LEGGENDA DI COLLESPADA.

“LEGGENDA DI COLLESPADA”

di Federico Tosti (1898-2001)

Nel prologo di una intervista eseguita a Federico Tosti quand’egli aveva la venerata età di 94 anni, Nicola Venanzi affermò: “Federico vive solo in quell’ambiente (si riferisce alla sua abitazione estiva di Collespada) ricco di ricordi, di immagini, di presenze lontane, di letture, di composizioni poetiche che non lo fanno esser solo. Nella sua meravigliosa fantasia sa crearsi un mondo ideale, come quello incantato di boschi e di fate che descrive nelle sue numerose poesie. E il suo cuore di fanciullo vibra di misteriose armonie”.

Debbo riconoscere che questo suo commento era più che azzeccato e che anch’io provai sensazioni della stessa natura quand’incontrai Federico nella sua famosa “Baita Rossa”, a Collespada, nel 1998.

È per questo che la recente partenza da questo mondo terreno di Federico Tosti, poeta, guida alpina (fu uno dei soci fondatori del CAI), amico e, tra le tante altre attività, anche nostro collaboratore, ci ha colpito ancor più.

Con la sua scomparsa si è conclusa un’epoca e non si può non esserne coinvolti.

Federico era per molti noi della redazione un “punto di riferimento” che ci sembrava non potesse mai mancare. Era un “uomo di alti valori morali” che viveva seguendo ideali poetici ed umani che ormai ben pochi hanno la sensibilità o il coraggio di abbracciare. Era la “speranza” tradotta in realtà che ci potesse essere gente di questo stampo e che non esisteva solo nei romanzi romantici. Era la “prova vivente” che il legame tra la natura e l’uomo può mantenerlo incontaminato anche nell’esistenza caotica di oggi. Era il “poeta” per antonomasia, con la sua esigenza di esprimere continuamente le sue emozioni in rima. Era uno di quegli uomini, come disse Venanzi, “in cui la vita interiore sembra imporsi decisamente su quella fisica, sottoposta alle leggi del tempo”.

Federico Tosti sarà sempre nel nostro cuore.

Nato a Roma il 22 ottobre 1898, noto poeta dialettale in romanesco (tra i suoi amici intimi annoverava Aldo Fabrizi), Tosti si sentì sempre “nell’anima e nei sentimenti” abruzzese.

Collespada, reso famoso dai suoi racconti, dov’era la casa dei nonni e dove visse gran parte della sua gioventù, oggi in provincia di Rieti, era difatti in territorio aquilano e venne trasferito al Lazio nel ventennio fascista.

“Questa prima esperienza, a contatto con una natura viva e talvolta persino selvaggia, segnò la personalità del giovane che, anche dopo il suo trasferimento nella capitale, continuò ad amare la montagna, i suoi paesaggi, la sua vita semplice e – allo stesso tempo—caratterizzata da quotidiani sacrifici. L’amore per la montagna, che il lettore ritroverà… costituisce una sorta di linea comune, o, per meglio dire, una tendenza che corre lungo tutta la vasta produzione del Tosti: racconti, prose liriche, novellette, poesie in lingua e dialetto; un amore, peraltro, che egli coltivò non soltanto in letteratura, come sogno, bensì pure nella vita concreta, facendosi guida alpina ed escursionista, sino a meritare la “Stella al Merito” della montagna per aver salvato alcune vite umane e per aver evitato una catastrofe. Ed è lo stesso amore, inoltre, che lo indusse negli anni a considerarsi semplicemente un “contadino”, malgrado i quarantadue anni trascorsi a Roma” (da “I Racconti di Collespada”).

Tra le sue molte opere, ricordiamo:

L’ometto e la montagna, poesie in dialetto romanesco;

Fiori arpini, poesie in dialetto romanesco;

La casa su la montagna, novelle, racconti, bozzetti, in lingua;

Maitardi, amico partigiano ucciso dai tedeschi (in memoria);

Versi vagabondi, poesie in lingua;

Li scalini der cèlo, poesie in dialetto romanesco;

I fiori del giardino, antologia di novelle, racconti e poesie;

Artari sotto le stelle, poesie in romanesco sulle montagne

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