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Enrico Giuseppe Mazzon: Maestro Orafo Ed Artista A NYC

 

Enrico Giuseppe Mazzon: Maestro Orafo ed Artista a NYC

Intervista di Tiziano Thomas Dossena (da L’Idea Magazine, 1 febbraio 2018)

Enrico Mazzon, Maestro orafo ed artista, filosofo di vita e simpaticissimo personaggio della elite culturale newyorchese, ci ha incontrato nella Upper West Side per un’intervista esclusiva. La sua energia creativa la si sente a solo sentirlo parlare e la si puo` vedere nel suo sguardo che riflette il suo amore per la vita. Con un recente passato carico di successi sia come artista sia come orafo, con collaborazioni internazionali che lo hanno distinto per la sua profesionalita` ed originalita` (Premio Scanno, Premio di Golf femminile Daikin Orchid, ecc.), questa personalita` italiana sta apportando il suo grosso contributo culturale a questa intricata metropoli che abbisogna sempre di nuove voci. Ecco quello che ci ha detto.

Simbolo per il Premio Scanno creato da Enrico Giuseppe Mazzon

L’IDEA: Qual è la persona che tu ritieni abbia avuto più influenza sulla tua attività artistica e come è avvenuto?
Enrico Giuseppe Mazzon: Sicuramente il Maestro Valerio Passerini, ma a ora devo dire che tutte le persone che ho incontrato sono state ispiratrici per me, chi a livello artistico e chi a livello umano, due cose che ho scritto separatamente ma che non lo sono. Comunque, ho incontrato il Maestro Valerio Passerini, nel Giugno del 1997, dopo un anno che vivevo a Firenze, dove avevo fatto un corso di Incisione e Sbalzo Cesello; andai a conoscerlo personalmente  nel suo studio di fronte al Santuario di S.Caterina a Siena. Con il  Maestro devo dire che ci fu da subito un certo feeling che mi ha portato a trasferirmi a Siena nel suo studio come incisore. Lui non mi pagava ma mi ha dato la possibilità ti iniziare la mia vita artistica nel campo della Gioielleria creativa; infatti, vedendolo fare degli orecchini Etruschi, gli chiesi di insegnarmi l’arte orafa, che mi venne da subito facile da interpretare e realizzare.

Nel suo studio ci sono stato per un anno, alla fine mi sono spostato nello studio che avevo a casa e da li ho continuato a lavorare per una clientela esclusivamente privata, che mi sono creato nell’anno trascorso con il Maestro nel suo studio. Un grazie sincero al Maestro Valerio Passerini.

L’IDEA: Hai un ideale artistico come maestro orafo al quale punti? Chi è l’orafo/artista che più ammiri e perché?
Enrico Giuseppe Mazzon: Non ho un ideale artistico o un Maestro al quale mi ispiri, e lo dico con molta umiltà, infatti guardando i miei lavori si può passare dal moderno al classico, all’etnico al contemporaneo alla scultura, voglio dire che la mia è una costante ricerca giorno dopo giorno attraverso la vita quotidiana che poi trasformo figuratamente e materialmente in gioielli o sculture, quindi penso che la vita stessa
sia la più grande Maestra.

Bracciale appartenente alla Collezione Etrusca

Fortunatamente ho potuto viaggiare molto e nelle diversità culturali, linguistiche e se vuoi di cibo, ho potuto imparare molto, ma soprattutto mi ha dato la possibilità di vedere le cose da diverse angolazioni e prospettive e capire che c’è un giusto e sbagliato per ognuno di noi e che  tutti i preconcetti ci legano e non ci liberano a quello che siamo in natura, cioè noi siamo pura creazione e da questo dobbiamo solo lasciare andare e sentirci parte dell’ universo e diventare come gli attrezzi che uso quando devo creare un gioiello o una scultura. Quindi di Maestri ce ne sono fortunatamente tanti, e se penso a un futuro questo mi eccita e mi ispira ancor di più.

L’IDEA: Perché usi l’argento, il bronzo ed il filo di seta nelle tue opere scultoree?
Enrico Giuseppe Mazzon: Ho cominciato ad usare il bronzo, l’argento il filo di seta ed altri materiali, da quando ho sentito l’esigenza di uscire dai soliti canoni e regole della gioielleria; avevo la necessità di sperimentare, di conoscermi e conoscere meglio la mia creatività. Ho sentito l’esigenza di costruire un oggetto non contenuto nello spazio ma di usare lo stesso spazio e riempirlo armoniosamente e con equilibrio, ma  ritenendolo creativo.
Quindi il primo oggetto fu in argento 925 puro e filo di seta blu, un anello che ho chiamato Trono. Da lì, piano piano, sono passato a fare oggetti più grandi e scultorei, comunque sempre mantenendo il mio background di Orafo. Per questo uso materiali che mi riportano al colore dell’oro giallo e bianco, il filo invece nasce dall’ esigenza di dare forma senza invadere troppo lo spazio che circonda lo stesso oggetto; è come se ci fossero tanto pezzi, uno indipendente dall’ altro ma messi e visti insieme danno forma. Questo si ricollega alla domanda di prima, tutte le persone e le coincidenze della vita sono come un puzzle che alla fine prende sempre più forma e senso.

L’IDEA: Tu lavori spesso in coppia con artisti (pittori e scultori), creando gioelli che richiamano la loro arte. Come funziona questo abbinamento? Quali difficoltà hai incontrato in questi progetti?
Enrico Giuseppe Mazzon: La collaborazione con artisti è nata con la galleria d’arte INNER ROOM OF CONTEMPORARY ART di Siena, il cui presidente e fondatore è l’artista Federico Fusi. La galleria invitava mensilmente vari artisti e commissionava a me un oggetto di gioielleria che riprendesse il motivo stesso della mostra, la collaborazione consisteva nel parlare con lo stesso artista e capire cosa volesse, anche se devo dire che i più mi hanno lasciato interpretare la loro arte in estrema libertà e fiducia nel mio lavoro, quindi è sempre facile lavorare con i grandi perché sono anche sempre i più umili; devo dire che questa collaborazione mi ha dato l’opportunità di spaziare nella gioielleria concettuale, il che mi ha portato a collaborare con artisti come, Lucio Pozzi, Gilberto Zorio, Alfredo Pirri, Jan Fabre. In questo momento sto collaborando con l’Artista Dove Bradshaw, con lei realizzo le sue idee, consigliando il tipo di materiale e la metodologia di lavoro per la replicazione delle sue idee; anche in questo caso la sua piena disponibilità, umiltà e fiducia nel mio lavoro, rende la collaborazione costantemente creativa e di scambio reciproco, quindi costruttiva.
Le difficoltà nel lavoro, alcune volte, stanno nel trovare il giusto equilibrio tra fantasia e possibilità realizzative; devo dire però che, avendo una forte base artigianale old  school, sono sempre riuscito a soddisfare l’esigenza creativa sia dell’artista con cui collaboro sia la mia.

Gioiello basato sulla scultura di Jan Fabre

L’IDEA: Quanta influenza hanno avuto, sia nella tua creatività sia nella produzione in sé, le località in cui hai vissuto? New York, per esempio, quanto ha influenzato il tuo lavoro?
Enrico Giuseppe Mazzon:  La Toscana mi ha dato il Classico, il Rinascimento, il senso dell’equilibrio della bellezza eterna.

Design originale e gioiello della Collezione Etrusca

Il Giappone mi ha dato la Modernità, la Contemporaneità legata a un passato pieno di senso dell’onore. La mia prima linea di gioielleria moderna o contemporanea come si voglia chiamare, è nata proprio da un viaggio in Giappone nel 2005. Andai a Nagoya per l’Expo; entrando nella stazione ferroviaria di Nagoya, vidi un lampadario a muro con dei vetri tagliati perpendicolarmente e con la luce che mi ha riportato alle florescenze del diamante sotto il sole; da lì dopo un anno e mezzo ho creato il primo anello ispirato a quella lampada a muro, e così nacque la collezione Nagoya.

Qui a NYC mi sto dedicando ad affinare la tipologia e processo di lavorazione completamente diverso, anche di materiale e di attrezzatura, da quello creativo e di design che svolgevo in Italia; quì è molto più tecnico è basato sulla velocità; direi in questo momento sono in una fase più di apprendimento che creativa, cosa che comunque necessito per aver ancor più conoscenza e background. Penso comunque che una città come NYC, così dinamica e in continuo cambiamento, possa solo che aggiungere al mio bagaglio culturale informazioni importanti che, mischiate con il tutto, può solo dare buoni esiti.

Orecchini della collezione Nagoya

Orecchini della collezione Nagoya

L’IDEA: Potresti spiegare ai nostri lettori come funziona, in linea generale, la produzione di un gioiello ideato e prodotto da te e quali strumenti usi?
Enrico Giuseppe Mazzon: La realizzazione di un oggetto parte dal cliente che mi ordina un monile da realizzare; in primis, cerco di identificare la persona che ho di fronte e capire quale gioiello sia più adatto alla sua personalità, dopo di che faccio delle bozze di progetto fino a quando trovo il soggetto che mi ispira e che mi soddisfa più di tutti, perché, come dico sempre, la realizzazione di un gioiello  parte dal proprio ego e nell’esigenza di soddisfarlo, e dico questo in senso positivo.

Usando l’ispirazione delle foglie da un dipinto di Matisse, l’orafo cre`o un anello ed un ciondolo con turchese, oro bianco e diamanti per la signora Franca Maffei

Trovato il giusto design parto con la fase lavorativa, che è ancora molto artigianale. Fondo l’oro puro e lo portò con lega di rame ed argento da puro a 18ct, poi, secondo il monile che devo realizzare, lo lamino e lo lavoro. Il mio lavoro viene eseguito sempre e direttamente con il metallo in modo artigianale, non uso cera né preparo modelli prima della realizzazione dell’oggetto stesso, quindi per me è come scolpire direttamente dalla materia per poi arrivare al risultato finale; questo implica veramente piccolissimi margini di errore, ma nello stesso tempo ti porta a confrontarti con te stesso. Mi piace considerare il fare un gioiello come metafora della vita, nel senso che ogni volta che faccio un nuovo lavoro è come fare un viaggio introspettivo con tutte le sue difficoltà, vittorie e segreti che mi ritrovo quando sono nella fase creativa e lavorativa.

Design originale e gioiello della collezione Buccellati

Gli attrezzi che uso sono da varie pinze alla torcia, e  lavoro con il microscopio. Per certi lavori devo usare un attrezzo specifico per quel lavoro, tipo seghetto etc etc.

L’IDEA: A quali progetti stai lavorando al momento?
Enrico Giuseppe Mazzon:  Ora sto lavorando su un paio di commissioni dall’Italia, un pendente con opali, tormaline e diamanti, e una serie di anelli con diamanti; qui in NYC, come già accennato, sono in costante collaborazione con l’artista Dove Bradshow, collaborazione nata nel 2014 dopo una mia visita a New York, ed ora, dopo aver fatto la riproduzione d’oro di un uovo rotto di oca, le sto riproducendo, da una pirite, un paio di orecchini in argento puro; sto inoltre producendo la copia di un orecchino, in argento, dell’artista Berridge, e ultimando la riproduzione delle pallottole sparate dalla polizia di NYC, in argento puro, più altri progetti dei quali stiamo ancora discutendo i dettagli in questo periodo.

 Galleria Braccialetti

Galleria Anelli

Galleria Orecchini

Galleria Ciondoli e Collane

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Grande Successo Della Mostra FAIRY TALES FROM VERCELLI Di Lella Beretta.

di Tiziano Thomas Dossena

Il 17 dicembre prossimo chiude la mostra Fairy Tales from Vercellli, dell’artista/fotografa Lella Beretta, che dal 10 novembre scorso ha attirato l’attenzione del pubblico vercellese e della stampa in modo eccezionale. Questa mostra è per l’artista un “sogno realizzato”, essendo Vercelli la sua amata città “nella quale è nata, vissuta e ha lavorato per quasi quarant’anni”.

Lella e` un EFIAP Gold Eccellenza della Federazione Internazionale dell’Arte Fotografica, prima donna in Italia ad aver ottenuto questo livello. FairyTales è un vero e proprio mondo alternativo , un inno alla Bellezza, alla Leggerezza e al Colore. La Natura con le sue magiche stagioni, l’Arte architettonica del passato con le sue atmosfere rarefatte creano il fondale perfetto per le FairyTales di Lella Beretta. Le Fairies sono Donne sospese tra la Realtà e la Fantasia, Fate contemporanee, leggiadre vestite di soffici e vaporosi tulle colorati.. Sono figure armoniose e positive.. La “speranza” di un futuro migliore…

In una nostra precedente intervista, l’artista ha dichiarato:

“I soggetti che preferisco fotografare sono quelli che mi provocano una grande carica emotiva, la “Figura Umana”, però, è  al centro della mia  “Fotografia”. Adoro fotografare bambini, donne, vecchi, mai rubati in maniera reportistica,, ma raccontati accuratamente e intimamente attraverso il loro  volto, i loro occhi e soprattutto l’ambiente spesso bucolico e contadino in cui vivono. Oppure amo riprodurre la mia immaginazione fantasiosa.. In tal caso le Donne, bellissime e un po’ rinascimentali sono protagoniste di un “mondo” che sembra non esistere più, armonioso, magnifico, ma che invece esiste e ci circonda, e noi lo guardiamo  senza però “vederlo”. La Fairy Tales Collection è proprio questa mia ricerca artistica di una “Bellezza senza Tempo”.

 

Le immagini della mostra spiegano da sè lo scopo del messaggio artistico, ma i due video filmati da VercelliWebTV danno oltremodo una completa presentazione di quello che la mostra offre e di quello che l’artista voleva presentare al pubblico.

Cliccate l’immagine per accedere al primo video:

 L’artista/fotografa Lella Beretta ci ha rivelato:

…E questo è l ‘EPILOGO più bello che potesse capitare alla Mostra FairyTales from Vercelli.
Dei trenta quadri considerati vere “Opere d Arte”, venti saranno venduti in un Asta Benefica dai Lions per un bellissimo progetto,
L’acquisto di un cane guida che possa accompagnare Veronica nelle sue camminate non avendo avuto la fortuna di poter vedere coi suoi occhi tutto ciò che intorno a noi ci stupisce quotidianamente per la gran “Bellezza”…
Sono felice che tutte le “Meraviglie”che io ho raccontato in queste immagini attraverso i miei occhi..possano aiutare chi questa fortuna non l’ha avuta…!
Le altre dieci resteranno in Comune ad abbellire ed emanare un po’ di Magia all interno delle sue varie sale ..
A domenica, quindi, per rendere ques’Asta benefica un vero “miracolo” di Generosità…

 

VercelliWebTV ha rilasciato un secondo video sulla mostra, con un’altra interessante intervista a Lella Beretta: “Una vera “eccellenza” Vercellese, ai vertici della fotografia mondiale, finalmente in una mostra personale a Vercelli. Nel video la prima parte è dedicata alla mostra, mentre la seconda è un percorso accompagnato dalla Maestra alla sua opera, alla sua arte, alla sua tecnica e alla sua filosofia”.
Imperdibili, sia la mostra che questo video:

Seguono altre immagini dalla mostra…

 

Intervista Esclusiva All’Artista Bruno Pegoretti

Chevy 1100

di Tiziano Thomas Dossena

Tiziano Thomas Dossena e Bruno Pegoretti

Bruno Pegoretti stava sulla soglia della propria galleria nel centro di San José del Cabo, nello stato di Baja California Sur, in Messico. Aveva appena intavolato una conversazione con l’amico artista Piero Milani, che esponeva nella galleria a fianco, quando lo interruppi parlando in italiano, fatto che lo sorprese alquanto. Da quel momento mi trovai ammaliato dalle sue spiegazioni sull’arte in generale e sulle sue opere in particolare. Sarei potuto stare tutta la sera ad ascoltarlo. Ammirai i suoi quadri che sprizzavano di spontaneità e di colore, ma anche di qualcos’altro, quasi intangibile ma certamente captabile immediatamente anche dall’occhio non esperto: le sue opere ti passavano una certa sensazione di entusiasmo, di voglia di vivere, di positività che normalmente provi quando ti trovi davanti ad un tramonto di quelli giusti oppure ad un giorno nel quale l’azzurro del cielo è così intenso da poterti assorbire l’anima… Insomma, i suoi quadri avevano il potere di influenzare l’umore dell’osservatore, e questo è certamente una prova della validità e sensibilità artistica di Pegoretti. Dopo aver chiacchierato a lungo, l’artista mi ha concesso di intervistarlo ufficialmente per la nostra rivista…

Chevy Cameo

L’IDEA: Nell’esaminare i tuoi dipinti è evidente che ci sono due pittori, quello verista o figurativo e quello concettuale. A proposito di queste tue due versioni espressive, avrei delle domande.
Nei tuoi quadri veristi di ultima produzione, che certamente lo sono pur ritenendo una tua individualità espressiva sempre riconoscibile, ho notato che in un certo qual modo la tua presenza a Cabo San Lucas ha influenzato il prodotto finale, nel senso che i quadri non solo si adattano all’ambiente messicano, ma sembrano essere il prodotto di un artista che ha sempre vissuto in quella terra calda ed assolata.  Secondo te, quanto ha influenzato la tua produzione artistica vivere in Messico, in questa stupenda cornice ambientale?
Bruno Pegoretti: Sono sempre stato amante del colore, e del colore puro, al punto che non uso la tavolozza: la tavolozza è il quadro dove stendo e accosto colori puri. Il Messico è colore ed io ogni giorno ne sono pervaso. Questa magnifica confusione cromatica può non avermi influenzato?

L’IDEA: È evidente, sia al primo contatto visivo sia dopo aver letto la tua biografia d altri articoli su di te che le tue opere di personaggi diomorfici sono parziamente condizionate dalla tua ammirazione per l’artista rinascimentale Giuseppe Arcimboldo. Che cosa rappresentano per te questi dipinti? Sono solo delle ‘eccezioni’ nella tua produzione artistica oppure solo state delle necessità espressive?  Che cosa volevi raccontare con “Alfred” , “Francis” e “Nora”, per esempio?
Bruno Pegoretti: Lo ammetto, mi sono fatto piacevolmente ispirare dalle teste composte di Giuseppe Arcimboldo, che ho avuto il privilegio di ammirare a Vienna, Praga e in altri musei mitteleuropei. Se posso azzardare una differenza tra le sue cose e le mie, essa sta nel fatto che Arcimboldo, per esempio nell’allegoria della Primavera, univa tutta una serie di elementi  primaverili (foglie, fiori in boccio, petali…) per creare una sorta di iperprimavera.
Nelle mie figure, riconoscendo e ringraziando il vecchio Giuseppe, cerco di unire elementi meccanici e organici per arrivare alla definizione di un uomo, un uomo nuovo, di là da venire, oltre le guerre e le paci, una sorta di creatura bionica, futura ma non troppo. Chiunque di noi s’è operato di cataratta, ad esempio, vede il mondo
attraverso due palline di silicone, e così per un’artroprotesi, per una valvola cardiaca, per la realtà aumentata o per una semplice carie otturata. Siamo dei cyborg.

Francis

Io li spingo un po’ e saltano fuori quelle cose strane che hai visto, ma siamo già noi, solo più estremizzati. Saremo, comunque, almeno nella mia testa, delle brave persone, anzi, delle persone migliori.

Cactus on blue background

L’IDEA: Abbiamo notato che esponi in tutto il mondo e che sei molto conosciuto sia qui in Messico sia negli USA.Che cosa ci si può aspettare dall’artista Bruno Pegoretti nei prossimi anni? Hai progetti importanti e/o artisticamente innovativi in cantiere?
Bruno Pegoretti: Non aspettatavi nulla, se non il procedere quotidiano di una pratica che, grazie agli dei, non impigrisce mai, anzi scopre nuove, magari minime cose, ogni giorno. La scoperta è uno dei tanti privilegi che la pittura ti concede.

Tecate

Pelican

L’IDEA: Tua moglie Jill, californiana, ti ha aiutato a fare il salto dalle tue attività precedentia quelle di artista a tempo pieno; una musa, quindi, per la tua arte. È un’artista anche lei? Ti aiuta anche nell’amministrazione della galleria?
Bruno Pegoretti: Si dice che dietro un grande uomo si nasconda una grande donna. Io sono un piccolo uomo, ma Jill è grande. Se ho un dubbio sul come fare qualcosa: “Che colore vedresti come sfondo? Secondo te qual è il prossimo quadro che devo fare? Qua ci metteresti più azzurro?”, Jill ha sempre la risposta e, credimi, è quella giusta.

Prawns

L’IDEA: Tu passi una buona parte della tua vita all’estero (negli USA ed in Messico). Che cosa ti manca di più dell’Italia quando ne sei lontano? Stai anche tu soffrendo la “sindrome dell’emigrato” per cui quando sei fuori dalla tua nazione la Madre Patria ti appare ancora più bella (e bella lo è, indiscutibilmente) ed ospitale?
Bruno Pegoretti: Amo l’Italia e talvolta ne ho nostalgia, ma questo sole che brilla e non si stanca mai, mi cattura: come non potrebbe? E l’Oceano, le palme, i cactus, tutto mi conduce verso una diversità intrigante, tanto diversa dalla nostra quanto affascinante nella sua scoperta.

 

Informazioni sull’artista si possono trovare sul sito brunopegoretti.com

Ford F-100

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