Monthly Archives: August 2013

CIAO, AMERICA! An Italian Discovers the U.S.

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“CIAO, AMERICA!  An Italian Discovers the U.S.”

di Beppe Severgnini

Pubblicato su L’Idea N.16, Vol.II, 2004, NY

There are times, when reading a book for the sole purpose of writing a review, that, although well written and interesting in its own subject matter, its evaluation may result as a burden of some sort. Reading CIAO AMERICA! was not one of these cases. Light-hearted and somewhat facetious, this book is the ideal reading for an Italian who has immigrated to USA.

As the author clearly states, “This is the story of an Italian who, with his family, was happy in a house in America”. His comments arise from mere reflections of the differences between the American and the Italian society. They develop, though, into intelligent clarifications of the apparent reasons, obviously as perceived by Beppe Severgnini, behind these dissimilarities. The author has clearly researched the origins of many of our American customs and he seems to have a profound knowledge of our way of life and what seems to trigger its changes.

I do believe, though, that the musings of this celebrated journalist and writer can only be savored to the fullest if you have lived on both sides of the Atlantic. Capturing the finesse of some of the comments may be difficult, unless you can relate to his European upbringing, and may produce some irritation in the unprepared reader, who could interpret some remarks as criticisms.

If you have even a minute exposure to the Italian way of life of today, though, his evaluations are going to be hilarious and to the point. Severgnini touches all the topics imaginable in a one-year diary of his life in Washington D.C., focusing on the small things of life, from the excessive ice in the soda to the supermarkets, the celebration of the Fourth of July, the way people drive, tag sales, garbage pick up and, naturally, bureaucracy.

The amazement of this journalist at the ease that the American society has created around the acquisition of the basic requirements of everyday living can be paralleled to the reaction of a child that encounters an elephant or a giraffe at the zoological garden for the first time. He knows that what he has in front of his eyes is really happening, but he can’t cease to be in awe and skepticism about it.

This book touches the very heart of the mechanism that makes this great nation as such, justly as perceived by an outsider. If you are not going to smile, laugh and feel proud of being an American by the end of this book, I can safely assume that you probably did not like Charlie Chaplin and Lucille Ball either.

Severgnini, Beppe, CIAO, AMERICA!  An Italian Discovers the U.S., Broadway Books, NY, 2002  (English)

Severgnini, Beppe, CIAO, AMERICA!, R.C.S. Libri & Grandi Opere S.p.A., Milan, 1995  (Italian)

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AMERICAN ECLIPSES.

“American Eclipses”

di Flavia Pankiewitz

Pubblicato su L’Idea N.14, VOL. II, 2002, NY

Molto spesso, nell’osservare un dipinto o nel leggere una poesia, s’intuisce il sesso della mente creatrice attraverso l’analisi dei vari dettagli. Siano essi i colori pastello, fusi senza estremi contrasti, o la scelta del tema (fiori, paesaggi o simbolismi eterei) dei loro quadri oppure la sensibilità del contenuto lirico appaiata ad uno stile particolare che traspira di tocchi prettamente femminili, questi prodotti sono riconosciuti per opere caratteristiche del mondo della donna; anche gli estremi, a volte sgradevoli, versi di alcune femministe sono chiaramente riconoscibili, forse per una ragione opposta, vale a dire un’assenza di delicatezza.

Non è una regola, ma un’osservazione che trova molto spesso riscontro nella realtà della vita artistica.

Il libro di poesie American Eclipses, di Flavia Pankiewicz, non rientra in queste generalizzazioni. Tradotto a fronte da Peter Carravetta con una metodologia ferrea che ha saputo ritenere il gusto della creazione originale, questa raccolta di poesie, la prima dell’autrice, è un canto d’amore per New York. Non ci sono sdolcinature o ricercatezze da esteta, bensì uno stile immediato, conciso, pungente, con un ritmo tutto suo, frenetico ma non irritante. Le sue poesie sono paragonabili a dei piccoli quadretti espressionisti, con la loro potenza che non è rintracciabile ad un’eccessiva descrizione grafica, bensì all’effetto d’insieme ottenuto attraverso un particolare accostamento delle masse cromatiche. Così le sue parole scorrono in un effluvio a volte apparentemente irrazionale, quasi come fossero commenti indipendenti dal resto della poesia, ma sempre riescono nella loro amalgama a dare al lettore un’impressione ben chiara di ciò che il poeta ha provato. Le parole sono immagini e le immagini sensazioni.

La prima parte del libro, NEW YORK 549 DAYS AND 18 MINUTES, esprime la passione che il poeta sente per questa città universale. I versi sono impregnati di ammirazione, a volte paiono confinare con l’adorazione:

…Manhattan toglie il respiro.

È bella, d’una bellezza inspiegabile

L’inconsapevolezza della vita… ( pag.16)

e poi ancora:

…E il Tappan Zee e il George Washington Bridge,

Dileguati nelle foschie della pioggia,

Ricompaiono

Con profili di fiammelle

Che scandiscono traiettorie nel buio.

Perfetto, troppo perfetto… (pag.30)

Nella seconda sezione, American Eclipses, che presta il nome al libro, Pankiewicz si vendica di quello che a lei appare un tradimento, ma che è in realtà la realizzazione della possibile brutalità della vita in una grande metropoli. I titoli delle poesie dicono molto: Trappole, Belve Nel Tempo, Esodo, ecc.. La poesia Veleno è forse la più eloquente al proposito:

Ditemi chi ha versato un filtro magico nel mio vino,

chi ha trasformato in una visione di sogno

il profilo eclettico di New York.

Voglio sapere chi ha acceso i lumini luccicanti

In tutte le strade del Village,

chi ha ricoperto di rose rosse i tavoli dei ristoranti.

Fatemi conoscere l’autore della colonna sonora,

il regista,

chi ha scritto i testi.

Ditemi chi ha scelto i costumi

E il cielo di cartone

E chi ha acceso una lampadina elettrica dietro la luna.

E per favore, per favore,

fate che io sappia il nome, il nome,

di chi ha portato il veleno sulla scena.

Veleno mortale nel mio cibo.

Veleno che ha gelato il sangue.

Membra paralizzate.

Ibernazione della mente e del cuore.

Un istante. È bastato un istante.

Veleno.

La metamorfosi, la realizzazione, la rinascita del rapporto con New York sono i passaggi obbligatori di questa sezione che termina con la poesia omonima, dalla quale mi pare indispensabile offrivi questo passaggio:

E sentirò con gioia la morsa del sole

in estati torride,

senza bruciarmi.

E il buio non sarà un tunnel a senso unico

Perché tutte le direzioni condurranno alla luce.

Nulla può più temere

Chi ha attraversato un’eclissi.

Un’eclissi è dunque la descrizione di questo rinnovamento dei propri sentimenti verso questa megalopoli. Parola ben dosata che ci rammenta che tutte le passioni affrontano, prima o poi, una fase di oscuramento, di necessaria trasformazione o evoluzione, dalla quale si esce con una nuova visuale, una nuova concezione che ci permette di continuare la nostra vita, altrimenti disturbata dall’eccessivo trasporto che questa passione suscita.

Un libro energico nel contenuto ed esplicito nel messaggio, con uno stile sciolto e gradevole che certamente conquisterà i nostri lettori. Congratulazioni da parte di tutta la redazione alla collega Pankiewicz per questa sua nuova pubblicazione.

Flavia Pankiewicz ha al suo attivo due altri volumi, Cavalli e Cavalieri (1988) e Border to Border (1988).

Le Viziose Avversioni.

Le Viziose Avversioni di Alfredo de Palchi.
Pubblicato su L’Idea N.74, 1999, NY

Il suo linguaggio è fluido, ma scomodo o addirittura ostico a chi non ha dimestichezza con l’erotismo in poesia. Mi perdoni l’autore se traggo un parallelo estetico alle opere di Bruegel, che nella loro immediatezza possono disturbare l’osservatore. Non tutti i lettori, difatti, potranno apprezzare la spontaneità espressiva di Alfredo de Palchi anche se avvezzi all’eros poetico.

Il suo espressionismo lirico è di un’intensità per cui il lettore viene travolto dalle parole in un turbinio di sensazioni che perlomeno gli confondono i sensi e certamente possono deludere od irritare chi è alla ricerca di romanticheria.

Quello che non si trova però è la volgarità gratuita, l’erotismo che rasenta la pornografia o quello mirato a provocare eccitamenti nel lettore. Se provocazioni vi sono, e questo è indiscutibile, queste fioriscono nella inevitabilità dello sfogo artistico di questo grande maestro della penna che ha scelto di esprimere le proprie sensazioni, i propri desideri e dubbi così come gli si sono presentati, senza cercare di attenuarne né l’impeto né l’intensità.

Trovo singolare che, in un libro di poesie a sfondo erotico, quelle che mi hanno colpito di più per la loro scorrevolezza e per il loro immediatezza fanno riferimento non all’atto sessuale, ma bensì al desiderio, alla mancanza fisica della compagna, ai rimpianti, all’inquietudine che sorge nei rapporti prettamente sessuali.

Le sue divagazioni erotiche diventano quindi un’analisi del proprio conflitto, nato da un’atavica necessità di unirsi fisicamente che non conosce moralità o regole. Il suo rapporto con il sesso è tormentato, assillato da immagini spietate e metafore realistiche, ma deliberatamente non sempre gradevoli.

 

Le Viziose Avversioni

è quindi un titolo più che appropriato per quest’ottimo libro di poesie, edito dalla casa editrice XENOS BOOKS con traduzione a frontespizio.

 

Considera

quello che ti giustifica fuori posto

con tante menzogne e ti contatta

con una realtà che fingi di capire

ma solo pisoli la sera addosso un sedile;

che aspetto io, seduto qui,

alito sporco, occhi miopi che pungono l’oscuro,

nello stretto passaggio tra le panchine—

corro verso la tua risata

che mi spalanca la porta.

(Le Viziose Avversioni, pag.98)

NEL CUORE DELLO SCORPIONE.

“NEL CUORE DELLO SCORPIONE” di Giulia Poli Disanto

Pubblicato su L’Idea N.12, VOL. II, 2002,  NY

Il volume di Giulia Poli Disanto, “Nel cuore dello scorpione”, pubblicato dalla casa editrice La Vallisa di Bari, è palesemente l’opera di una poetessa preparata: le rime sono ben studiate, fluide, cariche di rappresentazioni indubitabili. La scelta dei vocaboli è ottima e riflette una conoscenza della lingua più che rispettabile. Alcune sue poesie, poi, sono così manifeste che il lettore competente non può aver perplessità nell’interpretazione. La tematica si sviluppa principalmente sulle emozioni della poetessa. Molte sue liriche inoltre contengono riferimenti sacri o mitici. Sarebbe ideale leggere un libro di poesie conoscendo l’autore e le sue peripezie, vale a dire gli eventi fondamentali della vita che hanno modellato il suo stile, creato i meccanismi interni che giustificano gli elementi essenziali delle sue liriche, e dunque conferito l’impronta unica ed irrepetibile delle sue opere. È proprio in queste poesie che avrei voluto conoscere meglio l’autrice, onde comprendere appieno il messaggio in esse ascritto. Certe sfumature linguistiche, alcune sue scelte di vocaboli, a volte anche il ritmo medesimo della poesia, ci presentano un enigma che solo un’accurata conoscenza dell’artista potrebbe svelare. Una breve biografia e/o premessa ci avrebbe aiutato ad apprezzare ulteriormente la bellezza dei versi che Poli Disanto ha steso con un’energia ed intensità ammirevoli.

Degne di nota in particolare le poesie che mostrano le inquietudini legate all’ineluttabile passare del tempo. Concisa, ma potente ed immediata, “L’impronta” raccoglie in sé l’essenza di queste sensazioni:

 

E

l’anima, lenta

si ferma

si posa

                                Riposa.

Lascia l’impronta

il volto aggredito

dal tempo.

E

nell’ombra

annaspa il respiro.

 

                                Un dente di lupo

                                raccoglie

                                ciò che rimane.

Siamo sicuri che questo volumetto avrà un ottimo riscontro con i nostri lettori e ci auguriamo di poter leggere in un prossimo futuro altre poesie di quest’accattivante poetessa.

Francesco Paolo Percoco: Soffio di Freschezza nell’Universo Editoriale.

“FRANCESCO PAOLO PERCOCO”

 

Soffio di Freschezza nell’Universo Editoriale.

Abbiamo letto per voi due brevi romanzi di Francesco Paolo Percoco, un avvocato barese che si diletta, con ottimi risultati, alla narrazione storico-fantasiosa. Questo particolare tipo d’approccio stilistico ha avuto recentemente un ottimo consenso di pubblico negli Stati Uniti, dove ricostruzioni storiche imbevute di personaggi immaginari o quasi, sono state utilizzate per creare imponenti produzioni cinematografiche (vedi Troy). Anche se non è certo una novità, giacché Tolstoy rese questa tecnica famosa centocinquanta anni fa, la lettura di questo tipo di ricostruzioni storiche è in genere più accessibile e scorrevole. I romanzi di Percoco non solo si collocano agilmente e con buon risultato in questa nicchia stilistica, ma portano all’universo editoriale una ventata di freschezza che ha conquistato un encomio da parte dei critici, oltre che un riscontro nelle vendite. La novità di questi due romanzi consiste nella scelta dell’ambientazione in terra barese. Il Fiore Sulla Muraglia (Palomar Edizioni, 2000) è la cronaca degli ultimi giorni dell’emirato di Bari. Sconosciuto ai molti, quest’autentico e documentato episodio della storia della città di Bari durò solamente undici anni. Sawd’n, l’Emiro di Bari, fu un conquistatore la cui amministrazione fu tollerabile, se non tranquilla. La narrazione di Francesco Paolo Percoco descrive gli eventi che portarono alla fuga di questo berbero, ed al ritorno di Bari in seno all’impero bizantino. Non essendoci rimaste tracce di questa ridotta presenza storica dei mussulmani in terra di Bari, l’autore ha ricomposto i fatti confondendo volutamente personaggi storici con figure di fantasia, ottenendo un impasto narrativo gradevole e di facile comprensione. La trama de Il Fiore Sulla Muraglia non tratta né situazioni complesse né argomenti politici astrusi. L’autore decide invece di descrivere gli avvicendamenti attraverso la reciprocità tra i vari notabili dell’epoca, presentando, anche se sobriamente, le caratteristiche d’ogni personaggio in luce della loro influenza sugli eventi. Ciò che n’esce è un romanzo coerente e piacevole, la cui unica pecca può essere, a volte, la tendenza dell’autore ad offrire un’eccedenza di rimandi storici che tolgono forse un po’ di fiato al ritmo della narrativa. Il Viaggio del Vescovo (Mario Adda Editore, 2003) è un racconto che ripropone validamente una leggenda che circonda San Nicola, protettore di Bari. La virtù di questo racconto, che si fa leggere tutto di un fiato, consta nello sviluppare dettagli usando un intreccio quasi inesistente, senza perdere né il filo della trama né l’interesse del lettore. La premura di offrire particolari riferimenti storici, che nell’altro romanzo a volte è troppo accentuata, crea ne Il Viaggio del Vescovo un’indispensabile ricostruzione scenica che permette al ridotto numero di personaggi di collocarsi con efficacia nello svolgimento della tematica narrativa. Un’impostazione efficace, quindi, che trasforma una “storiella” in un breve romanzo e consente all’autore di mostrare la propria abilità stilistica. Questo è certamente un libro da non perdere sia per i devoti di San Nicola sia per gli amanti dell’etnografia pugliese. Ambedue i volumi si pregiano in copertina di squisite illustrazioni dell’artista Pietro Colaninno, create per l’occasione.