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Viola Manuela Ceccarini (ViVi), “l’italiana”. [Christopher Magazine, aprile 2019]

Intervista di Tiziano Thomas Dossena.

{Come apparsa su Christopher , Febbraio 2019]

Milanese di nascita, Viola Manuela Ceccarini sta ottenendo un successo invidiabile nel mondo televisivo latino negli USA, dopo aver contribuito per vari canali televisivi internazionali in italiano. Giornalista riconosciuta (è corrispondente per ben sei riviste, oltre a vari canali televisivi e radiofonici) Viola, anzi ViVi, come la identificano gli amici, copre tutti i premi internazionali (Grammys, Emmy, Oscar, eccetera) e presenta al pubblico una visuale tutta personale degli eventi. Parla un ottimo spagnolo con un leggero accento straniero che le ha meritato il nomignolo de “l’italiana” da parte del largo pubblico televisivo latino. ViVi è la vincitrice del premio “Young Female Entrepeneur of the Year” nella competizione internazionale Stevie® Awards for Women in Business. Ci siamo incontrati nel centro di Manhattan ed abbiamo fatto una bella chiacchierata.Viola Manuela Ceccarini

Vi Vi, potresti raccontare  ai nostri lettori come e perchè sei arrivata negli Stati Uniti?
Crescere in una delle capitali più influenti della moda a livello mondiale: Milano, mi ha ispirata a intraprendere una carriera nel settore della moda e dello spettacolo.
All’età di 17 anni, dopo aver conseguito il diploma di scuola superiore, i miei genitori mi fecero un regalo “di post diploma” mandandomi tre settimane a studiare l’inglese a New York.
Ricordo ancora il momento in cui arrivai a Times Square… rimasi incantata alla vista dei grattaceli, le strade affollate e le luci sfavillanti… per la prima volta provai un sentimento di libertà infinita… e dentro di me sapevo che in questa città tutti i miei sogni si sarebbero potuti realizzare, così ho fatto una promessa a me stessa, che sarei ritornata a vivere a New York…. un giorno…
Tre anni dopo: Dopo essermi laureata all’Università di Milano in “Comunicazione Visiva e Multimediale” ho cominciato a lavorare per una rivista di moda Italiana locale chiamata “Zaffiro Magazine”, ero incaricata di scrivere articoli e intervistare personalità della moda ad eventi Milanesi della vita mondana.
Purtroppo peró le opportunità nel settore erano limitate, motivo che mi ha spinta a riconsiderare l’idea di vivere a New York permanentemente.
Così nel 2013, ho lasciato Milano e mi sono trasferita a New York da sola e contro la volontà dei miei genitori, spinta dalla passione e voglia di crescere professionalmente.
Vivere a NY è sempre stato il mio sogno ed una sfida personale! New York ha un’energia unica; è la capitale del mondo dove tutti sono uguali e rispettati, che tu stia cogliendo margherite (che vedi solo tu) su un marciapiede o che tu sia Leonardo DiCaprio, la gente ti guarda nello stesso modo. Perché chi è qui ha ambizioni, un progetto! Tutti i migliori li trovi a New York; è una città che, o ti stimola ad essere umile e migliorarti, o ti schiaccia; per questo la amo!!”

Tu pensi che l’America, e in particolare New York, offra ancor oggi grandi opportunità per chi ha del talento?
Assolutamente si!!! Per poter trovare e beneficiare delle opportunità a New York devi venire qui con un certo tipo di mentalità che comporta: ambizione e perseveranza, preceduto da un piano d’azione e una gran voglia di lavorare e realizzare un progetto senza mai perdere di mira l’obbiettivo finale.
Anche se credo fermamente che New York non sia una città per tutti, per lo stile di vita frenetico e talvolta stressante, devi amare lavorare e devi avere dei sogni grandi da realizzare…

Per vari anni hai scritto e parlato di moda e di Alta Società sia su varie riviste sia in programmi televisivi. Come sei arrivata a questa specializzazione giormalistica?
Ho sempre saputo che volevo lavorare nei media e nel mondo dello spettacolo. Fin da piccola io e mia sorella giocavamo con la telecamera di papà; lei mi filmava e io presentavo, cantavo e ballavo.
Nel 2011 mi sono laureata in “Comunicazione Visiva e Multimediale” presso l’Accademia Multimediale Europea ACME, specializzata in arti visive e produzione multimediale, dove ho imparato a fare post produzione con programmi di montaggio video come Final Cut Pro/ Adobe Premiere.
Dopo essermi laureata, ho mosso i miei primi passi come intervistatrice-editorialista per una rivista italiana di lusso stampata e online chiamata “Zaffiro Magazine”, presentando eventi nella vita notturna milanese.
La rivista era gestita da un azienda di comunicazione chiamata DBCommunication per la quale eseguivo lavori nel campo delle pubbliche relazioni, occupando un ruolo fondamentale per l’azienda, coprendo progetti importanti per i loro clienti, inclusi artisti e celebrità italiane. Inoltre sono stata incaricata della progettazione del logo aziendale. Questo logo è stato poi stampato su t-shirt e indossato da VIP italiani, cantanti, reality star e celebrità.
La mia passione per i media é iniziata in Italia ed é poi cresciuta in America; scrivere e presentare mi danno  una voce e soprattutto l’opportunitá di esprimermi .
Attualmente sto scrivendo in tre lingue (Italiano, Spagnolo e Inglese) per varie riviste e periodici che parlano di moda e lifestyle. Copro eventi di moda, spettacolo e intrattenimento come ad esempio: New York Fashion Week, Film Festivals, Grammys, Oscars…etc etc

Ora però stai avendo un enorme successo con il gossip nientemeno che in un programma televisivo in spagnolo. Puoi parlarci un poco di questa tua nuova esperienza?
Si!! La comunità Ispana mi ha sempre accolta a braccia aperte. Quando mi sono trasferita a New York sono venuta a vivere direttamente a Washington Heights, un quartiere latino situato nella parte alta di Manhattan (Uptown). La mia prima stanza in affitto era in casa di una famiglia di Dominicani, dove ho vissuto per 2 anni e dove ho imparato a parlare lo Spagnolo (e lo street slang), ad amare la cultura, la cucina e la musica.
Fatalità del caso, attualmente sto lavorando per un canale Ispano chiamato Super Canal, dove conduco un segmento di notizie di intrattenimento, gossip e moda. Il nome del programma é “Option New York” ed è trasmesso in vivo dal lunedì al venerdì (2-3 pm) ovunque negli Stati Uniti via Cavo su Spectrum Canale 870, Verizon Canale 1507, Comcast Canale 620 e Optimum Canale 1023. Inoltre il programma é trasmesso a livello internazionale in diretta dalle 3-4 pm nella Repubblica Domenicana sul Canale 33 (uno dei loro canali principali), a Puerto Rico, nelle Caribbean Islands e in Spagna.

La moda, però, Devi avercela nel sangue perchè ho potuto ammirare varie tue foto nelle quali posi come modella. Pensi di continuare anche nelle sfilate nonostante i tuoi molti impegni professionali?
Ahah grazie! Si, tengo le porte aperte per qualsiasi opportunità mi si presenti $$$$!! In passato ho lavorato come fotomodella ma per ora l’unica sfilata alla quale abbia mai partecipato é stata quella della mia amica stilista Pamela Quinzi. Solitamente collaboro con stilisti quando vado a coprire eventi importanti, di solito lavoro e do l’opportunità a stilisti Italiani di presentare le loro collezioni, perché ci sono moltissimi stilisti talentosi in Italia che hanno bisogno di uscire allo scoperto.

Su quali altri progetti stai lavorando?
Ho tanti progetti in ballo che purtroppo non posso svelare ancora; sicuramente posso dirti che presto uscirà un video musicale di Messiah, Kapuchino e Tali al quale ho preso parte di recente. Loro sono artisti urbani conosciuti, Messiah é colui che ha fatto il featuring con Cardi B nella versione di Bodak Yellow in Spagnolo.
Non vedo l’ora di condividerlo con voi!

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AN INTERVIEW TO THE AUTHOR TONY NAPOLI

AN INTERVIEW TO THE AUTHOR  TONY NAPOLI

By Tiziano Thomas Dossena, L’Idea Magazine, NY, February 13, 2014

Recently we published a review on the popular book “My Father, My Don,” A Son’s Journey from Organized Crime to Sobriety, and we are now pleased to offer our readers an interview to the author, Tony Napoli.

L’Idea: What made you decide to write this book? 

Tony Napoli:  I decided to write this book with the encouragement from my mother and other family member’s when I was 26 years old; that was 52 years ago. As I got older, I gathered more and more material and I outlived most of the characters mentioned in my book. When I decided I had enough material, I hired a co-writer to help me put all my excerpts of about a 1,000 pages, into story form. My book was released on Sept.18th 2008, when I was 73 years old.

L’Idea: When you were seventeen, you were approached by the Boston Braves to play in the summer time for one of their Minor League Clubs. Your mother said “No way” because she did not want you far from home. You also were training for the US Air Force boxing team and there were talks about participating to the 1956 Olympics. This time it was your father who intervened and said “No”; and that was it. This is all recorded in the chapter titled “The road not taken”. Do you feel regrets for not pursuing those dreams? Were you ever even tempted to disobey or at least try to convince your parents? Do you believe your parents were justified in their requests? If so, why? 

Tony Napoli:  My father never said NO to my boxing as an Amateur in the Golden Gloves and on the Air Force boxing team. He said NO after I was Honorably Discharged from the US Air Force and I wanted to turn Pro as a Boxer. He said I was management material, and he only wanted me to learn the art of self-defense to protect myself in the streets of Brooklyn. He also felt that a strong mind needs a strong body to accomplish and get things done the right way. I continuously disobeyed my parents when they tried to make decisions for my future. I loved my mother dearly and I listened to her when she asked me not to travel with the Boston Braves Minor league Baseball team in the summer time when school was out, because I was only 17 years old and I didn’t want her to worry about me traveling across the country on a broken down bus.

Jimmy Nap Napoli - Tony Napoli

Jimmy Nap Napoli – Tony Napoli

L’Idea: You name quite a few entertainers who you had the opportunity to meet, for good or bad reasons. Who was the one who impressed you the most and why?

Tony Napoli:  The entertainer I was most impressed with was Frank Sinatra. I liked the way he hired former athletes to travel with him. He made them earn a living in an honest way by putting them on his payroll and use it as a tax write-off. They traveled all over the world with him, not only as bodyguards, but mostly as close friends who had no other way of making a living due to their lack of education. I became Sinatra’s drinking partner on many occasions, especially when he entertained at Caesar’s Palace, in Las Vegas, Nevada. I was a Casino Host in charge of entertainment at the time. Frank was very generous with people he was close to. He never wanted to get close to strangers. He was very rude to those who tried to overpower him with autographs. He had his men get the names and address of his fans who wanted his autographed picture. He’d rather mail them a picture with his autograph when he spent time alone in his room. He always traveled with a bookkeeper. As a matter of fact the last wife he was married to, Barbara Marx, was also his bookkeeper before he married her. Frank was also an Amateur boxer before he became a singing star.

L’Idea: What was, in your opinion, the difference in style between Frank Sinatra and Jimmy Roselli?

Tony Napoli:  Frank Sinatra, whose birth name was Francis Sinestra, was  flamboyant, with great magnetism in public and on the stage. Jimmy Roselli, whose birth name was Michael Roselli, first worked for me when I was 24 years old. My father bought me a night club in Union City, New Jersey in 1959. The name of the club was “The Club Rag Doll.” I paid him $300.00 to sing on weekends. His very first song was “I’m Alone Because I Love You.” I was supposed to go to contract with him and be his manager. My father put a stop to that immediately when Roselli asked for a loan to cover his part of the deal. Before Roselli died, he called me from his home in Clearwater, Florida. He read my book, I mentioned him in Chapter 17. He remembered the night I was locked up after working over that crooked cop; Roselli was singing on my stage the night it happened. He complimented me for pulling no punches and giving the reader everything in detail the way it happened. Roselli was very independent when it came to promoting himself. He never reached the level of stardom like Sinatra because he wouldn’t cooperate with the Wise guys; and, in those days you had to deal with the Wise guys, to get anyplace in show business. The Wise guys were behind all the top clubs and were very influential with Hollywood Producers, The Wise guys controlled the union (SAG) Screen Actors Guild. If you wanted to get high paid jobs as an entertainer, you had better cooperated with the Big Guys.

tony Boxer

Tony as a young Boxer

L’Idea: Why was your father’s nickname “The torpedo?”

Tony Napoli: When my Father was a young teenager, he was the leader of a neighborhood gang called “The Lorimer Street Boys” In those days there was a Gang in almost every Italian and Irish neighborhood, in the Brooklyn area. The Lorimer Street Gang was located in the Williamsburg section of Brooklyn. To be the leader of a gang you had to fight and beat up the leaders of the other gangs. About three nights a week, boxing trainers used to put on boxing shows at the old Military Armories that were built during World War One for Military training. Folding chairs were used for seating arrangements. They would hold up to 1,000 people in the Armories. The gang leaders would fight against each other. If one gang didn’t like the decision, they would throw the folding chairs into the air to show their disagreement with the official scorer (the referee). When my Father (Jimmy Nap) fought, he always knocked his opponent out with a straight right hand. That’s how he got the nickname “Torpedo.”

L’Idea: You present your father as a perfect gentleman, a great father and at the same time an assassin and a made man. How do you feel that can be possible and how does a person involved in such a complicated life manages to retain his human side?

Tony Napoli: When my father was a young man, at between 16 and 20 years old, he wanted to be like the guys who were always dressed up in suits and ties, wearing Fedora hats. He didn’t want to work as a bricklayer like his father was. As he grew older, he managed to get involved with the Wise guys by being one of their collectors and becoming a strike buster to discourage laborers not to strike by using bats and crowbars to beat them with. He worked for the companies who didn’t want to have their men striking. It was at a young age when he was considered an assassin and a bully. After getting out of jail in 1945, when he was 34 years old, he came back to my mother and turned over a new leaf. My mother took him back because he showed her a sense of responsibility to support the family. He got involved in the Numbers racket, which in those days was considered non-violent as a business. She saw him get respect from clean-cut-looking men; some he met in jail. My mother was only concerned about keeping the family together. She allowed my father to travel all over the country to do his business for all five organized crime families in the New York Area. My mother was not familiar with that part of my father’s life. She only saw in him a business man earning money, and lots of it, for people he called investors. At 34 years old my father was considered by those men in his way of life a standup guy with respect, integrity, dignity and honor. A man they could count on to give them a fair shake from their investments in his gambling enterprises all over the country. My father changed his ways from being a bully and Assassin for love of his immediate family and a great love for my mother, like I changed my ways from being a bully and Alcoholic when I found Sobriety.

L’Idea: In one of your chapters you seem to show a lot of anger at Giuliani. Could you explain why it is so?

Tony Napoli: In Chapter 27 of my book, I denounce Rudy Giuliani as a hypocrite. He tried to get me to talk against my father in the way he makes a living, knowing that his Uncle was Mob connected. Giuliani convinced President Reagan to send him to the New York Area as a US Marshall to infiltrate into the five Organized Crime families. By doing so, he was to be considered a crime buster, when all the while Giuliani was politically minded. He wanted to show the Government he would even lock up his own mother and father if he had to, and gain recognition as a future GOP candidate for a high elective office, with the backing of the Republic party, and gain the NY votes when he finally decided the right time to run for Mayor. Giuliani is Sicilian, and most of his relatives came from the Sicilian Mafia in Sicily. When I was indicted in 1985 on the RICO act and Giuliani was the US Attorney, the key witness against me in court told the jury that he was one of the gang that shot and killed a federal judge in Texas. He was sentenced to life in prison in Lewisburg Penitentiary, in Pennsylvania. He said that Rudy Giuliani offered him $30,000.00 to testify against me and he would get a reduced sentence. I was finally acquitted and when I was walking out of the courtroom, Giuliani said to me “I’ll get you the next time, Napoli”  I thought how can he possibly make such an outrageous deal with a scumbag who killed a federal Judge just to put me away for gambling. I was facing 25 years in jail before I was acquitted.

Jimmy Nap Napoli

Jimmy “Nap” Napoli

L’Idea: There is a movie being produced on your book. Could you tell us something about that?

Tony Napoli: The movie you talk about is called a 20 minute short. About 50 hours of shooting 32 scenes. This pilot was made by me, I paid all expenses so I can present it to the film people in the Film Festivals all over the country. It shows the Highlights of my story played out with real actors who play the main characters in my book. It will also be presented to potential investors leading up to a feature film or TV series. The filmmaker I hired is Hussain Ahmed, from Iraq. He’s also the Director and makes his home in Louisville, Kentucky.

L’Idea: You now have a lot of activities, which you defined as “giving back to society”. Could you tell us what they are?

Tony Napoli: For the past 19 years I’ve been a Veterans Advocate, helping disabled veterans with compensation for their service-connected injuries. I’m also a recovering alcoholic helping other alcoholics find sobriety like I did nineteen years ago, when I left the Mob life behind me. I also help indigent boxers with their medications, when they can’t afford it because they retired from boxing with brain and physical injuries and unable to work to support their selves. The spirit of my father lives on through me.

Hassan.

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Presentato al pubblico come una saga familiare, Hassan è un romanzo che in realtà tratta un argomento molto più complesso, cioè l’amore per la propria terra, che in questo caso è il deserto. È un tema interessante, che l’autrice sviluppa fin dall’inizio del libro con maestria e delicatezza, portandolo, in un crescendo graduale e ben equilibrato, alla scena finale, nella quale il protagonista parla con il deserto, che gli risponde. L’importanza di quest’attaccamento non è solo legata alla classica nostalgia dell’espatriato, pur valido elemento che non stanca mai di essere riesaminato, ma anche all’amore sconfinato dimostrato dai vari personaggi di questa famiglia verso una terra che a uno straniero potrebbe anche apparire scevra di ricchezza, a parte quella ovvia del petrolio, ma che per loro è carica di valori.

Il deserto, quindi, è anch’esso protagonista della storia, quanto lo è il petrolio, del resto. La differenza tra i due elementi è che il petrolio si rivela solamente un subordinato, una materia necessaria affinché non si debba abbandonare questo loro amato deserto, che parla con i propri silenzi.

E attorno a quest’amore s’intessono tutte le relazioni che sono la linfa vitale per la storia di questa famiglia. Vicende d’amore, passioni, infatuazioni, amore filiale e amore materno sono introdotti dall’autrice a un passo celere e ben ritmato, e intessute in una trama fitta e coerente con perizia ed eleganza, tenendo sempre vivo l’interesse del lettore.

La storia scorre dalle dune del deserto all’affascinante Vienna, presentando i componenti di questa famiglia attraverso le loro attività, i loro successi e le loro imperfezioni, offrendo contemporaneamente storie collaterali di una profonda umanità e ammirabile freschezza, dedicando ai dettagli spazio sufficiente per dare una chiara panoramica delle varie situazioni, senza mai annoiare il lettore con pesanti descrizioni. L’effetto finale è un romanzo avvincente che riesce a trasmettere il proprio messaggio di rispetto verso la nostra terra in modo convincente e stimolante.

IL PENSIERO DEL GIORNO

“IL PENSIERO DEL GIORNO”

di Lucia Tumino.

Pubblicato su L’Idea N.15, VOL. II, 2002, NY

Lucia Tumino, fondatrice e Presidente dell’Accademia Internazionale “Contea di Modica”, ha pubblicato recentemente, in una edizione della stessa Accademia, il diario poetico “Il Pensiero del Giorno”, un volume di 403 pagine che raccoglie una poesia per ogni giorno dell’anno 1978. L’idea in sé stessa è abbastanza originale, ma ciò che la rende ancor più singolare è che questi “pensieri”, queste liriche riflettono le trasformazioni intime di una poetessa che riconosce le proprie limitazioni lessicali e non lascia che esse frenino la propria creatività, la propria produzione giornaliera di poesie necessarie alla propria sopravvivenza spirituale. Una poetessa che riconosce il vero scopo della poesia, e cioè la comunicazione dei propri pensieri, delle proprie passioni, dei propri desideri, al di là di una calcolata ricercatezza linguistica rintracciabile in molte opere di “poeti” odierni che non riescono però a farci “sentire” ciò che loro hanno provato.

Lucia Tumino riesce a trasporre efficacemente queste sue sensazioni, come si può determinare dalla breve poesia a titolo “Sensazione!”.

Sento
l’animo avvilito,
sento
il cuore palpitare

Non ha senso
di gioire
nella terra del dolore…!

Un libro che merita l’attenzione dei lettori interessati autenticamente alla poesia pura, sobria, priva di affettazione, ma certamente colma di sensazioni, emozioni, meditazioni e considerazioni che solo poeti incontaminati come Lucia Tumino possono creare.

RACCONTI ALLEGRI E AMARI.

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“RACCONTI ALLEGRI E AMARI”

Nove novelle di Antonio Padovano
Pubblicato su L’IDEA N.61, 1996, NY

Antonio Padovano, conosciuto dai nostri lettori attraverso le sue opere teatrali, una delle quali presentata dal Gruppo Teatrale del Circolo Culturale di Mola e recensita dal sottoscritto in un non troppo lontano passato, ha pubblicato una ottima raccolta di novelle a titolo Racconti Allegri e Amari Presentato nella serie L’Accampamento dei Cigni dell’Editore Barbieri di Manduria (TA). Il simpatico volumetto di 95 pagine merita certamente l’attenzione del pubblico ed anche quella della nostra neonata rubrica.

Questa breve raccolta di nove novelle porta con se una scelta stilistica invidiabile nonché un esemplare costruzione sia dei personaggi esteriori che delle loro intime tribolazioni, ricalcando le orme di altri nostri grandi novellisti.

Il Contratto e Tra i Santi, primo ed ultimo dei racconti, sono pervasi di espressioni dialettali che riescono a richiamare appieno l’ambiente agricolo pugliese. E’ però un uso italianizzato di questo dialetto, come del resto viene spesso a trovarsi nelle conversazioni tra i commercianti, che tentano di impressionare ed intimidire, nascondendosi dietro alla lingua nazionale, i contadini. Il tentativo, da parte dei compratori di evitare al massimo il dialetto incapacitava molto spesso il contadino, relegandolo ad un apparente gradino sociale inferiore con la sua ignoranza, e permettendo al commerciante di abusare della propria vittima, ottenendo risultati insperati.

Molto interessante come Padovano usufruisca di questo linguaggio solo per validare le conversazioni con effetti immediati, senza cadere nella pedanteria del Gadda che usò ed abusò tale prerogativa da crearne un pasticciaccio incredibile.

Il secondo racconto, La Messa Pezzente, tocca un argomento particolarmente insolito con efficacia e scorrevolezza. In Ragazzi Caricaaa!, il tono lieve, dolce, romantico, riporta al corteggiamento d’altri tempi e ripresenta l’immutabile vigore e resistenza dell’amore, che supera qualsiasi ostacolo per arrivare al proprio compimento. Inedia riconduce con l’autorità del linguaggio al mondo verghiano, descrivendo con toni sicuri ed inequivocabili la miseria in cui ‘mba Nunzio e la sua famiglia sono costretti a vivere.

L’apogeo della raccolta viene raggiunto dalla quinta novella, La Cocuzza Invernale, dove la trama, che assume tocchi drammatici, ha reminiscenze delle novelle di De Amicis. Il maestro elementare e la sua difficoltà nel mantenere controllo della sua scolaresca, la descrizione degli alunni, il conflitto interno del protagonista, sono tutti maestralmente impiegati per giustificare il crescendo che porta all’atto finale.

In Una Brutta Avventura si affronta con tatto ma con amara ironia l’effetto negativo della immigrazione su alcuni individui. L’emigrata, in vacanza al paese dalla nuova vita milanese, si sente superiore ai propri compaesani, li giudica ignoranti e viene infastidita dalle loro azioni. Questo rigetto delle proprie radici, questa discriminazione verso i propri conterranei, può essere osservata nelle grandi metropoli di tutto il mondo ed è una delle tante croci che noi emigranti dobbiamo sopportare… Bravo quindi all’autore per essersi accostato a tale argomento.

Il Vestito della Prima Comunione, settimo di questa serie, è la triste cronaca di una madre che si reca in città per acquistare il vestito della prima comunione per la figliola e viene a contatto con la realtà della vita urbana. Scritta con uno stile quasi giornalistico, questa storia risalta per la semplicità dei personaggi e la loro esauriente descrizione.

Micetto è forse la novella che più si stacca dalle altre sia per la struttura che per la trama. Pare una storia alla Edgar Allan Poe con marcati toni italiani e divagazioni con accenni pirandelliani. Nonostante queste impronte non proprio originali, la novella ritiene autenticità dimostrando un proprio singolare sapore. Difatti è l’accurata osservazione e descrizione del proletariato pugliese degli anni cinquanta l’ingrediente principale che identifica l’opera di Antonio Padovano e la qualifica, collocandola fra quelle dei più abili scrittori contemporanei.

SINDROME D’ARTISTA.

“SINDROME D’ARTISTA” di Giovanni Stano.

Pubblicato su L’Idea N.13, VOL. II, 2002,  NY

Valutando l’opera di un pittore poeta, sei sempre assalito dal dubbio che un’arte sia evoluta a discapito dell’altra. Esamini l’opera letteraria e ti accorgi che esiste una disparità con quella pittorica e vorresti sapere se, in effetti, l’arte abbia sofferto perché l’energia creativa si è incanalata principalmente nella stesura dei testi poetici. Tipico esempio di questa dicotomia creativa è Giovanni Stano, autore del gradevole volumetto Sindrome D’Artista. In questo conciso libro di poesie, questo ‘messaggio ai giovani del 2000’, come lui lo definisce, le poesie hanno uno spessore che chiaramente le immagini usate in qualità d’illustrazione non hanno. Non voglio asserire che le figure manchino di una loro individualità od originalità. Quello che blocca la loro efficacia è la legnosità del disegno, che toglie alle composizioni l’armoniosità che palesemente l’artista ha cercato di effigiare. Questa sua rigidità, e l’artista perdoni il messaggero, è forse dovuta ad un’eccessiva tendenza al dettaglio grafico. Molto spesso chi ha queste tendenze soffoca la soavità del proprio prodotto artistico con inutili rifiniture che hanno l’intenzione di ottimizzare il disegno, ma che in realtà gli tolgono l’iniziale spontaneità. Chi legge penserà forse che la mia recensione abbia preso un indirizzo sfavorevole per questo artista, ma posso sinceramente dichiarare Giovanni Stano rimane un pittore più che valido e mi auguro che egli prosegua nella sua produzione artistica. Quello che mi ha sorpreso è riscontrare che le sue poesie hanno una fluidità stilistica ed espressiva ammirabili, e riescono a penetrarti con il loro messaggio di pace e fratellanza. Si riconosce l’artista che ha creato quei quadri, quelle immagini, per la sua sensibilità ed il taglio altamente emotivo. Quello che c’è in più, però, è la naturalezza della realizzazione, non influenzata, in questo caso, da un eccessivo e incompatibile scrupolo estetico. Le sue poesie riescono quindi a sovrastare la sua opera pittorica.

L’importanza del poeta tuttavia non risiede nella sua immediatezza, peraltro molto lodevole, bensì nella profondità del suo messaggio di fratellanza e di solidarietà. In un mondo ormai interessato solo al materialismo, al proprio interesse, riscontrare che esistono ancora individui la cui vita artistica è un continuo atto di fede è una piacevole sorpresa. Giovanni Stano è quindi degno d’ammirazione, sia per la sua attività artistica sia per il suo tentativo di usare questo suo dono per il bene altrui, per riportare un po’ di speranza a questi nostri giovani che molto spesso si sentono emarginati o perlomeno non ‘sintonizzati’ con il flusso della società che li circonda. Nella sua introduzione l’autore difatti dichiara: “Chi è più a rischio, oggi, se non i giovani che, per mancanza di valori, demotivati, non sentiti da questa società per quello che valgono veramente, vanno sempre più alla deriva?  Ma se educati attraverso l’Arte e la Fede si elevano nello spirito, nella mente e nel corpo; si restituisce loro un’autostima che li distingue come valori e che li eleva come persone e come tali nati per vivere e non per morire.”

Che il suo messaggio sia mirato ad un’evangelizzazione del lettore è parimenti esplicito: “È questo il messaggio da dare ai giovani del 2000 per ereditare, domani, un mondo migliore basato soprattutto sulla carità del dare, nutrendo così speranza per un autentico ritorno a Dio.”

Sindrome d’Artista è quindi molto di più di una collezione di poesie illustrata dall’artista. È uno strumento per riportare serenità agli animi tormentati, per convincere il lettore ad un ritorno alla fede attraverso un’introspezione di una pregevole liricità, per riportarlo a Dio.

I PENZ:IRE

“I PENZ:IRE” di Vitantonio Campanile.

Pubblicato su L’IDEA N.64, 1997, NY

Ricordi, osservazioni, riflessioni: ecco i “pensieri” di Vitantonio Campanile che caratterizzano questo suo libro di poesie. I ricordi impregnano le prime tre sezioni, portando con se un po’ di nostalgia e tante immagini che descrivono il nostro passato. Rime limpide, semplici, a schema volutamente forzato, che evocano visioni di cantilene infantili, giochi mai scordati, tradizioni svanite.

Campanile riporta il tutto in un dialetto genuino, musicale, puntando forse solo ad esprimere, come lui stesso asserisce, i propri pensieri in molese, senza eccessive pretese. Ma suo malgrado fa poesia e con convinzione. La sua è una poesia che ha indiscutibilmente un proprio ritmo, vagamente echeggiante di una impronta goliardica. Questo lo si può notare ancor più nella sezione finale, “riflessioni”, dove il tono sarcastico del poeta da ai versi una propria coloritura. E la prova che il poeta si senta più a suo agio in queste riflessioni è che questa sezione è molto più ampia delle altre.

Questa raccolta di poesie è prima di tutto un impegno morale verso il proprio dialetto, che corre il rischio di cadere in disuso. La piacevole presentazione grafica, arricchita di simpatici disegni di Mimma Campanile, e l’interessante scelta di temi, rendono questo volumetto piacevole anche per chi il dialetto non lo comprende, essendo ogni poesia tradotta anche in italiano. Questa traduzione, però, non ritiene sempre la scorrevolezza dei versi dialettali e a volte, nel tentativo di trasferire accuratamente le immagini espresse nelle rime dal molese all’italiano, si crea una leggera forzatura ed i versi perdono un poco la loro autenticità. Un piccolo neo, che non riesce tuttavia a diminuire il valore di questo ottimo volume di poesie.