APPUNTI DI VIAGGIO.

“Appunti di Viaggio” di Giulia Poli Disanto

L’Idea N.1, VOL. II, 2000,  NY

L’amore per la propria terra è sempre stato un valido spunto ispiratore per i poeti in generale. Molto spesso, come noi emigranti sappiamo molto bene, questa passione è divisa tra due terre, quella madre e quella adottiva. In tal caso la poesia si carica ancor più di contrasto nelle osservazioni e risulta essere una miscela, più o meno riuscita, secondo l’autore, di ricordi saturi di malinconia e molto spesso anche di frustrazione o rabbia. Bilanciare i propri sentimenti nell’espressione poetica in questo caso è difficile ed il prodotto finale può lasciare a desiderare, tanto più quando l’autore decide di scrivere in prosa, pur ritenendo i concetti originali che l’hanno ispirato.

Non posso quindi che complimentarmi con Giulia Poli Disanto per il suo ultimo sforzo, Appunti di Viaggio, edito da Messaggi nel 1999. In questa piccola raccolta di racconti, legati in continuità temporale e riflesso di vita vissuta, l’autrice riesce a presentare delle immagini riecheggiano gli schizzi in acquerello, con una delicatezza descrittiva che rispetta sia la sensibilità del lettore sia l’oggetto delle sue osservazioni, pur rivestendo quest’ultimo di un involucro che chiaramente è frutto esclusivo delle proprie sensazioni. Un libro di poesia in prosa quindi, che nasce in tale maniera perché il sentimento provato da Giulia è troppo potente nell’interpretazione estetica per poter sopravvivere in una prosa pura.

Leggendo Appunti di Viaggio si viene involontariamente coinvolti dagli entusiasmi di questa simpatica insegnante pugliese che ha scelto di ritornare alla propria professione nell’affascinante Murgia, ultimo baluardo di un mondo scomparso in questa regione. È questa una terra quasi utopica, piena di profondi silenzi e di profumi insoliti, caratteristiche quasi sconosciute il giorno d’oggi.

Riscontriamo nelle descrizioni del paesaggio uno stile fluido, con forti influenze liriche nei ritmi:

“Come un’aquila pronta per spiccare il volo contro il sole, lo sperone, lo individuavo già da molto lontano, mentre la tenue e confusa luce del giorno si faceva più chiara e più forte. E le colline del nord e dell’est, si ricongiungevano come dossi intrecciati alle lande del sud e dell’ovest, che si aprivano dolcemente ai loro piedi.

                Il sole, timido e paglierino, tentava di infrangere quella barriera, colorando di rosso, là dove ci riusciva, il costone roccioso, che maestoso s’innalzava nel cielo… Per me quello era il punto più alto. Uno spaccato del mondo, dove la Rocca fumava come una fornace, in modo non del tutto dissimile dal Monte Sinai.

                Dall’alto di quella roccia, Mosè avrebbe potuto ricevere nuovamente le sue Tavole…”

Questo ritmo si rompe solo quando il sopito rammarico dell’autrice, verso le ingiustizie fatte subire a questa terra dai molti, prende concretezza e trova sfogo nella propria trasformazione in un appello accorato ai giovani d’oggi, dando alla prosa un’austerità narrativa che si distacca dallo stile al quale l’autrice ci aveva già abituato:

“Lentamente e inesorabilmente, la dominazione romana, gettava le fondamenta di ciò che sarebbe stata la questione del “Mezzogiorno”, dando il via ad un disboschimento progressivo, da portare all’eliminazione di gran parte del patrimonio boschivo della Puglia.

Di conseguenza i corsi d’acqua non avendo più la sapiente cura della mano dell’uomo, incominciarono a divenire pericolosi ristagni d’acqua, dando, così, alla malaria la possibilità di mettere le sue radici. Da allora molte città scomparvero e la nostra regione incominciò lentamente a morire.

I goti, i bizantini e i saraceni, poi, finiranno per saccheggiare colei che avrebbe perso per sempre la sua forza di vivere come pure le sue bellezze naturali… la speranza che saranno i nostri giovani a fare della Murgia il giardino del Sud.”

Il viaggio della Disanto è un viaggio reale, iniziato con le varie peregrinazioni dettate dal proprio insegnamento come precaria nella Murgia assolata, e continuato in Belgio, dove Giulia si ritrova a soffrire di malinconia tanto intensa da forzare la famiglia al ritorno in patria, traguardo finale. Gli appunti sono quindi osservazioni di ciò che è stato visto vedere, ma anche e principalmente di ciò che ella ha percepito e provato nel suo animo sensibile. Mola, la sua città natia, tra l’altro si ritrova sempre nei pensieri dell’autrice, presentandosi in descrizioni idilliache:

“Il mare a Mola è azzurrissimo. Le sue acque sono trasparenti, profonde e così fitte di puntini luccicanti che l’occhio per un momento ne rimane stordito, da quelle sciabolate di luce.

È come se al di là del porto la grande distesa si rincorresse col cielo in un corteggiamento giocoso regalando ai suoi colori essenze più intense, più forti. Quell’acqua tra il verde e l’azzurro, assorbe avida tutti i colori del sole, dissolvendosi, infine, nell’aria, in vapori profumati.”

 Una visione della natura e di due terre, Mola e la Murgia, forse anche eccessivamente romantica e spirituale, ma che certamente è una testimonianza concreta della devozione di Giulia Poli Disanto per esse.

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