Come le venne questa idea e quale fu la risposta del pubblico e della critica? Da allora, si è cimentato in altre performance di questo tipo?
Lorenzo Bizzarri: Schubert amava proporre ai suoi amici i suoi Lieder cantando e suonando egli stesso..Ho amato subito questa idea; ne è scaturita una esecuzione molto intima. Suonando e cantando l’approccio all’opera è totale, e si crea un’atmosfera molto comunicativa col pubblico.

L’Idea: Nel corso degli anni ha collaborato con importanti orchestre italiane ed estere, intraprendendo attive collaborazioni con Maestri di fama mondiale. Può parlarci un poco di questo suo ‘rodaggio musicale’, se così lo possiamo chiamare? Chi fu il Maestro che la colpì di più?
Lorenzo Bizzarri: Da tutti i maestri ho cercato di “rubare” consigli e indicazioni, a caldo tuttavia direi che il carisma e l’entusiasmo di Jose Cura mi ha davvero trascinato!

L’Idea: È stato più volte invitato a dirigere l’Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna “A.Toscanini” di Parma, un grande onore che ha ben meritato. In quali occasioni ha diretto tale orchestra?
Lorenzo Bizzarri: Si trattava di una rassegna estiva organizzata dall’orchestra, dal titolo “l’orchestra Toscanini incontra i giovani talenti”. Evidentemente si è trattato di un’esperienza proficua, dal momento che mi hanno voluto “incontrare“ per tre diverse edizioni.

L’Idea: Ha diretto numerose opere e concerti di musica classica, da Verdi a Puccini, da Vivaldi a Mozart, da Mascagni a Rossini, Donizetti, Haydn, Pergolesi e così via; troppe per citarle in questa intervista. Quali sono state le opere che ha trovato più difficoltose da gestire e perché?
Lorenzo Bizzarri: Devo dire che in generale le opere di Puccini sono quelle che offrono il maggior numero di difficoltà, a causa dell’elasticità del fraseggio. Ma allo stesso tempo sono anche le più affascinanti!!

L’Idea: E quali le più piacevoli?
Lorenzo Bizzarri: Adoro “Un ballo in maschera” di Verdi, e dirigerei a giorni alterni il Requiem di Mozart e la Messa di Gloria di Rossini, due capolavori imprescindibili!

L’Idea: Chi fu il cantante lirico con cui ha lavorato che l’ha colpita di più per le sue capacità vocali?
Lorenzo Bizzarri: Sicuramente Fabio Armiliato e Carlo Colombara.

L’Idea: Chi è il compositore che lei ammira di più per l’opera? E quello della musica classica in generale?
Lorenzo Bizzarri: Per l’opera indiscutibilmente Giuseppe Verdi, in generale sono un grande fan di Bach.

L’Idea: E recentemente, il 29 novembre scorso, ha diretto la Messa Da Requiem di Verdi presso la Basilica di Santa Maria dei Servi a Bologna. È stata una prova difficile che certamente l’ha stimolata…
Lorenzo Bizzarri: Il Requiem di Verdi entra nell’anima. Ogni esecuzione di quel capolavoro lascia una traccia indelebile nel profondo del cuore!

L’Idea: Dopo questa esecuzione, ha altri progetti in gestazione? Forse qualche registrazione? Concerti negli USA? I nostri lettori lo vorranno sapere in anticipo…
Lorenzo Bizzarri: Nei primi mesi dell’anno uscirà un CD di un’opera inedita che stiamo terminando.

L’Idea: Un messaggio per la comunità italoamericana che la seguirà attraverso la nostra rivista?
Lorenzo Bizzarri: Spero di potervi incontrare presto, e magari condividere qualche esperienza musicale assieme!!