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La ‘Stella’ Del Hip Hop Italiano Scopre L’America. Intervista Esclusiva Con Morgan Brutti.

La ‘stella’ del Hip Hop italiano scopre l’America. Intervista esclusiva con Morgan Brutti.

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

Una stella del ballo Hip Hop in Italia si è trasferita negli ultimi anni negli Stati Unitit ed ha ottenuto un successo strepitoso. Cogliamo l’occasione per intervistarla…

L’IdeaMorgan, a che età hai iniziato a ballare?
Morgan Brutti: Ho iniziato a ballare all’età di 5 anni ed è stato amore al primo passo, ricordo ancora il mio primo giorno di danza perchè ero la più piccola di tutta la scuola ! Mia mamma mi racconta sempre di essere stata proprio io a chiederle di iscrivermi a lezioni di ballo perchè avrei voluto diventare una ballerina professionista da grande! Proprio in quegli anni il programma televisivo ‘’Non è la Rai’’, dove un gruppo di ragazze adolescenti si sfidavano a colpi di danza, canto e recitazione; era molto popolare e io non mi perdevo mai una puntata tanto da rimanerne affascinata sognando di diventare una professionista proprio come loro!
Sognavo il mondo dello spettacolo!

L’Idea: Hai iniziato con la danza classica mai poi ti sei dedicate al Hip Hop. Qual è la ragione di tale scelta? Con chi hai studiato?
Morgan Brutti: Esattamente. Ho iniziato a ballare danza classica e modern-jazz per poi passare all’hip hop all’età di 12 anni.
È stato veramente un colpo di fulmine, tanto che la mia predisposizione e capacità al di fuori del comune, come mi definivano, mi hanno permesso già all’età di 14 anni di esibirmi con insegnanti e ballerini professionisti in grandi eventi della mia città.
Ho deciso di dedicarmici totalmente, abbandonando la danza classica, perchè quando mi esibivo su una musica hip hop mi sentivo me stessa, libera di esprimere chi ero senza regole in campo. Con la danza classica non era possibile, in quanto la reputo una disciplina fondata sulla tecnica di controllo coordinato del corpo dove insegna disciplina ed eleganza, a differenza dell’hip hop che è una danza di strada estremamente dinamica, ritmica, un mezzo di espressione sociale caratterizzato da una maggiore libertà espressiva dove ogni tipo di energia viene trasformata in uno sfogo creativo.

Morgan Brutti

Durante il mio percorso di danza, in Italia, ho avuto la fortuna di avere tutti insegnanti professionisti del settore (per citarne alcuni : Rita Pavanello, Enzo Forleo, Olivia Lucchini, Luca Pulega e Michael Fields) che mi hanno fatta crescere artisticamente, dandomi delle eccellenti basi per migliorarmi sempre di più anche a livello professionale.
Nonostante i miei regolari studi nella mia città, Verona, ho inoltre continuato a seguire masterclass e corsi di aggiornamento in giro per l’Italia, studiando con coreografi di fama italiana ed  internazionale provenienti da tutto il mondo.

 L’Idea: Nel 2004 hai fatto parte della compagnia di danza Nu Era, con il quale hai vinto numerosi premi. Puoi parlarci di questa tua espeienza?

La compagnia Nu Era vincitrice del prestigioso concorso Dream On Dance Show 2008

Morgan Brutti: Si nel 2004 , all’età di 17 anni sono entrata a far parte di una importante compagnia di danza a livello nazionale chiamata inizialmente ‘’Teen Company’’ , in quanto eravamo un gruppo di teenager, per poi passare al nome ‘’NuEra’’qualche anno dopo.
Con loro ho avuto molte soddisfazioni sul campo ottenendo ottimi risultati a livello competitivo italiano.
Siamo saliti sul podio un paio di volte al concorso di danza ‘’Hip Hop Festival Valpolicella’’ capitale dell’Hip Hop nazionale  che è una delle manifestazioni più longeva e importanti del settore di interesse internazionale per numero di partecipanti e qualtà di gara , giudicata da una giuria internazionale considerata uno dei più grandi eventi hip hop dance d’Italia.
Ci siamo inoltre aggiudicati il podio per tre volte consecutive al prestigioso concorso di danza ‘’Dream On dance Show’’ aperto a tutte le scuole/compagnie del territorio nazionale italiano che intendono lanciare, attraverso la danza e la creatività, un messaggio forte e chiaro di prevenzione contro l’uso di sostanze stupefacenti e l’abuso alcolico. Tutto svolto da un team di professionisti della danza e del mondo dello spettacolo tra cui Veronica Lewis, direttrice della London Contemporary Dance School di Londra, Alphonse Poulin, direttore del Juilliard Dance Drama Music School di New York e Rosalina Subel Kassel, direttrice della Telma Yalin Dance School di Tel Aviv.
Sono stati indubbiamente anni di studio e di allenamento molto intenso che hanno trasformato l’impegno e dedizione in realtà allo stato puro! Un capitolo indimenticabile!

L’Idea: E poi hai vinto anora premi con le compagnie Play Funk e Dangerous Hdemy. Ci puoi dire qualcosa al proposito? 
Morgan Brutti: Certo! Quando ho preso parte a quest’altra crew di danza ovvero i ‘’Play Funk’’, erano già passati ben due anni gareggiando con l’altro team per cui avevo in parte già acquisito una notevole esperienza a livello competitivo e artistico, quindi quando ho cominciato a partecipare ad ulteriori concorsi con questa ultima crew mi sentivo già molto più sicura di me stessa e molto più competitiva nel voler guadagnare il podio con loro. Più passavano gli anni e l’esperienza e più la ‘’fame’’ del voler aggiudicarsi il podio era tantissima! Passavamo ore in sala prove ad allenarci e per quanto mi riguarda, quando partecipavamo a concorsi nazionali, il mio traguardo non era più confrontarmi con altri gruppi di danza, bensì dare il massimo per arrivare sul podio. Con loro ho avuto l’onore di vincere il Campionato Italiano di Montecatini Terme Fid 8Uisp, abbiamo vinto tre volte le Gare Di Coppa Italia a Bologna, Parma e Marina di Carrara nel 2006 e anche con questi mi sono aggiudicata il podio all ‘’Hip Hop Festival Valpolicella nel 2007. Insomma è stata una scalata sempre di più al successo.
Il team ‘’Dangerous Hdemy’’ è arrivato qualche anno dopo , in seguito a numerosi cambiamenti che erano avvenuti all’interno dei vari team, e devo dire che quest’ultima è stata una delle esperienze che mi ha arricchita di più e che mi ha fatto capire ancor di più quale sarebbe stata la mia strada come performer. L’hip hop si sa al giorno d’oggi ha molte sfumature ed è contaminato da vari stili di danza ed io, prima di passare a questo team arrivavo da un’altra ramo per cui aver avuto l’opportunità di studiare con Michael Fields  e Ricky Benetazzo, coreografi e professionisti affermati in Italia, mi ha sicuramente aperto gli orizzonti e arricchito artisticamente .
È stato duro lavorare con loro, passare da uno stile di danza a cui si è abituati all altro non è facile, ma devo dire di averne ricavato anche qui un ottima soddisfazione personale, tanto da aver vinto, dopo soli sette mesi di allenamento, il concorso nazionale ‘’Nogarole Dance’’. Non posso che non essere soddisfatta di tutto quello che ho ottenuto!

La crew Play Funk in uno spettacolo al Hip Hop Festival nel 2007

L’Idea: Nonostante tu appartenessi a varie compagnie di danza, hai anche continuato la tua carrier personale… 
Morgan Brutti: Si , in quegli anni posso veramente dire di essere stata immersa completamente nel mondo nella danza, confrontandomi non solo come parte di una compagnia ma anche come solista. Nonostante la mia giovane età e le paure di una sfida singolare che, si sa, subentrano in momenti di tensione ed agitazione, sono comunque riuscita ad aggiudicarmi il podio per tre volte nelle Gare di Coppa Italia abbattendo barriere e limiti che involontariamente si innescano in certe situazioni. Tutto questo mi ha aiutato, ma soprattutto insegnato, a non fermarmi mai e a credere nelle mie potenzialità. Ho inoltre rappresentato come ballerina il noto marchio Kit Kat Chocolate e partecipato anche individualmente ad eventi e show nazionali. È stato nettamente un salto di qualità che mi ha portato in seguito ad ottenere grandissimi risultati sul campo.

L’Idea: Ma ti sei hai anche esibita nei musical… 
Morgan Brutti: Esatto! Nel 2005 ho scoperto il mondo del musical ed è stato un percorso multidisciplinare mirato, a chi come me, volesse intraprendere una propria carriera artistica nel mondo delle arti ed intrattenimento in grado di rispondere alle diverse esigenze dello Show Business. Uno dei motivi per cui ho iniziato ad abbracciare il mondo del Musical è stata la mia passione per il canto, uno dei miei sogni da quando ero piccina, e così, unita dalla mia voglia di confrontarmi con sfide sempre nuove in ambiti nuovi, mi ci sono buttata a capofitto con il desiderio di apprendere e di formarmi come una performer versatile e completa.
A distanza di poco meno di due anni, nel 2007, sono diventata la protagonista del celebre musical ‘’Chicago’’, diretto dal mio insegnante Enzo Forleo, noto professionista a livello nazionale e nel 2008 la nostra compagnia ‘’Arts Studio Musical’’ si è aggiudicata il terzo posto, esibendosi su un pezzo del famoso film ‘’Hairspray’’ al concorso Nazionale ‘’Musical Day’’, importante vetrina a livello italiano per talenti emergenti dedicata al mondo del Musical con la preziosa collaborazione di importanti professionisti dello spettacolo e del musical.
È stata e rimane una delle esperienze artistiche più importanti ed interessanti in quanto ho avuto la fortuna di arricchire le mie capacità espressive nel modo piu ampio ed ha sviluppato e perfezionato le mie abilità individuali.
Mi ha senz’altro lasciato un bagaglio artistico inestimabile!

 

 L’Idea: Vedo che sei sempre superoccupata, Morgan, e che hai anche insegnato danza in quegli anni. Che cosa hai guadagnato da quella esperienza? 
Morgan Brutti: Dal 2004 al 2011, a soli 17 anni, ho cominciato ad insegnare danza in varie scuole della mia città, e per tutti questi anni ho cercato di trasmettere la mia passione e l’amore per questo lavoro a tutti i miei allievi .
Avere dei ragazzi da gestire non è stato facile, ma neanche impossibile, in quanto ho avuto la capacità, nonostante la mia giovane età, di entusiasmarli e motivarli, portandoli ad ottenere risultati molto fruttuosi tanto da far vincere al team ‘’Street Clown’’, creato da me, il premio speciale della giuria per la coreografia al Concorso Nazionale Hip Hop Riccione nel 2007. Questa opportunità professionale mi ha dato un forte senso del dovere nei confronti dei giovani allievi durante la loro preziosa fase di crescita ed è stata veramente un grande soddisfazione a livello personale.

Morgan Brutti ed il suo team Street Clown, vincitori del concorso Nazionale Hip Hop Riccione 2007

L’Idea: Nel 2011 venisti a New York per la prima volta e ci dimorasti per un anno…
Morgan Brutti: Gli Stati Uniti, per quanto riguarda la mia carriera artistica sono sempre stati il mio sogno; le opportunità lavorative sono sempre state maggiori rispetto all’Italia e così nel 2011 ho deciso di partire ed ampliare le mie conoscenze negli Stati Uniti e questa permanenza, nell’affascinante città di New York, mi ha permesso di studiare con coreografi e ballerini di fama mondiale. È stato sicuramente un anno molto difficile per me, mi mancava molto la mia famiglia e mi sentivo catapultata in un mondo del tutto nuovo, ma ciò che mi ha dato la forza di non mollare è stata la consapevolezza e la determinazione nel voler realizzare i miei sogni. Non lo dimenticherò mai!

Morgan Brutti. Photo Credit Brian Thomas

L’Idea: Dopo un breve ritorno in Italia sei tornata a New York. Che cosa è successo in questa tua seconda visita? 
Morgan Brutti: Nel 2014, dopo duro lavoro seguito dal mio rientro in Italia dopo la permanenza di un anno a NYC, sono riuscita ad ottenere il visto artistico riconosciuto solo ad artisti di vero talento e così mi sono trasferita nella Grande Mela, dando vita a tutti gli effetti al mio sogno e alla mia carriera. Il mio percorso è stato poi tutto in ascesa in quanto ho avuto l’opportunità di lavorare per HBO Latino, Yandel, Good Morning America, Pepsi Cola, Joy Villa e The Cake Boss, per citarne alcuni.
Ma uno dei miei più grandi traguardi  è aver avuto l’opportunità di lavorare con le più grandi star di Bollywood come Katrina Kaif e Salman Khan in una tournée negli Stati Uniti e Canada. Avere l’occasione di prendere parte ad una tournéè come ballerino professionista è sicuramente il sogno di molti!

Morgan Brutti durante l’esibizione live per il programma televisivo HBO Latino a NYC

 L’Idea: Wow, hai già avuto una carriera impressionante nonostante tu sia ancora molto giovane! Vedo che però ti sei già spostata dalla Grande Mela. Come mai? 
Morgan Brutti: Quest’anno, dopo vari anni passati a New York City, ho deciso di trasferirmi a Los Angeles per ragioni di opportunità lavorative nel mio settore.
New York mi ha indubbiamente dato tantissimo, ma Los Angeles è sempre stata la mia meta a livello lavorativo. I ballerini che si vedono maggiormente in video musicali, pubblicità o programmi televisivi nascono tutti da qui, nella città degli angeli, a differenza della Grande Mela che è più incentrata sul mondo del musical a Broadway.
Questa è sicuramente la città giusta per chi, come me, vuole continuare a svolgere questo tipo di professione.

Morgan Brutti. Photo Credit Jarrett Ares

L’Idea: Hai altri progetti in lavorazione?
Morgan Brutti: Uno dei progetti a cui sto lavorando è quello di frequentare un accademia di musica per focalizzarmi nel canto, il quale è sempre stato uno dei miei sogni sin da bambina.
Nonostante la mia carriera da ballerina vorrei anche riuscire ad intraprendere una carriera da cantante e unire queste due professioni l’una con l’altra, come molti artisti del giorno d’oggi.
La musica mi ha accompagnato sempre ed è tuttora il sottofondo della mia vita e credo lo sia per tutti; la musica rende felici, fa stare bene ma soprattutto ci da forza, è vita, e a me piacerebbe trasmettere tutte queste emozioni attraverso questa forma d’arte. Sarà una strada in salita, lo so, ma come dice il proverbio ‘chi si pone delle mete deve avere il coraggio di raggiungerle!’

Morgan Brutti durante la tourneè negli Stati Uniti con il DA BANG The Tour Reloaded

L’Idea: Dove pensi di trovarti fra dieci anni? 
Morgan Brutti: Fra 10 anni penso e credo di aver realizzato e di essere arrivata dove ho sempre desiderato, lottando e facendo tanti sacrifici per arrivare alla meta che mi sono proposta. Tutto quello che faccio per me non è un peso, anzi, l’importante nella vita è portare a termine ciò che si inizia.

L’Idea: Un messaggio per i nostri lettori?
Morgan Brutti: Essere artisti è una propensione dell’anima e la soddisfazione più grande è quando ciò che tu fai viene riconosciuto ed apprezzato. Detto questo invito tutti a non arrendersi mai e a lottare per i propri sogni!

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Portare La Musica Italiana Nel Mondo: Dal Barocco Al Pop, Dalla Classica a Quella D’emigrazione. Intervista Esclusiva Con Elena Buttiero e Ferdinando Molteni. [L’Idea Magazine aprile 2019]

 

Portare la musica italiana nel mondo: dal barocco al pop, dalla classica a quella d’emigrazione. Intervista esclusiva con Elena Buttiero e Ferdinando Molteni.

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

Il 17 aprile prossimo, presso la Casa Italiana della New York University, Elena Buttero e Ferdinando Molteni presenterano lo spettacolo “Verso Nuova York, Stories and Music of Italian Migration” e ci hanno gentilmente concesso un’intervista.

L’Idea: Questo imminente spettacolo negli USA, nella prestigiosa sede della Casa Italiana Zerilli Marimò della New York University non è di certo la vostra prima esperienza americana o all’estero. Come avete trovato il pubblico statunitense in passato? Avete notato delle differenze nel modo che il pubblico si manifesta nelle varie nazioni?
Elena Buttiero: La nostra prima trasferta negli Usa è avvenuta nel 2009 ed annualmente ritorniamo per qualche data. Il pubblico americano è particolarmente interessato alle nostre proposte che sempre riguardano la musica italiana.
Ferdinando Molteni: Siamo stati molte volte negli Stati Uniti a suonare. Non solo a New York, ma anche in tante altre città. Abbiamo sempre trovato un pubblico attento e rispettoso. Certo, New York da questo punto di vista è speciale. L’amore che manifesta per la cultura italiana è unico. In Europa, ancora una volta, abbiamo incontrato persone interessate e curiose. E persino in Africa, dove abbiamo suonato qualche anno fa. L’Italia è amata e apprezzata ovunque.

L’Idea: Da dove è saltata fuori l’idea per questo vostro spettacolo sulla migrazione italiana negli USA? Come si sviluppa questo vostro spettacolo bilingue? Porterete questo spettacolo anche in altri teatri?
Ferdinando Molteni: Questo progetto è nato qualche anno fa. Le nostre regioni di origine – il Piemonte e la Liguria – hanno avuto una lunga stagione di emigrazione verso le Americhe. Personalmente ho avuto un avo che ha lavorato alla ricostruzione di San Francisco dopo il terremoto del 1906. E la famiglia di mia madre è imparentata con il Generale Belgrano, eroe dell’Argentina. Elena ha avuto antenati che da Genova si sono imbarcati per il Sud America.  Ma in tante famiglie delle nostre parti si possono trovare storie simili. Dunque il nostro rapporto con le Americhe è profondo.

L’Idea: Voi avete lavorato assieme anche in altri progetti musicali, in passato. Potete parlarcene? 
Elena Buttiero: Nel campo della musica antica abbiamo due progetti che uniscono musica e storia: uno con la formazione Arethusa Consortium dedicato alla musica barocca italiana ed al rapporto tra la musica del nostro paese e le sue influenze sulla la musica di Scozia ed Irlanda.

Recentemente abbiamo dato vita ad un progetto legato ad un fatto storico avvenuto nel 1795 nel Mar Mediterraneo di fronte alla nostra città nel quale si sono fronteggiate in una storica battaglia navale le navi inglesi, francesi e del Regno di Napoli.

Ferdinando, che di formazione universitaria è uno storico, si occupa dell’inquadramento storico dell’evento ed io con altri musicisti mi occupo delle musiche dell’epoca. Abbiamo girato pochi giorni fa un filmato per il National Geographic sull’evento.

Ferdinando Molteni: Ci siamo dedicati in questi ultimi anni in particolare alla canzone d’autore italiana. Abbiamo lavorato sulla musica di Luigi Tenco soprattutto. Ma Elena ha suonato anche tanta musica classica.

L’Idea: Signora Buttiero, lei è musicista e insegnante.  Suppongo che abbia delle grandi soddisfazioni in ambedue le attività, ma come riesce a trovare il tempo per i concerti e le altre performances? 
Elena Buttiero: L’insegnamento assorbe molto temo ed energie, ma non a scapito delle esibizioni, dello studio e della ideazione di progetti musicali nuovi. Ogni anno per poter volare negli States utilizzo dei permessi che la scuola italiana consente ai docenti di materie artistiche per svolgere attività musicale dal vivo.

L’Idea: Quale è stato il progetto più difficile, dal punto di vista musicale, al quale ha partecipato?
Elena Buttiero: Negli ultimi anni ho suonato come musicista di scena in spettacoli teatrali. Per affrontare questo ruolo ho dovuto abbandonare le abitudini di palco da musicista classica. Anche se l’impegno personale all’interno della spettacolo è ridotto rispetto all’impegno in un rècital, mi sono accorta che ho affrontato la nuova esperienza con una certa apprensione.

L’Idea: Signor Molteni, lei scrive, compone musica, canta. Un vero e proprio rappresentante del concetto rinascimentale, un artista a 360 gradi. Complimenti. Vedo che ha scritto molto su Luigi Tenco. L’affascina questo personaggio della musica italiana? Ci parli un poco di questi testi.
Ferdinando Molteni: Ho dedicato a Tenco un po’ del mio lavoro. È un artista che amo e che rispetto. Forse la cosa più importante che ho fatto è un libro, intitolato “L’ultimo giorno di Luigi Tenco”, uscito qualche anno fa per l’editore Giunti.

L’Idea: Chi è l’artista con cui ha lavorato che le ha fatto più impressione?
Ferdinando Molteni: Da giovanissimo, ho avuto la fortuna di lavorare con Giorgio Albertazzi. Se devo pensare a qualcuno, penso a lui.

L’Idea: Avete un messaggio da inviare ai nostri lettori in America?
Elena Buttiero e Ferdinando Molteni: Non dimenticate l’Italia. Come l’Italia non dimentica voi.

Mary Rorro, La “Dottoressa Violino”, Un’intervista Esclusiva [L’Idea Magazine]

Un’intervista di Tiziano Thomas Dossena. Traduzione di Valentina Lo Monaco

In un libro di Lisa Wong intitolato “Scales to Scalpels, Doctors Who Practice the Healing Arts of Music and Medicine”, era soprannominata “Dottoressa Violino”. Stimata psichiatra e talentuosa suonatrice di viola professionista, che fa uso della musica per guarire i veterani, la Dottoressa Mary Rorro è anche molto altro, e siamo orgogliosi di presentare un’intervista esclusiva a questa luminosa stella della medicina, alla costante ricerca di nuovi metodi per aiutare i suoi pazienti.

L’IDEA: Lei è una psichiatra che lavora insiemi ai veterani che soffrono di disordine da stress post-traumatico, e che fonde musica e poesia nell’esercizio della professione.
Dottoressa Mary Rorro: All’età di sei anni e mezzo, mia madre mi mostrò il piccolo violino che suonava quando era bambina. Adoravo quel violino, lo trascinavo con me ovunque nella sua minuscola custodia. Io, mia madre, e il mio talentuoso fratello Michel, suonavamo insieme per la Suzuki records, e ascoltavamo arie italiane e canzoni napoletane con i nonni. Sono stata testimone del potere della musica per la prima volta mentre mio nonno stava morendo nel suo letto d’ospedale. Ho suonato per lui la serenata di Toselli, una delle canzoni che preferiva e di cui spesso faceva richiesta. Le sue ultime parole furono “Ancora musica”. Durante il liceo facevo la volontaria in ospedale, e mia madre mi incoraggiava ad intrattenere i pazienti malati di cui mi occupavo. Ha assistito mentre suonavo per un paziente malato di cancro, affetto da depressione, che non aveva parlato per mesi, e che all’improvviso aveva cominciato a intonare i Canti di Natale accompagnato dal mio violino, facendo piangere le infermiere. Quel momento di profonda ispirazione mi ha influenzata a tal punto da combinare il mio desiderio di diventare medico con la passione per la musica, che sarebbe poi diventata parte integrante della mia professione. Quel giorno riconoscemmo il potere guaritore della musica per coloro che soffrivano. Mia madre era così orgogliosa. Volevo renderla felice condividendo la musica con gli altri, con coloro che ne avevano un bisogno estremo.
Mi sono laureata in musica e ho studiato biologia come materia secondaria al Bryn Mawr College, ed ho ricevuto il primo Performing Arts Prize, mai conferito prima dal college. Il Bryn Mawr incoraggiava le opportunità di leadership per le donne e l’assistenza al prossimo. Ho organizzato due concerti di beneficienza per l’ospedale St. Christopher per i bambini malati di AIDS, in qualità di presidente e prima violinista della Bryn Mawr-Haverford College Symphony. Ho sviluppato un programma per la facoltà di medicina e psichiatria chiamato “Musical Rounds: The Next Best Thing to Grand Rounds” e “From Soup to Notes,” da suonare alle mense per i poveri.

“Mani che danno ricevono.”

L’IDEA: Oltre alla sua professione, ha anche creato un programma di volontari con un obiettivo simile, “A Few Good Notes.” Può parlarcene?
Dottoressa Mary Rorro: Considerando il riscontro così entusiastico per le mie esperienze musicali precedenti, volevo introdurre la musica nelle vite dei veterani della mia clinica e del Sistema Sanitario per Veterani del New Jersey. Ho avviato un programma chiamato “A Few Good Notes”, nel quale suono la viola per i pazienti durante le sessioni di terapia di gruppo e individualmente nel mio ufficio. Alcuni dei miei pazienti in passato suonavano, ascoltarmi li ha incoraggiati a riprendere in mano i loro strumenti musicali e ad unirsi al programma. Uno dei miei pazienti ha coinvolto il suo complesso di Dixieland per intrattenere insieme a me i pazienti della casa di riposo per veterani di Lyons. La stanza, fino a quel momento silenziosa, è stata trasformata all’istante dal suono dei pazienti che cantavano seguendo il ritmo. Un altro paziente, dopo avermi sentita suonare “Amazing Grace” in ufficio, si è sentito stimolato a riprendere la sua chitarra, e dopo aver contemplato le parole della canzone, ha anche iniziato a leggere la Bibbia.
Ho intrapreso un programma al Centro per Veterani che ha lo scopo di fornire lezioni di chitarra gratuite per veterani, permettendo loro di provare in prima persona la gioia della musica. Abbiamo degli insegnanti di chitarra volontari che mettono generosamente a disposizione il loro tempo, e questo consente di creare un coinvolgimento con altri veterani nel Guitar Instruction Group (GIG). La clinica ora è pervasa dal suono dei veterani che strimpellano i loro strumenti, e la lista d’attesa per le lezioni è decisamente lunga.
Ogni anno cantiamo negli ospedali di Lyons e dell’East Orange, e reclutiamo altro personale disposto a condividere il proprio tempo ed il proprio talento con i veterani. Il programma è stato esteso nazionalmente all’interno del VA (Veteran Affairs). Alcuni pazienti e volontari che fanno parte del nostro comitato Healing Arts, portano le loro chitarre o altri strumenti e suonano accompagnando la mia viola.
La musica porta alla luce le storie dei pazienti, ad esempio un veterano del Vietnam ha raccontato di come il suo plotone abbia cantato Silent Night su una collina in Vietnam, e di come questo abbia determinato un cessate il fuoco per la Vigilia di Natale. La musica rievoca forti emozioni e consente a me e agli altri terapisti di processarle insieme ai pazienti durante la terapia gruppo.
Il programma è stato presentato da WQXR (l’ex stazione musicale del New York Times), da radio WNYC, sul sito internet del Dr. Oz, dalla Società per lo Studio dello Stress Traumatico e da AOL nella sua “homepage for Heroes”. Sono stata chiamata “Dottoressa Violino” nel libro “Scales to Scalpels, Doctors Who Practice the Healing Arts of Music and Medicine” di Lisa Wong, dottoressa in medicina.

Princeton Memorial ceremony at Monument Hall

L’IDEA: È evidente che lei abbia una vocazione per la musica, e per questo è diventata una violista professionista. Quando ha scoperto invece la sua vocazione per la medicina, e in particolare per la psichiatria?
Dottoressa Mary Rorro: Quando avevo quattro anni, ero in macchina con mia madre, e lei mi chiese cosa volevo diventare da grande. Risposi velocemente: “Un dottore, perché voglio aiutare la gente.” I miei genitori mi hanno sempre incoraggiata nel perseguimento del mio sogno, del quale non ho mai dubitato. Sono stata influenzata da molti membri della mia famiglia, che consideravo modelli da seguire. Ho passato diverso tempo nell’affollato ambulatorio di assistenza primaria di mio padre, e osservavo i pazienti uscire da suo ufficio pieni di gratitudine. Al mattino presto faceva le visite a domicilio per persone che sapeva non avrebbero potuto pagare, ma lui le aiutava con devozione. Mia zia, Mary A. Rorro, dottoressa in medicina, fu una delle donne medico pioniere nel suo campo. Suo zio, soprannominato “Zio Doc”, si laureò alla Hahnemann Medical School, e la incoraggiò a frequentarla sin da piccola. Samuel Alito Senior, padre di Samuel Alito, Giudice della Corte Suprema, fu il suo insegnante al liceo e la premiò con la medaglia della scienza. Sapeva che voleva diventare un medico, e le disse: “Non lasciarti mai scoraggiare dal tuo sogno.” Conserva ancora la busta della sua pagella, sulla quale scrisse queste ed altre parole di incoraggiamento per il suo futuro, che considerava estremamente preziose. Si laureò alla Hahnemann nel 1958, e sposò mio zio Al. Mia zia Celeste ha conseguito il dottorato in Formazione e fu Direttrice del “Teacher Certification and Academic Credentials” del New Jersey.
Mi interessai alla psichiatria dopo una rotazione all’ospedale pubblico del New Jersey, presso la scuola di medicina UMDNJ-SOM. La facoltà di psichiatria mi sembrava il modo perfetto per unire la narrativa, la creatività e l’arte all’interno della professione medica. Entrai nel programma di formazione psichiatrica della Facoltà di Medicina di Harvard, e cominciai a lavorare con i veterani all’interno del VA System, e in altri istituti di salute mentale a Boston, inclusi gli ospedali McLean e Cambridge. Dopo la specializzazione ho conseguito una borsa di studio in Medicina delle Dipendenze presso il Massachusetts General Hospital. Gli anni di sperimentazione e formazione, i lunghi turni di notte, le lenzuola ruvide su cui dormivo, sono completamente ripagati quando qualcuno dice: “Mi hai cambiato la vita.” Lo considero come un complimento ai miei genitori, perché senza il loro costante amore e supporto, non potrei aiutare i miei pazienti e ascoltare queste parole.

L’IDEA: La sua poesia è molto toccante e ispiratrice, evoca immagini di guerra e anime straziate. Scrive solo delle esperienze dei veterani?
Dottoressa Mary Rorro: Le storie traumatiche dei veterani, di dolore e perdita, mi hanno portata a scrivere delle poesie destinate ad aiutarli e onorarli. Alcune poesie riflettono il tema del disturbo da stress post-traumatico (PTSD), nonché le memorie intrusive, gli incubi e i flashback. Altre riguardano eventi traumatici più specifici, e argomenti quali ferite morali e sindrome del sopravvissuto. I racconti dei pazienti, spesso toccanti, a volte spaventosi, erano coinvolgenti. La poesia era diventata il luogo in cui potevo prima processare e in seguito esprimere le emozioni travolgenti che provavano. Ho iniziato a condividere la mia poesia, con la speranza di aiutarli a sviluppare una connessione e progredire con la terapia. Le poesie hanno aperto un nuovo dialogo su alcuni aspetti delle loro storie che probabilmente non avrebbero toccato durante una visita standard sulla gestione dei farmaci.
Scrivo anche poesie e haiku di altro genere, basate su temi spirituali e naturali; compongo canzoni e testi di canzoni.

L’IDEA: Ha ricevuto innumerevoli premi sia per la sua attività filantropica sia per il suo lavoro professionale. Per quanto siano tutti importati e più che meritati, ce n’è uno in particolare che per lei ha significato di più? Perchè?
Dottoressa Mary Rorro: Ce ne sono alcuni particolarmente significativi. Un premio che ha avuto un significato particolare è quello ricevuto dall’American Foundation of Savoy Orders, un ordine dinastico in Italia. La Medaglia di Bronzo dei Santi Maurizio e Lazzaro per opere caritatevoli è stata conferita all’interno della St. Patrick Cathedral di New York. È stato estremamente emozionante salire gli scalini dell’altare principale per ricevere la bellissima medaglia di bronzo e la proclamazione di Vittorio Emanuele. Un’altra esperienza indimenticabile è stata l’esibizione durante la Celebrazione Centennale della messa nella chiesa Holy Rosary a Washinton D.C., alla quale erano presenti il Giudice della Corte Suprema Samuel A. Alito Junior, Antonin Scalia e Nancy Pelosi. È stato un onore essere introdotta nella Italian American National Hall of Fame lo stesso anno del Giudice della Corte Suprema Samuel A. Alito Junior.
Il premio della Planetree organization’s Patient-Centered Excellence and Innovation (assegnato a livello internazionale ad 1 su 10 individui o programmi) per il mio programma “A few Good Notes” di Chicago, è stato molto significativo, poiché è stata riconosciuta l’importanza di aiutare i veterani attraverso l’arte.

L’IDEA: Suo padre era un dottore e sua madre è un’icona per la comunità italo – americana del New Jersey. In che modo questo ha influenzato la sua vita personale e le sue scelte professionali?
Dottoressa Mary Rorro: Mio padre, ormai scomparso, Dottor Louis Rorro, era un medico che aiutava con devozione i pazienti all’interno della comunità. Mia madre, Dottoressa Gilda Rorro, era educatrice e amministratrice del Dipartimento di Formazione, e lavorava per i diritti civili. Si è recata ad Haiti in numerose occasioni per istituire programmi di scambio fra gli studenti di Haiti e del New Jersey. Negli ultimi vent’anni ha lavorato instancabilmente per servire gli italo – americani della comunità in qualità di Viceconsole Onorario e di Presidente dell’Italian Heritage Commission del New Jersey. Ha ricevuto un’onorificenza dal Presidente italiano per aver sviluppato il suo programma di insegnamento, inserendo lo studio del patrimonio culturale italiano all’interno di tutte le scuole del New Jersey. I miei genitori mi hanno trasmesso l’apprezzamento per la lingua e la cultura italiana, e ci riteniamo fortunati ad avere dei preziosi amici e familiari in Italia. Anche Joseph, il mio meraviglioso marito, condivide la mia passione per la cultura e la musica italiana, ci siamo conosciuti in un circolo italiano durante la mia specializzazione in psichiatria a Boston. L’efficienza e la dedizione dei miei genitori per le loro carriere mi hanno motivata a perseguire la mia professione, ed ero profondamente fiera di ciò che avevano raggiunto. Sono stata cresciuta senza alcuna limitazione su ciò che una ragazza o una donna può ottenere. Per quanto i miei genitori fossero occupati, si sono sempre impegnati attivamente per il mio sviluppo, portandomi a lezioni di musica, concerti, e viaggi in Europa per ampliare la mia istruzione. Sono stati dei mentori eccezionali che hanno influenzato la mia vita, e da loro ho ereditato il valore di essere a servizio degli altri, e mi adopero per portarlo avanti. Il loro regalo per il diploma fu la mia viola, ed è qualcosa che continua davvero a donare. Sarò per sempre in debito con i miei genitori per avermi guidato nel perseguimento del mio obiettivo di diventare dottoressa, e grata per avermi aiutato a trasformare il mio sogno in realtà. Si sono consacrati con un impegno autentico a me e alla comunità. L’amore e la devozione dei miei genitori mi hanno consentito di essere un medico e una musicista appagata, e aspiro ad aiutare molte altre persone, vivendo secondo il loro esempio.

Dr. Mary Rorro suona the viola per la madre Gilda nell’occasione della presentazione al pubblico del libro di memorie “Gilda, Promise Me”

L’IDEA: Ci sono nuovi progetti all’orizzonte?
Dottoressa Mary Rorro: L’essere al servizio dei veterani è per me una missione patriottica. Mi hanno insegnato moltissimo sul sacrificio e sulla resilienza. La fusione della musica e della poesia all’interno della mia professione è un privilegio, e costituisce un mezzo gratificante e creativo per intensificare il legame medico-paziente. Sono stata testimone dei potenti effetti che l’arte può avere sui pazienti, e spero di poter condividere la mia raccolta di vignette e poesie con più veterani. Ho intenzione di continuare ad espandere il programma “A Few Good Notes” in modo che più pazienti possano farsi coinvolgere dalla musica e dall’arte, strumenti preziosissimi da utilizzare nel loro viaggio verso la guarigione.

Veterani all’ascolto della musica del  Dr. Mary Rorro. (Clicca per vedere un video su YouTube)

Arriva Sul Mercato Discografico Il Magnifico “The Archinauts”: Intervista Esclusiva Con Ivan Santovito Della Band ISProject (L’IDEA MAGAZINE)

11 Agosto 2018

Arriva sul mercato discografico il magnifico “The Archinauts”: Intervista esclusiva con Ivan Santovito della band ISProject

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

Sull’onda del debutto discografico del CD The Archinauts, la band ISProject sta avendo successo di critica e di pubblico, facendo tours e partecipando a vari concerti/festival. Abbiamo avuto l’occasione di intervistare Ivan Santovito, che con Ilenia Salvemini forma questo simpatico duo musicale.

L’Idea: Quando e come è nata questa band? Quali sono le vostre esperienze pre-ISProject?
IVAN: La band è nata nel 2013, dopo una definitiva chiusura con il passato e con tutti i gruppi in cui militavo allora.  Uno di questi era una band prog tranese che si sciolse nel momento in cui l’abbandonai. Ero tastierista, bassista e violinista. Questa esperienza mi ha insegnato molto e mi ha dato la spinta per comporre materiale personale finché, nell’agosto del 2013, composi il primo brano, The Mountain of Hope. Fu il brano che decretò il coinvolgimento di Ilenia nel progetto. Ilenia ha studiato danza classica per più di un decennio, ha militato in gruppi canori diversi finché non le proposi di cominciare questa avventura con me. E così nacque Isproject.

L’Idea: Il vostro album di debutto, The Archinauts, sta avendo molto successo. Di chi sono le musiche? E i testi? Qual e’ stata l’ispirazione per questo album? In che lingua sono i  testi? A cosa si riferisce il titolo?
IVAN: Ho composto testi e musica con il grande aiuto di Ilenia per l’arrangiamento vocale e di Giovanni Pastorino (tastierista e pianista) per il ruolo di co-arrangiatore di tutte le tastiere. Le tematiche sono tratte dai testi di Ho venduto la morte all’amore di Nicola Boccadoro, un nostro carissimo amico e collega, riguardanti architettura, filosofia e società, il tutto aderente al vissuto fino a quel momento. Ho scelto di comporre in inglese per accostarci nel miglior modo possibile alla musica, decisamente international nei modi, così da potergli dare ampio respiro e grandi possibilità di diffusione . E così è accaduto 😉

L’Idea: Il vostro sito definisce la vostra musica come post-progressive. Potresti chiarire che cosa vuol dire? 
IVAN: Post-progressive per noi è lo step successivo rispetto al prog dagli anni ’70 ai ’90. È, come l’ha definito qualcuno, “guardare oltre il progressive”.  Adottiamo questa nomenclatura (e quella di Art Rock), di natura così vasta ed identificabile, proprio perché riteniamo inetichettabile il tipo di musica che proponiamo.
Effettivamente ci rendiamo conto di quanto sia indecifrabile ciò che stiamo facendo, è assolutamente visionario, da trip mentale (come ci ha suggerito più di un fan). Proprio questa impossibilità nel collocare la nostra musica ci rende orgogliosi ed è per noi un segnale verso la giusta rotta.
Vedere il range di fans allargarsi sempre più, dai fruitori di Rock Progressivo Italiano al Pop, al metal, al cantautorato e alla musica classica, ci colloca di diritto tra gli “sdoganatori della musica di nicchia”.

L’Idea: Quali sono le influenze più notevoli sulla vostra musica? Chi sono i musicisti che voi ritenete più rilevanti come punto di riferimento per la vostra musica?
IVAN: Sicuramente Steven Wilson che, grazie alla sua fervida cultura e capacità d’innovazione, ha sdoganato la cosidetta “musica colta” e ha dato modo alla nostra generazione di guardare oltre il prog; poi gli Anathema, dei quali abbiamo conosciuto il frontman Vincent e la frontwoman Lee : assolutamente fantastici!
Poi Ayreon di Arjen Lucassen (è un simpaticone!), i Muse, Sufjan Stevens, Epica. La lista è davvero lunghissima!

L’Idea: A giorni parteciperete al 2day prog+1 festival, un grande onore per una band esordiente. Ci andrete con nuove canzoni o porterete canzoni del vostro album?
IVAN: Porteremo tutto l’album The Archinauts più alcune cover. Preferiamo non rivelare i nuovi brani, in fase di composizione e arrangiamento per il secondo album, per poter dare maggior lustro a ciò che stiamo concependo. Nel frattempo prepariamo date nuove tra cui proprio il festival Verunese. L’onore di suonare in un così importante evento è indescrivibile, e non vediamo l’ora di conoscere le altre bands : Threshold, Kyros, Ange, Von Hertzen Brothers, Vanilla Fudge, ect. Sarà bellissimo condividere il palco (e il pianoforte) con Gianni Nocenzi, il pianista del Banco del Mutuo Soccorso!

L’Idea: Quando suonate dal vivo in concerto, siete tutti e due strumentisti? Vi avvalete di altri musicisti?
IVAN: Solitamente suoniamo in due set : in duo e full band. Io in veste di pianista/co-tastierista/seconda voce e Ilenia di voce principale, cantando anche parti che nell’album sono state interpretate da me (diversificando così l’esperienza live da quella in studio). Al 2Days Prog + 1 Festival saremo al completo (batterista, bassista, chitarrista e co-tastierista). La “retroguardia” di musicisti sarà fenomenale, grazie alla presenza di talenti giovanissimi che ci accompagneranno anche in altre date future.

L’Idea: Avete altri progetti in lavorazione? Una tournée? Incisioni? Altre collaborazioni?
IVAN: Collaborazioni ci sono e ci saranno sempre, è bellissimo interagire con i colleghi così da poter crescere sempre più. Tra impegni lavorativi e concerti (che ci porteranno in un altro continente nel 2019), si sta lavorando e organizzando tutto ciò che riguarda il secondo album che, come ho anticipato in precedenza, è in fase di composizione/arrangiamento. Ciò che si sta producendo presenta caratteristiche decisamente nuove rispetto a The Archinauts. Già dalle prime note si evince l’immenso passo avanti rispetto all’album di debutto, soprattutto per la presenza di Special Guest Stars internazionali.
Questo step ci porterà verso nuove prospettive e nuove frontiere, per crescere sempre e sempre più e poter scalare vette sempre più estreme.