Monthly Archives: September 2020

Danilo Ottaviani, Una Stella Italiana Al Lambs Theatre Club

 

Danilo Ottaviani, una stella italiana al Lambs Theatre Club

Articolo di Tiziano Thomas Dosssena

Il Lambs Club di New York City è un club privato per attori ed artisti provenienti da tutto il mondo. Fu fondato nel 1874 sul modello di un club londinese che ebbe successo negli anni 1869-1879, dedicato a Charles e Mary Lamb, scrittore e filantropo che aiutò innumerevoli volte la comunità artistica inglese.

Da non confondersi co0n il ristorante Lambs Club, questa associazione si chiama in realtà The Lambs, ma ovviamente acquista la dicitura Club o Theatre Club automaticamente nelle conversazioni e negli articoli che parlano delle sue attività.

Lo scopo del Lambs è di offrire un luogo nbel quale scrittori, attori, direttori teatrali e altri professionisti del mondo dell’arte possono riunirsi e discutere delle proprie attività, fare amicizia e possibilmente sviluppare piani in comune per spettacoli.

In seno a questo club nacquero The Actors’ Fund of AmericaASCAPActors’ Equity,  Screen Actors Guild SAG-AFTRA,.importanti associazioni sindacali e di protezione del diritto d’autore per artisti ed attori. Soci del Lambs furono stelle dello spettacolo quali  Fred Astaire, Irving Berlin, George M. Cohan, W.C. Fields, Ken Howard, Will Rogers, John Philip Sousa, Spencer Tracy, John Wayne e molti altri artisti di successo.

Il Club nel corso degli anni è stato ufficialmente riconosciuto dall’ex sindaco di New York Michael Bloomberg, dal Governatore Andrew Cuomo, dalla senatrice Kirsten Gillibrand e persino da Papa Giovanni Paolo II.

Ancor oggi, il Lambs continua a rimanere l’epicentro a New York per le attività di artisti provenienti da ogni dove.

Danilo Ottaviani al Lambs Theatre Club di New York

Nel 2016 l’attore italiano Danilo Ottaviani, che intervistai nel 2017 per L’Idea Magazine, incominciò la sua collaborazione con questo club, pur non essendo socio. I primi progetti nacquero grazie al vicepresidente, Peter Kingsley anche lui attore di teatro a Broadway e off Broadway, con cui decise di mettere in scena gli atti unici di Chekhov. A loro successivamente si unì Annette Berning, con la quale completarono il cast e iniziarono le prove della Proposta di Matrimonio, uno spettacolo che ebbe un riscontro davvero sorprendente e che permise loro di essere addirittura invitati al festival internazionale di teatro dedicato a Chekhov, tenutosi a Melikhovo, che era la sua proprietá di campagna in Russia.

Grazie al successo della Proposta di Matrimonio, Danilo fu  invitato da Kingsley a diventare ufficialmente membro del Lambs Club. Seguirono le prove de L’Orso, atto unico di Chekhov per eccellenza, con cui debuttarono nell’autunno del 2019.

Purtroppo, i progetti in programma per il 2020 sono stati rimandati a causa del Covid19. La comunità artistica di NYC è stata severamente colpita e ci vorrá un grosso sforzo unanime per poter riniziare. I teatri sono stati i primi a chiudere e saranno gli ultimi a riaprire.

Nel frattempo, a Danilo e Kinsley è stata commissionata la messa in scena di Barrymore, un atto unico che parla della vita e morte dell’attore John Barrymore, che li vedrá me come protagonisti. Lo spettacolo è interamente prodotto dal Barrymore Film Center e andrà in scena nella primavera del 2021 in occasione dell’inaugurazione del nuovo centro in New Jersey.

Congratulazioni a Danilo Ottaviani, dunque, che prova quello che dissi nel 2017 su di lui, cioè che è nata una stella italiana a New York.

“Aleramici In Sicilia”. Intervista Esclusiva Con Fabrizio Di Salvo.

 

“Aleramici in Sicilia”. Intervista esclusiva con Fabrizio Di Salvo.

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

Dopo l’articolo sul DNA che non mente abbiamo avuto l’opportunita` di fare alcune domande al Prof. Fabrizio Di Salvo, promotore di questa ricerca…

L’Idea Magazine: Qual è la Sua formazione professionale?
Fabrizio Di Salvo: Da oltre 22 anni mi occupo di progetti in campo energetico, a livello internazionale. Allo stesso tempo, però, coltivo da sempre lo studio e la passione per la storia da libero ricercatore. Per lavoro ho girato quasi tutto il mondo, a conferma di un interesse per i popoli e le loro migrazioni che, come se fosse un destino già segnato, mi porta ad essere sempre a contatto con popolazioni diverse. I viaggi mi hanno contraddistinto sempre, anche in giovane età, e sono sempre stati mossi dalla passione per i popoli e le etnie.

Isola di Pasqua – Luglio 2014, Fabrizio Di Salvo e la Gobernadora Provincial Marta Hotus Tuki

Una passione nata dalla mia personale ricerca delle origini che mi ha spinto nel 2008 a giungere negli Stati Uniti per scoprire i luoghi dove era emigrato mio nonno a Rochester. Un viaggio di ricerca al quale è stato dedicato un servizio dall’emittente RAI International che ha voluto raccontare questo viaggio della memoria, come emblema di una migrazione, quella degli Italiani partiti per gli Stati Uniti ai primi del Novecento.

New York – Giugno 2008, Francesco, Vincenzo e Fabrizio Di Salvo

Mio nonno emigrò nel 1912, passando come molti altri da Ellis Island, dopo giorni di nave. Un viaggio della memoria che ho voluto ripetere a mia volta, che mi ha permesso di trovare la tomba del fratello di mio nonno Anthony Di Salvo e scoprire di avere ancora parenti negli USA. Volevo rivivere quella migrazione che, seppur recente, mi rimandava alle grandi migrazioni.

Rochester (New York) – anni 30, Anthony Di Salvo con la sua famiglia

Potrei davvero dirvi che la mia è una vita di migrazioni: figlio di emigranti al nord Italia, dalla Sicilia al Piemonte. Mio nonno dall’Italia, la Sicilia, agli USA… E poi le origini stesse della Sicilia con gli Aleramici che, dal Piemonte, andarono al sud soprattutto in Sicilia compiendo il viaggio inverso dei miei genitori ma unendo, in modo affascinante e singolare, il mio viaggio personale: nato al nord da emigranti del sud, partiti da quelle terre–siciliane–che mille anni prima videro le genti del nord, dove nascevo, andare al sud da dove arrivavano i miei genitori. Come avrei potuto non continuare questi viaggi e non cogliere l’occasione di una migrazione esemplare, ma insolita, come quella aleramica che dal nord si spostava al sud a differenza di quello al quale assistiamo da secoli e che vede il sud del mondo ambire al nord, come concetto oltre che come luogo geografico. Così, come molto spesso accade, dalla propria microstoria si può arrivare alla macrostoria, quella storia che può affascinare e aiutare a non dimenticare e, soprattutto, a scoprire le origini di se stessi.

Attualmente sono, inoltre, membro attivo di alcune associazioni culturali impegnate nello studio della storia italiana e europea, in particolare de “Il Circolo Culturale dei Marchesi del Monferrato” e del club UNESCO di Piazza Armerina. A seguito delle ricerche già dette, nel 2017 ho lanciato appunto questo progetto dal titolo “Aleramici in Sicilia” con un collaboratore e nel 2019 è nato “il progetto nel progetto” con la Prof.ssa Anna Placa di Piazza Armerina dal titolo, “Le Vie Aleramiche, Normanno-Sveve”. Si tratta di un itinerario enogastromonico-turistico-artistico che unisce Sicilia, Calabria, Puglia e Basilicata al nord dal Monferrato (terra di origine degli Aleramici), Liguria, Oltrepò Pavese al Piacentino. E non solo, perché, durante le ricerche, abbiamo potuto comprendere quanto molte altre località dell’Europa, con le quali pareva non esserci collegamenti, in verità fossero connesse con normanni ed aleramici. Così mi sono spinto fino alla Normandia, alla Svevia alla Rus’ di Kiev a Costantinopoli/Bisanzio e Tessalonica, tutte terre unite dalla storia e che, oggi, potranno diventare anche un’occasione turistica alla scoperta delle proprie origini.

Ho scelto di ricostruire questa storia di un’immigrazione italiana che intreccia popoli apparentemente lontani e che ora coinvolge l’Europa, come già fece con Normanni, Svevi, bizantini e genovesi. Un progetto che parte dal Monferrato per ricomporre un determinato periodo storico del medioevo che va dal 900 al 1300 circa sulle vicende degli aleramici a partire dal leggendario capostipite Aleramo, un personaggio racchiuso tra mito e realtà, partito dal Monferrato, oggi una parte di territorio racchiuso nella regione del Piemonte. Monferrato dove sorge questa dinastia, una zona molto vicina a Vercelli dove sono nato anche se di origini siciliane. Monferrato che si lega alla Sicilia e da qui l’idea di andare a trovare tutte le terre influenzate dagli aleramici. Inizialmente con alcuni viaggi preliminari di ricerca in Sicilia, per cercare di ricomporre questo grande puzzle, che ci hanno permesso di incontrare molti appassionati. Un seguito di esperti che ha permesso di instaurato anche collaborazioni oltreoceano, come quella con la professoressa Joanna Drell dell’Università di Richmond. Una ricerca che, nonostante ormai abbia già dato molti risultati, sarà ancora ricca di sorprese. 

L’Idea Magazine: Come iniziò il Suo interesse nello studio del DNA ed in particolare il genoma di noi italiani?
Fabrizio Di Salvo: lo studio del DNA mi ha sempre incuriosito, poter risalire alle proprie origini in modo scientifico era per me una prova che volevo avere. È stata una conseguenza del mio interesse per lo studio delle migrazioni che ha trovato nella storia di Adelasia del Vasto, partita dal Monferrato, l’origine. Una curiosità che mi ha spinto in passato anche a compiere l’esame del mio DNA per vedere quali fossero le etnie che lo componevano. Uno studio che poi mi ha permesso di vedere come noi italiani, emigranti da millenni, eravamo un cocktail di biodiveristà. Una serie di sincronicità che mi hanno poi portato ad incontrare il Professor davide Pettener, ospite ad un convegno organizzato a Palermo nell’ambito del progetto “Aleramici in Sicilia”, offrendomi l’occasione di andare ancora più a fondo. Una passione che ho da sempre e quando finirà l’emergenza sanitaria la collaborazione con Davide Pettner per mettere a confronto i campionamenti di DNA del sud con quelli del nord.


L’Idea Magazine: Gli studiosi Prof. Davide Pettener e Prof.ssa Stefania Sarno asseriscono che il DNA non mente e abbatte i luioghi comuni. In particolare si riferiscono all migrazione dei Normanni, degli Aleramici  e dei Genovesi verso la Sicilia tra il nono ed il quattordicesimo secolo. Potrebbe spiegare chi sono gli Aleramici ai nostri lettori e perché vi furono queste varie migrazioni?
Fabrizio Di Salvo: Gli Aleramici appartenevano ad un’importante famiglia, di origine franca o franco-salica, che si stabilì nel Piemonte meridionale e nella Liguria occidentale dando origine alle dinastie dei marchesi di Monferrato, del Vasto, del Carretto, Lancia, Incisa ed altre di minore prestigio. Il fondatore del ramo italiano degli Aleramici è Guglielmo che giunge in Italia, dalla Francia, probabilmente al seguito di Guido II di Spoleto nell’888 ed è presente alla corte di Rodolfo II di Borgogna re d’Italia. Ma è con Aleramo che troviamo il vero capostipite. Un uomo che unisce mito e realtà. Infatti, la leggenda vuole che di Aleramo si innamori della figlia dell’imperatore Ottone I. i due fuggono per consumare il loro amore e quando Ottone li ritrova, li perdona. Inoltre, a seguito di una grande prova di coraggio di Aleramo, Ottone dice al giovane che avrebbe ottenuto come ricompensa una zona, tra Liguria e Piemonte, grande quanto il territorio che sarebbe stato in grado di ricoprire in tre giorni e tre notti di cavalcata. Questa è la nascita mitica della Marca aleramica della quale, però, abbiamo la prima testimonianza storica, in base ai dati in nostro possesso, con il diploma del ventun marzo 967 in cui Ottone I assegna ad Aleramo “tutte le terre dal fiume Tanaro al fiume Orba e fino alle rive del mare”, territorio che assumerà il nome di marca Aleramica. Gli aleramici daranno vita, appunto, a vari rami e uno di questi è quello dei Del Vasto. Ora arriva la parte che si collega alla storia che ci interessa direttamente. Andiamo avanti di un secolo, Ruggero d’Altavilla, dopo essersi insediato come re, prende in sposa Adelaide del Vasto, nel 1087, e parte la politica di ripopolamento della zona che coinvolse il nord Italia Aleramico.
Intanto osserviamo il collegamento che si crea tra Aleramici e Normanni. Due zone, il Monferrato aleramico e la Normandia normanna, che consolideranno la loro fusione, e unione, lontano dalla due terre di origine. Infatti, sarà la Sicilia che legherà strettamente le due casate tramite il noto matrimonio tra Adelaide del Vasto, Aleramica, e Ruggero d’Altavilla, Normanno.

L’Idea Magazine: Nello studio di Pettier e Sarno si fa riferimento alla differenza tra il cromosoma X e quello Y nell’esaminare il movimento migratorio in Italia. Potrebbe approfondire l’argomento per i nostri lettori?
Fabrizio Di Salvo: Non sono un biologo, ma in base a quanto mi hanno spiegato gli esperti, in pratica, nella donna sono presenti due cromosomi XX mentre nell’uomo uno Y e uno X. Lo studio dell’Università di Bologna vuole focalizzarsi su quello X femminile perché per le donne, nel medioevo, era più facile viaggiare lontano dalla terra di origine perché, come ben sapete, era consuetudine organizzare matrimoni di convenienza per unire le casate e i loro possedimenti che potevano ereditare. Infatti, anche la storia di Adelasia del Vasto, della quale abbiamo parlato prima, è connessa a un matrimonio combinato che conferma questa tendenza. Lo studio parte da qui, perché per monitorare il movimento migratorio era necessario osservare con maggior attenzione l’X femminile rispetto quello Y maschile.

L’Idea Magazine: Il progetto Aleramici in Sicilia, promosso da Lei, continuerà ad esaminare alcune zone della Sicilia in particolare. Che cosa si prefigge di fare?
Fabrizio Di Salvo: Sì, l’obiettivo, dopo aver già visitato oltre settanta località aleramiche in Sicilia, è quello di ritornare in collaborazione con il dipartimento di antropologia culturale dell’università di Bologna e con Pettener in prima fila, per eseguire i test sul DNA di venti abitanti di Piazza Armerina e San Fratello per provare scientificamente la fusione suddetta tra le genti del nord, i cosiddetti “lombardi”, le genti delle attuali regioni di Liguria, Piemonte, Lombardia e parte dell’Emilia Romagna (da dove arrivavano gli aleramici), e gli abitanti della Sicilia nell’XI, prima, e poi ancora nel XII e XIII secolo. Una proposta colta con entusiasmo anche dalle autorità locali siciliane.

L’Idea Magazine: Ci fu anche un documentario al proposito?
Fabrizio Di Salvo: Assolutamente sì. L’idea del documentario nasce ormai quasi tre anni fa. Si tratta di docufilm al quale sto lavorando con immenso impegno, un evento storico-culturale in cui si parlerà di questa emigrazione italiana e non solo. Il progetto ha raggiunto un respiro anche Europeo, perché oltre ad avere girato riprese in numerose località della Sicilia e del Piemonte, siamo stati a girare anche in Francia, Germania, Turchia e Ucraina. Oltre al fatto che sarà arricchito da più di trenta interviste di esperti italiani e internazionali, un team scientifico di spessore mondiale. Oltre a questo, per cercare di restituire l’atmosfera degli anni a cavallo tra i due millenni, abbiamo lavorato alacremente anche per immagini in costume sia in Sicilia che in Piemonte nel Monferrato. Un lavoro molto interessante, ampio e dispendioso, ancora in lavorazione che speriamo di completare per la primissima primavera. In proposito, proprio in questi giorni stiamo girando le riprese in costume nella zona del Monferrato, nel castello di Pomaro Monferrato. Per l’occasione potremo usufruire del contributo di Samantha Panza dell’antica sartoria “Principessa Valentina” di Asti, nome dato in onore della principessa Valentina Visconti, figlia del duca di Milano Gian Galeazzo Visconti, che pare aver soggiornato proprio nel palazzo sede della sartoria. Un centro di studi e ricerche che dal 1994 è diventato anche laboratorio sartoriale per mano di Samanta Panza, che restituirà il fascino di epoche storiche grazie all’abbigliamento in costume. Una vera eccellenza che vede collaborazioni con emittenti televisive nazionali quali RAI, Mediaset, LA7 e Sky ma anche internazionali come BBC e CNN. Si avvalgono, inoltre, dei loro capi anche numerose compagnie teatrali ed eventi quali il palio di Asti e del principato di Monaco, oltre ad essere fornitrice della Federazione Italiana dei Giochi Storici.

Asti – Settembre 2020 – Walter Siccardi, Samantha Panza e Fabrizio Di Salvo

Un ulteriore contributo renderà ancora più prestigiose le riprese. Infatti, nelle vesti di Aleramo stesso, il capostipite, avremo il notissimo stunt men italiano Walter Siccardi. Un professionista del mondo del cinema presente in pellicole in costume di respiro internazionale quali I Cavalieri che fecero l’impresaKing ArturRomeLa freccia neraIl bene e il maleNew Moon e il recente Robin Hood di Ridley Scott. Uno sword master, stunt performer e combat stunt che premierà, con la sua presenza, lo sforzo di tutto il lavoro fino ad ora compiuto e renderà ancora più professionali le riprese di questo documentario.

L’Idea Magazine:Mi sembra che il Suo sia anche un interesse di origine emotiva, cioè che Le pare giusto provare che siamo alla fine dei conti tutti “imparentati”…
Fabrizio Di Salvo: Il mio intento è provare, anche scientificamente, una sensazione, quasi una voce che mi sussurra da anni: “siamo tutti uguali”. Gli studi storici e antropologici dimostrano che tutti deriviamo dal medesimo progenitore e che poi ci siamo spostati dall’Africa raggiungendo tutto il mondo ma, come dicono gli antropologici, siamo tutti di una stessa razza, “Quella Umana”. Per esperienza, avendo visitato tutti i continenti, seppur con qualche differenza, posso confermare che le caratteristiche umane sono le stesse ovunque. Per questo, raccontare prima la mia storia di figlio di immigrati dal sud al nord dell’Italia, poi quella di mio nonno, dall’Italia agli Stati Uniti e poi quella di lontani progenitori come gli aleramici dal nord dell’Italia al sud, la direzione opposta dei miei genitori, è stato proprio confermare questo “imparentamento” globale.

Luanda (Angola) – Marzo 2015 – Fabrizio Di Salvo e il Missionario Padre Renzo Adorni con alcuni studenti del Bom Pastor, Kikolo.

L’Idea Magazine: Un messaggio per i nostri lettori?
Fabrizio Di Salvo: Il mio vorrebbe essere anzitutto un messaggio di speranza e fratellanza. In ogni epoca l’uomo ha dovuto confrontarsi con i pregiudizi e interrogarsi sulla capacità di accoglienza. Oggi ci troviamo in un momento storico in cui ancora una volta in tutto il mondo si devono fare i conti con questo aspetto e non voglio sollevare polemiche in merito, anzi. La mia speranza è solo quella di offrire uno stimolo di riflessione che porti ad interrogarsi sulla vera natura della matrice comune che unisce tutti gli uomini e le donne del mondo, in qualsiasi luogo vivano, sapendo che le proprie radici, risalendo nel tempo e nelle epoche storiche, possono anche essere innestate in un luogo molto lontano quasi impensabile.