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Donna Del Rinascimento: Intervista Esclusiva A Isabelle Adriani (Pseudonimo Di Federica Federici)[L’IDEA MAGAZINE]

27 Luglio 2018

Donna del Rinascimento: intervista esclusiva a Isabelle Adriani (pseudonimo di Federica Federici)

 Intervista di Tiziano Thomas Dossena

L’Idea: Parlare di eclettismo vuol dire parlare di lei. Oltre ad essere attrice, lei è anche scrittrice, giornalista, produttrice, regista, doppiatrice, pittrice… e mi fermo qui. Trova difficoltà ad operare in così tanti campi? Si identifica di più con una di queste professioni oppure si sente a proprio agio in tutte a pari modo?

Isabelle Adriani: Salve, Tiziano; è un piacere rispondere alle sue domande. Per la verità non mi accorgo neppure che siano campi diversi perche sono appassionata di tutte queste cose e mi entusiasmo per ognuna di esse. Adoro recitare ma ho imparato moltissimo anche dal doppiaggio in particolare dell’Era Glaciale, per quanto riguarda la scrittura è qusi un bisogno fisico; avrò 10 libri fra romanzi storici e Fantasy nel cassetto gia pronti, ma non ho mai il tempo di fare editing, anche perché colleziono anche libri antichi di storia e mitologia e cerco di leggerli tutti. Come produttrice e regista realizzo il mio sogno più grande e cioè quello di creare una storia e di curarla in ogni suo aspetto, come artista amo creare collage sul cinema e per la musica mi diverto a fischiare l’opera. Mi dispiace solo di avere, almeno apparentemente, solo una vita per fare tutto quello che desidero, ma una certezza ce l’ho: desidero studiare fino all’ultimo respiro. Trovo la conoscenza la cosa più bella ed affascinante di questo mondo. Insomma sono un’insopportabile secchiona! 

L’Idea: Che cosa l’ha ispirata a scrivere il suo libro “Palazzo Giglioli Palazzi Trivelli”?
Isabelle Adriani: Sicuramente la storia di famiglia dei Conti Palazzi Trivelli che ormai posso chiamare anche la mia famiglia e che comincia ben 1000 anni fa; è citata nella Divina Commedia di Dante Alighieri nel sedicesimo canto del Purgatorio ed ha una storia che incrocia i destini di grandi sovrani ed imperatori europei per cui ci sono la storia che riprende gli interessi della mia laurea e naturalmente l’amore per la tradizione ed il retaggio che mi hanno spinta a ricervare documenti dal 1184 ad oggi, negli archivi di mezza Italia per scrivere la parte sulla storia della famiglia di questo libro, insieme al professor Massimo Pirondini ed al Professor Giuseppe Berti che hanno curato, il primo la parte più tecnico-artistica del palazzo della Cancelleria del Duca d Este che abbiamo restaurato ed il secondo in particolare le figure straordinariamente interessanti del patriota e letterato Naborre Campanini e della bella e fascinosa Contessa Leocadia Palazzi Trivelli Venturi che ha dato vita, all’ inizio dell’800, ad un incredibile salotto culturale che ha ospitato Giuseppe Verdi, Giosuè Carducci, Giovanni Pascoli, Camillo Prampolini, Franz Liszt e molti altri…

L’Idea: Ci può parlare un po’ del suo libro “La Vera Storia di Cenerentola”?
Isabelle Adriani: La vera storia di Cenerentola è stato forse il libro più difficile da scrivere per me perché le ricerche delle fonti di ciò che volevo provare in questo romanzo storico, e cioè che Cenerentola fosse veramente esistita, partirono da un’intuizione risalente alla mia tesi di laurea dal titolo ‘Il DNA della fiaba’ presso l’Università degli Studi di Perugia, ma ho avuto bisogno di ben otto anni di viaggi e studi passando dal Cairo ad Alessandria, dalla Grecia all’ Università degli studi di Harvard all’interno della quale finalmente ho trovato un testo scritto a mano con una parte della Geografika di Strabone nel quale ho trovato la fonte definitiva che mi confermava numerose intuizioni avute in precedenza grazie anche alle letture di Erodoto, Eliano Prenestino, Plinio il vecchio e Manetone. In sintesi, la prima prima Cenerentola della storia era una schiava greca di nome Rodopi, che significa Rosetta, e che grazie al ritrovamento di un sandalo d’oro sposò il faraone Psammetico II, una storia meravigliosa di una bellissima fanciulla di umile condizione che grazie ad una scarpetta, sposa un Re; la prima Cenerentola della storia, appunto! Tutto questo accadeva nel sesto secolo avanti Cristo e cioè 2600 anni fa.

L’Idea: Lei ha dato vita recentemente con il suo fidanzato un salotto culturale. Qual è lo scopo e perchè adesso?
Isabelle Adriani: Avendo un retaggio così importante volevamo ripercorrere un po’ le gesta della Contessa Leocadia Palazzi Trivelli che tanto ha fatto per la vita culturale italiana ed Europea verso la metà del XIX secolo. È scomparsa nel 1917 e, nel 1918, Naborre Campanini scrisse un’appassionata quanto addolorata biografia della Contessa, narrando tutte le sue gesta, i suoi viaggi e l’incredibile salotto culturale che era riuscita a ricreare con i grandi lettersti musicisti e studiosi dell’epoca di tutta Europa. Naturalmente, con tutte le differenze del caso e con una doverosa umiltà, rispetto alla grandezza di questi personaggi, stiamo cercando di ricostruire l’atmosfera, la storia e la cultura che si respirava in quel periodo con gli amici e gli esperti di oggi.

L’Idea: Potrebbe parlarci un poco del documentario “Open quantum relativity”, da lei scritto, prodotto ed interpretato? Di che cosa tratta?
Isabelle Adriani: Open Quantum relativity è un docu-film di circa 20 minuti che è partito dall’idea di intervistare degli scienziati che hanno lavorato sia per la NASA che per il CERN ed in particolare il senatore Giuseppe Basini ed il professor Salvatore Capozziello che hanno scritto più di 300 pagine di conti ed equazioni che provano la reale possibilità di costruire una vera e propria macchina del tempo. La teoria era così affascinante che non abbiamo resistito alla volontà di unire l’amore per la scienza a quello per il cinema ed abbiamo dunque deciso, con Vittorio, di produrre, scrivere ed interpretare questo documentario insieme ad uno dei protagonisti che è appunto lo scienziato Giuseppe Basini, che ci ha insegnato moltissimo. La teoria dell’Open Quantum, ha fatto il giro del mondo e noi l’abbiamo portata al Festival del Cinema di Venezia nel 2013 riscuotendo un notevole successo, anche dinanzi agli scienziati della NASA che hanno forse apprezzato la nostra capacità di raccontare in un film una cosa così complicata da destinare anche ad un pubblico più vasto, che non si trattasse solo di scienziati.

L’Idea: Sta per girare e dirigere un nuovo film in lingua francese, “Actress’. Come è nato questo progetto?
Isabelle Adriani: “Actress” è il primo di tre cortometraggi che faranno parte di un unico film e che ho intenzione di girare entro la fine dell’anno e che vede come protagonista l’ attrice francese Martine Brochard, che amo molto e con la quale ho lavorato in ben due pellicole dirette da Pupi Avati. “Actress” narra, anzi fa narrare alla stessa attrice, la sua storia, la sua vita dedicata completamente alla recitazione fino a raggiungere gli estremi della follia d’amore per il teatro ed il cinema e la sua carriera da attrice. Un film complicato nel quale mi metterò in gioco soprattutto come regista.

IUsabelle con Tom Cruise

L’Idea: Isabelle, lei ha recitato con attori di alto livello in più di 30 produzioni cinematografiche. Qual è l’attore che l’ha colpita di più e perchè?
Isabelle Adriani: Non posso non citare George Clooney che durante le riprese di “The American” prese chiodi e martello e riattaccòun quadro che si era staccato per risistemare la scenografia prima ancora che arrivasse l’attrezzista, il tutto mentre cantava una canzone rock; fu molto simpatico e divertente. Poi non posso dimenticare Penelope Cruz, donna bellissima, intelligente ed estremamente generosa anche con le colleghe!

Isabelle con Zac Ephron

Pensi che chiese al regista di allungare la mia parte perché secondo lei ero molto brava.
Naturalmente il regista non lo fece, ma non mi stupì, mentre mi stupirono molto, invece, la sua incredibile bravura e generosità sul set; non conosco un attrice italiana che avrebbe fatto lo stesso per una collega, e poi naturalmente non posso non parlare di Zac Efron, la star di High School Musical e di molti altri grandi successi con il quale ho girato un’intera puntata di Virus per Raitre e con il quale ho ballato un Valzer di Strauss; fu molto divertente e lui è bello e gentile.

 

L’Idea: Qual è il film che le ha dato più soddisfazione come attrice e perchè?
Isabelle Adriani: Non credo di averlo ancora girato, anche se è stato bello lavorare con Pupi Avati e con Alan White.

L’Idea: Anche l’opera è la sua passione ed è conosciuta per la sua capacità di fischiare le varie arie al punto di fare concerti e registrazioni. Come è nata questa sua passione?
Isabelle Adriani: Ascolto l’ opera da quando ero bambina; se potessi essere una musica vorrei esser la Boheme di Puccini ed in particolare il monologo ‘mi chiamano Mimì…’ Soprattutto la parte ‘il primo sole è mio’, mi commuovo ancora e ancora ogni volta che la sento! Mio nonno adorava l’opera, un giorno fu ricoverato d’urgenza in ospedale, era grave, ero molto preoccupata, avevo solo sette anni. Essendo un ricovero d’urgenza non riuscì ad avere una stanza da solo e così non poteva ascoltare la sua adorata musica operistica, io non potevo cantare l’opera a sette anni, ma un giorno sentii fischiare un infermiere uscito dall’ascensore dell’ospedale e mi venne in mente che avrei potuto fischiare le opere che lui tanto amava e così rimasi chiusa nella mia stanza per giorni ad imparare tutte le opere più famose di Puccini, di Verdi e di Rossini e quando tornai a trovare mio nonno potei sfoggiare la mia nuova abilità; lui fu così felice che si commosse e poco dopo guarì e io fui sempre convinta che fosse guarito grazie al mio fischio. 
Poi avevo abbandonato questa abilità perché credevo che il pubblico non fosse pronto per questo, ed infatti su Spotify hanno creato una categoria apposta per me, poi Vittorio ha insistito perché facessi due album: ‘Tribute’ e ‘To Movies with Love’ che è il titolo di un progetto non solo musicale ma molto piu ampio, legato anche ai miei quadri, sempre dedicato al mio grande amore: il cinema. In effetti in questi due album fischio alcune arie famose d’opera, ma anche le colonne sonore dei grandi FILM, in particolare quelle di Ennio Morricone.

Quadro dipinto da Isabelle (come si puo notare, l’artista usa il proprio vero nome come firma)

L’Idea: Come pittrice, lei esporrà le sue opere in agosto, prima nello “Yacht Club” di Porto Rotondo (Sardegna) e poi presso la New York Film Academy. Come definirebbe la sua arte?
Isabelle Adriani: Partiamo sempre da un amore folle ed incondizionato per cinema e teatro. Il progetto è proprio ‘TO MOVIES WITH LOVE’ ed è la prima la volta che ne parlo: non saprei come definirla veramente, la verità è che colleziono fotografie, locandine e libri sul cinema e la vecchia Hollywood da sempre e questa passione si è trasformata in una grande collezione che ero stanca di vedere in un cassetto, così a 15 anni creai il mio primo collage, nel 2005 ripresi questa grande passione e sono 12 anni che passo numerose notti a fare collages con le foto originali dei protagonisti di Hollywood. Dopo il festivak di Cannes, un insegnante della New YorK Film Academy venne ospite da me nel Palazzo della Cancelleria del Duca d’Este, vide i miei quadri e, tornata a los Angeles, li mostrò al direttore sell NYFA che se ne imnamorò invitandomi ad esporli nelle loro sedi e cosi è cominciato tutto e ormai sono cosi tanti che è venuto il momento di farli vedere, ma, ancora una volta, è stato Vittorio a convincermi ad uscire allo scoperto, sono una persona aperta solo apparentemente, in realtà mostro pochissimo della vera me agli altri e sono chiusa e riservatissima.

Collage creato da Isabelle

L’Idea: Quali altri progetti ha in ballo per il prossimo futuro?

Isabelle Adriani: Non ho mai avuto problemi con i sogni, nel senso che ne ho talmente tanti che non finisco mai di pensare e di progettare. Innanzitutto è già in programma la seconda parte del libro sul Palazzo Giglioli Palazzi Trivelli con la collezione d’arte di famiglia, inoltre dopo “Actress” ho altri due cortometraggi che andranno a creare un lungometraggio d’autore e un altro album musicale da registrare, senza contare un documentario sulle ricerche di Jane Goodall insieme ai produttori di “The Revelation of the Pyramids”. In tutto questo, curo e scrivo due rubriche come giornalista professionista: “Le fiabe di Isabelle” per La Libertà e fra poco anche “C’era una volta il Cinema” sulla storia della settima arte per AboutArtOnline. Insomma, non riesco a stare ferma. Ora basta perché mi ha fatto gia dire troppe cose di me.  Grazie e a presto…

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Enrico Giuseppe Mazzon: Maestro Orafo Ed Artista A NYC. [L’IDEA Magazine]

Enrico Giuseppe Mazzon: Maestro Orafo ed Artista a NYC

Intervista di Tiziano Thomas Dossena (da L’Idea Magazine, 1 febbraio 2018)

Enrico Mazzon, Maestro orafo ed artista, filosofo di vita e simpaticissimo personaggio della elite culturale newyorchese, ci ha incontrato nella Upper West Side per un’intervista esclusiva. La sua energia creativa la si sente a solo sentirlo parlare e la si puo` vedere nel suo sguardo che riflette il suo amore per la vita. Con un recente passato carico di successi sia come artista sia come orafo, con collaborazioni internazionali che lo hanno distinto per la sua profesionalita` ed originalita` (Premio Scanno, Premio di Golf femminile Daikin Orchid, ecc.), questa personalita` italiana sta apportando il suo grosso contributo culturale a questa intricata metropoli che abbisogna sempre di nuove voci. Ecco quello che ci ha detto.

Simbolo per il Premio Scanno creato da Enrico Giuseppe Mazzon

L’IDEA: Qual è la persona che tu ritieni abbia avuto più influenza sulla tua attività artistica e come è avvenuto?
Enrico Giuseppe Mazzon: Sicuramente il Maestro Valerio Passerini, ma a ora devo dire che tutte le persone che ho incontrato sono state ispiratrici per me, chi a livello artistico e chi a livello umano, due cose che ho scritto separatamente ma che non lo sono. Comunque, ho incontrato il Maestro Valerio Passerini, nel Giugno del 1997, dopo un anno che vivevo a Firenze, dove avevo fatto un corso di Incisione e Sbalzo Cesello; andai a conoscerlo personalmente  nel suo studio di fronte al Santuario di S.Caterina a Siena. Con il  Maestro devo dire che ci fu da subito un certo feeling che mi ha portato a trasferirmi a Siena nel suo studio come incisore. Lui non mi pagava ma mi ha dato la possibilità ti iniziare la mia vita artistica nel campo della Gioielleria creativa; infatti, vedendolo fare degli orecchini Etruschi, gli chiesi di insegnarmi l’arte orafa, che mi venne da subito facile da interpretare e realizzare.

Nel suo studio ci sono stato per un anno, alla fine mi sono spostato nello studio che avevo a casa e da li ho continuato a lavorare per una clientela esclusivamente privata, che mi sono creato nell’anno trascorso con il Maestro nel suo studio. Un grazie sincero al Maestro Valerio Passerini.

L’IDEA: Hai un ideale artistico come maestro orafo al quale punti? Chi è l’orafo/artista che più ammiri e perché?
Enrico Giuseppe Mazzon: Non ho un ideale artistico o un Maestro al quale mi ispiri, e lo dico con molta umiltà, infatti guardando i miei lavori si può passare dal moderno al classico, all’etnico al contemporaneo alla scultura, voglio dire che la mia è una costante ricerca giorno dopo giorno attraverso la vita quotidiana che poi trasformo figuratamente e materialmente in gioielli o sculture, quindi penso che la vita stessa
sia la più grande Maestra.

Bracciale appartenente alla Collezione Etrusca

Fortunatamente ho potuto viaggiare molto e nelle diversità culturali, linguistiche e se vuoi di cibo, ho potuto imparare molto, ma soprattutto mi ha dato la possibilità di vedere le cose da diverse angolazioni e prospettive e capire che c’è un giusto e sbagliato per ognuno di noi e che  tutti i preconcetti ci legano e non ci liberano a quello che siamo in natura, cioè noi siamo pura creazione e da questo dobbiamo solo lasciare andare e sentirci parte dell’ universo e diventare come gli attrezzi che uso quando devo creare un gioiello o una scultura. Quindi di Maestri ce ne sono fortunatamente tanti, e se penso a un futuro questo mi eccita e mi ispira ancor di più.

L’IDEA: Perché usi l’argento, il bronzo ed il filo di seta nelle tue opere scultoree?
Enrico Giuseppe Mazzon: Ho cominciato ad usare il bronzo, l’argento il filo di seta ed altri materiali, da quando ho sentito l’esigenza di uscire dai soliti canoni e regole della gioielleria; avevo la necessità di sperimentare, di conoscermi e conoscere meglio la mia creatività. Ho sentito l’esigenza di costruire un oggetto non contenuto nello spazio ma di usare lo stesso spazio e riempirlo armoniosamente e con equilibrio, ma  ritenendolo creativo.
Quindi il primo oggetto fu in argento 925 puro e filo di seta blu, un anello che ho chiamato Trono. Da lì, piano piano, sono passato a fare oggetti più grandi e scultorei, comunque sempre mantenendo il mio background di Orafo. Per questo uso materiali che mi riportano al colore dell’oro giallo e bianco, il filo invece nasce dall’ esigenza di dare forma senza invadere troppo lo spazio che circonda lo stesso oggetto; è come se ci fossero tanto pezzi, uno indipendente dall’ altro ma messi e visti insieme danno forma. Questo si ricollega alla domanda di prima, tutte le persone e le coincidenze della vita sono come un puzzle che alla fine prende sempre più forma e senso.

L’IDEA: Tu lavori spesso in coppia con artisti (pittori e scultori), creando gioelli che richiamano la loro arte. Come funziona questo abbinamento? Quali difficoltà hai incontrato in questi progetti?
Enrico Giuseppe Mazzon: La collaborazione con artisti è nata con la galleria d’arte INNER ROOM OF CONTEMPORARY ART di Siena, il cui presidente e fondatore è l’artista Federico Fusi. La galleria invitava mensilmente vari artisti e commissionava a me un oggetto di gioielleria che riprendesse il motivo stesso della mostra, la collaborazione consisteva nel parlare con lo stesso artista e capire cosa volesse, anche se devo dire che i più mi hanno lasciato interpretare la loro arte in estrema libertà e fiducia nel mio lavoro, quindi è sempre facile lavorare con i grandi perché sono anche sempre i più umili; devo dire che questa collaborazione mi ha dato l’opportunità di spaziare nella gioielleria concettuale, il che mi ha portato a collaborare con artisti come, Lucio Pozzi, Gilberto Zorio, Alfredo Pirri, Jan Fabre. In questo momento sto collaborando con l’Artista Dove Bradshaw, con lei realizzo le sue idee, consigliando il tipo di materiale e la metodologia di lavoro per la replicazione delle sue idee; anche in questo caso la sua piena disponibilità, umiltà e fiducia nel mio lavoro, rende la collaborazione costantemente creativa e di scambio reciproco, quindi costruttiva.
Le difficoltà nel lavoro, alcune volte, stanno nel trovare il giusto equilibrio tra fantasia e possibilità realizzative; devo dire però che, avendo una forte base artigianale old  school, sono sempre riuscito a soddisfare l’esigenza creativa sia dell’artista con cui collaboro sia la mia.

Gioiello basato sulla scultura di Jan Fabre

L’IDEA: Quanta influenza hanno avuto, sia nella tua creatività sia nella produzione in sé, le località in cui hai vissuto? New York, per esempio, quanto ha influenzato il tuo lavoro?
Enrico Giuseppe Mazzon:  La Toscana mi ha dato il Classico, il Rinascimento, il senso dell’equilibrio della bellezza eterna.

Design originale e gioiello della Collezione Etrusca

Il Giappone mi ha dato la Modernità, la Contemporaneità legata a un passato pieno di senso dell’onore. La mia prima linea di gioielleria moderna o contemporanea come si voglia chiamare, è nata proprio da un viaggio in Giappone nel 2005. Andai a Nagoya per l’Expo; entrando nella stazione ferroviaria di Nagoya, vidi un lampadario a muro con dei vetri tagliati perpendicolarmente e con la luce che mi ha riportato alle florescenze del diamante sotto il sole; da lì dopo un anno e mezzo ho creato il primo anello ispirato a quella lampada a muro, e così nacque la collezione Nagoya.

Qui a NYC mi sto dedicando ad affinare la tipologia e processo di lavorazione completamente diverso, anche di materiale e di attrezzatura, da quello creativo e di design che svolgevo in Italia; quì è molto più tecnico è basato sulla velocità; direi in questo momento sono in una fase più di apprendimento che creativa, cosa che comunque necessito per aver ancor più conoscenza e background. Penso comunque che una città come NYC, così dinamica e in continuo cambiamento, possa solo che aggiungere al mio bagaglio culturale informazioni importanti che, mischiate con il tutto, può solo dare buoni esiti.

Orecchini della collezione Nagoya

Orecchini della collezione Nagoya

L’IDEA: Potresti spiegare ai nostri lettori come funziona, in linea generale, la produzione di un gioiello ideato e prodotto da te e quali strumenti usi?
Enrico Giuseppe Mazzon: La realizzazione di un oggetto parte dal cliente che mi ordina un monile da realizzare; in primis, cerco di identificare la persona che ho di fronte e capire quale gioiello sia più adatto alla sua personalità, dopo di che faccio delle bozze di progetto fino a quando trovo il soggetto che mi ispira e che mi soddisfa più di tutti, perché, come dico sempre, la realizzazione di un gioiello  parte dal proprio ego e nell’esigenza di soddisfarlo, e dico questo in senso positivo.

Usando l’ispirazione delle foglie da un dipinto di Matisse, l’orafo cre`o un anello ed un ciondolo con turchese, oro bianco e diamanti per la signora Franca Maffei

Trovato il giusto design parto con la fase lavorativa, che è ancora molto artigianale. Fondo l’oro puro e lo portò con lega di rame ed argento da puro a 18ct, poi, secondo il monile che devo realizzare, lo lamino e lo lavoro. Il mio lavoro viene eseguito sempre e direttamente con il metallo in modo artigianale, non uso cera né preparo modelli prima della realizzazione dell’oggetto stesso, quindi per me è come scolpire direttamente dalla materia per poi arrivare al risultato finale; questo implica veramente piccolissimi margini di errore, ma nello stesso tempo ti porta a confrontarti con te stesso. Mi piace considerare il fare un gioiello come metafora della vita, nel senso che ogni volta che faccio un nuovo lavoro è come fare un viaggio introspettivo con tutte le sue difficoltà, vittorie e segreti che mi ritrovo quando sono nella fase creativa e lavorativa.

Design originale e gioiello della collezione Buccellati

Gli attrezzi che uso sono da varie pinze alla torcia, e  lavoro con il microscopio. Per certi lavori devo usare un attrezzo specifico per quel lavoro, tipo seghetto etc etc.

L’IDEA: A quali progetti stai lavorando al momento?
Enrico Giuseppe Mazzon:  Ora sto lavorando su un paio di commissioni dall’Italia, un pendente con opali, tormaline e diamanti, e una serie di anelli con diamanti; qui in NYC, come già accennato, sono in costante collaborazione con l’artista Dove Bradshow, collaborazione nata nel 2014 dopo una mia visita a New York, ed ora, dopo aver fatto la riproduzione d’oro di un uovo rotto di oca, le sto riproducendo, da una pirite, un paio di orecchini in argento puro; sto inoltre producendo la copia di un orecchino, in argento, dell’artista Berridge, e ultimando la riproduzione delle pallottole sparate dalla polizia di NYC, in argento puro, più altri progetti dei quali stiamo ancora discutendo i dettagli in questo periodo.

 Galleria Braccialetti

Galleria Anelli

Galleria Orecchini

Galleria Ciondoli e Collane

Grande Successo Della Mostra FAIRY TALES FROM VERCELLI Di Lella Beretta.

di Tiziano Thomas Dossena

Il 17 dicembre prossimo chiude la mostra Fairy Tales from Vercellli, dell’artista/fotografa Lella Beretta, che dal 10 novembre scorso ha attirato l’attenzione del pubblico vercellese e della stampa in modo eccezionale. Questa mostra è per l’artista un “sogno realizzato”, essendo Vercelli la sua amata città “nella quale è nata, vissuta e ha lavorato per quasi quarant’anni”.

Lella e` un EFIAP Gold Eccellenza della Federazione Internazionale dell’Arte Fotografica, prima donna in Italia ad aver ottenuto questo livello. FairyTales è un vero e proprio mondo alternativo , un inno alla Bellezza, alla Leggerezza e al Colore. La Natura con le sue magiche stagioni, l’Arte architettonica del passato con le sue atmosfere rarefatte creano il fondale perfetto per le FairyTales di Lella Beretta. Le Fairies sono Donne sospese tra la Realtà e la Fantasia, Fate contemporanee, leggiadre vestite di soffici e vaporosi tulle colorati.. Sono figure armoniose e positive.. La “speranza” di un futuro migliore…

In una nostra precedente intervista, l’artista ha dichiarato:

“I soggetti che preferisco fotografare sono quelli che mi provocano una grande carica emotiva, la “Figura Umana”, però, è  al centro della mia  “Fotografia”. Adoro fotografare bambini, donne, vecchi, mai rubati in maniera reportistica,, ma raccontati accuratamente e intimamente attraverso il loro  volto, i loro occhi e soprattutto l’ambiente spesso bucolico e contadino in cui vivono. Oppure amo riprodurre la mia immaginazione fantasiosa.. In tal caso le Donne, bellissime e un po’ rinascimentali sono protagoniste di un “mondo” che sembra non esistere più, armonioso, magnifico, ma che invece esiste e ci circonda, e noi lo guardiamo  senza però “vederlo”. La Fairy Tales Collection è proprio questa mia ricerca artistica di una “Bellezza senza Tempo”.

 

Le immagini della mostra spiegano da sè lo scopo del messaggio artistico, ma i due video filmati da VercelliWebTV danno oltremodo una completa presentazione di quello che la mostra offre e di quello che l’artista voleva presentare al pubblico.

Cliccate l’immagine per accedere al primo video:

 L’artista/fotografa Lella Beretta ci ha rivelato:

…E questo è l ‘EPILOGO più bello che potesse capitare alla Mostra FairyTales from Vercelli.
Dei trenta quadri considerati vere “Opere d Arte”, venti saranno venduti in un Asta Benefica dai Lions per un bellissimo progetto,
L’acquisto di un cane guida che possa accompagnare Veronica nelle sue camminate non avendo avuto la fortuna di poter vedere coi suoi occhi tutto ciò che intorno a noi ci stupisce quotidianamente per la gran “Bellezza”…
Sono felice che tutte le “Meraviglie”che io ho raccontato in queste immagini attraverso i miei occhi..possano aiutare chi questa fortuna non l’ha avuta…!
Le altre dieci resteranno in Comune ad abbellire ed emanare un po’ di Magia all interno delle sue varie sale ..
A domenica, quindi, per rendere ques’Asta benefica un vero “miracolo” di Generosità…

 

VercelliWebTV ha rilasciato un secondo video sulla mostra, con un’altra interessante intervista a Lella Beretta: “Una vera “eccellenza” Vercellese, ai vertici della fotografia mondiale, finalmente in una mostra personale a Vercelli. Nel video la prima parte è dedicata alla mostra, mentre la seconda è un percorso accompagnato dalla Maestra alla sua opera, alla sua arte, alla sua tecnica e alla sua filosofia”.
Imperdibili, sia la mostra che questo video:

Seguono altre immagini dalla mostra…

 

Intervista Esclusiva All’Artista Bruno Pegoretti. [L’IDEA Magazine]

Chevy 1100

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

Tiziano Thomas Dossena e Bruno Pegoretti

Bruno Pegoretti stava sulla soglia della propria galleria nel centro di San José del Cabo, nello stato di Baja California Sur, in Messico. Aveva appena intavolato una conversazione con l’amico artista Piero Milani, che esponeva nella galleria a fianco, quando lo interruppi parlando in italiano, fatto che lo sorprese alquanto. Da quel momento mi trovai ammaliato dalle sue spiegazioni sull’arte in generale e sulle sue opere in particolare. Sarei potuto stare tutta la sera ad ascoltarlo. Ammirai i suoi quadri che sprizzavano di spontaneità e di colore, ma anche di qualcos’altro, quasi intangibile ma certamente captabile immediatamente anche dall’occhio non esperto: le sue opere ti passavano una certa sensazione di entusiasmo, di voglia di vivere, di positività che normalmente provi quando ti trovi davanti ad un tramonto di quelli giusti oppure ad un giorno nel quale l’azzurro del cielo è così intenso da poterti assorbire l’anima… Insomma, i suoi quadri avevano il potere di influenzare l’umore dell’osservatore, e questo è certamente una prova della validità e sensibilità artistica di Pegoretti. Dopo aver chiacchierato a lungo, l’artista mi ha concesso di intervistarlo ufficialmente per la nostra rivista…

Chevy Cameo

L’IDEA: Nell’esaminare i tuoi dipinti è evidente che ci sono due pittori, quello verista o figurativo e quello concettuale. A proposito di queste tue due versioni espressive, avrei delle domande.
Nei tuoi quadri veristi di ultima produzione, che certamente lo sono pur ritenendo una tua individualità espressiva sempre riconoscibile, ho notato che in un certo qual modo la tua presenza a Cabo San Lucas ha influenzato il prodotto finale, nel senso che i quadri non solo si adattano all’ambiente messicano, ma sembrano essere il prodotto di un artista che ha sempre vissuto in quella terra calda ed assolata.  Secondo te, quanto ha influenzato la tua produzione artistica vivere in Messico, in questa stupenda cornice ambientale?
Bruno Pegoretti: Sono sempre stato amante del colore, e del colore puro, al punto che non uso la tavolozza: la tavolozza è il quadro dove stendo e accosto colori puri. Il Messico è colore ed io ogni giorno ne sono pervaso. Questa magnifica confusione cromatica può non avermi influenzato?

L’IDEA: È evidente, sia al primo contatto visivo sia dopo aver letto la tua biografia d altri articoli su di te che le tue opere di personaggi diomorfici sono parziamente condizionate dalla tua ammirazione per l’artista rinascimentale Giuseppe Arcimboldo. Che cosa rappresentano per te questi dipinti? Sono solo delle ‘eccezioni’ nella tua produzione artistica oppure solo state delle necessità espressive?  Che cosa volevi raccontare con “Alfred” , “Francis” e “Nora”, per esempio?
Bruno Pegoretti: Lo ammetto, mi sono fatto piacevolmente ispirare dalle teste composte di Giuseppe Arcimboldo, che ho avuto il privilegio di ammirare a Vienna, Praga e in altri musei mitteleuropei. Se posso azzardare una differenza tra le sue cose e le mie, essa sta nel fatto che Arcimboldo, per esempio nell’allegoria della Primavera, univa tutta una serie di elementi  primaverili (foglie, fiori in boccio, petali…) per creare una sorta di iperprimavera.
Nelle mie figure, riconoscendo e ringraziando il vecchio Giuseppe, cerco di unire elementi meccanici e organici per arrivare alla definizione di un uomo, un uomo nuovo, di là da venire, oltre le guerre e le paci, una sorta di creatura bionica, futura ma non troppo. Chiunque di noi s’è operato di cataratta, ad esempio, vede il mondo
attraverso due palline di silicone, e così per un’artroprotesi, per una valvola cardiaca, per la realtà aumentata o per una semplice carie otturata. Siamo dei cyborg.

Francis

Io li spingo un po’ e saltano fuori quelle cose strane che hai visto, ma siamo già noi, solo più estremizzati. Saremo, comunque, almeno nella mia testa, delle brave persone, anzi, delle persone migliori.

Cactus on blue background

L’IDEA: Abbiamo notato che esponi in tutto il mondo e che sei molto conosciuto sia qui in Messico sia negli USA.Che cosa ci si può aspettare dall’artista Bruno Pegoretti nei prossimi anni? Hai progetti importanti e/o artisticamente innovativi in cantiere?
Bruno Pegoretti: Non aspettatavi nulla, se non il procedere quotidiano di una pratica che, grazie agli dei, non impigrisce mai, anzi scopre nuove, magari minime cose, ogni giorno. La scoperta è uno dei tanti privilegi che la pittura ti concede.

Tecate

Pelican

L’IDEA: Tua moglie Jill, californiana, ti ha aiutato a fare il salto dalle tue attività precedentia quelle di artista a tempo pieno; una musa, quindi, per la tua arte. È un’artista anche lei? Ti aiuta anche nell’amministrazione della galleria?
Bruno Pegoretti: Si dice che dietro un grande uomo si nasconda una grande donna. Io sono un piccolo uomo, ma Jill è grande. Se ho un dubbio sul come fare qualcosa: “Che colore vedresti come sfondo? Secondo te qual è il prossimo quadro che devo fare? Qua ci metteresti più azzurro?”, Jill ha sempre la risposta e, credimi, è quella giusta.

Prawns

L’IDEA: Tu passi una buona parte della tua vita all’estero (negli USA ed in Messico). Che cosa ti manca di più dell’Italia quando ne sei lontano? Stai anche tu soffrendo la “sindrome dell’emigrato” per cui quando sei fuori dalla tua nazione la Madre Patria ti appare ancora più bella (e bella lo è, indiscutibilmente) ed ospitale?
Bruno Pegoretti: Amo l’Italia e talvolta ne ho nostalgia, ma questo sole che brilla e non si stanca mai, mi cattura: come non potrebbe? E l’Oceano, le palme, i cactus, tutto mi conduce verso una diversità intrigante, tanto diversa dalla nostra quanto affascinante nella sua scoperta.

 

Informazioni sull’artista si possono trovare sul sito brunopegoretti.com

Ford F-100

Three red snappers

Ambassador

Big pig

Anchovies