Sono felice della mia vita, della mia famiglia e della vita semplice… Intervista esclusiva con l’autore Vincenzo Di Michele. [L’Idea Magazine, 2021]

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

Vincenzo Di Michele , detto Enzo, Scrittore, Giornalista Pubblicista, è nato e vive a Roma.
Laureato in Scienze Politiche indirizzo Politico Amministrativo con la votazione di 110/110 all’Università di Roma “La Sapienza”, ha pubblicato numerosi scritti sulle disposizioni legislative, ed in particolare, sulla normativa del Codice della Strada.
Di Michele è l’autore di ben dieci libri, dei quali uno pubblicato anche in inglese.

Tiziano Thomas Dossena: Dott. Di Michele, Lei scrive principalmente libri che trattano la storia della Seconda Guerra mondiale, ma il suo primo libro fu “La famiglia di fatto”. Di che cosa tratta?
Vincenzo Di Michele: Quando scrissi nell‘anno 2008 il libro “La famiglia di fatto “ non esisteva nei fatti una legislazione sulla convivenza more uxorio. Esistevano però già da allora, moltissime convivenze tra uomini e donne. Era dunque necessario porre all’attenzione pubblica e del legislatore quel giusto impulso per codificare al fine di ottenere un’adeguata tutela di entrambi i conviventi riguardo le situazioni reali della vita di tutti i giorni e altri aspetti, come a esempio: i rapporti contrattuali tra conviventi, il diritto di proprietà sull’abitazione comune, il contratto di locazione della casa comune, il decesso del partner e alcune soluzioni patrimoniali per assicurare al proprio compagno un certo beneficio economico.

Tiziano Thomas Dossena : Ha anche scritto un libro che è praticamente un manuale per chi vuole ottenere l’annullamento del matrimonio presso La Sacra Rota...
Vincenzo Di Michele: Ho voluto fare chiarezza su alcune questioni mai messe adeguatmente in risalto all’attenzione pubblica. A esempio nei fatti numerose coppie unite in matrimonio con rito religioso, al momento della separazione sceglievano il tribunale ecclesiastico anziché quello civile. Ci si chiedeva se era una scelta di carattere religioso, per avere la possibilità di risposarsi in chiesa, oppure si mirava a un beneficio economico, dato che le sentenze di nullità ecclesiastica, a differenza del divorzio civile, non comportano l’obbligo di un riconoscimento economico nei confronti dell’ex coniuge?
Nel mio libro ho dunque analizzato: i motivi di nullità del matrimonio (dall’immaturità alla simulazione, dall’infedeltà alla gelosia, dall’egoismo al maschilismo, dall’infertilità all’esclusione della prole, dall’impotenza ai comportamenti sessuali trasgressivi), le modalità processuali e i costi che si devono affrontare, inclusi gli eventuali oneri aggiuntivi al tribunale della Rota Romana, smentendo l’opinione comune secondo la quale il procedimento di nullità del matrimonio religioso sarebbe una procedura riservata a pochi benestanti.

Tiziano Thomas Dossena : E non dimentichiamo il libro “Guidare Oggi”, che in un certo senso fa parte della Sua specializzazione, avendo progettato dei Centri di Educazione Stradale per bambini e un parco scuola itinerante presso il “Parco Scuola del Traffico di Roma”…
Vincenzo Di Michele: “Guidare Oggi” è un libro sulla PREVENZIONE contro i drammatici e sempre presenti incidenti mortali che si riscontrano nelle nostre strade. Sono un insegnante di teoria , un istruttore di pratica per tutte le categorie di patenti. Per tale ragione ho ritenuto utile dare quelle spiegazioni in più che non sempre sono presenti nei manuali di guida. Cito a esempio il trasporto su strada delle attrezzature turistiche e sportive (windsurf, canne da pesca, barche e gommoni, roulotte, rimorchi di vario tipo), di cui spesso si ignorano le regole causando gravosi incidenti, e di circolazione di SUV, camper, trattori agricoli, autocarri e furgoni, con le relative problematiche.
Al motociclista si suggeriscono l’abbigliamento più adatto, la condotta di guida, le norme di sicurezza per il trasporto dei bambini e si mette in guardia dai maggiori rischi e pericoli per sé e per gli altri a bordo di un ciclomotore.
Per ultimo, ma non meno importante, si tratta l’importante argomento delle assicurazioni: bisogna conoscere e capire le clausole del contratto stipulato perché, in determinate situazioni, potrebbero non essere tenute a rispondere dei danni e poi le risposte ai dubbi e ai quesiti più impensati degli automobilisti. Invece Il “Parco Scuola del Traffico” di Roma , di cui sono molto fiero di esserne stato il responsabile tecnico nella predisposizione della segnaletica stradale , consiste in un autentico percorso stradale in scala 1:2, dove tutto è simile alla realtà. È un’area appositamente attrezzata con incroci, rotatorie, semafori, segnali stradali, attraversamenti pedonali per educare i giovani dai 4 ai 17 anni con mini vetture , ciclomotori da 50 cc. e minivetture per diversamente abili. Insomma una mini città con la finalità dell’insegnamento stradale per i bambini e per i ragazzi.

Tiziano Thomas Dossena : Però il suo forte come scrittore è certamente la storia. Con questo tema ha scritto vari libri che hanno vinto molti premi e riconoscimenti. Il Suo primo libro su questo tema,“Io, Prigioniero in Russia”, è stato pubblicato ben tre volte, la prima volta nel 2008da Maremmi Editori, poi nel 2010 da “La Stampa” e successivamente edito nel 2019 da “La Repubblica” nella raccolta “Enciclopedia degli Alpini”, con oltre 50.000 copie vendute. È un successo più che invidiabile. Può parlarcene un po’?
Vincenzo Di Michele: Il Libro “Io prigioniero in Russia” è nato dal diario autografo di mio padre.Praticamente dopo ben 50 anni anni della sua avventura bellica in Russia decise di scrivere il suo racconto nel 1993. Quel diario scritto da mio padre doveva essere necessariamente reso pubblico anche perché sono molti quelli che credono di conoscere una realtà che non hanno mai vissuto e, proprio perché non hanno mai conosciuto questa sofferenza, si sentono spesso audaci nel mostrare il loro istinto violento. La tragedia dell’ARMIR è stata una vera disfatta per l’esercito italiano. In realtà e a onor di verità è stato proprio mio padre a rendere omaggio a me con il grande successo e la notorietà acquisita grazie a questo libro. La richiesta di nuove copie è ancora notevole, tanto è che proprio ora mel mese di Giugno 2021 ho dovuto rieditare nuovamente il LIBRO “ Io prigioniero in Russia “ questa volta con il marchio editoriale VINCENZO DI MICHELE.

Tiziano Thomas Dossena : “Mussolini finto Prigioniero al Gran Sasso” del 2011 ebbe pure un notevole successo. L’argomento mi interessa molto perchè io stesso sto completando un libro nel quale è citata l’esperienza del poeta Federico Tosti in merito al Gran sasso proprio nel periodo quando Mussolini vi era imprigionato. Su che cosa si basa la Sua teoria?
Vincenzo Di Michele: Fu una prigionia ‘finta’ quella di Mussolini a Campo Imperatore, tra il 28 agosto e il 12 settembre del 1943. È vero che la liberazione dei tedeschi si concretizzò pienamente nella completezza della sua azione sceniche con tanto di alianti e paracadutisti al seguito, ma gli agenti di custodia non opposero alcuna resistenza. In questo libro ho svelato episodi e testimonianze inedite. Grazie alle testimonianze dei pastori abruzzesi e di chi era presente nel settembre 1943 nella località montana abruzzese, sono stati accertati e riscontrati avvenimenti storici sinora sconosciuti. Addirittura, è stata menzionata la presenza di tre personaggi nell’albergo di Campo Imperatore invitati proprio dal tenente Alberto Faiola, Comandante del nucleo Carabinieri addetto alla sorveglianza di Mussolini al Gran Sasso. Uno di questi personaggi, Alfonso Nisi, rilasciò un’intervista dove dichiarò la sua presenza in quei giorni proprio in quell’albergo. Tale notizia—restando peraltro inosservata—fu così riportata ai primi degli anni 60, dalla rivista Storia Illustrata: “Che tutto il servizio di sicurezza e di sorveglianza intorno a Mussolini funzionasse bene e severamente—lassù a 2130 metri d’altezza—non si può certo dire. Quelle giornate tra il 28 Agosto e il 12 Settembre hanno avuto anche alcuni strascichi giudiziari per cause intentate dal Tenente Faiola contro Alfonso Nisi, un grosso armentiere di Bracciano ed ex amico dell’Ufficiale, il quale ebbe a dichiarare che Mussolini a Campo Imperatore poteva fare quel che gli pareva e piaceva, vedere gente, ricevere e inoltrare lettere clandestine, e che, insomma, la sorveglianza non era né stretta né efficace. Sta di Fatto che il Nisi, tanto per dirne una, si trovò presente al momento della liberazione di Mussolini, e che la sua presenza lassù era certamente indebita”. Gli addetti alla sorveglianza erano circa 80 tra Poliziotti e Carabinieri. Comandavano le operazioni, l’Ispettore di Polizia Giuseppe Gueli ed il Tenente dei Carabinieri Alberto Faiola. L’appartamento destinato a Mussolini era il numero 201, al secondo piano, composto da: camera, salottino e bagno con finestre che aprivano sul davanti dell’albergo e un ambiente separato e contiguo, destinato ai custodi personali. Il maresciallo dei Carabinieri Osvaldo Antichi, nativo di Modena, presiedeva all’incarico della ‘stretta’ sorveglianza. In realtà, il 12 settembre 1943, giorno in cui ci fu la liberazione di Mussolini al Gran Sasso gli agenti di custodia non opposero alcuna resistenza all’esercito tedesco atterrato a Campo Imperatore con gli alianti per liberare il Duce. Eppure, il tenente Alberto Faiola, Comandante dei Carabinieri al Gran Sasso, fu encomiato per la sua piena aderenza alle disposizioni impartite.

Tiziano Thomas Dossena : Nel 2013 ha deviato dagli argomenti storici ed ha pubblicato “Pino Wilson – vero capitano d’altri tempi”. Che cosa l’ha spinto a scrivere questo libro?
Vincenzo Di Michele: La storia calcistica di quel periodo annoverava fior di campioni. In effetti c’erano molti fuoriclasse. Sul fronte milanista troneggiava un certo Gianni Rivera, mentre nella squadra della vecchia signora primeggiava l’inossidabile Dino Zoff. Nell’Inter gli elementi di spicco di certo non mancavano, con Burgnich, Facchetti e Mazzola. La domanda allora sorge pressoché spontanea: perché Pino Wilson? Senza nulla togliere al merito dei giocatori citati, bisogna dire che il capitano della Lazio ha avuto una storia caratteristica e intrigante, ma anche controversa e sofferta, con aspetti che in alcuni casi sono ancora tutti da chiarire. Che Pino Wilson fosse il vero emblema della Lazio di quei tempi, era ben noto agli addetti ai lavori. Illuminante in questo senso è stata l’affermazione perentoria del mitico Silvio Piola: “Certo che il segreto della Lazio è proprio in quell’omino con la fascia che gioca lì dietro!” Che si trattasse di un giocatore al di sopra della media lo dicono i numeri: quasi quattrocento presenze con la maglia della Lazio, e sempre con la fascia di capitano al braccio. Per non parlare poi della sua militanza nella Nazionale. E non dimentichiamo che la Lazio degli anni ’70 era una squadra vincente, in cui giocava un certo Giorgio Chinaglia, personaggio con il quale Wilson condivise intensi momenti della sua storia. Che a Wilson fosse riconosciuta una forte personalità, sia in campo che fuori, trova conferma in quel soprannome, “Il padrino”, che gli avevano affibbiato. Che fosse stato reclutato per giocare in America con il Cosmos insieme a campioni del calibro di Pelé e Beckenbauer, è anche questo uno degli allori del suo palmares. Giocava in una squadra capricciosa e stizzosa, come titolavano i rotocalchi dell’epoca, una squadra particolarmente sfortunata e perseguitata dalle disgrazie. Pur essendo lui il capitano, nonché l’elemento cardine della Lazio, l’attenzione dei media in prevalenza era rivolta su Chinaglia. Del resto, non poteva essere diversamente. Tra gol, provocazioni e gesti impulsivi, “Long John” era senza dubbio il personaggio di richiamo per le testate giornalistiche, nonostante Giuseppe Wilson fosse unanimemente riconosciuto come un grande giocatore. In effetti il capitano della Lazio ebbe un alto rendimento calcistico per tutto il decennio in cui giocò in squadra e vestì anche la maglia della Nazionale giocando anche ai mondiali del 1974 in Germania.

Tiziano Thomas Dossena : Nel 2015 è ritornato al ventennio fascista con “L’ultimo segreto di Mussolini”, che fu pubblicato anche in inglese. Quanta ricerca ha dovuto fare per questo libro?
Vincenzo Di Michele: Il libro “L’ultimo segreto di Mussolini non è nient’ altro che la riprova di quanto affermato nel libro Mussolini finto prigioniero al Gran Sasso con ulteriori testimonianze e fatti più concreti e soprattutto testimonianze scritte rilasciate a me personalmente dagli stessi agenti di guardia di Mussolini. Alla resa dei conti la liberazione di Mussolini al Gran Sasso fu un accordo sottobanco tra i tedeschi e il governo Badoglio

L’Idea Magazine:“Cefalonia, Io e la mia storia”è il suo libro del 2017. Sono un po’ confuso al proposito della presentazione del libro, che viene definito ‘autobiografico’. Dato che Lei ha solo 58 anni, non è possibile che si riferisca a Lei. Potrebbe spiegarmi in merito, onde chiarire la confusione?
Vincenzo Di Michele: Quando scrivi un libro, scrivi anche la tua storia, che poi è pure quella della tua famiglia. E noi una storia l’avevamo.
Immagini una famiglia che aveva una disgrazia in casa e ciononostante sperava che prima o poi sarebbe arrivata la lieta e sospirata notizia. Immagini una storia che ha avuto inizio ai primi del Novecento tutta riassunta in un pugno di foto in bianco e nero che ogni tanto guardo. Immagini,davanti alla mia scrivania,l’ingrandimento di una vecchia fotografia appesa alla parete con mio zio Clorindo che non è più tornato da Cefalonia. Praticamente io sono nato con questa storia dentro casa e così mi è stata tramandata..
Insomma, un copione studiato e ristudiato per molti anni con repliche giornaliere, festivi compresi, per un susseguirsi di azioni quotidiane che si svolgevano nel contesto della mia famiglia. Così per anni, sempre ai comandi del mio senso del dovere familiare, complice una mia ostinata tendenza a non voler mai mollare nulla, continuavo nella mia ricerca e in quel“chi ha notizie di mio zio Clorindo. Tanto per dirne una , recentemente sono stato anche al Tribunale militare di Roma per assistere al processo che aveva come imputato l’ufficiale tedesco Alfred Stork, accusato di“concorso in omicidio continuato a danno di militari italiani prigionieri di guerra”per i crimini commessi a Cefalonia durante la seconda guerra mondiale. C’era anche un superstite della divisione Acqui stanziata a Cefalonia. Non si sa mai … avevo portato con me le foto di mio zio Clorindo.

Tiziano Thomas Dossena : Un tema più che interessante il suo libro del 2019, “Animali in Guerra, Vittime Innnocenti”. Che cosa l’ha ispirata a ricercare questo soggetto?
Vincenzo Di Michele: Nelle due guerre mondiali del ’15-’18 e del ’39-’45, ci sono stati eroi che nelle cronache e nella storiografia sono rimasti in secondo piano: gli animali.
Grazie alle testimonianze contenute nei diari dei soldati italiani al fronte, vengono narrate le storie e i legami affettivi che si instaurarono tra gli uomini e gli animali nel corso delle due guerre.
Cavalli, muli, cani, gatti,piccioni e altri animali furono coinvolti in una guerra che non apparteneva a loro.
Ciononostante, questi umili e silenziosi quattro zampe hanno combattuto fianco a fianco insieme ai nostri soldati, e alla fine, sono diventati i loro inseparabili amici e resteranno per sempre un
pezzo fondamentale della nostra storia.
La storiografia ha sempre concentrato le sue attenzioni al solo contributo logistico riguardo l’utilizzo degli animali in guerra, mentre è stata più che carente nella disamina delle argomentazioni inerenti le afflizioni e il tributo di sangue versato dagli stessi animali.
“Perché non venne riconosciuta agli animali una totale neutralità bellica?” “Dov’erano gli uomini mentre si commettevano codeste infami e crudeli barbarie ai danni di bestie innocenti?”
L’opera è dunque incentrata sulle sofferenze patite dagli animali in guerra ( 1915/18 e 1940/ 45) che altro non furono se non umili personaggi soggiogati all’egoismo umano.

Tiziano Thomas Dossena : Siamo arrivati alfine al 2020 ed ecco che Lei pubblica il libro “Alla ricerca dei dispersi in guerra – Dal fronte greco a El Alamein fino alla Russia: i familiari dei caduti raccontano le loro storie”. Deve essere stato molto stancante a livello emotivo raccogliere le testimonianze dei familiari dei caduti…
Vincenzo Di Michele: Le cito un brano del libro : “ La prima tappa era alla stazione dei treni dove attendevamo e trepidavamo alla vista dei lenti convogli carichi di reduci miracolati. In una manciata di minuti si consumava amaramente quella lunga e speranzosa attesa. «Niente da fare, anche quel giorno, mio padre non era presente.» A seguire ci contattò un individuo che in cambio di denaro ci forniva notizie di mio padre disperso in Russia. Scoprimmo però che era solo un raggiro. Aveva infatti già contattato diverse famiglie per truffarle e cosa più grave: per illuderle.”
Insomma questo per dirle che Dal Don a Nikolaevka, da Tobruk al fronte jugoslavo fino a Cefalonia, in questo libro viene narrata la mia storia e quella di tante altre famiglie che hanno raccontato le loro vicende e le problematiche affrontate durante la ricerca del proprio caro disperso durante la II guerra mondiale. Gli Italiani in Russia con gli alpini in testa, si avventurarono in una dolorosa ritirata. Moltissimi soldati invece morirono nei campi di concentramento. Da Suzdal a Tambov, da Mičurinsk a Nekrilovo,da Oranki a Krinovaja, fino ai campi di prigionia di Tashkent e PaktaAral nelle regioni del Kazakistan e Uzbekistan, vengono narrate attraverso le testimonianze dei reduci le sofferenze patite dai prigionieri italiani nei lager sovietici.

Tiziano Thomas Dossena : La Sua opera preferita?
Vincenzo Di Michele: Ogni libro è una mia opera e nel momento in cui la realizzo mi impegno fortemente. Le preferite ? Le storie della mia famiglia perché ci sono i miei affetti.

Tiziano Thomas Dossena : Sta lavorando ad altri libri di questo filone bellico?
Vincenzo Di Michele: I tedeschi sapevano di quello che accadeva agli ebrei?
Questa domanda non ha ancoratrovato una risposta in me. Com’è possibile che un popolo che ha prodotto opere di estrema elevatezza morale, ricche di sensibilità e di amore universale, lucide e rigorose nell’analizzare le debolezze ed i lati oscuri dell’uomo, abbia potuto generare e tollerare uno dei più gravi misfatti dell’umanità: lo sterminio del popolo ebraico durante il periodo del nazionalsocialismo?

Tiziano Thomas Dossena : Alcuni Suoi libri sono stati allegati a vari giornali, oltre alla regolare edizione. Come ha iniziato con questo sistema e quanto lo ha trovato efficace?
Vincenzo Di Michele: È un lavoro molto complesso e variegato, con molte variabili. Dietro un libro ci sono molte persone: c’ è una ricerca storica che va avanti per anni e anni , ci sono i correttori di bozze, i ricercatori, i grafici , i tipografi, i giornalisti, i distributori…e poi ci sono soprattutto i lettori perche sono loro e solo loro, i veri protagonisti che daranno il loro giudizio sincero sull’opera realizzata

Tiziano Thomas Dossena : Noto che ha molti interessi, come provato dai Suoi libri. Ha anche dei passatempi o altri interessi?
Vincenzo Di Michele: Il mestiere del giornalista mi porta ad avere molti interessi e passioni.

Tiziano Thomas Dossena : È mai stato negli Stati Uniti? Che cosa pensa della globalizzazione?
Vincenzo Di Michele: Si, sono stato negli Stati Uniti. Non credo nella globalizzazione. Credo nell’identità nazionale fortemente coadiuvata da un processo di cooperazione tra i vari stati , ma non sono molto favorevole alle ridondanze e sovrapposizioni di intese globalizzate.

Tiziano Thomas Dossena : Sogni nel cassetto?
Vincenzo Di Michele: Sono felice della mia vita, della mia famiglia e della vita semplice . Il mio sogno nel cassetto è quello di una società meno violenta e più vicina a Dio e al bene.

Tiziano Thomas Dossena: Se dovesse definirsi con tre aggettivi, quali sarebbero?
Vincenzo Di Michele: Semplice, tenace, divertente.

Tiziano Thomas Dossena : Se avesse la possibilità di parlare con un personaggio del passato o del presente, qualsiasi personaggio, chi sarebbe e che cosa chiederebbe?
Vincenzo Di Michele: Penso che Dante Alighieri si sia gia espresso al meglio nella sua Divina Commedia.

Tiziano Thomas Dossena : Un messaggio per i nostri lettori?
Vincenzo Di Michele: Scusate se vi ho annoiato con le mie chiacchiere.

www.vincenzodimichele.it

Quello che ho svolto…l’ho sempre fatto con passione e curiosità. Intervista esclusiva con lo scrittore Alberto Cioni [L’Idea Magazine 2021]

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

Alberto Cioni ha vissuto per lunghi periodi tra la Toscana e la Gran Bretagna. Nel febbraio del 2001 ho collaborato con la BBC di Londra a una trasmissione televisiva di lingua italiana dal titolo Italian Journey, come redattore di testi e di dialoghi. Negli anni seguenti ha lavorato per delle case editrici di Firenze come redattore e correttore di bozze, tra cui EdM ed Edizioni Polistampa e nel 2004 ha trascritto le memorie e curato la parte iconografica del libro autobiografico di Giuliana Rossi (la moglie fiorentina dell’attore Carmelo Bene) dal titolo I miei anni con Carmelo Bene, pubblicato da EdM l’anno successivo.
Dopo i suoi lavori nell’editoria ha svolto alcune collaborazioni come tecnico-giornalista per Radio Radicale, poi con dei quotidiani fiorentini tra cui «Il Nuovo Corriere di Firenze» e il «Corriere Fiorentino/Corriere della Sera».
Il suo romanzo, dal titolo Uno, è stato pubblicato nel maggio del 2020 dalla casa editrice Ensemble Edizioni di Roma.
Ha lavorato come comparsa, figurazione speciale, controfigura, per diverse produzioni cinematografiche americane, italiane, britanniche e per spot pubblicitari per la Tv italiana, tutti ambientati in Toscana, tra cui il film Hannibal di Ridley Scott, The face of an angel di M. Winterbottom dove interpreto uno dei tanti giornalisti, Inferno di Ron Howard, e altre partecipazioni per film, spot pubblicitari e serie televisive italiane/internazionali.

Alberto Cioni alla presentazione del libro Uno, Conventino Caffè Letterario, Firenze 10.10.20)

Tiziano Thomas Dossena : Nel febbraio del 2001 hai collaborato con la BBC di Londra a una trasmissione televisiva di lingua italiana dal titolo Italian Journey. Fu questo il tuo esordio come redattore? Come arrivasti alla BBC?
Alberto Cioni: Sì esattamente, a metà febbraio del 2001 ho collaborato con la BBC di Londra presso la loro sede BBC White City a Wood Lane, come redattore di testi e di dialoghi di lingua italiana per la trasmissione televisiva “Italian Journey”. Il lavoro consisteva prevalentemente nel trascrivere e revisionare i sottotitoli italiani del programma, e di fornire consulenza e supporto con approfondimenti culturali riguardo la lingua, e altre conoscenze relative la Toscana e l’Italia. Questa collaborazione con la BBC parte più o meno a metà degli anni Novanta, quando avevo frequentato i corsi di letteratura italiana all’Università di Edimburgo. Una mia ex compagna di questi corsi, di nazionalità inglese, completati i suoi studi accademici iniziò a lavorare alla BBC di Londra, fino a diventare una responsabile. Al termine del reportage/documentario “Italian Journey” che aveva realizzato con la sua troupe televisiva nel 2000 in Toscana e in Emilia Romagna, mi chiese se fossi interessato e disponibile a collaborare a questo progetto, occupandomi della redazione dei sottotitoli, dialoghi. Nel 2000-2001 stavo scrivendo la mia tesi in letteratura italiana dal titolo “Arturo Loria e Il Mondo” (tesi sullo scrittore fiorentino Arturo Loria e sulla nascita del giornale Il Mondo, da lui fondato con Eugenio Montale e Alessandro Bonsanti a Firenze nel 1945) presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze. Così accetto la proposta della mia ex-compagna di studi, e mi trasferisco nel febbraio del 2001 a Londra, città nella quale avevo già vissuto negli anni precedenti, per collaborare a questo programma per la televisione. La mia prima esperienza come redattore.

A. Cioni nel Film Inferno di Ron Howard, Firenze 2015

Tiziano Thomas Dossena : Dopo di ciò hai lavorato per delle case editrici di Firenze, sempre come redattore. Che cosa ti è rimasto di quella esperienza?
Alberto Cioni: Dopo essermi laureato nell’estate del 2001 ho iniziato a cercarmi un lavoro nell’editoria come redattore, editor, che in quel periodo erano le professioni cui aspiravo maggiormente. Ho iniziato a collaborare con alcune case editrici dell’area fiorentina, tra cui E-ducation.it / Scala Group, con cui ho partecipato come redattore al progetto Le antologie della poesia straniera, una serie di antologie di poesia greca, latina, italiana, russa e francese che venivano vendute insieme al giornale «la Repubblica». In seguito ho collaborato con la casa editrice EdM con un diverso progetto, trascrivendo le memorie e curando la parte iconografica del libro autobiografico di Giuliana Rossi (che era stata la prima moglie fiorentina dell’attore Carmelo Bene) dal titolo I miei anni con Carmelo Bene, libro successivamente pubblicato sempre da EdM nel 2005. Poi sono seguite altre brevi collaborazioni con alcune case editrici. Tuttavia l’esperienza di redattore nelle case editrici mi è tornata più volte utile, ad esempio quando ho svolto il lavoro di giornalista, riconoscendo abbastanza facilmente errori, refusi che a volte potevo trovare nei miei articoli prima di essere pubblicati, sia quando ho lavorato sulle bozze del mio romanzo prima della sua pubblicazione con i redattori della casa editrice.

Tiziano Thomas Dossena : Poi hai fatto pratica come tecnico-giornalista. Puoi parlarci un poco di questo periodo della tua vita?
Alberto Cioni: Nell’ultimo anno di università e durante le mie collaborazioni con le case editrici mi ero avvicinato al giornalismo iniziando a scrivere di cronaca per il quotidiano “Il Corriere di Firenze”, che poi divenne “Il Nuovo Corriere di Firenze”. In seguito entrai in contatto con la redazione di Radio Radicale della sede di Firenze, con cui iniziai a collaborare come tecnico-giornalista seguendo le attività politiche nel centro Italia, Toscana, Emilia Romagna e Marche. Questo lavoro consisteva nella registrazione audio di convegni, incontri, congressi di partiti e di politici italiani che si svolgevano in diverse città e luoghi, come gli hotel, le librerie, le piazze, i palazzetti dello sport, le università, le feste dell’Unita e dell’Amicizia etc. Le tracce audio di queste registrazioni le inviamo poi alla sede centrale di Radio Radicale di Roma per essere trasmesse.

Tiziano Thomas Dossena : Ti sei anche dedicato alla letteratura scrivendo due romanzi, uno ancora inedito e l’altro pubblicato nel 2020 dalla casa editrice Ensemble Edizioni di Roma. Vorresti parlarci di questo tuo debutto come autore nel campo editoriale?
Alberto Cioni: Sì, “Uno” è il mio secondo romanzo, il primo pubblicato dalla casa editrice Ensemble. Si tratta di un libro sul genere del romanzo di formazione.
Pietro Neveni, il protagonista, descrive in prima persona il suo viaggio iniziatico – e la sua ambizione di diventare uno scrittore – dal paese di provincia da cui proviene, al suo trasferimento prima a Milano, dove si iscrive all’Università che frequenta soltanto per pochi mesi, per poi spostarsi a Parigi, dove in gran parte è ambientato il romanzo. Nel capoluogo lombardo trova un lavoro come assistente bibliotecario, ma soprattutto incontra François, un ragazzo parigino che studia all’Accademia di Belle Arti, con cui nasce un’amicizia di natura intellettuale. Pietro dopo questo incontro, che cambierà il suo destino, sarà incoraggiato da François a proseguire nella ricerca del suo sogno di diventare uno scrittore, tanto da ospitarlo nel suo appartamento parigino alla ricerca di quell’ispirazione che Pietro sembra non riuscire a trovare a Milano.
Il romanzo è incentrato su diversi dialoghi e conversazioni di natura letteraria e artistica, affronta temi di vita introspettiva, e in prevalenza parla della vocazione, che è uno dei temi ricorrenti del libro, dell’ossessione che può scaturire da un’ambizione letteraria, che va oltre le esigenze e le richieste che ogni giorno la vita ci rivolge, le quali rischiano tuttavia di rallentare e di compromettere la ricerca del nostro destino, della stessa vocazione.

Tiziano Thomas Dossena : Il tuo primo romanzo breve di che cosa trattava?
Alberto Cioni: Prima di “Uno” avevo cercato di pubblicare un breve romanzo su una banda di bambini-ragazzini, una storia che cercava di ispirarsi alle avventure evocate ne I ragazzi della via Pál di F. Molnár e Il signore delle mosche di W. Golding. Il tema principale di questo romanzo inedito voleva essere la ribellione, con i suoi risvolti positivi e negativi, la ribellione radicale di una banda di questi bambini-ragazzini nei confronti degli usi e della vita in generale.

Tiziano Thomas Dossena : Hai altri progetti letterari in lavorazione?
Alberto Cioni: Ho delle idee, tra cui forse anche di scrivere il continuo di “Uno”.

Alberto Cioni nel film The face of an angel di M. Winterbottom, Siena 2013

Tiziano Thomas Dossena : Oltre al giornalismo e all’editoria, vedo che hai anche interessi nel mondo del cinema. Hai lavorato come comparsa, figurazione speciale, controfigura, per diverse produzioni cinematografiche americane, italiane, britanniche. Quali parti hai fatto e in quali film?
Alberto Cioni: La prima esperienza come comparsa è avvenuta nel 2000 a Firenze nel film Hannibal di Ridley Scott, con Hannibal Lecter interpretato da Anthony Hopkins, con Giancarlo Giannini. In seguito ho interpretato uno dei giornalisti nel film The face of an angel di M. Winterbottom, con l’attrice Kate Beckinsale, gli attori Daniel Brühl, Valerio Mastrandrea, un film sul giornalismo investigativo ispirato a un fatto di cronaca, il delitto di Meredith Kercher avvenuto a Perugia nel 2007. Nel film Inferno di Ron Howard con Tom Hanks e Felicity Jones, ambientato in parte a Firenze, sono stato uno degli agenti della CIA. Mentre come controfigura ho sostituito per alcuni giorni la controfigura ufficiale all’attore australiano Christopher Egan nel 2009 a Siena nel film Letters to Juliet di Gary Winick, con Amanda Seyfried, Vanessa Redgrave, Franco Nero.

Poi altri piccoli ruoli per altrettante importanti produzioni cinematografiche / televisive italiane e internazionali, tra cui il film Il giovane favoloso su Giacomo Leopardi diretto da Mario Martone, e la serie televisiva statunitense “Hannibal”, dove alcuni episodi di questa serie furono girati nel 2014 a Firenze con la regia del Premio Oscar Guillermo Navarro, che per una scena mi scelse come autista di Hannibal Lecter, interpretato in quell’occasione dall’attore Mads Mikkelsen.

Alberto Cioni nel film Il giovane Favoloso di Mario Martone, Firenze 2013)

Tiziano Thomas Dossena : Pensi di dedicarti alla recitazione cinematografica in futuro?
Alberto Cioni: Mi piace molto il cinema, e sono affascinato dai bravi attori e dal loro talento. In realtà, pur avendo vissuto molti film dall’interno, e visto recitare da vicino dei grandi attori, non ho mai veramente pensato di fare questo mestiere, ma soprattutto credo di non esserne in grado. Anche quando iniziai circa venti anni fa a fare queste prime esperienze nel cinema, pensavo all’incirca allo stesso modo.

Tiziano Thomas Dossena : Organizzi anche mostre d’arte e hai redatto libri d’arte. Da dove è nato questo tuo interesse per l’arte?
Alberto Cioni: La passione per l’arte mi è nata durante gli anni universitari, frequentando da lì in poi sempre più mostre di arte contemporanea. Poi ho cominciato a lavorarci in questo ambiente, prima con delle collaborazioni, poi con maggiore continuità con artisti toscani, redigendo alcuni libri d’arte e contribuendo all’allestimento di alcune mostre personali e collettive.

Tiziano Thomas Dossena : Il tuo sentiero creativo sembra aver seguito molte ispirazioni e hai ottenuto concreti successi in tutti i campi nei quali hai messo a fuoco le tue energie. Quale pensi che sarà il tuo prossimo futuro professionale? Cinema? Editoria? Arte? Oppure tutte e tre? Come vorresti che ti descrivessero le persone che parlano di te?
Alberto Cioni: Quello che ho svolto, soprattutto nel campo della cultura e del giornalismo, l’ho sempre fatto con passione e curiosità. Per questo, fin quando ho avuto l’occasione, ho proseguito queste professioni, anche se il mio interesse primario va alla scrittura letteraria, che spero di riuscire a portare avanti con la realizzazione di nuovi romanzi.

Tiziano Thomas Dossena : Chi è la persona che ti ha influenzato di più come uomo e come professionista? 
Alberto Cioni: I miei genitori. Inoltre senza il loro apporto avrei avuto molte più difficoltà a intraprendere e affrontare certi percorsi e certe professioni.

Tiziano Thomas Dossena : Se tu dovessi descriverti con tre aggettivi, quali sarebbero?
Alberto Cioni: Credo di essere abbastanza determinato. Quando ho voluto raggiungere i miei obiettivi, credo di esserci riuscito. L’altro la curiosità, il terzo forse la timidezza.

Tiziano Thomas Dossena : Come persona completamente bilingue, ti trovi a volte a pensare in una lingua e dover “translare” mentalmente nell’altra lingua per esprimere un concetto? Hai mai pensato di scrivere un romanzo in inglese?
Alberto Cioni: Pensare in una doppia lingua mi era capitato nel passato quando avevo vissuto per lunghi periodi in Gran Bretagna. Adesso questo non succede più. Mentre le mie competenze della lingua scritta inglese non sono mai state così avanzate da poter scrivere un giorno un romanzo con questo idioma.

Tiziano Thomas Dossena : Sogni nel cassetto?
Alberto Cioni: Vorrei non disperdere l’energia per scrivere, oltre alle idee e alla volontà che sono necessarie per comporre libri.

Tiziano Thomas Dossena : Se tu potessi incontrare e parlare con una persona del passato o del presente, qualsiasi persona, chi sarebbe e che cosa diresti a lui/lei?
Alberto Cioni: Non saprei esattamente, forse quello che in quel momento questa persona mi può suscitare, incuriosire.

Tiziano Thomas Dossena : Un messaggio per i nostri lettori?
Alberto Cioni: Mi auguro che il mio romanzo dal titolo “Uno” che vi ho appena presentato, possa generarvi la curiosità di leggerlo, e soprattutto che possa essere di vostro gradimento.

“Innamorata della vita”. Intervista esclusiva con la regista teatrale e autrice Iliana Iris Bellussi. [L’Idea magazine 2021]

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

La milanese Iliana Iris Bellussi ha pubblicato cinque romanzi ed è in procinto di pubblicarne un sesto. Tutto questo dopo una lunga carriera nel teatro amatoriale e nell’insegnamento. Avendola conosciuta molti anni fa, sono orgoglioso di presentarvela.

L’Idea MagazineIliana, noi ci siamo conosciuti molti anni fa, quando facevamo parte della compagnia teatrale “Il teatro dei Nove”. Periodo eccitante per tutti noi, allora giovani. Ricordo che Valentino Bompiani, noto scrittore e drammaturgo, fu tra il pubblico ad una nostra rappresentazione di una sua opera teatrale e che rimanemmo estasiati da tale opportunità. Tu e tuo marito facevate parte della compagnia già prima di me, e poi avete continuato a recitare. Immagino che avrete avuto molte altre esperienze eclatanti…

Milano – Teatro Olmetto – 1981
Iliana Iris Bellussi e Tiziano Thomas Dossena in scena durante una rappresentazione.

Iliana Iris Bellussi: Certo in quegli anni, quando eravamo giovani, ogni emozione era più intensa! In seguito il periodo più esaltante della nostra esperienza teatrale è stato sicuramente quello legato al regista Luigi Squarzina. Gli avevo telefonato a Roma per ottenere il permesso di rappresentare il suo “Siamo momentaneamente assenti” una commedia che mi aveva catturato fin dalle sue prime battute e avrei tanto desiderato mettere in scena. Telefonare ad un uomo di tale prestigio e fama mi aveva intimorito non immagini quanto e invece lui si rivelò da subito una persona simpatica, generosa e incuriosita del nostro mondo amatoriale. Senza esitazione ci concesse l’autorizzazione e venne anche da Roma ad assistere alla prova generale e poi alla prima. Immagina la nostra ansia e la preoccupazione durante la prova. Temevamo che avrebbe bloccato il lavoro. Io mi sentivo particolarmente responsabile in quanto regista e protagonista femminile. E invece ne fu molto contento, e ci inviò altre sue commedie che secondo lui avremmo potuto fare. Ne nacque una bella amicizia e un grande sostegno da parte sua. Sempre disponibile a rispondere a dei chiarimenti e a venire da Roma nel corso delle prove. Per noi dilettanti è stata un’esperienza davvero memorabile. In seguito con lui abbiamo fatto diversi stage di teatro ed è stato un percorso davvero costruttivo e umanamente emozionante. “Siamo momentaneamente assenti” è sicuramente il lavoro che porterò sempre nel cuore.

L’Idea MagazineHai anche fatto la direzione artistica e la regia per molti anni? Hai trovato molto differente l’esperienza?
Iliana Iris Bellussi: Diciamo che mi sono sentita più a mio agio dietro le quinte. La recitazione mi ha sempre appassionato molto ma al tempo stesso anche creato dubbi e perplessità, a livello personale intendo. Non mi sentivo del tutto a mio agio nei panni dell’attrice. Forse sì, ho preferito la regia, la ricerca dei testi, lo studio e il vedere soprattutto il lavoro prendere forma.

Teatro Olmetto a mIlano, 1981.
Nella foto, in piedi da sinistra: Carlo D’Adda (marito di Iliana Iris Bellussi), l’autrice e Gaetano Meli (regista).

L’Idea MagazineHai anche scritto vari testi teatrali, uno dei quali, “Buongiorno Giacomino, buongiorno Fernandina”, è stato portato in scena. Di che cosa trattava?
Iliana Iris Bellussi: Era un lavoro metateatrale. Una compagnia molto male in arnese stava mettendo in scena il suo nuovo lavoro mentre, dietro le quinte, si dipanavano i problemi esistenziali degli stessi attori come  amori non risolti, divergenze caratteriali, nevrosi, omosessualità non dichiarata, oltre alle difficoltà oggettive e pratiche dell’allestimento teatrale, corde del sipario che si spezzavano per logoramento o strutture perennemente sbilanciate. Come non bastasse, la simulazione di suicidio da parte di un attore della compagnia e la sua ricomparsa non priva di stupore, suo, che mai avrebbe immaginato di essere stato preso sul serio, e dei compagni che pensano di trovarsi di fronte ad un fantasma, mette a nudo i rapporti umani.
Il titolo deriva dalla consuetudine propria del nostro gruppo reale “ il nuovo teatro dei nove”  di fare un rito propiziatorio prima di entrare in scena, importato da un compagno napoletano che possedeva due piccolissimi gufetti che tutti noi, distribuiti in cerchio, dovevamo omaggiare dicendo appunto: “ Buongiorno Giacomino, buongiorno Fernandina”.

Il cast di Buongiorno Giacomino

L’Idea MagazineNegli ultimi anni ti sei dedicata principalmente ai romanzi. Hai deciso di abbandonare il teatro oppure ti dedichi a tutte e due le attività? 
Iliana Iris Bellussi: Diciamo che il teatro è ormai parte del passato, per scelta, e la scrittura dei romanzi del presente.
Ricordo che Squarzina diceva che nella vita bisogna fare più cose, per esattezza tre cose, non so perché proprio tre. Ho capito a distanza di tempo cosa volesse dire. Se fai una sola cosa ti annoi, ti prosciughi, bisogna cambiare, guardare in più direzioni.

L’Idea Magazine: Esiste una comunalità di argomento o personaggio tra i tuoi cinque romanzi o sono tutti completamente indipendenti uno dall’altro?
Iliana Iris Bellussi: Direi che sono tutti diversi fra loro. Una mia cara amica dice addirittura che sembrano scritti da persone diverse.

L’Idea MagazineIl tuo primo romanzo, A che cosa c’è servito Freud”, è del 2009. Qual è la trama? Nel scriverlo, hai tratto ispirazione dal fatto che hai insegnato filosofia per tanti anni?
Iliana Iris Bellussi: È una storia difficile da raccontare, mi fa ancora male. Mi era venuto in mente di scrivere la storia degli anni ‘70, gli anni dell’università, e di parlare della straordinaria amicizia con un mio compagno, direi un fratello. Avevo immaginato di raccontare a lui che era caduto, nell’invenzione fantastica, in uno stato di depressione comatosa, tutto il nostro passato. Poi lui si sarebbe ripreso e ci sarebbe stato il lieto fine. Purtroppo, quando avevo iniziato già a scrivere, lui ha avuto realmente un aneurisma ed è morto.
L’ho voluto scrivere lo stesso, raccontando della nostra bella amicizia e di quegli anni naturalmente, in cui studiavamo filosofia e pensavamo che Freud ci avrebbe salvati.

L’Idea MagazineHai seguito con “Una storia d’amore” nel 2014.  Da dove è nato questo romanzo?
Iliana Iris Bellussi: Dal desiderio di ricostruire con la fantasia la storia della mia famiglia natale, storia della quale mi mancavano troppi pezzi che nella realtà non avrei più potuto rintracciare. Una storia d’amore nei confronti della mia famiglia, in sintesi.

L’Idea MagazineNel 2016, hai pubblicato “Un té dalla zietta”. Che cosa cercavi di trasmettere ai lettori in questo tuo romanzo?
Iliana Iris Bellussi: Volevo parlare delle donne in età, le sessantenni, e mi sono rifatta ai racconti fatti da alcune amiche. Gelosie, paura per l’età che avanza, rapporti conflittuali con l’immancabile nuora antipatica, senso di inadeguatezza e tanti segreti che vengono a galla nel corso della storia come quello della zietta che, in punto di morte, si rivela completamente diversa da come i nipoti avevano sempre immaginato.

L’Idea MagazineHai seguito nel 2017 con “Ninin parla con i gatti”, un libro che ha vinto nel 2018 il secondo premio di narrativa edita al Concorso Letterario Internazionale “Gian Antonio Cibotto” e che è stato finalista al premio “ Percorsi Letterari”. Che argomento tratta questo romanzo?
Iliana Iris Bellussi: La violenza sulle donne. Ho costruito con la fantasia una storia familiare segnata dalla violenza, proprio perché volevo cercare di capire come sia possibile una realtà così diffusa. Ninin è  figlia di una relazione conflittuale e di un padre violento, è una bambina un po’ strana, parla con le presenze, come quella del nonno che lei non aveva mai potuto conoscere ma che le starà sempre vicino dandole il suo sostegno, e che da adulta, dopo essersi laureata in medicina, grazie alle sue capacità medianiche diventerà una diagnosta speciale.

L’Idea MagazineIl tuo ultimo romanzo pubblicato è “Magritte e il cavallino biondo”.  Ho trovato interessante il concetto di ricreare la vita di un artista fondendo realtà e fantasia. Che cosa ti ha spinto a tale scelta?
Iliana Iris Bellussi: Direi il mio grande amore per Magritte. Quando ho visto in una sua personale “L’impero delle luci” mi sono commossa in modo inverosimile.
Ho voluto ricostruire la sua vita basandomi su alcune sue opere e sul quel poco che ha raccontato di sé. Ho immaginato la sua infanzia, la nevrosi di sua madre poi suicida, i suoi rapporti con le donne, la bambina conosciuta al cimitero alla quale avrebbe dedicato nel mio immaginario “la ragione pura” che rappresenta un cavallo biondo con sembianze  umane, da cui il titolo, e l’altra, sua moglie Georgette, seguendo quei pochi elementi che la sua narrazione ci ha fornito. Forse ho voluto vedere cosa ci fosse dietro quella sua totale e apparente normalità.

L’Idea MagazineIliana, hai insegnato per molti anni storia e filosofia. Ti mancano i tuoi studenti? 
Iliana Iris Bellussi: Certo, tantissimo. È stato un lavoro molto bello. È stato bello poter insegnare la materia che avevo scelto di studiare all’università. Non è possibile a tutti. Per lavoro avrei potuto essere costretta a scegliere di insegnare italiano, e per me non sarebbe stata la stessa cosa.  È stato molto arricchente confrontarmi con loro sulle tematiche filosofiche. I ragazzi, non tutti ma molti sicuramente, sono molto interessati al confronto filosofico. Ho bellissimi ricordi di quegli anni e per fortuna con Facebook ho ritrovato, se pur virtualmente, diversi alunni.

L’Idea MagazineScrivi anche poesie e alcune sono state inserite in un catalogo dell’artista Elena Rede. Come è nata questa cooperazione tra te e l’artista?
Iliana Iris Bellussi: Elena Rede è per me un po’ come Magritte. Mi sono innamorata delle sue opere e mi è venuto spontaneo scrivere su alcune di esse alcuni pensieri, poesie. Le sono piaciute e le ha volute pubblicare. È un’artista davvero straordinaria, ti consiglio di guardare le sue opere su Google e quando vieni in Italia di visitare il suo atelier. Magico.

L’Idea MagazineOra stai sperimentando un nuovo approccio per il tuo prossimo libro. Vuoi parlarne?
Iliana Iris Bellussi: Il curatore editoriale di Leone Editore mi ha proposto di partecipare a questa campagna. Mi sembrava interessante, una bella sfida, e ho accettato. Ogni giorno devo pensare a cosa scrivere sui social per attirare potenziali lettori del romanzo, preparare dei video per raccontarmi. Carlo, mio marito, che tu conosci bene, mi sostiene leggendo con la sua bella voce dei brani del romanzo. L’ha sempre fatto, anche quando facevo le presentazioni dei libri in presenza, e indubbiamente l’evento diventava più interessante e coinvolgente. Comunque l’obiettivo da raggiungere è quello di conquistare 200 potenziali lettori in 180 giorni per aver diritto alla pubblicazione. È difficilissimo ma ce la sto mettendo tutta.

Clicca per saperne di piu`…

L’Idea MagazineHai qualche altro progetto in lavorazione?
Iliana Iris Bellussi: Un altro romanzo già scritto che mi piacerebbe poter pubblicare. E poter fare qualche piccolo viaggio. Un po’ di libertà, insomma, che auguro a tutti. Speriamo!

L’Idea MagazineIn un periodo come quello in cui viviamo, questa situazione di Lockdown, quarantena ed isolamento ti permette di scrivere di più o non influisce in alcun modo sulle tue attività di autrice?
Iliana Iris Bellussi: Per me è stata una bella risorsa scrivere. Mi ha fatto compagnia, mi ha aiutato a riempire le giornate e farmi sentire viva. Non è così scontato in questo periodo. Comunque i libri da scrivere o da leggere, sono sempre dei bei compagni.

L’Idea MagazineScrivi anche racconti o novelleHai mai inserito dei personaggi reali come amici o parenti nelle tue storie?
Iliana Iris Bellussi: Non sono capace di scrivere racconti o novelle, non mi viene facile. Nelle mie storie ci sono spesso racconti che ascolto nella realtà e alcuni personaggi catturano certamente le personalità di persone che conosco, però sono un po’ mescolate fra di loro, non c’è mai una persona così come la conosco papale papale.

L’Idea MagazineSe dovresti definirti con tre aggettivi, quali sarebbero?
Iliana Iris Bellussi: Testarda, razionale, rompiscatole. Ma sempre innamorata della vita.

L’Idea MagazineSogni nel cassetto?
Iliana Iris Bellussi: Scrivere e pubblicare. E stare in buona salute. Di questi tempi sembra un sogno nel cassetto.

L’Idea MagazineSe tu potessi incontrare un personaggio del passato o del presente e porre qualsiasi domanda, chi sarebbe e che cosa chiederesti?
Iliana Iris Bellussi: Ho sempre amato molto Giuseppe Garibaldi. Gli chiederei di venire a sistemare il nostro paese.

L’Idea MagazineUn messaggio per i nostri lettori?
Iliana Iris Bellussi: Nessun messaggio tipo” andrà tutto bene” perché mi pare che non abbia funzionato molto. In questo momento direi” affidiamoci alla scienza” che nella storia ha contribuito di gran lunga a migliorare le nostre condizioni di vita. Mi sembra che ce lo stiamo dimenticando. E “incrociamo le dita”, naturalmente.

La musica è stata sempre compagna fedele di vita. Intervista esclusiva con il Direttore d’Orchestra Alessandra Pipitone. [L’Idea Magazine 2021]

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

Tiziano Thomas Dossena Alessandra, l’orchestra che dirigi sta ricevendo molta attenzione negli ultimi tempi, nonostante la drammatica situazione con il Covid. Che cosa ti ha spinto a creare questo tipo di orchestra, con tutte componenti femminili? Crearla dal nulla sono sicuro non è stata un’opera facile. Potresti dirci quali furono gli ostacoli iniziali e come li superasti? Le musicista sono tutte siciliane o anche di altre parti d’Italia?
Alessandra Pipitone: L’orchestra nasce nel 2017 quando fui chiamata da un carissimo amico gestore di un teatro dell’agrigentino, il quale mi invitò a creare un’orchestra tutta al femminile per dare un importante contributo di solidarietà nella giornata dedicata alla violenza di genere. Da quel momento nasce Women Orchestra, un connubio di donne tutte siciliane, tenaci e motivate, straordinarie professioniste appassionate che insieme a me continuano a credere al progetto per dare il nostro contributo artistico e morale. Devo riconoscere che non è stato difficile creare il gruppo, perché quando alla base ci sono obiettivi importanti, le donne sanno mostrano il loro reale valore!

Tiziano Thomas Dossena Con la Women Orchestra, avete fatto molti concerti da quando è stata attivata?
Alessandra Pipitone: Abbiamo fatto diversi concerti durante questi quattro anni di attività ma la vera svolta è arrivata lo scorso settembre quando Women Orchestra è approdata in tv facendosi conoscere al grande pubblico nella trasmissione “Tu sì que vales” su Canale 5. Questa grande visibilità mediatica ci ha permesso di farci conoscere un po’ ovunque, in Italia e all’estero, per cui lo scorso 16 dicembre, poi, siamo state ospiti dell’“Eu Web Awards” al Teatro Verdi di Pisa, insieme a Sting (da remoto), per la premiazione dei migliori siti Web dell’anno. Il 25 giugno prossimo parteciperemo, inoltre, all’“Io Talent Europe”, un tour che prevede 16 tappe europee nelle quali si esibiranno diversi talenti provenienti da ogni parte del mondo.

“WOMEN ORCHESTRA, UN CONNUBIO DI DONNE TUTTE SICILIANE, TENACI E MOTIVATE, STRAORDINARIE PROFESSIONISTE APPASSIONATE”

Tiziano Thomas Dossena Tra le vostre varie performance avete anche scelto di suonare la musica di Ennio Morricone. Che cosa ti ha portato a questa scelta e quale è stato il risultato?
Alessandra Pipitone: Morricone innegabilmente è uno dei Maestri italiani che ha saputo più di tutti scrivere musica che sappia toccare le corde dell’anima. La sua musica è ora seta, ora sentimento, ora pieno furore e sicuramente è la più amata dal pubblico perché con la sua semplicità riesce a raccontare le storie di noi tutti. Dentro ai suoi spartiti c’è cuore e anima, prima che note, e forse è per questo che la sua musica è così eseguita, ascoltata, preferita da milioni di persone. E chi meglio di noi donne può esprimerne la forte sensibilità racchiusa dentro ai suoi capolavori? Il nostro legame con la sua musica è fortissimo e per questo motivo abbiamo deciso di progettare un intero concerto dedicato al Maestro ma di cui abbiamo potuto solamente proporre una parte lo scorso dicembre durante un recital natalizio. Attendiamo la prossima stagione per presentare l’evento completo al pubblico.

“ENNIO MORRICONE. E CHI MEGLIO DI NOI DONNE PUÒ ESPRIMERNE LA FORTE SENSIBILITÀ RACCHIUSA DENTRO AI SUOI CAPOLAVORI? “

Tiziano Thomas Dossena Quali sono i tuoi programmi futuri, sia con l’orchestra sia personali? Pensi che quando questa situazione con la pandemia terminerà, verrai anche a New York con la Women Orchestra?
Alessandra Pipitone: Continuare a coltivare sogni è il modus vivendi che permette all’essere umano di sentirsi veramente vivo. Per questo motivo continuerò a progettare eventi nuovi e diversi affinché ci sia un sempre rinnovato entusiasmo nell’accogliere repertori nuovi e freschi. New York sicuramente è una delle mete più ambite dove mi piacerebbe portare l’Orchestra. Viaggiare ci piace molto e ci lega sempre di più. Venire in America tutte insieme sarebbe un’occasione davvero unica per noi, una vera boccata di ossigeno e di novità, un’esperienza come poche.

Tiziano Thomas Dossena Tu dirigi anche l’Orchestra Filarmonica della Sicilia.  Che differenza hai trovato nel dirigere queste due orchestre?
Alessandra Pipitone: La passione e l’impegno sono identici. Sono due orchestre meravigliose, i musicisti sono amici più che semplici colleghi, e il presidente delle stesse, Nuccio Anselmo, è per me un fratello, un compagno di avventure. Con lui progettiamo continuamente nuove esperienze, muoviamo masse di artisti tra cori, musicisti, attori e ballerini. Insieme prepariamo le Opere da presentare per ogni nuova stagione concertistica, siamo una squadra. Amo entrambe le orchestre nel profondo, nasce con loro la mia dedizione alla direzione d’orchestra e per me sono come due bambine da accudire. La differenza sta sicuramente nell’approccio musicale e nella sensibilità. Un’orchestra abitata da sole donne ha una marcia in più in quanto a eleganza, non solo “fisica”, ma soprattutto spirituale. Le donne, quando cooperano insieme, fanno una magia. Inspiegabile a parole, la musica diventa spirito che parla al cuore.

Tiziano Thomas Dossena Allora intendi solo dirigere orchestre o pensi anche di suonare il piano come concertista in un futuro prossimo?
Alessandra Pipitone: Il pianoforte è il mio primo amore e non si scorda mai! Continuo a suonarlo e intendo continuare a collaborare con cantanti e musicisti nel prossimo futuro. Non mi sono mai dedicata al concertismo solistico perché amo lavorare con gli altri, amo organizzare le prove, gli incontri, la pizza dopo lo spettacolo, le risate prima e dopo gli eventi. Devo stare con la gente; per questo motivo le mie scelte musicali sono sempre cadute sulla musica d’insieme e ho approfondito gli studi al conservatorio in merito alla musica da camera e all’Opera. Ho scoperto amori sconosciuti, e non solo, ho conosciuto artisti di fama internazionale con i quali ho avuto il privilegio di collaborare.

Tiziano Thomas Dossena Tu sei nata come pianista, ma i tuoi studi sono stati in vari aspetti della musica…
Alessandra Pipitone: Il mio iter formativo è stato molto complesso e non credo abbia mai fine. Ho cominciato con lo studio del pianoforte all’età di sette anni, anche se con scarsi successi visto che preferivo le Barbie al solfeggio! Mio padre mi affidò alle mani del mio primo Maestro e cominciai a strimpellare una Roland E20 con la quale continuai i miei lentissimi miglioramenti fino all’età di 14 anni, periodo in cui conobbi il mio Maestro di Conservatorio. Lui riuscì ad accendere in me una miccia tale che mi portò a conseguire il primo diploma accademico in pianoforte a Trapani. Da quel momento in poi la musica divenne compagna di vita e cominciai un percorso di studio e dedizione non indifferente che mi permise di approfondire altre discipline e, grazie alla città di Palermo – crocevia di artisti e intellettuali meravigliosi – entrai nei circuiti musicali che mi portarono a credere nella professione del musicista. Approdai, quindi, alla musica da camera, all’Università alla specialistica in Musicologia, al repertorio operistico tramite un biennio apposito, e per concludere agli studi di direzione d’orchestra.

Tiziano Thomas Dossena : La musica è sempre stata un punto di riferimento essenziale nella tua vita? Componi musica o pensi di farlo in futuro?
Alessandra Pipitone: La musica è stata sempre compagna fedele di vita. Nei momenti più bui te la ritrovi lì accanto che ti aiuta a sorreggere il peso delle difficoltà. Non compongo – ancora – ma sto studiando composizione e non escludo la possibilità di creare qualcosa di mio in tempi relativamente brevi. Sorpresa!

Tiziano Thomas Dossena Chi ha influenzato di più la tua decisione di diventare direttore d’orchestra e chi è l’insegnante che ha lasciato il segno più profondo sulla tua formazione musicale?
Alessandra Pipitone: Sicuramente devo ringraziare l’organizzatore del primo evento che mi ha voluto con una bacchetta in mano e a gestire il mio primo podio di fronte a decine di orchestrali, Michele De Luca. A lui devo l’inizio di una nuova vita e di nuova musica. Per il resto, molti sono stati gli insegnanti che mi hanno lasciato molto, a iniziare dai miei insegnanti di pianoforte, Salvatore Spanò e Ranieri Schicchi, il mio Maestro di Opera, Fabio Ciulla, il mio Maestro di Musica da Camera, Alberto Giacchino, il mio Maestro di Direzione d’orchestra, Carmelo Caruso, e poi due Maestri che mi hanno dato tanta fiducia e che purtroppo non ci sono più, il Maestro Giancarlo Bini e Lelio Giannetto (grande amico), i quali mi hanno lasciato un bagaglio umano e culturale incommensurabile. A loro devo l’aver compreso ciò che è la musica nel suo profondo.

Tiziano Thomas Dossena Chi è il compositore che ti affascina di più, dal punto di vista di direttore d’orchestra, e quello che hai trovato più difficile da gestire? Preferisci dirigere concerti sinfonici o opere liriche?
Alessandra Pipitone: Credo che il repertorio beethoveniano sia il più affascinante e complesso, sia dal punto di vista architettonico della struttura armonica che nel lirismo delle sue frasi; per non parlare dell’energia da sostenere dalla prima all’ultima nota. Stessa cosa vale per Brahms o per Mahler. Amo sia il repertorio sinfonico che lirico ma ho un ascendente particolare verso l’Opera, quella dove ti trovi a gestire musicisti, cantanti, coro, ballerini, scene… un’emozione mozzafiato! La letteratura sinfonica trovo che sia più difficile a livello tecnico perché il gesto deve essere sempre preciso e sempre diverso nello stesso tempo. Il repertorio lirico, invece, presenta problematiche legate alla gestione di grandi masse per cui bisogna conoscere a memoria le parti di tutti affinché si possa mettere insieme centinaia di personalità. E io lo trovo meraviglioso!! Credo di essere più tagliata per il repertorio lirico, amo le sfide! Ho già diretto Opere di Mascagni, Puccini, Verdi, Rossini e non vedo l’ora di avventurarmi sempre in nuove storie perché mi sento coinvolta emotivamente in prima persona.

“L’AMORE PER QUELLO CHE È LA MIA PASSIONE, FARE MUSICA, È STATO SEMPRE ACCANTO AL MIO ESSERE DOCENTE. I MIEI RAGAZZI SONO UN MOTIVO IN PIÙ PER DARE IL MIO CONTRIBUTO ALLA CULTURA E ALLA MUSICA.”

Tiziano Thomas Dossena Tu insegni anche al Liceo… La gente molto spesso dimentica che insegnare non è solo passione ma anche un’arte. Insegnare ti da anche molte soddisfazioni?Pensi che sei riuscita a bilanciare le due professioni senza che una ne risenta?
Alessandra Pipitone: Ci provo! L’amore per quello che è la mia passione, fare musica, è stato sempre accanto al mio essere docente. I miei ragazzi sono un motivo in più per dare il mio contributo alla cultura e alla musica. Insegno Teoria e pratica musicale per la danza e sono pianista accompagnatore delle classi di danza del Liceo Coreutico di Palermo; mi sento una privilegiata perché ho la possibilità di lavorare insegnando una disciplina affine al mio mondo musicale e cerco di appassionare i ragazzi come hanno fatto i miei maestri con me. Cerco di bilanciare le due professioni senza togliere energie all’una o all’altra professione; non è sempre facile ma tutto gira intorno all’organizzazione del proprio tempo e dei propri spazi. Se vogliamo, tutto è possibile.

Tiziano Thomas Dossena Se tu potessi definirti con tre aggettivi, quali sarebbero e perché?
Alessandra Pipitone: Semplice, solare e pasticciona! Ahahahah…tutto vero! Sono una ragazza che trova sempre il bello e la gioia nelle cose e negli eventi della vita. Non riesco a scoraggiarmi facilmente e sono abituata a trovare soluzioni piuttosto che a concentrarmi sui problemi; vivo bene, con me stessa e con chi mi circonda. Se emani luce, attrai luce! Ti confesso pure che qualche anno fa ho vissuto un momento molto difficile per colpa di una malattia che per fortuna ho superato, ma ti dirò, anche in quel momento, se da un lato ho immaginato di abbandonare tutti i miei sogni e progetti, dall’altro ero davvero felice perché ho fatto tanto nella mia vita e ho vissuto esperienze uniche che mi hanno dato tanto. E poi sono pasticciona…sono un vulcano di pensieri per cui dimentico facilmente dopo poso le cose e quindi dove ritrovarle. Il mio compagno mi adora per questo…o no?! Scherzi a parte…è vero, sono un po’ sbadata. Concedetemelo…è l’arte del genio!

Tiziano Thomas Dossena Se tu avessi l’opportunità di incontrare un personaggio del passato o del presente, qualsiasi personaggio che tu desideri, chi sarebbe e di che cosa parleresti con lui, o lei?
Alessandra Pipitone: Incontrerei Leonardo Da Vinci! Un uomo straordinario  dalle mille sfaccettature considerato uno dei più grandi geni dell’umanità che portò alle maggiori forme di espressione i più disparati campi dell’arte e della conoscenza: fu infatti scienziato, filosofo, architetto, pittore, scultore, scenografo, matematico, anatomista, botanico, musicista e costruttore di strumenti, per dire solo alcune delle sue svariate attività. Sarei curiosa di entrare nella sua bottega e di chiedergli i suoi segreti, ciò che rende le sue opere un mistero tra bugia e verità, cos’è la bellezza, come fare dell’arte un capolavoro di vita, seguirei le sue lezioni d’arte e di musica.

Tiziano Thomas Dossena Sogni nel cassetto?
Alessandra Pipitone: Nella libreria! Mille sogni ancora e mille avventure da vivere. Ho voglia di viaggiare, portare la mia musica nel mondo, conoscere nuove lingue, nuovi usi e costumi. Voglio studiare ancora, composizione, direzione di coro…voglio riprendere la mia attività di coach di cantanti e…avere un bambino a cui presentare questo splendido mondo!

Tiziano Thomas Dossena Un messaggio per i nostri lettori?
Alessandra Pipitone: Siate felici! Questo è quello che auguro a tutti. Che il sorriso sulle labbra divenga esercizio quotidiano per attrarre a sé tanta positività. La vita è breve e va vissuta al meglio. Bisogna prendersi cura del proprio corpo e della propria anima. Rimanete curiosi e con tanta voglia di fare e sperimentare.

Sognatore Di Chitarra Battente. Intervista Esclusiva Con Marcello De Carolis [L’Idea Magazine 2021]

Sognatore di chitarra battente. Intervista esclusiva con Marcello de Carolis

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

Marcello De Carolis si diploma in chitarra classica al conservatorio G. da Venosa di Potenza nel 2012 con il massimo dei voti e lode. Frequenta numerosi corsi e masterclass tenute da diversi maestri tra cui: Angelo Gilardino, Luca Fabrizio, Roland Dyens, Leo Brower, Aniello Desiderio. Intraprende lo studio della chitarra battente con il maestro Francesco Loccisano.Nel 2015 fonda, insieme al maestro Luca Fabrizio, il duo “Cordaminazioni” in cui suona la Chitarra Classica e la Chitarra Battente e con il quale ha inciso il disco omonimo edito da Italysona.Nel 2017 il maestro Angelo Gilardino dedica a lui e al maestro Luca Fabrizio la composizione “Albero Solitario”per chitarra battente e chitarra classica e nel 2018 il “concerto di Matera” per chitarra battente e 10 strumenti. Entrambi i brani sono stati incisi da De Carolis e sono stati pubblicati a febbraio 2021 con l’etichetta Da Vinci Classics nel suo primo disco da solista “The Eclectic Beating – Contemporary music for chitarra battente”. Dal 2017 inizia la collaborazione con Francesco Loccisano. I due, oltre all’attività concertistica che li ha portati in tour per l’Italia, hanno già all’attivo la pubblicazione di “La chitarra battente – metodo base” edito da fingerpicking.net e il disco “Venti” edito da Italysona.

Tiziano Thomas Dossena “The eclectic beating – Contemporary music for chitarra battente” è il tuo album di debutto da solista. A cosa miri con questo album?
Marcello De Carolis:In questo album molto eterogeneo ho voluto mostrare le numerose possibilità della chitarra battente. Per secoli costretta ad essere uno strumento designato per il solo accompagnamento al canto; ho “sposato” la causa di Francesco Loccisano che ha creato uno stile del tutto personale facendola diventare uno strumento solista.
Così la mia sfida è stata quella di rapportare la chitarra battente a diversi generi musicali affidandomi alle composizioni di diversi compositori: parto dalle prime composizioni di musica colta per chitarra battente di Angelo Gilardino (il “Concerto di Matera” e “Albero solitario”); due brani che rappresentano l’animo di Francesco Loccisano (Clizia e Argento); una mia trascrizione di Spain di Chick Corea aprendo la chitarra battente al jazz; e chiudo il disco con un mio brano, Gocce, una semplice composizione ispirata alla musica popolare sviluppata in un ritmo dispari che difficilmente si trova nella musica popolare italiana.
Inoltre ho portato la chitarra battente a dialogare alla pari con uno strumentario classico nel Concerto di Matera (quintetto d’archi e quintetto di fiati); la chitarra classica in Albero Solitario; cajon e ukubass in Argento e Gocce; chitarra classica, cajon, ukubass e flauto in Spain. Ma anche la potenzialità della chitarra battente sola in Clizia. Per questi dialoghi musicali ringrazio i musicisti che mi hanno accompagnato: l’ensemble diretto dal maestro Tonino Battista, Luca Fabrizio, Luciano Brancati e Domenico Picciani.

Tiziano Thomas Dossena Dalle note di copertina del tuo album si evince che esiste un legame tra la chitarra battente e la cultura popolare della tua regione, la Lucania (Basilicata). Sei d’accordo con questo giudizio?
Marcello De Carolis: La chitarra battente è sopravvissuta fino ai nostri giorni per essere diventato uno strumento popolare. In Italia fino al 1900 era la chitarra Italiana conosciuta da tutti, mentre la chitarra classica era definita “la chitarra francese” e le altre chitarre erano poco conosciute. In seguito, con la globalizzazione, la difficoltà di costruzione della chitarra battente e la difficoltà di comporre per questo strumento, ha rischiato di scomparire.
Da qui sono certo della presenza della chitarra battente anche nella mia regione, la Basilicata. E il suono della chitarra battente ha richiamato in me radici arcaiche, insite dentro me come dentro ad ogni lucano, così come in ogni Italiano.

Tiziano Thomas Dossena In che cosa si distingue la chitarra battente da quella classica e perchè l’hai scelta come tuo strumento per questo album?
Marcello De CarolisLa chitarra battente si distingue dalla chitarra classica sia per costruzione che per le tecniche esecutive.
Infatti le prime differenze che saltano all’occhio sono che è più piccola, ha il fondo bombato a doghe e ha 10 corde metalliche. Le corde sono raggruppate per cori (a due a due sono vicine tra di loro e si schiacciano con la mano sinistra e si pizzicano con la destra contemporaneamente). I cori sono accordati all’unisono e a differenza della chitarra classica l’accordatura è rientrante. Quindi il coro più grave è il terzo, quello centrale, e non ha le corde basse.
Da questa differenza di accordatura nascono le prime differenze dal punto di vista esecutivo: la gestione di diteggiature sia per la mano sinistra che per la destra è completamente diverso e pensare anche una semplice scala per cercare di sfruttare l’accordatura rientrante fa si che l’approccio mentale allo strumento sia totalmente diverso. Inoltre la battente si esprime molto bene nello strumming quindi le tecniche della mano destra sono molte di più rispetto alla chitarra classica.
Paradossalmente non sono stato io a scegliere la chitarra battente ma è stata lei a scegliere me. Dai primi giorni in cui ho avuto la mia prima chitarra battente tra le mani ho sentito un forte legame che mi ha spinto e continua a spronarmi ad andare avanti e a scoprire sempre più su questo magico strumento. Quindi è stato naturale per me esordire da solista con un disco per chitarra battente.

Tiziano Thomas Dossena Tu però suoni ambedue le chitarre. Hai anche creato un duo nel 2015, Cordaminazioni, con un tuo ex insegnante, Luca Fabrizio. Mi pare un grande onore che un insegnante ti consideri all’altezza di diventare un collega in soli tre anni…
Marcello De Carolis: Si, mi sento davvero onorato ad essere arrivato a collaborare con un mio insegnante. Luca oltre ad essere il mio insegnante che ha svoltato la mia visione musicale e strumentale, è diventato mio amico e confidente. Mi sento suo allievo ancora oggi. Infatti prima di registrare qualcosa, una lezione di rifinitura con lui non manca mai.
In realtà ci sono voluti più di tre anni, ma comunque per me è un grande onore.
Nel nostro duo Cordaminazioni io suono la chitarra classica e la chitarra battente mentre Luca suona la chitarra classica, il mandolino, la mandola, il cuatro, il charango e il cavaquinho. Quindi contaminiamo gli strumenti del sud Italia e del sud America. La nostra è una contaminazione di culture, di sud del mondo, di musica che nasce dal popolo, il tutto legato da fili sottili, sottilissimi, le corde appunto. Da qui il nostro nome di “Cordaminazioni”.
Nel nostro primo disco che si chiama come il nostro duo, Cordaminazioni, abbiamo voluto raccontare cosa succede nei nostri concerti. E passando dagli strumenti del sud Italia a quelli del sud America, contaminiamo anche le musiche di queste due culture che si fondono tra musica colta e musica popolare. Così spaziamo da composizioni di Antonio Lauro e Waldir Azevedo a quelle di Francesco Loccisano, Eugenio Bennato, Raffaele Calace in uno spaccato di storie, miti e musiche che raccontano storie di sud.

Tiziano Thomas Dossena Nel 2017 hai iniziato una collaborazione con Francesco Loccisano, anch’egli tuo ex insegnante. Con lui hai scritto il libro “La chitarra battente – metodo base” edito da fingerpicking.net, e prodotto un disco, “Venti” edito da Italysona. Puoi parlarci un poco di questa collaborazione?
Marcello De Carolis: Francesco è stata la persona che mi ha aperto al mondo della chitarra battente. Il nostro è stato un rapporto “indefinito”, non ci siamo mai visti come maestro ed allievo, ma due persone unite dalla passione comune della chitarra battente.
Non esiste un momento preciso in cui è iniziata la nostra collaborazione, ma da subito si è creato uno scambio con un solo proposito: l’arte della Chitarra Battente.
All’inizio ci sembrava impossibile far dialogare due strumenti solisti, ma il suono del duo ha preso subito forma ed unicità nel momento in cui la creatività e l’espressione sono diventate complici.
Così abbiamo deciso di provare a trasmettere l’arte della chitarra battente a chi si approccia per la prima volta al mondo della musica. Abbiamo così scritto “La chitarra battente – metodo base” edito da fingerpicking.net per creare un punto di riferimento per tutti coloro che si approcciano alla musica per la prima volta e lo vogliono fare con la chitarra battente.
E dal 2020 per il nostro duo è scattata quasi automaticamente la registrazione del disco Venti, una sorta di “The best of” dei brani di Francesco Loccisano che ho prima studiato con lui per imparare le varie tecniche della chitarra battente e che poi insieme abbiamo ri-arrangiato per due chitarre battenti per dare una nuova potenza evocativa e sonora alla musica di Francesco ed alla chitarra battente.

Tiziano Thomas Dossena Vedo dal disco che anche tu componi musica…
Marcello De Carolis: Non mi sento ancora un vero e proprio compositore. Ad oggi ho scritto ancora pochi brani, uno di questi è Gocce che ho deciso di inserire nel mio disco. In questo brano ho una visione un po’ “distorta” della chitarra battente: partire dall’ispirazione di matrice popolare distorcendola verso un tempo dispari insolito per la musica popolare del sud Italia.
Le mie ispirazioni sono davvero tante ed in questo disco ho in qualche modo voluto mostrarmi per ciò che sono: un amante della musica di tutti i tipi, dalla musica classica, alla contemporanea, dalla musica di tradizione al pop e al jazz. Quindi prendo ispirazione dalla musica che ascolto ma anche dai musicisti con cui collaboro ed in particolare da Francesco Loccisano, Luca Fabrizio e Raffaello Simeoni. E di certo viaggi, concerti e le emozioni che riporto a casa dopo ogni esperienza musicale sono la prima ispirazione per me.

Tiziano Thomas Dossena Hai altri progetti in lavorazione al momento?
Marcello De Carolis: Al momento i progetti futuri sono tanti. Quello in lavorazione e che di sicuro avverrà al più presto è un nuovo disco, questa volta più omogeneo, che raccolga le nuove composizioni di chitarra battente. Dalla strada aperta dal maestro Gilardino, molti sono i compositori colti che si stanno dedicando alla scrittura per chitarra battente. Quindi sarà un disco di musica colta per chitarra battente sola e ci saranno le composizioni di: Kevin Swierkosz-Lenart, Franco Cavallone, Edoardo Dadone, Alfredo Franco, Pierpaolo Palazzo, Roberto Piana, Oscar Bellomo, Massimo Ceccarelli e ancora Angelo Gilardino.

Tiziano Thomas Dossena Sogni nel cassetto?
Marcello De Carolis: Di sicuro il mio sogno più grande è quello di portare la chitarra battente in tutto il mondo per far conoscere ed ascoltare il suo suono magico. La chitarra battente porta con sé la cultura popolare ricca di magia e stregoneria, quindi riesce a stregare chiunque la ascolti con il suo suono ricco di armonici e il suo danzare che porta in trance i musicisti e il pubblico che ascolta la sua musica.

Tiziano Thomas Dossena Se tu avessi l’opportunità di incontrare un personaggio del passato o del presente, qualsiasi personaggio che tu desideri, chi sarebbe e di che cosa parleresti con lui, o lei?
Marcello De Carolis: Di sicuro, come probabilmente ogni chitarrista, sogno di poter incontrare il grande maestro Andrés Segovia, ispirazione mia e di ogni chitarrista. Mi piacerebbe parlare e discutere con lui su come abbia fatto a portare la chitarra classica nel mondo, creando un nuovo mondo per uno strumento che per secoli era stato visto come uno “strumento inferiore”. Gli chiederei se ha sofferto nell’eliminare le barriere mentali e culturali del tempo e come sia riuscito a farsi apprezzare ed incoronare come il più grande chitarrista del novecento.

Tiziano Thomas Dossena Ser tu potessi definirti con tre aggettivi, quali sarebbero e perché?
Marcello De Carolis: Non amo “etichettare” e quindi farlo su di me diventa ancora più difficile. Descrivermi in tre aggettivi è davvero difficile e complicato per me.
Sono una persona eclettica in quanto mi interesso di vari aspetti ed in vari campi (non a caso questo disco è molto eterogeneo e l’aggettivo eclettico è presente nel titolo).
Testardo, fin da piccolo quando mi prefissavo un obiettivo ho sempre cercato di portarlo a termine ponderando tutte le mie mosse come in una partita a scacchi, sempre nel rispetto delle regole e del prossimo.
Infine credo che sostanzialmente sono un sognatore. Sogno la bellezza, il bene e l’arte e spesso mi dimentico la realtà delle cose, ma questa è forse anche la forza che mi permette quotidianamente di fare musica e di abbracciare le mie chitarre appena sveglio al mattino fino alla sera prima di andare a dormire. Insomma, come amiamo definirci con Francesco Loccisano, siamo “sognatori di chitarra battente”.

Tiziano Thomas Dossena Chi è il compositore di musica per chitarra che ti affascina di più e perché?
Marcello De Carolis: Il compositore per chitarra che di sicuro mi affascina di più è Angelo Gilardino e sono davvero felice che abbia deciso di scrivere per chitarra battente e che abbia voluto dedicarmi le sue composizioni. La musica di Gilardino è profonda e scava nell’anima dell’esecutore e dell’ascoltatore, non cade mai in semplice e banale esibizionismo o tecnicismo, ma il tutto è sempre ben ponderato.
La sua musica è come un’opera architettonica di dimensioni imponenti con alle spalle uno studio ed un calcolo magistrale, ma chi la costruisce e chi la ammira ne può apprezzare in primis e soprattutto la bellezza restandone affascinato ed incantato.

Tiziano Thomas Dossena Un messaggio per i nostri lettori?
Marcello De Carolis: Auguro a tutti i lettori di L’Idea Magazine innanzitutto di restare sani in questo periodo difficile per tutto il mondo, stringere i denti per poterci rialzare tutti insieme da questa pandemia e ripartire tutti insieme con l’arte che ci supporta e magari diventando tutti “sognatori di chitarra battente”.

Per ascoltare vari concerti e performance di Marcello De Carolis, visitate il suo sito (cliccate qui)

Penso Che Ogni Persona Che Elegga La Scrittura A Forma Di Espressione Di Sé Riveli La Propria Anima… Intervista Esclusiva Con Marina Agostinacchio [L’Idea Magazine 2021]

Penso che ogni persona che elegga la scrittura a forma di espressione di sé riveli la propria anima… Intervista esclusiva con Marina Agostinacchio

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

Nell’occasione della pubblicazione del libro “Trittico Berlinese”,  la scrittrice Marina Agostinacchio ci ha gentilmente concesso un’intervista…

Marina Agostinacchio, poetessa, Docente di Lettere.

Tiziano Thomas DossenaMarina, hai iniziato a scrivere poesie molti anni fa. Come e quando è nata la tua passione per la poesia?
Marina Agostinacchio: Credo piccolissima. Mi isolavo in un piccolo angolo della cucina, vicino al camino. Recitavo in modo cadenzato, come seguendo un ritmo discorsivo interno, spesso eleggendo a mia interlocutrice la parola, declinata, come un gioco, in forme ritmiche, prima foniche poi grafiche, sempre diverse.

Tiziano Thomas Dossena Marina, hai iniziato a scrivere poesie molti anni fa. Come e quando è nata la tua passione per la poesia?
Marina Agostinacchio: Credo piccolissima. Mi isolavo in un piccolo angolo della cucina, vicino al camino. Recitavo in modo cadenzato, come seguendo un ritmo discorsivo interno, spesso eleggendo a mia interlocutrice la parola, declinata, come un gioco, in forme ritmiche, prima foniche poi grafiche, sempre diverse.
Questa mia propensione al dire divertendomi mi dava l’immagine di una corsa per una ripida discesa di montagna. Mio padre, medico, guardava un po’ allarmato il mio appartarmi in quei lunghi monologhi quasi cantilenati.
Poi alla scuola dell’infanzia, il mio primo contatto con la parola “vista” avvenne all’Istituto Moschini di Padova. Lì la didattica era improntata al metodo di Maria Montessori. Ricordo che mi fu presentata la lettera M al tatto ruvida e costruita su un quadrato dallo sfondo liscio. Ricordo ancora la sensazione di felicità nello scoprire in un segno muto la percezione di uno stimolo vitale attraverso la piccola mano. Infine, penso debba molto a mio padre. Quando poteva, parzialmente libero da impegni di lavoro, (era chirurgo), raccontava a mia sorella e a me storie sul mito o fiabe. Ma accadeva che, avendo egli un gusto particolare per la narrazione, trasformasse le parole. Intendo dire che al mio udito le parole, quasi per un atto magico, divenissero altro dal loro significato originario. Il referente non corrispondeva più a quello che ci si sarebbe aspettati.

Tiziano Thomas Dossena Tu hai insegnato per molti anni. Secondo te, la poesia è ancora viva in seno alla gioventù di oggi?
Marina Agostinacchio: Purtroppo ciò dipende dal contesto famigliare e poi soprattutto dalle scelte didattiche degli insegnanti, dalla loro volontà di attribuire alla poesia un posto e una cifra valoriale specifica.
Girando per le scuole dove ho proposto laboratori di poesia, ho trovato giovani già attrezzati, o perlomeno pronti a recepire questa particolare forma di comunicazione.

Tiziano Thomas Dossena : Le tue raccolte sono molte e vorrei parlarne in maniera cronologica, al fine di farne una specie di percorso della tua vita poetica. “Porticati” (2006) è il tuo debutto editoriale. Che tipo di raccolta è questa? Come definiresti queste poesie?
Marina Agostinacchio: Circa “Porticati”, si tratta di una raccolta di testi poetici che vanno dal 1999 al 2005. La silloge è varia; sono presenti poesie sulla natura, sui viaggi, di riflessione sulla parola, sul ricordo; poesie che riflettono un inizio di consapevolezza di un io poetico e poesie aventi per tema la famiglia.

Comunque, circa il fare poesia, (diceva il mio maestro, poeta e critico letterario degli anni universitari, rincontrato nei miei quarant’anni) tutti diciamo le stesse cose, riveliamo gli stessi sentimenti, le stesse emozioni. Il poeta sa però che c’è un come. Quello fa la differenza.

Tiziano Thomas Dossena Tre anni dopo hai pubblicato “Azzurro, il melograno”. Che evoluzione c’è stata da “Porticati” a questa raccolta? C’è una tematica oppure è una raccolta di poesie dell’epoca?
Marina Agostinacchio: Senz’altro questa seconda, nutrita raccolta, suddivisa in sezioni, come del resto Porticati, rivela maggiore consapevolezza artistica e ricerca di una cifra identificativa personale. “Azzurro, il melograno” ha come punto focale il tema del viaggio, inteso come spostamento tra spazi e luoghi ma anche come ricerca di sé. Praga, Budapest sono l’incipit per un discorso più ampio che abbraccia l’avvicinamento a una pienezza degli anni artistici dove la malattia e l’amore sono la spinta alla progettualità.

Tiziano Thomas Dossena Altri tre anni e  ritroviamo “Lo sguardo, la gioia”. Anche qui devo chiederti quali sono stati i cambiamenti e le evoluzioni, sia di contenuto sia letterarie?
Marina Agostinacchio: Questa esperienza di ebook dell’anno 2012 è diviso in due parti: “La resa dei conti” che si rifà alla ripresa di un poemetto scritto nel 2007, a seguito di una malattia, e poesie sciolte dello stesso 2012, nate in seguito a un’ernia del disco che mi costrinse a letto più di un mese. Composi allora testi su quanto vedevo accadere fuori dalla finestra della mia stanza.  Ispiratrice di questa seconda parte è stata Wislawa Szymborska; leggendo infatti la raccolta “La gioia di vivere” della poetessa polacca rimasi rapita dalla leggerezza con cui Wislawa guardava la vita.

Tiziano Thomas Dossena Dopo le prime tre raccolte c’è una chiara svolta nella presentazione delle tue opere, che sono da questo momento in poi illustrate. Perché questa scelta?
Marina Agostinacchio: Penso che l’arte in genere riveli qualcosa della natura, apra a una pienezza in fieri, dica qualcosa della realtà nella sua totalità. Essa presenta barlumi di una zona non subito visibile, né percepibile. Attraverso la sua prospettiva utopica, l’arte apre al possibile, alla immagine di un progressivo divenire. Pertanto collaborare con artiste arricchisce la parola, l’avvicina per difetto al mistero della perfezione, proprio nel suo fare accennando.

Tiziano Thomas Dossena “Tra ponte e selciato, Ventisei temi per mia madre” (2014), con illustrazioni di Paola Munari, è la prima di queste nuove raccolte, Parlacene un poco…
Marina AgostinacchioDopo molti anni dalla morte di mia madre (avevo 14 anni quando scivolò dalla mia vita. Lei ne aveva 42), decisi di “parlarle”, riannodando il tempo in un presente ricostruito attraverso la memoria. Scrissi 22 stanze poetiche e, dopo avere visitato la mostra di acquerelli della pittrice e amica Paola Munari, dedicata alla madre, (titolo della mostra: “Era. Sfumature di un tempo ritrovato”, Este, Circolo culturale La Medusa, 2012), decisi di fargliene omaggio.
Nel dicembre 2013, Paola mi portò un pacchetto. Lo aprii e vidi degli acquerelli corrispondenti alle sezioni poetiche del libro. Con Paola iniziò una collaborazione simbiotica: lei dipinge, io scrivo ispirata dalle sue scelte tecniche e cromatiche; io scrivo e lei dipinge, trasformando le parole dei miei testi in visioni. Insomma, una vera e propria folgorazione reciproca.

Tiziano Thomas Dossena Statue d’acqua”, dell’anno seguente, è pubblicato anch’esso come il precedente libro dal prestigioso Centro Internazionale della Grafica di Venezia. È una raccolta illustrata dall’artista Elena Candeo. Qual è la tematica di questa raccolta?
Marina Agostinacchio: Ero in una piscina dell’Hotel Plaza di Abano Terme a fare esercizi di acquagim. Improvvisamente alzo la testa e vedo in una vasca sovrastante dell’albergo dei corpi che si muovevano, fluttuavano chiamandomi a pormi degli interrogativi. Tra le plurime domande, scelsi di oscillare tra due: angeli o umani? Esseri viventi loro e morti noi? Nel poemetto lascio al lettore la risposta, tenendo per me il quesito non risolto.
Questa volta l’artista era Elena Candeo a collaborare per la realizzazione del libro. Anche lei, come nel caso di Paola Munari, disegnò ispirata dal testo e mi fece vedere alcune delle illustrazioni con tecnica di incisione nate dalle sollecitazioni dei versi letti. In seguito Elena proseguì il lavoro nel laboratorio di incisione del Centro internazionale della grafica di Venezia di Lilli Olbi e Silvano Gosparini.

Illustrazione di Elena Candeo dal libro STATUE D’ACQUA.

Tiziano Thomas Dossena Siamo arrivati quindi al noto “Bab El Gehrib” (La porta del vento), del 2018, illustrato dall’artista Graziella Giacobbe. Questo libro riflette un’altro tipo di impegno… Puoi spiegare ai nostri lettori che cosa ha implicato questo progetto in senoi alle carceri che ha dato vita a questa raccolta?
Marina Agostinacchio: Inizio da una breve parte estrapolato dalla presentazione del libro.
“«E quindi uscimmo a riveder le stelle». Era quanto mi dicevo ogni volta che uscivo dal carcere penale di Padova Due Palazzi. «E quindi uscimmo a riveder le stelle» voce reiterata in ogni mia uscita dalle lezioni nel carcere, conteneva interrogativi ed inquietudini accompagnati da un sentimento di provvisorietà, ma nel contempo segnava anche una sorta di iniziazione verso la mia rinascita.
Da anni desideravo fare l’esperienza di un percorso di scrittura tra i carcerati. Ebbi l’occasione grazie all’allora CTP (Centro territoriale permanente, dal 2015 convertito in CPIA- Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti), in particolare grazie all’insegnante di Lettere Daniela Lucchesi con cui collaborai per tre primavere- 2014-2015,2017- a un progetto di scrittura. Il libro Bab el gherib prende avvio dalle parole dei detenuti che come in un gioco di rimandi di specchi aprivano un varco di scrittura in me. L’asse della scrittura si muoveva dagli allievi a me, da me agli allievi, seguendo le loro domande, le loro istanze fatte mie e rivisitate in una cornice di ricerca personale, infine offerte come tentativo di risposta ai quesiti iniziali che mi avevano posto in modo diretto e indiretto nei loro testi.
Il libro è corredato nelle tre sezioni da una macchia di colore dell’artista Graziella Giacobbe, ispirata ai versi. Anche lei si è sentita coinvolta in questo viaggio dal ritmo arcano di parole che, prima scavate nella propria essenza, si aprivano poi a visioni stellate tradotte in cromatismo, in una metamorfosi di affinità. Ed ecco nel libro forme visive e visionarie di colori addensarsi, per una sottile convergenza tematica, intorno ai versi: «Mi sciolgo tra i vapori della terra» da Se solo avessi ciò che non è mio; «sasso nel fiore di sorgente antica» da Per le donne l’afrodisiaco; «cuore di fiore odoroso» da Nella corrente.

Tiziano Thomas Dossena Alfine siamo giunti alla tua ultima opera, “Trittico berlinese”, illustrato da Elena Candeo e Paola Munari, e recentemente pubblicato a New York dalla casa editrice Idea Press. Qual è stata l’ispirazione a comporre questi versi?
Marina Agostinacchio: Anni fa, era il 2010, feci un viaggio a Berlino con la mia famiglia. Una delle visite alla scoperta della città fu lo Jüdisches Museum.
L’asse dell’Olocausto con la torre dell’Olocausto; l’asse dell’Esilio, con il giardino dell’Esilio; lo «spazio vuoto» della Memoria, con Shalechet (Foglie cadute) furono i tre luoghi che ispirarono le parole del Trittico”, scritto nei giorni tra il 28 luglio e il
1° agosto del 2010, durante il viaggio Berlino Dresda e Dresda Padova. Nonostante gli anni trascorsi, rileggere i testi mi ha fatta sentire presenti le sensazioni, le forti emozioni provate nel percorrere quelli spazi in cui mi trovavo inerte, svuotata di ogni possibile interrogativo, rabbia. Solo smarrimento, solitudine, sprofondamento. Ecco il mio essere tra quelle stanze e nelle parole, tentativo di dire l’indicibile. Allora, vedi, senti versi spezzati, distribuzione degli stessi versi nella pagina secondo un andamento che slitta da destra a sinistra, dal centro a vuoti dove depositare silenzi pieni.

Circa le illustrazioni che arricchiscono e “dicono”, le due artiste, Elena e Paola sono riuscite a comunicare con discrezione e forza il viaggio fatto. Ogni segno, ogni pennellata raccontano la loro messa a nudo del mondo che si lascia svelare per un’illuminazione improvvisa. Infine vorrei dire di Anna Rossi, l’amica che mi spinse a pubblicare, riprendendo in mano uno scritto lasciato in una cartella virtuale. Con Anna mi sono vista più di una volta. Per tradurre nel modo più fedele possibile in inglese le tre stanze poetiche e la premessa, senza tradire il ritmo dei versi, Anna sentiva, quasi spinta da un imperativo categorico, l’esigenza di chiedermi la possibilità di approssimarsi alla parola poetica, al suo nucleo simbolico, al mistero percepibile che di sé fa nella sua veste contratta.
Dalla questa particolare convergenza di un lavoro a otto mani nasce Trittico berlinese.

Tiziano Thomas Dossena Da quello che mi dici a proposito di “Trittico berlinese”, tu i tuoi versi li vivi nel più profondo della tua anima. Pensi che sia così per tutti i poeti?
Marina Agostinacchio: Penso che ogni persona che elegga la scrittura a forma di espressione di sé riveli la propria anima, la propria visione del mondo e dell’esserci.

Tiziano Thomas Dossena So che stai preparando una serie di presentazioni ‘live’ online legata al 700 anniversario della morte di Dante. Di che cosa tratteranno?
Marina Agostinacchio: Si tratta di una proposta, indirizzata alle classi seconde delle scuole secondarie di primo grado, di un’attività da remoto, e gratuita, della durata di due ore circa per classe, che prendendo avvio dai canti XIII e XXVI dell’Inferno, dà la possibilità ai ragazzi di esprimersi sul tema della metamorfosi e del viaggio. Pier delle vigne e Ulisse sono quindi il punto di avvio per la scrittura dei ragazzi.
Il laboratorio si avvale di un’interazione tra più canali comunicativi; esso, infatti, è articolato in parole – e di associazioni ad esse – tratte dal testo dantesco di riferimento, sincronizzate con immagini e musica.

Tiziano Thomas Dossena : So che hai scritto un blog di scrittura femminile. Ce ne vuoi parlare?Marina Agostinacchio: L’ idea di un blog di scrittura femminile è nata nel marzo 2020 quando siamo entrati nel “confinamento”.Desideravo potermi incontrare con le voci delle donne, ascoltarle, desideravo creare uno spazio per ogni donna che volesse parlare di sé.A creare tecnicamente il blog è stato il mio primogenito Matteo che ha seguito tutte le fasi ideative, da quella iniziale alle successive e immagino anche quelle che verranno.Il blog si avvale di più pagine: inglese, francese, tedesca, spagnola.Dopo qualche mese ho pensato di offrire un’ulteriore possibilità di comunicazione. E perché, mi dono detta, non sentire le voci delle donne attraverso registrazioni audio?Questa seconda iniziativa è piaciuta davvero molto. Se si accede al blog, si possono notare tre tasti: Narrazioni, Diritti e società, La stanza delle voci. Si sceglie cosa leggere e cosa sentire.Con Narrazioni le donne possono raccontarsi attraverso poesie, storie, autobiografie, pensiero di tipo  introflessivo. Con Diritti e società, possono dire del mondo che le circonda, attraverso la narrazione di situazioni sociali, commenti su ciò che avviene intorno a sé.In ogni caso, si devono compilare i campi: Nome, Titolo del post, Categoria dove si trovano le scelte di cui detto sopra.Un semplice click e poi si scrive l’ articolo nello spazio sottostante che si firma.Solo nel caso della registrazione audio si invia a blulady50@gmail.com.Da lì io carico il file nel blog.

Nel caso non si riesca a caricare direttamente il testo, si può inviare lo scritto alla mail blulady50@gmail.com.Ultimissima cosa: per incrementare le voci di donne di altri Paesi, da due mesi qualche mio scritto viene tradotto nelle altre lingue.Ogni pagina linguistica, al di fuori di quella italiana, ha due traduttrici veramente in gamba!Ecco. Questo è tutto. Mi auguro che il blog metta sempre più ali per volare nei diversi Paesi del mondo!

Tiziano Thomas Dossena Hai altri progetti in lavorazione?
Marina Agostinacchio: Laboratori di scrittura nelle scuole delle diverse regioni di Italia.

Tiziano Thomas Dossena Sogni nel cassetto?
Marina Agostinacchio: Se rispondessi ora, prenderesti la risposta come definitiva. Conoscendomi in divenire, potrei dire il prossimo in cui mi imbatterò tra un attimo.

Tiziano Thomas Dossena Se tu potessi definirti con tre aggettivi, quali sarebbero?
Marina Agostinacchio: Curiosa, visiva-visionaria, progressiva.

Tiziano Thomas Dossena : Se tu avessi l’opportunità di incontrare un personaggio del passato o del presente, qualsiasi personaggio che tu desideri, chi sarebbe e di che cosa parleresti con lui, o lei?
Marina Agostinacchio: Credo proprio Diego Valeri, il poeta conosciuto quando avevo nove anni, in visita nella mia scuola. Lui, al dire della maestra che ero una bambina un po’ strana che parlava secondo rime e cadenze, mi pose una mano sulla fronte a mo’ di battesimo. Ecco, se lo potessi rivedere, gli direi Grazie per avere visto in me la donna che ora sono.

Tiziano Thomas Dossena Un messaggio per i nostri lettori?
Marina Agostinacchio: Riuscire a guardare e sapere ascoltare il mondo attorno a sé.

“Dare Non Vuol Dire Necessariamente Fare” E L’Ordine Dei Templari. Intervista Esclusiva Con Domizio Cipriani [L’Idea Magazine 2021]

“Dare non vuol dire necessariamente fare” e l’Ordine dei Templari. Intervista esclusiva con Domizio Cipriani

L’Idea  Magazine: Lei è milanese di nascita e monegasco di adozione. Cosa l’ha portato a trasferirsi nel Principato di Monaco?
Domizio Cipriani: Buongiorno a tutti e grazie per la cortese intervista. Sono stato attratto dal Principato sin da giovane, per il suo inquadramento geografico, per la sua economia, per la qualità di vita e per il suo status cosmopolita. A Milano ho sempre gestito le attività di costruzioni e di sviluppo immobiliare di famiglia ed un giorno mi sono detto, perché non replicare e sviluppare questa attività redditizia beneficiando anche di un clima più mite e del mare? Allora un giorno, nonostante non conoscessi nessuno sul posto, uscendo completamente dalla mia zona di comfort, iniziai a frequentare l’ambiente monegasco, creai le mie prime società, sino poi a decidere di trasferirmi definitivamente.
Oggi potrei dire di essere in vacanza tutto l’anno! Perché facendo quello che ho creato e che amo, vivere è un piacere ed un divertimento; lavoro come fiduciario e consulente finanziario internazionale, tengo corsi e conferenze, nel 2010 venni chiamato a riattivare la parte interna dell’ordine del Tempio per cooptazione, pratico quotidianamente molto allenamento fisico e mentale, e tutto ciò non è assolutamente un peso, anzi!. È proprio il mio successo e la mia esperienza vissuta, che voglio trasmettere agli altri.

L’Idea  Magazine: Nel Suo libro “Templar Order”, Lei asserisce che fu solo durante una delle cerimonie templari che sentì la necessità di passare all’azione e di fare della beneficenza. Devo dedurre che lo scopo iniziale della resurrezione dell’Ordine non fu quindi quello di fare beneficenza. Che cosa l’ha spinto dunque a far risorgere l’Ordine dei Templari e perché ha scelto Montecarlo?
Domizio Cipriani: Come dicevo, venni chiamato a riattivare la parte interna dell’ordine del Tempio per cooptazione; l’Ordine del Tempio è un’istituzione millenaria che ha sempre avuto un seguito ufficiale nel Principato di Monaco. Gli scopi dell’Ordine e del suo centro studi, sono principalmente quelli di trasmettere l’Antica conoscenza spirituale ereditata dai nostri illustri predecessori, favorirne la divulgazione e creare dei nuovi gruppi di studio del campo quantico o coscienza collettiva, ed occuparsi del sostegno degli indigenti. Tutte queste antiche conoscenze, sono arrivate sino ai giorni nostri in forma riservata, tramite la parte interna dell’Ordine del Tempio, chiamata Ordine di Oriente, fortemente voluta e sostenuta dal Pontefice Giovanni XXII nel 1317 dopo la bolla di sospensione emanata dal Papa Clemente V qualche anno prima.
Il piccolo raggruppamento di Templari Alchimisti scampati agli arresti e rifugiatesi in Inghilterra prima ed in seguito in Scozia, presero appunto il nome di Freres Ainees de la Rose + Croix, durante la santa inquisizione fecero parte della Compagnie Angelique portata in seguito a Monaco dal Principe di Polignac. Nel 1952 il Principe Rainier III decise di ufficializzare l’Ordine pubblicamente ed eccoci ai giorni nostri. Potrete trovare tutti i passaggi storici nel mio libro “Templari e Rosacroce – l’Ordine di oriente” edito da Bastogi libri in lingua italiana ed in lingua inglese.
In merito la beneficenza è bene precisare che, “dare non vuol dire necessariamente fare”, aspetto molto più importante descritto nel mio libro; pertanto non basta dare del denaro ad una grande NGO o struttura internazionale privata o ecclesiastica, che comunque ne userà almeno l’80% per le spese di struttura, funzionamento ed impianto, riversandone solamente una minima parte a favore degli indulgenti finali.
È molto meglio agire di persona, passare all’azione, andando a distribuire i generi alimentari e i pasti caldi direttamente ai poveri, o occuparsi del proprio vicinato; è questo che ho voluto trasmettere nel mio libro.
L’ aforisma, contenuto anche nel mio blasone è: “Cogli la saggezza dal silenzio ed usa il silenzio per creare. Il miglior maestro è colui il quale è capace di restare allievo”. Potrei affermare una mia esperienza di vita: “Non devi mai rinunciare a te stesso”.

L’Idea  Magazine: Qual è lo scopo, oggigiorno, dell’esistenza di questo Ordine?
Domizio Cipriani: La parte interna dell’Ordine ad oggi è al 9902° anno di esistenza [ndr: la data mi e` stata confermata dal Sig. Cipriani], tramite il nostro centro studi e l’accademia ci stiamo limitando a continuare l’opera dei nostri illustri predecessori. Soprattutto perché, dopo secoli di silenzio, siamo richiamati in causa per tutelare i nostri diritti quali esseri umani, in questi periodi oscuri. Chiamati in causa per portare la luce e rendere pubbliche all’umanità le antiche conoscenze spirituali mai divulgate prima. Prendendo comunque le opportune distanze dalla galassia di scuole iniziatiche, ordini neo templari o massonici, governati da maestri spesso autoproclamati dal nulla, che si potrebbero definire folklore o addirittura “bidoni”, con adepti mossi da motivi affaristici, di arrivismo sociale o ancora peggio da esagerazioni di manifestazioni dell’ego.
È proprio per questo motivo che, per evidenziare chiaramente le differenze che ci contraddistinguono, stiamo realizzando, tramite il nostro centro studi Monégasco, una serie televisiva dal titolo INFINITY, quali guardiani delle antiche conoscenze Rosa+Croce.
Potrete visionare il teaser ed il trailer di presentazione, nella sezione opportunamente dedicata, all’interno del nostro sito web ufficiale.
https://www.knighttemplar.net/TemplarForum/jsp_2/studyBookInfinity.jsp
Lo scopo dei corsi dell’accademia del nostro centro studi, tenuti dai docenti che fanno parte del nostro comitato scientifico, è di far apprendere a tutti le antiche conoscenze spirituali per vivere nel qui ed ora, nel momento presente, senza essere affetto di sensi di colpa del passato o paura del futuro, l’antica via del monaco guerriero adattata ai giorni nostri. Questo utilizzando l’emisfero destro del nostro cervello, la nostra parte intuitiva. Per imparare a creare nuove opportunità a crescita esponenziale, utilizzando appunto la connessione con il campo quantico o coscienza collettiva ed il silenzio. I corsi parificati con l’università de Montaigne di Milano sono aperti a tutti gli interessati.

L’Idea  Magazine: Recentemente abbiamo pubblicato una intervista allo scrittore Michele Allegri, che ha studiato le varie peripezie di questo Ordine nel corso della storia. Allegri asserisce che “esponenti fondarono l’Ordine nel 1118, rendendolo potente ed immettendo in esso una vera e propria religione segreta, conosciuta solo ai livelli più alti dell’organizzazione, dagli alti dignitari e dal Gran Maestro. Questa religione aveva miti e riti propri, esoterici, negromantici ed antitetici rispetto alla religione cattolica e alla Regola data loro nel 1128”. Se questo è vero, come mai far risorgere quest’Ordine?
Domizio Cipriani: Come dicevo, ho scritto 13 libri in diverse lingue per descrivere tutti questi segreti e misteri che avvolgono il mito dell’Ordine, sono facilmente reperibili su Amazon e nelle principali librerie, pertanto è molto difficile riassumere la storia di 9902 anni di trascendenza in poche righe.  Comunque citiamo i passaggi chiave che spinsero i primi 7 aristocrati francesi a lasciare tutti i loro averi e partire per una missione in Terra Santa, dove restarono nove anni…
In realtà, inizialmente partirono per Costantinopoli e per la Persia ove appresero le conoscenze gnostiche dai Sufi Ismaeliti, (dei Fatimiti con i quali convissero e collaborarono in pace per molto tempo), e le conoscenze taoiste importate dall’impero di Gengis Khan; in Egitto appresero le antiche conoscenze dai pochi membri della comunità essena sopravissuti. Al rientro dalla missione, con San Bernardo, informarono il Papa delle scoperte acquisite in oriente nella casa dei padri, alchimia, astrologia, matematica, geometria, filosofia; il Papato al potere da poco tempo, a seguito della battaglia di Canossa del 1077, preferì trovare un’alleanza piuttosto che poterli avere come nemici. Fu così che diede loro pieni poteri, esentandoli dalle tasse e sottoponendoli esclusivamente al suo comando; in quel momento nacque la piu’ grande multinazionale della storia.
I Templari o commilitoni del Cristo ed i Re Franchi dal quale presero vita, erano i discendenti delle famiglie del Graal, seguaci della religione di Giovanni, del cristianesimo gnostico, dello spirito incarnato di Sant’Elia, dell’Hermes.
Tali conoscenze spirituali, i rituali di iniziazione e le conoscenze esoteriche erano praticate solo da pochi membri dell’ordine, solitamente siniscalchi e cappellani. Per esempio, il simbolo che portiamo sul nostro bianco mantello, la rossa croce patente o croce delle otto beatitudini, ha molte chiavi di lettura. Una di queste molto interessanti è che se osserviamo il sole con un telescopio di alta qualità, all’interno dell’astro, vediamo formarsi proprio incredibilmente questa forma, potrete trovare i video in rete. Helios. Un’altra rappresentazione della croce patente è nel fiore della vita, in piena armonia con il numero aureo ed è di colore rosso, l’ultima fase dell’alchimia del coaugula, sul mantello bianco seconda parte alchemica del solve. Tutto porta verso l’uno o il suo anagramma: UNI-VERSO.
Durante le mie ricerche nella biblioteca dell’Ordine, costituita da oltre 20.000 libri di alchimia, ermetismo, filosofia e fisica, ho avuto modo di approfondire la storia di Ulrich de Mayens. Ex voto compagno di studi di Lutero, guaritore, entità guida e maestro di Michel de Nostre-Dame, meglio conosciuto come Nostradamus.
Ulrich de Mayens fu alchimista e guaritore della peste del 1500, autore dell’enciclopedia Arbor Mirabilis, o “albero della conoscenza” menzionato nella genesi, opera che servirà da guida alle generazioni future, ed autore dell’aforisma: “ama il tuo prossimo piu’ di te stesso”. A seguito della sua ricerca interiore del vaso meraviglioso, fu attore di numerose avventure in India, in Cina ed in Tibet tra il 1540 ed il 1547.
Venne curato nel 1528 per un lungo periodo da Michel de Nostre-Dame, suo estimatore e discepolo di vent’anni piu giovane, nei pressi di Monsegur  in casa di una giovane donna catara, Isabelle de Montguibert  nata a Napoli da due aristocratici, morti quando lei era molto giovane. Napoli era la culla degli Arcani Arcanorum della Confraternita Rosecroix d’Or ed i Monaci Catari erano i detentori della conoscenza criptica atlantidea.
La giovane donna soprannominata Dame Gioconda, deteneva un manoscritto molto antico, con dei sigilli, precedentemente conservato in una unica copia nel Conventi Soppressi della biblioteca nazionale di Firenze, dal titolo “Liber de Doubus Principiis”, unica opera teologico/ filosofica della dottrina catara sopravvissuta alla santa inquisizione. Il libro pervenuto a Carcassonne tramite le mani di Teodorico I° “il Grande”, Re dei Visigoti, il Libro della Grande Legge rivelata agli umani dagli spiriti ascesi, o maestri invisibili “superieurs inconnues”, che suggerirono agli iniziati come rivelarne i contenuti e come spiegarli.
La Sacra dottrina del GRAAL, la stella simbolica della rivelazione apparsa a Mons-Securus, rivelazione portata nelle indie dall’Apostolo Tommaso… ove accompagnato da Giuda e Taddeo, incontrò molti grandi Re e Maharajàhs, praticando molte guarigioni tra il popolo, sino ad arrivare alle porte del paradiso terrestre, a  Colombo (Ceylon). Poi guidati dall’ispirazione divina, trovarono nella cripta di un tempio, dodici tavole di bronzo di 87 kg l’una, delle dimensioni di 40x60x3 cm, con incisa la storia dell’umanità. Tommaso riportò il tutto il contenuto nel  “Vangelo di Tommaso l’Israelita”, ancora esistente nella biblioteca nazionale Casier Migne.
Taddeo, rientrando a Gerusalemme, ne riportò una nel Tempio;  l’altra, denominata “codex Artabazii”, fu seppellita vicino al corpo di Tommaso, deceduto durante il rientro,  ai piedi di una montagna nei pressi di Coromandel nel Bengala, e conteneva la profezia più importante mai elaborata: l’Apocalisse di Tommaso.
La tavola saccheggiata dal Tempio di Salomone arrivò a San Pietro a Roma, poi Alarico la saccheggiò insieme agli altri tesori e portò tutto in Calabria, ed in seguito a diversi omicidi tra Visigoti, Teodorico le portò a sua volta a Mont-Segur. Luogo in cui secondo le predizioni avrebbe dovuto restare sino al compimento finale del destino dell’umanità. Ecco cosa protegge il famoso Priorato di Sion o “scienza delle scienze” nei dintorni di Rennes le Chateaux, il libro sacro ed una tavola di bronzo.
Dame Gioconda, ritratta da Leonardo da Vinci, era una giovane Monaca Perfettibile catara, figlia di Francesca delle Rocca, Dama alla Corte di Lucrezia Borgia e del Barone francese Hugues de Montguibert, studiosa di lettere latine, greche, ebraiche e soprattutto di musica e di teologia, oltre che di letteratura profana, si dice che conoscesse a memoria la bibbia ed altri testi antichi. Ricevette in dono nel 1517 da Caterina di Navarra, per i servizi resi alla Corte da parte di suo padre, la casa in cui viveva e nella quale era solito recarsi Michel de Nostre-Dame in visita.
A questo punto a voi di scoprire il velo dei messaggi criptici trasmessi da Leonardo… Forse per sfuggire tramite l’arte e la scienza alla santa inquisizione, ed i messaggi lasciati da Ulrich nato da un uovo verde dorato, trovato e salvato neonato vestito come un re con corona, scettro e spada, da una banda di malviventi sul Reno in una piccola gondola alla deriva….. Alchimia, teosofia, taumaturgia?

L’Idea  Magazine: Tra poco sarà pubblicato un Suo libro sulla Alchimia Essena. Di che cosa tratta? Che cos’è l’alchimia essena?
Domizio Cipriani: Facciamo una premessa: i libri in questione sono due, “I templari e gli Esseni, un filo invisibile una memoria vivente” della Santelli editore e “Le preghiere alchemiche ed ermetiche dei Rosa+Croce” delle edizioni Luoghi interiori, e trattano argomenti diversi. Le guarigioni tramite la taumaturgia ereditate dalle conoscenze degli Esseni e le Preghiere Ermetiche di San Tommaso teurgia trasmessa ai giorni nostri dai Rosacroce d’oro; ambedue portano alla vera alchimia spirituale dal quale si può comprendere che “non può esistere scienza senza coscienza”, la vera alchimia è dentro ognuno di noi, la via del Graal è la consapevolezza della beatitudine tramite la GRATITUDINE. È un manoscritto/manuale pratico, contenente anche esercizi quotidiani per imparare a vivere nel momento presente in piena ed efficace salute mentale.

L’Idea  Magazine: Un altro Suo libro in fase di pubblicazione sarà sull’ermetismo. Intende il movimento poetico o  tratta altri argomenti?
Domizio Cipriani: Visti i tempi maturi, i maestri Rosa+Croce riuniti nell’attuale sede di rappresentanza internazionale nel Principato di Monaco, denominata tecnicamente Grande Maison Metropolitaine d’Initiation, hanno deciso di svelare alcune conoscenze per la crescita etica e spirituale dell’umanità. Rivolta esclusivamente a chi ha “orecchie per intendere”, senza voler violare il libero arbitrio di ognuno di noi.
La via spirituale è un’esperienza da vivere e condividere e non vuole e non deve in nessun modo sostituirsi al credo religioso personale, che al contrario deve essere mantenuto e seguito.
Ho pensato di dare alla luce, a disposizione di tutti, dei testi elaborati direttamente da nostri saggi venerabili maestri, uno dei quali, Giuliano KREMMERZ, ha voluto essere sepolto nel cimitero di Beausoleil, un piccolo comune francese confinante con il Principato di Monaco, che frequentava spesso. Grazie Maestro!
LA SCIENZA ERMETICA concepisce l’Essere costituito da quattro parti elementari che rappresentano i quattro elementi universali e le quattro fasi involutive del principio di vita intelligente.- SOLARE, Fuoco – Principio di vita intelligente:- MERCURIALE, individualizzazione aerea del principio, prima umanizzazione.- LUNARE, mediatore plastico – Corpo astrale o lunare.- SATURNO, Terra – Corpo tangibile, organismo sensoriale.
Si consiglia la lettura degli altri libri che costituiscono la collana dell’autore per avere tutti i dati storici e bibliografici a completamento del contenuto di questo manoscritto, forse per molti versi poco interpretabile da non iniziati. In qualsiasi caso la via ermetica alchemica è semplice, è semplicemente introspettiva, basta la volontà di lanciarsi alla ricerca incondizionata del nostro “SE”.
“TEMPLAR ORDER – il cammino dei templari, la via verso la saggezza“ tradotto in quattro lingue,
“I CAVALIERI TEMPLARI, storia, segreti, filosofia spiritualità”, nella top ten di Amazon dei migliori libri sui Templari                      “LE PRIEURÉ DE SION” una scienza sociale,
“ATLANTIDE, PRIEURE DE SION ED I CAVALIERI DEL TEMPIO”,
“TEMPLARI E ROSACROCE, L’ORDINE D’ORIENTE”in versione italiana ed inglese.
“I TEMPLARI E GLI ESSENI, un filo invisibile una memoria vivente”

L’Idea  Magazine:L’Accademia di Antiche Conoscenze RosaCroce, che Lei dirige, offre dei corsi. Potrebbe parlarne un poco? Che cosa s’intende con la ricerca del Graal?
Domizio Cipriani: Di seguito vi descrivo quattro dei miei corsi universitari della facoltà di “Teoria e fisica quantistica” della Unidemontaigne. (Cliccare sull’immagine)

L’Idea  Magazine: Lei asserisce che “Il comitato scientifico del nostro centro studi Monégasco sta sviluppando con l’università di Monaco, la possibilità di realizzare una nuova facoltà di fisica quantistica  per consentire a tutti gli interessati di approfondire questo interessante percorso, molto apprezzato dai giovani”. Ottima idea, direi, ma poi aggiunge che “lo scopo dei corsi è quello di far apprendere le tecniche necessarie a vivere nel momento presente, la chiave della felicità e del successo verso il benessere, ed imparare a cogliere la saggezza dal silenzio ed usare il silenzio per creare e diventare attore della tua vita e non effetto delle situazioni”. E qui la perdo, perché non  riesco a capire la connessione tra la fisica quantistica e le tecniche da Lei menzionate. Potrebbe esplicare meglio questo soggetto? Voleva forse riferirsi alla filosofia quantistica?

Domizio Cipriani: Vi rimando ad una mia intervista andata in onda in prima serata su TELECOLOR nella trasmissione Laboratorio salute, nella quale con l’Ing Vota spieghiamo che la fisica quantistica o coscienza collettiva, è stata sviluppata il secolo scorso seguendo le antiche conoscenze spirituali. La trasmissione intitolata esoterismo templare e spiritual quantum coach.

L’ingegnere Giovanni Maria Vota, breathariano a fasi alterne (si nutre di sola energia anche per due o tre mesi senza mangiare e bere nulla), ha cercato di “Ingegnerizzare la spiritualità e l’esoterismo”. Questa è stata un po’ l’idea-guida del suo percorso quando ha iniziato ad occuparsi di spiritualità ed esoterismo per perseguire precisi obiettivi di business alla fine degli anni Novanta. Ovviamente suscitò scompigli e scetticismo tra tutti: gli ingegneri che non capivano cosa c’entrasse la disciplina matematica dell’ingegneria con qualcosa che “non è scientifico”; gli spirituali che si vedevano accostati ad ingegneri e peggio al business; chi si occupa di business che si ritengono persone “con i piedi ben piantati per terra” per fare profitto e che non si occupano di velleità “new age”.

Da buon ingegnere quando studiò le pratiche spirituali ed esoteriche gli sembrava davvero tutto molto “fumoso”. Fu incoraggiato in tutto questo da Karl Gustav Jung che gli “parlò” molto chiaramente con la sua prefazione all’I King. Cosa vuol dire “ingegnerizzare l’esoterismo e la spiritualità”? L’ingegnere è colui che crea prodotti e soluzioni che siano usufruibili da tutti. Per esempio, chiunque oggi può parlare con qualcun altro dall’altra parte del Mondo usando un “semplice” cellulare, senza doversi minimamente preoccupare dell’enorme complessità tecnologica, scientifica e organizzativa che sottostà […]. Così iniziò con molta pazienza e passione a studiare tutto ciò che riteneva potesse dargli delle chiavi di lettura: la lingua sanscrita, le tradizioni orientali e sciamaniche, quelle Hawaiane dei Kahuna, aborigene australiane, Medicina tradizionale cinese, naturopatia, e così via. E mano a mano, praticava e sperimentava nella sua vita e nel business. In questo studiare scoprì alcune tecniche davvero fantastiche, che “funzionano” ma non era però soddisfatto perché non rispondevano ad un’altra domanda fondamentale: “Perché funzionano?”. Senza questa risposta si ricade o nella fede religiosa, o nella pratica magica, o in un meccanismo di dipendenza o superstizione. Ancora una volta fu Karl Gustav Jung a guidarlo: “Rendi cosciente l’inconscio  altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino”. Perfetto! E così iniziò un approfondito viaggio nell’inconscio o subconscio, l’ipnosi, le tecniche regressive ipnotiche, per poi arrivare al Superconscio. In parallelo a questi studi però altri studi lo catturarono e furono quelli della fisica quantistica. Per farla breve, l’antica spiritualità e le sue ricerche sulla moderna fisica quantistica gli permisero di creare quelle basi teoriche, su cui creare un metodo di coaching pratico, veloce e “sicuro” che può essere appreso facilmente da parte di tutti al punto che poi ognuno può poi crearsi il suo metodo. Lo Spiritual Quantum Coaching è nato così, come strumento che permette di cambiare la propria vita e volendo anche quella degli altri in una ritrovata armonia tra il razionale e lo spirituale. Perché l’obiettivo è vivere al meglio la nostra vita qui, adesso, su questo pianeta, una vita che riassumevo in uno slogan: “Una vita di Spiritualità, Salute, Sapere, Saggezza, Soldi, Sesso e… ‘Sciampagne!?”. Sì perché è possibile vivere senza soffrire psichicamente e gli insegnamenti ci sono tutti! Si tratta di comprenderli e soprattutto viverli con costanza e determinazione giorno per giorno.

L’Idea  Magazine: Secondo quanto mi ha riferito Lei, esiste anche un Forum gratuito su www.knighttemplar.net, ma quando l’ho visitato si chiede di iscriversi all’Accademia per seguire i corsi, per una cifra simbolica di 20 euro al mese. Non sono riuscito a trovare altre descrizioni del contenuto del Forum o dei corsi. Non capisco bene come ci si possa aspettare una inscrizione ad un corso senza sapere cosa contiene. Mi aiuti a chiarire la mia mente al proposito.
Domizio Cipriani: Cliccando nel menù del nostro sito web ufficiale www.knighttemplar.net nella voce forum, potrete avere accesso gratuitamente al nostro forum di metafisica, fornendo solamente uno pseudonimo ed un indirizzo email. Poi per chi volesse seguire il primo livello dei corsi di formazione della nostra accademia che prevede solamente un rimborso spese, potrà visionare tutto il programma ed eventualmente iscriversi cliccando sul pulsante al centro della home page.
Utilizzando il menù in alto a destra si potrà accedere e visionare tutti i dipartimenti della nostra istituzione. Lo scopo dei corsi dell’accademia del nostro centro studi, tenuti dai docenti che fanno parte del nostro comitato scientifico sono proprio mirati a far apprendere a tutti le antiche conoscenze spirituali per vivere nel qui ed ora, nel momento presente, senza essere effetto di sensi di colpa del passato o paura del futuro. Questo utilizzando l’emisfero destro del nostro cervello, la nostra parte intuitiva. Per imparare a creare nuove opportunità a crescita esponenziale, utilizzando appunto la connessione con il campo quantico o coscienza collettiva ed il silenzio. I corsi sono aperti a tutti  e mettiamo a disposizione le nostre conoscenze per il cammino spirituale individuale. Esperienza da vivere e condividere, mantenendo la pratica ed  il proprio credo religioso così come deve essere. Preferiamo non schierarci in valutazioni politiche e religiose per scelta, anche se siamo ovviamente per le chiese, la salvaguardia della famiglia e dei valori cristiani, oltre che dell’etica ovviamente.

L’Idea  Magazine: Ci sono altri progetti in fase di evoluzione per l’Ordine dei Templari?
Domizio Cipriani: Stiamo realizzando, tramite il nostro centro studi Monégasco, una serie televisiva dal titolo INFINITY, quali guardiani delle antiche conoscenze Rosa+Croce.
Potrete visionare il teaser ed il trailer di presentazione, nella sezione opportunamente dedicata, all’interno del nostro sito web ufficiale.
https://www.knighttemplar.net/TemplarForum/jsp_2/studyBookInfinity.jsp

L’Idea  Magazine: Chi può aderire all’Ordine? Quali sono i requisiti necessari?
Domizio Cipriani: Chiunque puo’ avvicinarsi a noi a condizione che abbia voglia di studiare e mettersi in gioco, indossare il mantello non è un privilegio, è una missione divina per aiutare gli altri con amore incondizionato nella gratitudine.

L’Idea  Magazine: Ci sono altre sedi dell’Ordine, a parte quella di Montecarlo?
Domizio Cipriani: No la grande maison metropolitane d’initiation dell’ordine d’oriente è l’unico punto di riferimento mondiale

L’Idea  Magazine: Se Lei potesse incontrare un personaggio storico di qualsiasi epoca, chi sarebbe e che cosa gli o le chiederebbe?
Domizio Cipriani: Sicuramente Leonardo, sarebbe un onore condividere con lui la sua espansione di coscienza in tutti gli ambiti

L’Idea  Magazine: Un messaggio per i nostri lettori?
Domizio Cipriani: Consiglio a tutti la frase estratta dal vangelo di LUCA, credo sia quella più determinante per poter giungere ad una immediata comprensione delle finalità prefisse nella nostra missione:
Perché non c’è nulla di segreto che non debba essere scoperto e nemmeno nulla di nascosto che non debba essere conosciuto e reso pubblico” (LUCA VIII, 17)
Grazie mille per l’attenzione, spero di potervi incontrare presto nel nostro bel Principato, auguro una magnifica giornata a tutti, restando a disposizione per ogni eventuale informazione tramite il nostro indirizzo email: templiersmonaco@yahoo.fr
Un caro abbraccio, non nobis. Vostro fratello cavaliere Domizio

“Le Mie Emozioni Sono Il Mezzo Per Raggiungere L’obbiettivo…” Intervista Esclusiva Con Melania Dalla Costa [L’Idea Magazine 2021]

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

Melania Dalla Costa. Foto Maria La Torre

Melania Dalla Costa è un’attrice, sceneggiatrice, produttrice e attivista italo francese, nata il 25 febbraio 1988 a Marostica. Ha debuttato sul piccolo schermo con un ruolo nella soap Un posto al sole durante la stagione 2014 a cui hanno fatto seguito Immaturi, fiction diretta da Rolando Ravello (2016), e il film Pamuk Prens (2016).
Nel mese di settembre 2018, Forbes Italia la sceglie come unica artista per rappresentare, durante l’evento Forbes Live, l’eccellenza Made in Italy.
Grazia Arabia, nel numero di febbraio 2020, sceglie Melania Dalla Costa come una delle donne internazionali che ispirano il magazine, grazie al lavoro svolto dall’attrice a livello internazionale.

L’Idea MagazineMelania, sei il produttore creativo di Magic Fair, boutique sales e production company basata in US, Italia e Russia. Che cosa ti ha portato da essere attrice e sceneggiatrice a questa attività?
Melania Dalla Costa: Scrivo sceneggiature perché ho voglia di raccontare storie, situazione e sentimenti di persone che lottano per raggiugere i loro obbiettivi, personaggi che non si abbattono davanti alle avversità, ma si alzano e si impegnano per trovare una soluzione. Grazie a loro lancio un messaggio a tutti: combattete e non arrendetevi perché con amore e coraggio nulla è impossibile. Il cinema è povero di personaggi forti femminili, cerco con le mie sceneggiature di dare spazio alle donne e delle donne sono le protagoniste. Sono attrice perché ho un forte bisogno di comunicare e in qualche modo quando il mio personaggio vince, raggiungendo il suo obbiettivo, vinco anche io. Sono il Creative Producer di Magic Fair LLC perché queste storie bisogna produrle anche e distribuirle, anche se non mi occupo solo dei miei progetti personali, ma certo scegliamo, secondo noi, i migliori film con forti messaggi e con un alto valore artistico e culturale.

L’Idea MagazineHanno iniziato a girare in Liguria il film “Umbrella Sky”del quale sei il produttore associato. Che cosa implica questa tua funzione? Di che cosa parla il film?
Melania Dalla Costa: Mi sono occupata di sviluppare la coproduzione tra Italia e Ucraina, un’operazione non facile, è il core business di Magic Fair. Umbrella Sky parla del giovane italiano Michele (interpretato da Simone Costa), che ha radici ucraine, si reca in un villaggio abbandonato dei Carpazi per spargere le ceneri di sua madre. Qui vive suo nonno Michael (Bogdan Benyuk), un ex clown di nome “Buba”. La relazione tra Michael e Michele è accompagnata da una serie di strani eventi che trasformano le cose serie in tragicommedia e uniscono per sempre i destini, un tempo divisi, di nonno e nipote.

Bogdan Benyuk e Simone Costa, i due protagonisti del film Umbrella Sky.

L’Idea MagazineParliamo un po’ dei tuoi film come attrice. Sei stata nel cast del successone turco Cotton Prince (Pamuk Prense). Di che cosa trattava il film e che differenza trovasti a lavorare in un cast extraeuropeo?
Melania Dalla Costa: Parla della vita di un attore famoso, che all’improvviso si ritrova a perdere tutto e si rende conto che l’unica cosa importante è l’amore, che deve riconquistare. Ho girato a Venezia, all’Hotel Danieli, ed ero l’amante del protagonista. Ovviamente il budget, i doppi ciack, perché ho girato in inglese ed in turco. Un’esperienza che mi ha fatto sicuramente crescere. Ero molto preoccupata all’inizio, ma poi ho vinto l’emozione.

Foto L’Officiel

L’Idea MagazineL’anno dopo sei stata del film Stato di Ebbrezza, diretto da Luca Biglione, un film molto impegnativo che ha anche partecipato al Marché del Festival del Cinema di Cannes. Può parlarcene un po’?
Melania Dalla Costa: Il mio personaggio è Beatrice, una giovane madre tossicodipendente, bipolare e con idee di suicidio. Nel cast c’è Francesca Inaudi ed Antonia Truppo. È stato molto difficile interpretarla perché è lontana dal mio stile di vita. Ho praticato lo sci nordico a livello agonistico per dieci anni e ancora oggi mi alzo alle 6 del mattino per andare a correre. Ho una vita sana. Sono troppo libera ed indipendente per dipendere da qualcuno o qualcosa. Quindi ho dovuto fare un percorso molto difficile frequentando delle cliniche dove ho potuto intervistare pazienti e medici, per affacciarmi al mondo della droga. È stata un’esperienza che non dimenticherò mai. Chi fa uso di sostanze stupefacenti ricerca il coraggio, che non ha, per affrontare delle situazioni, la vita. Beatrice si sente inadeguata perché non è cresciuta in una famiglia che l’ha amata e sostenuta. Ho dovuto portare Beatrice in basso, farle toccare il fondo, tentando il suicidio, tagliandosi le vene e poi l’ho fatta crescere e splendere come un fiore immenso e luminoso. Quando creo un personaggio lo lego ad una canzone e quella di Beatrice è Hallelujah cantata da Jeff Buckley, che tra l’altro è anche il mio cantante preferito. Il testo, però, è stato scritto da Leonard Cohen e spiega che diversi tipi di hallelujah esistono, e tutte le hallelujah perfette e infrante hanno lo stesso valore. Per interpretare Beatrice e affrontare il tema della “disintossicazione” ho dovuto fare un viaggio dentro di me e aprire le porte dei luoghi più bui della mia anima. È stato doloroso anche per me e anche liberatorio. Finite le riprese, per alcuni mesi, ho vissuto in uno stato di limbo per poi rinascere anch’io. Le mie emozioni sono il mezzo per raggiungere l’obbiettivo, quindi devo conoscere me stessa intimamente, e ogni conflitto o battaglia del personaggio altro non è che la lotta nel perseguirlo. Beatrice rivuole la sua vita e riavere la sua stella polare: sua figlia! Beatrice combatte per l’amore.

L’Idea MagazineNello stesso anno hai girato il film “I Sogni Sospesi, da te scritto e diretto dalla regista Manuela Tempesta. Durante la 76’ edizione della Mostra Internazionale D’Arte Cinematografica di Venezia sei stata anche una delle protagoniste del festival, presentando ufficialmente il film nello spazio della Regione Veneto all’Hotel Excelsior al Lido di Venezia.  Che sensazione fa recitare in un film del quale hai creato la sceneggiatura? Questo film tratta un argomento molto delicato, la violenza sulle donne; che cosa ti ispirò a scrivere quella storia?
Melania Dalla Costa: Volevo dare voce a tutte le vittime di violenza, che non riescono a denunciare perché si sentono in colpa e colpevoli. Il mio approccio nell’interpretare Marlène è stato molto profondo e allo stesso tempo una grande emozione perché era il mio progetto e soprattutto avevo una grande responsabilità. Grazie a questo progetto l’UNICRI (ONU) mi ha chiesto di diventare la loro testimonial della campagna contro la violenza sulle donne.

L’Idea MagazineL’anno scorso hai girato come protagonista il cortometraggio Three, diretto da Alberto Bambini. Il filmè stato selezionato come miglior horror al Los Angeles Film Awards 2020. Il regista ha dichiarato: “Ho costruito questo personaggio con l’attrice Melania Dalla Costa che trovo molto professionale e camaleontica. Melania ha costruito dentro di sé una voce capace di descrivere fino in fondo le paure di Camilla”. So che molti attori di alto livello si immedesimano completamente con il personaggio che recitano. È successo così anche a te?
Melania Dalla Costa: Io non divento il personaggio, è il personaggio che diventa me. Io sul set devo vivere e non recitare perché bisogna sempre essere fedeli alla verità. Three è stato il mio primo progetto horror, ero molto incuriosita e soprattutto amo sfidarmi e superarmi. Mi piace mettermi in difficoltà.

Foto L’Officiel

L’Idea MagazineIn televisione hai fatto pure molta presenza. Per esempio la tua partecipazione nel 2012 di “Un posto al sole”, serie della quale hai asserito: “Da piccola la seguivo tutti i giorni, tra l’altro è la più longeva in Italia. Ora recito con gli attori che guardavo in televisione e faccio parte della storia. Direi… fantastico!”  È stata veramente una esperienza entusiasmante quella di far parte del soap di Raitre? Quanto durò?
Melania Dalla Costa: Durò circa un anno e mi sono ritrovata all’interno di una famiglia; per me “Un Posto al Sole” è stata una palestra dove poter imparare, rubare dagli altri attori e migliorare. Da piccola la seguivo davvero tutti i giorni ed è stato pazzesco poi farne parte. Le persone che ci lavorano sono fantastiche e ti fanno sentire a casa. Volevo però darmi altre possibilità e quindi poi fare nuove esperienze ed affacciarmi a nuove opportunità e sfide.

L’Idea MagazineHai anche scritto molte sceneggiature per film. Potresti dirci come scegli il soggetto delle tue storie? Sono tutte storie tue? Qual è la sceneggiatura della quale sei più orgogliosa? [possono essere anche più di una]
Melania Dalla Costa: Ognuna ha il suo fascino ed è importante per me. Le storie le vedo scorrere davanti a me, fissando un punto, ad esempio guardando fuori dal finestrino. “Medusa”, una storia fantasy, con una supereroina donna, l’ho sognata di notte. Non posso svelare troppo, però le mie storie le vedo per immagini.

L’Idea Magazine:  Negli ultimi due anni, hai accumulato molti premi per la tua attività cinematografica. Qual’è il premio che ti è più caro?
Melania Dalla Costa: Non festeggio mai i miei successi, ed in questo sbaglio. Non sono molto felice, perché penso sempre che il meglio arriverà e per questo devo ancora lavorare molto. Le mie amiche mi sgridano per questo. Ho vinto premi come miglior attrice a Las Vegas, Los Angeles, New York, ma vivo tutto ciò come cose normali, con umiltà e semplicità. Sono il risultato del mio lavoro e quello della mia squadra.

L’Idea MagazineCome attrice hai già alle spalle un curriculum da invidiare, ma ti sei dimostrata anche una modella di successo; hai presentato modelli di Chanel, sei stata immortalata da fotografi di alto nome e sei apparsa sulla copertina di molte riviste. Quale è stata l’esperienza più eccitante in questo campo? Quale è stata la tua prima passione? Fare l’attrice o la modella?
Melania Dalla Costa: Il lavoro come modella è arrivato prima, anche se dall’inizio volevo lavorare, invece, come attrice. Quest’anno sono stata sulla copertina de L’Officiel Italia, in edicola, e su quella di Harper’s Bazaar Serbia, sempre in edicola, per parlare dei mie nuovi progetti come attrice. Il mondo della moda mi piace molto, ma quello dell’attrice è magico.

Melania in una delle foto pubblicitarie per Chanel.

L’Idea Magazine: Artribune, il più autorevole magazine culturale italiano, ti ha definito come La Musa di Giovanni Gastel (icona internazionale della fotografia). A conferma di ciò, sei stata, tra il 2018 e il 2019, la protagonista e l’unico soggetto della mostra “Cattura” del famoso fotografo. Tu sei d’accordo su questa definizione?
Melania Dalla Costa: Penso che Giovanni Gastel sia uno dei fotografi contemporanei più bravi. Non pensavo potesse nascere una collaborazione tra noi, anche se io la desideravo molto. Ci siamo conosciuti ad un evento di Vanityfair. È nato tutto in quel momento. Abbiamo fatto un servizio fotografico di un intero giorno. Giovanni Gastel dice di avermi scelta perché ho dei tratti che gli ricordano quelli di Claudia Cardinale e di quelle attrici lì. A volte mi sento come se non appartenessi a questa epoca, preferisco non uscire la sera e magari ascoltare musica classica o studiare. È un po’ la mia dimensione, estraniata dalla nostra società.

L’Idea MagazineIn aggiunta alle tue attività di attrice, sceneggiatrice e modella, ti sei data da fare anche come attivista, e sei stata la testimonial della campagna 2019 contro la violenza sulle donne delle Nazioni Unite (UNICRI).  Noto adesso il legame con la tua scelta della sceneggiatura per “I Sogni Sospesi”… Che cos’è l’UNICRI? Che cosa ti ha fatto scegliere questa campagna? Che attività erano legate a questa campagna?
Melania Dalla Costa: Il 25 novembre l’Assemblea Generale dell’ONU ha ufficializzato una data che fu scelta da un gruppo di donne attiviste, riunitesi nell’Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi, tenutosi a Bogotà nel 1981. Questa data fu scelta in ricordo del brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabal, considerate esempio di donne rivoluzionarie per l’impegno con cui tentarono di contrastare il regime di Rafael Leonidas Trujillo, il dittatore che tenne la Repubblica Dominicana nell’arretratezza e nel caos per oltre 30 anni. Il 25 novembre 1960, infatti, le sorelle Mirabal, mentre si recavano a far visita ai loro mariti in prigione, furono bloccate sulla strada da agenti del Servizio di informazione militare. Condotte in un luogo nascosto nelle vicinanze furono stuprate, torturate, massacrate a colpi di bastone e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente.
Ho deciso di partecipare a questo prestigioso progetto, e sono onorata di averne fatto parte, perché con tutte le mie forze ed il mio cuore voglio aiutare chi soffre.
Il tema della campagna scelto per il 2019 s’incentra sull’uguaglianza di genere e rappresenta una chiamata collettiva contro lo stupro.
Secondo l’ONU ancora oggi una donna su tre è vittima di forme di violenza nell’arco della sua vita. In tempi di guerra e di pace e in ogni paese, le donne subiscono abusi sessuali. Lo stupro si radica nelle credenze patriarcali, nelle dinamiche di potere e nel bisogno di controllo. Questi sono in larga misura gli elementi alla base di società dove la violenza sessuale è pervasiva, troppo spesso ignorata e ridotta a un fatto della quotidianità. Negli ultimi anni la voce delle sopravvissute e degli attivisti ha generato una reazione mondiale e raggiunto un crescendo che non può più essere ignorato. Una richiesta di cambiamento che sta producendo effetti ovunque.
La giornata internazionale del 25 novembre vuole inoltre essere un richiamo all’emancipazione delle donne e delle ragazze in ogni settore e in ogni paese. Oggi più che mai è necessario rispondere a questa chiamata per creare le condizioni di una società dove le donne non siano più discriminate e abusate.
L’UNICRI è l’Istituto dell’ONU che si occupa di prevenzione del crimine e rafforzamento della giustizia come basi fondamentali per la protezione dei diritti umani e dello sviluppo. Dall’anno della sua creazione (oltre 50 anni fa), si è occupato di vittime di abusi e di promuovere la protezione dei segmenti più vulnerabili della popolazione attraverso ricerca, assistenza, empowerment, riforme legali e attività di formazione. La campagna racconta, per immagini, la storia di una donna vittima di violenza.

L’Idea Magazine:  A parte “Umbrella Sky”, hai altri progetti in lavorazione o perlomeno in fase di sviluppo?
Melania Dalla Costa: Almeno 12, ma non vorrei e non posso svelare di più. Credo fermamente in ciò che faccio e tutto quello che inizio lo porto a termine.

L’Idea MagazineSogni nel cassetto?
Melania Dalla Costa: Un attico a New York e avere tempo per me stessa, anche se non dovrebbe essere un sogno, ma ho sempre pochissimo tempo per me.

L’Idea MagazineSe potessi incontrare un personaggio del passato o del presente, chiunque sia, e poter porre qualsiasi domanda, chi sarebbe la persona in merito e che cosa chiederesti?
Melania Dalla Costa: Vorrei incontrare Gesù, ma la domanda è un segreto.

L’Idea MagazineUn messaggio per i nostri lettori?
Melania Dalla Costa: Sognate in grande!

Per saperne di piu` su Melania visitate il suo sito! Cliccate qui

We The Italians: Il Successo Del Ponte Culturale Italia-USA. Un’intervista Esclusiva Con Umberto Mucci [L’IDEA MAGAZINE 2021]

We The Italians: il successo del ponte culturale Italia-USA. Un’intervista esclusiva con Umberto Mucci

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

Umberto Mucci ha una laurea in Scienze Politiche con indirizzo Internazionale ed un Master in Marketing e Comunicazione. Fondatore e CEO di We the Italians, la piattaforma online con il più alto numero di contenuti tra Italia e Stati Uniti, Mucci è stato co-direttore di “èItalia for USA”, sezione dedicata all’Italia negli Stati Uniti all’interno della rivista èItalia.
È stato responsabile delle relazioni internazionali di Innovarte per la mostra “Loghi d’Italia – Testimonianze dell’arte di eccellere”, e a capo della sezione diplomatica della rivista “Romacapitale”. Ha tenuto lezioni presso il Centro Internazionale di Studi Accent sull’emigrazione italiana negli Stati Uniti per studenti provenienti da Michigan State University, University of Minnesota e Santa Barbara City College. E’ stato relatore in numerosi eventi pubblici sia in Italia che negli Stati Uniti, e ha pubblicato libri sia in italiano che in inglese sulle relazioni tra Italia e Stati Uniti.

Tiziano Thomas DossenaUmberto, quando e perché iniziò la tua avventura con “We the Italians”?
Umberto Mucci: Ho iniziato ad occuparmi di italiani all’estero grazie alla mia collaborazione con un giornale che si chiamava è Italia. Fu lì che conobbi il mondo degli italiani in America: mi occupavo della sezione di è Italia dedicata a loro, che si chiamava èItalia for USA. Ma il motivo per cui ho nel cuore gli italoamericani risale a molto prima: mio padre fu salvato dalla Quinta Armata americana durante la seconda guerra mondiale, e rimase molto amico con tre italoamericani che facevano parte di quelle truppe, e che parlavano italiano. Quei tre italoamericani erano i miei eroi, senza di loro mio padre sarebbe stato fucilato dai fascisti e io non sarei mai nato. Si chiamavano Eddie Gastaldo, Anthony Tiso e Sal Di Marco.

Tiziano Thomas DossenaPotresti parlarmi un po’ del sito di We the Italians?
Umberto Mucci: Il sito è il portale col maggior numero di contenuti tra Italia e Stati Uniti, quasi 60.000. È diviso in diverse sezioni.

Ci sono le news: ogni giorno aggreghiamo e promuoviamo 25 news che riguardano Italia e Stati Uniti, o cose positive riguardanti l’Italia. Sono quasi tutte in inglese, e divise per area territoriale e sottocategoria tematica.

Ci sono le mie interviste, ormai quasi 250, a personaggi che ogni volta mi raccontano storie e punti di vista relativi a un diverso argomento del rapporto tra Italia e Stati Uniti: le interviste poi vengono pubblicate in almanacchi annuali, nelle due lingue. I libri pubblicati sono già sette.

Ci sono gli articoli del magazine, gratuito e mensile, anche in versione pdf sfogliabile e acquistabile in copia cartacea: sono circa 15 rubriche in inglese sulle eccellenze italiane, ovvero cultura, storia, design, arte, paesaggi, giardini, vino, artigianato, cucina, innovazione, buone notizie, sport, spettacolo, lingua, sapori, tematiche giovanili e piccoli borghi.

C’è l’archivio più completo e geolocalizzato con più di 1.400 siti che rappresentano qualcosa di italiano negli Stati Uniti: associazioni, festival, fondazioni, dipartimenti che insegnano la nostra lingua, musei dell’emigrazione italiana, istituzioni italiane, filiali delle istituzioni italoamericane nazionali.

C’è la possibilità di iscriversi gratuitamente a una o anche tutte le nostre 9 newsletter mensili che vanno a più di 100.000 iscritti, una per ogni area nelle quali abbiamo diviso gli Stati Uniti: New York, East, New England, South East, Great Lakes, Midwest, South, West, California.

C’è lo spazio dedicato alla difesa di Cristoforo Colombo.

C’è lo spazio dedicato al fundraising che abbiamo organizzato quando è iniziata l’emergenza covid, a favore dell’Ospedale Spallanzani di Roma.

C’è lo spazio dedicato al nostro store virtuale, con più di 20 gadgets col nostro logo, molto apprezzati e acquistati soprattutto in America.
A breve apriremo tre nuovi spazi. Il primo sarà dedicato al nostro team, che cresce di mese in mese e al momento è formato da 30 persone tra cui gli autori degli articoli del magazine e i nostri rappresentanti in 16 diversi Stati americani e in 3 regioni italiane. Il secondo sarà dedicato alle partnership che stiamo siglando con fornitori di servizi che saranno dedicati ai nostri lettori italoamericani: i temi sui quali stiamo lavorando al momento, ma siamo aperti a qualsiasi argomento, sono study abroad, promozione culturale italiana in America, promozione commerciale di prodotti italiani, real estate, assistenza per richieste di cittadinanza italiana, turismo americano in Italia, servizi legali di vario tipo, brand reputation, investimenti americani in Italia. Il terzo nuovo spazio sarà dedicato a We the ItaliaNews, il video e audio podcast in lingua inglese sull’Italia che ormai è diventato un vero e proprio mini telegiornale

Tiziano Thomas DossenaTu hai fatto più di 200 interviste a vari personaggi, e le prime cento interviste sono state raccolte in un libro a titolo “We the Italians. Two flags, One heart. One hundred interviews about Italy and the US”. Quali sono i criteri di scelta dei personaggi?
Umberto Mucci: ti ringrazio per questa domanda, perché dietro la scelta delle persone da intervistare c’è una ricerca molto scrupolosa che mi rendo conto sia difficile da realizzare da fuori. Sin dall’inizio, e le prime interviste risalgono al 2012, quindi questo è il decimo anno, ho cercato di spaziare il più possibile mantenendo fermo come fil rouge il rapporto tra Italia e Stati Uniti. Cerco di alternare quanto più possibile uomini e donne, persone che vivono in Italia e altri che sono negli Stati Uniti, e tra di questi ultimi cerco di spaziare tra tutte le zone americane. Cerco di trovare argomenti del passato e del presente, tematici e territoriali, culturali e di altro tipo. Cerco di variare il più possibile, e di non fare mai un’intervista simile a qualsiasi altra mai fatta da me. Il lavoro dietro le quinte non è piccolo: parte dall’analisi degli argomenti e delle persone, poi c’è il contatto, lo studio per le domande, l’intervista, la trascrizione, l’invio del draft a chi è intervistato, perché pubblico solo il testo col suo ok; poi la traduzione nell’altra lingua, a seconda che io abbia fatto l’intervista in italiano o in inglese; e poi la pubblicazione e la promozione. Insomma, non è un’attività banale, ma sono molto fortunato, perché le interviste mi hanno permesso di conoscere persone e storie straordinarie, e di raccontarle sia in Italia che in America.

Tiziano Thomas Dossena: Ho visto che hai continuato a pubblicare in vari libri annuali le tue interviste… 
Umberto Mucci: Si, come dicevo ogni anno dal 2016 esce lo Yearbook, ovvero l’almanacco con le interviste in due lingue pubblicate l’anno precedente. Sono anche in versione e-book. I primi due libri invece contengono le 100 più importanti interviste pubblicate in inglese prima del 2016, il primo; e una selezione delle migliori 50 pubblicate nello stesso periodo, ma in italiano, il secondo.
Ho presentato questi libri in una dozzina di eventi in Italia, e 25 negli Stati Uniti. Ed è stato sempre molto bello raccontare aneddoti e vicende, storie ed eccellenze che riguardano alcuni ambiti del rapporto tra Italia e Stati Uniti. Ricordo una volta ad Albuquerque, in New Mexico, quando al momento di firmare i libri che il pubblico aveva acquistato mi si avvicina una signora di una certa età, in lacrime. Io chiedo che succede, se ha bisogno di aiuto. E in un italiano un po’ incerto ma comprensibilissimo, mi dice di essere americana ma di origini italiane, radici di cui va molto orgogliosa. Piange di gioia perché l’Italia non dedica molto tempo e spazio alla comunità italiana laggiù, a parte avere una bravissima console onoraria che era lì con noi. E si è commossa perché è arrivato uno da Roma ad omaggiare loro e a raccontare a loro, italoamericani, cose sugli italoamericani che loro non conoscevano. Le dico che il merito era dei miei intervistati, e la abbraccio. Mi sta ringraziando, ma le dico che sono io a ringraziare lei. È un momento difficile da dimenticare.
È importante che questi libri siano anche in italiano. Qui in Italia c’è una grande ignoranza circa la comunità italoamericana, le sue storie, i suoi sacrifici, i suoi successi, e il suo enorme orgoglio delle radici italiane. Essere un po’ l’ambasciatore di questi temi mi rende molto felice. L’Italia avrebbe diverse cose da imparare dagli italoamericani.

Tiziano Thomas DossenaQuali furono le interviste nelle quali il personaggio ti sorprese di più con le sue risposte?
Umberto Mucci: Direi che quasi sempre rimango stupito di qualcosa. Ne cito brevemente 5.
Thomas Gambino, italiano alle Hawaii, mi ha raccontato di Henry Ginaca, siciliano (come Thomas) che si ritrovò a inizio dello scorso secolo proprio alle Hawaii, e gli portarono una fetta di ananas. Henry non l’aveva mai visto o assaggiato: incuriosito, chiese di vedere il frutto intero, e quando gli portarono un ananas intero inventò uno strumento artigianale per tagliarne le fette in automatico senza sprecarne la polpa. Le Hawaii divennero l’unico esportatore di ananas al mondo e il suo PIL schizzò in alto.
La fantastica storia di Anna Tornello, sergente di polizia in Connecticut, master in psicologia industriale, addestrata con l’FBI per diventare negoziatore di ostaggi e… cantante d’opera.
Giovanni Zoppè, direttore dell’unico circo italiano d’America, da generazioni e centinaia di anni gestito dalla sua famiglia, che mi ha raccontato quanto la cultura italiana della commedia abbia a che fare con l’arte circense e come il suo ruolo di clown sia più importante di quanto si potrebbe pensare.
Gerald Gems, scrittore di sport che mi ha svelato la storia di Margaret Gisolo, italoamericana talmente talentuosa da aver vinto un campionato di stato di Baseball con la squadra maschile, provocando una protesta che – nel 1928! – divenne di portata nazionale, riguardante la possibilità per le ragazze di giocare nei campionati maschili.
Renato Cantore mi ha parlato di Rocco Petrone, eccezionale italoamericano di origini umilissime, laureato a West Point, campione di Football americano e poi scienziato, ma non uno scienziato qualunque: il Direttore delle operazioni di lancio dell’Apollo 11, l’uomo a cui si affidò la NASA per fare quelle “cose difficili” che purtroppo JFK non poté mai vedere realizzate.

Tiziano Thomas DossenaQuale fu l’intervista che ti emozionò di più e perché?
Umberto Mucci: È difficile rispondere a questa domanda. Forse quella a Samuel Alito, Giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti. Siamo l’unica testata italiana con sede qui in Italia ad averlo intervistato. Ma ogni intervista che pubblico è un dono per me, il tempo che queste persone mi dedicano non è scontato e io sono grato a ognuno di loro.

Tiziano Thomas DossenaQual è la ragione dell’esistenza di un Magazine online, di un sito Web e anche di una Newsletter? Che differenza c’è fra i tre prodotti?
Umberto Mucci: Il magazine ha contenuti descrittivi e quasi mai legati all’attualità quotidiana, essendo un mensile; parla solo di Italia (tranne le interviste e una sola rubrica che si chiama IT and US) e racconta l’eccellenza italiana.
Il sito è un collettore di contenuti diversi tra di loro, anche se con il fil rouge dei rapporti tra Italia e Stati Uniti: è la nostra vetrina, e a breve diventerà anche una sorta di centro commerciale virtuale nel quale proporre ai nostri lettori opportunità di servizi e prodotti per loro interessanti.
La newsletter è il modo per raggiungere i nostri lettori tramite email e farci vivi in modalità “push”, e contiene la copertina del magazine e 9 news come preview di tutte quelle inserite nel mese di riferimento.

Tiziano Thomas DossenaDall’inizio del lockdown hai anche creato su YouTube un podcast a titolo “WetheItaliaNews”. Che cosa ti ha spinto a farlo e qual è lo scopo del podcast?
Umberto Mucci: Era il secondo giorno di lockdown qui in Italia. Avevo appena partecipato ad una trasmissione con una radio della Louisiana, e mi ero reso conto che in America non capivano cosa stesse succedendo in Italia. Era esattamente quello che capitava a noi qualche settimana prima, quando guardavamo le immagini della Cina. Per cui sapevo che gli italoamericani volevano sapere del loro Paese di origine, ma anche che non erano preparati al fatto che, inevitabilmente, il virus sarebbe arrivato anche da loro. Ero chiuso in casa, la cosa migliore che potessi fare era vincere la mia naturale ritrosia a mettermi davanti a una telecamera, e raccontare cosa stava accadendo. Mi sono buttato, forzando la mia natura. Fu molto apprezzato.
Iniziai facendo un video al giorno, e cominciarono ad essere visti sulle diverse piattaforme da un migliaio di persone ogni puntata. Iniziarono ad arrivare domande e timori: io non volevo essere apocalittico, né portatore di sventura, ma sapevo che sarebbe arrivato anche a loro e raccontare cosa vivevamo noi era il modo migliore per prepararli. E così fu.
Alla fine del lockdown italiano, a maggio, decisi di cambiare la frequenza e fare un video ogni due giorni, il lunedì, mercoledì e venerdì. E iniziai a caricare anche l’audio su un podcast audio, che è uno strumento che ha molto successo. Abbiamo già prodotto più di 180 video.
Oggi il podcast è parte fondamentale di quello che fa We the Italians. È una fatica enorme, perché è di fatto un telegiornale di circa 8/10 minuti in cui faccio tutto io. Forse troverò il modo di avere qualcun altro che mi affianca o mi sostituisce stando davanti alla telecamera. Certamente la produzione dei contenuti rimarrà mia responsabilità. Parlo di Italia sotto diversi profili, cerco di alternare notizie non belle ad altre positive, e cerco di non parlare di politica: con la crisi di governo è stato impossibile evitare di accennare a cosa succede, ma mi sono posto come regola che le mie idee non influenzino i video, e credo – e spero – di esserci riuscito. Mi costa tanto dover dare brutte notizie, quando ci sono: amo l’Italia e vorrei dare solo notizie positive. Ma non sarei fedele allo spirito con cui ho iniziato a fare i video.

Tiziano Thomas DossenaUsi anche molto il social media. In che programmi sei presente? Quali sono i riscontri in questo caso?
Umberto Mucci: Quello dei social media è un mondo in grande evoluzione. Abbiamo iniziato con Facebook, dove abbiamo quasi 50.000 like sulla nostra pagina. Siamo anche su Twitter e Instagram, dove abbiamo da poco implementato una nuova strategia che inizia a dare i suoi frutti. Siamo anche su LinkedIn, dove abbiamo un gruppo con 1.200 persone, quasi tutte italoamericane. E c’è il canale YouTube, dove ci sono i video di We the ItaliaNews più altri riguardanti alcuni nostri eventi e altri relativi al fundraising. E poi abbiamo aperto un account su Tik Tok, ma è ancora vuoto perché stiamo cercando qualcuno che se ne occupi: all’inizio lo avevo sottovalutato, ma penso che invece abbia molte potenzialità.
Io modero tutti i contenuti, e a volte non è facile. Su tutti i nostri social diamo il benvenuto a contributi e idee di tutti, con un’unica regola, valida per tutti e inderogabile: non c’è spazio per insulti, parolacce e volgarità. Chi si comporta così è fuori, i nostri social sono uno spazio sicuro dove ci può essere una discussione ma mai insulti. A volte si fa una grandissima fatica, c’è tanta gente davvero molto arrabbiata, volgare e ignorante lì fuori, e noi non li vogliamo nei nostri spazi, comunque la pensino.

Tiziano Thomas DossenaDurante il lockdown, hai anche attivato una raccolta fondi per aiutare l’Italia…
Umberto Mucci: Sì, andiamo molto fieri di questo fundraising a favore dell’Ospedale Spallanzani, il centro italiano più importante dedicato alla lotta contro le malattie infettive: un grande successo, perché per la prima volta sono stati raccolti fondi in una situazione di emergenza in cui l’emergenza riguardava non solo noi italiani, ma anche i donatori italoamericani, che ci hanno permesso di raccogliere più di 53.000 €, tutti donati allo Spallanzani. È lì che hanno isolato il virus per la prima volta in Europa, è lì che un anno fa furono ricoverati e curati i due turisti cinesi in Italia che furono i primi due a cui fu diagnosticata la positività in Italia, è lì che stanno lavorando al vaccino tutto italiano che avremo in estate.

Tiziano Thomas DossenaHai anche una sezione nel sito dedicata alla difesa di Cristoforo Colombo. Puoi parlarcene un po’?
Umberto Mucci: Lo spazio dedicato alla difesa di Cristoforo Colombo ha diverse importanti sezioni. C’è l’archivio di tutte le news promosse su questo argomento, più di 1.600. C’è la pubblicazione della gazzetta ufficiale che sancisce che dal 2004 ogni 12 Ottobre in Italia è la «Giornata nazionale di Cristoforo Colombo», e la sua traduzione in inglese. C’è il manifesto a difesa di Colombo che invito tutti i vostri lettori a firmare. C’è il video del primo Columbus Day Online che abbiamo fatto lo scorso Ottobre con la partecipazione di 50 leader italoamericani da 20 dei 50 Stati americani, un evento mai fatto prima, che ha contenuto anche il bellissimo documentario “Cristoforo Colombo – L’Uomo, il viaggio, il mito” realizzato da Lorenzo Zeppa con la partecipazione di Antonio Musarra e Giacomo Montanari.
La difesa di Colombo è l’unico tema sul quale We the Italians è ufficialmente e convintamente schierata. Siamo gli italiani che vivono in Italia e difendono un grande italiano da attacchi sciocchi, oltraggiosi, antistorici e ignoranti, che colpiscono lui e insieme gli italoamericani, e di riflesso l’Italia. Purtroppo, e questo è grave e sbagliato, l’Italia non fa nulla per difenderlo, e sia lui che gli italoamericani meriterebbero molto meglio. Non ci arrenderemo mai all’idea che qualcuno condanni un pioniere del XV secolo, l’autore della più grande impresa della storia dell’uomo, giudicandolo scioccamente con i parametri del XXI secolo. Non ci arrenderemo mai all’idea che qualcuno voglia obbligare gli italoamericani, per di più con l’alibi di portare rispetto ad un altro gruppo etnico, a rinunciare al simbolo che si sono scelti. Non ci arrenderemo mai all’idea che la violenza contro la verità e contro le statue che sono molto di più di un pezzo di marmo passi sotto silenzio per omaggio al politicamente corretto. Non ci arrenderemo mai all’idea che il bersaglio del Ku Klux Klan di 100 anni fa, attaccato dai razzisti perché rappresentava la libertà religiosa e il positivo contributo degli immigrati, oggi sia fatto passare incredibilmente per un simbolo di razzismo.

Tiziano Thomas DossenaTu sei tra i fondatori e sei stato anche Segretario Generale della Fondazione Roma Europea per ben sette anni. Qual è lo scopo di tale Fondazione e quali sono stati i tuoi compiti in tale posizione?
Umberto Mucci: Roma Europea è stata un bellissimo sogno di fare quello che forse sta succedendo oggi in Italia: migliorare la nostra comunità aumentandone il suo profilo europeo. Le ho dedicato tanti anni, ho imparato molto, poi sono passato a fare altro. Ma il sogno europeo rimane vivo e oggi riguarda non solo Roma ma tutta l’Italia.

Tiziano Thomas DossenaHai pubblicato molti libri, tutti però mi pare che abbiano come tematica le tue interviste. Hai intenzione di allargare le tue mire come autore e di pubblicare anche qualche altro tipo di libro, vedi saggistica o magari anche un romanzo?
Umberto Mucci: Romanzi no, e gli almanacchi con le interviste continueranno. Ma c’è l’idea di farne uno diverso, insieme ad altri, nella versione italiana e in quella inglese. Stiamo parlando, speriamo vada in porto, ci terrei molto. Per ora non posso dire di più.

Tiziano Thomas DossenaChiaramente sei molto occupato con tutte queste attività, ma invece di chiederti dove trovi il tempo per arrivare a tutto, che sarebbe forse più logico, mi permetto di chiederti se hai altri progetti in lavorazione, dato che generalmente chi è molto occupato trova sempre qualche cosa d’altro da fare…
Umberto Mucci: Bè, c’è il progetto di far diventare We the Italians molto più di quello che è ora. Avevamo dedicato molto tempo alla stesura di un business plan e a febbraio 2020 eravamo pronti a incontrare alcuni investitori: ma un business plan pre covid non ha senso oggi, e quindi solo parte di quello che c’era scritto è attuale. Abbiamo ripreso a lavorarci, ma oggi scrivere un business plan richiede capacità di previsione che le incertezze rendono quasi impossibili.

Tiziano Thomas DossenaSogni nel cassetto?
Umberto Mucci: Dormo poco e sogno ancora meno, ma ti rispondo così. Perché accada ci vogliono ancora diversi passaggi, tantissimo lavoro e un bel po’ di fortuna, ma vorrei che un giorno We the Italians arrivasse ad essere la risposta alla domanda “quale nome ti viene in mente se ti chiedo di descrivermi il modo migliore in cui l’Italia si promuove in America”? Ecco, allora, e solo allora, forse sarei soddisfatto…

Tiziano Thomas DossenaSe tu potessi incontrare qualsiasi personaggio della storia e far loro una domanda, chi sarebbe e che cosa chiederesti?
Umberto Mucci: Forse sarebbe proprio Cristoforo Colombo, e gli chiederei di rendersi conto che aveva scoperto il nuovo mondo: a quel punto oggi parleremmo degli Stati Uniti di Colombia e sarebbe più difficile vomitargli addosso le ingiustizie che purtroppo vediamo ogni giorno.

Tiziano Thomas DossenaUn messaggio per i nostri lettori?
Umberto Mucci: Li ringrazio, e con loro ringrazio anche te, Tiziano, e chiedo loro di continuare a seguire L’Idea Magazine, e quando hanno tempo, dopo, anche We the Italians.

“In Ogni Guerra Sono Le Persone Comuni A Diventare Vittime”. Intervista Esclusiva Con L’autore Michael Phillips.

“In ogni guerra sono le persone comuni a diventare vittime”. Intervista esclusiva con l’autore Michael Phillips.

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

Michael Phillips è nato a Belfast nel 1975 e vive a Bologna. Ha conseguito la qualifica di ingegnere aeronautico in British Airways nel 1996. Nel settembre dello stesso anno viene arrestato dalle forze speciali britanniche con l’accusa di terrorismo prima di essere rinchiuso per quindici mesi in un penitenziario di massima sicurezza. Al processo sarà assolto. Dopo essersi laureato in Tedesco e Spagnolo, dal 2005 vive a Bologna producendo pubblicazioni in lingua inglese. Ha lavorato ad alcune campagne elettorali locali come consulente e presta il proprio tempo come volontario in alcuni centri sociali bolognesi. È presidente dell’associazione culturale One World, che si batte per migliori condizioni di vita e pari opportunità per gli stranieri, contrastando anche i pregiudizi razziali. Pubblica nel 2020 per Homeless Book il romanzo autobiografico “A Belfast Boy”.

Tiziano Thomas DossenaCiao Michael. Mi fa piacere che tu abbia deciso di farti intervistare in italiano. La tua vita ha avuto dei grossi traumi e cambiamenti, e a questo punto della tua vita ti trovi in Italia, a Bologna. Hai studiato Tedesco e Spagnolo, ma hai deciso di restare in  una nazione in cui si parla italiano. Come mai e che cosa ti ha portato proprio a Bologna?
Michael Phillips: Effettivamente, fin da quando ero bambino, sono sempre stato affascinato dall’Italia. Abbiamo anche molti legami con l’Italia a Belfast – un vecchio quartiere italiano che però adesso penso non esista più, tanti esempi di artigianato italiano nei bar, negli edifici e ovviamente nel Titanic. Le mie due sorelle maggiori quando erano studentesse hanno fatto le ragazze alla pari qui e parlano un ottimo italiano (forse persino meglio del mio!), perciò non c’è molto da meravigliarsi che io sia finito qui. Un altro dei motivi per cui sono venuto sono le donne italiane, che hanno qualcosa di speciale. Se sono rimasto a Bologna, senza sentire il bisogno di trasferirmi da un’altra parte, è stato principalmente per cercare di trovare una mia tranquillità e uno spazio per cominciare un nuovo capitolo della mia vita. All’epoca ne sentivo davvero la necessità, ed ora che mi sento effettivamente meglio con me stesso e con la direzione che ha preso la mia vita, non credo proprio che me ne andrei – ovviamente, mai dire mai. La vita è strana, e bisognerebbe sempre tenere aperta la mente alle opportunità che si possono presentare.

Tiziano Thomas DossenaChiaramente il tuo libro “A Belfast Boy” non è solo una autobiografia ma anche un po’ un atto di accusa riguardo al governo britannico che ti mise, innocente, in prigione. Quali furono le accuse a tuo carico? Su che cosa si basavano?
Michael Phillips: Vorrei chiarire alcune questioni riguardanti il mio arresto e il successivo rilascio durante il processo. Ufficialmente io risultavo essere un POW (prisoner of war, cioè un prigioniero di guerra), e questo significava che avevo accettato il mio stato di Repubblicano irlandese che lottava per un’Irlanda unita, e che in questo senso sostenevo la guerra dell’IRA contro gli inglesi.
Al processo sono stato assolto per il rotto della cuffia, perché due dei giurati avevano dei dubbi sulle prove contro di me, mentre i miei compagni sono stati giudicati colpevoli dalla maggioranza piena dei giurati.
Non mi è possibile dire altro per ora, perché non sono sicuro della mia posizione legale. Gli inglesi e gli americani, nonostante l’accordo di pace, mi hanno perseguitato per anni e ai loro occhi io resto una ‘persona non grata’, il che significa che non posso mai essere certo che quello che dico non verrà usato per accusarmi. Gli inglesi stanno ancora incriminando i Repubblicani vent’anni dopo gli accordi di pace, e si tratta chiaramente di un’azione di vendetta.
Sono stato arrestato con l’accusa di istigazione ad atti di terrorismo e possesso di esplosivi con l’intento di provocare esplosioni – o qualcosa del genere.
In pratica, la polizia aveva trovato materiale per la fabbricazione di bombe, pistole, altri ordigni esplosivi, e avendoci seguiti per un paio di mesi, ha ritenuto che fossimo sul punto di dare il via ad una campagna terroristica nel Regno Unito; ma, come ho anche sottolineato nel libro, durante il processo l’accusa ha mentito in diverse occasioni e ha cercato di dedurre prove dove non ce n’erano.

Tiziano Thomas DossenaA che cosa si riferisce l’espressione Troubles?
Michael Phillips: Con l’espressione Troubles ci si riferisce al caos e alle violenze in Irlanda del Nord iniziati nel 1969 fino alla firma dell’Accordo del Venerdì Santo (Good Friday Peace Agreement) nel 1989. Essi sono stati, si spera, gli ultimi tentativi di raggiungere l’indipendenza irlandese per vie militari.

Tiziano Thomas DossenaDunque sei cresciuto in una Irlanda del Nord sotto assedio. Secondo te, quanto danno psichico ha fatto a te e a tutta la tua generazione crescere in tale situazione?

Michael Phillips: A me, non ne ho proprio idea; immagino che bisognerebbe chiederlo ad uno psichiatra. Ma se chiedessi ai miei amici, direbbero che sono molti, ahah! In effetti, mi ci sono voluti parecchi anni per comprendere alcuni di questi danni, quindi riconosco che essi ci sono stati o ci sono forse ancora adesso, tanto che di qualcuno me ne sono reso conto da solo. A nessuno fa piacere ammettere di avere dei problemi concernenti la salute mentale, perché non sono qualcosa che sia facile da vedere, anzi spesso si tratta di problemi che si manifestano nella sfera privata o quando si è soli. Ma ritengo comunque di essere molto fortunato, perché il mio ambiente familiare mi ha sempre sostenuto e aiutato, e mia madre in particolare è sempre stata una persona pratica, e se vede che qualcuno ha un problema il suo consiglio è anch’esso di natura pratica. In altre parole, ci ha sempre detto che esistono persone con problemi ben più grandi dei nostri, e che noi – in quanto parte di una famiglia – troviamo sempre qualcuno che ci ama e che è disposto a tutto per aiutarci, ma che le persone meno fortunate spesso non hanno nessuno vicino e quindi non riescono nemmeno a trovare delle soluzioni semplici ai loro problemi. Ancora peggio era quando ci piangevamo addosso. “Smettetela di piangervi addosso, ma alzatevi e fate qualcosa.” Nei momenti di crisi, non c’è molto tempo per fermarsi a pensare specialmente se ci sono persone (bambini) che fanno affidamento su di te, perciò il consiglio di mia madre era sempre di pensare a chi ha bisogno di noi, invece che a quello di cui noi abbiamo bisogno.

Sono andato a scuola con persone che provenivano da situazioni familiari terribili, in cui entrambi i genitori erano alcolizzati, storie di abusi fisici, di droga, di estrema povertà e cose simili. Due dei miei compagni di scuola si sono suicidati, uno è morto in un furto d’auto all’età di quindici anni. Altri hanno avuto esaurimenti nervosi e sono scappati di casa – e questo da bambini! La lista è infinita. In Irlanda del Nord, abbiamo uno dei tassi di suicidio più elevati d’Europa. Ogni volta che torno a casa, scopro che un vicino o un amico è morto così; tutto questo è profondamente triste e deprimente. Continuo a pensare che sia tutto un sogno. Queste sono le conseguenze del vivere in una situazione simile a quella di una guerra, perché gli effetti veri e propri si manifestano solo dopo molti anni; durante una guerra, si pensa solo alla sopravvivenza, e poi, quando arriva la pace, le persone vengono lasciate a cavarsela da sole. La nostra società (occidentale) lascia tutti abbandonati a loro stessi. È molto simile a quello che sta succedendo adesso con l’emergenza del Covid – i nostri amici e i nostri vicini hanno estremamente bisogno di aiuto eppure la maggior parte di noi fa finta di niente o non sa neppure ciò che stanno passando. Stiamo affrontando una crisi epocale al di là della nostra comprensione perché siamo una società intrinsecamente egoista e per questo molte più persone moriranno non per la malattia in sé, ma per problemi causati dall’emergenza Covid. È triste da dire, ma dovunque, in ogni paese, ci si preoccupa sempre meno di chi ci sta vicino e questo nel lungo periodo si traduce in una mancanza di attenzione verso l’individuo, e allora quale sarebbe lo scopo del vivere?

Tiziano Thomas DossenaQuanto ha influito sulla tua vita il periodo passato in carcere?
Michael Phillips: Ad essere onesti, nella società in cui vivevo il carcere era una delle opzioni possibili, e tutti conoscevamo qualcuno che era in prigione. Finire in carcere era qualcosa di cui andare fieri; ad esempio, molta gente della mia comunità ha un sacco di rispetto per me per via del mio passato, una cosa purtroppo molto normale da dove vengo. Comunque, dopo essere stati in prigione le possibilità di trovare lavoro o di viaggiare sono molto limitate, sempre che non si resti a casa. Io, per esempio, ancora oggi non posso viaggiare in molti paesi e sono ancora nella lista nera di molte nazioni. Accetto questa situazione, anche se non sono d’accordo. La cosa peggiore però non è stata scoprire quello che non potevo fare o dove non potevo andare, ma quello che le persone pensavano di me dopo aver saputo del mio passato. Ci sono voluti vent’anni prima che cominciassi ad aprirmi con gli altri su ciò che mi era successo perché, in generale, le persone sono molto ignoranti verso le altre culture. Quindi, fino ad ora ho taciuto sul mio passato; ma adesso ho finalmente raggiunto un punto della mia vita in cui so chi è mio amico a prescindere dal mio passato. È molto liberatorio. Molte persone non sono di mentalità aperta. A me personalmente non interessa da dove viene una persona, cosa abbia fatto nella sua vita, fintanto che ha rispetto per me ed è disposta ad ascoltare la mia storia prima di cominciare a giudicarmi. Tutti abbiamo un passato; ci vuole molto coraggio a rispettare qualcuno che ritieni essere moralmente cattivo o che, ad esempio, abbia credenze religiose contrarie alle tue. Perciò, di certo ho una mentalità molto più aperta ma sono anche più consapevole del fatto che gli ex carcerati possano essere davvero delle brave persone – bisogna solo ascoltare la loro storia.

Tiziano Thomas DossenaIl tuo arresto avvenne proprio dopo che avevi ottenuto la qualifica di ingegnere aeronautico presso la British Airways. Hai mai pensato di continuare in quel campo?
Michael Phillips: Amo gli aerei, l’ingegneria e tutto ciò che riguarda il volo. Mi piacerebbe molto pilotare elicotteri in futuro, perciò chissà che non ritorni davvero in quel settore. Ma mi piace essere libero di poter fare quello che voglio, quindi, almeno per ora, una carriera da ingegnere non farebbe per me. La libertà di andare dove voglio e di fare ciò che voglio è la cosa a cui tengo di più al mondo, e sarei disposto anche a tornare in carcere pur di difenderla.

Tiziano Thomas DossenaHai atteso molti anni prima di scrivere questa tua autobiografia. Perché?
Michael Phillips: Psicologicamente è stato un peso incredibile per me rivivere l’intera esperienza. Ci ho messo quasi vent’anni prima di rileggere il diario che ho scritto in prigione perché non ce la facevo proprio, specialmente da solo. Quindi quando ho cominciato a ‘scrivere’ il libro nella mia mente, dovevo anche confrontarmi con il pensiero di quello che avrebbe detto la mia famiglia. Anche per loro significava riportare a galla dei ricordi terribili, e ci sono voluti più o meno due anni per creare il libro vero e proprio.

Tiziano Thomas DossenaCome mai non l’hai pubblicata anche in inglese ma ti sei limitato ad una versione in italiano?
Michael Phillips: È successo semplicemente che un mio caro amico mi ha suggerito di pubblicarlo; non conoscendo nessun editore inglese, è stata quasi una scelta ovvia quella di pubblicarlo in italiano. Inoltre, avevo bisogno di vedere come le persone lo avrebbero accolto prima di pensare ad un’edizione in inglese perché, come ho già detto, vorrebbe dire che tutta la mia famiglia sarebbe in grado di leggerlo, e sono ancora piuttosto nervoso al pensiero che loro lo leggano. Non abbiamo mai nemmeno parlato del mio periodo in prigione o del perché fossi stato arrestato, e credo di capirne il motivo: si sentono responsabili, credono di aver fatto qualcosa di sbagliato. Per loro resto ancora uno dei bambini della famiglia, e quindi sentono di non aver fatto abbastanza per proteggermi, anche se niente di ciò che è successo è colpa loro.

Tiziano Thomas DossenaPerché tu pensi che questa guerra sporca che ha fatto tanti danni fisici e psichici sulla popolazione dell’Irlanda del Nord non è finita ma è in attesa di esplodere un’altra volta?
Michael Phillips: In ogni guerra sono le persone comuni a diventare vittime: i ricchi, i benestanti e la classe politica raramente subiscono gli effetti della guerra. In Irlanda del Nord abbiamo uno dei tassi di suicidio più elevati d’Europa, eppure siamo solo un milione e mezzo di abitanti. Ogni settimana un giovane muore a Belfast (che ha una popolazione di poco superiore a quella di Bologna), e questa è la normalità. La causa di ciò non può che essere identificata con gli effetti a lungo termine della guerra, dato che molti di questi giovani hanno visto le loro madri e i loro padri assassinati, o messi in prigione, o perseguitati per via della guerra. Poi è arrivata la pace, ma comunque non c’è stato alcun supporto o sostegno che ci spiegasse tutto ciò che era accaduto prima.
La pace non è assicurata, quindi non c’è motivo per cui la guerra non possa ricominciare di nuovo. L’Irlanda del Nord sta lottando da 800 anni contro gli inglesi per raggiungere la totale indipendenza; non sarebbe quindi una grande sorpresa se un’altra generazione volesse portare avanti questa lotta. Dobbiamo fare tutto il possibile, tuttavia, perché essi non continuino questa guerra.

Tiziano Thomas DossenaIl governo britannico ha sempre usato la mano forte nella repressione dell’indipendentismo irlandese. Qual è la ragione di tale scelta, secondo te? Quali sarebbero state le alternative plausibili che avrebbero potuto risolvere il problema?
Michael Phillips: Gli inglesi erano a capo di un impero che, come l’America di oggi, voleva dimostrare di poter controllare tutto il mondo. Non è complicato: al fine di  mantenere questo ‘impero’ avrebbero fatto qualsiasi cosa per sopprimere le insurrezioni, anche se questo voleva dire uccidere persone innocenti, distruggere intere culture o eliminare una lingua.
Non è possibile risolvere questi problemi se dall’altra parte c’è un governo che crede di avere il diritto di controllarti. Loro vogliono mantenere lo status quo. La popolazione locale ha solo due scelte: mantenere l’ordine e seguire le regole, ‘aiutando’ in questo modo l’impero, o combatterci contro, se vogliono che le loro tradizioni, la loro cultura e la loro lingua continuino ad esistere. Non c’è una via di mezzo.

Tiziano Thomas DossenaPensi di avere alfine lasciato questo periodo della tua vita alle spalle?
Michael Phillips: Sì. Citando Bobby Sands, ‘ho fatto la mia parte nella nostra battaglia’. Non sento più la necessità di combattere. Inoltre, la situazione è completamente cambiata, ed ora ci sono molti altri modi di lottare per un’Irlanda indipendente.

Tiziano Thomas DossenaSei il presidente dell’associazione culturale One World. A cosa mira questa associazione? È in qualche modo legata al fatto che tu presti il proprio tempo come volontario in alcuni centri sociali bolognesi?
Michael Phillips: Siamo un’associazione culturale che vuole aiutare i residenti stranieri di Bologna a fare sentire la propria voce, facendo da intermediari con altre associazioni, organizzando riunioni ed eventi. Ci occupiamo molto di creare relazioni, promuovendo incontri e collaborazioni con i funzionari pubblici. Per esempio, il nostro ultimo progetto è quello di incoraggiare le persone a registrarsi (se ancora non hanno la cittadinanza italiana) per votare nelle elezioni amministrative di Bologna a maggio 2021. Ci sono più di 60.000 residenti stranieri a Bologna, e pochissimi di questi vanno effettivamente a votare, perciò siamo di fronte ad un grande potenziale di voti, e potremmo perfino fare eleggere qualcuno di noi. Tutti abbiamo qualcosa di utile da dare a questa città, tra cui diverse capacità, diverse lingue, talenti, esperienze; e, proprio nel periodo più difficile a livello globale per il commercio ed il turismo, noi rappresentiamo la combinazione ideale per portare nuove idee e nuova energia alla città che siamo orgogliosi di chiamare casa.
No, non proprio. Voglio dire, ci sono dei collegamenti ma il mio lavoro nei centri sociali è una cosa a parte. Stiamo tentando di rendere i centri sociali dei luoghi più inclusivi per le giovani generazioni oltre che per i pensionati. Il futuro di questi centri non sembra roseo; per questo, se riusciamo a coinvolgere più persone e ad aumentare le attività come sport, musica e cultura, allora forse potremmo aiutare queste comunità di territorio a rimanere attive e rilevanti. Se iniziamo a perdere i centri sociali temo che perderemo anche una parte importante della nostra comunità.

Tiziano Thomas DossenaHai altri progetti in lavorazione?
Michael Phillips: Purtroppo, il Covid ha cancellato i miei piani perché non posso pubblicare e distribuire la mia rivista Bolife in giro per la città. Fino a quando i miei clienti – bar, ristoranti e pub – non saranno in grado di riprendere completamente la propria attività, nemmeno io posso continuare la mia. Devo solo aspettare e vedere.
Perciò, come molte altre persone, anch’io spero che il 2021 porterà notizie migliori per quanto riguarda il lavoro.

Tiziano Thomas DossenaSe tu potessi incontrare qualsiasi personaggio del presente o del passato e poter porre una domanda, chi sarebbe questo personaggio e che cosa chiederesti?
Michael Phillips: Il Dalai Lama. Gli chiederei solo di poter passare una giornata insieme! Visto che è una persona così ispiratrice, mi piacerebbe vedere il modo in cui si relaziona con gli altri. Non lo farei per l’aspetto religioso, quanto piuttosto per capire come fa ad affrontare i problemi e le situazioni difficili mantenendo un atteggiamento positivo riguardo alla vita.

Tiziano Thomas DossenaHai qualche sogno nel cassetto?
Michael Phillips: Vorrei fare di più per Bologna, per contribuire allo sviluppo della città, poiché ritengo che abbia tutte le potenzialità per diventare una città del futuro. Non ha importanza se per farlo dovrò impegnarmi in un ruolo sociale, commerciale o politico.

Tiziano Thomas DossenaUn messaggio per i nostri lettori?
Michael Phillips: Non lasciate che le critiche o i fallimenti vi impediscano di vivere nel modo in cui volete. E rischiate di più, perché non si possono vivere i propri sogni se si ha paura di essere ambiziosi.