“La poesia è viva, fertile e vivace…” Intervista esclusiva con il poeta Fabio Strinati. [L’Idea Magazine July 2021]

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

Fabio Strinati (San Severino Marche, 19 gennaio 1983) è un poeta, scrittore, pianista e compositore italiano. Autore di numerose raccolte poetiche, è presente in diverse riviste e antologie letterarie. Sue poesie sono state tradotte in romeno, in bosniaco, in spagnolo, in albanese, in francese, in inglese, in catalano e in lingua croata.

This image has an empty alt attribute; its file name is fabio-strinati-2.jpeg

Tiziano Thomas Dossena: Fabio, hai debuttato come poeta nel 2014 con il libro «Pensieri nello scrigno. Nelle spighe di grano è il ritmo». Che cosa ti ha spinto a scrivere le poesie di quella raccolta e ad iniziare la tua vita di poeta?
Fabio Strinati: La verità è questa: dentro di me (in maniera piuttosto corpulenta), avevo
come una sorta di guazzabuglio senza né capo né coda; percepivo il caos. La mia mente assomigliava ad una stanza immersa nel disordine, e i miei pensieri, erano come in rivolta: tutto, si muoveva all’interno di un turbinio perfettamente fuori controllo. Ecco, il mio primo libro non è altro che lo sfogo di una persona fuori controllo, “non compos sui”.

“La poesia, è al pari di una pastiglia per me: è pura ed essenziale terapia.”

Tiziano Thomas Dossena: Tu curi una rubrica poetica dal nome «Retroscena» sulla rivista trimestrale del «Foglio Letterario». Puoi parlare un po’ di questa tua esperienza?
Fabio Strinati: Si tratta di una rubrica semplice e frugale, spontanea, senza fronzoli né orpelli, dove giovani poeti e non, esprimono le proprie libertà poetiche attraverso una sensibilità di fondo. “Retroscena” è un luogo ospitale, una stanza dove poter creare quadri, e affreschi di parole. Ma… è l’intera rivista del “Foglio Letterario” ad essere un luogo speciale. Un autentico capolavoro. E ad essere sincero, il merito di tutto questo è di Gordiano Lupi: scrittore, editore dal 1999, traduttore, finalista per ben due volte al Premio Strega. Un uomo di grande cultura, di grandissima sensibilità. Ha tradotto tutta l’opera di Nicolás Guillén, Obra Poética – 1922-1989, Edizioni Il Foglio, 2020. Basterebbe questo per capire la sua grandezza! Un libro monumentale. In Italia, con tutta onestà, dovrebbero apprezzare di più Gordiano Lupi.

“L’unico sogno che ho è quello di essere ricordato come una brava persona.”

Tiziano Thomas Dossena: Sei anche il direttore della collana poesia per le «Edizioni Il Foglio». Curi tutte le edizioni di poesia, allora? Trovi che  la poesia sia ancora viva nel DNA umano?
Fabio Strinati: Curare la collana “Poesia” per Il Foglio Letterario significa a tutti gli effetti arricchire ed ampliare il proprio bagaglio culturale. Il tutto, assomiglia come ad un enorme contenitore dove le più variegate energie dell’Universo si tengono per mano con naturalezza assoluta. Poi… sicuramente, tutto questo è possibile proprio perché la poesia è viva, fertile e vivace. Venire a contatto con molteplici sensibilità e sfaccettature è come andare in luna di miele con la poesia, che in fin dei conti, alberga nelle più nobili profondità del cuore umano.

This image has an empty alt attribute; its file name is strinati-nei-cinque-sensi.jpg
Nei cinque sensi e nell’alloro

Tiziano Thomas Dossena: Il tuo ultimo libro di poesie, “Nei cinque sensi e nell’alloro” (Edizioni Il Foglio, 2021) porta in sé una rilevanza emotiva particolare. Potresti parlarne?
Fabio Strinati: Si tratta una raccolta poetica-spirituale che nasce da un bisogno irrefrenabile di raccontare un dolore forte vissuto con il cuore in mano e la penna come compagna di un viaggio, a tratti sterminato; brevi poesie-preghiere che portano in superficie il dono della parola come testimonianza rara di una storia eterna. Versi che portano il peso di un dolore interminabile. Come fosse un lungo percorso illuminato dai fari d’una rinascita figlia della Vita, ogni poesia è pregna d’una Fede rara, che si manifesta con sincerità assoluta.

This image has an empty alt attribute; its file name is strinati-libri.jpg


Tiziano Thomas Dossena: Hai pubblicato in totale ben 21 libri, un fenomeno quasi ultraterrestre, considerando la tua età. Sono tutti libri di poesia? Parlane un po’, per cortesia…
Fabio Strinati: Sinceramente non li ho mai contati, ma sapere che sono 21, un po’ mi spaventa! Sono libri di poesia, pensieri, aforismi, sperimentazioni, preghiere; ho una spiritualità molto accentuata e questo mi porta ad approfondire alcuni lati di me che sono in qualche modo nascosti là, proprio negli abissi dell’animo umano. Ogni libro scritto, realizzato e pubblicato, per me, non rappresenta altro che un punto di inizio; mi piace ragionare come se stessi immerso dentro ad un lunghissimo viaggio; una lunga e sterminata strada dove è possibile viaggiare, scrutare, adocchiare ed infine, sostare con libera pazienza; i miei libri sono come delle macchie scure nel bel mezzo di un prato verde.

“…per me comporre risulta essere assolutamente vitaminico…”

Tiziano Thomas Dossena: Come musicista e compositore hai pubblicato per la Ema Vinci – L&C il disco dal titolo: “Chiaroscuro estemporaneo – Nel DNA il suono”. Che tipo di musica è? Intendi continuare a comporre musica?
Fabio Strinati: Per quanto riguarda il disco, si tratta di un lavoro che pone al centro di tutto l’identità del suono come lungo viaggio all’interno di un labirinto magico e sonoro. Ambienti nebulosi, stanze che si muovono nel “qui e ora” dando voce e spazio ad un canto libero in grado di diffondersi in un’immaginazione sconfinata. Ogni brano, possiede la sua forma, unica ed irripetibile; pennellate musicali che nascono da un’esigenza di mettersi a nudo attraverso la poetica del pianoforte. Un disco in grado di permeare l’anima degli ascoltatori (quelli più attenti) attraverso un dialogo continuo tra la nota musicale e il “tutto” che la circonda. Un disco di musica classica/contemporanea-sperimentale. La verità, è che per me comporre risulta essere assolutamente vitaminico: continuerò a farlo fino a quando nelle mie vene scorreranno i notturni di Chopin e gli Improvvisi di Schubert!

This image has an empty alt attribute; its file name is fabio-strinati-piano.jpg

Tiziano Thomas Dossena: Insegni anche pianoforte. Qual è la passione che è nata prima, la musica o la poesia? Visto che scrivi anche testi per canzoni, devo dedurre che queste due arti si complementano in te. Vorrei sapere, però, se a volte sono in concorrenza con la tua psiche, cioè se trovi che una sia più preponderante dell’altra in te?
Fabio Strinati: Musica e poesia sono sempre state dentro di me, fin dalla nascita. O almeno credo, e… tuttora, penso che l’una abbia bisogno dell’altra e viceversa. Anche se… quasi subito abbandono questa tesi un pochino strampalata. In realtà, sia la musica, sia la poesia, hanno il pieno diritto di vivere la propria vita, la propria identità e la propria dimensione, come tutto d’altronde: l’individualità come creatura unica ed irripetibile.

Tiziano Thomas Dossena: In genere, che cosa ti stimola a scrivere una poesia?
Fabio Strinati: L’irrequietudine che alberga dentro di me, proprio nella parte più profonda. La poesia, è al pari di una pastiglia per me: è pura ed essenziale terapia.

This image has an empty alt attribute; its file name is strinati-libri-3.jpg

Tiziano Thomas Dossena: E come inizia invece il processo creativo della tua musica?
Fabio Strinati: Di solito, tutto inizia dal silenzio. Uno stato di meditazione che fluttua al ritmo di un’esigenza permanente e costante; m’immergo nell’Universo e ragiono in maniera quadridimensionale. Metto in moto un meccanismo dove frequenze e sintonizzazioni si tengono per mano all’interno di un valzer cosmico; penso ai suoni e alle note, come fossero dei lampi gamma all’interno di uno spaziotempo (o cronòtopo) in grado di penetrarmi senza trovare resistenza alcuna.

Tiziano Thomas Dossena: Hai progetti in lavorazione?
Fabio Strinati: Sto mettendo in piedi con assoluta scrupolosità e passione, insieme a Maurizio Sinibaldi, uno spettacolo teatrale di musica e poesia da realizzare a Roma, in memoria di Gabriele Galloni, giovane poeta scomparso prematuramente lo scorso settembre. Sono poesie che fanno parte di una mia raccolta inedita dal titolo “Notturni”; testi un po’ torbidi e nebulosi, che una volta pubblicati in una silloge, saranno dedicati proprio a Gabriele. Sto lavorando molto sulla musica, che… ahimè, sarà anch’ella abbastanza torbida, e vagamente nebulosa.

This image has an empty alt attribute; its file name is strinati-libri-2.jpg

Tiziano Thomas Dossena: Sogni nel cassetto?
Fabio Strinati: L’unico sogno che ho è quello di essere ricordato come una brava persona.

L’Idea Magazine: Se tu potessi incontrare un personaggio del passato o del presente, qualsiasi persona, chi sarebbe e quale domanda porresti?
Fabio Strinati: Sicuramente Walt Whitman, e senza mezzi termini né troppi giri di parole, gli direi (con semplicità e sincerità assoluta): “Mio caro Walt, ma da dove diavolo è saltato fuori tutto quel coraggio che ti ha portato a scrivere un capolavoro assoluto come Foglie D’Erba? (Leaves Of Grass)”. Sì perché… oltre ad essere una penna eccezionale, per partorire un libro come quello bisogna avere anche (e soprattutto), una buona dose di coraggio! Siamo nel 1855! Davvero pazzesco! Semplicemente un genio.

Tiziano Thomas Dossena: Un messaggio per i nostri lettori?
Fabio Strinati: Cercate la Pace, e soprattutto, ricercate il bene, perché… soltanto così sarete davvero liberi.

BIBLIOGRAFIA

  • Pensieri nello scrigno. Nelle spighe di grano è il ritmo, 2014, Edizioni Il Foglio.
  • Un’allodola ai bordi del pozzo, 2015, Edizioni Il Foglio.
  • Dal proprio nido alla vita, 2016, Edizioni Il Foglio.
  • Al di sopra di un uomo, 2017, Edizioni Il Foglio.
  • Periodo di transizione, 2017, Bibliotheca Universalis.
  • Aforismi scelti Vol.2, 2017, Edizioni Il Foglio.
  • L’esigenza del silenzio, 2018, Le Mezzelane Casa Editrice.
  • Sguardi composti… e un carosello di note stonate, 2018, Apollo Edizioni.
  • Quiete, 2019, Edizioni Il Foglio.
  • Concertino per melograno solista, 2019, Apollo Edizioni.
  • Discernimento atrabile, 2019, Macabor Editore.
  • Lungo la strada un cammino, 2019, Transeuropa Edizioni.
  • La Calabria e una pagina, 2020, Meligrana Editore.
  • Toscana – Venezia solo andata, 2020, Calibano Editore.
  • Obscurandum, 2020, Fermenti Editrice.
  • Oltre la soglia, uno spiraglio, 2020, Edizioni Segreti di Pulcinella.
  • Frugale trasparenza, 2020, Edizioni Segno.
  • Anime tranciate, 2020, CTL Editore Livorno.
  • Aforismi in un baule, 2021, Edizioni Segreti di Pulcinella.
  • Nella valle d’Itria il sole e l’oro, 2021 Nuova Palomar Editore.
  • Nei cinque sensi e nell’alloro, 2021, Edizioni Il Foglio.

Sono felice della mia vita, della mia famiglia e della vita semplice… Intervista esclusiva con l’autore Vincenzo Di Michele. [L’Idea Magazine, 2021]

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

Vincenzo Di Michele , detto Enzo, Scrittore, Giornalista Pubblicista, è nato e vive a Roma.
Laureato in Scienze Politiche indirizzo Politico Amministrativo con la votazione di 110/110 all’Università di Roma “La Sapienza”, ha pubblicato numerosi scritti sulle disposizioni legislative, ed in particolare, sulla normativa del Codice della Strada.
Di Michele è l’autore di ben dieci libri, dei quali uno pubblicato anche in inglese.

Tiziano Thomas Dossena: Dott. Di Michele, Lei scrive principalmente libri che trattano la storia della Seconda Guerra mondiale, ma il suo primo libro fu “La famiglia di fatto”. Di che cosa tratta?
Vincenzo Di Michele: Quando scrissi nell‘anno 2008 il libro “La famiglia di fatto “ non esisteva nei fatti una legislazione sulla convivenza more uxorio. Esistevano però già da allora, moltissime convivenze tra uomini e donne. Era dunque necessario porre all’attenzione pubblica e del legislatore quel giusto impulso per codificare al fine di ottenere un’adeguata tutela di entrambi i conviventi riguardo le situazioni reali della vita di tutti i giorni e altri aspetti, come a esempio: i rapporti contrattuali tra conviventi, il diritto di proprietà sull’abitazione comune, il contratto di locazione della casa comune, il decesso del partner e alcune soluzioni patrimoniali per assicurare al proprio compagno un certo beneficio economico.

Tiziano Thomas Dossena : Ha anche scritto un libro che è praticamente un manuale per chi vuole ottenere l’annullamento del matrimonio presso La Sacra Rota...
Vincenzo Di Michele: Ho voluto fare chiarezza su alcune questioni mai messe adeguatmente in risalto all’attenzione pubblica. A esempio nei fatti numerose coppie unite in matrimonio con rito religioso, al momento della separazione sceglievano il tribunale ecclesiastico anziché quello civile. Ci si chiedeva se era una scelta di carattere religioso, per avere la possibilità di risposarsi in chiesa, oppure si mirava a un beneficio economico, dato che le sentenze di nullità ecclesiastica, a differenza del divorzio civile, non comportano l’obbligo di un riconoscimento economico nei confronti dell’ex coniuge?
Nel mio libro ho dunque analizzato: i motivi di nullità del matrimonio (dall’immaturità alla simulazione, dall’infedeltà alla gelosia, dall’egoismo al maschilismo, dall’infertilità all’esclusione della prole, dall’impotenza ai comportamenti sessuali trasgressivi), le modalità processuali e i costi che si devono affrontare, inclusi gli eventuali oneri aggiuntivi al tribunale della Rota Romana, smentendo l’opinione comune secondo la quale il procedimento di nullità del matrimonio religioso sarebbe una procedura riservata a pochi benestanti.

Tiziano Thomas Dossena : E non dimentichiamo il libro “Guidare Oggi”, che in un certo senso fa parte della Sua specializzazione, avendo progettato dei Centri di Educazione Stradale per bambini e un parco scuola itinerante presso il “Parco Scuola del Traffico di Roma”…
Vincenzo Di Michele: “Guidare Oggi” è un libro sulla PREVENZIONE contro i drammatici e sempre presenti incidenti mortali che si riscontrano nelle nostre strade. Sono un insegnante di teoria , un istruttore di pratica per tutte le categorie di patenti. Per tale ragione ho ritenuto utile dare quelle spiegazioni in più che non sempre sono presenti nei manuali di guida. Cito a esempio il trasporto su strada delle attrezzature turistiche e sportive (windsurf, canne da pesca, barche e gommoni, roulotte, rimorchi di vario tipo), di cui spesso si ignorano le regole causando gravosi incidenti, e di circolazione di SUV, camper, trattori agricoli, autocarri e furgoni, con le relative problematiche.
Al motociclista si suggeriscono l’abbigliamento più adatto, la condotta di guida, le norme di sicurezza per il trasporto dei bambini e si mette in guardia dai maggiori rischi e pericoli per sé e per gli altri a bordo di un ciclomotore.
Per ultimo, ma non meno importante, si tratta l’importante argomento delle assicurazioni: bisogna conoscere e capire le clausole del contratto stipulato perché, in determinate situazioni, potrebbero non essere tenute a rispondere dei danni e poi le risposte ai dubbi e ai quesiti più impensati degli automobilisti. Invece Il “Parco Scuola del Traffico” di Roma , di cui sono molto fiero di esserne stato il responsabile tecnico nella predisposizione della segnaletica stradale , consiste in un autentico percorso stradale in scala 1:2, dove tutto è simile alla realtà. È un’area appositamente attrezzata con incroci, rotatorie, semafori, segnali stradali, attraversamenti pedonali per educare i giovani dai 4 ai 17 anni con mini vetture , ciclomotori da 50 cc. e minivetture per diversamente abili. Insomma una mini città con la finalità dell’insegnamento stradale per i bambini e per i ragazzi.

Tiziano Thomas Dossena : Però il suo forte come scrittore è certamente la storia. Con questo tema ha scritto vari libri che hanno vinto molti premi e riconoscimenti. Il Suo primo libro su questo tema,“Io, Prigioniero in Russia”, è stato pubblicato ben tre volte, la prima volta nel 2008da Maremmi Editori, poi nel 2010 da “La Stampa” e successivamente edito nel 2019 da “La Repubblica” nella raccolta “Enciclopedia degli Alpini”, con oltre 50.000 copie vendute. È un successo più che invidiabile. Può parlarcene un po’?
Vincenzo Di Michele: Il Libro “Io prigioniero in Russia” è nato dal diario autografo di mio padre.Praticamente dopo ben 50 anni anni della sua avventura bellica in Russia decise di scrivere il suo racconto nel 1993. Quel diario scritto da mio padre doveva essere necessariamente reso pubblico anche perché sono molti quelli che credono di conoscere una realtà che non hanno mai vissuto e, proprio perché non hanno mai conosciuto questa sofferenza, si sentono spesso audaci nel mostrare il loro istinto violento. La tragedia dell’ARMIR è stata una vera disfatta per l’esercito italiano. In realtà e a onor di verità è stato proprio mio padre a rendere omaggio a me con il grande successo e la notorietà acquisita grazie a questo libro. La richiesta di nuove copie è ancora notevole, tanto è che proprio ora mel mese di Giugno 2021 ho dovuto rieditare nuovamente il LIBRO “ Io prigioniero in Russia “ questa volta con il marchio editoriale VINCENZO DI MICHELE.

Tiziano Thomas Dossena : “Mussolini finto Prigioniero al Gran Sasso” del 2011 ebbe pure un notevole successo. L’argomento mi interessa molto perchè io stesso sto completando un libro nel quale è citata l’esperienza del poeta Federico Tosti in merito al Gran sasso proprio nel periodo quando Mussolini vi era imprigionato. Su che cosa si basa la Sua teoria?
Vincenzo Di Michele: Fu una prigionia ‘finta’ quella di Mussolini a Campo Imperatore, tra il 28 agosto e il 12 settembre del 1943. È vero che la liberazione dei tedeschi si concretizzò pienamente nella completezza della sua azione sceniche con tanto di alianti e paracadutisti al seguito, ma gli agenti di custodia non opposero alcuna resistenza. In questo libro ho svelato episodi e testimonianze inedite. Grazie alle testimonianze dei pastori abruzzesi e di chi era presente nel settembre 1943 nella località montana abruzzese, sono stati accertati e riscontrati avvenimenti storici sinora sconosciuti. Addirittura, è stata menzionata la presenza di tre personaggi nell’albergo di Campo Imperatore invitati proprio dal tenente Alberto Faiola, Comandante del nucleo Carabinieri addetto alla sorveglianza di Mussolini al Gran Sasso. Uno di questi personaggi, Alfonso Nisi, rilasciò un’intervista dove dichiarò la sua presenza in quei giorni proprio in quell’albergo. Tale notizia—restando peraltro inosservata—fu così riportata ai primi degli anni 60, dalla rivista Storia Illustrata: “Che tutto il servizio di sicurezza e di sorveglianza intorno a Mussolini funzionasse bene e severamente—lassù a 2130 metri d’altezza—non si può certo dire. Quelle giornate tra il 28 Agosto e il 12 Settembre hanno avuto anche alcuni strascichi giudiziari per cause intentate dal Tenente Faiola contro Alfonso Nisi, un grosso armentiere di Bracciano ed ex amico dell’Ufficiale, il quale ebbe a dichiarare che Mussolini a Campo Imperatore poteva fare quel che gli pareva e piaceva, vedere gente, ricevere e inoltrare lettere clandestine, e che, insomma, la sorveglianza non era né stretta né efficace. Sta di Fatto che il Nisi, tanto per dirne una, si trovò presente al momento della liberazione di Mussolini, e che la sua presenza lassù era certamente indebita”. Gli addetti alla sorveglianza erano circa 80 tra Poliziotti e Carabinieri. Comandavano le operazioni, l’Ispettore di Polizia Giuseppe Gueli ed il Tenente dei Carabinieri Alberto Faiola. L’appartamento destinato a Mussolini era il numero 201, al secondo piano, composto da: camera, salottino e bagno con finestre che aprivano sul davanti dell’albergo e un ambiente separato e contiguo, destinato ai custodi personali. Il maresciallo dei Carabinieri Osvaldo Antichi, nativo di Modena, presiedeva all’incarico della ‘stretta’ sorveglianza. In realtà, il 12 settembre 1943, giorno in cui ci fu la liberazione di Mussolini al Gran Sasso gli agenti di custodia non opposero alcuna resistenza all’esercito tedesco atterrato a Campo Imperatore con gli alianti per liberare il Duce. Eppure, il tenente Alberto Faiola, Comandante dei Carabinieri al Gran Sasso, fu encomiato per la sua piena aderenza alle disposizioni impartite.

Tiziano Thomas Dossena : Nel 2013 ha deviato dagli argomenti storici ed ha pubblicato “Pino Wilson – vero capitano d’altri tempi”. Che cosa l’ha spinto a scrivere questo libro?
Vincenzo Di Michele: La storia calcistica di quel periodo annoverava fior di campioni. In effetti c’erano molti fuoriclasse. Sul fronte milanista troneggiava un certo Gianni Rivera, mentre nella squadra della vecchia signora primeggiava l’inossidabile Dino Zoff. Nell’Inter gli elementi di spicco di certo non mancavano, con Burgnich, Facchetti e Mazzola. La domanda allora sorge pressoché spontanea: perché Pino Wilson? Senza nulla togliere al merito dei giocatori citati, bisogna dire che il capitano della Lazio ha avuto una storia caratteristica e intrigante, ma anche controversa e sofferta, con aspetti che in alcuni casi sono ancora tutti da chiarire. Che Pino Wilson fosse il vero emblema della Lazio di quei tempi, era ben noto agli addetti ai lavori. Illuminante in questo senso è stata l’affermazione perentoria del mitico Silvio Piola: “Certo che il segreto della Lazio è proprio in quell’omino con la fascia che gioca lì dietro!” Che si trattasse di un giocatore al di sopra della media lo dicono i numeri: quasi quattrocento presenze con la maglia della Lazio, e sempre con la fascia di capitano al braccio. Per non parlare poi della sua militanza nella Nazionale. E non dimentichiamo che la Lazio degli anni ’70 era una squadra vincente, in cui giocava un certo Giorgio Chinaglia, personaggio con il quale Wilson condivise intensi momenti della sua storia. Che a Wilson fosse riconosciuta una forte personalità, sia in campo che fuori, trova conferma in quel soprannome, “Il padrino”, che gli avevano affibbiato. Che fosse stato reclutato per giocare in America con il Cosmos insieme a campioni del calibro di Pelé e Beckenbauer, è anche questo uno degli allori del suo palmares. Giocava in una squadra capricciosa e stizzosa, come titolavano i rotocalchi dell’epoca, una squadra particolarmente sfortunata e perseguitata dalle disgrazie. Pur essendo lui il capitano, nonché l’elemento cardine della Lazio, l’attenzione dei media in prevalenza era rivolta su Chinaglia. Del resto, non poteva essere diversamente. Tra gol, provocazioni e gesti impulsivi, “Long John” era senza dubbio il personaggio di richiamo per le testate giornalistiche, nonostante Giuseppe Wilson fosse unanimemente riconosciuto come un grande giocatore. In effetti il capitano della Lazio ebbe un alto rendimento calcistico per tutto il decennio in cui giocò in squadra e vestì anche la maglia della Nazionale giocando anche ai mondiali del 1974 in Germania.

Tiziano Thomas Dossena : Nel 2015 è ritornato al ventennio fascista con “L’ultimo segreto di Mussolini”, che fu pubblicato anche in inglese. Quanta ricerca ha dovuto fare per questo libro?
Vincenzo Di Michele: Il libro “L’ultimo segreto di Mussolini non è nient’ altro che la riprova di quanto affermato nel libro Mussolini finto prigioniero al Gran Sasso con ulteriori testimonianze e fatti più concreti e soprattutto testimonianze scritte rilasciate a me personalmente dagli stessi agenti di guardia di Mussolini. Alla resa dei conti la liberazione di Mussolini al Gran Sasso fu un accordo sottobanco tra i tedeschi e il governo Badoglio

L’Idea Magazine:“Cefalonia, Io e la mia storia”è il suo libro del 2017. Sono un po’ confuso al proposito della presentazione del libro, che viene definito ‘autobiografico’. Dato che Lei ha solo 58 anni, non è possibile che si riferisca a Lei. Potrebbe spiegarmi in merito, onde chiarire la confusione?
Vincenzo Di Michele: Quando scrivi un libro, scrivi anche la tua storia, che poi è pure quella della tua famiglia. E noi una storia l’avevamo.
Immagini una famiglia che aveva una disgrazia in casa e ciononostante sperava che prima o poi sarebbe arrivata la lieta e sospirata notizia. Immagini una storia che ha avuto inizio ai primi del Novecento tutta riassunta in un pugno di foto in bianco e nero che ogni tanto guardo. Immagini,davanti alla mia scrivania,l’ingrandimento di una vecchia fotografia appesa alla parete con mio zio Clorindo che non è più tornato da Cefalonia. Praticamente io sono nato con questa storia dentro casa e così mi è stata tramandata..
Insomma, un copione studiato e ristudiato per molti anni con repliche giornaliere, festivi compresi, per un susseguirsi di azioni quotidiane che si svolgevano nel contesto della mia famiglia. Così per anni, sempre ai comandi del mio senso del dovere familiare, complice una mia ostinata tendenza a non voler mai mollare nulla, continuavo nella mia ricerca e in quel“chi ha notizie di mio zio Clorindo. Tanto per dirne una , recentemente sono stato anche al Tribunale militare di Roma per assistere al processo che aveva come imputato l’ufficiale tedesco Alfred Stork, accusato di“concorso in omicidio continuato a danno di militari italiani prigionieri di guerra”per i crimini commessi a Cefalonia durante la seconda guerra mondiale. C’era anche un superstite della divisione Acqui stanziata a Cefalonia. Non si sa mai … avevo portato con me le foto di mio zio Clorindo.

Tiziano Thomas Dossena : Un tema più che interessante il suo libro del 2019, “Animali in Guerra, Vittime Innnocenti”. Che cosa l’ha ispirata a ricercare questo soggetto?
Vincenzo Di Michele: Nelle due guerre mondiali del ’15-’18 e del ’39-’45, ci sono stati eroi che nelle cronache e nella storiografia sono rimasti in secondo piano: gli animali.
Grazie alle testimonianze contenute nei diari dei soldati italiani al fronte, vengono narrate le storie e i legami affettivi che si instaurarono tra gli uomini e gli animali nel corso delle due guerre.
Cavalli, muli, cani, gatti,piccioni e altri animali furono coinvolti in una guerra che non apparteneva a loro.
Ciononostante, questi umili e silenziosi quattro zampe hanno combattuto fianco a fianco insieme ai nostri soldati, e alla fine, sono diventati i loro inseparabili amici e resteranno per sempre un
pezzo fondamentale della nostra storia.
La storiografia ha sempre concentrato le sue attenzioni al solo contributo logistico riguardo l’utilizzo degli animali in guerra, mentre è stata più che carente nella disamina delle argomentazioni inerenti le afflizioni e il tributo di sangue versato dagli stessi animali.
“Perché non venne riconosciuta agli animali una totale neutralità bellica?” “Dov’erano gli uomini mentre si commettevano codeste infami e crudeli barbarie ai danni di bestie innocenti?”
L’opera è dunque incentrata sulle sofferenze patite dagli animali in guerra ( 1915/18 e 1940/ 45) che altro non furono se non umili personaggi soggiogati all’egoismo umano.

Tiziano Thomas Dossena : Siamo arrivati alfine al 2020 ed ecco che Lei pubblica il libro “Alla ricerca dei dispersi in guerra – Dal fronte greco a El Alamein fino alla Russia: i familiari dei caduti raccontano le loro storie”. Deve essere stato molto stancante a livello emotivo raccogliere le testimonianze dei familiari dei caduti…
Vincenzo Di Michele: Le cito un brano del libro : “ La prima tappa era alla stazione dei treni dove attendevamo e trepidavamo alla vista dei lenti convogli carichi di reduci miracolati. In una manciata di minuti si consumava amaramente quella lunga e speranzosa attesa. «Niente da fare, anche quel giorno, mio padre non era presente.» A seguire ci contattò un individuo che in cambio di denaro ci forniva notizie di mio padre disperso in Russia. Scoprimmo però che era solo un raggiro. Aveva infatti già contattato diverse famiglie per truffarle e cosa più grave: per illuderle.”
Insomma questo per dirle che Dal Don a Nikolaevka, da Tobruk al fronte jugoslavo fino a Cefalonia, in questo libro viene narrata la mia storia e quella di tante altre famiglie che hanno raccontato le loro vicende e le problematiche affrontate durante la ricerca del proprio caro disperso durante la II guerra mondiale. Gli Italiani in Russia con gli alpini in testa, si avventurarono in una dolorosa ritirata. Moltissimi soldati invece morirono nei campi di concentramento. Da Suzdal a Tambov, da Mičurinsk a Nekrilovo,da Oranki a Krinovaja, fino ai campi di prigionia di Tashkent e PaktaAral nelle regioni del Kazakistan e Uzbekistan, vengono narrate attraverso le testimonianze dei reduci le sofferenze patite dai prigionieri italiani nei lager sovietici.

Tiziano Thomas Dossena : La Sua opera preferita?
Vincenzo Di Michele: Ogni libro è una mia opera e nel momento in cui la realizzo mi impegno fortemente. Le preferite ? Le storie della mia famiglia perché ci sono i miei affetti.

Tiziano Thomas Dossena : Sta lavorando ad altri libri di questo filone bellico?
Vincenzo Di Michele: I tedeschi sapevano di quello che accadeva agli ebrei?
Questa domanda non ha ancoratrovato una risposta in me. Com’è possibile che un popolo che ha prodotto opere di estrema elevatezza morale, ricche di sensibilità e di amore universale, lucide e rigorose nell’analizzare le debolezze ed i lati oscuri dell’uomo, abbia potuto generare e tollerare uno dei più gravi misfatti dell’umanità: lo sterminio del popolo ebraico durante il periodo del nazionalsocialismo?

Tiziano Thomas Dossena : Alcuni Suoi libri sono stati allegati a vari giornali, oltre alla regolare edizione. Come ha iniziato con questo sistema e quanto lo ha trovato efficace?
Vincenzo Di Michele: È un lavoro molto complesso e variegato, con molte variabili. Dietro un libro ci sono molte persone: c’ è una ricerca storica che va avanti per anni e anni , ci sono i correttori di bozze, i ricercatori, i grafici , i tipografi, i giornalisti, i distributori…e poi ci sono soprattutto i lettori perche sono loro e solo loro, i veri protagonisti che daranno il loro giudizio sincero sull’opera realizzata

Tiziano Thomas Dossena : Noto che ha molti interessi, come provato dai Suoi libri. Ha anche dei passatempi o altri interessi?
Vincenzo Di Michele: Il mestiere del giornalista mi porta ad avere molti interessi e passioni.

Tiziano Thomas Dossena : È mai stato negli Stati Uniti? Che cosa pensa della globalizzazione?
Vincenzo Di Michele: Si, sono stato negli Stati Uniti. Non credo nella globalizzazione. Credo nell’identità nazionale fortemente coadiuvata da un processo di cooperazione tra i vari stati , ma non sono molto favorevole alle ridondanze e sovrapposizioni di intese globalizzate.

Tiziano Thomas Dossena : Sogni nel cassetto?
Vincenzo Di Michele: Sono felice della mia vita, della mia famiglia e della vita semplice . Il mio sogno nel cassetto è quello di una società meno violenta e più vicina a Dio e al bene.

Tiziano Thomas Dossena: Se dovesse definirsi con tre aggettivi, quali sarebbero?
Vincenzo Di Michele: Semplice, tenace, divertente.

Tiziano Thomas Dossena : Se avesse la possibilità di parlare con un personaggio del passato o del presente, qualsiasi personaggio, chi sarebbe e che cosa chiederebbe?
Vincenzo Di Michele: Penso che Dante Alighieri si sia gia espresso al meglio nella sua Divina Commedia.

Tiziano Thomas Dossena : Un messaggio per i nostri lettori?
Vincenzo Di Michele: Scusate se vi ho annoiato con le mie chiacchiere.

www.vincenzodimichele.it

Quello che ho svolto…l’ho sempre fatto con passione e curiosità. Intervista esclusiva con lo scrittore Alberto Cioni [L’Idea Magazine 2021]

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

Alberto Cioni ha vissuto per lunghi periodi tra la Toscana e la Gran Bretagna. Nel febbraio del 2001 ho collaborato con la BBC di Londra a una trasmissione televisiva di lingua italiana dal titolo Italian Journey, come redattore di testi e di dialoghi. Negli anni seguenti ha lavorato per delle case editrici di Firenze come redattore e correttore di bozze, tra cui EdM ed Edizioni Polistampa e nel 2004 ha trascritto le memorie e curato la parte iconografica del libro autobiografico di Giuliana Rossi (la moglie fiorentina dell’attore Carmelo Bene) dal titolo I miei anni con Carmelo Bene, pubblicato da EdM l’anno successivo.
Dopo i suoi lavori nell’editoria ha svolto alcune collaborazioni come tecnico-giornalista per Radio Radicale, poi con dei quotidiani fiorentini tra cui «Il Nuovo Corriere di Firenze» e il «Corriere Fiorentino/Corriere della Sera».
Il suo romanzo, dal titolo Uno, è stato pubblicato nel maggio del 2020 dalla casa editrice Ensemble Edizioni di Roma.
Ha lavorato come comparsa, figurazione speciale, controfigura, per diverse produzioni cinematografiche americane, italiane, britanniche e per spot pubblicitari per la Tv italiana, tutti ambientati in Toscana, tra cui il film Hannibal di Ridley Scott, The face of an angel di M. Winterbottom dove interpreto uno dei tanti giornalisti, Inferno di Ron Howard, e altre partecipazioni per film, spot pubblicitari e serie televisive italiane/internazionali.

Alberto Cioni alla presentazione del libro Uno, Conventino Caffè Letterario, Firenze 10.10.20)

Tiziano Thomas Dossena : Nel febbraio del 2001 hai collaborato con la BBC di Londra a una trasmissione televisiva di lingua italiana dal titolo Italian Journey. Fu questo il tuo esordio come redattore? Come arrivasti alla BBC?
Alberto Cioni: Sì esattamente, a metà febbraio del 2001 ho collaborato con la BBC di Londra presso la loro sede BBC White City a Wood Lane, come redattore di testi e di dialoghi di lingua italiana per la trasmissione televisiva “Italian Journey”. Il lavoro consisteva prevalentemente nel trascrivere e revisionare i sottotitoli italiani del programma, e di fornire consulenza e supporto con approfondimenti culturali riguardo la lingua, e altre conoscenze relative la Toscana e l’Italia. Questa collaborazione con la BBC parte più o meno a metà degli anni Novanta, quando avevo frequentato i corsi di letteratura italiana all’Università di Edimburgo. Una mia ex compagna di questi corsi, di nazionalità inglese, completati i suoi studi accademici iniziò a lavorare alla BBC di Londra, fino a diventare una responsabile. Al termine del reportage/documentario “Italian Journey” che aveva realizzato con la sua troupe televisiva nel 2000 in Toscana e in Emilia Romagna, mi chiese se fossi interessato e disponibile a collaborare a questo progetto, occupandomi della redazione dei sottotitoli, dialoghi. Nel 2000-2001 stavo scrivendo la mia tesi in letteratura italiana dal titolo “Arturo Loria e Il Mondo” (tesi sullo scrittore fiorentino Arturo Loria e sulla nascita del giornale Il Mondo, da lui fondato con Eugenio Montale e Alessandro Bonsanti a Firenze nel 1945) presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze. Così accetto la proposta della mia ex-compagna di studi, e mi trasferisco nel febbraio del 2001 a Londra, città nella quale avevo già vissuto negli anni precedenti, per collaborare a questo programma per la televisione. La mia prima esperienza come redattore.

A. Cioni nel Film Inferno di Ron Howard, Firenze 2015

Tiziano Thomas Dossena : Dopo di ciò hai lavorato per delle case editrici di Firenze, sempre come redattore. Che cosa ti è rimasto di quella esperienza?
Alberto Cioni: Dopo essermi laureato nell’estate del 2001 ho iniziato a cercarmi un lavoro nell’editoria come redattore, editor, che in quel periodo erano le professioni cui aspiravo maggiormente. Ho iniziato a collaborare con alcune case editrici dell’area fiorentina, tra cui E-ducation.it / Scala Group, con cui ho partecipato come redattore al progetto Le antologie della poesia straniera, una serie di antologie di poesia greca, latina, italiana, russa e francese che venivano vendute insieme al giornale «la Repubblica». In seguito ho collaborato con la casa editrice EdM con un diverso progetto, trascrivendo le memorie e curando la parte iconografica del libro autobiografico di Giuliana Rossi (che era stata la prima moglie fiorentina dell’attore Carmelo Bene) dal titolo I miei anni con Carmelo Bene, libro successivamente pubblicato sempre da EdM nel 2005. Poi sono seguite altre brevi collaborazioni con alcune case editrici. Tuttavia l’esperienza di redattore nelle case editrici mi è tornata più volte utile, ad esempio quando ho svolto il lavoro di giornalista, riconoscendo abbastanza facilmente errori, refusi che a volte potevo trovare nei miei articoli prima di essere pubblicati, sia quando ho lavorato sulle bozze del mio romanzo prima della sua pubblicazione con i redattori della casa editrice.

Tiziano Thomas Dossena : Poi hai fatto pratica come tecnico-giornalista. Puoi parlarci un poco di questo periodo della tua vita?
Alberto Cioni: Nell’ultimo anno di università e durante le mie collaborazioni con le case editrici mi ero avvicinato al giornalismo iniziando a scrivere di cronaca per il quotidiano “Il Corriere di Firenze”, che poi divenne “Il Nuovo Corriere di Firenze”. In seguito entrai in contatto con la redazione di Radio Radicale della sede di Firenze, con cui iniziai a collaborare come tecnico-giornalista seguendo le attività politiche nel centro Italia, Toscana, Emilia Romagna e Marche. Questo lavoro consisteva nella registrazione audio di convegni, incontri, congressi di partiti e di politici italiani che si svolgevano in diverse città e luoghi, come gli hotel, le librerie, le piazze, i palazzetti dello sport, le università, le feste dell’Unita e dell’Amicizia etc. Le tracce audio di queste registrazioni le inviamo poi alla sede centrale di Radio Radicale di Roma per essere trasmesse.

Tiziano Thomas Dossena : Ti sei anche dedicato alla letteratura scrivendo due romanzi, uno ancora inedito e l’altro pubblicato nel 2020 dalla casa editrice Ensemble Edizioni di Roma. Vorresti parlarci di questo tuo debutto come autore nel campo editoriale?
Alberto Cioni: Sì, “Uno” è il mio secondo romanzo, il primo pubblicato dalla casa editrice Ensemble. Si tratta di un libro sul genere del romanzo di formazione.
Pietro Neveni, il protagonista, descrive in prima persona il suo viaggio iniziatico – e la sua ambizione di diventare uno scrittore – dal paese di provincia da cui proviene, al suo trasferimento prima a Milano, dove si iscrive all’Università che frequenta soltanto per pochi mesi, per poi spostarsi a Parigi, dove in gran parte è ambientato il romanzo. Nel capoluogo lombardo trova un lavoro come assistente bibliotecario, ma soprattutto incontra François, un ragazzo parigino che studia all’Accademia di Belle Arti, con cui nasce un’amicizia di natura intellettuale. Pietro dopo questo incontro, che cambierà il suo destino, sarà incoraggiato da François a proseguire nella ricerca del suo sogno di diventare uno scrittore, tanto da ospitarlo nel suo appartamento parigino alla ricerca di quell’ispirazione che Pietro sembra non riuscire a trovare a Milano.
Il romanzo è incentrato su diversi dialoghi e conversazioni di natura letteraria e artistica, affronta temi di vita introspettiva, e in prevalenza parla della vocazione, che è uno dei temi ricorrenti del libro, dell’ossessione che può scaturire da un’ambizione letteraria, che va oltre le esigenze e le richieste che ogni giorno la vita ci rivolge, le quali rischiano tuttavia di rallentare e di compromettere la ricerca del nostro destino, della stessa vocazione.

Tiziano Thomas Dossena : Il tuo primo romanzo breve di che cosa trattava?
Alberto Cioni: Prima di “Uno” avevo cercato di pubblicare un breve romanzo su una banda di bambini-ragazzini, una storia che cercava di ispirarsi alle avventure evocate ne I ragazzi della via Pál di F. Molnár e Il signore delle mosche di W. Golding. Il tema principale di questo romanzo inedito voleva essere la ribellione, con i suoi risvolti positivi e negativi, la ribellione radicale di una banda di questi bambini-ragazzini nei confronti degli usi e della vita in generale.

Tiziano Thomas Dossena : Hai altri progetti letterari in lavorazione?
Alberto Cioni: Ho delle idee, tra cui forse anche di scrivere il continuo di “Uno”.

Alberto Cioni nel film The face of an angel di M. Winterbottom, Siena 2013

Tiziano Thomas Dossena : Oltre al giornalismo e all’editoria, vedo che hai anche interessi nel mondo del cinema. Hai lavorato come comparsa, figurazione speciale, controfigura, per diverse produzioni cinematografiche americane, italiane, britanniche. Quali parti hai fatto e in quali film?
Alberto Cioni: La prima esperienza come comparsa è avvenuta nel 2000 a Firenze nel film Hannibal di Ridley Scott, con Hannibal Lecter interpretato da Anthony Hopkins, con Giancarlo Giannini. In seguito ho interpretato uno dei giornalisti nel film The face of an angel di M. Winterbottom, con l’attrice Kate Beckinsale, gli attori Daniel Brühl, Valerio Mastrandrea, un film sul giornalismo investigativo ispirato a un fatto di cronaca, il delitto di Meredith Kercher avvenuto a Perugia nel 2007. Nel film Inferno di Ron Howard con Tom Hanks e Felicity Jones, ambientato in parte a Firenze, sono stato uno degli agenti della CIA. Mentre come controfigura ho sostituito per alcuni giorni la controfigura ufficiale all’attore australiano Christopher Egan nel 2009 a Siena nel film Letters to Juliet di Gary Winick, con Amanda Seyfried, Vanessa Redgrave, Franco Nero.

Poi altri piccoli ruoli per altrettante importanti produzioni cinematografiche / televisive italiane e internazionali, tra cui il film Il giovane favoloso su Giacomo Leopardi diretto da Mario Martone, e la serie televisiva statunitense “Hannibal”, dove alcuni episodi di questa serie furono girati nel 2014 a Firenze con la regia del Premio Oscar Guillermo Navarro, che per una scena mi scelse come autista di Hannibal Lecter, interpretato in quell’occasione dall’attore Mads Mikkelsen.

Alberto Cioni nel film Il giovane Favoloso di Mario Martone, Firenze 2013)

Tiziano Thomas Dossena : Pensi di dedicarti alla recitazione cinematografica in futuro?
Alberto Cioni: Mi piace molto il cinema, e sono affascinato dai bravi attori e dal loro talento. In realtà, pur avendo vissuto molti film dall’interno, e visto recitare da vicino dei grandi attori, non ho mai veramente pensato di fare questo mestiere, ma soprattutto credo di non esserne in grado. Anche quando iniziai circa venti anni fa a fare queste prime esperienze nel cinema, pensavo all’incirca allo stesso modo.

Tiziano Thomas Dossena : Organizzi anche mostre d’arte e hai redatto libri d’arte. Da dove è nato questo tuo interesse per l’arte?
Alberto Cioni: La passione per l’arte mi è nata durante gli anni universitari, frequentando da lì in poi sempre più mostre di arte contemporanea. Poi ho cominciato a lavorarci in questo ambiente, prima con delle collaborazioni, poi con maggiore continuità con artisti toscani, redigendo alcuni libri d’arte e contribuendo all’allestimento di alcune mostre personali e collettive.

Tiziano Thomas Dossena : Il tuo sentiero creativo sembra aver seguito molte ispirazioni e hai ottenuto concreti successi in tutti i campi nei quali hai messo a fuoco le tue energie. Quale pensi che sarà il tuo prossimo futuro professionale? Cinema? Editoria? Arte? Oppure tutte e tre? Come vorresti che ti descrivessero le persone che parlano di te?
Alberto Cioni: Quello che ho svolto, soprattutto nel campo della cultura e del giornalismo, l’ho sempre fatto con passione e curiosità. Per questo, fin quando ho avuto l’occasione, ho proseguito queste professioni, anche se il mio interesse primario va alla scrittura letteraria, che spero di riuscire a portare avanti con la realizzazione di nuovi romanzi.

Tiziano Thomas Dossena : Chi è la persona che ti ha influenzato di più come uomo e come professionista? 
Alberto Cioni: I miei genitori. Inoltre senza il loro apporto avrei avuto molte più difficoltà a intraprendere e affrontare certi percorsi e certe professioni.

Tiziano Thomas Dossena : Se tu dovessi descriverti con tre aggettivi, quali sarebbero?
Alberto Cioni: Credo di essere abbastanza determinato. Quando ho voluto raggiungere i miei obiettivi, credo di esserci riuscito. L’altro la curiosità, il terzo forse la timidezza.

Tiziano Thomas Dossena : Come persona completamente bilingue, ti trovi a volte a pensare in una lingua e dover “translare” mentalmente nell’altra lingua per esprimere un concetto? Hai mai pensato di scrivere un romanzo in inglese?
Alberto Cioni: Pensare in una doppia lingua mi era capitato nel passato quando avevo vissuto per lunghi periodi in Gran Bretagna. Adesso questo non succede più. Mentre le mie competenze della lingua scritta inglese non sono mai state così avanzate da poter scrivere un giorno un romanzo con questo idioma.

Tiziano Thomas Dossena : Sogni nel cassetto?
Alberto Cioni: Vorrei non disperdere l’energia per scrivere, oltre alle idee e alla volontà che sono necessarie per comporre libri.

Tiziano Thomas Dossena : Se tu potessi incontrare e parlare con una persona del passato o del presente, qualsiasi persona, chi sarebbe e che cosa diresti a lui/lei?
Alberto Cioni: Non saprei esattamente, forse quello che in quel momento questa persona mi può suscitare, incuriosire.

Tiziano Thomas Dossena : Un messaggio per i nostri lettori?
Alberto Cioni: Mi auguro che il mio romanzo dal titolo “Uno” che vi ho appena presentato, possa generarvi la curiosità di leggerlo, e soprattutto che possa essere di vostro gradimento.

Penso Che Ogni Persona Che Elegga La Scrittura A Forma Di Espressione Di Sé Riveli La Propria Anima… Intervista Esclusiva Con Marina Agostinacchio [L’Idea Magazine 2021]

Penso che ogni persona che elegga la scrittura a forma di espressione di sé riveli la propria anima… Intervista esclusiva con Marina Agostinacchio

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

Nell’occasione della pubblicazione del libro “Trittico Berlinese”,  la scrittrice Marina Agostinacchio ci ha gentilmente concesso un’intervista…

Marina Agostinacchio, poetessa, Docente di Lettere.

Tiziano Thomas DossenaMarina, hai iniziato a scrivere poesie molti anni fa. Come e quando è nata la tua passione per la poesia?
Marina Agostinacchio: Credo piccolissima. Mi isolavo in un piccolo angolo della cucina, vicino al camino. Recitavo in modo cadenzato, come seguendo un ritmo discorsivo interno, spesso eleggendo a mia interlocutrice la parola, declinata, come un gioco, in forme ritmiche, prima foniche poi grafiche, sempre diverse.

Tiziano Thomas Dossena Marina, hai iniziato a scrivere poesie molti anni fa. Come e quando è nata la tua passione per la poesia?
Marina Agostinacchio: Credo piccolissima. Mi isolavo in un piccolo angolo della cucina, vicino al camino. Recitavo in modo cadenzato, come seguendo un ritmo discorsivo interno, spesso eleggendo a mia interlocutrice la parola, declinata, come un gioco, in forme ritmiche, prima foniche poi grafiche, sempre diverse.
Questa mia propensione al dire divertendomi mi dava l’immagine di una corsa per una ripida discesa di montagna. Mio padre, medico, guardava un po’ allarmato il mio appartarmi in quei lunghi monologhi quasi cantilenati.
Poi alla scuola dell’infanzia, il mio primo contatto con la parola “vista” avvenne all’Istituto Moschini di Padova. Lì la didattica era improntata al metodo di Maria Montessori. Ricordo che mi fu presentata la lettera M al tatto ruvida e costruita su un quadrato dallo sfondo liscio. Ricordo ancora la sensazione di felicità nello scoprire in un segno muto la percezione di uno stimolo vitale attraverso la piccola mano. Infine, penso debba molto a mio padre. Quando poteva, parzialmente libero da impegni di lavoro, (era chirurgo), raccontava a mia sorella e a me storie sul mito o fiabe. Ma accadeva che, avendo egli un gusto particolare per la narrazione, trasformasse le parole. Intendo dire che al mio udito le parole, quasi per un atto magico, divenissero altro dal loro significato originario. Il referente non corrispondeva più a quello che ci si sarebbe aspettati.

Tiziano Thomas Dossena Tu hai insegnato per molti anni. Secondo te, la poesia è ancora viva in seno alla gioventù di oggi?
Marina Agostinacchio: Purtroppo ciò dipende dal contesto famigliare e poi soprattutto dalle scelte didattiche degli insegnanti, dalla loro volontà di attribuire alla poesia un posto e una cifra valoriale specifica.
Girando per le scuole dove ho proposto laboratori di poesia, ho trovato giovani già attrezzati, o perlomeno pronti a recepire questa particolare forma di comunicazione.

Tiziano Thomas Dossena : Le tue raccolte sono molte e vorrei parlarne in maniera cronologica, al fine di farne una specie di percorso della tua vita poetica. “Porticati” (2006) è il tuo debutto editoriale. Che tipo di raccolta è questa? Come definiresti queste poesie?
Marina Agostinacchio: Circa “Porticati”, si tratta di una raccolta di testi poetici che vanno dal 1999 al 2005. La silloge è varia; sono presenti poesie sulla natura, sui viaggi, di riflessione sulla parola, sul ricordo; poesie che riflettono un inizio di consapevolezza di un io poetico e poesie aventi per tema la famiglia.

Comunque, circa il fare poesia, (diceva il mio maestro, poeta e critico letterario degli anni universitari, rincontrato nei miei quarant’anni) tutti diciamo le stesse cose, riveliamo gli stessi sentimenti, le stesse emozioni. Il poeta sa però che c’è un come. Quello fa la differenza.

Tiziano Thomas Dossena Tre anni dopo hai pubblicato “Azzurro, il melograno”. Che evoluzione c’è stata da “Porticati” a questa raccolta? C’è una tematica oppure è una raccolta di poesie dell’epoca?
Marina Agostinacchio: Senz’altro questa seconda, nutrita raccolta, suddivisa in sezioni, come del resto Porticati, rivela maggiore consapevolezza artistica e ricerca di una cifra identificativa personale. “Azzurro, il melograno” ha come punto focale il tema del viaggio, inteso come spostamento tra spazi e luoghi ma anche come ricerca di sé. Praga, Budapest sono l’incipit per un discorso più ampio che abbraccia l’avvicinamento a una pienezza degli anni artistici dove la malattia e l’amore sono la spinta alla progettualità.

Tiziano Thomas Dossena Altri tre anni e  ritroviamo “Lo sguardo, la gioia”. Anche qui devo chiederti quali sono stati i cambiamenti e le evoluzioni, sia di contenuto sia letterarie?
Marina Agostinacchio: Questa esperienza di ebook dell’anno 2012 è diviso in due parti: “La resa dei conti” che si rifà alla ripresa di un poemetto scritto nel 2007, a seguito di una malattia, e poesie sciolte dello stesso 2012, nate in seguito a un’ernia del disco che mi costrinse a letto più di un mese. Composi allora testi su quanto vedevo accadere fuori dalla finestra della mia stanza.  Ispiratrice di questa seconda parte è stata Wislawa Szymborska; leggendo infatti la raccolta “La gioia di vivere” della poetessa polacca rimasi rapita dalla leggerezza con cui Wislawa guardava la vita.

Tiziano Thomas Dossena Dopo le prime tre raccolte c’è una chiara svolta nella presentazione delle tue opere, che sono da questo momento in poi illustrate. Perché questa scelta?
Marina Agostinacchio: Penso che l’arte in genere riveli qualcosa della natura, apra a una pienezza in fieri, dica qualcosa della realtà nella sua totalità. Essa presenta barlumi di una zona non subito visibile, né percepibile. Attraverso la sua prospettiva utopica, l’arte apre al possibile, alla immagine di un progressivo divenire. Pertanto collaborare con artiste arricchisce la parola, l’avvicina per difetto al mistero della perfezione, proprio nel suo fare accennando.

Tiziano Thomas Dossena “Tra ponte e selciato, Ventisei temi per mia madre” (2014), con illustrazioni di Paola Munari, è la prima di queste nuove raccolte, Parlacene un poco…
Marina AgostinacchioDopo molti anni dalla morte di mia madre (avevo 14 anni quando scivolò dalla mia vita. Lei ne aveva 42), decisi di “parlarle”, riannodando il tempo in un presente ricostruito attraverso la memoria. Scrissi 22 stanze poetiche e, dopo avere visitato la mostra di acquerelli della pittrice e amica Paola Munari, dedicata alla madre, (titolo della mostra: “Era. Sfumature di un tempo ritrovato”, Este, Circolo culturale La Medusa, 2012), decisi di fargliene omaggio.
Nel dicembre 2013, Paola mi portò un pacchetto. Lo aprii e vidi degli acquerelli corrispondenti alle sezioni poetiche del libro. Con Paola iniziò una collaborazione simbiotica: lei dipinge, io scrivo ispirata dalle sue scelte tecniche e cromatiche; io scrivo e lei dipinge, trasformando le parole dei miei testi in visioni. Insomma, una vera e propria folgorazione reciproca.

Tiziano Thomas Dossena Statue d’acqua”, dell’anno seguente, è pubblicato anch’esso come il precedente libro dal prestigioso Centro Internazionale della Grafica di Venezia. È una raccolta illustrata dall’artista Elena Candeo. Qual è la tematica di questa raccolta?
Marina Agostinacchio: Ero in una piscina dell’Hotel Plaza di Abano Terme a fare esercizi di acquagim. Improvvisamente alzo la testa e vedo in una vasca sovrastante dell’albergo dei corpi che si muovevano, fluttuavano chiamandomi a pormi degli interrogativi. Tra le plurime domande, scelsi di oscillare tra due: angeli o umani? Esseri viventi loro e morti noi? Nel poemetto lascio al lettore la risposta, tenendo per me il quesito non risolto.
Questa volta l’artista era Elena Candeo a collaborare per la realizzazione del libro. Anche lei, come nel caso di Paola Munari, disegnò ispirata dal testo e mi fece vedere alcune delle illustrazioni con tecnica di incisione nate dalle sollecitazioni dei versi letti. In seguito Elena proseguì il lavoro nel laboratorio di incisione del Centro internazionale della grafica di Venezia di Lilli Olbi e Silvano Gosparini.

Illustrazione di Elena Candeo dal libro STATUE D’ACQUA.

Tiziano Thomas Dossena Siamo arrivati quindi al noto “Bab El Gehrib” (La porta del vento), del 2018, illustrato dall’artista Graziella Giacobbe. Questo libro riflette un’altro tipo di impegno… Puoi spiegare ai nostri lettori che cosa ha implicato questo progetto in senoi alle carceri che ha dato vita a questa raccolta?
Marina Agostinacchio: Inizio da una breve parte estrapolato dalla presentazione del libro.
“«E quindi uscimmo a riveder le stelle». Era quanto mi dicevo ogni volta che uscivo dal carcere penale di Padova Due Palazzi. «E quindi uscimmo a riveder le stelle» voce reiterata in ogni mia uscita dalle lezioni nel carcere, conteneva interrogativi ed inquietudini accompagnati da un sentimento di provvisorietà, ma nel contempo segnava anche una sorta di iniziazione verso la mia rinascita.
Da anni desideravo fare l’esperienza di un percorso di scrittura tra i carcerati. Ebbi l’occasione grazie all’allora CTP (Centro territoriale permanente, dal 2015 convertito in CPIA- Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti), in particolare grazie all’insegnante di Lettere Daniela Lucchesi con cui collaborai per tre primavere- 2014-2015,2017- a un progetto di scrittura. Il libro Bab el gherib prende avvio dalle parole dei detenuti che come in un gioco di rimandi di specchi aprivano un varco di scrittura in me. L’asse della scrittura si muoveva dagli allievi a me, da me agli allievi, seguendo le loro domande, le loro istanze fatte mie e rivisitate in una cornice di ricerca personale, infine offerte come tentativo di risposta ai quesiti iniziali che mi avevano posto in modo diretto e indiretto nei loro testi.
Il libro è corredato nelle tre sezioni da una macchia di colore dell’artista Graziella Giacobbe, ispirata ai versi. Anche lei si è sentita coinvolta in questo viaggio dal ritmo arcano di parole che, prima scavate nella propria essenza, si aprivano poi a visioni stellate tradotte in cromatismo, in una metamorfosi di affinità. Ed ecco nel libro forme visive e visionarie di colori addensarsi, per una sottile convergenza tematica, intorno ai versi: «Mi sciolgo tra i vapori della terra» da Se solo avessi ciò che non è mio; «sasso nel fiore di sorgente antica» da Per le donne l’afrodisiaco; «cuore di fiore odoroso» da Nella corrente.

Tiziano Thomas Dossena Alfine siamo giunti alla tua ultima opera, “Trittico berlinese”, illustrato da Elena Candeo e Paola Munari, e recentemente pubblicato a New York dalla casa editrice Idea Press. Qual è stata l’ispirazione a comporre questi versi?
Marina Agostinacchio: Anni fa, era il 2010, feci un viaggio a Berlino con la mia famiglia. Una delle visite alla scoperta della città fu lo Jüdisches Museum.
L’asse dell’Olocausto con la torre dell’Olocausto; l’asse dell’Esilio, con il giardino dell’Esilio; lo «spazio vuoto» della Memoria, con Shalechet (Foglie cadute) furono i tre luoghi che ispirarono le parole del Trittico”, scritto nei giorni tra il 28 luglio e il
1° agosto del 2010, durante il viaggio Berlino Dresda e Dresda Padova. Nonostante gli anni trascorsi, rileggere i testi mi ha fatta sentire presenti le sensazioni, le forti emozioni provate nel percorrere quelli spazi in cui mi trovavo inerte, svuotata di ogni possibile interrogativo, rabbia. Solo smarrimento, solitudine, sprofondamento. Ecco il mio essere tra quelle stanze e nelle parole, tentativo di dire l’indicibile. Allora, vedi, senti versi spezzati, distribuzione degli stessi versi nella pagina secondo un andamento che slitta da destra a sinistra, dal centro a vuoti dove depositare silenzi pieni.

Circa le illustrazioni che arricchiscono e “dicono”, le due artiste, Elena e Paola sono riuscite a comunicare con discrezione e forza il viaggio fatto. Ogni segno, ogni pennellata raccontano la loro messa a nudo del mondo che si lascia svelare per un’illuminazione improvvisa. Infine vorrei dire di Anna Rossi, l’amica che mi spinse a pubblicare, riprendendo in mano uno scritto lasciato in una cartella virtuale. Con Anna mi sono vista più di una volta. Per tradurre nel modo più fedele possibile in inglese le tre stanze poetiche e la premessa, senza tradire il ritmo dei versi, Anna sentiva, quasi spinta da un imperativo categorico, l’esigenza di chiedermi la possibilità di approssimarsi alla parola poetica, al suo nucleo simbolico, al mistero percepibile che di sé fa nella sua veste contratta.
Dalla questa particolare convergenza di un lavoro a otto mani nasce Trittico berlinese.

Tiziano Thomas Dossena Da quello che mi dici a proposito di “Trittico berlinese”, tu i tuoi versi li vivi nel più profondo della tua anima. Pensi che sia così per tutti i poeti?
Marina Agostinacchio: Penso che ogni persona che elegga la scrittura a forma di espressione di sé riveli la propria anima, la propria visione del mondo e dell’esserci.

Tiziano Thomas Dossena So che stai preparando una serie di presentazioni ‘live’ online legata al 700 anniversario della morte di Dante. Di che cosa tratteranno?
Marina Agostinacchio: Si tratta di una proposta, indirizzata alle classi seconde delle scuole secondarie di primo grado, di un’attività da remoto, e gratuita, della durata di due ore circa per classe, che prendendo avvio dai canti XIII e XXVI dell’Inferno, dà la possibilità ai ragazzi di esprimersi sul tema della metamorfosi e del viaggio. Pier delle vigne e Ulisse sono quindi il punto di avvio per la scrittura dei ragazzi.
Il laboratorio si avvale di un’interazione tra più canali comunicativi; esso, infatti, è articolato in parole – e di associazioni ad esse – tratte dal testo dantesco di riferimento, sincronizzate con immagini e musica.

Tiziano Thomas Dossena : So che hai scritto un blog di scrittura femminile. Ce ne vuoi parlare?Marina Agostinacchio: L’ idea di un blog di scrittura femminile è nata nel marzo 2020 quando siamo entrati nel “confinamento”.Desideravo potermi incontrare con le voci delle donne, ascoltarle, desideravo creare uno spazio per ogni donna che volesse parlare di sé.A creare tecnicamente il blog è stato il mio primogenito Matteo che ha seguito tutte le fasi ideative, da quella iniziale alle successive e immagino anche quelle che verranno.Il blog si avvale di più pagine: inglese, francese, tedesca, spagnola.Dopo qualche mese ho pensato di offrire un’ulteriore possibilità di comunicazione. E perché, mi dono detta, non sentire le voci delle donne attraverso registrazioni audio?Questa seconda iniziativa è piaciuta davvero molto. Se si accede al blog, si possono notare tre tasti: Narrazioni, Diritti e società, La stanza delle voci. Si sceglie cosa leggere e cosa sentire.Con Narrazioni le donne possono raccontarsi attraverso poesie, storie, autobiografie, pensiero di tipo  introflessivo. Con Diritti e società, possono dire del mondo che le circonda, attraverso la narrazione di situazioni sociali, commenti su ciò che avviene intorno a sé.In ogni caso, si devono compilare i campi: Nome, Titolo del post, Categoria dove si trovano le scelte di cui detto sopra.Un semplice click e poi si scrive l’ articolo nello spazio sottostante che si firma.Solo nel caso della registrazione audio si invia a blulady50@gmail.com.Da lì io carico il file nel blog.

Nel caso non si riesca a caricare direttamente il testo, si può inviare lo scritto alla mail blulady50@gmail.com.Ultimissima cosa: per incrementare le voci di donne di altri Paesi, da due mesi qualche mio scritto viene tradotto nelle altre lingue.Ogni pagina linguistica, al di fuori di quella italiana, ha due traduttrici veramente in gamba!Ecco. Questo è tutto. Mi auguro che il blog metta sempre più ali per volare nei diversi Paesi del mondo!

Tiziano Thomas Dossena Hai altri progetti in lavorazione?
Marina Agostinacchio: Laboratori di scrittura nelle scuole delle diverse regioni di Italia.

Tiziano Thomas Dossena Sogni nel cassetto?
Marina Agostinacchio: Se rispondessi ora, prenderesti la risposta come definitiva. Conoscendomi in divenire, potrei dire il prossimo in cui mi imbatterò tra un attimo.

Tiziano Thomas Dossena Se tu potessi definirti con tre aggettivi, quali sarebbero?
Marina Agostinacchio: Curiosa, visiva-visionaria, progressiva.

Tiziano Thomas Dossena : Se tu avessi l’opportunità di incontrare un personaggio del passato o del presente, qualsiasi personaggio che tu desideri, chi sarebbe e di che cosa parleresti con lui, o lei?
Marina Agostinacchio: Credo proprio Diego Valeri, il poeta conosciuto quando avevo nove anni, in visita nella mia scuola. Lui, al dire della maestra che ero una bambina un po’ strana che parlava secondo rime e cadenze, mi pose una mano sulla fronte a mo’ di battesimo. Ecco, se lo potessi rivedere, gli direi Grazie per avere visto in me la donna che ora sono.

Tiziano Thomas Dossena Un messaggio per i nostri lettori?
Marina Agostinacchio: Riuscire a guardare e sapere ascoltare il mondo attorno a sé.

We The Italians: Il Successo Del Ponte Culturale Italia-USA. Un’intervista Esclusiva Con Umberto Mucci [L’IDEA MAGAZINE 2021]

We The Italians: il successo del ponte culturale Italia-USA. Un’intervista esclusiva con Umberto Mucci

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

Umberto Mucci ha una laurea in Scienze Politiche con indirizzo Internazionale ed un Master in Marketing e Comunicazione. Fondatore e CEO di We the Italians, la piattaforma online con il più alto numero di contenuti tra Italia e Stati Uniti, Mucci è stato co-direttore di “èItalia for USA”, sezione dedicata all’Italia negli Stati Uniti all’interno della rivista èItalia.
È stato responsabile delle relazioni internazionali di Innovarte per la mostra “Loghi d’Italia – Testimonianze dell’arte di eccellere”, e a capo della sezione diplomatica della rivista “Romacapitale”. Ha tenuto lezioni presso il Centro Internazionale di Studi Accent sull’emigrazione italiana negli Stati Uniti per studenti provenienti da Michigan State University, University of Minnesota e Santa Barbara City College. E’ stato relatore in numerosi eventi pubblici sia in Italia che negli Stati Uniti, e ha pubblicato libri sia in italiano che in inglese sulle relazioni tra Italia e Stati Uniti.

Tiziano Thomas DossenaUmberto, quando e perché iniziò la tua avventura con “We the Italians”?
Umberto Mucci: Ho iniziato ad occuparmi di italiani all’estero grazie alla mia collaborazione con un giornale che si chiamava è Italia. Fu lì che conobbi il mondo degli italiani in America: mi occupavo della sezione di è Italia dedicata a loro, che si chiamava èItalia for USA. Ma il motivo per cui ho nel cuore gli italoamericani risale a molto prima: mio padre fu salvato dalla Quinta Armata americana durante la seconda guerra mondiale, e rimase molto amico con tre italoamericani che facevano parte di quelle truppe, e che parlavano italiano. Quei tre italoamericani erano i miei eroi, senza di loro mio padre sarebbe stato fucilato dai fascisti e io non sarei mai nato. Si chiamavano Eddie Gastaldo, Anthony Tiso e Sal Di Marco.

Tiziano Thomas DossenaPotresti parlarmi un po’ del sito di We the Italians?
Umberto Mucci: Il sito è il portale col maggior numero di contenuti tra Italia e Stati Uniti, quasi 60.000. È diviso in diverse sezioni.

Ci sono le news: ogni giorno aggreghiamo e promuoviamo 25 news che riguardano Italia e Stati Uniti, o cose positive riguardanti l’Italia. Sono quasi tutte in inglese, e divise per area territoriale e sottocategoria tematica.

Ci sono le mie interviste, ormai quasi 250, a personaggi che ogni volta mi raccontano storie e punti di vista relativi a un diverso argomento del rapporto tra Italia e Stati Uniti: le interviste poi vengono pubblicate in almanacchi annuali, nelle due lingue. I libri pubblicati sono già sette.

Ci sono gli articoli del magazine, gratuito e mensile, anche in versione pdf sfogliabile e acquistabile in copia cartacea: sono circa 15 rubriche in inglese sulle eccellenze italiane, ovvero cultura, storia, design, arte, paesaggi, giardini, vino, artigianato, cucina, innovazione, buone notizie, sport, spettacolo, lingua, sapori, tematiche giovanili e piccoli borghi.

C’è l’archivio più completo e geolocalizzato con più di 1.400 siti che rappresentano qualcosa di italiano negli Stati Uniti: associazioni, festival, fondazioni, dipartimenti che insegnano la nostra lingua, musei dell’emigrazione italiana, istituzioni italiane, filiali delle istituzioni italoamericane nazionali.

C’è la possibilità di iscriversi gratuitamente a una o anche tutte le nostre 9 newsletter mensili che vanno a più di 100.000 iscritti, una per ogni area nelle quali abbiamo diviso gli Stati Uniti: New York, East, New England, South East, Great Lakes, Midwest, South, West, California.

C’è lo spazio dedicato alla difesa di Cristoforo Colombo.

C’è lo spazio dedicato al fundraising che abbiamo organizzato quando è iniziata l’emergenza covid, a favore dell’Ospedale Spallanzani di Roma.

C’è lo spazio dedicato al nostro store virtuale, con più di 20 gadgets col nostro logo, molto apprezzati e acquistati soprattutto in America.
A breve apriremo tre nuovi spazi. Il primo sarà dedicato al nostro team, che cresce di mese in mese e al momento è formato da 30 persone tra cui gli autori degli articoli del magazine e i nostri rappresentanti in 16 diversi Stati americani e in 3 regioni italiane. Il secondo sarà dedicato alle partnership che stiamo siglando con fornitori di servizi che saranno dedicati ai nostri lettori italoamericani: i temi sui quali stiamo lavorando al momento, ma siamo aperti a qualsiasi argomento, sono study abroad, promozione culturale italiana in America, promozione commerciale di prodotti italiani, real estate, assistenza per richieste di cittadinanza italiana, turismo americano in Italia, servizi legali di vario tipo, brand reputation, investimenti americani in Italia. Il terzo nuovo spazio sarà dedicato a We the ItaliaNews, il video e audio podcast in lingua inglese sull’Italia che ormai è diventato un vero e proprio mini telegiornale

Tiziano Thomas DossenaTu hai fatto più di 200 interviste a vari personaggi, e le prime cento interviste sono state raccolte in un libro a titolo “We the Italians. Two flags, One heart. One hundred interviews about Italy and the US”. Quali sono i criteri di scelta dei personaggi?
Umberto Mucci: ti ringrazio per questa domanda, perché dietro la scelta delle persone da intervistare c’è una ricerca molto scrupolosa che mi rendo conto sia difficile da realizzare da fuori. Sin dall’inizio, e le prime interviste risalgono al 2012, quindi questo è il decimo anno, ho cercato di spaziare il più possibile mantenendo fermo come fil rouge il rapporto tra Italia e Stati Uniti. Cerco di alternare quanto più possibile uomini e donne, persone che vivono in Italia e altri che sono negli Stati Uniti, e tra di questi ultimi cerco di spaziare tra tutte le zone americane. Cerco di trovare argomenti del passato e del presente, tematici e territoriali, culturali e di altro tipo. Cerco di variare il più possibile, e di non fare mai un’intervista simile a qualsiasi altra mai fatta da me. Il lavoro dietro le quinte non è piccolo: parte dall’analisi degli argomenti e delle persone, poi c’è il contatto, lo studio per le domande, l’intervista, la trascrizione, l’invio del draft a chi è intervistato, perché pubblico solo il testo col suo ok; poi la traduzione nell’altra lingua, a seconda che io abbia fatto l’intervista in italiano o in inglese; e poi la pubblicazione e la promozione. Insomma, non è un’attività banale, ma sono molto fortunato, perché le interviste mi hanno permesso di conoscere persone e storie straordinarie, e di raccontarle sia in Italia che in America.

Tiziano Thomas Dossena: Ho visto che hai continuato a pubblicare in vari libri annuali le tue interviste… 
Umberto Mucci: Si, come dicevo ogni anno dal 2016 esce lo Yearbook, ovvero l’almanacco con le interviste in due lingue pubblicate l’anno precedente. Sono anche in versione e-book. I primi due libri invece contengono le 100 più importanti interviste pubblicate in inglese prima del 2016, il primo; e una selezione delle migliori 50 pubblicate nello stesso periodo, ma in italiano, il secondo.
Ho presentato questi libri in una dozzina di eventi in Italia, e 25 negli Stati Uniti. Ed è stato sempre molto bello raccontare aneddoti e vicende, storie ed eccellenze che riguardano alcuni ambiti del rapporto tra Italia e Stati Uniti. Ricordo una volta ad Albuquerque, in New Mexico, quando al momento di firmare i libri che il pubblico aveva acquistato mi si avvicina una signora di una certa età, in lacrime. Io chiedo che succede, se ha bisogno di aiuto. E in un italiano un po’ incerto ma comprensibilissimo, mi dice di essere americana ma di origini italiane, radici di cui va molto orgogliosa. Piange di gioia perché l’Italia non dedica molto tempo e spazio alla comunità italiana laggiù, a parte avere una bravissima console onoraria che era lì con noi. E si è commossa perché è arrivato uno da Roma ad omaggiare loro e a raccontare a loro, italoamericani, cose sugli italoamericani che loro non conoscevano. Le dico che il merito era dei miei intervistati, e la abbraccio. Mi sta ringraziando, ma le dico che sono io a ringraziare lei. È un momento difficile da dimenticare.
È importante che questi libri siano anche in italiano. Qui in Italia c’è una grande ignoranza circa la comunità italoamericana, le sue storie, i suoi sacrifici, i suoi successi, e il suo enorme orgoglio delle radici italiane. Essere un po’ l’ambasciatore di questi temi mi rende molto felice. L’Italia avrebbe diverse cose da imparare dagli italoamericani.

Tiziano Thomas DossenaQuali furono le interviste nelle quali il personaggio ti sorprese di più con le sue risposte?
Umberto Mucci: Direi che quasi sempre rimango stupito di qualcosa. Ne cito brevemente 5.
Thomas Gambino, italiano alle Hawaii, mi ha raccontato di Henry Ginaca, siciliano (come Thomas) che si ritrovò a inizio dello scorso secolo proprio alle Hawaii, e gli portarono una fetta di ananas. Henry non l’aveva mai visto o assaggiato: incuriosito, chiese di vedere il frutto intero, e quando gli portarono un ananas intero inventò uno strumento artigianale per tagliarne le fette in automatico senza sprecarne la polpa. Le Hawaii divennero l’unico esportatore di ananas al mondo e il suo PIL schizzò in alto.
La fantastica storia di Anna Tornello, sergente di polizia in Connecticut, master in psicologia industriale, addestrata con l’FBI per diventare negoziatore di ostaggi e… cantante d’opera.
Giovanni Zoppè, direttore dell’unico circo italiano d’America, da generazioni e centinaia di anni gestito dalla sua famiglia, che mi ha raccontato quanto la cultura italiana della commedia abbia a che fare con l’arte circense e come il suo ruolo di clown sia più importante di quanto si potrebbe pensare.
Gerald Gems, scrittore di sport che mi ha svelato la storia di Margaret Gisolo, italoamericana talmente talentuosa da aver vinto un campionato di stato di Baseball con la squadra maschile, provocando una protesta che – nel 1928! – divenne di portata nazionale, riguardante la possibilità per le ragazze di giocare nei campionati maschili.
Renato Cantore mi ha parlato di Rocco Petrone, eccezionale italoamericano di origini umilissime, laureato a West Point, campione di Football americano e poi scienziato, ma non uno scienziato qualunque: il Direttore delle operazioni di lancio dell’Apollo 11, l’uomo a cui si affidò la NASA per fare quelle “cose difficili” che purtroppo JFK non poté mai vedere realizzate.

Tiziano Thomas DossenaQuale fu l’intervista che ti emozionò di più e perché?
Umberto Mucci: È difficile rispondere a questa domanda. Forse quella a Samuel Alito, Giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti. Siamo l’unica testata italiana con sede qui in Italia ad averlo intervistato. Ma ogni intervista che pubblico è un dono per me, il tempo che queste persone mi dedicano non è scontato e io sono grato a ognuno di loro.

Tiziano Thomas DossenaQual è la ragione dell’esistenza di un Magazine online, di un sito Web e anche di una Newsletter? Che differenza c’è fra i tre prodotti?
Umberto Mucci: Il magazine ha contenuti descrittivi e quasi mai legati all’attualità quotidiana, essendo un mensile; parla solo di Italia (tranne le interviste e una sola rubrica che si chiama IT and US) e racconta l’eccellenza italiana.
Il sito è un collettore di contenuti diversi tra di loro, anche se con il fil rouge dei rapporti tra Italia e Stati Uniti: è la nostra vetrina, e a breve diventerà anche una sorta di centro commerciale virtuale nel quale proporre ai nostri lettori opportunità di servizi e prodotti per loro interessanti.
La newsletter è il modo per raggiungere i nostri lettori tramite email e farci vivi in modalità “push”, e contiene la copertina del magazine e 9 news come preview di tutte quelle inserite nel mese di riferimento.

Tiziano Thomas DossenaDall’inizio del lockdown hai anche creato su YouTube un podcast a titolo “WetheItaliaNews”. Che cosa ti ha spinto a farlo e qual è lo scopo del podcast?
Umberto Mucci: Era il secondo giorno di lockdown qui in Italia. Avevo appena partecipato ad una trasmissione con una radio della Louisiana, e mi ero reso conto che in America non capivano cosa stesse succedendo in Italia. Era esattamente quello che capitava a noi qualche settimana prima, quando guardavamo le immagini della Cina. Per cui sapevo che gli italoamericani volevano sapere del loro Paese di origine, ma anche che non erano preparati al fatto che, inevitabilmente, il virus sarebbe arrivato anche da loro. Ero chiuso in casa, la cosa migliore che potessi fare era vincere la mia naturale ritrosia a mettermi davanti a una telecamera, e raccontare cosa stava accadendo. Mi sono buttato, forzando la mia natura. Fu molto apprezzato.
Iniziai facendo un video al giorno, e cominciarono ad essere visti sulle diverse piattaforme da un migliaio di persone ogni puntata. Iniziarono ad arrivare domande e timori: io non volevo essere apocalittico, né portatore di sventura, ma sapevo che sarebbe arrivato anche a loro e raccontare cosa vivevamo noi era il modo migliore per prepararli. E così fu.
Alla fine del lockdown italiano, a maggio, decisi di cambiare la frequenza e fare un video ogni due giorni, il lunedì, mercoledì e venerdì. E iniziai a caricare anche l’audio su un podcast audio, che è uno strumento che ha molto successo. Abbiamo già prodotto più di 180 video.
Oggi il podcast è parte fondamentale di quello che fa We the Italians. È una fatica enorme, perché è di fatto un telegiornale di circa 8/10 minuti in cui faccio tutto io. Forse troverò il modo di avere qualcun altro che mi affianca o mi sostituisce stando davanti alla telecamera. Certamente la produzione dei contenuti rimarrà mia responsabilità. Parlo di Italia sotto diversi profili, cerco di alternare notizie non belle ad altre positive, e cerco di non parlare di politica: con la crisi di governo è stato impossibile evitare di accennare a cosa succede, ma mi sono posto come regola che le mie idee non influenzino i video, e credo – e spero – di esserci riuscito. Mi costa tanto dover dare brutte notizie, quando ci sono: amo l’Italia e vorrei dare solo notizie positive. Ma non sarei fedele allo spirito con cui ho iniziato a fare i video.

Tiziano Thomas DossenaUsi anche molto il social media. In che programmi sei presente? Quali sono i riscontri in questo caso?
Umberto Mucci: Quello dei social media è un mondo in grande evoluzione. Abbiamo iniziato con Facebook, dove abbiamo quasi 50.000 like sulla nostra pagina. Siamo anche su Twitter e Instagram, dove abbiamo da poco implementato una nuova strategia che inizia a dare i suoi frutti. Siamo anche su LinkedIn, dove abbiamo un gruppo con 1.200 persone, quasi tutte italoamericane. E c’è il canale YouTube, dove ci sono i video di We the ItaliaNews più altri riguardanti alcuni nostri eventi e altri relativi al fundraising. E poi abbiamo aperto un account su Tik Tok, ma è ancora vuoto perché stiamo cercando qualcuno che se ne occupi: all’inizio lo avevo sottovalutato, ma penso che invece abbia molte potenzialità.
Io modero tutti i contenuti, e a volte non è facile. Su tutti i nostri social diamo il benvenuto a contributi e idee di tutti, con un’unica regola, valida per tutti e inderogabile: non c’è spazio per insulti, parolacce e volgarità. Chi si comporta così è fuori, i nostri social sono uno spazio sicuro dove ci può essere una discussione ma mai insulti. A volte si fa una grandissima fatica, c’è tanta gente davvero molto arrabbiata, volgare e ignorante lì fuori, e noi non li vogliamo nei nostri spazi, comunque la pensino.

Tiziano Thomas DossenaDurante il lockdown, hai anche attivato una raccolta fondi per aiutare l’Italia…
Umberto Mucci: Sì, andiamo molto fieri di questo fundraising a favore dell’Ospedale Spallanzani, il centro italiano più importante dedicato alla lotta contro le malattie infettive: un grande successo, perché per la prima volta sono stati raccolti fondi in una situazione di emergenza in cui l’emergenza riguardava non solo noi italiani, ma anche i donatori italoamericani, che ci hanno permesso di raccogliere più di 53.000 €, tutti donati allo Spallanzani. È lì che hanno isolato il virus per la prima volta in Europa, è lì che un anno fa furono ricoverati e curati i due turisti cinesi in Italia che furono i primi due a cui fu diagnosticata la positività in Italia, è lì che stanno lavorando al vaccino tutto italiano che avremo in estate.

Tiziano Thomas DossenaHai anche una sezione nel sito dedicata alla difesa di Cristoforo Colombo. Puoi parlarcene un po’?
Umberto Mucci: Lo spazio dedicato alla difesa di Cristoforo Colombo ha diverse importanti sezioni. C’è l’archivio di tutte le news promosse su questo argomento, più di 1.600. C’è la pubblicazione della gazzetta ufficiale che sancisce che dal 2004 ogni 12 Ottobre in Italia è la «Giornata nazionale di Cristoforo Colombo», e la sua traduzione in inglese. C’è il manifesto a difesa di Colombo che invito tutti i vostri lettori a firmare. C’è il video del primo Columbus Day Online che abbiamo fatto lo scorso Ottobre con la partecipazione di 50 leader italoamericani da 20 dei 50 Stati americani, un evento mai fatto prima, che ha contenuto anche il bellissimo documentario “Cristoforo Colombo – L’Uomo, il viaggio, il mito” realizzato da Lorenzo Zeppa con la partecipazione di Antonio Musarra e Giacomo Montanari.
La difesa di Colombo è l’unico tema sul quale We the Italians è ufficialmente e convintamente schierata. Siamo gli italiani che vivono in Italia e difendono un grande italiano da attacchi sciocchi, oltraggiosi, antistorici e ignoranti, che colpiscono lui e insieme gli italoamericani, e di riflesso l’Italia. Purtroppo, e questo è grave e sbagliato, l’Italia non fa nulla per difenderlo, e sia lui che gli italoamericani meriterebbero molto meglio. Non ci arrenderemo mai all’idea che qualcuno condanni un pioniere del XV secolo, l’autore della più grande impresa della storia dell’uomo, giudicandolo scioccamente con i parametri del XXI secolo. Non ci arrenderemo mai all’idea che qualcuno voglia obbligare gli italoamericani, per di più con l’alibi di portare rispetto ad un altro gruppo etnico, a rinunciare al simbolo che si sono scelti. Non ci arrenderemo mai all’idea che la violenza contro la verità e contro le statue che sono molto di più di un pezzo di marmo passi sotto silenzio per omaggio al politicamente corretto. Non ci arrenderemo mai all’idea che il bersaglio del Ku Klux Klan di 100 anni fa, attaccato dai razzisti perché rappresentava la libertà religiosa e il positivo contributo degli immigrati, oggi sia fatto passare incredibilmente per un simbolo di razzismo.

Tiziano Thomas DossenaTu sei tra i fondatori e sei stato anche Segretario Generale della Fondazione Roma Europea per ben sette anni. Qual è lo scopo di tale Fondazione e quali sono stati i tuoi compiti in tale posizione?
Umberto Mucci: Roma Europea è stata un bellissimo sogno di fare quello che forse sta succedendo oggi in Italia: migliorare la nostra comunità aumentandone il suo profilo europeo. Le ho dedicato tanti anni, ho imparato molto, poi sono passato a fare altro. Ma il sogno europeo rimane vivo e oggi riguarda non solo Roma ma tutta l’Italia.

Tiziano Thomas DossenaHai pubblicato molti libri, tutti però mi pare che abbiano come tematica le tue interviste. Hai intenzione di allargare le tue mire come autore e di pubblicare anche qualche altro tipo di libro, vedi saggistica o magari anche un romanzo?
Umberto Mucci: Romanzi no, e gli almanacchi con le interviste continueranno. Ma c’è l’idea di farne uno diverso, insieme ad altri, nella versione italiana e in quella inglese. Stiamo parlando, speriamo vada in porto, ci terrei molto. Per ora non posso dire di più.

Tiziano Thomas DossenaChiaramente sei molto occupato con tutte queste attività, ma invece di chiederti dove trovi il tempo per arrivare a tutto, che sarebbe forse più logico, mi permetto di chiederti se hai altri progetti in lavorazione, dato che generalmente chi è molto occupato trova sempre qualche cosa d’altro da fare…
Umberto Mucci: Bè, c’è il progetto di far diventare We the Italians molto più di quello che è ora. Avevamo dedicato molto tempo alla stesura di un business plan e a febbraio 2020 eravamo pronti a incontrare alcuni investitori: ma un business plan pre covid non ha senso oggi, e quindi solo parte di quello che c’era scritto è attuale. Abbiamo ripreso a lavorarci, ma oggi scrivere un business plan richiede capacità di previsione che le incertezze rendono quasi impossibili.

Tiziano Thomas DossenaSogni nel cassetto?
Umberto Mucci: Dormo poco e sogno ancora meno, ma ti rispondo così. Perché accada ci vogliono ancora diversi passaggi, tantissimo lavoro e un bel po’ di fortuna, ma vorrei che un giorno We the Italians arrivasse ad essere la risposta alla domanda “quale nome ti viene in mente se ti chiedo di descrivermi il modo migliore in cui l’Italia si promuove in America”? Ecco, allora, e solo allora, forse sarei soddisfatto…

Tiziano Thomas DossenaSe tu potessi incontrare qualsiasi personaggio della storia e far loro una domanda, chi sarebbe e che cosa chiederesti?
Umberto Mucci: Forse sarebbe proprio Cristoforo Colombo, e gli chiederei di rendersi conto che aveva scoperto il nuovo mondo: a quel punto oggi parleremmo degli Stati Uniti di Colombia e sarebbe più difficile vomitargli addosso le ingiustizie che purtroppo vediamo ogni giorno.

Tiziano Thomas DossenaUn messaggio per i nostri lettori?
Umberto Mucci: Li ringrazio, e con loro ringrazio anche te, Tiziano, e chiedo loro di continuare a seguire L’Idea Magazine, e quando hanno tempo, dopo, anche We the Italians.

“In Ogni Guerra Sono Le Persone Comuni A Diventare Vittime”. Intervista Esclusiva Con L’autore Michael Phillips.

“In ogni guerra sono le persone comuni a diventare vittime”. Intervista esclusiva con l’autore Michael Phillips.

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

Michael Phillips è nato a Belfast nel 1975 e vive a Bologna. Ha conseguito la qualifica di ingegnere aeronautico in British Airways nel 1996. Nel settembre dello stesso anno viene arrestato dalle forze speciali britanniche con l’accusa di terrorismo prima di essere rinchiuso per quindici mesi in un penitenziario di massima sicurezza. Al processo sarà assolto. Dopo essersi laureato in Tedesco e Spagnolo, dal 2005 vive a Bologna producendo pubblicazioni in lingua inglese. Ha lavorato ad alcune campagne elettorali locali come consulente e presta il proprio tempo come volontario in alcuni centri sociali bolognesi. È presidente dell’associazione culturale One World, che si batte per migliori condizioni di vita e pari opportunità per gli stranieri, contrastando anche i pregiudizi razziali. Pubblica nel 2020 per Homeless Book il romanzo autobiografico “A Belfast Boy”.

Tiziano Thomas DossenaCiao Michael. Mi fa piacere che tu abbia deciso di farti intervistare in italiano. La tua vita ha avuto dei grossi traumi e cambiamenti, e a questo punto della tua vita ti trovi in Italia, a Bologna. Hai studiato Tedesco e Spagnolo, ma hai deciso di restare in  una nazione in cui si parla italiano. Come mai e che cosa ti ha portato proprio a Bologna?
Michael Phillips: Effettivamente, fin da quando ero bambino, sono sempre stato affascinato dall’Italia. Abbiamo anche molti legami con l’Italia a Belfast – un vecchio quartiere italiano che però adesso penso non esista più, tanti esempi di artigianato italiano nei bar, negli edifici e ovviamente nel Titanic. Le mie due sorelle maggiori quando erano studentesse hanno fatto le ragazze alla pari qui e parlano un ottimo italiano (forse persino meglio del mio!), perciò non c’è molto da meravigliarsi che io sia finito qui. Un altro dei motivi per cui sono venuto sono le donne italiane, che hanno qualcosa di speciale. Se sono rimasto a Bologna, senza sentire il bisogno di trasferirmi da un’altra parte, è stato principalmente per cercare di trovare una mia tranquillità e uno spazio per cominciare un nuovo capitolo della mia vita. All’epoca ne sentivo davvero la necessità, ed ora che mi sento effettivamente meglio con me stesso e con la direzione che ha preso la mia vita, non credo proprio che me ne andrei – ovviamente, mai dire mai. La vita è strana, e bisognerebbe sempre tenere aperta la mente alle opportunità che si possono presentare.

Tiziano Thomas DossenaChiaramente il tuo libro “A Belfast Boy” non è solo una autobiografia ma anche un po’ un atto di accusa riguardo al governo britannico che ti mise, innocente, in prigione. Quali furono le accuse a tuo carico? Su che cosa si basavano?
Michael Phillips: Vorrei chiarire alcune questioni riguardanti il mio arresto e il successivo rilascio durante il processo. Ufficialmente io risultavo essere un POW (prisoner of war, cioè un prigioniero di guerra), e questo significava che avevo accettato il mio stato di Repubblicano irlandese che lottava per un’Irlanda unita, e che in questo senso sostenevo la guerra dell’IRA contro gli inglesi.
Al processo sono stato assolto per il rotto della cuffia, perché due dei giurati avevano dei dubbi sulle prove contro di me, mentre i miei compagni sono stati giudicati colpevoli dalla maggioranza piena dei giurati.
Non mi è possibile dire altro per ora, perché non sono sicuro della mia posizione legale. Gli inglesi e gli americani, nonostante l’accordo di pace, mi hanno perseguitato per anni e ai loro occhi io resto una ‘persona non grata’, il che significa che non posso mai essere certo che quello che dico non verrà usato per accusarmi. Gli inglesi stanno ancora incriminando i Repubblicani vent’anni dopo gli accordi di pace, e si tratta chiaramente di un’azione di vendetta.
Sono stato arrestato con l’accusa di istigazione ad atti di terrorismo e possesso di esplosivi con l’intento di provocare esplosioni – o qualcosa del genere.
In pratica, la polizia aveva trovato materiale per la fabbricazione di bombe, pistole, altri ordigni esplosivi, e avendoci seguiti per un paio di mesi, ha ritenuto che fossimo sul punto di dare il via ad una campagna terroristica nel Regno Unito; ma, come ho anche sottolineato nel libro, durante il processo l’accusa ha mentito in diverse occasioni e ha cercato di dedurre prove dove non ce n’erano.

Tiziano Thomas DossenaA che cosa si riferisce l’espressione Troubles?
Michael Phillips: Con l’espressione Troubles ci si riferisce al caos e alle violenze in Irlanda del Nord iniziati nel 1969 fino alla firma dell’Accordo del Venerdì Santo (Good Friday Peace Agreement) nel 1989. Essi sono stati, si spera, gli ultimi tentativi di raggiungere l’indipendenza irlandese per vie militari.

Tiziano Thomas DossenaDunque sei cresciuto in una Irlanda del Nord sotto assedio. Secondo te, quanto danno psichico ha fatto a te e a tutta la tua generazione crescere in tale situazione?

Michael Phillips: A me, non ne ho proprio idea; immagino che bisognerebbe chiederlo ad uno psichiatra. Ma se chiedessi ai miei amici, direbbero che sono molti, ahah! In effetti, mi ci sono voluti parecchi anni per comprendere alcuni di questi danni, quindi riconosco che essi ci sono stati o ci sono forse ancora adesso, tanto che di qualcuno me ne sono reso conto da solo. A nessuno fa piacere ammettere di avere dei problemi concernenti la salute mentale, perché non sono qualcosa che sia facile da vedere, anzi spesso si tratta di problemi che si manifestano nella sfera privata o quando si è soli. Ma ritengo comunque di essere molto fortunato, perché il mio ambiente familiare mi ha sempre sostenuto e aiutato, e mia madre in particolare è sempre stata una persona pratica, e se vede che qualcuno ha un problema il suo consiglio è anch’esso di natura pratica. In altre parole, ci ha sempre detto che esistono persone con problemi ben più grandi dei nostri, e che noi – in quanto parte di una famiglia – troviamo sempre qualcuno che ci ama e che è disposto a tutto per aiutarci, ma che le persone meno fortunate spesso non hanno nessuno vicino e quindi non riescono nemmeno a trovare delle soluzioni semplici ai loro problemi. Ancora peggio era quando ci piangevamo addosso. “Smettetela di piangervi addosso, ma alzatevi e fate qualcosa.” Nei momenti di crisi, non c’è molto tempo per fermarsi a pensare specialmente se ci sono persone (bambini) che fanno affidamento su di te, perciò il consiglio di mia madre era sempre di pensare a chi ha bisogno di noi, invece che a quello di cui noi abbiamo bisogno.

Sono andato a scuola con persone che provenivano da situazioni familiari terribili, in cui entrambi i genitori erano alcolizzati, storie di abusi fisici, di droga, di estrema povertà e cose simili. Due dei miei compagni di scuola si sono suicidati, uno è morto in un furto d’auto all’età di quindici anni. Altri hanno avuto esaurimenti nervosi e sono scappati di casa – e questo da bambini! La lista è infinita. In Irlanda del Nord, abbiamo uno dei tassi di suicidio più elevati d’Europa. Ogni volta che torno a casa, scopro che un vicino o un amico è morto così; tutto questo è profondamente triste e deprimente. Continuo a pensare che sia tutto un sogno. Queste sono le conseguenze del vivere in una situazione simile a quella di una guerra, perché gli effetti veri e propri si manifestano solo dopo molti anni; durante una guerra, si pensa solo alla sopravvivenza, e poi, quando arriva la pace, le persone vengono lasciate a cavarsela da sole. La nostra società (occidentale) lascia tutti abbandonati a loro stessi. È molto simile a quello che sta succedendo adesso con l’emergenza del Covid – i nostri amici e i nostri vicini hanno estremamente bisogno di aiuto eppure la maggior parte di noi fa finta di niente o non sa neppure ciò che stanno passando. Stiamo affrontando una crisi epocale al di là della nostra comprensione perché siamo una società intrinsecamente egoista e per questo molte più persone moriranno non per la malattia in sé, ma per problemi causati dall’emergenza Covid. È triste da dire, ma dovunque, in ogni paese, ci si preoccupa sempre meno di chi ci sta vicino e questo nel lungo periodo si traduce in una mancanza di attenzione verso l’individuo, e allora quale sarebbe lo scopo del vivere?

Tiziano Thomas DossenaQuanto ha influito sulla tua vita il periodo passato in carcere?
Michael Phillips: Ad essere onesti, nella società in cui vivevo il carcere era una delle opzioni possibili, e tutti conoscevamo qualcuno che era in prigione. Finire in carcere era qualcosa di cui andare fieri; ad esempio, molta gente della mia comunità ha un sacco di rispetto per me per via del mio passato, una cosa purtroppo molto normale da dove vengo. Comunque, dopo essere stati in prigione le possibilità di trovare lavoro o di viaggiare sono molto limitate, sempre che non si resti a casa. Io, per esempio, ancora oggi non posso viaggiare in molti paesi e sono ancora nella lista nera di molte nazioni. Accetto questa situazione, anche se non sono d’accordo. La cosa peggiore però non è stata scoprire quello che non potevo fare o dove non potevo andare, ma quello che le persone pensavano di me dopo aver saputo del mio passato. Ci sono voluti vent’anni prima che cominciassi ad aprirmi con gli altri su ciò che mi era successo perché, in generale, le persone sono molto ignoranti verso le altre culture. Quindi, fino ad ora ho taciuto sul mio passato; ma adesso ho finalmente raggiunto un punto della mia vita in cui so chi è mio amico a prescindere dal mio passato. È molto liberatorio. Molte persone non sono di mentalità aperta. A me personalmente non interessa da dove viene una persona, cosa abbia fatto nella sua vita, fintanto che ha rispetto per me ed è disposta ad ascoltare la mia storia prima di cominciare a giudicarmi. Tutti abbiamo un passato; ci vuole molto coraggio a rispettare qualcuno che ritieni essere moralmente cattivo o che, ad esempio, abbia credenze religiose contrarie alle tue. Perciò, di certo ho una mentalità molto più aperta ma sono anche più consapevole del fatto che gli ex carcerati possano essere davvero delle brave persone – bisogna solo ascoltare la loro storia.

Tiziano Thomas DossenaIl tuo arresto avvenne proprio dopo che avevi ottenuto la qualifica di ingegnere aeronautico presso la British Airways. Hai mai pensato di continuare in quel campo?
Michael Phillips: Amo gli aerei, l’ingegneria e tutto ciò che riguarda il volo. Mi piacerebbe molto pilotare elicotteri in futuro, perciò chissà che non ritorni davvero in quel settore. Ma mi piace essere libero di poter fare quello che voglio, quindi, almeno per ora, una carriera da ingegnere non farebbe per me. La libertà di andare dove voglio e di fare ciò che voglio è la cosa a cui tengo di più al mondo, e sarei disposto anche a tornare in carcere pur di difenderla.

Tiziano Thomas DossenaHai atteso molti anni prima di scrivere questa tua autobiografia. Perché?
Michael Phillips: Psicologicamente è stato un peso incredibile per me rivivere l’intera esperienza. Ci ho messo quasi vent’anni prima di rileggere il diario che ho scritto in prigione perché non ce la facevo proprio, specialmente da solo. Quindi quando ho cominciato a ‘scrivere’ il libro nella mia mente, dovevo anche confrontarmi con il pensiero di quello che avrebbe detto la mia famiglia. Anche per loro significava riportare a galla dei ricordi terribili, e ci sono voluti più o meno due anni per creare il libro vero e proprio.

Tiziano Thomas DossenaCome mai non l’hai pubblicata anche in inglese ma ti sei limitato ad una versione in italiano?
Michael Phillips: È successo semplicemente che un mio caro amico mi ha suggerito di pubblicarlo; non conoscendo nessun editore inglese, è stata quasi una scelta ovvia quella di pubblicarlo in italiano. Inoltre, avevo bisogno di vedere come le persone lo avrebbero accolto prima di pensare ad un’edizione in inglese perché, come ho già detto, vorrebbe dire che tutta la mia famiglia sarebbe in grado di leggerlo, e sono ancora piuttosto nervoso al pensiero che loro lo leggano. Non abbiamo mai nemmeno parlato del mio periodo in prigione o del perché fossi stato arrestato, e credo di capirne il motivo: si sentono responsabili, credono di aver fatto qualcosa di sbagliato. Per loro resto ancora uno dei bambini della famiglia, e quindi sentono di non aver fatto abbastanza per proteggermi, anche se niente di ciò che è successo è colpa loro.

Tiziano Thomas DossenaPerché tu pensi che questa guerra sporca che ha fatto tanti danni fisici e psichici sulla popolazione dell’Irlanda del Nord non è finita ma è in attesa di esplodere un’altra volta?
Michael Phillips: In ogni guerra sono le persone comuni a diventare vittime: i ricchi, i benestanti e la classe politica raramente subiscono gli effetti della guerra. In Irlanda del Nord abbiamo uno dei tassi di suicidio più elevati d’Europa, eppure siamo solo un milione e mezzo di abitanti. Ogni settimana un giovane muore a Belfast (che ha una popolazione di poco superiore a quella di Bologna), e questa è la normalità. La causa di ciò non può che essere identificata con gli effetti a lungo termine della guerra, dato che molti di questi giovani hanno visto le loro madri e i loro padri assassinati, o messi in prigione, o perseguitati per via della guerra. Poi è arrivata la pace, ma comunque non c’è stato alcun supporto o sostegno che ci spiegasse tutto ciò che era accaduto prima.
La pace non è assicurata, quindi non c’è motivo per cui la guerra non possa ricominciare di nuovo. L’Irlanda del Nord sta lottando da 800 anni contro gli inglesi per raggiungere la totale indipendenza; non sarebbe quindi una grande sorpresa se un’altra generazione volesse portare avanti questa lotta. Dobbiamo fare tutto il possibile, tuttavia, perché essi non continuino questa guerra.

Tiziano Thomas DossenaIl governo britannico ha sempre usato la mano forte nella repressione dell’indipendentismo irlandese. Qual è la ragione di tale scelta, secondo te? Quali sarebbero state le alternative plausibili che avrebbero potuto risolvere il problema?
Michael Phillips: Gli inglesi erano a capo di un impero che, come l’America di oggi, voleva dimostrare di poter controllare tutto il mondo. Non è complicato: al fine di  mantenere questo ‘impero’ avrebbero fatto qualsiasi cosa per sopprimere le insurrezioni, anche se questo voleva dire uccidere persone innocenti, distruggere intere culture o eliminare una lingua.
Non è possibile risolvere questi problemi se dall’altra parte c’è un governo che crede di avere il diritto di controllarti. Loro vogliono mantenere lo status quo. La popolazione locale ha solo due scelte: mantenere l’ordine e seguire le regole, ‘aiutando’ in questo modo l’impero, o combatterci contro, se vogliono che le loro tradizioni, la loro cultura e la loro lingua continuino ad esistere. Non c’è una via di mezzo.

Tiziano Thomas DossenaPensi di avere alfine lasciato questo periodo della tua vita alle spalle?
Michael Phillips: Sì. Citando Bobby Sands, ‘ho fatto la mia parte nella nostra battaglia’. Non sento più la necessità di combattere. Inoltre, la situazione è completamente cambiata, ed ora ci sono molti altri modi di lottare per un’Irlanda indipendente.

Tiziano Thomas DossenaSei il presidente dell’associazione culturale One World. A cosa mira questa associazione? È in qualche modo legata al fatto che tu presti il proprio tempo come volontario in alcuni centri sociali bolognesi?
Michael Phillips: Siamo un’associazione culturale che vuole aiutare i residenti stranieri di Bologna a fare sentire la propria voce, facendo da intermediari con altre associazioni, organizzando riunioni ed eventi. Ci occupiamo molto di creare relazioni, promuovendo incontri e collaborazioni con i funzionari pubblici. Per esempio, il nostro ultimo progetto è quello di incoraggiare le persone a registrarsi (se ancora non hanno la cittadinanza italiana) per votare nelle elezioni amministrative di Bologna a maggio 2021. Ci sono più di 60.000 residenti stranieri a Bologna, e pochissimi di questi vanno effettivamente a votare, perciò siamo di fronte ad un grande potenziale di voti, e potremmo perfino fare eleggere qualcuno di noi. Tutti abbiamo qualcosa di utile da dare a questa città, tra cui diverse capacità, diverse lingue, talenti, esperienze; e, proprio nel periodo più difficile a livello globale per il commercio ed il turismo, noi rappresentiamo la combinazione ideale per portare nuove idee e nuova energia alla città che siamo orgogliosi di chiamare casa.
No, non proprio. Voglio dire, ci sono dei collegamenti ma il mio lavoro nei centri sociali è una cosa a parte. Stiamo tentando di rendere i centri sociali dei luoghi più inclusivi per le giovani generazioni oltre che per i pensionati. Il futuro di questi centri non sembra roseo; per questo, se riusciamo a coinvolgere più persone e ad aumentare le attività come sport, musica e cultura, allora forse potremmo aiutare queste comunità di territorio a rimanere attive e rilevanti. Se iniziamo a perdere i centri sociali temo che perderemo anche una parte importante della nostra comunità.

Tiziano Thomas DossenaHai altri progetti in lavorazione?
Michael Phillips: Purtroppo, il Covid ha cancellato i miei piani perché non posso pubblicare e distribuire la mia rivista Bolife in giro per la città. Fino a quando i miei clienti – bar, ristoranti e pub – non saranno in grado di riprendere completamente la propria attività, nemmeno io posso continuare la mia. Devo solo aspettare e vedere.
Perciò, come molte altre persone, anch’io spero che il 2021 porterà notizie migliori per quanto riguarda il lavoro.

Tiziano Thomas DossenaSe tu potessi incontrare qualsiasi personaggio del presente o del passato e poter porre una domanda, chi sarebbe questo personaggio e che cosa chiederesti?
Michael Phillips: Il Dalai Lama. Gli chiederei solo di poter passare una giornata insieme! Visto che è una persona così ispiratrice, mi piacerebbe vedere il modo in cui si relaziona con gli altri. Non lo farei per l’aspetto religioso, quanto piuttosto per capire come fa ad affrontare i problemi e le situazioni difficili mantenendo un atteggiamento positivo riguardo alla vita.

Tiziano Thomas DossenaHai qualche sogno nel cassetto?
Michael Phillips: Vorrei fare di più per Bologna, per contribuire allo sviluppo della città, poiché ritengo che abbia tutte le potenzialità per diventare una città del futuro. Non ha importanza se per farlo dovrò impegnarmi in un ruolo sociale, commerciale o politico.

Tiziano Thomas DossenaUn messaggio per i nostri lettori?
Michael Phillips: Non lasciate che le critiche o i fallimenti vi impediscano di vivere nel modo in cui volete. E rischiate di più, perché non si possono vivere i propri sogni se si ha paura di essere ambiziosi.

L’archivio de L’Idea Magazine si arricchisce di tutti i numeri del Volume I (1974-1999)

di Tiziano Thomas Dossena

QUANTI RICORDI…

Per tutti i lettori della nostra rivista L’Idea che abbiano il desiderio di ritrovare un vecchio arrticolo della rivista cartacea siamo lieti di offrire una nuova opportunita'. Abbiamo appena terminato di inserire nel nostro archivio online i numeri appartenenti al primo volume della rivista, cioe` quelli che vanno dal 1974 fino alla fine del 1999. Ora potrete leggerli comodamente in versione Pdf sui vostri computer cliccando sulle immagini delle copertine.

Stiamo lavorando sul secondo volume onde completare l’archivio. Questo e` un progetto che ha richiesto molta pazienza e tempo e speriamo che i lettori approfittino di questa opportunita` per riscoprire i nostri articoli e ritrovare un pezzo del nostro passato…

“Aleramici In Sicilia”. Intervista Esclusiva Con Fabrizio Di Salvo.

 

“Aleramici in Sicilia”. Intervista esclusiva con Fabrizio Di Salvo.

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

Dopo l’articolo sul DNA che non mente abbiamo avuto l’opportunita` di fare alcune domande al Prof. Fabrizio Di Salvo, promotore di questa ricerca…

L’Idea Magazine: Qual è la Sua formazione professionale?
Fabrizio Di Salvo: Da oltre 22 anni mi occupo di progetti in campo energetico, a livello internazionale. Allo stesso tempo, però, coltivo da sempre lo studio e la passione per la storia da libero ricercatore. Per lavoro ho girato quasi tutto il mondo, a conferma di un interesse per i popoli e le loro migrazioni che, come se fosse un destino già segnato, mi porta ad essere sempre a contatto con popolazioni diverse. I viaggi mi hanno contraddistinto sempre, anche in giovane età, e sono sempre stati mossi dalla passione per i popoli e le etnie.

Isola di Pasqua – Luglio 2014, Fabrizio Di Salvo e la Gobernadora Provincial Marta Hotus Tuki

Una passione nata dalla mia personale ricerca delle origini che mi ha spinto nel 2008 a giungere negli Stati Uniti per scoprire i luoghi dove era emigrato mio nonno a Rochester. Un viaggio di ricerca al quale è stato dedicato un servizio dall’emittente RAI International che ha voluto raccontare questo viaggio della memoria, come emblema di una migrazione, quella degli Italiani partiti per gli Stati Uniti ai primi del Novecento.

New York – Giugno 2008, Francesco, Vincenzo e Fabrizio Di Salvo

Mio nonno emigrò nel 1912, passando come molti altri da Ellis Island, dopo giorni di nave. Un viaggio della memoria che ho voluto ripetere a mia volta, che mi ha permesso di trovare la tomba del fratello di mio nonno Anthony Di Salvo e scoprire di avere ancora parenti negli USA. Volevo rivivere quella migrazione che, seppur recente, mi rimandava alle grandi migrazioni.

Rochester (New York) – anni 30, Anthony Di Salvo con la sua famiglia

Potrei davvero dirvi che la mia è una vita di migrazioni: figlio di emigranti al nord Italia, dalla Sicilia al Piemonte. Mio nonno dall’Italia, la Sicilia, agli USA… E poi le origini stesse della Sicilia con gli Aleramici che, dal Piemonte, andarono al sud soprattutto in Sicilia compiendo il viaggio inverso dei miei genitori ma unendo, in modo affascinante e singolare, il mio viaggio personale: nato al nord da emigranti del sud, partiti da quelle terre–siciliane–che mille anni prima videro le genti del nord, dove nascevo, andare al sud da dove arrivavano i miei genitori. Come avrei potuto non continuare questi viaggi e non cogliere l’occasione di una migrazione esemplare, ma insolita, come quella aleramica che dal nord si spostava al sud a differenza di quello al quale assistiamo da secoli e che vede il sud del mondo ambire al nord, come concetto oltre che come luogo geografico. Così, come molto spesso accade, dalla propria microstoria si può arrivare alla macrostoria, quella storia che può affascinare e aiutare a non dimenticare e, soprattutto, a scoprire le origini di se stessi.

Attualmente sono, inoltre, membro attivo di alcune associazioni culturali impegnate nello studio della storia italiana e europea, in particolare de “Il Circolo Culturale dei Marchesi del Monferrato” e del club UNESCO di Piazza Armerina. A seguito delle ricerche già dette, nel 2017 ho lanciato appunto questo progetto dal titolo “Aleramici in Sicilia” con un collaboratore e nel 2019 è nato “il progetto nel progetto” con la Prof.ssa Anna Placa di Piazza Armerina dal titolo, “Le Vie Aleramiche, Normanno-Sveve”. Si tratta di un itinerario enogastromonico-turistico-artistico che unisce Sicilia, Calabria, Puglia e Basilicata al nord dal Monferrato (terra di origine degli Aleramici), Liguria, Oltrepò Pavese al Piacentino. E non solo, perché, durante le ricerche, abbiamo potuto comprendere quanto molte altre località dell’Europa, con le quali pareva non esserci collegamenti, in verità fossero connesse con normanni ed aleramici. Così mi sono spinto fino alla Normandia, alla Svevia alla Rus’ di Kiev a Costantinopoli/Bisanzio e Tessalonica, tutte terre unite dalla storia e che, oggi, potranno diventare anche un’occasione turistica alla scoperta delle proprie origini.

Ho scelto di ricostruire questa storia di un’immigrazione italiana che intreccia popoli apparentemente lontani e che ora coinvolge l’Europa, come già fece con Normanni, Svevi, bizantini e genovesi. Un progetto che parte dal Monferrato per ricomporre un determinato periodo storico del medioevo che va dal 900 al 1300 circa sulle vicende degli aleramici a partire dal leggendario capostipite Aleramo, un personaggio racchiuso tra mito e realtà, partito dal Monferrato, oggi una parte di territorio racchiuso nella regione del Piemonte. Monferrato dove sorge questa dinastia, una zona molto vicina a Vercelli dove sono nato anche se di origini siciliane. Monferrato che si lega alla Sicilia e da qui l’idea di andare a trovare tutte le terre influenzate dagli aleramici. Inizialmente con alcuni viaggi preliminari di ricerca in Sicilia, per cercare di ricomporre questo grande puzzle, che ci hanno permesso di incontrare molti appassionati. Un seguito di esperti che ha permesso di instaurato anche collaborazioni oltreoceano, come quella con la professoressa Joanna Drell dell’Università di Richmond. Una ricerca che, nonostante ormai abbia già dato molti risultati, sarà ancora ricca di sorprese. 

L’Idea Magazine: Come iniziò il Suo interesse nello studio del DNA ed in particolare il genoma di noi italiani?
Fabrizio Di Salvo: lo studio del DNA mi ha sempre incuriosito, poter risalire alle proprie origini in modo scientifico era per me una prova che volevo avere. È stata una conseguenza del mio interesse per lo studio delle migrazioni che ha trovato nella storia di Adelasia del Vasto, partita dal Monferrato, l’origine. Una curiosità che mi ha spinto in passato anche a compiere l’esame del mio DNA per vedere quali fossero le etnie che lo componevano. Uno studio che poi mi ha permesso di vedere come noi italiani, emigranti da millenni, eravamo un cocktail di biodiveristà. Una serie di sincronicità che mi hanno poi portato ad incontrare il Professor davide Pettener, ospite ad un convegno organizzato a Palermo nell’ambito del progetto “Aleramici in Sicilia”, offrendomi l’occasione di andare ancora più a fondo. Una passione che ho da sempre e quando finirà l’emergenza sanitaria la collaborazione con Davide Pettner per mettere a confronto i campionamenti di DNA del sud con quelli del nord.


L’Idea Magazine: Gli studiosi Prof. Davide Pettener e Prof.ssa Stefania Sarno asseriscono che il DNA non mente e abbatte i luioghi comuni. In particolare si riferiscono all migrazione dei Normanni, degli Aleramici  e dei Genovesi verso la Sicilia tra il nono ed il quattordicesimo secolo. Potrebbe spiegare chi sono gli Aleramici ai nostri lettori e perché vi furono queste varie migrazioni?
Fabrizio Di Salvo: Gli Aleramici appartenevano ad un’importante famiglia, di origine franca o franco-salica, che si stabilì nel Piemonte meridionale e nella Liguria occidentale dando origine alle dinastie dei marchesi di Monferrato, del Vasto, del Carretto, Lancia, Incisa ed altre di minore prestigio. Il fondatore del ramo italiano degli Aleramici è Guglielmo che giunge in Italia, dalla Francia, probabilmente al seguito di Guido II di Spoleto nell’888 ed è presente alla corte di Rodolfo II di Borgogna re d’Italia. Ma è con Aleramo che troviamo il vero capostipite. Un uomo che unisce mito e realtà. Infatti, la leggenda vuole che di Aleramo si innamori della figlia dell’imperatore Ottone I. i due fuggono per consumare il loro amore e quando Ottone li ritrova, li perdona. Inoltre, a seguito di una grande prova di coraggio di Aleramo, Ottone dice al giovane che avrebbe ottenuto come ricompensa una zona, tra Liguria e Piemonte, grande quanto il territorio che sarebbe stato in grado di ricoprire in tre giorni e tre notti di cavalcata. Questa è la nascita mitica della Marca aleramica della quale, però, abbiamo la prima testimonianza storica, in base ai dati in nostro possesso, con il diploma del ventun marzo 967 in cui Ottone I assegna ad Aleramo “tutte le terre dal fiume Tanaro al fiume Orba e fino alle rive del mare”, territorio che assumerà il nome di marca Aleramica. Gli aleramici daranno vita, appunto, a vari rami e uno di questi è quello dei Del Vasto. Ora arriva la parte che si collega alla storia che ci interessa direttamente. Andiamo avanti di un secolo, Ruggero d’Altavilla, dopo essersi insediato come re, prende in sposa Adelaide del Vasto, nel 1087, e parte la politica di ripopolamento della zona che coinvolse il nord Italia Aleramico.
Intanto osserviamo il collegamento che si crea tra Aleramici e Normanni. Due zone, il Monferrato aleramico e la Normandia normanna, che consolideranno la loro fusione, e unione, lontano dalla due terre di origine. Infatti, sarà la Sicilia che legherà strettamente le due casate tramite il noto matrimonio tra Adelaide del Vasto, Aleramica, e Ruggero d’Altavilla, Normanno.

L’Idea Magazine: Nello studio di Pettier e Sarno si fa riferimento alla differenza tra il cromosoma X e quello Y nell’esaminare il movimento migratorio in Italia. Potrebbe approfondire l’argomento per i nostri lettori?
Fabrizio Di Salvo: Non sono un biologo, ma in base a quanto mi hanno spiegato gli esperti, in pratica, nella donna sono presenti due cromosomi XX mentre nell’uomo uno Y e uno X. Lo studio dell’Università di Bologna vuole focalizzarsi su quello X femminile perché per le donne, nel medioevo, era più facile viaggiare lontano dalla terra di origine perché, come ben sapete, era consuetudine organizzare matrimoni di convenienza per unire le casate e i loro possedimenti che potevano ereditare. Infatti, anche la storia di Adelasia del Vasto, della quale abbiamo parlato prima, è connessa a un matrimonio combinato che conferma questa tendenza. Lo studio parte da qui, perché per monitorare il movimento migratorio era necessario osservare con maggior attenzione l’X femminile rispetto quello Y maschile.

L’Idea Magazine: Il progetto Aleramici in Sicilia, promosso da Lei, continuerà ad esaminare alcune zone della Sicilia in particolare. Che cosa si prefigge di fare?
Fabrizio Di Salvo: Sì, l’obiettivo, dopo aver già visitato oltre settanta località aleramiche in Sicilia, è quello di ritornare in collaborazione con il dipartimento di antropologia culturale dell’università di Bologna e con Pettener in prima fila, per eseguire i test sul DNA di venti abitanti di Piazza Armerina e San Fratello per provare scientificamente la fusione suddetta tra le genti del nord, i cosiddetti “lombardi”, le genti delle attuali regioni di Liguria, Piemonte, Lombardia e parte dell’Emilia Romagna (da dove arrivavano gli aleramici), e gli abitanti della Sicilia nell’XI, prima, e poi ancora nel XII e XIII secolo. Una proposta colta con entusiasmo anche dalle autorità locali siciliane.

L’Idea Magazine: Ci fu anche un documentario al proposito?
Fabrizio Di Salvo: Assolutamente sì. L’idea del documentario nasce ormai quasi tre anni fa. Si tratta di docufilm al quale sto lavorando con immenso impegno, un evento storico-culturale in cui si parlerà di questa emigrazione italiana e non solo. Il progetto ha raggiunto un respiro anche Europeo, perché oltre ad avere girato riprese in numerose località della Sicilia e del Piemonte, siamo stati a girare anche in Francia, Germania, Turchia e Ucraina. Oltre al fatto che sarà arricchito da più di trenta interviste di esperti italiani e internazionali, un team scientifico di spessore mondiale. Oltre a questo, per cercare di restituire l’atmosfera degli anni a cavallo tra i due millenni, abbiamo lavorato alacremente anche per immagini in costume sia in Sicilia che in Piemonte nel Monferrato. Un lavoro molto interessante, ampio e dispendioso, ancora in lavorazione che speriamo di completare per la primissima primavera. In proposito, proprio in questi giorni stiamo girando le riprese in costume nella zona del Monferrato, nel castello di Pomaro Monferrato. Per l’occasione potremo usufruire del contributo di Samantha Panza dell’antica sartoria “Principessa Valentina” di Asti, nome dato in onore della principessa Valentina Visconti, figlia del duca di Milano Gian Galeazzo Visconti, che pare aver soggiornato proprio nel palazzo sede della sartoria. Un centro di studi e ricerche che dal 1994 è diventato anche laboratorio sartoriale per mano di Samanta Panza, che restituirà il fascino di epoche storiche grazie all’abbigliamento in costume. Una vera eccellenza che vede collaborazioni con emittenti televisive nazionali quali RAI, Mediaset, LA7 e Sky ma anche internazionali come BBC e CNN. Si avvalgono, inoltre, dei loro capi anche numerose compagnie teatrali ed eventi quali il palio di Asti e del principato di Monaco, oltre ad essere fornitrice della Federazione Italiana dei Giochi Storici.

Asti – Settembre 2020 – Walter Siccardi, Samantha Panza e Fabrizio Di Salvo

Un ulteriore contributo renderà ancora più prestigiose le riprese. Infatti, nelle vesti di Aleramo stesso, il capostipite, avremo il notissimo stunt men italiano Walter Siccardi. Un professionista del mondo del cinema presente in pellicole in costume di respiro internazionale quali I Cavalieri che fecero l’impresaKing ArturRomeLa freccia neraIl bene e il maleNew Moon e il recente Robin Hood di Ridley Scott. Uno sword master, stunt performer e combat stunt che premierà, con la sua presenza, lo sforzo di tutto il lavoro fino ad ora compiuto e renderà ancora più professionali le riprese di questo documentario.

L’Idea Magazine:Mi sembra che il Suo sia anche un interesse di origine emotiva, cioè che Le pare giusto provare che siamo alla fine dei conti tutti “imparentati”…
Fabrizio Di Salvo: Il mio intento è provare, anche scientificamente, una sensazione, quasi una voce che mi sussurra da anni: “siamo tutti uguali”. Gli studi storici e antropologici dimostrano che tutti deriviamo dal medesimo progenitore e che poi ci siamo spostati dall’Africa raggiungendo tutto il mondo ma, come dicono gli antropologici, siamo tutti di una stessa razza, “Quella Umana”. Per esperienza, avendo visitato tutti i continenti, seppur con qualche differenza, posso confermare che le caratteristiche umane sono le stesse ovunque. Per questo, raccontare prima la mia storia di figlio di immigrati dal sud al nord dell’Italia, poi quella di mio nonno, dall’Italia agli Stati Uniti e poi quella di lontani progenitori come gli aleramici dal nord dell’Italia al sud, la direzione opposta dei miei genitori, è stato proprio confermare questo “imparentamento” globale.

Luanda (Angola) – Marzo 2015 – Fabrizio Di Salvo e il Missionario Padre Renzo Adorni con alcuni studenti del Bom Pastor, Kikolo.

L’Idea Magazine: Un messaggio per i nostri lettori?
Fabrizio Di Salvo: Il mio vorrebbe essere anzitutto un messaggio di speranza e fratellanza. In ogni epoca l’uomo ha dovuto confrontarsi con i pregiudizi e interrogarsi sulla capacità di accoglienza. Oggi ci troviamo in un momento storico in cui ancora una volta in tutto il mondo si devono fare i conti con questo aspetto e non voglio sollevare polemiche in merito, anzi. La mia speranza è solo quella di offrire uno stimolo di riflessione che porti ad interrogarsi sulla vera natura della matrice comune che unisce tutti gli uomini e le donne del mondo, in qualsiasi luogo vivano, sapendo che le proprie radici, risalendo nel tempo e nelle epoche storiche, possono anche essere innestate in un luogo molto lontano quasi impensabile.

Four books from the Rediscovered Operas Series published!

I am proud to announce that I just published (with Leonardo Campanile as co-editor) four volumes of the Rediscovered Operas Series at the same time! A lot of work was involved in this production and we are very proud of these books because they give music students an extra opportunity to not only being able to read correctly the libretto, but to learn about the composer, the lyricist, the theater in which it was performed and other interesting facts…

“Rediscovered Operas Series” was created by our publishing house to propose the rediscovery of some operas of the eighteenth and nineteenth centuries. They were operas written and set to music that, for incomprehensible reasons, have not had the response they deserved in the musical and opera world or had success but have been forgotten through the years. Our goal is to present the original librettos with the proper editing that does not change either the writing style or the language of the original text but corrects any typos and omissions caused by the damage that the original librettos may have undergone.

To this we added a proper but brief biography of the lyricist and of the composer, a story of the theater in which the opera was first performed and, whenever available, prefaces, articles, and introductions of the times that offer a better understanding of the content of the librettos, both as poetic compositions and as tales. We hope that this undertaking of ours will help a rekindling of the interest by musicologists and by the large public in these worthy and marvelous operas.

La collana editoriale “Rediscovered Opera Series” è stata creata dalla nostra casa editrice per proporre la riscoperta di alcune opere dei secoli XVIII e XIX. Erano opere scritte e messe in musica che, per ragioni incomprensibili, non hanno avuto la risposta che meritavano nel mondo della musica e dell’opera o hanno avuto successo, ma sono state dimenticate nel corso degli anni. Il nostro obiettivo è presentare i libretti originali con un editing che non cambia né lo stile di scrittura né la lingua del testo originale, ma corregge eventuali errori di battitura e omissioni causate dal danno che i libretti originali potrebbero aver subito.

A ciò abbiamo aggiunto una breve ma appropriata biografia del librettista e del compositore, una storia del teatro in cui l’opera è stata eseguita per la prima volta e, quando disponibile, prefazioni, articoli e introduzioni dei tempi che offrono una migliore comprensione del contenuto dei libretti, sia come composizioni poetiche sia come racconti. Speriamo che questa nostra impresa contribuisca a riaccendere l’interesse dei musicologi e del grande pubblico in queste meritevoli e meravigliose opere.

Dal Giardino Di Don Pedro A Luci E Colori, Una Passione Che Mette A Fuoco Il Lavoro Dell’artista Pietro Di Giorgio [L’Idea Magazine 2020]

Dal Giardino di Don Pedro a Luci e Colori, una passione che mette a fuoco il lavoro dell’artista Pietro Di Giorgio

Recensione di Tiziano Thomas Dossena

Dopo il magnifico lavoro di spiegazione della complessa simbologia del giardino di pietra di Don Pedro, al secolo Pietrro Di Giorgio, apparso nel volume Il Giardino di Don Pedro. Un progetto rimasto incompiuto, Valeria Nardulli ritorna con un’analisi della pittura di questo poliedrico artista molese che ha lasciato tanto al proprio paese d’origine.

In Luce e colori nella pittura di Don Pedro, l’Autrice mette in risalto il messaggio che l’artista ha saputo inviare ai propri contemporanei e che lei spera sia accolto anche oggi, un messaggio di “ecumenismo, religioso e sociale, che caratterizza tutta la sua produzione, ma soprattutto i dipinti in cui hanno largo spazio i temi mistico-religiosi, ai quali si collega strettamente la rappresentazione del dramma della guerra nella Bosnia-Erzegovina degli anni Novanta”, come  spiega nell’illuminata prefazione il Professore Enzo Simone. Questo messaggio di “pace, solidarietà e fratellanza universale propugnati dal Maestro” lo si ritrova sia nel Giardino di Don Pedro sia in questo nuovo ottimo volume, che nella loro totalità offrono una storia dell’artista non solo esposta con passione e dedizione  ma anche illustrata ampiamente al fine di creare una reale esposizione dell’ecclettismo di Don Pedro. Il lavoro di ricerca compiuto dalla Professoressa Nardulli è stato dettato da un entusiasmo legato alla propria conoscenza diretta dell’artista ed il risultato è ottimo in tutti i sensi, anche se le immagini non sempre sono nitide o di alta qualità, dal momento che molte sue opere sono state vendute e non si conoscono gli acquirenti, quindi le fotografie a disposizione sono spesso quelle fatte da amici e conoscenti.

A parte questa piccola pecca, legata ad una situazione non controllabile sia dall’Autrice sia dall’editore, il libro presenta una vasta gamma di immagini, tutte a colori, che permettono, con le spiegazioni della Professoressa Nardulli, di comprendere appieno il messaggio del’artista e la validità delle sue opere.

In questa sua accurata analisi delle opere dell’artista, sia pittoriche sia architettoniche, l’Autrice risale a tutte le varie fasi artistiche di Don Pedro e raggruppa le opere sia secondo i soggetti sia secondo la tecnica usata, permettendo di percepire la sensibilità e le innovazioni evolutive dell’opus di questo artista.

PUBLISHED BY: Idea Graphics LLC
IMPRINT: Idea Press

PUBLISHING DATE: December 2019
ISBN# 978-1-948651-10-3
LIBRARY OF CONGRESS# 2019955666
PAPERBACK: PAGE COUNT 106
LANGUAGE:   Italian
DIMENSION: 6.690 Inch x 9.610 Inch
PRICE: $ 24.00   Euro 22.00